Chapter 31
Vedendola, dopo tanto tempo, vedendola ancora più bella, più fresca, più rosea e così bionda nel disordine della toelette, nel morbido languore delle lacrime, gli occhietti del Kloss scintillarono umidi, torvi. Ma si scosse con un altro inchino, un altro saltetto, e si sforzò per contenersi.... e per parlare bene l'italiano, volendo dare maggiore gravità, maggior imponenza al discorso.
--Lei sa, _vera_, del Galli?... Del suicidio?
Nora si era preparata a quella parola, pure non potè vincere un tremito, e fece un atto colla faccia impallidita per dir di no: ma le mancò il fiato, non potè parlare.
--Sicuro: _cherchez la femme!... diseven intorno_.--E il Kloss fissò Nora, torcendosi, mordendosi i baffi duri finchè la costrinse a impallidire nuovamente, a chinare il capo, a tremare.
--_Diseven_, che aveva preso il volo con una ballerina. Invece niente del tutto: si tratta d'un suicidio avvenuto.... _per compinazion_ il giorno dopo il suo arrivo a Milano. Le fa impressione, _vera_?
--Infatti....--bisbigliò Nora, la quale perdeva la forza, il coraggio, e vacillando si lasciava cadere sul canapè.
--_Anche a mi! Restassi_ di colpo.... _spalortito_!--e il Kloss, senza far complimenti, sedette pure sul canapè, vicino a Nora, sdraiandosi, dimenando le gambette arcuate; poi tornò più grave, per dar più forza, più importanza al discorso, per spaventar la duchessa ancora di più.--Io avessi _supito_ pensato a lei!
--A me?.... A me?... Perchè a me?...--balbettò Nora, sforzandosi, ma diventando sempre più pallida, più tremante.
--Per poter _afere_.... qualche _dilucitazion_. Lei _savarà_ che io.... cercando _fra i cart_, fra le carte del Galli, ho trovato questo dispaccio.... _soo de lee_...., della signora duchessa.
E il Kloss, che non portava guanti, ficcò le dita pelose nel taschino del panciotto e ne tirò fuori il dispaccio di Nora, che spiegò e lesse lentamente:
"Arrivo stasera Milano. Venga subito.
"ELEONORA CASALBARA."
Il Kloss la guardò, la fissò, poi d'un tratto diventò risoluto, violento, villano:
--Lei sa tutto del _suicidi_!
--Ma io non so niente! Non so niente! Le giuro che non so niente!... Io gli ho telegrafato perchè gli volevo parlare dei miei soliti affari....
--Nossignora--e il Kloss alzò la voce--lei voleva dei _tanee_!
--Ma io non so niente!... Io non capisco niente!... Io volevo parlare al signor Galli, è vero.... gli ho parlato.... degli affari di.... di Giovanni.--E smarrita, tramortita, colla voce rotta, congiunse le mani supplichevole; pareva volesse inginocchiarsi dinanzi al Kloss.
--No, signora!... Lei _foleva_ centocinquemila _lir_!
L'ardire, l'audacia, la sfrontatezza solite in Nora, questa volta, a questo colpo, le mancarono d'un tratto: si sentì serrare il cuore, la gola, si sentì agghiacciata dallo spavento, sussultò con un singhiozzo, uno schianto convulso.... e abbassò il capo. I capelli le si snodarono; una treccia grossa le scese sulle spalle.
Il Kloss ebbe un lampo negli occhi, un impeto, ma si contenne.
Gli affari innanzi tutto.
--Io _desiderassi_.... io _volessi_ assolutamente che lei facesse uno sforzo per _ricortarsi_ bene _de tut coss_.... di tutto quanto.... Il suo dispaccio coincide con un'altra circostanza.... molto aggravante.... con due _chéques_ del complessivo importo, appunto, di centocinquemila lire, firmati dal Galli, come mio procuratore, a favore del signor Matteo Cantasirena. E io, mi _quartassi pen_, non devo nientissimo a _quel scior_!... Come spiega lei la coincidenza del suo dispaccio coi due _chéques_? E suo _patre_, suo zio, quel _scior_, o chi per esso, all'_Insubria_ hanno riscosse le mie centocinquemila lire....
Il Kloss balzò in piedi di colpo.
--Basta colle lacrime! Basta _tremar_--esclamò afferrandole un braccio, scotendola.--_Se rispond_! Si risponde!
--No! No! No!--esclamò Nora spaventata, arretrandosi, protendendo le braccia.--No! No! No!
Si vedeva arrestata; trascinata dinanzi al cadavere del signor Galli.... vedeva la grossa testa gonfia, livida....
--Perdono! Pietà! Compassione!...--E singhiozzando, tremando, non ebbe più coraggio di mentire, non ebbe più coraggio di negare; continuava a implorare pietà, a implorare perdono.
Il Kloss, la guardava sempre con un barbaglio umido negli occhi torvi; poi, incollerito, battè un piede per terra perchè l'altra smettesse di piangere, lo ascoltasse; e da padrone, duramente, aspramente, impose le sue condizioni, che furono ascoltate con terrore, con spavento.... che furono tutte accettate, sommessamente, umilmente, con dei "sì" appena intelligibili, bisbigliati con voce fievole, tra i brividi, i tremiti, i singhiozzi soffocati.
Gli affari, innanzi tutto: La _liquitazion_ immediata della _Cisalpina_: lui, Francesco Kloss, nominato _liquitator_, con pieni poteri. Nora stessa doveva parlarne con suo _patre_, con suo zio, con quel _scior_--avvertirlo di tutto, perchè il Kloss voleva averlo il meno possibile tra i piedi.
E brevemente, sopra un foglietto di carta, scrisse ciò che lei stessa doveva far sapere immediatamente a Cantasirena. Sarebbe tornato la sera per la risposta.
--Ecco: _patta pacatt_, pari e patta, e cito. _Mi perdessi_, io ci perdo centocinquemila lire, ma _cuel scior_ Cantasirena--concluse il Kloss, diventando galante--se non va in _calera_, deve _rincraziarla_ lei!
E con un saltetto, si buttò sul canapè, tirandosi vicino a Nora, sdraiandosi.
Nora si ritrasse ancora spaventata.... Ma poi, subito, fu lei che si avvicinò, lo guardò come ringraziandolo.... lo guardò con un sorriso che appariva ancora timido, spaurito fra le lacrime.... Tornò a guardarlo tremando, chinando gli occhi, chinando il capo.... arrossendo.
Il Kloss dimenando le gambette, si sdraiò di più, più vicino. Poi, con una sghignazzata, e per farle capir subito che con lui bisognava metter da parte le arie di duchessa e le smorfie ingenue, le domandò:
--E _cussì_?... Abbiamo notizie della Schönfeld?... _Del noster bel_ contessone?
....Il Casalbara, seduto sul letto, curvo, appoggiato a un monte di cuscini, teneva gli occhi sempre fissi, sbarrati sull'uscio dal quale era uscita sua moglie.... gli occhi iniettati di sangue, pieni di odio.
XIII.
Quando Francesco Kloss, entrò alla sua Banca, tornò a rifare tutti i calcoli attentamente, diligentemente. Centocinquemila lire erano bene spese, al patto di _afere in te le man la liquitazione_ della _Cisalpina_.
Un affar d'oro!
Tuttavia, gli affari davano al Kloss le ansie, le inquietudini dell'artista che cerca la perfezione nell'opera propria.
Centocinquemila lire erano bene spese!... Ma poterle risparmiare sarebbe stato _mei anca mò_!
E pensava.... pensava.... arricciandosi i baffi, sogghignando.
Obbligare Matteo Cantasirena a riconoscere questo suo debito.... per tutti i casi?... Obbligarlo ad una restituzione, anche rateale, in un tempo indeterminato?
Chissà!... Ma poi gli balenò un'altra buona idea, un'idea migliore.
--Sicuro: questo.... è più che giusto.
E scrisse egli stesso alla vedova del signor Galli, perchè venisse subito alla Banca.
Fece dei conti rapidamente, sopra un fogliettino di carta volante: fra stipendio e partecipazione agli utili, il signor Galli avrebbe avuto un credito di cinque o seimila lire. Più, alla Banca era depositata una polizza di assicurazione fatta dal Galli, intestata alla moglie per ventimila lire. Venticinquemila lire dunque il Kloss le poteva risparmiare.
Quando entrò la signora Galli, egli non si alzò, non la salutò, non la guardò nemmeno. In poche parole le disse di che si trattava. Suo marito si era suicidato dopo aver truffata la banca di centocinquemila lire. Per salvare il buon nome del signor Galli egli era disposto a dichiarare che aveva trovato tutto in perfetta regola, e anche a spiegare e a giustificare il suicidio nel modo il più attendibile: ma ben inteso, la signora Galli doveva concorrere.... a riparare al danno.... rinunciando a qualunque credito del marito "per stipendi, eccettera" e anche all'assicurazione.
La povera donna era entrata nel gabinetto del Kloss senza poter parlare, colle lacrime che le gocciolavano dagli occhi; accennò di sì, lentamente, e se ne andò, sempre piangendo, sempre senza poter proferire una parola.
Il Kloss, mentre essa usciva, alzò il capo e le tenne dietro collo sguardo.
--_Quel vecc era molto tenero coi pei tonnett_! Anche _cuella_ lì, era riuscita a farsi _sposar cont un fioeu_ d'un _alter_!...
Dopo pranzo, subito, Francesco Kloss tornò dalla duchessa, per avere la risposta, e ritirare l'obbligazione in piena regola di Matteo Cantasirena.
Fece molto tardi dalla duchessa, e giunse tardissimo al _Cova_, a prendere il caffè e latte, nel solito crocchio d'amici: tutta gente dell'alta finanza, ricchi industriali, deputati. E portò in quel crocchio due notizie: la notizia della liquidazione della _Cisalpina_, e quella del povero Casalbara sempre più aggravato.
I _tispiasè_ della _Cisalpina_, le esagerazioni, le calunnie avevano peggiorato precipitosamente il suo mal di cuore. E parlò della duchessa, della assistenza che prestava al marito, dello sue cure, con un entusiasmo, un calore affatto insolito.
--_È una tonna marafigliosa!... marafigliosa de coragg_!
Poi annunciò che il giorno dopo avrebbe pubblicata una dichiarazione nell'_Italia_, una dichiarazione esplicita, che avrebbe tagliate le gambe ad una infinità di dicerie.
--Anche i _tisortini di Primarol_? Tutte mene dei _socialista_! È ormai tempo di finirla _coi ciacer_!
Gli altri del crocchio, gli amici, lo guardavano stupiti.
--Come?... se aveva sempre gridato contro quella carnovalata?
Il Kloss cominciava a contradirsi.
--L'_attuazion_ era sbagliata; ma l'idea fondamentale del _Fara-pon_ era eccellente. Perchè tante spese, perchè ricorrere alla _navigazion_... quando si può servirsi benissimo dell'elettricità?... La _Cisalpina_ aveva fatto _i robb tropp all'incrande_: i suoi amministratori _mi li contannassi_ per spensieratezza, per inesperienza, ma per _latreria_ questo poi no! Erano tutte esagerazioni, calunnie, le quali non facevano altro che scuotere la fiducia nei nostri affari.... nel nostro credito. Quel Matteo Cantasirena è un _mecalomane_, questo si può dirlo impunemente. _L'è_ el padre eterno di _badalucch_! _Cuel_ Fontanella, _l'è_ un progressista poeta.... che fa ai _pugn cont_ l'aritmetica: ma gli architetti, _i ingegnee_ sono tutti eguali! Una disgrazia.... a chi la capita! Un _Cuarantott_! Ma nel comitato c'era di _fior de personn_. _Cuel_ Brunetti, il Vergani, il Bizzarelli?... _Cuel tetescon_ del Duranti?... E del presidente, del Casalbara?... Parlemen no!... Il povero vecchio ci lascia la pelle!... Un uomo _straortinari_!... Un patriotta dei più _penemeriti_!
Gli altri s'interessavano: il Casalbara era sempre stato un gentiluomo perfetto, una bravissima persona: certo anche in quella guerra contro la _Cisalpina_ c'erano state grandi esagerazioni.
--Rivalità d'interessi! Però un uomo che può vantare il passato del duca di Casalbara, deve imporre un certo rispetto, una certa discrezione nei giudizi.
Il giorno dopo comparve nell'_Italia_ la lettera del Kloss, colla quale "per debito di coscienza e di lealtà" egli dichiarava esplicitamente e formalmente che tutte le dicerie messe in giro circa il suicidio del suo egregio e compianto procuratore signor Ambrogio Galli erano affatto destituite di qualsiasi fondamento. La probità dell'estinto era superiore ad ogni sospetto. Il suicidio si doveva attribuire ad una malattia di fegato che già affliggeva il signor Galli da molti anni, con forti assalti di nevrosi ipocondriaca, malattia che il signor Galli, pur troppo, aveva saputo essere ormai incurabile".
E in un'altra parte del giornale, v'era poi la notizia dello stato gravissimo del duca Giovanni di Casalbara, senatore del regno, col seguente commento: "I gravi fatti di Primarole e di Castellanzo hanno certo influito sulla salute, già da tempo assai cagionevole, dell'illustre patriotta. Rimane però la speranza, che l'assistenza esemplare, le cure affettuose, assidue della duchessa di Casalbara, ammirabile di coraggio, di devozione, di abnegazione, abbiano a conservare un'esistenza tanto cara e preziosa alla patria."
La sera stessa, le _Risorse Italiche_ riportarono la dichiarazione del Kloss.
E in prima pagina avevano due colonne coi particolari della malattia del senatore Giovanni di Casalbara, "unito al nostro direttore da affetti e da legami più che filiali". E già si ricordava la sua vita, cominciando dall'arresto del fratello Eriprando, poi le sofferenze, il martirio, l'esilio, i grandi sacrifici, poi l'operosità pel bene del paese, poi come egli pure fosse stato con altri attratto dalla sublime utopia del Fara-Bon, e come la sconfitta e gli attacchi avessero colpito il suo cuore generoso, magnanimo. "Angelo caro e salutare del conforto, veglia al letto dell'illustre infermo la giovane sposa, fra le gentildonne italiane, esempio purissimo di amore, di virtù, di sacrificio."
Tutti gli altri giornali, i giornali amici del Bonforti, i giornali amici del Ghirlanda, i giornali ispirati dal Governo e i giornali ispirati da Pio Calca e da monsignor Meneguzzi, tutti quanti, si affrettarono a pubblicare la dichiarazione dell'onorevole commendator Francesco Kloss, relativa all'avvenuto suicidio del suo procuratore, l'integerrimo signor Galli, affetto da incurabile malattia di fegato, e tutti pubblicarono pure, ogni giorno, il bollettino firmato dal dottor Foresti, sulla malattia dell'illustre patriotta, Giovanni di Casalbara, senatore del regno.
Le notizie del duca si facevano a mano a mano più gravi, e a mano mano veniva maggiormente ammirata la nobilissima signora duchessa, instancabile nelle cure, nell'affetto, nella devozione.
--_L'è una tonna motèl_!--esclamava il Kloss ogni giorno più incantato ed entusiasmato.
Sebbene i brogli e i pasticci della _Cisalpina_ fossero imputabili soltanto a Matteo Cantasirena e al Fontanella e questi due soltanto ne avrebbero dovuto rispondere, non erano però essi soli i più atterriti dall'idea di uno scandalo, di un processo. Dal più al meno lo temevano tutti, anche le vittime; i danneggiati, gli sfruttati, come gli sfruttatori.
Aveva ragione Francesco Kloss:
--Era ormai tempo di finirla colle chiacchiere, colle esagerazioni!
I due deputati di estrema sinistra che avevano fornicato col segretario generale della _Cisalpina_ per assicurarsi il collegio, la triade del Bizzarelli, del Vergani, del Brunetti sbrogliatasi di sotterfugio per passare agli ordini e alle imprese del Kloss, quel conte Bobboli-beì sempre in ansie per le sue campagne africane, il Tolomei che in molte distrette di denaro aveva scritto e invocato egli pure, e il Duranti sempre pauroso di veder rievocare insidiosamente la devozione di suo padre, i servigi di suo padre a casa d'Austria.... chi mai avrebbe desiderato che si rimestasse nelle acque limacciose della _Navigazione_? Nessuno dei consiglieri e nessuno forse degli azionisti, di quelli almeno che avrebbero potuto farsi valere, esigere davvero la luce.
Monsignor Meneguzzi, per esempio, avrebbe dovuto, anche a nome della moralità, a nome del partito cattolico, spiegare la sua energia, la sua influenza. Ma ahimè! Anche il Monsignore delle contesse, aveva avuto il torto di scrivere troppi bigliettini.... alla duchessa della _Navigazione_! Attaccati, quei radicali sarebbero stati capaci di tutto. Che cosa avrebbe detto l'Arcivescovo se fosse venuta alla luce quella letterina.... in cui il prelato inviava alla bella signora una preziosissima reliquia di santa Isabella, sorella del re di Francia--anche i santi di Monsignor Meneguzzi erano tutti aristocratici--pregandola di accettarla come sua memoria in cambio di quell'anello, che per lui sarebbe stato un gaudio dello spirito il poterle offrire, il poterle lasciare.... infilato nella manina candida e pura come un pensiero di San Luigi, ma che era costretto a domandarle di ritorno per i commenti di Pio Calca, un ragazzaccio pettegolo e sciocco? Che cosa avrebbe detto l'Arcivescovo?
Era meglio invece adoperare anche l'influenza dell'Arcivescovo, perchè quelle chiacchiere, quei pasticci, quegli scandali fossero messi in tacere.
Era ormai tempo di finirla con tante esagerazioni, con tante calunnie!... Ne andava di mezzo il credito del paese, la sincerità, la moralità degli affari. Negli affari non si vive di brutture, di denunce, di diffamazioni! Bisogna lavorare, e, quando si è sbagliato, riparare. Quelli che si accanivano a sparlare della _Cisalpina_, erano i soliti impotenti, astiosi, che volevano pescare nel torbido. Anche i disordini di Primarole e di Castellanzo erano stati istigati, fomentati.... dai socialisti tedeschi!
E le vittime? Le solite glorificazioni postume dei facinorosi, che suscitano torbidi e rivoluzioni. Quel _Francia_ intanto,--si era saputo poi,--era un anarchico in relazione cogli autori degli ultimi attentati! E quel sorvegliante?... Quello che chiamavano il _Teddeum_? Una specie di aguzzino, che violentava le donne e bastonava i ragazzi, un lupo.... che le pecore avevano fatto benissimo a sbranare!
La vittima vera, la sola vittima, la vittima grande era il povero duca di Casalbara! E crebbe a dismisura l'interessamento per lui, e attorno all'illustre infermo fu uno scoppio, un clamore, un'esplosione di patriottismo! E come il vero martire, il duca Eriprando era stato dimenticato quando il duca Giovanni cominciava a vivere, così il martire generoso e intemerato veniva dimenticato allora, confuso allora col duca Giovanni, col senatore Giovanni di Casalbara che moriva: la gente non ricordava più bene quale dei due fratelli fosse stato prigione a Josephstadt: ma certo, se c'era stato il duca Eriprando, c'era stato anche il duca Giovanni.
Matteo Cantasirena era un solo gemito: tutto un mugolio di gemiti. Il dolore gli sprofondava gli occhi nel faccione abbattuto: sudava, ansava. Ma poi:--_Sursum corda_!--esclamava.--In alto il core! E coll'orgoglio di essere uscito _incolume_ (senza un soldo!) dagli affari come dalla politica!--In alto il core!--Il mio concorso al mausoleo di Giovanni di Casalbara, sarà tributo di operosità, di lavoro! Percosso, ma non sfiduciato.... Ricominciamo! Nel lavoro il conforto per la perdita del congiunto, del fratello, del figlio, del compagno di congiura, di carcere, di lotta! Nel lavoro l'oblio delle molteplici ingratitudini!... E poichè Evelina, quella tirolese, è scomparsa nell'ora dei sacrifici, sarà in un cuore.... superstite, che io cercherò la mia ora quotidiana di sosta, di tregua. Buona, squisita Gioconda! Un essere inferiore.... per i pregiudizi sociali; non per me!... E di nuovo, subito, al _Dizionario dei patriotti viventi_! Una nuova serie.... magnanima.... I patriotti dell'impopolarità.... E di nuovo alla mia grande idea.... una rivoluzione nel giornalismo.... un giornale.... colossale.... Il _Giornale club_.... ogni abbonato.... azionista, comproprietario.... Grandi sale di ricevimento, di lettura, di giuoco.... di scherma.... prestiti ai soci.... banca di sconto....
Il dottor Foresti, le ciglia aggrottate, la faccia marmorea, immobile, scrollava il capo e sospirava, quando gli domandavano del suo illustre ammalato: ormai non c'era più speranza; l'occhio del duca non era più fisso, sbarrato sulla moglie;... il rantolo solo era più grave, più affannoso. La duchessa Eleonora non lo abbandonava un momento: quando usciva da quella camera buia e afosa, rimaneva lì nella prima stanza o nel salotto vicino.
Era gelosa di tutti gli altri: la giovane sposa innamorata, di Nizza, non si smentiva in quel momento: era attaccata a quelle ultime ore della cara esistenza, con ansia cupida, golosa.
E nella poesia della giovane donna, così innamorata, sempre innamorata del vecchio e grande patriotta, al punto di voler essere la sua sola infermiera, al punto di voler raccogliere lei sola, tutti lei, gli ultimi palpiti di quel gran cuore; veniva affatto dimenticata la signorina Cantasirena, la maestrina di canto e di pianoforte, l'amica della Schönfeld.... venivano dimenticate le avventure campestri di Casalbara.
E anche lei forse, Eleonora, aveva tutto dimenticato: adesso godeva, viveva solo di quel compianto, di quelle lodi, di quell'ammirazione.
Lord e lady Paget erano appunto venuti da Nizza per vederla: da Roma, dal Senato, dalla Camera, dal Quirinale eran giunti telegrammi chiedendo notizie del marito, con auguri e voti e conforti....
Monsignor Meneguzzi aveva indotto donna Alessandrina, l'austera madre di Pio Calca, a farle visita, e dietro a lei tutto lo stuolo delle sue contesse.
Donna Alessandrina, aveva trovato la duchessa Eleonora veramente sublime di virtù e di coraggio, e l'additava come esempio alle gentildonne cristiane: e la duchessa di Casalbara diventava sempre più di moda a Milano per il suo dolore di moglie, come era stata di moda a Nizza per il suo amore di sposa.
Della _Cisalpina_, nessuno più parlava: non era di "buon gusto", non era patriottico il parlarne.
Francesco Kloss si recava sempre più tardi al Cova, la sera, a bere il suo caffè e latte.--Anche il Kloss faceva un po' di assistenza al Casalbara e un po' di compagnia alla duchessa.
_--La fera tonna motèl.... con tutt i perfezion!..._
E quando i suoi amici, gente d'affari, gli domandavano conto della liquidazione della _Cisalpina_, dichiarava che procedeva penissimo.
C'erano delle irregolarità: ma come aveva sempre detto, erano più da attribuirsi a _balortaccine_ che a _mala fed_. E soggiungeva che se qualche pasticcio c'era, si doveva attribuirlo al segretario particolare del Cantasirena:
--_Un tristo soccett_.... un certo Laner del _Tirol_, ma lui come i _feri pirpanti_, prima ancora del temporal, aveva preso il volo.... con _fentimila lir!_
E mentre parlava del Laner, la rabbia, il veleno, la bile gli schizzavano dagli occhi astiosi, gelosi.
XIV.
La signora Angelica e la signora Rosa non erano più sole a Crodarossa. Quando attraversavano la piazza, e in chiesa, all'ora della messa, e quando scendevano dopo la solita passeggiata dall'alto della viottola del Santuario, c'era sempre con loro un'altra donnetta, pure piccolina, secca secca e nera, e inoltre un po' curva, un po' gobba. Era la terza signora Laner, era la signora Evelina.
Ed Evelina, come la sola maritata, in segno di considerazione e di rispetto era sempre tenuta in mezzo dalle altre due.
Il sogno di Evelina era raggiunto!
Essa aveva ormai la sua casetta tranquilla, ordinata, il pranzo e la colazione sempre sicuri e sempre a quell'ora, senza le ansie del lavoro, senza il tormento dei debiti.
Evelina era capitata improvvisamente a Crodarossa; non aveva avuto il tempo di avvertire le zie. Era scappata da Casalbara in una carrettella, col Laner che le teneva dietro, docile, muto, istupidito.
Erano arrivati di mattina, verso le undici, un'ora prima del desinare, ma Evelina aveva frenata la commozione, la maraviglia, lo sconvolgimento delle sue care zie, per non recare alcun trambusto.
--Ci fermeremo un po' di giorni, e vi conterò tutto più tardi!--E subito le aiutò e aiutò la Nunziatina a preparare il pranzo.
Don Giuseppe, di ritorno dalla chiesa col suo solito appetito, non ebbe tempo di turbarsi, vedendosi dinnanzi inaspettatamente "i milanesi" perchè la minestra era in tavola.
--Ha preparato tutto, ha fatto tutto la nostra Evelina!
--Tutto quanto! Tutto quanto!--esclamavano la signora Angelica e la signora Rosa, un po' inquiete, un po' intimorite, indicando a Don Giuseppe, per far entrare subito Evelina nelle sue buone grazie, la zuppiera odorosa, fumante.
Il prete, che da lontano avrebbe fatto tutto il possibile per impedire e scongiurare quello scombussolamento, preso di colpo, e alla vista improvvisa di quel suo ragazzo diventato un uomo, ebbe uno slancio del cuore e lo abbracciò strettamente, con trasporto, con commozione.