La baraonda

Chapter 27

Chapter 273,699 wordsPublic domain

Il signor Ambrogio non le era mai stato tanto vicino... Si ritirava, si restringeva intimidito, non gli riusciva di parlare.

Subito, appena passata la barriera, essa cominciò a raccontargli, rapidamente, concitatamente, a voce alta per essere intesa dal signor Galli che era sordo, in mezzo al frastuono della vettura, ciò che le succedeva.

Matteo Cantasirena l'aveva ingannata, le aveva fatto firmare delle carte ch'essa non sapeva nemmeno cosa volessero dire, e adesso doveva pagare subito, sul momento, centocinquemila lire o era rovinata, disonorata.

Suo marito non sapeva niente, e poi non poteva far niente e poi era ammalato.--La rovina!... Ma pazienza ancora la rovina!... Era lo scandalo!... Il disonore!...

--Quanto?--gli domandò il signor Galli che non aveva inteso bene la cifra.

--Centocinquemila lire!--gli ripetè Nora, avvicinandosi, sfiorandogli l'orecchio, nel trabalzo del brum, colle sue labbra, col soffio dell'alito caldo.

--Centocinque.... mila!...--balbettò l'altro, colla voce grossa, soffocata.

--La _Cisalpina_ è sul punto di fallire; non so in che modo, non ho capito nemmeno come tutto ciò sia avvenuto, ma certo per la guerra atroce che le ha fatto il Kloss!... E se non mi riesce di pagare subito, se non trovo la somma occorrente, sarò travolta anch'io in quel disastro, in quegli scandali!...--E avvicinandosi ancora, voltandosi, per fissare proprio negli occhi del signor Galli que' suoi grandi occhi atterriti e imploranti pietà, che luccicavano nel buio della carrozza più dei suoi grossi brillanti, mormorò:

--È il Kloss! Ancora lui!... Si vendica! Si vendica!...--e scoppiò in lacrime.

--Coraggio, signora....--balbettò il signor Galli, il cui respiro si fece più affannoso, e il tremito delle mani più forte.--Si calmi, buona signora....

Quando il brum si fermò dinanzi al gran portone del palazzo, il signor Ambrogio, impacciato, non riusciva ad aprire lo sportello; corse il portiere, e Nora si slanciò per la prima; l'altro le tenne dietro a capo basso.

Nora si fermò nel piccolo salotto vicino allo spogliatoio: mandò via subito la Vittorina, poi prese la mano del Galli, gliela strinse con un atto di supplicazione intensa. Il Galli ebbe un brivido.

--No.... signora...--temette che in quell'ansia, volesse appressare la sua mano alle labbra.

--Signor Galli! Signor Galli!... Non ho più che lei.... Non ho più che lei!... La mia speranza!... Il mio conforto! Il mio amico! Tutto.... Tutto!--E tornò a piangere.

--Signora.... signora duchessa....--pregava a sua volta il poveruomo, ansante, palpitante... e a lui pure, fra le gocce di sudore scorrevano alcune lacrime sul grosso faccione smorto, sbigottito.

--Coraggio.... coraggio....--ma non sapeva dir altro, oppresso dal dolore di Nora, istupidito da quella cifra enorme.

--Centocinquemila lire!... Centocinquemila lire!

L'altra ripeteva:

--La mia speranza.... la mia sola speranza.... tutto tutto....

--Domani,--balbettò il procuratore,--domani mattina dovrei andare a Torino....

--No! No!--e Nora ebbe un grido, un impeto di terrore, afferrandogli ancora le mani, appressandosi a lui vivamente, guardandolo, fissandolo supplichevole, disperata.--No! No! No!

--Partirò domani sera!... Partirò domani sera!--si affrettò a soggiungere il signor Galli....--Ma intanto, quali sarebbero le sue idee?... Quali pratiche sarebbero da... da tentare?... Centocinquemila lire!... Che cosa pensa di fare?

--Dica lei: tutto! tutto!

--Vorrei.... le darei.... l'anima!... Glielo giuro!... Ma io sono.... un pover'uomo! Un povero impiegato.

--Dica lei: tutto! tutto!--ripeteva Nora col più tenero abbandono, col calore di una fede illimitata, assoluta nella voce soave, nell'espressione infantile, nel bel viso addolorato e molle di pianto.

--Vuole.... che domattina presto faccia una corsa a Primarole?

--A far che?

--Per vedere il signor Cantasirena!... Sentire, parlare un po' con lui!

Nora si strinse nelle spalle, sospirò: e persuase il signor Galli che sarebbe stato tempo perso. Al Cantasirena occorreva la somma subito, sul momento. Che lei avesse ragione o torto, che lei fosse stata ingannata, raggirata non voleva dir nulla: aveva firmato, ed ora era compromessa: se voleva salvarsi, doveva pagare.

--Vendere.... non si potrà far altro.

--Sì! sì! Vendere!... Ma subito! Si troverà subito?

Nora, così dicendo, stava levandosi il cappellino: alcune ciocche sottili, dei fili d'oro rimanevano attaccati: alzò le braccia, sbrogliandoli.... mosse, snodò, rialzò la gran massa bionda scomposta, arruffata nel viaggio.

Il signor Galli abbassò il capo vivamente. Nella penombra del salotto--c'era una sola lucerna sotto una gran ventola rossa e nera--era stato colpito da tutto quel color biondo e da un'ondata calda, odorosa.

Nora, lentamente, cominciò a sbottonarsi l'ulster, poi si tolse dal collo il fazzoletto bianco di _foulard_.--Il signor Galli non la guardava.... ma si sentiva agitato, inquieto.

Essa gli tornò vicino: lo fissò, si alzò in punta di piedi per parlargli all'orecchio:

--Come ci riesce quell'uomo!...

--Chi?

--Il Kloss!...

--Riesce.... a cosa?---balbettò il Galli colla voce alterata.

--Che cosa importa al Kloss della _Cisalpina_, del signor Cantasirena, di mio marito!... È per me.

Al signor Galli uscì dalla gola un suono inarticolato: una parola strozzata che parve un singulto. Lo aveva già pensato, lo pensava anch'egli con una certezza tormentosa. Era per lei! Era per lei! Era lei che egli voleva!

--Signora duchessa.... signora duchessa.... si guardi da quell'uomo,--e soggiunse, giungendo le mani,--se ne guardi per carità! Per carità! Per amor di Dio!

Nora indovinò; indovinò, lesse nell'occhio cerulo e buono l'ingenuo terrore, l'orrore, le ansie più profonde, più nascoste, tutto il turbamento di quell'anima, di quell'uomo.

--Sì! Sì!--bisbigliò torcendosi le mani nervosamente, con un atto che esprimeva lo spasimo, lo strazio più atroce, il ribrezzo, e insieme una desolata attitudine di vinta:--Sì! Sì! Il Kloss! Non lo fa soltanto per vendicarsi degli altri!... Non lo fa contro gli altri! È per me! È per me!

Il signor Galli trasalì: alzò i pugni chiusi con un atto terribile di minaccia.

Nora ebbe un nuovo scoppio di lacrime: ma questa volta non erano più le lacrime, non era il dolore della bambina. Era la disperazione della donna.

--Oh, lei! lei!--esclamò, nascondendosi gli occhi, il viso colle mani, con un senso di orrore.--Lei! lei! Lo avrà aiutato anche lei, quell'uomo!...

--Io?!--urlò il signor Ambrogio, ansante, con uno schianto, e ancora coi pugni chiusi, formidabili, e si rizzò più alto, più pallido, più terribile.--Io?!...

Nora, spaventata, chinò il capo, si scostò istintivamente.

--Senza nessuna sua colpa! Senza saperlo!... Lo ha aiutato quell'uomo quando mi ha dato il consiglio.... mi ha spinta.... a rivolgermi.... a ricorrere a.... al Cantasirena. Perchè non mi ha consigliato ciò che veramente avrei dovuto fare? Che mi avrebbe salvata? Salvata! Perchè non mi ha consigliata, non mi ha costretta ad accettare le proposte del signor Vigliani, i consigli del Vigliani? Se me lo avesse detto lei, oh, da lei avrei tutto accettato! Tutto, tutto!--E sarei salva!

--Ha ragione! Ha ragione!... La signora duchessa ha ragione!... Sono stato io.... io.... io! Ha ragione, ha ragione!...--e il pover'uomo, tremante, sconvolto, si umiliava dinanzi a Nora, implorava il suo perdono.--È vero! È vero!... È mia la colpa! Tutta mia!

Nora lo tranquillò. Lo consolò. Fu lei che gli domandò scusa, cercandogli, stringendogli, accarezzandogli le mani.

Era una parola sfuggita in un momento di pazzia; il signor Galli aveva fatto tutto a fin di bene.

--Basta che mi perdoni, e non mi lasci sola.... non mi abbandoni!... Sola, che cosa potrei fare? Allora sì, dovrebbe avere un rimorso, un gran rimorso.... se mi lasciasse sola!

--No!... No!... Mai!

Il signor Galli accasciato, affranto, si era seduto. Nora si era appoggiata alla sua poltrona: essa aspettava, aspettava che parlasse, che le rispondesse, che le dicesse che cosa doveva fare;.... aspettava.

Il signor Galli si asciugò gli occhi col palmo della mano, si raccolse, si sforzò, finchè l'uomo serio, grave, riprese il sopravvento.

--Dall'oggi al domani, pensare a poter vendere il palazzo, la villa, è impossibile. Bisogna cercare di ripigliare le pratiche già iniziate dal signor Vigliani.... oppure intavolarne di nuove, ma ci vuol tempo.

La guardò, la fissò gravemente.... poi, con tristezza, fissò le buccole.

--I miei brillanti!--esclamò Nora, alzando vivamente le due mani alle orecchie come per difendere quelle gemme. Ma poi, subito, gli rispose docile, rassegnata:--Tutto, tutto ciò che vuole!--E gli disse che aveva portato apposta con sè da Casalbara tutti i suoi gioielli e che c'era anche l'argenteria.

--Pur troppo, come le ho detto altre volte, il vendere gli oggetti preziosi, è sempre un cattivo affare; ma, ora, in questo momento, non abbiamo da scegliere: se il ricavo non sarà sufficiente, per quindici, per ventimila lire potrà bastare forse anche la mia garanzia....

E il signor Ambrogio non parlò più che di affari. La mattina dopo sarebbe andato da un suo amico, un orefice, il Gatti, un galantuomo, un uomo segreto; si sarebbe consigliato con lui: intanto la signora duchessa doveva farsi coraggio, tranquillarsi.... procurar di dormire.

--Verrà presto domattina?

--Subito, appena avrò parlato coll'orefice.

Nora lo accompagnò lei stessa fino all'anticamera, rischiarata soltanto da una lucerna fioca, bassa.

Anche lì, diritta, in piedi, appoggiata all'uscio, prima di lasciarlo aprire dal Galli, gli prese la mano, gliela strinse dolcemente, dolcemente premendola sul suo petto tepido, sotto la camicetta di battista. Ne' suoi occhi, fissando tacita il signor Galli, passò ancora un lampo: era il pensiero, lo sgomento del Kloss: ma poi tornò a sorridere con tutto l'abbandono, con tutta la fede, con tutta la sicurezza.

--Ha una figliuola da salvare....

L'altro la fissò immalinconito, scrollando il capo.... Non aveva inteso.

Nora girò attorno gli occhi inquieta, sospettosa: lì, nell'anticamera, non poteva parlare tanto forte come nel salotto. Il signor Ambrogio abbassò il capo, essa si alzò ancora in punta di piedi, e gli ripetè nell'orecchio, proprio nell'orecchio, colle parole lunghe, chiare, avvolte nel caldo profumo del suo alito:

--Ha una figliuola _sua_, da salvare.... Mi salverà?... Mi salverà?

Il Galli si scostò rabbrividendo; egli pure in quell'attimo aveva intravveduto il Kloss, gli occhi del Kloss, il ghigno del Kloss.

E siccome Nora lo interrogava colle pupille ansiose, egli balbettò:

--A servir le canaglie.... le canaglie.... si può prestar la mano alle più turpi canagliate.... alle più turpi canagliate.... Signora!... Signora!... quanto mi sento colpevole verso di lei! Colpevole!...

Se ne andò. Fece la strada più solitaria e più lunga per tornar a casa. La notte era nuvolosa, soffiava un ventaccio umido, freddo; ma il signor Galli camminava a testa scoperta.... sempre col cappello in mano.

--Che hai? Ti senti male?--gli domandò sua moglie quando lo vide comparire pallido, stravolto.

Essa lo aspettava sempre alzata, nella prima cameretta, dopo la piccola cucina; aspettava il marito lì, tutte le sere, lavorando vicino al letto dove dormiva lei sola, col suo bambino.

--Ti senti male?--gli domandò ancora, a voce più alta, perchè l'altro l'aveva guardata e aveva aperta la bocca senza rispondere: non aveva capito.

E rimase muto, immobile, ritto in piedi, finchè la moglie adagio gli ebbe accesa la candela.

Prese il lume, lo guardò aspettando che fosse bene acceso, poi bisbigliò:

--A servir le canaglie si può prestar la mano alle più turpi canagliate....--E rimase lì, ancora immobile, a guardare la fiamma della candela che diventava più chiara, più viva.

La signora Galli amava suo marito di un affetto che era adorazione, devozione; il suo rispetto era profondo, com'era profonda e nobile la sua riconoscenza: quell'uomo che l'aveva sposata colpevole, che aveva dato un nome al suo bambino, quell'uomo giusto, onesto, grande, generoso, era per lei come un Dio impeccabile. E per questo senso di rispetto, la signora Galli era timida con suo marito. Quella sera non era punto tranquilla dopo la risposta avuta, ma non osò ripetere la domanda. Soltanto, quando vide che egli stava per allontanarsi, gli porse la fronte, per ricevere il solito bacio che le dava tutte le sere colla buona notte.

Il signor Galli non avvertì quell'atto, non udì la voce affettuosa, il saluto della moglie.... si avviò nella sua stanza, sempre assorto, fissando la fiamma del lume.

Quando passò dinanzi al letto, il bimbo addormentato si agitò, si voltò, stese le piccole braccia; anche nel sonno il bambino era abituato a ricevere quel grosso bacio paterno pieno d'amore, ch'era una protezione e una benedizione.

Il signor Galli entrò in camera sua.... ma non si ricordò del bambino.

Corse in fretta la mamma a baciarlo e ricoprirlo, poi ansiosa rimase in ascolto vicino all'uscio: suo marito non si moveva, non si svestiva ancora: essa non udì che un sospiro lungo, profondo.

Il signor Galli.... pensava alla duchessa. Pensava quanto era stato imprudente, colpevole verso di lei.... pensava rabbrividendo che forse era stato lui a darla nelle mani del Kloss!...

--Questo mai! Questo mai!... Non sarà mai!

Tutta notte fu un orgasmo, un'oppressione.

Non gli era più possibile immaginare la duchessa sola. E la vedeva viva, scolpita.... come gli era apparsa alla stazione.... poi quando si era levato il cappellino.... poi il _foulard_.... e poi diritta, appoggiata all'uscio, disfatta dal dolore, dalle lacrime, dalla stanchezza.... E vedeva il Kloss, nel suo studio, buttato sul suo sofà che ghignava.

La mattina si alzò prestissimo; attraversò l'altra camera in punta di piedi.... si fermò un istante, ascoltò il respiro di sua moglie, e quello del bambino. Uscì senza svegliarli, e andò difilato al caffè Carini, dove il signor Gatti si recava sempre la mattina presto, prima di aprir bottega, a bere il caffè.

Era troppo presto; dovette aspettare più di un'ora: ma poi l'orefice venne. Il Galli gli lasciò prendere il suo caffè, poi gli raccomandò il segreto e gli disse di che cosa si trattava.

Conclusero che l'orefice sarebbe andato dalla duchessa di Casalbara quella mattina stessa, prima di mezzogiorno.

Il signor Galli gli fece un biglietto di presentazione, tirò in lungo un'oretta, poi si recò ad avvertire la duchessa. Era presto, forse; se dormiva ancora sarebbe ritornato.

La Vittorina gli disse che la signora duchessa era ancora a letto, ma che aveva dato ordine di farlo passare.

Il signor Ambrogio si sentì serrar la gola: seguì la Vittorina inciampando nei tappeti. Quando fu nello spogliatoio e vide ancora buttati sulle seggiole i vestiti, la camicetta che Nora indossava la sera innanzi, si fermò risoluto.

--Tornerò,--disse alla Vittorina.

--Venga, venga, signor Galli!

Era la duchessa che lo chiamava.

Ma il signor Galli non si mosse.

La Vittorina teneva aperto l'uscio e sorrideva....

--Venga! Venga, signor Galli!

Egli entrò, ma rimase immobile, vicino all'uscio che la Vittorina andandosene aveva richiuso. Non poteva fare un passo: quella cameretta piccola, elegante, calda come una serra, era troppo piena di lei, del suo tepore odorante, della sua bellezza, della sua giovinezza, dei suoi capelli biondi. Egli non poteva muoversi; osava appena respirare.... l'aria stessa era così piena di lei.... era lei.... respirava lei in quella camera.... Lei che egli sentiva, ma non vedeva.... Vedeva, invece, le piccole babbucce vicino al letto, basso come un divano;... sulla poltroncina accanto una camicia bianca, ancora ripiegata, lieve come un soffio di trine, con un nastro rosa nel mezzo. E trasalì: la faccia odiosa del Kloss, il ghigno del Kloss, il Kloss sudicio, sfacciato, prepotente, gli apparve, saltellante, sghignazzante, come un padrone, in quella cameretta tepida, odorosa.

--Venga!... Venga!...

Nora ritta, seduta sul letto, gli stendeva la mano.

Il signor Ambrogio non vide che una massa di capelli biondi, il casacchino rosa.... e chinò gli occhi.... Vide la piccola mano tesa verso di lui.... la toccò.... e subito si ritrasse.

--È forse un po' indisposta la signora.... duchessa?

--No.... ma sono stanca.... stanca.... tanto stanca....--

Si allungò, si distese nel letto con un sospiro, un fremito di delizia. Poi di nuovo, d'un tratto si rizzò a sedere, mentre l'onda dei capelli che le cadevano sulla fronte, sulle spalle, andava, veniva, si agitava fantasticamente sull'origliere, sul guanciale bianco, sul casacchino rosa....

A capo chino, cogli occhi bassi, fuggenti, il signor Ambrogio vedeva sempre tutto quel biondo, come vedeva sempre il Kloss.

--E il suo amico?...

Il signor Galli scosse il testone intronato per indicare che non aveva capito.

--Venga più vicino!--e lo chiamò anche colla mano, mentre con quell'atto rapido, il braccio nudo appari nelle maniche ampie, trasparenti.

Il signor Galli fece un altro passo.

--Venga più vicino,--gli ripetè Nora colla bella voce chiara, alta. Poi, quando l'altro le fu accanto, essa, appoggiandosi colle due mani sul letto, si rizzò sorridendo, e colla testa facendogli segno di abbassarsi, gli disse all'orecchio:

--Di là, c'è la Vittorina: non posso gridare tanto forte: non voglio farmi sentire!

Il signor Galli rispose che aveva capito; che aveva ragione.

--Ha parlato col suo amico? l'orefice?

--Sì, signora.... duchessa. Sarà qui prima del mezzogiorno.

--Va bene: allora per il mezzogiorno sarò alzata.

Il signor Galli sorrise: era contento che si alzasse.... mille inquietudini strane, intime, mille agitazioni dei nervi, del sangue, si acquetavano a quell'idea: erano svanite: essa si alzava!... Nessun altro l'avrebbe veduta lì.... così bionda nella casacca rosa, lì nel suo letto! Si alzava!... E la sua contentezza si faceva più viva e rideva.

Allora le raccontò minutamente dove era andato a cercare l'orefice, tutti i discorsi che avevano fatto, e la promessa avuta, del massimo segreto.

--Non dubiti, signora duchessa. Ha da fare con un galantuomo.... come me.

--Oh lei!... lei!...--gli disse Nora tornando a rizzarsi sulle due mani....--Lei è più di un galantuomo,--e gli fece cenno di abbassarsi.--Lei è il babbo!

Il signor Galli sentì le labbra che si chiudevano e si schiudevano così dolcemente nel dire "babbo." ....--È il babbo buono che mi salva!

Poi, a un tratto, si voltò: prese dal piccolo panchettino, accanto al letto, vari astucci e li distese sulla coperta ricamata: in quell'atto le spalle scomparvero sotto la massa bionda.

--Guardi un po': basteranno?

Glieli mostrò tutti, sospirando: si provò un'ultima volta le sue perle, scotendo fortemente il capo nell'annodarle, per allontanare i capelli.

--Basteranno?

In quel punto entrò la Vittorina con un dispaccio.

--Dio!... Dio! Dio!... Cosa sarà?

Nora, si allontanò i capelli dalla fronte per poter leggere: la Vittorina, prima di uscire, schiuse un po' la finestra.

--Dio, Dio, cosa sarà?

Era un dispaccio di Matteo Cantasirena da Primarole. "Disordini gravissimi. Urge assolutamente. Regolati."

--Dio! Dio! Basteranno?...--domandò Nora agitatissima, angosciata.... e sempre ritta coi pugni affondati nelle coltri, fissò sul signor Galli que' suoi occhi interrogatori e supplichevoli, nei quali luccicavano le lacrime.

Il signor Galli tremò: ebbe paura di quelle lacrime in quel momento: paura di sè stesso se l'avesse vista piangere in quel momento.

--Non pianga!--le disse con un tono di comando, risoluto, aspro.--Se non basteranno.... provvederemo.... procurerò io.... come le ho detto ieri sera.... purchè,--anch'io è un debito che dovrò fare--purchè ella mi autorizzi a vendere, e a tutti quei provvedimenti che crederò necessari.

--Tutto, tutto! Non sono la sua figliuola?... la figliuola sua?...

--Allora.... tornerò dopo che sarà venuto il Gatti: adesso vado, devo andare. Mi lasci andare!

--Non va a Torino, nevvero?--E Nora, con un piccolo grido, si rizzò di più sul letto, spaventata. Il Signor Galli rivide ancora gli occhi supplichevoli, atterriti, luccicanti di lacrime, che non voleva più vedere.... che non doveva più vedere.

--No.... non andrò a Torino altro che stasera.... dopo.... quando avremo accomodato tutto, e lei sarà più tranquilla.

--Dove va? Dove va? Dove deve andare? Queste parole eran dette in un tono così sommesso che il signor Galli non le poteva capire, ma le indovinava dal moto delle labbra.

--Devo andare... alla banca.

Nora ebbe un lampo: tremò. Se il Galli parlava col Kloss, tutto era perduto!... Ma non avrebbe parlato!...

--Alla banca!--esclamò, con un fremito, con un brivido di orrore, e ancora chiamò il signor Galli vicino, più vicino....

Egli si chinò, diventando pallido.

Mentre Nora gli parlava all'orecchio, e gli parlava del Kloss "di quell'uomo" e lo supplicava di non dir niente "a quell'uomo" per carità! per carità! di non dirgli ch'essa era tornata da Casalbara, che era a Milano, sola, le si era aperto il casacchino rosa, le si era aperta la camicia bianca di battista, ed era riapparsa a un tratto la piccola catenella d'oro che si moveva, si abbassava, si rialzava....

--Il Kloss certo, vorrebbe venire da me! Vorrebbe parlarmi!

--No!...--Il Galli trasalì. Quel--no--era stato un grido rauco, un urlo represso, soffocato, di orrore, di terrore.

--Vorrebbe vedermi, ad ogni costo.

--No: non lo riceva! Mai! Mai!

Nora guardò il signor Galli.... Sorrise--aveva capito.

--Non devo riceverlo il Kloss?...--Era la bimba ingenua che scherzava.... ma Dio! Dio! perchè scherzava con quel nome?

--No... non si fidi!

Essa si riadagiò, si distese nel letto, mollemente.

--Nè il Kloss, nè nessuno?

--Nessuno! Nessuno!

--Soltanto l'orefice?

--Sì, soltanto il Gatti. Non si dimentichi il nome! Gatti.... Giuseppe Gatti. E poi deve presentarsi con un mio biglietto.

Nora sorrise ancora, e, come per tranquillarlo, per accontentarlo, per consolarlo, gli disse forte, stringendogli la mano... scherzando nel tenergli stretta la mano, dimenandogli il braccio:

--Ebbene... lo dica lei stesso alla Vittorina e a Teodoro di non lasciar passare nessuno... soltanto il signor Gatti... un signore che verrà con un suo biglietto.

--Sì!... Sì!...

--Glielo spieghi bene.... Soltanto un signore che verrà con un suo biglietto, verso il mezzogiorno.

--Sì... Sì....

--E lei?... Quando?...

--Verso le due....

--Non può prima?... No?... No?

Il signor Galli entrò alla banca pallido, sconvolto.

--_Come? Niente partisse per Turin, stamattina?_

--Parto alle quattro,--gli rispose il procuratore, sgarbatamente, voltandogli le spalle.

--_E la liquitazion cont l'Insubria?_

--Vado adesso.--E presa la busta grossa di pelle, vi mise dentro molte carte e il libro dei chéques.

--_Cuanti tisortini a Primarol! Carnefalata finisce a legnat!_

--Come lo sa, lei?--gli domandò il signor Galli, voltandosi di colpo, fissandolo.

--Un dispaccio dell'_Italia_. Chiamato rinforzo truppa--disordini gravi, feriti.

Il signor Galli cercò subito il giornale, lesse il dispaccio ansiosamente, febbrilmente.--Bisognava provvedere subito! subito! subito!

Il Kloss, si fregò le mani, con un saltetto.

--_Grande carnefalata stà per finir_....--Poi si avvicinò al signor Ambrogio e tirandogli un bottone dell'abito gli disse con una cert'aria di mistero:

--_G'hoo i mè itei, i mè progett, i mè reson. Quand mi volessi una cosa, mi arrivassi sempre al mio scopo. Occi o toman_ verrà certo a Milano, _cuella matama_ in cerca _te tanée_. _Se la scrive a lei de folerti parlar_, lei, signor Galli, _lavarsene i man: risponder niente_--_non farsi fetere_. _Ma supito afertime mì.... e cito con tutti!_ _G'hoo i mè itei, i me progett, i mè reson_.--E sghignazzando e scherzando, concluse che alla _pellissima catta_, appunto in quei giorni, aveva finito di tagliar le unghie.

Il signor Galli lo guardò stranamente e se ne andò senza salutarlo.