La baraonda

Chapter 26

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--Da bravo: per un paio di settimane lei farà a mio modo: resterà tranquillo in camera sua, alzandosi tardi, andando a dormir presto. Le proibisco di occuparsi di affari, di ricevere visite inutili, di stancarsi in nessun modo, e per il momento,--il dottor Foresti sorrise con malizia,--per il momento ritorneremo scapoli.... schivando le occasioni.... anzi diremo meglio le tentazioni!

Il dottore tornò a sorridere: sorrise anche Evelina: ma il duca bisbigliò con tristezza:

--Sono sempre solo.... Non vede?... Ormai.... sono sempre solo!--E sospirò.

Il dottor Foresti gli scrisse un paio di ricette, e gli proibì assolutamente, severamente, di leggere e di scrivere.

--Ripiglieremo il chinino e il salicilato jodico.... e ogni ventiquattro ore, finchè il senso di fotofobia non sia totalmente scomparso, faremo qualche istillazione di un collirio di atropina. E se assolutamente le occorresse di scrivere, potrà dettare alla signora duchessa.... o alla nostra buona signora Laner.--Evelina chinava il capo arrossendo soavemente a quelle parole "la nostra buona signora e cara signora Laner"--che le potrà anche leggere qualche libro.... qualche giornale.... ma non molto, perchè la mente, lo spirito, come il corpo, non devono essere turbati, affaticati.--E il dottor Foresti concluse:--Per un paio di settimane faccia così, a mio modo: si metta nelle mani mie e della signora Evelina, e per l'inverno, al quale andiamo incontro, io le assicuro, senz'essere Mefistofele, ch'ella sarà ritornato sano, robusto e..... giovane, come Faust!

Il Casalbara, inquieto, intimorito, si abbandonò come un fanciullo che non sa vivere e come un vecchio che non sa morire, si abbandonò interamente nelle mani del dottor Foresti, che adesso veniva a Casalbara quasi ogni giorno, e della signora Laner che riceveva tutte le lettere, tutti i giornali, che vedeva tutto, che sapeva tutto, che si rendeva necessaria al duca Giovanni, com'era diventata necessaria a Nora.... e che continuava a metter via e a mandar roba a Milano.

--Almeno lei,--diceva il Casalbara alla signora Laner,--almeno lei non mi abbandoni!... Lei è buona!... A lei non fanno ribrezzo i poveri vecchi.... i poveri ammalati!...

Ed Evelina come sapeva consolarlo, colla sua voce velata, lenta, dolcissima!

--Tutti, sa, le vogliono bene!... _Tutti!_ E la duchessa Eleonora ha un vero culto per lei, un culto di gratitudine, di devozione, di ammirazione.... di amore. Ma in questi giorni, poveretta, deve occuparsi di tutto.... e poi....--sorrideva anch'essa, ma con malizia più graziosa ed affettuosa,--anche il dottor Foresti ha un po' di colpa in questo abbandono....

Il duca scrollava il capo: sua moglie non veniva più nemmeno a vederlo.... Più, nemmeno il bacio del buon giorno, della buona notte....

La quiete, il riposo assoluto, la cura del dottor Foresti gli fecero bene davvero, e se gli occhi gli bruciavano ancora, e non poteva soffrire la luce, specialmente dopo le istillazioni del collirio di atropina, la sua mente diventava più lucida.... e non vedendo quasi più la moglie, tornava a sentire la nostalgia della sua bellezza, della sua giovinezza, della sua voce, del suo profumo!...

--Vederla!... Almeno vederla!... Almeno fosse rimasta lì con lui, qualche mezz'ora, per lasciarsi vedere.... soltanto vedere.

Ma Nora lo sfuggiva ogni giorno più: gli era diventato insopportabile, odioso; persino odioso. Le ingiurie dell'_Italia_, essa le aveva impresse nella mente, le bisbigliava fra sè, contro di lui.

--Era tutta una falsità quell'uomo: il suo eroismo, come la sua ricchezza: era un vecchio spiantato e un vecchio ridicolo! Come l'aveva ingannata!...

Pietro! Oh, Pietro! Pietro! Dio come lo amava!...

Perdevano la testa tutti e due: Nora non aveva più alcun ritegno.

--Suo marito? Che le importava di suo marito? Sapesse tutto: scoprisse tutto, peggio per lui! Non l'aveva ingannata, tradita, rovinata? Suo marito adesso era il solo colpevole anche in faccia ai diritti del suo cuore. Non era stata lei ad abbandonare il Laner; era stato il "vecchio" che l'aveva sedotta, che l'aveva portata via al suo Pietro!

La brava gente, i contadini, cominciavano a mormorare.... e a ridere. La selvetta dell'Ercole, la Madonna del Sole, l'albergo della _Corona bianca_, a Castellanzo, dove la duchessa e il Laner si recavano spesso a colazione, eccitavano la fantasia di tutti i novellieri rustici e sboccati del paese.

E Pietro?... Pietro amava.

Era imprudente, pazzo, colpevole: amava.

Il passato, come l'avvenire non esistevano per lui: viveva soltanto per il presente. Nora, i suoi baci, il suo amore, la sua bellezza....

E dopo? Al dopo non pensava: amava troppo per poterci pensare!

E in quella sua felicità immensa e orgogliosa dell'amore e del possesso, si sentiva buono, si sentiva forte, si sentiva generoso: era lui che doveva perdonare a tutta quella gente.... e perdonava.

Ma sfuggiva Evelina. Perchè? Non per il rimorso,--anche lei aveva troppo a farsi perdonare--ma perchè essa lo turbava, non si lasciava capire.

Era buona, sincera, o falsa?

Perchè taceva? Perchè tollerava? Perchè non era più gelosa, invidiosa? Perchè aveva tante premure per il duca? Perchè era tanto servile con Nora? Perchè restava lì, perchè sopportava tutto, perchè si faceva mantenere?...

Pietro, lui, alcune volte, aveva pure il coraggio di cercare, di fissare l'occhio di sua moglie, ma quell'occhio gli sfuggiva! Perchè?... Perchè sua moglie restava lì.... a farsi mantenere da Eleonora?... E lui pure, perchè restava lì, a farsi mantenere dal duca?...

Pietro aveva paura di Nora quando il suo viso si alterava e appariva contraffatto.... aveva paura di quella piccola ruga fonda e cattiva. Ecco il perchè.

Matteo Cantasirena continuava intanto a tempestare Evelina e il dottor Foresti di lettere e di telegrammi; la preoccupazione più grave, più angosciosa del Segretario Generale era sempre la stessa: era che il Presidente scoprisse la "gazzarra indecente" che dilagava contro di lui, contro la _Cisalpina_. Ove appena il duca, il senatore Giovanni di Casalbara, avesse letto uno di quegli articoli, avesse intravisto in qual "baratro di imbrogli e di immondezze" veniva trascinato il suo nome, avrebbe certo trovato la forza di sconfessarli tutti, di rinnegarli tutti, di dimettersi senz'altro e la ribellione del duca avrebbe segnato il principio della fine.

Un giorno, finalmente, Matteo capitò egli stesso a Casalbara, accigliato, imbronciato, ma parlò soltanto con Nora, chiuso in camera con lei, in gran segreto.

--È venuto il giorno che non doveva venir mai se il mondo non fosse tutto una genìa volgare.... plebea d'ingrati, di traditori! Quel melenso del Vergani! Quell'asino del Bizzarelli!... Persino quell'eterno spiantato rompiscatole del Brunetti!... Tutta gente creata da me! messa al mondo da me! sfamata da me! Tutta gente che io stesso ho voluto nel Comitato! E adesso mi si rivoltan contro! Egoisti!... Pezzenti!... Traditori!

Nora fissava lo zio Matteo, attonita.

--Ma io?... Cosa c'entro io?...

--Quando scadevano le cambiali del Kloss, come le hai pagate?... Coi denari miei, procurati da me. Io, io ti ho dato in varie riprese centosettantamila lire! Venticinquemila stipendio di tuo marito: siamo in regola--quarantamila seconda ipoteca sul palazzo di Milano e sui fondi di Casalbara--siamo in regola. Il rimanente, centocinque mila lire, bisogna che tu me le procuri fra una settimana, più presto che puoi: per l'assemblea degli azionisti. È imminente!

--Io?... Come?--esclamò Nora colpita.

--Colla guerra che ci fa il Kloss, quel boemo nefando, non è più possibile far ballar delle cifre dinanzi agli azionisti. Urge provvedere, riparare, rifondere Bisogna tener in piedi la baracca oppure è un precipizio generale.

--E io devo trovare centocinquemila lire? Ma dove? Ma come? Devo trovarle in una settimana?

--Più presto, più presto che puoi!--replicò aspro Matteo.

Ma come fo? Come fo?... Come posso fare?--balbettava Nora tremante, convulsa.--Come posso fare?...

Matteo Cantasirena si strinse nello spalle, soffiò: poi di colpo pestò un piede per terra furiosamente.

--Per Dio!... Pensaci! Io ci ho pensato per la mia parte! Il Fontanella ha pensato per la sua. E anche tu devi pagare i tuoi debiti! E presto! Io devo ritornare sul momento a Primarole, smascherare, oppormi, sbaragliare quegli ingrati, quelle canaglie, quei sicari della _Cisalpina_, sicari prezzolati, raggirati, ipnotizzati dal Kloss, da quel boemo.... purulento! Tu cerca, vendi, trova: è l'ora di metter giudizio, di finirla colle.... _menestrellate_, e di pagare i debiti!

Nora afferrò lo zio Matteo per un braccio, fissandolo.

L'altro rispose un po' scosso da quello sguardo:

--Lo sapevi.... ti avevo detto che era stato il giro di uno dei capitali fluttuanti.... della _Cisalpina_.

Nora continuò a stringergli il braccio e a fissarlo; poi gli bisbigliò sul viso, sordamente, cogli occhi torti, la bocca torta, le ciglia aggrottate:

--Per farmi fare a tuo modo mi hai assicurato che bastava pagare gli interessi....

--Lo credevo.... lo speravo!

--Per indurmi a fare a tuo modo,--continuava l'altra diventando livida, ancor più contraffatta, più minacciosa,--per trascinarmi nelle tue mene, per poter sfruttare mio marito, il suo nome, il suo titolo, il suo onore, perchè io ti servissi ciecamente, stupidamente, anima e corpo, mi hai sempre ingannata! Hai mentito con me. Sei stato falso, ipocrita, bugiardo, e credi ora di venir qui ad importi, a spaventarmi, quasi ad aggredirmi in casa mia? Ti ho mai cercato io?... Sei stato tu a venirmi fra i piedi, a offrirmi i tuoi servizi, i tuoi denari, le tue fanfaronate!... Ad avvilirmi, a violentarmi nella mia anima, nel mio cuore, nelle mie rivolte!--E Nora, spinto lontano lo zio Matteo, camminò su e giù per la stanza furibonda, fremente di collera, poi a un tratto sembrò calmarsi:--Ti devo centocinquemila lire? Sta bene: quando le avrò, te le darò; cosa c'entro io colla _Cisalpina?_

Matteo levò le braccia al cielo.... barcollò.... poi si buttò sopra un canapè dimenandosi, torcendosi, gemendo:

--La mia figliuola!... Anche la mia figliuola!... Il mio unico affetto.... superstite!... La rovina è completa...; povero il mio Fara-Bon.... hai fatto bene a morire.... Crolla la _Cisalpina!_ Crolla la famiglia! Crolla la patria! Anche il fallimento.... l'ultimo fallimento!... Il fallimento del cuore!...--E scoppiò in lacrime continuando a dimenarsi, a rivoltarsi, mugolando sopra i cuscini del canapè.

Nora non lo guardò nemmeno; gli rispose brutalmente:

--Se non potevi.... non dovevi darmelo quel denaro.

--Ma, spensierata figliuola, tu ti sei pure compromessa in questa.... operazione! E come mi sono compromesso io e quel buon Fontanella!... Tu pure.... hai firmato.... ha firmato tuo marito....

Nora impallidì nuovamente, nuovamente aggrottò le ciglia e si avvicinò allo zio Matteo, domandandogli con un fremito crescente nella voce:

--Che cosa mi hai fatto firmare? Che cosa mi hai fatto fare?... Che cosa hai pensato, inventato.... per rovinarmi?

Cantasirena rimaneva accasciato, affranto:

--Non avvilirmi tu pure!... Non imperversare contro di me! Pensa al mio passato, splendido, glorioso, alla mia vita di sacrifici, di lavoro.... a quello che ho fatto per tutti, anche per te, e risparmiami l'ultimo colpo.... non abbeverare di fiele l'agonia delle mie più belle speranze! Se ho errato.... eccolo il solo, il grande, l'eterno colpevole!...--e si picchiò sul cuore. Poi soggiunse sommessamente, quasi umilmente, continuando a modulare la voce fra i sospiri e i gemiti:--Non ti ricordi, figliuola mia, quella nostra.... combinazione.... di Camposelice?

Nora si ricordava quel nome, si ricordava che lo zio Matteo aveva fatto firmare delle carte a lei e a suo marito, ma non si ricordava altro.

--Che cosa mi hai fatto firmare?... Che cosa?

Cantasirena cercò di calmarla,

--Forse.... basterebbe poter avere le centocinquemila lire.... solo per pochi giorni. Se la _Cisalpina_ riesce a vincere il panico, un panico artificiale, se riesce a superare la crisi, allora, non dubitare, Eleonora mia, con un nuovo spostamento di capitali, si potrà riattivarne la.... circolazione! Ma in questi giorni terribili con quel branco famelico di cani, aizzati dal Kloss, col Vergani, col Bizzarelli, con quell'ingrato del Brunetti.... morto di fame in sempiterno, siamo giunti.... al _redde rationem_....--E Matteo sospirò, tornò a singhiozzare:--Siamo sotto la minaccia del fallimento, della bancarotta, dei processi! Dei processi.... con tutte le loro odiose conseguenze!

--Che cosa mi hai fatto fare? Che cos'è l'imbroglio di Camposelice?

Era questo che premeva a Nora di sapere, questo soltanto.

Matteo Cantasirena allora le spiegò diffusamente, con ogni particolare quella _semplice_ e _transitoria_ operazione _di spostamento_.

Per l'urgente necessità di avere il Casalbara alla presidenza, per rimediare ad altri pasticci sociali.... e personali, Matteo Cantasirena, che credeva davvero la _Cisalpina_ una maravigliosa fabbrica di milioni e immaginava quasi in buona fede di esserne il proprietario, aveva indotto il Fontanella ad intestare "per il momento" alla duchessa di Casalbara i vastissimi latifondi di Camposelice nel Cremonese, e appena le terre figurarono quale proprietà dei Casalbara, Cantasirena si procurò, su quei beni, a nome della duchessa, un prestito d'oltre trecentomila lire e divise la somma con Nora e col Fontanella, attendendo il momento di rimettere a suo posto il capitale.... fluttuante coi primi lucri della _Cisalpina_. Ma adesso la minacciata sospensione dei lavori, la probabile liquidazione della Società, la presentazione dei bilanci indetta per l'assemblea, erano la rivelazione di ogni cosa, la rovina, il disonore, lo scandalo.... il processo.

--Sicuro, un processo,--concluse Matteo mestamente,--un processo con tutta la sua volgare teatralità! Al giorno d'oggi, figliuola mia, in che mai si può sperare? Smarrito ogni grande, ogni alto ideale, non c'è più rispetto, non c'è più gratitudine per nessuno!

A questo punto ebbe un nuovo impeto di sdegno e balzando in piedi, pestando i piedi esclamò:--No per Dio! Non valeva la pena di far l'Italia, quando chi l'ha fatta deve fallire!

Nora non gli badava più: aveva capito questo: che si era compromessa, che le centocinquemila lire occorrevano assolutamente, subito, o anch'essa sarebbe stata travolta negli scandali, nei disastri della _Cisalpina_, e questa volta rovinata interamente, irreparabilmente, rumorosamente.

Bisognava trovare le centocinquemila lire: a questo pensava Nora, a nient'altro.

--Come trovarle?... Dove trovarle?... E subito!... E subito!

Era presso alla finestra: Pietro nel giardino, si aggirava inquieto: aveva visto il direttore imbronciato e temeva che avesse tutto scoperto, temeva che il loro amore e le loro imprudenze fossero la causa di quella collera, l'argomento di quel colloquio che non finiva mai.

--Come trovarle?... Dove trovarle?

E la vista del Laner accresceva l'orgasmo, la smania di Nora, la sua smania di correre subito a Milano, di trovarle subito, e tornare a Casalbara ancora con Pietro.... più felice dopo quei due o tre giorni di ansietà, di angosce, nei quali non lo voleva vicino, perchè le sarebbe stato d'impaccio.... Oppure, appena trovate le centocinquemila lire, telegrafare a Pietro, farlo venire a Milano, rimanere con lui, loro due soli, tutta una settimana, giorno e notte!--Ma adesso, no, non bisognava dirgli nulla!--E per non vederlo, per dimenticarlo, si allontanò dalla finestra.--Dopo, dopo, di nuovo, tutta per lui: ma adesso non bisognava pensarci: adesso bisognava trovare i danari.

--Come?... Come trovarli? Come farò?

E rimase a lungo immobile, diritta, sola in mezzo alla stanza.

Lo zio Matteo se n'era andato chetamente.

Rimase assorta, intenta, a pensare, a pensare.... colle ciglia aggrottate, colla riga bianca in mezzo alla fronte, sempre più profonda, sinistra.

--Come trovarli? Come farò?

A un tratto ebbe un lampo di gioia negli occhi, nel viso: era la decisione.

--Sì! Il signor Galli!---mormorò.

E lei stessa corse a telegrafargli alla stazione:

"Arrivo stasera Milano. Venga subito.

"ELEONORA CASALBARA."

IX.

Il signor Ambrogio Galli, appena ricevuto il dispaccio della duchessa, consultò in fretta l'orario.

Sarebbe arrivata alle dieci e mezzo!

E un quarto d'ora prima egli era già alla stazione ad aspettarla, messo in tutto punto, col cappello a cilindro, l'abito nero, i guanti color sangue.

--Povera signora! Così dolce, così affabile... e tanto disgraziata!...

Nora, nei varî colloqui che in quel frattempo aveva avuto per affari col signor Galli, era riuscita ad inspirargli un senso vivo di simpatia e di pietà. E però, il grave procuratore si mostrava sempre per lei premurosissimo, pieno di rispetto, di riverenza, di devozione.

--Povera signora!... ancora così giovane... così dolce, affabile e tanto disgraziata!--E il buon signor Ambrogio sospirava anche alla stazione, mentre aspettava la signora duchessa; e pensava, con un certo orgasmo, che se le avesse telegrafato soltanto il giorno dopo, egli sarebbe stato a Torino per la Banca, non avrebbe avuto il dispaccio, e la signora duchessa arrivando e non vedendolo e non ricevendo nessun avviso.... chissà che cosa avrebbe pensato!

Il signor Galli, l'avventore domenicale del Trenk, il grave procuratore della banca Kloss, subiva fortemente il fascino della "gran signora" il fascino di quel lusso elegante, squisito, il fascino di quella bellezza, che per un senso intimo, arcano di pudore, egli non aveva mai osato di constatare seco stesso, limitandosi a dire:--Dolce, affabile, buona..., ma non mai bella: dicendolo avrebbe arrossito.

Il fascino, l'incanto di Nora per il signor Galli, per il socialista umanitario, non poteva essere, non era altro che pietà. Egli lo pensava in buona fede e ne era in buona fede convinto. La signora duchessa non era stranamente bella e stranamente bionda.--No!--Per lui, non era altro che una vittima!

--Così buona... e tanto disgraziata!--

Era una vittima! Una povera vittima. Anche nel dissesto del duca di Casalbara, la vittima, la sola vittima era la povera signora duchessa... così dolce, così affabile... e tanto disgraziata! La povera signora duchessa avrebbe dovuto imporsi privazioni, sacrifici, per i vizi--il giuoco, le donne--per la spensierata e pazza prodigalità di quel vecchio balordo, che l'aveva sedotta, ingannata.

--Io non sapevo niente... niente... niente...--aveva detto Nora, vivamente arrossendo, al signor Ambrogio, il quale le aveva creduto, arrossendo a sua volta, e compassionandola, col respiro oppresso, affannoso.

E come essa era la vittima di suo marito, lo era pure di tutti gli altri. Il signor Galli aveva dimenticato affatto "la figliuola dello zio Matteo", la signorina Cantasirena. Per lui non c'era più che la signora duchessa, la buona signora duchessa, raggirata da quel vecchio imbroglione! E, Dio, Dio, che pietà, che orrore!... Era pure la vittima.... la vittima designata, predestinata, del signor Kloss!

Questo, il Galli, lo pensava con un brivido: un brivido che gli correva per tutto il corpo, che gli saliva, con un'onda di sangue, dal gran cuore al grosso testone.

Il signor Kloss non voleva soltanto vendicarsi della signora duchessa: il vecchio satiro le aveva ficcato gli occhi addosso: voleva rovinarla.... per poi raggiungere il suo fine!

Quando il Kloss era ritornato da Carlsbad, aveva fatto varie domande al signor Galli, relativamente agli affari del suo amico Casalbara; e sdraiato sul sofà--dimenando le gambette arcuate, sghignazzando, rosso in viso, con gli occhietti lustri--veniva allora dall'aver fatto colazione,--parlò, lanciò qualche frizzo anche a proposito di _cuella matama_.... di quella _pionta marafigliosa_ ma _pericolosa_. Poi rivoltandosi sul sofà, arricciolandosi i baffetti duri colle dita pelose, fece certe domande strane intorno alla signora duchessa che al grave e serio procuratore parvero irriverenti, sfrontate.... oscene.

--È vero che si è ingrassata?... È una donna che può ingrassare senza danno!--_Pussée ghe n'è, mei anca mò!... Che spall! E che fitin!_--E il signor Kloss si stringeva colle due mani la vita.--_E che gamb!_...--Poi, balzando dal canapè e saltellando e fregandosi le mani come per scuotersi di dosso la lussuria, aveva esclamato sogghignando:--_È una pellissima catta, ma prima de aferla in te le man, mi voléssi per prutenza tajagh i ong!_

E l'onesto, il buono e semplice signor Ambrogio, era rimasto stranamente impressionato da quei discorsi.

Correvano, fra gli impiegati della banca Kloss, aneddoti, racconti misteriosi, inverosimili, perfino leggende fantastiche e terribili, sulle arti, le manovre, il potere irresistibile, diabolico, del banchiere milionario quando si trattava di raggiungere il suo fine, di arrivare ad "_afere in te le man_" _le pussee pelle racazze, i pussee pei tonnell de Milan!_

E i più pettegoli e chiacchieroni di quegli impiegati esageravano sul conto del principale: quando il signor Kloss voleva una donna, qualunque fosse, ci riusciva, a costo di commettere un delitto, o di spendere un milione.

E il signor Galli aveva pur sentito a raccontare, sebbene alterata nella sua tragica fine, la storia di quella povera ragazza che _subito dopo_, pazza d'orrore, si era buttata dalla finestra.

Sano, forte, operoso, il signor Galli era sempre stato casto, com'era sempre stato onesto. I vizi del signor Kloss e della gente come il signor Kloss, erano per lui un mistero.... un mistero attorno al quale indagava adesso per la prima volta, inorridendo, rabbrividendo.

--Che cosa aveva fatto a quella povera ragazza perchè, _subito dopo_, pazza d'orrore si buttasse dalla finestra?...--E inorridendo, rabbrividendo, correva col pensiero alla signora duchessa, la nuova vittima designata, e questo pensiero era per lui un'oppressione, un orgasmo, un'ossessione.... Vedeva gli occhi languidi e dolci della giovane signora, atterriti e pieni di lacrime... udiva quella sua voce così armoniosa e tenera nella preghiera e soave nel lamento.... la udiva rotta, soffocata dalla sghignazzata triviale, dalla parola turpe, oscena, prepotente del Kloss.

Il treno preso da Nora era un diretto e arrivava allora, in orario.

Il signor Galli, dietro il cancello, si alzò sulla punta dei piedi, per scoprire la signora duchessa tra la folla dei viaggiatori. La folla ingrossò in un attimo.... poi in un attimo diradò: il signor Ambrogio tornò ad alzarsi sulla punta dei piedi, ad allungare il collo.

--Non c'è?... Non è arrivata?

Ad un tratto chinò gli occhi.

Non l'aveva altro che intravista: non aveva veduto che i capelli biondi sotto un gran velo grigio, e il luccichio dei grossi brillanti alle orecchie: nient'altro.

--Eccola!--aveva detto tra sè.

Nora si avanzò lentamente, diritta, sicura: appena vide il signor Ambrogio gli sorrise, ma poi diventò triste.

Il signor Galli corse a toglierle di mano la piccola borsa.

--Sola? signora duchessa?

--Ho telegrafato a Teodoro,--era il portiere.---Sua moglie, la Vittorina, mi farà da cameriera. E poi bisognerà bene che mi abitui anche a farne senza.

Il signor Ambrogio aveva indovinato quello che Nora aveva detto, senza aver inteso bene.

--Cos'era accaduto di nuovo?... Ah, povera signora! Nora entrò in un brum, con un piccolo salto leggero, grazioso, mentre il fruscìo delle vesti, delle sottane di seta, pareva uno stormir di fronde e un batter d'ali: in fretta si restrinse nel posto, guardando il signor Galli, aspettando che salisse. Ma il signor Galli, non pareva risolversi.

--Venga dunque.... faccia presto!

--Io potrei... andare a piedi.

--Ma che! Faccia presto.

Il signor Ambrogio salì battendo col cilindro nella carrozza, poi si curvò, si abbassò, entrò, respirando con fatica, colle mani che gli tremavano leggermente.

Il brum era già tutto pieno del profumo di Nora, del suo odore di bionda e di _lilas de Perse_.