Chapter 25
E Pietro non vedeva più il bel viso irradiato dall'amore, ma contraffatto dall'ira. Non più la Nori, ma la Casalbara, la duchessa, così in alto, in tutta la pompa, il fulgore di una bellezza maestosa, regale..., tutta cosparsa, circonfusa di gemme.... Ed egli se ne era impossessato, aveva abusato di lei come un miserabile, come un ladro....
--Sì! era stato lui il demente!... Era stato lui l'ubriaco!
E Nora non veniva! Non si vedeva ancora! Oh, se lo avesse amato davvero, se lo amasse, sarebbe corsa! Sarebbe lì!...
In quel punto, voltandosi quasi furtivamente, spaurito, verso la villa, vide la bella figura bianca, sotto un ombrellino rosso che scendeva lentamente dal terrazzo: Era lei!...
E appena Pietro la vide, ancora da lontano, svanirono, come per incanto, tutte le inquietudini, tutti i timori, i dubbi pazzi, fantastici! Vedendola appena, ancora da lontano, vedendola avvicinarsi diritta, tutta bianca sotto l'ombrellino rosso, col passo ritmico e sicuro, mollemente, elegantemente ondulando, svanivano le cupe immagini e lo invadeva tutto, e gli saliva dal cuore al cervello, gli saliva giubilante, festante, l'amore!
Lentamente, cercando sempre di nascondersi perchè nessuno della villa lo potesse scorgere, le andò incontro.
Essa gli accennò graziosamente del capo, e gli sorrise: quando gli fu dinanzi, ferma, sempre diritta, gli sorrise nello stendergli la piccola mano, senza guanto, profumata e fresca come un fiore, come molti fiori: e la manina non tremava, stringeva forte.... Nora non arrossiva: continuava a sorridere fissandolo, fissandolo bene negli occhi, arditamente.
Fu Pietro Laner, invece, che arrossì, sotto quello sguardo lucente, fisso, evocatore.... e abbassò il capo.
Quando tornò a guardarla, essa lo fissava ancora: non gli disse niente: gli mandò un bacio, stringendo e allungando le labbra.
Pietro lo sentì, con un brivido di piacere.
--Oh, Nori....--e disse tutto non dicendo altro che questo:--Oh, Nori.
--Ti ho fatto aspettare, non è vero?--gli domandò la duchessa colla bella voce limpida e scolpita.--Ti ho fatto aspettare! Ma se tu sapessi quell'uomo! Dio, com'è noioso! noioso! noioso! Sono passata un momento, a vedere come stava. Sai che ieri sera si è sentito malissimo? Tutta notte le palpitazioni di cuore! Quando poi è ammalato e ha paura, diventa ancora più noioso.... e più insistente. Voleva alzarsi per scendere con me in giardino! Figurati! Ho fatto due occhi al dottor Foresti! Lo terrà in letto fino all'ora di pranzo!--Stamattina! Pensa!... Aveva scelto bene la mattina per seccarmi!
E Nora sorrise ancora, ma adesso cogli occhi sfavillanti, colle nari dilatate, colla bocca rossa e umida, sulla quale pareva fremere il desiderio, dalla quale pareva prorompere la gioventù, la salute, l'amore.
--Appena ho potuto--esclamò con un'alzata di spalle--ho piantato quel noioso col dottor Foresti e con Evelina!
Pietro, a quel nome "Evelina" buttato lì così, distrattamente, si turbò: quel ridere di Nora gli sembrò sguaiato.
Intanto erano giunti presso il cancello: ma lo trovarono chiuso.
Nora, subito, si arrabbiò e pestò i piedini con furia:
--È un gran stupido quel giardiniere! Stupido! Stupido!
Passò dal viale in mezzo al giardino, guardò verso la villa, se c'era qualcuno--Nessuno!--Allora, circondando la bocca colle piccole mani cave, trasparenti al sole e scintillanti di gemme, cominciò a gridare forte:
--Oouh! Oouh!....
Il giardiniere sbucò da una siepe: vide la duchessa: capì, si battè col pugno sul capo e cominciò a correre verso il cancello, cercandosi la chiave nelle saccocce.
Nora tornò nel viale, e passando dinanzi alla selvetta e intravedendo l'Ercole tra il folto dei rami, lo indicò a Pietro, stringendogli, pungendogli il braccio con un pizzico acuto delle unghie:
--Di'?... Quel signore?... Parlerà?...
Ma subito corrugò le ciglia, diventò rossa di collera, cambiò faccia, voltandosi a strapazzare il giardiniere che sopraggiungeva in quel punto ansante, trafelato e apriva il cancello.
--Ve l'ho detto cento volte! Voglio sempre trovar aperto la mattina! Pare impossibile! Tutti poltroni!
Il Laner supplicava Nora cogli occhi perchè si frenasse, perchè smettesse di gridare: ma Nora non gli badava.
--Bere! Mangiare! E basta!--Non si pensa ad altro.
Pietro, uscito dal cancello, andò innanzi, solo, di qualche passo.
--Anche quell'uomo lì--disse Nora raggiuntolo--è un protetto del signor Matteo!
Nora gli passò dinanzi e Pietro le tenne dietro: attraversarono i campi, per raggiungere un'altra stradetta solitaria, ombrosa, chiusa fra due rive strette di ontani.
Le erbe alte, la fioritura gialla, aurata, le macchie cupe, nereggianti dei gelsi, l'azzurro carico del cielo, l'orizzonte vasto, piano, uguale, infinito, e l'accension della luce in quella giornata limpida, sotto il sole scottante, davano alla pianura lombarda, così monotona e triste, i colori intensi, le tinte fantastiche, strane, evanescenti dei paesaggi orientali.
Nora, invece di parlar d'amore, cominciò a parlare d'affari; ma quietamente, senza più arrabbiarsi.
--Sai?... Io posso dire che non mi appartengo più: sono agli ordini del signor Matteo e della _Cisalpina_.--E per il signor Matteo sono stata costretta fino ad oggi a godermi quell'uomo, quel vecchio uggioso, odioso, pesante... a fingere ancora....--Ma adesso non ne posso più e basta! L'ho dichiarato anche al dottor Foresti.--Ci pensi anche lui: basta!
Tacquero; Pietro, riconoscente, si voltò a guardarla. Ma Nora non gli badava: non pensava a Pietro: era tutta intenta, assorta nel pensiero dello zio Matteo, degli affari.
--Il signor Cantasirena ci ha trovato, ci ha anticipato dei danari: e per questo si è imposto.--Sai che il Kloss, almeno pare, torna da capo a far la guerra alla _Cisalpina_?
--No--non so niente.
Pietro Laner, non faceva mai altro nel "Consiglio" che votare come voleva il direttore: il suo posto di "segretario particolare" si riduceva a copiare delle lettere e a far il correttore di bozze alle _Risorse Italiche_.... l'unico posto, oltre a quello di Mariano Perego, che avrebbe dovuto essere retribuito.
--Sai,--continuava Nora con certe risatine caustiche e ciniche, in cui si rivelava ancora la figliuola dello zio Matteo in guerra coi _Tirolesi_ e la maestra di canto e di pianoforte, la maestra della Schönfeld alla caccia di lezioni.... e di mariti.....--Sai, gli affari della Cisalpina, adesso che hanno fatto venire un'Eccellenza, andranno a rotta di collo!--Non si dice che i ministri del regno d'Italia sieno tutti iettatori?... È vero?--Tu che ci credi in queste cose, devi saperlo!--Ma ci vuol altro che un'Eccellenza "per sbaragliare il boemo!"
Pietro seguiva Nora ascoltandola silenzioso, tagliando coi colpi del suo bastoncino le erbe più alte, facendo scoccare dal gambo le margherite e i garofani selvatici.
Oh, anche adesso aveva ritrovata, _sentiva_, la Nora d'un tempo.... ma non la sua Nori buona.... la Nora scettica, aspra, cattiva!
Essa si animava soltanto quando parlava del Kloss! La sua voce allora diventava più calda; essa mostrava quasi del timore e insieme dell'ammirazione per il Kloss.
--Quello sì, è scaltro, furbo, abile! Sa frenarsi, fingere, piegarsi a tempo quando potrebbe essere battuto.... e intanto premunirsi per parare i colpi avvenire.... e prepararsi alla _revanche!_--Il Kloss!... Il Kloss è un uomo di talento!... Un uomo forte!... È un vero milionario!--Quello sì!--e Nora sospirò.
Che voleva dire quel sospiro, quel rimpianto?
Pietro si sentiva stringere il cuore, sentiva svanire la sua gioia. Seguiva Nora, sempre silenzioso, a testa bassa, tagliando, spezzando d'un colpo, col bastoncino, le erbe, i fiori e i ramoscelli più alti.
Quando ebbero raggiunto la piccola stradetta fra le due rive spesse di ontani, Nora si fermò un momento per respirare, all'ombra: poi ripresero il cammino.... l'uno a fianco dell'altro.
Anche Nora, adesso, taceva; era diventata pensierosa. Riandava il suo passato! Come era stata ingannata! Come si era ingannata!... E come aveva agito male con Pietro, col povero Pietro, in quel suo orgasmo, in quel suo impeto, in quella sua smania di ricchezza, di grandezza, di fasto!... Povero Pietro!--E Nora pensava a quell'altra passeggiata.... all'ultima passeggiata che avevano fatto insieme a Milano.... ai giardini.... dietro il Museo.... e rivedeva il viso pallido, straziato dall'angoscia.... sentiva quella voce rotta dall'amore, dal dolore e dalle lacrime.
--Povero Pietro!
Si voltò, guardò in fondo alla piccola stradetta, guardò innanzi.... non c'era nessuno.
--Povero Pietro!--gli si appoggiò al braccio amorosamente, si alzò in punta di piedi e lo baciò.
Pietro, sussultando, strinse Nora, tutta Nora, fra le braccia con un impeto di passione.
Essa, spaurita, si staccò da lui, divincolandosi.
Si voltò ancora a guardare in fondo della stradetta.--Non c'era nessuno! Allora tornò ad infilare la manina piccola, dalle unghiette che punzecchiavano sempre, sotto il braccio di Pietro, e di nuovo si appoggiò a lui con tutto l'abbandono.
--Hai scritto a Milano che resti qui?
--Non è possibile, cara: mi aspettano al giornale.
--Al giornale ne prenderanno un altro: fa un po' il piacere!--e fermandosi, fissando il Laner duramente gli disse:
--Voglio così! Ricordati!
Poi si placò, tornò a camminare:
--Fa un po' il piacere! Ti ha sfruttato abbastanza quel signor Cantasirena. Finisce col farti fare il correttore del suo giornale dopo aver cominciato col rubarti....--sì, sì, è tempo di dir le cose come sono....--col rubarti ventimila lire!
--No. Me le ha restituite.
--Lui?... Io!...--Nora si fermò, non aggiunse altro.
Ma Pietro capì, in quell'attimo, che le sue ventimila lire erano state pagate dal Casalbara.... dal duca.... dal marito!
Nora, vedendo Pietro così accigliato, torvo, credeva non sapesse come cavarsela, come scrivere al direttore che non tornava a Milano.
--Non far tanti complimenti, che non li merita. Telegrafa al giornale che resti a Casalbara perchè ci resta tua moglie.
--Appunto,--rispose Pietro, sempre a testa bassa:--anche per....--e fece uno sforzo per poter dire "mia moglie"... anche per mia moglie.... devo partire.
--Questo poi no!--E subito apparì e disparve, fu un attimo, la piccola ruga in mezzo alla fronte. Ma Nora tornò subito a placarsi ed esclamò con un'alzata di spalle:
--Tutte ragioni e parole inutili! Io non ti lascio partire; non voglio! Al resto pensaci tu!--E cambiò discorso ridendo, cantando, deliziandosi in quella dolce frescura, sotto l'ombra quieta e solitaria, fermandosi qua e là per raccogliere i piccoli fiorellini fra l'erba umida, rigogliosa della riva, inginocchiandosi sulla sponda, sorretta, tenuta da Pietro, per bere nel cavo della mano, come da una conchiglia rosea, l'acqua chiara, limpida, gorgogliante del rigagnolo. Poi, ad un tratto, esclamò con un piccolo grido di gioia:
--Eccola! Eccola!--La madonnina!... Sapevo che c'era!
E corse via dal Laner: corse a sedersi sotto una piccola cappelletta, diroccata, che al di là della riva, un po' innanzi nel prato, rimaneva nascosta dalla siepe alta. Quella cappelletta era chiamata dai contadini la Madonna del Sole.
--Non la vedevo più!... Credevo di essermi sbagliata!--e si chiamò il Laner vicino, mentre gli faceva posto, restringendosi, allungandosi nelle sottane rumorose e fragranti di mussolina bianca e di seta.
--Vieni qui!
Nora si era seduta sul piccolo inginocchiatoio di pietra voltando le spalle all'altare.
--Vieni qui!--E stese le mani, prendendo le mani di Pietro, intrecciando le dita, facendo forza per attirarlo a sè, dimenandosi mollemente:
--Vieni qui!
Pietro, fissando l'immagine stinta, scrostata dell'altare, esitava.... Era rispetto?... Era timore?
--Vieni qui!... uomo superstizioso!...--E Nora sorrise, poi diventò più tenera e i suoi occhi si fecero di una vivezza languida, esclamando:--Uomo mio.... mio.... mio! Vieni qui! Essa lo attirò con più forza: Pietro le cadde dinanzi in ginocchio.
"Ti amo..." balbettò, guardandola, ammirandola, adorandola.
--Mio! Mio! Mio!--e Nora lo baciò nei capelli. Poi gli alzò il capo: voleva vederlo; gli parlò sulla bocca, sugli occhi, stringendolo, accarezzandolo sempre.
--Sai, quando ho cominciato a volerti bene? L'ultimo giorno, quando siamo andati in collera, dopo che mi hai fatto quella scena tremenda ai _Giardini_. Dio! quante me n'hai dette! Come ho sentito che mi avresti ammazzata!... E come ho sentito tutto il tuo amore! Non ti avevo mai veduto piangere; tutta notte non ho veduto che le tue lacrime, la tua faccia pallida, addolorata, furibonda! Tutta notte non ho veduto che te, non ho pensato che a te!... E ti ho desiderato.... lì.... con me. Era la prima volta; ho cominciato allora. Tu mi vuoi bene, oggi, come quel giorno?... Io di più, molto di più, di più, di più, di più!... Ma ho cominciato allora! Ed oggi sono tua, pensa, tutta tua,--tutto ciò che vuoi!--E soltanto tua!...--Capisci cosa voglio dire?--Ho cominciato quel giorno, quella notte, e poi sempre, sempre.... e durante tutto il tempo, prima di maritarmi, che noia certe volte, e che dispetto! Che rabbia! E quando ti sei ammalato?... Dio, come ti volevo bene! E dopo, quando sei guarito ed hai sposato Evelina, come ti ho odiato! Ma lei, sempre più di te! È stato allora, per avere la mia rivincita, per vendicarmi, che ho finto, persino con me stessa, d'innamorarmi di mio marito. Pensa!... Ero matta! Era un farmi venir voglia di te.... ancora di più! Poi quando ti ho rivisto la prima sera, appena ritornata a Milano, in via Santa Margherita, ho subito capito che non eri felice.... e ne fui tanto, tanto contenta! Poi ho voluto avere Evelina.... per tenerla lontana da te.... e per esser io vicina a te.... ma tutto ciò senza pensarci, senza un calcolo prestabilito.... _per forza!_... come sapevo che _per forza_ doveva finir così.... E mentre ti facevo tutti quegli sgarbi, ero sincera.... Era vero che ti odiavo! Ti odiavo, ti odiavo, perchè capivo che.... _per forza_.... sarebbe finita così.... così. Dammi un bacio!
Quando ritornarono alla villa, fecero tutta la strada assai lentamente: Nora sempre al braccio di Pietro, gaia, giuliva, saltellante....
Pietro, invece, agitato, inquieto.
E quando di nuovo, furono dinanzi al piccolo cancello, Nora, staccandosi da Pietro per entrare, stringendo, allungando le labbra, gli mandò ancora un ultimo bacio.
--_Mio_, ricordati!--mormorò. E passò innanzi.
--Entrerò dall'altra parte, perchè non ci vedano insieme,--le disse il Laner.
--Che importa?... Devono abituarsi!--esclamò Nora, e appena dentro, si appoggiò di nuovo al braccio del Laner, avanzandosi diritta, sicura, mollemente ondulando in quell'ombra calda, odorosa del viale.
Pietro era inquietissimo.
--È un capriccio!--bisbigliava.
--Che importa?... Devono abituarsi!
--Lei! Evelina!...--esclamò Pietro ad un tratto, vedendo sua moglie sbucare nel viale e correre in fretta verso di loro.--Evelina!--E di colpo, si allontanò da Nora.
La duchessa continuò a camminare tranquillamente, sempre ondulando, e facendo roteare l'ombrellino rosso, che teneva aperto, appoggiato sulla spalla.
Evelina non badò punto a suo marito: si fermò, parlò in fretta con Nora:
--È arrivato un dispaccio per te, d'urgenza. Tu non c'eri, e lo portavano al duca: ma io non ho voluto. Ti ho aspettato apposta per consegnartelo subito.
--Hai fatto benissimo.
E Nora, lentamente aprì il dispaccio, e lesse a mezza voce:
"_Attenzione posta: impedire Giovanni lettura giornale Italia, assolutamente!--Matteo._"
Nora, non capiva: fissò Pietro Laner, interrogandolo cogli occhi stupiti.
Ma Pietro ne capiva ancor meno; non era stato attento alla lettura del dispaccio: aveva un solo pensiero, un solo spavento:
--Se mia moglie mi guarda in faccia, tutto è perduto!
Ma Evelina non gli badava.
--È chiarissimo!--esclamò.--Nell'_Italia_ ci sarà qualche articolo contro la _Cisalpina_ che il duca non deve vedere.
--Certo!...--esclamò Nora a sua volta.--È così.
Allora la signora Laner si rivolse a suo marito:
--La posta arriva a momenti: corri a ritirare tutti i giornali: fa presto.
Pietro Laner sparì come un lampo.
--Dio, vi ringrazio! Dio, vi ringrazio!--balbettava correndo.
Era affannato da una paura strana, sciocca, irragionevole, quasi fantastica. Aveva paura delle imprudenze di Nora, di tutto ciò che Evelina avrebbe fatto per vendicarsi, della collera terribile del duca. Ma quando, coll'immaginazione, si trovò faccia a faccia dinanzi al duca, allora si fermò, si calmò, scemarono le ansie e i rimorsi.
--Oh, infine!... Dente per dente, signor duca! Nora era la mia fidanzata! Era la mia sposa! È stato lei a volermela portar via!... A noi due se vuole: e quando vuole!
Pietro sorrise fieramente: con un colpo della mano si aggiustò il cappello a cencio, poi non pensò più altro che a Nora e alla gioia d'averla, ed entrò nell'ufficio della posta, zufolando.
Nell'_Italia_, come la signora Laner aveva preveduto, c'era appunto un fierissimo articolo contro tutta la _Cisalpina_, i suoi amministratori, i suoi fautori: contro il Ministro dei Lavori pubblici "che si era recato a Primarole come Arrigo IV a Canossa, umile e _colla testa nel sacco_, a placare, a propiziarsi i pontefici massimi dell'estrema sinistra: contro gli onorevoli Bonforti e Ghirlanda, che messi puerilmente in apprensione da certe inabili manovre elettorali, venivano a patti e firmavano compromessi PERSINO con un signor Matteo Cantasirena!" Ma l'attacco più fiero, più sanguinoso era diretto, quantunque l'_Italia_ non lo nominasse, contro il duca di Casalbara:
"Una vecchia insegna ritinta: una delle più goffe cariatidi del patriottismo d'occasione, di parata, di mestiere! Un martire sfruttatore del martirio altrui! Un eroe da _restaurant_, da camere ammobiliate, che a furia di alterigia e di prosopopea era riuscito a conservare durante una lunga vita, tutta spesa fra i bagordi e le ba....gorde, una popolarità presa a nolo durante le baldorie del cinquantanove e del sessanta, e che adesso ancora gli riusciva di sfruttare, al tanto per cento, nelle carnevalate della _Cisalpina_."
--È il Kloss!--mormorò Evelina, appena ebbe finito di leggere l'articolo.
--È il Kloss! È il Kloss!--rispose Nora furente, rossa di collera.
Tutt'e due avevano scoperto il boemo nell'ispiratore dell'articolo, dalla violenza brutale dell'attacco e più ancora da quella parola _carnevalata_.
Ma l'_Italia_ non fu altro che un preludio, una prima squilla: ogni giorno capitava un dispaccio: sopprimete il _Mattino_: sopprimete il _Radicale_: sopprimete la _Gazzetta Lombarda_: sopprimete il _Moderatore_: sopprimete la _Durlindana_.
Matteo Cantasirena aveva paura che il Casalbara, leggendo qualcuno di quegli articoli, infuriandosi, perdesse la testa.... e mandasse le sue dimissioni da presidente della _Cisalpina_, e perciò telegrafava, continuava a telegrafare: gli avrebbe soppressa anche l'aria.
E tutto questo da fare, tutta questa nuova e penosa sorveglianza, era affidata alla signora Laner.
Nora non voleva saperne: prima si era sdegnata contro quegli articoli, poi aveva detestato ancor di più suo marito che andava perdendo persino il prestigio, l'aureola del grand'uomo, che l'aveva ingannata anche in questo, e se ne vendicava col Laner.
Oh, Pietro! Pietro! Com'era stata ingiusta, pazza, quando lo aveva abbandonato!
Era sempre con Pietro, tutto il giorno: o fuori con lui a passeggiare.... fino alla Madonna del Sole.... o anche più in là.
Evelina, perciò, doveva pensar lei, a sopprimere i giornali, a rispondere alle lettere, ai telegrammi. Doveva pensar lei alla casa e al duca; Nora le aveva affidate tutte le chiavi, e perchè le avesse sempre pronte con sè, le aveva regalato anche la sua magnifica borsetta, quella colla cerniera e la catenella d'oro.... e le aveva regalato anche la cintura d'argento russo da tenerla appesa.... e anche della tela, molta tela in pezza, la magnifica tela di casa Casalbara, che Evelina aveva già fatto portare a Milano dal cavallante.
Ma anche Evelina non sapeva più come fare, cosa fare: il duca, per quanto malandato di salute e di spirito, cominciava ad arrabbiarsi per le continue assenze di Nora, a meravigliarsi di non ricevere più i suoi giornali, e diventava sempre più diffidente, più sospettoso, più inquieto.
Giunse finalmente in aiuto il dottore Foresti: era stato a Milano, avea avuto un lungo colloquio con Matteo Cantasirena, e siccome si trattava adesso di dover sopprimere al duca anche le visite, non lasciandogli veder nessuno, non lasciandolo parlar con nessuno per un paio di settimane, il dottore aveva pensato di approfittarne per intraprendere una cura seria, un regime severo, di assoluta quiete, di assoluto riposo che riteneva necessario perchè il signor duca potesse rimettersi benino.
E non c'era tempo da perdere!
Subito, appena arrivato, il dottore Foresti, scambiate quattro parole colla signora Laner, entrò con lei dal malato.
Invece di trovarlo in letto, lo trovarono in piedi.
--Oggi mi sento benino, caro dottore!...--e gli stese la mano sorridendo.
Ma il dottore lo guardò in un modo così serio che gli troncò a mezzo quel sorriso.
--Glielo dirò io.... come sta!--esclamò gravemente. Lo fece sedere, distendere sulla poltrona, gli sbottonò la giacchetta da camera; gli ascoltò il cuore a lungo, mentre lo faceva respirare; gli picchiò colle nocche di qui.... di lì.... tornò ad ascoltarlo, a fargli emettere un sospiro lungo.... lungo.... più lungo.
L'occhio del duca, in tutte quelle operazioni, era fisso sulla faccia impassibile del dottore: e gli domandava ansioso, colla voce debole:
--E così, dottore?... Dunque?... Dunque?...
Il dottore continuava a non rispondere, ad ascoltare, a picchiare. Evelina chiudeva le gelosie, abbassava i trasparenti della finestra.
--Dunque, dottore?... Sto peggio?
Finita quella visita, il duca si sentiva peggio realmente.... peggio degli altri giorni; si sentiva freddo.
--Ho un po' di febbre, dottore?
Il dottore gli abbottonò la sottoveste: gli annodò la cravatta; Evelina portò un cuscino morbido di piuma che gli accomodò dietro le spalle, e una coperta nella quale gli avvolse le gambe.
--Dunque sto male?--balbettò il Casalbara atterrito, senza fiato.--Risponda.... mi dica la verità.
--Come gli altri giorni. Ma bisogna star meglio, bisogna star bene, completamente.
L'occhiata che il duca rivolse al dottore fu lunga, ansiosa, angosciosa.
--Come sto?
Il dottore si sedette vicino al duca, mentre Evelina gli aggiustava un altro guancialino sotto il capo, e gli metteva le mani, diventate fredde, sotto la coperta.
--Caro signor duca, bisogna pensare seriamente alla sua salute. No, no!--e gli sorrise affabilmente.--Non c'è da spaventarsi. Non c'è niente di assolutamente grave: ma il male non bisogna lasciarlo invecchiare: tanto più avuto riguardo allo stato cardiaco, alle palpitazioni intermittenti. Tutto l'organismo è scosso, infiacchito. La perturbazione è generale. Oggi, ripeto, siamo ben lontani da qualunque pericolo, ma è tempo di cominciare seriamente a curarsi.... per guarire davvero, e star bene davvero. Il più leggero strapazzo, un po' di freddo, un colpo d'aria, un colpo di sole, qualunque fatica, qualunque occupazione, scrivere, leggere, parlare, determinano subito l'accesso nevralgico, i disordini gastrici, le palpitazioni. Anche il senso acutissimo di fotofobia, del quale ella si è lagnato con me, parecchie volte, è determinato da una leggera alterazione del globo oculare.... che non dev'essere trascurata.
E il dottor Foresti continuò ancora per un pezzo, poi si avvicinò sorridendo al duca, gli prese la mano, e tenendola stretta fra le sue, gli disse, incoraggiandolo con molta effusione, quasi con tenerezza: