La baraonda

Chapter 15

Chapter 153,560 wordsPublic domain

Il povero Laner, quella sera, stentò assai a pigliare sonno. Pensava, sospirando, alla buona ragazza che soffriva tanto per lui, che aveva tanti dispiaceri per lui. E il direttore? Che canaglia! E se anche le ventimila lire fossero una delle solite promesse? E le zie?... E Nora?... Nora?... E i vestiti, i cappellini.... la biancheria di Nora?... E Nora e il Casalbara, e Nora del Casalbara, era tutto un tormento, un orgasmo, un eccitamento affannoso.

E anche il giorno dopo.... tutto il giorno solo! La padrona, che veniva a intromettersi, a chiacchierare finchè c'era il dottore; e poi solo, sempre solo, senza poter leggere nemmeno i giornali, senza poter scrivere nemmeno una parola alle zie, a nessuno. Voleva far dire a Evelina da Taddeo, che non lo abbandonasse, che non lo dimenticasse, ma anche Taddeo, tanto aspettato desiderato, non fu visto comparire.

--Ah, mio Dio!--sospirava il povero Laner quella sera, col dottor Foresti, senza sapere quanto fosse profonda la filosofia della sua noia,--ah, mio Dio!... pensare che la vita è così corta, e i giorni sono tanto lunghi!

--Domani le permetterò di alzarsi da mezzogiorno fin verso le quattro. Mangerà una buona zuppa la mattina, e sul tardi un'ala di pollo e le permetterò pure di bere due dita di vino, del barbera vecchio, o meglio ancora del bordò.

Infatti, il giorno dopo, quando venne il dottore, Pietro Laner era presso la finestra, sdraiato in un vecchio seggiolone, imbacuccato in uno scialle, colle gambe avvolte nelle coperte.

Il dottor Foresti lo trovò bene: notò che ogni giorno faceva passi da gigante, e, dopo essersi congratulato, gli portò i saluti del cavalier Cantasirena, incontrato allora sul Corso.

--Mi ha detto che oggi o stasera, verrà certo a vederla. Occorre che lei faccia presto a guarire. Deve essere il suo _alter ego_, il suo segretario particolare.

Il Laner volse al dottore lo sguardo incerto, smarrito:

--No, no; appena in gambe.... torno a Crodarossa!

--Ma come? In questo momento?

Pietro tornò a fissare il dottore: non capiva bene.

--Tutte le cantonate sono tappezzate di manifesti della _Navigazione Cisalpina!_ Si tratta, pare, di un'impresa di molti milioni. Lei saprà di che si tratta. Mi dica, mi spieghi; cos'è?

Pietro scosse la testa; non ne sapeva nulla, e tornò a borbottare:

--Appena è possibile, vado a Crodarossa!

E anche dopo, rimasto solo, continuava a scuotere la testa, a dir di no, di no, fra sè e sè.

Andarsene, fuggire, fuggire da Milano, fuggire da Nora, fuggire da quel desiderio che lo accendeva, fuggire da quella gelosia che lo divorava!

E sospirava Crodarossa. E il paesello gli appariva ancora più tranquillo, più chiaro, più ridente colla chiesa bianca, circondata dal piccolo cimitero, sulla collinetta alta, in mezzo al sole.

Là erano sepolti il suo povero babbo e il suo povero zio. Vedeva la fossa del babbo colla croce arrugginita, la tomba dello zio colle lettere dell'iscrizione ancora rilucenti. E ricordava le feste, i tridui, le campane, i mortaretti, e gli pareva che appena fosse tornato, appena si fosse rifugiato lassù, vi avrebbe ritrovato la pace di un tempo; senza pensare che quella pace tanto rimpianta, allora era lui che l'aveva dentro di sè, era lui, allora, che la portava nel cuore.

Sì, sì!... Le zie! Vivere unito sempre alle sue buone vecchiette.... Confidar tutto a don Giuseppe!... Farsi perdonare.... farsi assolvere.... e ricominciare una nuova vita, in pace con tutti, anche con Dio! E in fondo al cuore si acquetava anche il pregiudizio pauroso del venerdì. Avrebbe cominciato allora veramente a rivivere, a rivivere la vita dello spirito, la vita della grazia, la vita nuova!

Oh, come sospirava quel giorno! E vedendo il suo letto candido si sentì attratto anche da quel rifugio, da quella promessa di riposo, di oblìo.

Vi si trascinò solo; e la padrona, quando capitò col pollo e il bordò del _Cova_ portato da Taddeo, lo trovò già in letto.

Il Laner mangiò, divorò tutto in furia, e quando ebbe bevuto le "due dita" di vino eccellente sentendosi rianimare ne domandò ancora:

--È così piccolo il bicchiere.... un bicchierino da rosolio....

La padrona si lasciò commuovere: versò un altro dito di vino, poi se ne andò, portando via la bottiglia.

Ma il cibo, il bordò, gli diedero un orgasmo affannoso, un caldo insopportabile.... Si soffocava.... Che afa! voleva far temporale!

--Oh Nora! Che infame! Che infame! Darsi, vendersi a un vecchio!

Quell'ora vicina al crepuscolo era più fosca e buia por il cielo annuvolato.

--Che caldo! Dio! Che noia! Sempre solo, senza poter leggere, senza poter scrivere....

A un tratto, sentì un passo, un fruscìo nell'altra camera, poi la voce di Evelina.

--Si può?

--Venga! Venga!--esclamò il Laner tutto consolato.--Finalmente, signorina! Credevo mi avesse dimenticato, che non venisse più, nemmeno per farsi ringraziare!

E Pietro, le pupille lucenti, le prese tutt'e due le mani e gliele strinse con un'effusione tenerissima, appassionata.

--Perchè?... Perchè sparire così? L'ho tanto aspettata, l'ho tanto desiderata in questi giorni!

--Lei non aveva più bisogno di me,--rispose la ragazza scrollando mestamente la testina inclinata e ben pettinata. Aveva il viso meno pallido, meno patito per il riposo di quei giorni.

--Ho sempre bisogno di lei; di lei così buona!

E il poeta dell'_Invito_, dell'_Incanto_, dell'_Inganno_, soggiunse con tenerezza maggiore:--così _sororalmente buona!_

Evelina, sempre a capo basso, faceva rigirare il _pince-nez_, torcendone il cordoncino colle dita nervose.

--Adesso sono sola, sempre sola,--disse poi arrossendo un poco,--e in casa ho tanto da fare. Poi, ancora, il dizionario!

Ci fu un momento di silenzio. Pietro pensava dolorosamente a quel "sola--sempre sola!" Voleva dire che Nora era sempre con quell'altro!

Evelina continuava a far girare e rigirare il _pince-nez_, torcendone il cordoncino e a volte sogguardando il Laner con una timida carezza negli occhi languidi.

--Perchè non verrebbe qui da me, col lavoro?--domandò poi il Laner.--Io potrei aiutarla a correggere le bozze.

--Sì, sì; questo sì!--esclamò la ragazza vivamente, avvicinandosi al letto.

Pietro la guardò, l'osservò bene: aveva indosso la vecchia giacchettina blù di Nora!

Oh, quante memorie dolci, care, suscitava nel cuore dell'abbandonato, quella povera giacchettina logora! Come stava bene a Nora, quando camminava diritta col suo passo leggero, ardito, le mani affondate nelle tasche e tutto il bel corpo si disegnava alto e florido! Quante, quante volte aveva baciato Nora su quella giacchetta!... Per Nora era un po' corta, stretta; per Evelina, pareva quasi un paltò!

Povera Evelina!...

Ma pur compassionandola per il contrasto dal quale rimaneva offuscata, ricordò istintivamente che anche il povero corpicino non era così misero come pareva.

--Allora, a domani, se appena mi sarà possibile!

Ed Evelina, forse mortificata o impermalita per quel lungo silenzio, si preparava ad andarsene.

--Va via?... Così presto?--esclamò Pietro con uno smarrimento quasi pauroso, fissando sempre la giacchettina blù, che gli appariva in mezzo alla camera buia, come il fantasma di Nora.

--Si fa tardi,--osservò Evelina, con un sospiro, avvicinandosi alla finestra.--Si fa tardi; e poi minaccia un temporale.

--La supplico tanto, signorina! Non mi lasci solo. Ha poco, sa, da portar pazienza per me. Ha pochi giorni ancora da sopportarmi. Vado! Me ne vado! Torno a casa mia! Appena posso muovermi, vado via subito, subito, subito!

E nella voce, nell'accento, nell'angoscia del Laner vi era tutto il rimpianto, tutto lo strazio del suo grande amore, del suo immenso amore.

Evelina non rispose. Dov'era?... Non si vedeva più.

Era sparita?

Non si vedeva nell'oscurità che il chiaror cupo, rossastro della finestra, e il bianco del letto.

--Dov'è signorina? Venga qui! Signora Evelina!--ripetè Pietro dopo un istante, più vivamente.--Cosa fa? Ma dov'è? Venga qui!

Poi, alzandosi un po', vide che la ragazza si era buttata nel seggiolone presso la finestra: aveva il capo basso, il viso nascosto nelle mani.... piangeva.

--Piange!--esclamò il Laner, rizzandosi di colpo sul letto.--Piange? Venga qui! Ma venga qui! Perchè piange?

L'altra non rispose, non si mosse, scoppiò a piangere più forte, dirottamente.

--Venga qui! Voglio che venga qui!--gridava il Laner fuori di sè.

Evelina, sempre piangendo, singhiozzando, si alzò lentamente, si avvicinò, attratta contro il voler suo dal fascino, dalla voce imperiosa del giovane. Quando fu in mezzo alla stanza, un lampo la rischiarò all'improvviso: aveva la faccia nascosta nelle mani, tutto il corpo sussultava convulsamente, rotto dai singhiozzi.

--Venga qui!

E il Laner, sporgendosi dal letto, quasi a cadere, scivolando, riuscì ad afferrarle un braccio, l'attirò a sè. Evelina non voleva; voleva opporsi, liberarsi.

--No, no, signor Pietro!

Poi barcollò e gli cadde addosso.

--Perchè piange così? Perchè piange così?--continuava a domandarle il Laner teneramente, affettuosamente, accarezzandole i capelli, baciandole le mani, e baciando ancora, farneticando dietro a "quell'altra", la giacchettina blù.

Evelina, a sua volta, non poteva più frenarsi. In un trasporto di tenerezza, di singulti, di lacrime lo scongiurò di salvarla, prima di partire, prima di abbandonarla per sempre; salvarla per carità! o lei faceva uno sproposito, si buttava dalla finestra!

.... Parlasse, quella sera stessa, parlasse alla sua padrona così buona, perchè la prendesse con sè. Nora la odiava, la detestava, le aveva messo contro lo zio Matteo, l'aveva fatta strapazzare, maltrattare. E quando Nora fosse maritata, non voleva, non poteva restare in casa lei sola, in mezzo alla tresca vergognosa dello zio colla Gioconda, con quella servaccia che tutti i giorni diventava più sfacciata, più cattiva, più insolente!

--Lo prometto, lo prometto! Stasera stessa parlerò. La padrona la terrà certo con sè. Ma non pianga così. Si calmi! Potrà combinare, fissare di restar qui. La padrona sarà contentissima. Fra poco.... resta libera la mia stanza....

--Sì! sì!--esclamò Evelina tremante, vibrante, trasfigurata, con un'altra voce, con un'altra espressione.--Sì! sì!... Sempre! Quando lei, Pietro, non ci sarà più, almeno vivere qui, morir qui, sempre, sempre!

Ma poi, come tornando in sè, spaventata e vergognosa di ciò che aveva detto, del segreto, del "segreto suo" che le stava per sfuggire, si ritrasse allontanandosi. Il Laner, più pronto, le prese la giacchetta. Evelina fece uno sforzo per divincolarsi, e la giacchetta, dagli occhielli logori, si sbottonò d'un colpo: sotto, non aveva che la camiciuola di mussola leggera, scollata. In quel buio, apparì il bianco del collo, il bianco del seno. Pietro commosso, acceso, esaltato, sporgendosi con un piede giù dal letto, cingendole con un braccio la vita esile, strinse Evelina fortemente, appassionatamente.... La faccia, la barba lunga, ispida, toccò, il collo, il seno ignudo.... Sussultando, arrossendo, Evelina gittò un grido, un riso folle di piacere. Si buttò sul letto di colpo, serrandosi con uno spasimo convulso addosso a Pietro. Lo avvinghiò col corpo magro, serpentino; lo baciò come una pazza sugli occhi, sulla bocca, sul petto, soffocandolo col fiato caldo, mormorando parole rotte dai singulti, dai tremiti:

--Prendimi, prendimi, prendimi!

Cercò, trovò la mano madida del convalescente, la strinse, l'accarezzò, si accarezzò tutta con essa ridendo, rabbrividendo, tenendola amorosa, premendola forte sul piccolo seno balzante, anelante....

--Prendimi, prendimi!... Sono sola! Sono libera di me! Sono padrona di me! Voglio esser tua! Lo voglio io! Fammi morire.... morire tua.... Voglio.... voglio.... tua....

La finestra si spalancò per un colpo furioso di vento: nella contrada, lontano, sbattevano, echeggiando le imposte: un lampo, un fragor lungo, uno scoppio, un tuono terribile, e subito la pioggia cadde a dirotto, scrosciante.

XV.

Ecco il grande manifesto che tappezzava le vie di Milano.

LA NAVIGAZIONE CISALPINA.

Cittadini!

_L'Italia che ha dato al mondo latino i superbi acquedotti, che ha congiunto Roma al Tirreno, che ha scavato fra le pianure dell'estrema Europa il_ Vallo di Trajano; _l'Italia che ha dato alla civiltà moderna la diga di Malamocco, che ha prosciugati i suoi laghi, fecondate le sue maremme; l'Italia dalle grande conquiste dell'intelligenza, del lavoro, del raccoglimento e della pace; l'Italia nostra sta per conseguire una nuova vittoria, per assurgere a nuove grandezze._

_A Parigi, alla Francia, giustamente orgogliose di un Ferdinando di Lesseps, Milano, Venezia, l'Italia, contrappongono, parimenti orgogliose, un nome, un uomo, non meno insigne e benemerito nella sua modestia operosa:_ Il capitano Fara-Bon. _Un nome, un uomo sorto da quel popolo che ha dato con Giuseppe Garibaldi il genio eroico dell'azione, con Cavour e con Mazzini il genio "come la luce provvida" del_ pensiero.

_Il secolo XIX riassumerà la sintesi della gloria di Suez e del Panama, con una gloria italica:_

_La Navigazione Cisalpina._

_È questo il Sodalizio fecondo e ardimentoso che intende affratellare il Genio, la Scienza, il Capitale; affratellarli in un fascio di energie e di risorse nuove, rinnovellate._

_La Navigazione Cisalpina ha per iscopo:_

a) _Mettere in comunicazione il_ Po _col_ Lago di Garda.

b) _Unire_ Torino _a_ Pavia _rendendo navigabile l'Eridano antico, tra le due insigni città._

c) _Imprimere nuova vita al porto di_ Venezia, _punto di fusione, fra la navigazione interna, la Cisalpina, e quella esterna, dei mari._

Italiani!

_Al problema sociale che ogni giorno incombe più grave e più doloroso, per il disagio economico derivante dallo scemare delle industrie, dal languire dei commerci, alle innumeri e minacciose falangi dei disoccupati invocanti_ lavoro e pane, _la_ Navigazione Cisalpina _offre la soluzione pronta, efficace. Sarà la risposta illuminata, umanitaria, delle classi dirigenti, a chi soffre non solo, ma altresì agli agitatori, ai banditori delle teorie fallaci, delle esotiche idee, perturbatrici di ogni ordine sociale._

Italiani!

_Ieri ancora, alla Camera, uno dei più autorevoli patriotti denunciava le necessità urgenti della scarsa Difesa Nazionale._

La Navigazione Cisalpina, _determinando le nostre_ _linee di difesa, di operazione, d'arroccamento, dotando le nuove vie acquee di potenti mezzi di trasporto indispensabili ai grandi movimenti strategici, sarà fonte di economia in tempo di pace, di augurati trionfi in tempo di guerra. Così_

_La Navigazione Cisalpina._

_assicurerà profetica l'Augusta Parola che dai sette colli della Terza Roma, proclamava intangibile l'Italia degli Italiani, l'Italia di Dante e di Galileo._

La _Navigazione Cisalpina_, Società Anonima Cooperativa a Capitale illimitato.

_Per la sottoscrizione delle azioni_ (Lire 2000 cadauna, in una sola rata) rivolgersi tutti i giorni, tranne i festivi, alla sede del Comitato promotore, Via Manzoni, n. 90, piano nobile, nelle ore d'ufficio.

_Il Comitato promotore:_

_Presidente,_ il marchese FERDINANDO FRATTA, Principe di ROCCA TOLOMEI.

_Vicepresidente,_ il conte cav. ASCANIO BOBBOLI.

_Direttore tecnico_

Il cav. uff. ing. arch. CARLO FONTANELLA

_Direttore amministrativo_ Il cav. ENRICO BRUNETTI

_Segretario generale_ MATTEO CANTASIRENA.

_Membri del Comitato_

Dott. cav. PIO CALCA, Possidente; avv. comm. PASQUALE TODDO-BERTÙ, Deputato; barone comm. VINCENZO LO FORTE DI SANTA TRINITA, Deputato; PIETRO LANER, Possidente-Pubblicista; AMBROGIO VERGANI, Industriale; CAMILLO BERETTA, Banchiere; marchese comm. GIAN FRANCO DURANTI, Possidente; SERAFINO CARLI, Possidente; FRANCESCO PALAZZOLI, Costruttore; NAPOLEONE SALVALAJ, Pubblicista; cav. MARCO SALÒ, Imprenditore; GIOVANNI BIZZARELLI, Ragioniere; BLASE E PAOLY (Losanna), Agenti di Pubblicità.

Questo grande _manifesto_, la prima emanazione del nuovo Comitato, per poco non fu causa che mandasse a monte l'impresa.

Ma come?... Era forse il manifesto che avevano tanto discusso e finalmente approvato tutti insieme, nella sala del ristorante Canetta?... Tutti insieme, meno il Toddo-Bertù e il Santa Trinita, ai quali Cantasirena aveva scritto, poi telegrafato a Roma per avere l'adesione e la firma. Ma come? Erano stati burlati, mistificati, ingannati! E ognuno dei soscrittori si sentiva compromesso, e minacciava, voleva dare assolutamente le proprie dimissioni.

Il marchese Tolomei protestava indignato. Aveva finito coll'accettare la presidenza del Comitato soltanto dopo aver avuto l'assicurazione formale che il duca di Casalbara aveva a sua volta accettato di esserne il presidente onorario!... Quel Cantasirena era dunque un uomo di malafede, un mistificatore!

Il conte Bobboli, il Fontanella, il Brunetti, erano non meno furibondi per il carattere anonimo e cooperativo che il segretario generale, di motuproprio, aveva impresso alla società. E Pio Calca?... Pio Calca avrebbe certo avuto dispiaceri per l'ultimo inciso, per quel Roma _intangibile_. Figurarsi i suoi parenti, e sua madre....--_soa mader!_--Quel Cantasirena era un matto! Un imbroglione!--E Pio Calca, piccolino, biondino, con una vocetta stridente da musico in convulsione, gesticolava scalmanato, spiritato, gridava coll'uno, coll'altro per giustificarsi, per difendersi.

--È un'indelicatezza! Una sconvenienza! Doveva aver riguardo per _mia mader_, che ha già preso cinque azioni, per me.... e anche, in certo modo, per _i mee pajsan!_ Chi ha un gran patrimonio, come il nostro, quasi tutto in terreni, Domeneddio deve tenerlo in piedi, al suo posto.... anche per _i pajsan!_ E poi di noi due la più ricca è sempre _mia mader_ e sarebbe una vera pazzia il mettersi in urto per sciocchezze inconcludenti come il credere sì o no in Domeneddio, o il voler restare a Roma più o meno!...

E anche Pio Calca, arrabbiatissimo, avrebbe voluto dare le dimissioni da membro del Comitato. _Avrebbe voluto,_ perchè se aveva paura per _soa mader,_ per la parentela, per _i pajsan_.... era inquieto anche per via di Matteo Cantasirena, il quale con Pio Calca alzava subito la voce e minacciava di portare la quistione sul terreno personale.

--Per me, tanto, mi batterei anche dieci volte! Ma non posso farlo per le idee di _mia mader!_ Impossibile!... Sarebbe capacissima di lasciare tutto il suo alla chiesa o all'ospitale!

In quanto al Cantasirena, egli se ne infischiava allegramente delle proteste e delle minacce. Ormai li aveva nelle mani, presidenza e membri del Comitato, prefetto e governo, e anche i piccoli pesciolini, come il Vergani, il Beretta, il Palazzoli, il Bizzarelli che si erano lasciati indurre a metter la firma, per correr dietro ai propri denari, e adesso per paura di perderne degli altri, gli obbedivano ciecamente e ciecamente votavano per lui.

Matteo Cantasirena nella costituzione del Comitato promotore aveva avuto la mano abbastanza felice. Trovato irremovibile il Casalbara, che alle sue continue insistenze perchè accettasse la presidenza onoraria, aveva risposto, seccato, con uno di quei--no--che non ammettono replica, era riuscito a trappolare il Tolomei, che se non era simpatico e popolare come il Casalbara, era altrettanto influente e risonante di titoli. Era, nientemeno, che il capo del partito radicale a Castellanzo e a Primarole: una reliquia autentica dell'aristocrazia in malora, che si era buttato rabbiosamente fra le braccia dei democratici, perchè la gente del suo mondo gli avea voltato le spalle, omai ristucca di aprir la borsa.

--Bisogna cominciare sul momento l'azione e l'attacco,--aveva detto al prefetto Matteo Cantasirena.--Bisogna cominciare gli studi, i lavori per la "Cisalpina" molto prima che la lotta elettorale abbia preso il campo, e bisogna mirare dove l'avversario è più forte. Il marchese Tolomei è il grande elettore del Bonforti e del Ghirlanda?... Ebbene, per disorientare, sgominare l'inimico, è alla merlata rocca tolomea, che bisogna tirare il primo colpo!

--Sicuramente!--aveva risposto il Prefetto,--il poter conquistare il Tolomei farebbe buona impressione al Governo.

Il viso tondo, scialbo, dalle fedine rossicce, dell'alto funzionario rimaneva sempre impassibile, impenetrabile. Soltanto quando profferiva quella parola--Governo,--nell'occhio cerulo, improvvisamente immalinconito, errava, spirava l'amarezza triste dei rassegnati.

--Capisce, commendatore? Sono già d'accordo col Fontanella: si compera il palazzo Tolomei a Primarole.... una topaia, mezzo disabitata. Pagandola bene, specialmente pagandola subito, facciamo entrare il Tolomei nel Comitato, lo facciamo presidente, e il palazzo Tolomei, restaurato alla bell'e meglio, diventa la sede della Direzione generale degli studi per la _Navigazione Cisalpina_, dalla quale si stende una gran rete d'interessi e di interessati, su tutta la zona dei due collegi. Anche su di ciò siamo d'accordo io e il Fontanella. Gli studi devono procedere febbrilmente, colla maggiore alacrità e senza risparmio. Il risparmio, nel movimento delle grandi imprese, è sempre stato la tomba del capitale! Un corpo di venti ingegneri!... Cinquanta assistenti!... Tutta gente del luogo, il Tolomei alla presidenza.... e abbiamo vinto!

--Sicuramente.--E il Prefetto, lì per lì, promise i fondi per un giornaletto elettorale "_Le Risorse Italiche._"

Il Tolomei non aveva accettato che ad una condizione: che il Comitato non avesse colore politico.... e per esser tranquillo e convinto di ciò, bastava notare e far notare com'era composto. Il marchese Tolomei, radicale, e Pio Calca, clerico-moderato: il Salvalaj, socialista, e Marco Salò, protezionista; Pietro Laner, trentino, scrittore di prima forza, poeta di prim'ordine, irredento sfegatato, e il marchese Duranti, un ex devoto dell'Austria. E siccome appunto il Tolomei brontolava per l'inclusione del Duranti, Matteo Cantasirena gli faceva capire che aveva torto.

--Caro Tolomei: gli uomini sono mutati e anche il valore delle parole. Austriacante non ha più lo stesso odioso significato. In mezzo alla confusione dei partiti nuovi, della gente nuova, delle nuove scuole, delle nuove teorie e delle nuove follie, austriacante, ha, direi, alcunchè dell'austero, dell'antico, dell'aristocratico, del finanziariamente solido....

--Ma.... il Casalbara? C'è o non c'è? Se c'è lui, ci sto anch'io, se no, no!

--Giovanni?... Mio nipote?... Più che nipote, figlio direi quasi di elezione e di affetto?... Eccolo qui.--E gli fece vedere la prima minuta del manifesto, col duca di Casalbara presidente onorario.

Allora il Tolomei accettò la presidenza effettiva, e accettò anche una forte anticipazione sul palazzo di Primarole.... e però quando il nome del Casalbara non apparì sul manifesto, il Tolomei non potè più ritirarsi.

Così il conte Bobboli: costui non pensava che a godersi in pace i suoi milioni, e sopratutto a vivere all'ombra, quietamente, schivando ogni rumore, dando sempre ragione a tutti quanti, per la tema di poter essere tirato in ballo anche nella più piccola quistione.

Ma ecco, un bel giorno, legge sulle _Risorse Italiche_ la gran notizia che gli elettori di Primarole, "gli elettori della libertà nell'ordine", lo vogliono portare contro il Bonforti, "un rumoroso atleta dello scandalo, un furibondo iconoclasta di ogni più pura immagine del patriottismo nazionale."

Fu una mazzata sul capo. Il Bobboli traballò, gli sembrò che il terreno gli mancasse a un tratto sotto i piedi, e scrisse subito al giornale che non voleva saperne di deputazione, che era malandato in salute, che partiva subito per Parigi! Ma in risposta gli capitò una lettera misteriosa di Matteo Cantasirena colla quale lo pregava di passare in giornata al "_Le Risorse Italiche_" per il decoro, l'interesse morale del partito, riverberantesi sulle istituzioni.

Il conte Bobboli si precipitò all'ufficio del giornale, tutto rosso, sconvolto, sossopra: sossopra anche il parrucchino di solito così leccato e lucente.