Chapter 16
Il direttore lo accolse con gran sussiego:
--Scusi, caro conte, il disturbo; ma è certo che il suo rifiuto inaspettato, inesplicabile....
--È inesplicabile, inaspettata l'offerta!... Io non ho mai domandato altro che di restar tranquillo.
--Tranquillo lei? L'uomo dalle grandi imprese, dai grandi affari, dalla vita avventurosa, regale, anzi diremo, vice-regale?--E Matteo Cantasirena sorrise, socchiuse gli occhi.--Non sarà; ma è pur certo che il rifiuto sembrerà strano; avrà quasi l'apparenza di una ritirata, susciterà commenti, indiscrezioni.--E Matteo Cantasirena tornò a socchiudere gli occhi, ma soffiando e sospirando.--Io dovrò difenderla, indirettamente, dovendo difendere l'uomo scelto dal nostro partito, il gentiluomo beneviso in alto luogo; e, prima di impegnarmi in una lotta fierissima, _usque ad finem_, mi necessita la piena conoscenza dei fatti.--E qui, Cantasirena con un'aria da giudice istruttore gl'indicò la seggiola di faccia, dall'altra parte della scrivania:
--S'accomodi.
Da rosso, il povero Bobboli era diventato pallidissimo.
--No.... no.... Non voglio lotte, non voglio polemiche! Io non accetto la deputazione perchè la politica non è affar mio, perchè non so nemmeno parlare....
--Il deputato che ci occorre oggi è il _rara avis_: è quello appunto che sappia tacere.
--Ma che io.... non sia più padrone della mia libertà?
--Nessuno può vantarsi libero in un paese sinceramente libero. Guardate l'America!
Vi fu un lungo silenzio.
--"_Calomniez_"--riprese poi Cantasirena,--"_il en restera toujours quelque chose!_"--E avvicinando il faccione sfrontato e scrutatore alla faccia allibita del candidato di Primarole, domandò colla voce cupa, penetrante:--Lei conosce bene la leggenda egiziana, che corre per il mondo?
--Chi può far ta.... tacere le canaglie?--balbettò l'altro senza fiato.
Matteo Cantasirena lo fissò, continuò a fissarlo. Con una mano si accarezzava la barba lunga, fluente: coll'altra, tesa sulla scrivania, suonava il tamburino colle dita, sempre più forte, con un'irritazione, una minaccia crescente.... E intanto lo fissava, continuava a fissarlo.
Il povero Bobboli-beì in quell'occhio acuto, luccicante, in quel viso severo, minaccioso, vide riapparire, ritornare a galla, tutto il suo passato.... Il traffico dei neri..., il commercio delle bianche.... le cambiali.... la rovina d'Ismail pascià. Allora, sentendosi perduto, perdette la testa; ebbe paura dei morti, paura dei vivi, paura, più di tutti, di Matteo Cantasirena, e per ciò gli si abbandonò nelle mani senza nemmeno venire a patti.
Invece, per risolvere la madre di Pio Calca a permettere al figliuolo di portarsi deputato e ad inscriversi fra i promotori della "Cisalpina", furono messi in moto tutti i preti dei due collegi, con monsignor Meneguzzi alla testa. L'architetto Fontanella avrebbe comperato, per conto della Società, certi fondi della fabbriceria di Castellanzo, che non rendevano un soldo, e provveduto al restauro, colla fondazione di una messa, per i lavoranti e gli operai, di una certa chiesa detta di San Vicenzino.... grave oggetto di scandalo per tutti i devoti.
Figuriamoci! L'aveva presa in affitto un prete spretato, fattosi pastore protestante, e vi teneva le sue adunanze, le sue conferenze per la propaganda evangelica!
E così era cominciata la lotta elettorale e così cominciava a diffondersi, a prender piede e a prender corpo la _Navigazione Cisalpina_ e si raccoglieva attorno a Matteo Cantasirena tutta una schiera, tutto un esercito, tutta una popolazione d'interessati.
Oltre al Tolomei, al Bobboli, a Pio Calca, oltre al marchese Duranti--che dopo aver rinnegato Cantasirena quando ormai lo credeva liquidato e morto, adesso, per riamicarselo, comperava le azioni della "Cisalpina"--oltre al Brunetti, al Vergani, al Bizzarelli, si mettevano in moto, si agitavano tutti i parenti e i dipendenti di costoro. E i radicali che lavoravano per il Tolomei, e i clericali che lavoravano per Pio Calca, e gli avversari del Bonforti, che volevano ad ogni costo il conte Bobboli!... Poi i venti ingegneri, poi i cinquanta assistenti, poi tutti gli altri che avevano da guadagnare, da lavorare, da sperare nella "Cisalpina" e anch'essi, alla lor volta, colle loro famiglie, i loro amici, le loro aderenze. E da una parte il prefetto e gli agenti del Governo, e dall'altra i sindaci, i comitati, le associazioni.... Più aumentava la folla, più s'ingrossavano gl'interessi, le speranze crescevano, si accendevano le passioni, gli odî, le guerre, le cupidige. E in mezzo a quella turba, a quella folla, l'architetto Fontanella, intrigante, strisciante, petulante; e sopra la folla, sopra tutto, Matteo Cantasirena, sempre olimpico, maestoso, sereno, sempre convinto nella giustizia della lotta elettorale, nella bontà dell'impresa, nel genio di Fara-Bon, che ritornava a fare, che continuava a fare ciò che aveva sempre fatto e disfatto: raccogliere quattrini a palate per buttarli a cappellate!
Il direttore, abbandonato l'antico quartiere, aveva preso in affitto tutto un villino in via Ricasoli. Nel pianterreno, aveva messo gli uffici delle _Risorse Italiche_; al piano nobile il suo appartamento, colla Gioconda innalzata al grado di governante, e Taddeo, press'a poco, a quello di maggiordomo. Di sopra, lo studio dell'architetto Fontanella, la cameretta di Pietro Laner, e il quartierino di Evelina, che viveva tutta sola, affatto ritirata, con una servetta più gialla, più brutta, più gobba di lei.
Evelina avea voluto così, e ormai era Evelina la coccola, il cuore, il grande amore dello zio Matteo. Eleonora, quell'egoista superbiosa, non si poteva più nemmeno nominare, o lo zio Matteo--non più zio per lei!--strepitava, montava in furia. La cagione di un così gran mutamento era stata la condotta di Nora, la quale s'era rifiutata di seguire i consigli, le esortazioni dello zio, non avea voluto prestarsi per indurre quel vecchio testardo di Giovanni, pieno zeppo di pregiudizi di casta, di albagia, ad accettare, nientemeno, che la presidenza onoraria della _Navigazione Cisalpina!_ E non solo questo, ma pareva di più, che "quella bisbetica indomabile" cercasse di scavare l'abisso fra lo zio, non più zio, e il suo biondo senatore! Così, un duca di Casalbara, faceva in certo qual modo il paio con un Marco Salò di Trieste, l'unico dei firmatari del comitato promotore che dopo ricevuto il manifesto s'era incaponito a voler dare e mantenere le proprie dimissioni!
E anche alle nozze celebrate a Casalbara in forma privatissima, Matteo Cantasirena aveva avuto un contegno rigido e severo. Un solo momento di commozione alla partenza, nell'abbracciare quel povero Giovanni! Ma per lady Macbeth, niente! Era felicissimo di non rivederla più per un bel pezzo! Andasse pure a Nizza, a Parigi, a Londra.... e a Bergamo! Tanto meglio! Lui aveva fatto il suo dovere di padre, l'aveva messa a posto.... e adesso basta! Quando i suoi affari gliene avessero lasciato il tempo si sarebbe dedicato a quell'altra, alla buona, alla cara Evelina!--Oh, Evelina!--Era Evelina la sua figliuola vera, l'unica, la soave Cordelia dello zio Matteo! La bontà la rendeva piacente, la rendeva perfino bella!...--Quel Laner! Un melenso, un ignorante! Trascurava tanto tesoro di tenerezza, di poesia, di vera poesia,--altro che i suoi versi!--Mah! I contadini, i villani, misurano tutto a palmo! Ciò che ad essi fa colpo non è la qualità, è la quantità! Quell'altra, era più grande, più grossa, e gli aveva fatto più colpo!
Lo zio Matteo, in conclusione, avrebbe voluto che il Laner sposasse Evelina, non tanto per Evelina, quanto per le ventimila lire del libretto della Cassa di Risparmio.
Come tutti i prodighi, egli aveva l'avarizia, la smania di quei denari che non poteva toccare e buttar via colle sue mani. La somma sborsata dal Casalbara per pagare il Laner, la considerava sua, per la ragione che era suo il debito; e impiegata al tre per cento, per la gretteria sospettosa della signora duchessa, era, per lo zio Matteo, un capitale suo, sciupato!
--Quell'irredento chitarrista, è stato lui, colla sua cocciutaggine, colla sua classica inabilità, che ha ammazzato l'_Emporio Letterario!_... Tocca a lui a pagar le spese!... Tocca al direttore "responsabile" dell'_Emporio_, non a quello del _Rinnovatore!_
Soltanto la speranza di far sposare Evelina al Laner, lo aveva calmato, rabbonito. Le ventimila lire sarebbero state la dote della sua cara Evelina, e per quella figliuola era sempre pronto a sacrificarsi.
E di nuovo si era tirato in casa Pietro Laner, creandolo suo "segretario di gabinetto", mandandolo di qua, di là, facendolo lavorare per il nuovo giornale, per il comitato, per le elezioni, strapazzandolo come un cane per vendicarsi di Nora; quell'ingrata, che non gli scriveva, che non faceva un passo, che non gli domandava perdono....
--Dopo che mi deve la sua fortuna, la sua _posizione_, una delle "_prime posizioni_" di Milano!
Pietro Laner, quando lesse il suo nome sul manifesto della "Cisalpina" si sentì stringere il cuore, prevedendo nuovi guai. Era il primo giorno che usciva di casa per rinfrancarsi un po' sulle gambe. Si sentiva indebolito, fiacco, era malinconico e triste; e leggendo quel manifesto, vedendo il suo nome e col fantasma di Evelina sempre fisso in mente, tornò a pensare con un brivido di terrore superstizioso che aveva proprio ricominciato a vivere di venerdì!
Ah, come avrebbe voluto ritornare a Crodarossa!... Ma non osava più parlarne: Evelina scoppiava subito in lacrime.
--Sola?... sola?... sola?... Lasciarmi sola nel mio stato d'angoscia, orribile, tremendo?... No, no, Pietro, non lasciarmi sola! Se in un impeto di smarrimento, di disperazione perdo la testa, Dio, Dio, per te.... che rimorso!
E intanto, anche a Crodarossa, cominciavano a inquietarsi, a spaventarsi.
Evelina non mandava più lettere; e Pietro, preso dall'inerzia, dall'abbattimento, lasciava passare i giorni ripetendo sempre a sè stesso: Scriverò domani, scriverò domani!
La signora Angelica e la signora Rosina stavano ancora nel lungo riposo del dopo pranzo alla finestra della loro cameretta, ma non sospiravano più guardando l'orto, guardando il "Gigantesso" e pensando a quell'altra, alla nuova padrona. Si guardavano mute nei poveri occhi pieni di lacrime e sospiravano, sospiravano pensando a Pierino.
Un giorno--era tornato l'ortolano dalla posta ancora senza lettere--non si sentirono più la forza di resistere ed ebbero invece, tutt'e due, nello stesso tempo, lo stesso pensiero:
--_Andemo a Milan?_
--_Andemo._
Trotterellando, corsero a confidare la loro risoluzione, il loro colpo di testa a Don Giuseppe, che rimase attonito, a bocca aperta, un po' perplesso e impensierito per quella partenza.
--Certo, certissimo, un'inspirazione del loro buon cuore, non può essere che un'inspirazione di Quel di lassù. Intanto, in quanto a me, per tirare innanzi in questi giorni.... Dio vede e Dio provvede!
E Don Giuseppe,--erano in cucina,--sospirò guardando malinconico i fornelli.
Ma la signora Angelica e la signora Rosa si affrettarono a tranquillarlo. Per una settimana avevano date tutte le istruzioni e anche le provviste occorrenti alla Nunziatina, la figlia dell'ortolano. Prima di partire avrebbero preparato il _golasch_ colle patate per due giorni; per altri due giorni, pollo e patate a lesso; per i giorni di magro il merluzzo, le uova, e insalata di patate. Avrebbero consegnato alla Nunziatina il quantitativo occorrente di burro, di caffè; poi sarebbero tornate, giusto in punto, per il giorno della lavandaia, e Don Giuseppe non si sarebbe nemmeno accorto della loro assenza.
E così, piene di borse, di fagotti, con un'oca "bella grassa" e un sacchetto di noci, le due vecchierelle, sempre collo scialletto nero e col fazzoletto di maglia grossa annodato sotto il mento, capitarono a Milano, tenendosi vicine vicine, per non perdersi in quel _diavolesso_, in tutta quella gran _confusion!_
Ma, subito, si rincorarono alla vista di Pierino che le accolse festoso, giubilante, e che esse--Dio sia lodato!--ritrovavano, dopo tante angosce, perfettamente rimesso in salute; soltanto con un colorito un po' più pallido, "_più civil!_" Poi tornarono a confondersi, a smarrirsi alla vista del "signor commendatore _direttor_ Cantasirena" e alle sue espansioni rumorose, assordanti. Ma di nuovo si rinfrancarono, si consolarono con Evelina, così modesta, insinuante, economa, tutta di casa, e così piena di attenzioni e di premure.
La signora Angelica e la signora Rosa, piombate da Crodarossa a Milano, spinte dal presentimento, dal dubbio di una disgrazia, vi ritrovavano invece il loro Pierino rimesso in gamba, colle ventimila lire ancora intatte, e "vicinissimo a farsi uno stato magnifico, sotto la protezione del signor commendatore _direttor_." E trovarono pure il buon tempo, l'allegria, quegli svaghi che in tutta la loro vita non avevano mai avuto, non avevano mai sognato.
Pierino sentiva ormai che della sua grande felicità d'un tempo non aveva più altro che quelle due vecchierelle, e si mostrava assai più affettuoso e amoroso. Matteo Cantasirena faceva loro, col vocione rimbombante, elogi e complimenti straordinari, ch'esse, magari, non capivano bene, ma che cercavano poi di spiegarsi l'una all'altra quando erano sole, e le teneva allegre, le rendeva arzille, coi pranzi squisiti e coi vini prelibati. Evelina le portava in giro per tutte le chiese, pregava con esse, con esse faceva tutte le sue divozioni, baciava tutte le reliquie. Poi le conduceva a passeggiare sotto la Galleria, o lungo il Corso a vedere i negozi. La signora Angelica e la signora Rosina erano ancora intontite, spaurite, in mezzo al trepestìo della folla. Si tenevano per la sottana, ma abituandosi a mano a mano, cominciavano ad ammirare, ad estasiarsi. Il Duomo esse non lo vedevano nemmeno: era troppo grande, troppo immenso pei loro piccoli occhi esterrefatti, ma rimanevano immobili, attonite dinanzi ai Bocconi, si dilettavano, si godevano, si maravigliavano dinanzi alle trottole, ai topolini, ai pulcinella dei rivenditori ambulanti. E strabiliavano, trasecolate, per i prezzi enormi, "esageratissimi" di tutta quella roba, e poi sospiravano, si guardavano mute, titubanti per via d'un panettone che il loro cuore voleva portare a Don Giuseppe, ma la cui spesa era l'unico tormento, l'unico affanno di quei giorni felici.
Pietro continuava a trovarsi colle zie, sempre insieme alle zie. Pure, a un tratto, sebbene le due vecchiette, sballottate in quello stordimento, non se ne fossero accorte, egli era diventato taciturno, cupo. Fissava spesso Evelina con una domanda ansiosa negli occhi, e la ragazza gli rispondeva con un brivido, impallidendo.
Alcuni giorni, appunto, dopo l'arrivo delle zie da Crodarossa, si erano ripetuti più gravi i primi sintomi; e una domenica, tornati insieme dalla messa, mentre la signora Angelica e la signora Rosa trotterellavano innanzi, passando per le prime nel salotto, Evelina, fermato il Laner sull'uscio, gli aveva bisbigliato in fretta, tutta tremante:
--Ho paura.... ho paura.
--Paura di che?--aveva risposto l'altro pur con un tremito.
--Se fosse vero! Ah, se fosse vero! Un veleno, subito, fulminante! La morte!... La morte!
Ma la signora Angelica e la signora Rosa non sapevano leggere sotto la maschera del sorriso forzato. Esse credevano a tutti, credevano a tutto, sempre confuse, commosse per la grande, immeritata bontà di cui si vedevano circondate. E furono esse medesime che indussero Pierino ad accettare "subito subitissimo" le offerte di "quel grand'uomo, del signor commendatore _direttor_." Cioè, tornare a star in casa con lui, e assumere "per intanto" il posto, importantissimo, di suo primo consiglier particolare!
E le signore Laner, così festeggiate, accarezzate, naturalmente, invece di una settimana, si fermarono a Milano più di un mese. Sempre spaurite, stupefatte, sempre senza parole, non sapevano resistere alle preghiere di Pietro, agli abbracci di Evelina, alle intimazioni amabilmente imperative di Matteo Cantasirena, il quale le vedeva soltanto a pranzo, ma le incantava, le affascinava, le istupidiva per tutto il giorno.
--_Bisogna partir_....
--_Dovemo proprio partir_....
E intanto i giorni passavano, ed erano sempre a Milano, e appena appena osavano guardarsi, mute, sbigottite con lunghi sospiri, all'idea della collera "giustissima" di Don Giuseppe, rimasto solo, abbandonato a Crodarossa, colla Nunziatina, _bona de gnente_, oppure pensando alla lavandaia, alla biancheria, alle mele cotogne "_de cernir_" e alla canonica, tutta quanta in _rivoluzion!_
--_Bisogna partir_....
--_Dovemo proprio partir_....
E si decisero a partire, veramente, ma quando gli altri non pensavano più a trattenerle.
Pietro aveva promesso, subito, di accompagnarle fino a Crodarossa; poi, dopo, per via di quell'altra che faceva il muso, che si sentiva male, soltanto fino a Verona. Ma all'ultimo, Evelina, sempre in sospetto, sempre col timore che egli volesse scappare, gli tolse d'un colpo ogni lena e ogni forza di muoversi:
--Dio, Dio!... È sicuro! Il dottor Foresti se n'è accorto.... Ha capito tutto! È sicuro!
Pietro lasciò che la zia Angelica e la zia Rosina partissero sole. E alla stazione, salutandole, dimenticava quasi di abbracciarle. Era troppo sconvolto, troppo spaventato....
Che viaggio lungo, uggioso per le signore Laner, e come arrivarono tristi e malinconiche alla canonica! Osarono appena presentare a Don Giuseppe "coi saluti particolari del signor commendatore _direttor_" il bel panettone che Evelina aveva finito col regalar loro, per levarle dai triboli.
Don Giuseppe le aveva ricevute senza guardarle in faccia, con un muso "tremendo". Egli parlava soltanto colla Nunziatina; dava i suoi ordini, faceva tutte le sue raccomandazioni soltanto alla Nunziatina.
E la loro cameretta?--Cos'era successo?--Anche la cameretta non sembrava più quella di prima. Era diventata squallida, oscura....
Oh, quel gran silenzio che le circondava, come pareva cupo, come pareva vuoto!
--E l'Evelina?... Che angelo!
--Un vero angelo!
Così mormoravano, tra di loro, nello svestirsi per andare a letto, col pensiero e col cuore sempre a Milano.
--E Pierino?... Poveretto, alla _stazion_, per lo sforzo del trattener le lacrime, era tutto pallido, smorto....
--Smorto cadaverico, poveretto.
S'inginocchiarono, bisbigliarono le preghiere, intonandole più alto la signora Angelica, rispondendo a voce più sommessa la signora Rosa. ....Poi, dopo, a tutte due, nel coricarsi, sfuggì il medesimo sospiro.
--E il signor commendatore _direttor_?... Che belle maniere.... e che bella testa!
--Una vera testa da san Gerolamo!
--E che mani bianche, delicate....
--E la voce?
--_El parla cussì ben_ come uno che canta!
E le vecchierelle, rannicchiate sotto le coperte, sospirarono ancora, sospirarono più volte, prima di addormentarsi.
Ma poi, passando i giorni coi giorni, sempre uguali, la gran città fu dimenticata a poco a poco, perdendosi, confondendosi lontano, nella memoria. E Don Giuseppe, l'economia, l'orto, la canonica avevano già ripreso il primo posto nella loro vita e nei loro pensieri, quando, d'un tratto, furono nuovamente sconvolte da un altro "_rebalton_", il più terribile di tutti!
Era capitata una lettera del Laner, scritta collo stile di Evelina, ma questo le zie non potevano capire, nella quale Pietro confessava il suo "ardente amore" per la giovane alla quale esse avevano dimostrata tanta bontà e tanto affetto, "per la nipote del signor direttore", e finiva col chiedere il loro consenso al matrimonio, e la loro benedizione.
--_Jesus Maria Joseph!_
--_Jesus Maria!_
E al solito, corsero smarrite, trafelate in cerca di Don Giuseppe.
Il buon prete, che con sua grande soddisfazione aveva visto la canonica riprendere, finalmente, la vita placida, tranquilla d'un tempo, non aveva adesso altro che un timore: qualche trambusto, qualche nuovo guaio e dalla parte di Milano. Però, sentito il caso, si affrettò, tanto per fin di bene, quanto per il quieto vivere, a calmare e a confortare le signore Laner.
--Tutto per il meglio, signora Angelica! Ma tutto per il meglio, signora Rosa! È sempre Quel di lassù che vede e provvede, e dobbiamo ringraziarlo come di un nuovo, segnalato favore. Pierino non è più solo a Milano, esposto a tutti i pericoli dell'anima, e diremo anche del corpo. Mi hanno ripetuto, tante volte, non è vero? che la ragazza, la sposa prescelta, è savia, modestissima, di ottimi principî?
--Oh, per questo, una vera _perfezion!_ E anche economa.
--Economicissima.... Tutta di casa.
--E allora dunque?... Ma si potrebbe desiderare di più e di meglio, dal momento che è l'ispirazione, è la volontà diretta e medesima di nostro Signore? _Mundus est et mundus esse debet!_
--Ma.... Pierino, non ha ancora uno stato sicuro.
--Un _impianto_ stabile....
--Quel signor commendatore, così potente, padrone dispotico di tutta Milano, penserà certo alla sua fortuna, al suo avvenire. Diamine!... Sposa una sua nipote!
--Ma.... la salute.... È malatina, esilina....
--Bruttina, anche, per dir la verità.
--E questo forma il più grande elogio del loro nipote, che non si è innamorato della bellezza del corpo, che è la dote del diavolo, ma della bellezza dell'anima, che è il dono più prezioso di Quel di lassù, essendo come una parte della sua stessa essenza divina! Da brave, coraggio, e ringraziamo tutti insieme con umiltà, con gratitudine il nostro Signore, l'Altissimo onnipotente, che tutto vede e provvede. Ed io, che per l'appunto, come servo, e indegnissimo s'intende, lo rappresento ai suoi fedeli, mando in questo momento al nostro Pierino, a Milano, la sua santa e paterna benedizione.
Il prete, diritto in piedi, si levò la berretta, e dopo aver fatto l'atto della benedizione, congiungendo le palme devotamente, intonò compunto, a bassa voce, le litanie:
--_Kyrie eleison.... Christe eleison_....
E le due vecchiette, inginocchiate a' suoi piedi, vicine vicine, come per dar più forza alla loro preghiera, come per unire in uno solo il loro fervore e il grande affetto per il loro Pierino, balbettavano colla voce fioca, tremante, rotta dalle lacrime:
--_Ora pro nobis_....
--_Ora pro nobis_....
PARTE SECONDA
LA BARAONDA.
I.
Due seccature, una leggera, l'altra assai grave e pericolosa, turbavano il buon umore e il successo del direttore delle _Risorse italiche_, segretario generale della _Cisalpina_. La seccatura piccola, un'inezia, ma insistente, irritante come la punzecchiatura di una mosca, era Paolo Jona colla sua _Durlindana_. Ormai la Navigazione e Matteo Cantasirena facevano le spese di tutto il giornale umoristico. Appena affisso il manifesto del Comitato, la _Durlindana_, subito, era uscita con una grande caricatura a colori: _Mosè salvato dalle acque_. E Mosè, si capisce, era Matteo Cantasirena, le _acque_ i debiti, le cambiali, i protesti; l'_Arca_, la _Cisalpina_, le _vele_ il giornale le _Risorse italiche_, gonfiate dal Prefetto, che soffiava fondi segreti.
--Ragazzacci viziosi e sgrammaticati!--Matteo Cantasirena diventava furente, ma si arrabbiava fra sè, soltanto fra sè. Rispondere? Sfidare? Dar querela?... Avrebbe fatto ridere di più alle proprie spalle. Però, il vecchio giornalista fingeva, con sprezzante noncuranza, di non vedere, di non leggere mai la _Durlindana_, tanto "quel giornalaccio" era volgare, e senza spirito!
Non così, per altro, egli avrebbe potuto comportarsi alla seccatura più grossa: la guerra che faceva alla _Cisalpina_ quel maledetto boemo "trasudante col sudiciume, i milioni e le canagliate!"
--Col Kloss non si può scherzare!
E si trattava appunto di Francesco Kloss, e l'odio, la guerra che gli faceva il Kloss, egli la metteva in conto di un altro regalo che gli venisse da Nora.
Il Kloss, adescato e poi rimasto a bocca asciutta, non potendo vendicarsi contro "madama Du Barry" si sfogava contro la _Cisalpina_.