La baraonda

Chapter 14

Chapter 143,683 wordsPublic domain

Pietro Laner era quasi bello in suo confronto. Com'era diverso nell'amore, nell'ardore!... E com'erano diversi i baci della sua bocca fresca e sana!--E Nora aveva bisogno di stordirsi, di eccitarsi, pensando al lusso, allo sfarzo, alla ricchezza, ai divertimenti.

--No! No! Mai così!... Subito, dopo pranzo, a teatro, poi alle feste, ai balli!... Mai così!

Cantasirena continuava a parlare, a parlare, a parlare, contento di sè, innamorato di tutti, soddisfatto di tutto. Egli non si era accorto della piccola ruga che appariva sulla fronte nitida, fulgente di Nora, e che diventava profonda, sinistra;... non si era accorto nemmeno della macchia rossa di vino che aveva in mezzo allo sparato, sulla camicia bianca; quella macchia rossa che il Casalbara, nel suo torpore sonnolento, vedeva farsi sempre più grande, fastidiosa, opprimente, e che, adesso, gli ricordava i giornali, i debiti, le gesta dello zio Matteo, che gli faceva sentire, persino in quel benessere, nella quiete raccolta del salotto, così vicino a Nora, così riscaldato, così inebriato da Nora, la sghignazzata plebea, cinica, brutale del Kloss!

XIV.

Pietro Laner era stato colpito da congestione cerebrale, e per i primi giorni, specialmente, il suo stato fu gravissimo. Evelina non abbandonava quasi mai la camera del malato: silenziosa, premurosa, infaticabile, era la maraviglia della padrona di casa e del dottor Foresti, un medico giovanissimo, al quale non pareva vero di aver per le mani un malato giornalista. E che giornalista!...

--Un altro mio figliuolo di elezione e di adozione!--Queste erano le precise parole con le quali Matteo Cantasirena aveva raccomandato il suo "redattore capo" alla padrona e al dottorino, trovato per caso alla farmacia più vicina, dove avevano mandato in fretta e furia.

--Uno spirito eletto!... Una tempra adamantina!... Mi raccomando: non manchi di nulla!--e soffiando, pausando, lisciandosi il barbone, conchiuse maestosamente:--In ogni modo sto garante io!

Il dottore, visto il caso grave, avrebbe voluto si scrivesse subito alla famiglia, ma Cantasirena si oppose, arrabbiandosi.

--Il cuore! il cuore!... Non c'è cuore in una simile proposta! La sua famiglia?... Due zie.... superstiti!--e sospirò profondamente, come se avesse visto morire tutti gli altri,--due vecchie signore, che vivono in pace, ritirate nella loro villa di Crodarossa!... Spaventarle con una simile cannonata!... E inutilmente, perchè lei m'insegna, caro dottore, che i giovani superano sempre, o quasi, simili assalti. Ghiaccio! Ghiaccio! Ghiaccio a profusione! Giorno e notte, sempre ghiaccio!--E Cantasirena si dilungò nella diagnosi e nella cura, mentre il dottor Foresti approvava col capo.

Il giorno dopo, Matteo capitò che non c'era il dottore; fece una gran predica a Evelina per indurla a tornare a casa; fece un po' di corte alla padrona, le consegnò il denaro che si era fatto dare alla _Gazzetta Lombarda_ per il Laner, poi se ne andò, dicendo di tornare di lì a mezz'ora, e non si lasciò più vedere. Mandava invece Taddeo, tutti i giorni, a prender notizie; mandava dei pezzi di rosbiffe, del panettone per sua nipote, e fiori e complimenti per l'amabile padroncina.

Ormai aveva capito tutto. Sua nipote era innamorata e predicare agli innamorati è come predicare ai sordi: lui non aveva tempo da perdere. Il matrimonio di Eleonora, la _Navigazione Cisalpina_, le elezioni di Primarole e di Castellanzo, il nuovo giornale Le _Risorse Italiche_ da fondare--un giornale giovane, fatto dai giovani e per i giovani--non gli lasciavano tregua. Era continuamente in faccende, era continuamente sossopra: ora in visita dal prefetto, dal sindaco, ora a spasso col Casalbara, ora alla caccia del Brunetti, che doveva essere il direttore amministrativo della "Cisalpina" ed ora in lunghi conciliaboli con chi ne sarebbe stato il tecnico, l'architetto Carlo Fontanella, un vanitoso sfrenato, che era già passato, a quarant'anni. dai moderati ai radicali, dai radicali ai socialisti, e che adesso, pur di farsi innanzi ad ogni costo, tornava indietro, schierandosi fra i _legalitari_.

Nondimeno, ogni volta che Taddeo, fedele alla consegna, portava al colonnello le notizie del Laner che erano di giorno in giorno sempre migliori, Cantasirena, dopo averci pensato, per raccapezzarsi, aveva una grande esclamazione di contentezza.

--Oggi!... Senza fallo!... Vado a vederlo!... L'avevo detto, io, a quella bestia di dottore!... Ghiaccio! Ghiaccio! Ghiaccio in abbondanza, e lasciar operare la natura! E voglio farmi sentire anche da quella testarda di mia nipote!... Eleonora ha ragione!... È una sconvenienza inconcepibile!... Però ha torto di arrabbiarsi con me!... Non posso mandarle i carabinieri! Oggi! Oggi!... Ricordarmelo, Gioconda: passare dal Laner!

Ma per quanto Matteo si sfogasse a dar della bestia al dottor Foresti, per quanto Nora fosse furente contro Evelina per quel suo cacciarsi attorno al Laner, non era men vero che il dottore e la ragazza erano stati la provvidenza, la salvezza del povero giovane.

Tutt'e due, il dottore da una parte del lettino, Evelina dall'altra, rimanevano immobili, assorti, per ore e ore, vigilando il malato, notando ogni suo movimento, studiandone il respiro.... Pure, la loro ansietà così premurosa, gli occhi fissi, intenti in quella faccia accesa, contraffatta, affondata nel cuscino, sotto la grossa vescica di ghiaccio, esprimevano tutte le preoccupazioni, le inquietudini di chi lotta per un interesse proprio, contro un caso gravissimo, non mai la tenerezza di chi ama, nè il dolore di chi soffre vedendo soffrire. L'una e l'altro, pallidi, cupi, pareva avessero impegnata una seria partita attorno a quel letto, attorno a quell'ammalato, una grossa partita, dalla quale poteva dipendere tutta la loro fortuna e il loro avvenire.

La padrona si faceva vedere raramente: appena alzata, all'alba, per dare il cambio all'Evelina, che aveva dormito sul canapè, e che usciva soltanto allora per lavarsi, per respirare un po' d'aria alla finestra.

Il dottore, che non aveva molte visite, veniva subito la mattina, veniva ancora di giorno, tornava la sera, e faceva sempre le stesse interrogazioni all'Evelina, brevemente, colla voce grave, sommessa, senza mai rispondere alle domande che la ragazza gli faceva a sua volta, pur sommessamente, ma con grande ansietà.

--E così?... Lo trova meglio, signor dottore?... È sicuro adesso che guarirà?

Il dottore, aiutato da Evelina, alzava il Laner a sedere sul letto, lo visitava lungamente, minutamente, poi, sempre coll'aiuto della ragazza, che nel frattempo aveva voltato e ribattuto il cuscino, lo riadagiava lentamente, e lentamente gli riponeva sul capo la vescica del ghiaccio, floscia e tremolante.

--E oggi?... lo ha trovato meglio?

Il dottore continuava a guardar l'ammalato, a fissarlo, a studiarlo, sempre coll'occhio fermo, le ciglia aggrottate, la faccia immobile.

Pietro, dopo alcuni giorni di pericolo, poi di sosta, cominciava davvero a migliorare. Aveva passato tutto quel tempo in un assopimento affannoso, pesante, turbato dai sogni più strani, dalle visioni più fantastiche, spaventose.... Quando si svegliò la prima volta, era ancora quasi notte: si svegliò con un senso di affanno, di sgomento. Dov'era.... Dov'era?... Dove lo avevano sepolto? Che disgrazia gli era capitata?... Era caduto?... Era stato ferito?...--Credette ancora di sognare.--Dio! Dio!... Un altro sogno angoscioso, spaventoso!...--Fece uno sforzo per destarsi, e sentì il bruciore acuto dei vescicanti. Dio! Dio!... Era desto! Ricominciava a vivere un'altra volta!... Ma dov'era?... Dov'era?...--Si sforzò per muovere il capo, per vedere: sentì uno spossamento profondo.

La cameretta, ancora colle finestre chiuse, era appena rischiarata da un chiaror rossastro, basso, lontano.... era il lumino da notte per terra, in un angolo. Da prima non riconobbe la sua camera. Tutto era in disordine; avevano cambiato di posto il cumò, il sofà, il tavolo. Il letto non era più vicino alla parete, ma in mezzo alla stanza.... dappertutto roba ammucchiata, vestiti, coperte.... Sul cumò, sul tavolo, un'infinità di boccettine, vasetti, scatolette....--Dio! Dio! Era all'ospedale?...--Spalancò le palpebre umide, pesanti. Vicino al sofà si moveva una figura confusa, strana.... una donna.... Si allacciava la sottana.... guardava l'orologio.... versava del liquido in un cucchiaio....

Pietro, colle palpebre socchiuse, rimase immobile, ma attentissimo. La donna, a piedi scalzi, lentamente, si avvicinò come un fantasma, nel silenzio cupo, fra gli sprazzi e le ombre sinistre del lumicino crepitante.... Si fermò accanto al letto.... si chinò, lo guardò.... cogli occhi loschi, lividi.... gli avvicinò il cucchiaio alla bocca.... Pietro, istintivamente aprì le labbra, ingoiò la bevanda. L'altra, l'affannosa apparizione, rimase immobile a guardarlo, a fissarlo acutamente, poi avvicinò la faccia ancora di più.... Una faccia smunta, emaciata, sudicia per la veglia e pel sudore, colle ciocche dei capelli corti, irti, abbaruffati sulla fronte....

Pietro, oppresso, impaurito, chiuse del tutto gli occhi, ma subito li riaperse, attratto dal suo stesso sgomento.... e allora, sotto l'abito di quella donna che si era aperto alquanto, vide il candore delicato di un piccolo seno di fanciulla..., improvviso, strano contrasto colla bruttezza della faccia orrenda, del corpiciattolo esile, gobbo.... Era gobba!... Dio! Dio! Era Evelina!...

Pietro richiuse gli occhi con un nuovo senso di terrore, di scoramento, e li riaprì soltanto quando sentì che l'altra si scostava, si allontanava. Allora senza muoversi, senza voltare il capo affondato nei guanciali, rimase immobile a guardarla....

Evelina! Ma lui, lui, dov'era? E che faceva lì Evelina? A poco a poco riconobbe la camera;... era proprio la sua camera!... C'erano ancora sul cassettone, in mezzo alle boccettine, ai vasetti, alle ampolle le due melagrane che gli avevano mandate la zia Angelica e la zia Rosa, coll'ultima cesta della biancheria.

Allora capì tutto, senza però ricordarsi bene. Capì di essere stato ammalato, sentì per lo spossamento doloroso, per la gravezza del capo, di esserlo ancora. Ma Evelina?... Perchè era lì?...

Tornò a guardarla: adesso gli voltava le spalle, aveva finito di assettare, di accomodare il sofà; aveva tirato su, contro la parete, i grandi cuscini su cui aveva dormito la notte, e preso il guanciale bianco al quale il chiaror vagolante dava una tinta fosca, lugubre, lo nascondeva dietro lo scialle che aveva servito da coperta. Poi Evelina si voltò, sedette sul sofà, si chinò, tutta gobba, per mettersi le scarpe.... e dal vestito aperto, dalla camicia scollata, cadente, riapparì il bel seno piccolo, ma fermo, eretto. Anche quell'ombra tormentosa, la gobba, la faccia, il seno, tutta la visione, riusciva opprimente per il povero malato: lo angustiava, lo esaltava, lo affannava.

Poco dopo entrò un'altra donna nella cameretta: vi fu un bisbigliare sommesso.... Evelina uscì quietamente e l'altra adagio andò ad aprir la finestra. Era la padrona: ma in mezzo alla luce bigia, all'umidore scialbo che entrava nella stanza, come i mobili, le tende, le pareti, la padrona, tutto tutto, appariva volgare, uggioso, triste!

Pietro si volse con un moto rapido, per scansar quella luce, e sentì le fitte, l'indolimento per tutto il corpo, e fu così, con un acuto senso di dolore, che egli capì che tornava a vivere, che cominciava a guarire, che era salvo.

--Dio.... Dio.... giacchè era andato di là.... perchè non vi era rimasto?

La padrona, ch'era uscita, ritornò con una piccola tazza fumante. L'ammalato sentì un profumo delicato, e una delizia nuova, ristoratrice lo involse tutto. Guardò la padrona, come per ringraziarla, poi fissò la tazza cogli occhi bramosi.

--Come si sente, signor Laner?

--Grazie.... ho fame.

Il malato, lentamente, tirò fuori la mano scarna, di cera, l'alzò tremante.... ma subito la lasciò cadere sulla rimboccatura delle lenzuola.

--Buon segno, se ha fame! E si consoli che l'ha scampata bella e ha fatto presto!--Poi la padrona avvicinandosi al tavolino per deporre la tazza, soggiunse, sicura di fargli piacere:--Vado a chiamare la signora Evelina.

--No! No!--rispose Pietro colla voce fioca.

--È sempre lei che le dà il brodo e le medicine. Se non la chiamassi potrebbe aversene a male.

--No! No!--ripetè il Laner agitando il capo sul guanciale, e fece per tirarsi su a sedere, ma lo assalì vivissimo il bruciore dei vescicanti in tutto il corpo rotto, e mormorò ricadendo disteso:--Non posso.... Non posso....

--Vuol far troppo il bravo, lei!...--E la padrona mentre gli faceva sorbire il brodo, tenendogli un po' la testa sollevata, e soffiando sul cucchiaio pieno, si sfogò in grandi elogi pel dottor Foresti, per la forza, il coraggio della signora Evelina e specialmente sul cavalier Cantasirena, un cavaliere vero, pieno di talento, pieno di cuore, di nobiltà e compitissimo sempre, colle signore!...

--Quanto tempo.... sarà?--domandò Pietro, riadagiando sul guanciale la testa intronata, col viso più acceso, tutto in sudore.

--Quasi due settimane!--e la padrona gli contò come avesse avuto il primo attacco e le varie fasi della malattia e ricominciò cogli elogi alla signora Evelina, che non aveva mai abbandonato il suo letto, sempre lì, giorno e notte!

--Non so nemmeno come abbia potuto resistere!... Ringrazi la Provvidenza, signor Laner!... Le ha dato una sorella nella signora Evelina: una vera sorella!

La parola "sorella" fece bene al Laner: mise come un po' d'ordine in quella sua confusione, in quel suo turbamento di ogni idea, di ogni ricordo: lo tranquillò, lo consolò.

--Sì!... Sì!... la signorina è buona!... tanto buona! Una sorella!... una vera sorella! Non potrò mai ringraziarla abbastanza....--e si commosse, s'intenerì profondamente: sentì attorno agli occhi e sulle guance riarse, scorrere calde le lacrime.

E non si commosse soltanto per Evelina, ma pur anche vedendo la padrona, che si moveva adagio per la stanza, in punta di piedi, facendo qua e là un po' di pulizia. Oh, come aveva bisogno di riattaccarsi a tutte quelle persone che lo circondavano, come aveva bisogno che quelle cure, quell'affetto non gli mancassero mai!

--Signora....

--Comandi!--esclamò la padrona voltandosi di botto, collo strofinaccio in una mano e nell'altra la lucernetta che stava spolverando.--Comandi?

--Anche lei è stata.... tanto buona con me!--e aggiunse subito col timore che avesse a scemare quel premuroso interessamento della padrona:--Scriverò alla _Gazzetta Lombarda_.... per avere del denaro.

--Ma neanche per idea!--esclamò la padrona quasi offendendosi.--Il cavaliere Cantasirena ha già dato quanto basta: vedrà la nota. Lei non pensi che a guarire; è questo che preme!

Pietro continuò a guardar la padrona: sentiva che quella donna doveva aver molto cuore, anche per la delicatezza con la quale metteva in fila i boccettini e le scatolette sul cumò e spolverava il tavolo.

Dalla finestra socchiusa entrava colla luce più chiara, più viva, il rumore confuso delle carrozze, della gente, delle campane lontane.

--Che giorno è oggi, signora padrona?

--Oggi?... Venerdì.

--Venerdì?...--La tenera letizia del Laner scomparve d'un tratto; egli ricadde in uno scoramento, in uno sgomento pauroso:

Venerdì! Ricominciava a vivere di venerdì!... E Nora?... Nora?... E le ventimila lire?... E le zie?... Se le zie, senza lettere, inquiete, spaventate, correvano a Milano, e lo trovavano ridotto a quel punto.... e senza più un soldo?

"Dio! Dio! Dio!" e Pietro alzò gli occhi all'immagine della Madonna, che aveva accanto al letto, e le si raccomandò con tutta l'angoscia, con tutto il fervore dell'anima.

--Signora....

--Comandi?

--Non sono venute lettere da casa mia?

--Tutto quanto è arrivato per lei, è stato consegnato alla signora Evelina. Eccola!--esclamò la padrona con gioia.--Allegri, signorina!... Il nostro ammalato non si accontenta più del brodo! Non è vero, signor Laner?

Evelina entrò in camera, bene assettata, ben pettinata, il fazzolettino azzurro sulle spalle e la testolina dolcemente inclinata da una parte. Si avvicinò al letto premurosa, ma senza fare il minimo rumore, e subito, delicatamente, accomodò i cuscini sotto la testa del malato, rimboccò le lenzuola, stirò con garbo la coperta.

--Si sente benino? Lo so. Me lo aveva detto il dottore. Ha dormito tranquillamente, come un bambino, tutta notte. Ma la prego, tanto tanto, ancora non deve parlare; non deve stancarsi.

La voce, gli sguardi della fanciulla avevano una seduzione dolce, soave, ma senza timidezza, senza turbamenti. Era proprio la tenerezza sicura, onesta di una sorella.

--Grazie....--mormorò Pietro con voce rotta: e fece per darle la mano. Evelina gliela prese, ma stringendola appena, la ripose con affettuosa sollecitudine sotto le coperte, che gli assettò di nuovo, gli serrò bene attorno al collo e sotto le spalle.

La padrona, nel frattempo, se n'era andata collo strofinaccio sotto il braccio e portando con una mano la tazzetta vuota del brodo, coll'altra il lumicino da notte ancora acceso.

Il Laner fissò Evelina con un'intensità che rivelava tutti i suoi timori.

--E le zie?--domandò con un tremito.

--Hanno scritto quasi ogni giorno; anche ieri sera--rispose Evelina cercando la lettera nella saccoccia del vestito.--Cioè.... chi ha scritto è don Giuseppe. La signora Angelica e la signora Rosa aggiungono sempre i loro saluti.

E appoggiandosi alla sponda del letto, sempre sorridendo, spiegò subito le cose. Essa, consigliata anche dal dottor Foresti, aveva scritto a Crodarossa alle signore Laner avvertendole che il signor Pietro era indisposto, ma che il dottore assicurava che non c'era da prendersi nessuna pena: il male, un male alla testa, una febbre reumatica, era cosa seccante, che richiedeva cure e riguardi, ma affatto passeggera, affatto senza pericoli. Aveva aggiunto che il signor Pietro era assistito come fosse in famiglia, e che del resto lei stessa avrebbe mandato tutti i giorni le notizie; e in prova di quella corrispondenza, Evelina mostrò le lettere delle zie, colle raccomandazioni e i ringraziamenti di don Giuseppe e sotto ad ogni lettera la calligrafia grossa, stentata delle due vecchiette: "La zia Angelica ti manda i suoi saluti e le sue benedizioni.--La zia Rosa invia pure benedizioni e saluti...."

Dopo aver letto ad alta voce tutti quei bigliettini, la ragazza li ripiegò con cura e li mise nel cassetto della piccola scrivania. Pietro la guardava e piangeva silenziosamente.

--No! No!... Non deve commuoversi così!... Le fa male!...--e gli asciugò gli occhi col suo fazzoletto.

--Non so cos'è.... I nervi.... è una convulsione....--balbettò il Laner vergognoso della propria debolezza.

Aveva un'altra domanda che gli pesava sul cuore.... ma non osava, e intanto ne faceva molte altre che si avvicinavano a quella.

--E.... il direttore?...

--So che sta bene. L'altro giorno mi ha scritto. Per le ventimila lire è tutto a posto e lei ci può contare quando vuole. Sono alla cassa di risparmio, sopra un libretto col suo nome.

--Dio! Dio! Fosse vero!...--balbettò il malato,--più per le zie, sa, che per me!

Era proprio vero: Nora aveva confidato al Casalbara delle ventimila lire prestate dal Laner, e il duca, dopo parecchi giorni, era riuscito a procurarle, e d'accordo con Nora, erano state messe sopra un libretto nominale, intestato al Laner. Ma di tutto ciò, Pietro non ne seppe niente, mai, nemmeno da Evelina. Era il giornale le _Risorse Italiche_, gli affari della _Navigazione_ che avevano rimesso in fondi lo zio Matteo!

--E....

Il nome di Nora che gli riempiva tutta l'anima, tutto il sangue, gli era corso alle labbra, ma lo ricacciò indietro arrossendo.

--E lei, non ha avuto dispiaceri per cagion mia?... Per essere rimasta qui.... a curarmi.... a salvarmi?

--A me che importa?... Dicano, facciano quello che vogliono!... Io sono padrona delle mie azioni; non devo renderne conto a nessuno. Il mondo....--ed Evelina s'interruppe con un sospiro profondo,--oh, il mondo non si occupa di me! Chi si occupa di me?... Sono troppo brutta.--Ma a questo punto la tristezza, l'amarezza sembrò vinta dalla bontà del cuore.--E c'è il suo bene anche ad essere brutta!--ripigliò con un sorriso.--Almeno sono libera, e se sono stata qui, con lei, nessuno ci ha trovato a ridire, nè la padrona, nè il dottore!... Soltanto chi mi odia.... approfitta di tutte le occasioni, anche di questa, per farmi del male.

Non c'era più bisogno di profferire il nome di Nora e però il poveretto ebbe più coraggio di domandare di lei.

--E.... è già successo?--Anche la parola matrimonio non gli voleva uscire dalla gola.

--No. Non ancora.

--E.... è sempre.... sicuro? È fissato?

--Sì, alla fine del mese.

Evelina vide l'occhio del Laner girare per la stanza. Capì che cercava qualche indizio, una data, per sapere quanto mancasse ancora a quel giorno.

--Fra tre settimane,--soggiunse pianino, con un filo di voce, ma con un'intonazione ben chiara, penetrante.

Pietro rimase immobile, ma la sua faccia affondata nel guanciale diventò più bianca, più contratta: gli occhi ebbero un tremolìo lucente.... poi si voltò di colpo e scoppiò in singhiozzi.

--Ah! Signor Iddio! Signor Iddio!... Signor Pietro, si faccia forte,--gemeva a sua volta Evelina, anch'essa colla voce rotta dal pianto, e cercava di farlo voltare, come prima, di calmarlo, di tenerlo quieto, ben coperto sotto le lenzuola.--Non faccia così!... Pensi che ancora non è guarito!... Pensi alle zie che lo vogliono tanto bene! Lo faccia un pochino anche por me!... Lei vuol tornare a star male!... Peggio di prima!...

E siccome il Laner era sempre voltato colla faccia, e continuava a singhiozzare, la ragazza si era chinata sul letto, e gli parlava vicino vicino, nei capelli. Il malato ne sentiva l'alito caldo, e il piccolo seno che si appoggiava, che premeva la sua spalla.

Dopo, durante tutto quel giorno, Evelina dimostrò una timidezza pudibonda, una selvatichezza quasi sospettosa. Non si appoggiava, non si chinava più sul letto, non assettava, non gli accomodava più le coperto.... Quando il Laner la chiamava, essa trasaliva, e si avvicinava appena di qualche passo, arrossendo, ma tenendosi sempre discosta, silenziosa....

Pietro, che si era addormentato verso l'imbrunire, si svegliò molto tardi. C'era il dottore, ritto in piedi, accanto al letto, c'era la padrona che gli faceva lume, ma Evelina non c'era più. Era tornata a casa sua. Ormai il malato non aveva più bisogno di un'assistenza continua: la padrona, che dormiva lì vicino, sarebbe accorsa, qualora avesse chiamato o l'avesse sentito inquieto.

Pietro dormì benissimo, placidamente tutta la notte. La mattina, appena svegliato, cercò subito cogli occhi Evelina, ma non c'era, non era ancora venuta.

Entrò invece la padrona ad aprir la finestra, a portargli il brodo col pane affettato; ma la padrona lo infastidiva col suo continuo girare, col suo continuo parlare. Eppoi non aveva il garbo di Evelina. Dopo averlo aiutato a mettersi a sedere sul letto, lo piantava li, solo, senza nemmeno accomodargli i guanciali, senza ricacciargli sotto, per bene, le coltri.

--No, no. Non aveva garbo, nè cuore. Mostrava un po' di premura per interesse, nient'altro!

Pietro continuò ad aspettare la ragazza tutto il giorno: la ragazza non si lasciò vedere. Ma la sera, seppe poi da Taddeo, venuto, al solito, per le notizie, che Evelina aveva avuto una gran lite col colonnello.

--E anche.... colla signora.... Eleonora?

--La signorina Nora era fuori. Sta fuori tutto il giorno colla contessa Schönfeld, per le spese del matrimonio: vestiti, cappellini, biancheria....