Chapter 13
Il direttore cercò la data sopra un giornale, poi cominciò a scrivere, e continuò a scrivere sereno, sorridente.
Pietro Laner era sempre in piedi, dinanzi alla scrivania. Dacchè era entrato nello studio col direttore, gli era cominciato un ronzio nelle orecchie, insieme a un rumor sordo, cupo, che diventava sempre più forte. Colla mano si premeva la fronte, si premeva gli occhi: vedeva guizzi, scintille di fuoco.
--A voi!--gli disse il direttore quando ebbe finito di scrivere, piegando il foglio, mettendolo in una busta.--Dal momento che invece di fare una quistione di cuore, voi non fate che una quistione misera d'interesse, tutto resta definito in piena regola.
Matteo Cantasirena dichiarava in quella lettera di avere ricevuto da Pietro Laner di Crodarossa lire ventimila, e si obbligava di restituirle entro un mese, cogli interessi al sei per cento.
--A voi.
E il direttore gli porse il foglio; l'altro non si mosse.
--Se invece del sei per cento, volete il sette, siamo ai vostri ordini.
--Nora.... E Nora....--balbettò il Laner: gli tremavano le braccia; tutta la persona era scossa da un sussulto violento; poi a un tratto barcollò, annaspò colle mani, e stramazzò di colpo, per terra.
--Evelina! Gioconda!--gridò Cantasirena spaventato e commosso.--Evelina! Gioconda!...
Le due donne si precipitarono nello studio.
--Dio! Dio!
--Cos'è successo?
--Il povero Pietro,--balbettò Matteo ansando, sudando, cercando di sollevarlo e di tenerlo fermo.--Ha le convulsioni! Diventa matto! Aiutami, Gioconda!... Evelina! Prendi dell'acqua! Dell'aceto! Una di quelle bottiglie di cognac che ho mandato dal Cova per il pranzo!
Evelina corse a prendere la roba: Matteo e la Gioconda portarono Pietro sul canapé.
--Tienlo forte, Gioconda!
Il Laner diede ancora due o tre scossoni violenti, un gran sobbalzo.... poi rimase fermo, disteso, irrigidito, il viso contraffatto da una smorfia dolorosa, le labbra stirate, la schiuma alla bocca.
--Pietro! Pietro! Signor Pietro!
Evelina lo chiamava per nome, colla voce più tenera, più affettuosa, lo spruzzava delicatamente, gli bagnava leggermente coll'aceto la fronte e le nari.
Invece Matteo Cantasirena, rimesso dal primo spavento, cominciava a brontolare.
--Anche questa mi capita, anche le convulsioni!... Anche il Laner che mi diventa matto in casa.... Ma Gioconda!... Ma Evelina?... Come si fa? E col Casalbara che viene a pranzo! E tutto ancora da preparare!
La Gioconda gli rispose stizzita:
--Bisogna fargli bere qualche cosa di spiritoso.
--Il cognac! Il cognac!--Cantasirena sturò la bottiglia del cognac.
--Pietro! Signor Pietro!--Evelina lo alzò un pochino, lo tenne su diritto col capo, esortandolo carezzevole, mentre la Gioconda gli fece ingoiare due o tre bicchierini di cognac, quasi di seguito: il Laner dolorava, sbatteva i denti.
Matteo ricominciò a camminare in su e in giù, brontolando e se la prese anche con _Numa_. Una volta che gli capitò tra i piedi, gli tirò un calcio terribile: il gatto rotolò con un miagolio sordo e sparì.
--La finisca! Vergogna!--gridò la Gioconda, strapazzandolo.--Mandi invece a prendere un brum, e faccia presto.
Il direttore uscì, chetamente, senza più fiatare.
Evelina sciolse al Laner il nodo della cravatta; la Gioconda gli sbottonò la sottoveste.
--Appena si può farlo scendere, lo si pone in carrozza, e il signor direttore col portinaio lo conducono a casa.
--Andrò io, invece del portinaio,--soggiunse Evelina.
Pietro aprì gli occhi, ma non capiva più niente, non sapeva più niente, non aveva forza di camminare, di muoversi.
Una carrozza, dopo qualche momento, si fermò dinanzi alla porta.
--Ecco il brum!...--esclamò Matteo entrando nello studio.
--Vengo io pure con te, ad accompagnare il signor Laner,--gli disse Evelina con voce grave, ma sicura.
Tutti e tre alzarono Pietro, lo tennero in piedi, lo trascinarono adagio adagio.... Matteo Cantasirena e la Gioconda lo portarono fuori sulla scala, lo portarono giù, quasi di peso, tenendolo sollevato per le braccia. Evelina andava innanzi ad aprire gli usci: aprì anche lo sportello del brum.... poi, infine, montò anch'essa in carrozza, e si sedette in faccia a Pietro Laner, prendendogli le mani, accarezzandole, stringendole forte, per fargli coraggio.
XIII.
Il Casalbara arrivò in punto all'ora del pranzo. Nora lo aspettava alla finestra, e quando vide il magnifico equipaggio, arrossì di piacere e di orgoglio. Sarebbero stati suoi quei cavalli, quella carrozza, quei servi in livrea!... E corse lei ad aprire al duca: lei sola!
Appena il Casalbara fu entrato, stretto nel lungo soprabito, tutto profumato, lucente e biondo, l'uscio fu richiuso pianino pianino....--per non farsi sentire di là!--dicevano gli occhi maliziosetti della fanciulla. La piccola anticamera era buia, e mentre il Casalbara stringeva la mano a Nora, essa gli porse i capelli a baciare, poi si alzò in punta di piedi e gli offrì la bocca.
--Stella!
--Cattivo!... così tardi!
Il duca sorrise di piacere e di orgoglio: ormai tutte le malinconie erano scomparse. Si sentiva sicuro di sè; era fiero e incantato della sua conquista. Con Francesco Kloss non si vedevano più. Il Casalbara gli aveva dichiarato, con un tono altero che non ammetteva replica:
--Professo la maggiore stima, il maggior rispetto alla signorina Eleonora. Vi proibisco di parlarne leggermente.
E il Kloss gli aveva voltato le spalle.
--_Afessi mai prefetuto un così pel.... minestron!_
.... Nella piccola anticamera buia avevano durato un pezzo le parolette dolci e le moine.
--Basta! Adesso basta!--disse Nora a un tratto vivamente, sciogliendosi dal Casalbara.
Poi subito si calmò, tornò sorridente.
--Lo zio Matteo ha sentito la carrozza: guai, farlo aspettare a pranzo!
E allegra, saltellante, prendendo il duca a braccetto, lo condusse nel salottino.
--Eccolo! Eccolo, zio Matteo!
Il Cantasirena, sorrise paternamente, ma assai dignitosamente al "caro Giovanni", e mentre gli stringeva la mano, baciò Nora sulla fronte con una cert'aria che pareva dicesse: vi abbraccio idealmente tutti e due. Poi sospirò.
--Questo bel fiore,--e con due dita sotto il mento di Nora, le alzò il visino,--vi compenserà, caro Giovanni, se la mia casa è troppo modesta.
Il Casalbara ringraziò cortesemente, inchinandosi.
--Avrei voluto presentarvi anche l'altra mia cara figliuola, Evelina, la buona Evelina. Ma è fuori di Milano, presso una sua amica ammalata.
Il duca rispose con un complimento; Nora, invece, si oscurò in viso.
Evelina era rimasta presso il Laner per assisterlo, per vegliarlo. Ma il direttore aveva proibito a tutti di far parola con Nora di quanto era successo, fino al giorno dopo. Conosceva e temeva l'umorino bizzarro della ragazza. Avrebbe potuto seccare, far perder tempo, mentre tutti erano occupatissimi per il gran pranzo. E lo zio Matteo aveva detto a Nora che "quel trentino" dopo aver fatto un casa del diavolo, se n'era andato colla sua brava ricevuta! In quanto a Evelina, si sa, non voleva mostrarsi perchè crepava dall'invidia.
Nora aveva creduto tutto.... anche lei, per non guastar la festa. Pure non poteva reprimere il sospetto; e certe volte, col sospetto, un impeto di collera.
--Adesso, caro Giovanni, prima di metterci a tavola, berremo l'amaro "Etneo". È un regalo del Florio, il buon Florio. Florio e Rubattino!...
Nora portò innanzi al Casalbara, un piccolo tavolinetto intarsiato, colla bottiglia dell'amaro, coi bicchierini di cristallo, e cominciò a versare. Cantasirena, intanto parlava, raccontava del suo caro amico Florio che aveva conosciuto nel sessanta, e di Garibaldi che chiamava soltanto "il Generale", e finalmente del vino di Marsala....
Nel salotto tutto era nuovo, o rimesso a nuovo, ma il salotto non era poi altro che lo studio del direttore, col pianoforte al posto del tavolo da scrivere: il pianoforte aperto, colla musica dell'_Ideale_ spiegata sul leggìo. C'era un profluvio di fiori maravigliosi; le pareti erano coperte di stoffe antiche e di trofei d'armi; e dapertutto ritratti; grande abbondanza di ritratti. Ritratti di personaggi importanti, ritratti di bellezze femminili; queste, per lo più, erano le scolare della ragazza. Il vecchio sofà rimaneva coperto da un magnifico tappeto, ma ancora col cartellino del prezzo.... per una dimenticanza del signor Vergani, che aveva prestato tutta quella roba. E vicino al sofà, un'ampia sottocoppa piena, colma di biglietti di visita; tutti, almeno quelli sparsi sulla superfice, degli uomini più illustri: ministri, altezze, grandi scrittori.
--Un altro bicchierino?...--domandò Cantasirena.
--Eccellente, ma basta così!--E il Casalbara si asciugò i baffi premendovi sopra il fazzoletto con garbo, per non portar via, colle gocce del liquore, anche il color biondo, dorato.
Nora, che aveva voluto bere anch'essa due dita di amaro, scrollava il capo, pestava i piedini, faceva le smorfiette più adorabili, tanto che lo zio Matteo, incantato della grazia, della bellezza della sua "cara Eleoonòra" le prese la testina bionda, la baciò, la premette dolcemente sul petto, dallo sparato ampio, candidissimo.... e fissò il Casalbara cogli occhi umidi. Poi, vincendo la paterna commozione:--Andiamo, figliuoli miei,--disse prendendo Nora sotto braccio da una parte e il Casalbara dall'altra,--andiamo.... a mangiare la pappa!
Anche nella saletta da pranzo, via i libroni, gli scartafacci dei _Patriotti viventi_, spirava un'aria ammodo, con un odorino di tartuffi delizioso; la tavola, piuttosto piccola, scintillava di cristalli e di argenterie in mezzo alla luce raccolta.... Tutta roba quella, mandata dal _Cova_; il garzone che l'aveva portata, aspettava in cucina, dando intanto una mano a preparare i piatti.
Il Casalbara, appena a tavola, si sentì subito bene, subito a posto. Nora era incantevole, coll'abitino rosa di _foulard_, un po' scollato; Matteo Cantasirena era un bel mangiatore e un bel parlatore; il pranzo eccellente, e la Gioconda, che serviva in tavola, metteva appetito anche lei col faccione rotondo e le braccia sode.
Cantasirena parlava di Mazzini, di Cattaneo, di Tito Speri.... A ognuno di quei nomi il Casalbara si tirava su impettito, e salutava con un cenno del capo, coll'aria di essere quasi della famiglia; e anche Nora diventava seria, attenta. Poi, Cantasirena, divagando, entrò a parlare di politica; e allora il Casalbara cominciò a distrarsi e cominciò a cercare col piede sotto la tavola.... Ma quando lo cercava lui, il piedino di Nora gli sfuggiva di sotto e gli occhi della fanciulla sorridevano birichini;... quando, invece, egli stava fermo, il caro piedino veniva subito tentatore, istigatore, a premere il suo lungamente e allora gli occhi dell'amata gli sorridevano languidi.
"Stella!... Stella!... Che stella!..."
--Voi, a Casalbara,--gli domandò d'un tratto il Cantasirena,--cosa ne pensate del Bonforti e del Ghirlanda?
--Io?... Non ci penso affatto!
La risposta ottenne una risatina allegra della ragazza. Sorrise anche il direttore, ma scrollando il capo melanconicamente.
--Vi piace questo _Chateau-Laros_, caro Giovanni? È del settanta. Epoca memorabile!... Il settanta!... Anche allora la politica a _coeur léger_, ricordatelo, è stata quella che ha perduto l'Impero! Mah!... E qui, da noi?... Non vedo uscita!... Di questo passo, andiamo incontro allegramente al nostro Sedan.... Alla bancarotta del senso morale! Che cosa rappresentano il Bonforti e il Ghirlanda alla Camera?... Lo scandalo: nient'altro. Lo scandalo eretto a sistema, lo scandalo che getta il discredito sul governo, sul parlamento, sul paese, e che scalza, pensateci, caro Giovanni, che scalza....--Cantasirena col petto di una pernice _à la belle vue_, tenuto in alto, infilato sulla forchetta, abbassò il capo, abbassò la voce--....che scalza le istituzioni!--Ciò detto sospirò, soffiò, si pose in bocca religiosamente il petto di pernice e lo mangiò, masticando adagio, socchiudendo le palpebre, col godimento delicato, squisito di un conoscitore coscienzioso.
Invece il duca, a quelle parole, si era sentito urtato, turbato nella dolce tranquillità del suo benessere.
Era il giornalista, che saltava fuori a un tratto nello zio Matteo; e il duca diventava inquieto; diffidente, temeva di esser seccato, tirato in ballo in mezzo ai pettegolezzi della politica.
--Scusatemi, caro voi,--rispose con un tremito nella vocetta fessa, che indicava la stizza,--io non mi occupo di quello che succede e a Primarole, a Castellanzo!... La mia parte l'ho fatta quando la politica era.... un sentimento!... A Casalbara non vedo nessuno, voglio vivere in pace!
Ma a questo punto egli sentì il piedino di Nora che premeva il suo forte forte.... Nora lo guardava amorosissima, e gli diceva cogli occhi e col sorriso della bocca umida e rossa "Sì.... Sì.... Sì.... a Casalbara vivremo in pace, noi due soli, sempre soli...."
Tutte le inquietudini svanirono alle promesse di quel sorriso inebriante.
Sposava il suo angelo, la sua regina, non sposava lo zio barbone! E cogli zigomi accesi dal _Chateau-Laros_, i baffi irti, che per il troppo caldo perdevano l'arricciatura, e la testa in fiamme, il duca accennava di sì alla sua volta: "Sì.... sì.... sì...." fissando Nora, divorandola con un ardimento insolito negli occhietti lustri, luccicanti fra le rughettine fonde.
"Stella!... Stella!... Che stella!..."
Sentì un tocco leggerissimo come una carezza, un soffio che gli sfiorava il braccio: il Casalbara si voltò; era Gioconda, la Gioconda dal faccione tondo e placido, che gli presentava il gelato all'arancio.
--Avete ragione, caro Giovanni,--riprese Matteo Cantasirena diventando tenero egli pure, mentre seguiva con uno sguardo desideroso il gelato all'arancio e la Gioconda.--Avete ragione!... Niso più non sacrifica ai mani d'Eurialo.... "e tutte cose involve l'oblio nella sua notte".... anche le sante memorie!... Che cos'è oggi la vita politica in Italia?... Corruzione e affarismo!... Io per me sono stanco, sfiduciato e riverisco tutti quanti! Eppure.... faccio dispetto a me stesso,--e diede un colpo secco sul piatto, rompendo il gelato col cucchiaio.--Un uomo non può chiamarsi impunemente Matteo Cantasirena, come non può chiamarsi Casalbara, il....--stava per dire il _senatore_, ma gli sembrò che l'alta carica stonasse in quel pranzo di fidanzati,--come non può chiamarsi impunemente Giovanni di Casalbara! Anche abbandonando la politica.... dovremo svolgere la nostra attività in un altro campo più elevato. Ricominciare a combattere, a "cospirare" se occorre, per un'idea grandiosa!... Un'opera colossale!... Degna dei più grandi nomi di questo secolo, che ci ha dato un Lesseps.... un Sommeiller.... e ultimamente un Fara-Bon!
"Ahi! Ahi!" Il duca era di nuovo inquieto, ma il piedino, il caro piedino, tornò a premere il suo, e il duca si trovò sul piatto una mandorla verde ch'era stata sbucciata e spellata dalle ditine rosee, trasparenti della fanciulla.
"Stella! Stella! Che stella!"
La Gioconda aprì l'uscio senza far rumore:
--Il caffè è pronto nel salottino.
Nora si alzò per la prima, leggera, graziosa, e corse incontro al Casalbara, che dopo essere stato tanto tempo seduto, faceva i primi passi stentatamente, colle gambe larghe, aggranchite.
La ragazza rideva, prendendolo a braccetto e tirandoselo dietro.
--Faccia presto! andiamo! Faccia presto!
Furono i primi a entrare nel salotto: Nora, appena l'uscio si richiuse, stampò un grosso bacio, in fretta, sulla guancia del Casalbara, poi tutta rossa, scappò a mettere lo zucchero nelle tazzine del caffè.
Il duca, tremante, balbettante, le corse dietro: "Stella!... Stella!... Regina!" ma sentendo i passoni gravi dello zio Matteo, si avvicinò subito al pianoforte, esclamando, colla voce stonata per l'orgasmo, per l'eccitazione: "Oh, l'_Ideale!_ Ca.... aro ideal!... Proviamo un pochetto d'_ideale!_"
--Dopo il caffè, figliuoli miei! Dopo il caffè!
Bevendo il caffè e sorseggiando il cognac, Matteo diventò espansivo. Rosso, lucente, sventolandosi la faccia, e il collo grosso, di toro, col fazzoletto bianco, dimenticò la guerra atroce, le ingiustizie, l'ingratitudine della gente del suo partito.
--Le sue figliuole!... La famiglia!... Quanto tesoro di affetti, di conforto!... E quanta fortezza d'animo nelle più fiere batoste!... Erano una razza gagliarda i Cantasirena!... Tutto per la patria! Da secoli!... Da padre in figlio! Per ciò gli splendori, le ricchezze erano state sacrificate, ma gli era rimasto inesauribile il patrimonio del cuore!--E negli occhi di Cantasirena scintillavano le lacrime; il suo intenerimento era sincero.--Le figliuole! Ecco la nuova e cara ricchezza! Così.... soavi! Evelina, buonissima anche Evelina, ma il suo amore, la sua debolezza, lo confessava.... eccola lì!.... Era "Eleoonòra!"
Poi domandò al Casalbara come trovava il caffè.
--Buono, non è vero? Eccellente? Il caffè della Gioconda è famoso!--E toccò alla Gioconda la sua parte di elogi.
--Fedele a tutta prova! Di una nettezza, di una pulizia straordinaria! E.... artista. Ha la passione, il genio della sua arte. E anche lei, piena, esuberante di cuore!
_Numa_ più grosso, più gonfio, più obeso, guardava assonnito il sofà, ma non si arrischiava di fare il salto per via del tappeto nuovo. Cantasirena lo acciuffò di colpo, pel collo, presentandolo al Casalbara.
--E questo è _Numa!_ Il nostro _Numa!_... Guardatelo bene, caro Giovanni: costui non è una bestia: è un pensatore!
_Numa_, insensibile ai complimenti, dopo essere stato un pezzo colle zampe tese, tentava liberarsi dando scossoni, facendo giravolte.
--È un'intelligenza fenomenale!... È un cuore!... Se appena ho un dispiacere, il povero _Numa_ capisce tutto, diventa subito malinconico, non mangia più....
E Matteo, commosso, fece per accarezzarlo, ma il gatto, pronto, gli graffiò una mano e riuscì a svignarsela.
Succiando il sangue, Cantasirena passò allora a fare gli elogi di Taddeo.
--Un eroe.... superstite.... incosciente!
Mandò Eleonora a cercarlo in cucina, e quando Taddeo entrò nel salotto, gli fece bere un bicchierino di cognac.
--Grazie, colonnello!
--E poi?...
--Viva l'Italia, colonnello!
--Bravo.
Anche il Casalbara, rimasto colpito dalle medaglie, dalla gamba di legno, gli stese la mano.
Mentre se ne andava, mentre il "tuc-tuc" risonava allontanandosi nel corridoio, Matteo prese il duca a braccetto, e gli disse piano, con una lacrima che gli gocciolava perdendosi nel barbone. "Mi ha salvato la vita, al Volturno!" E allora confidò pure, al caro Giovanni, qual'era la più grande consolazione di tutta la sua vita: "Essere amato.... Sì! Questo sì! Era adorato nella sua famiglia!"
Anche il Casalbara si sentiva leggermente intenerito, Un'intima dolcezza, il benessere, il blando calore, lo invitavano alle confidenze, alle espansioni, e già cominciava anche il duca a parlare della sua famiglia, de' suoi ricordi.... quando, a un tratto, gli corse l'occhio sopra una macchia di vino, caduta proprio in mezzo allo sparato bianco dello zio Matteo. Quella macchia gli fermò le parole in bocca e arrestò il corso di tutta la sua commozione.
--Vedete?--Cantasirena gli voleva mostrare adesso le rarità del salottino.--Vedete? questa è una zagaglia sudanese; un dono del mio amico, il compianto Romolo Gessi.... Questo è uno scudo abissino; questa la mia carabina del '59!
Poi gli fece vedere i ritratti:
--La Patti!--e lesse la dedica:--"All'illustre amico Matteo Cantasirena, Adelina Patti riconoscente."--E socchiuse gli occhi, sorrise, sospirò, come dinanzi alla pernice _à la belle vue_. Pareva che avesse mangiato un pezzettino anche della Patti.--Sarah Bernhardt: "_A mon ami Cantasirena._"--Lo zio Matteo battè sulla spalla al "caro Giovanni."--Un po' _faisandée_... ma....--E tornò a sorridere, a socchiudere gli occhi, a soffiare.
--E questo è l'unico ritratto che si conservi di Rosolino Pilo.
Nora seguiva pure quella specie di _via crucis_, sorrideva ancora al Casalbara, ma la sua vivacità era sparita. Si sentiva oppressa, le fiamme alla faccia, alla testa. Avrebbe avuto bisogno di respirare, di uscire all'aria, di camminare, di arrabbiarsi con qualcuno. D'un tratto l'aveva presa il suo cattivo umore, con un orgasmo, un'irritazione, una noia nervosa.
E lo zio Matteo continuava a girare, tenendosi il "caro Giovanni" stretto sotto il braccio.
--Adesso ti farò vedere--passava dal _voi_ al _tu_ colla distrazione affettuosa di un vecchio verso un giovanotto--adesso ti farò vedere il ritratto di un.... magnanimo. Uno dei più gentili e forti patriotti d'Italia, il capitano Fara-Bon!--e lo fermò dinanzi a una vecchia fotografia stinta, sbiadita: un signore con una gran barba, e in testa un berrettone di pelo.
--Chi è?--domandò il Casalbara.
--Il capitano Fara-Bon: il Paleocapa milanese, morto, pare una fatalità, lo stesso giorno in cui è morto il _Rinnovatore_. Adesso si stanno raccogliendo le sottoscrizioni per un ricordo marmoreo.--E Matteo Cantasirena sospirò profondamente, dolorosamente.
--Si è segnalato, nel '49, alla difesa di Venezia; l'Austria lo ha processato, condannato, poi graziato all'ultimo momento. Deve aver conosciuto il nostro.... fratello.... Eriprando.
A questo nome seguì un lungo silenzio.
--Sediamoci!--disse poi Matteo Cantasirena, con un altro sospiro.--Il progetto del compianto Fara-Bon, la _Navigazione Cisalpina_, sarà annoverato fra le grandi audacie del secolo!
Il duca sedette sul canapè e Nora sedette essa pure vicino, dopo avergli acceso uno sigaro di avana. Matteo si adagiò comodamente nella poltrona di faccia, e cominciò a parlare del risorgimento economico d'Italia, della sua indipendenza commerciale, dei nuovi, dei veri patriotti.... i patriotti dell'abnegazione, che lontani dalla politica, scevri di ogni vanità personale, preparavano la sua ricchezza, la sua grandezza avvenire.
E parlò delle _vie acquee_, dell'Italia settentrionale, della difesa del paese; parlò di Primarole e di Castellanzo, che dovevano essere il centro dei primi studi, del primo movimento della grande impresa; di Pio Calca e del conte Bobboli, che si dovevano portare nelle prossime elezioni contro il Bonforti rettorico e il Ghirlanda paradossale.
Pio Calca, sostenuto dai preti, avrebbe speso per l'ambizione, nel suo caso innocentissima, di essere deputato, un po' dei milioni della mamma, e in quanto al conte Bobboli, a quel trafficatore d'ebano scioano, una volta tirato in ballo, avrebbe dovuto sacrificare, occorrendo, alla propria fama, e quindi al trionfo della grande idea, anche gli ultimi _medjidié_ d'Ismail pascià!
Il duca di Casalbara, sdraiato sul canapè, con Nora accanto, stretta al suo braccio, subiva quella voce lenta, insinuante, come un ronzìo misterioso, senza avere la lena di rispondere, di muoversi.... Attraverso alla seta morbida, sentiva il calore, lo forme del corpo di Nora; ne sentiva il profumo vago dei capelli, e ne sentiva l'odore... quell'odore acuto di ragazza bionda. Sarebbe stato lì, senza muoversi, tutta la vita. Soltanto la macchia di vino sulla camicia bianca dello zio Matteo, lo offendeva colla sua volgarità: era una stonatura.... una stonatura che insensibilmente, di minuto in minuto, rendeva stonato e volgare tutto il salotto, collo scudo abissino e la zagaglia sudanese, e l'eleganza ardita della signorina, e i modi e il languido abbandono....
--Sua moglie?... Sua moglie?... Era fissato! Non c'era più verso di tornare indietro!
E Nora?...
Nora, colle guance accese e l'occhio fisso, a che cosa pensava?
Essa guardava quell'uomo che le stava vicino, assonnito, col respiro greve, l'occhio imbambolato.... il sigaro spento fra le labbra....
--.... E tutti i giorni, tutte le sere sarebbe stato così? Sempre con quell'uomo?... di quell'uomo?
Provava un senso di ripugnanza, di ribrezzo.... eppure non poteva fare a meno di guardarlo, era costretta a guardarlo!