Chapter 11
--Oh, il signor Laner le perdonerebbe certamente, se la _pauvre petite_ avesse due dita di testa e il coraggio di abbandonarvi.
--Era lì?... Era in casa quel.... Laner?--domandò il Casalbara subito insospettito e irritato.
--_Certainement; mais pas avec la petite._ Era col cavalier Cantasirena. Eleonora non avea voluto vederlo, quantunque, anche per ciò, il cavaliere le avesse fatto una scenata terribile.
--Ma infine, chi è questo cavalier Cantasirena?--strillò il Casalbara colla vocetta aspra.--È suo padre? È suo zio? È il suo tutore? Cos'è?
--_Son oncle, je crois, par son père:_--e soggiunse pianino, parlandogli all'orecchio:--_et je crois son père.... par sa mère!_ Che sia poi il suo tutore, questo è sicurissimo.
--Che confusioni.... che pasticci!
--Oh, del resto è una famiglia distintissima. I Cantasirena sono nobili.
--Nobili? Nobili triestini?--domandò il Casalbara, che pur sorridendo ironicamente, prestava molta attenzione a queste notizie.
--Il cavalier Matteo è nato, credo, a Trieste, oppure a Venezia; ma anticamente la sua famiglia doveva essere della Dalmazia o della Rumenia.
--Già.... già....--osservò il Casalbara, interessandosi seriamente alla nobiltà della signorina Eleonora.--Ci sono infatti i Cantacuzeno.... i Cantasemir....
--_Et alors, très bien!..._ Anche i Cantasirena! Il cavalier Matteo ha sempre avuta una grande importanza nel mondo politico. I suoi amici sono tutti ministri, deputati, generali. Anche lui è stato colonnello sotto il vostro Garibaldi. Capirete, anche per la sua condizione, sente l'onore della famiglia in un modo straordinario. In questi giorni è esaltato! Pare diventato matto! Strepita vuole ammazzarvi, e che se non vi ammazzerà vi farà un processo.
--Oh, poi.... staremo a vedere!--esclamò il Casalbara, stizzito e offeso per quella parola plebea.--Non c'è niente da far processo.
--_La pauvre petite est très jeune, vous savez;_ è minorenne.
--Che importa, se è minorenne? So quello che mi dico,--e anche il Casalbara alzava la voce.--Non c'è niente da far processi!
--_Ne plaisantons pas, mon cher!_ Dovete sapere che Eleonora stessa _effrayée_,--sono riuscita a stento a levarla mezzo morta _toute pleine des meurtrissures_ dalle mani di _monsieur_ Cantasirena--Eleonora stessa ha confessato tutto "tutto quanto!"
--Confessato?... Che cosa?
--Fino all'ultimo! Ed è inutile che vi mettiate a fare con me il gentiluomo misterioso!... La mia cara amica Eleonora, mi ha confessato tutto quanto! Voi...--La signora Schönfeld s'interruppe, si raddrizzò tragica, solenne; poi ripigliò colla voce più bassa, ma col gesto, coll'accento severo, inesorabile del giudice:--Voi avete abusato dell'innocenza, della inesperienza, del cuore, della passione....--Poi, d'un tratto, cambiando tono:--_Caaro da Dio_!--esclamò con tutto lo scoppio della sua natura rumorosa:--_Vous êtes un monstre d'iniquité!_
--Ha confessato?... Lei?...--Il Casalbara era rimasto stupefatto.
--Sì.
--A chi?
--A suo padre, cioè a suo zio! E poi anche a me.
--Anche a voi?
--Sì! _Vous êtes un monstre d'iniquité!_--Ma per quanto sdegnata, per quanto in collera, per quanto furente, dagli occhi, da tutta la faccia della Schönfeld, sprizzava la malizia, la furberia, l'ammirazione. E il Casalbara che negava, assicurava, protestava che non era vero, pure non sapeva dire di no con abbastanza forza, con abbastanza energia: intimamente si sentiva lusingato da quel _monstre d'iniquité!_
--Mi ha detto anche,--soggiunse la contessa ammiccando l'occhio, e come a conferma del "tutto quanto"--di avervi scritto.... che vi sareste trovati qui, da me.
--Sì.... è vero,--confermò il Casalbara.
La Schönfeld tornò a gemere, a sospirare. "_La pauvre petite_, mi ha tanto pregato, tanto supplicato! Non ho avuto cuore di resistere: le lacrime mi fanno male.... E poi.... già è inutile.... Eleonora può far di me tutto ciò che vuole! _Je l'aime! Je suis éprise d'elle.... Quelle beauté mon Dieu! Il faudrait l'avoir vue hier au soir dans son petit lit, toute blanche, toute rose, toute blonde...._"
In quel punto la portina si aprì pian piano.... i due si voltarono. Eleonora entrò nel salotto.... Ma appena veduto il Casalbara, per la commozione, per la confusione stessa della gioia e della verecondia, si buttò con tutto l'impeto fra le braccia della Schönfeld, nascondendo la faccia, timida, pudibonda, contro la faccia dell'amica. Non voleva che _lui_ vedesse come l'aveva fatta diventar rossa!...
Anche il Casalbara si trovò impacciato; e lì per lì, riuscì appena a balbettare qualche parola, salutandola.
--_Mon cher amour! Mon petit bijou; tu te portes bien, n'est-ce pas?_--E la Schönfeld, dopo averla baciata, ribaciata con gran trasporto, la condusse ancor più vicino alla finestra, per vederla bene.--_Oh, les beaux yeux qui ont pleuré tant de larmes!_--e tornò a baciarla anche sugli occhi--_Mon ange adoré!..._
Era proprio stata l'apparizione di un angelo!... Com'era entrata? Aveva suonato il campanello?... Sì?... Non avevano sentito niente!... Ma erano tanto infervorati nei loro discorsi!... Poi, il contessone fu magnifico nella sua franchezza, nella sua lealtà. "Perchè _ménager_ delle scuse, dei pretesti? Lo aveva promesso a Eleonora: voleva lasciarli soli. Era cosa troppo naturale! Capiva anche lei, dopo tutto quello che era successo avevano bisogno di parlarsi, di consigliarsi, di intendersi. Ma con altrettanta franchezza dichiarò a _monsieur le duc_ che da quel giorno, e finchè la sua posizione _vis_ _á vis_ della signorina Eleonora, non fosse diventata chiara e regolare, la porta della contessa Schönfeld sarebbe stata sempre chiusa per lui." Ciò detto se ne andò, col passo maestoso e collo strascico della vestaglia rossa che spazzava la polvere. Se ne andò.... ma solo nella stanza attigua, dove la sentivano camminare, vestirsi, frugacchiare, parlare ad alta voce colla cameriera.
Nora si tirò in fondo, proprio in un canto, dentro il vano della finestra, e chiamò lì con un invito degli occhi e con un cenno del capo anche il Casalbara: lo fissò colle pupille lucenti, e gli parlò, vicino vicino, a voce sommessa, perchè la Schönfeld, caso mai ascoltasse dietro l'uscio, non potesse sentir niente.
.... Finalmente!... Era lui!... lo rivedeva.... Era lì.... Gli poteva parlare! Oh, quanto aveva sofferto!... Com'era stata cattiva quella gente! Adesso voleva una sola promessa, un giuramento da lui.... Doveva partire quel giorno stesso!... Andar via, molto lontano, senza dir dove.... lo avrebbe detto soltanto a lei! Lo zio era fuori di sè!... Voleva ammazzarlo!
Il Casalbara, guardandola, sorrise intenerito, ma sicuro di sè; e Nora, in un impeto, coll'abbandono naturale in chi ama e ritrova l'amor suo, dopo aver tanto temuto per lui, dopo aver tanto sofferto, gli gettò le braccia attorno al collo, e così, tenendo la testina reclinata sul petto del Casalbara, in un atteggiamento dolcissimo di riposo e di pace, parlando e sorridendo mentre dagli occhi socchiusi scorrevano tacite, scorrevano calde le lacrime; parlando, bisbigliando appena colla voce bassa, sommessa, leggera come un lamento e come una carezza, continuava a pregarlo, a supplicarlo di partire, subito subito, senza dir dove, a nessuno, proprio a nessuno.... soltanto a lei.... a lei sola, a lei sì.... a lei tutto!
Oh, finalmente respirava! Tornava a vivere!... Non gli dava più del _lei_ nè del _voi_, gli dava del _tu_. Lo chiamava Giovanni, arrossendo ancora nel vincere la propria timidezza. Ma voleva chiamarlo Giovanni, semplicemente, perchè aveva diritto, come aveva diritto a quell'ora d'incanto, di beatitudine. Oh! l'aveva guadagnata!... L'aveva meritata!... E si stringeva più appassionatamente al collo di lui; si abbandonava tutta sul suo petto, amorosa, desiderosa, e col piedino inquieto, fremente, premeva il piede del Casalbara, che avendolo rattrappito nella scarpetta attillatissima che gli faceva male, cercava di sfuggire, di sottrarsi adagio, delicatamente a quella pressione.
--Rispondimi.... rispondimi.... Dimmi di sì!... Prometti, giura.... Andrai via?
--Stella.... Stella cara! Come potrei prometterti una.... viltà?
--E allora?...--esclamò la fanciulla alzando il capo, fissandolo spaurita, ma sempre tenendosi colle braccia strette al suo collo.
--Vedremo, cara.... penseremo insieme!... Ma tu non tremare così.... non aver paura per me.... Rassicurati.... credimi.... non hai nulla a temere.
Anche il Casalbara parlava assai sommessamente, colla voce rotta, velata. Quella fanciulla così buona, che non vedeva altri che lui, che non pensava che a lui, alla sua vita, alla sua sicurezza, lo commoveva profondamente.
--Va via! Va via! Sono troppo inquieta! Sono troppo spaventata per te!--e gli disse ancora:--Va via,--con un'espressione, una supplicazione così tenera e dolce come lo sfiorare di un bacio. Poi tornò ad appoggiare la testina, a riposarsi affranta dal dolore e dall'amore sul petto del Casalbara.
Il duca la guardò, si chinò, la guardò più vicino.... e la baciò sulla guancia accesa, bagnata di lacrime. La baciò lentamente, leggerissimamente, trattenendo il respiro, come se baciasse una cosa santa. E non c'era la passione, non c'era la sensualità in quel bacio, ma tutta la gratitudine più viva che gli traboccava dall'anima: un senso di rispetto, di adorazione umile, religiosa.
--Ti hanno spaventata, povera bambina mia?
La fanciulla rispose con un fremito, ma non si mosse. Rimase lì, quieta, con gli occhi socchiusi come a godere l'estasi di quell'istante.
--Ti hanno fatta soffrire.... bambina mia cara?
--Sono cattivi.... tanto tanto cattivi....
--Chi lo è stato di più?... quel.... Laner?
--No!--esclamò la fanciulla con un'altra voce, rizzandosi a un tratto e allontanandosi.--Lo zio Matteo!
Il Casalbara si avvicinò lui, di nuovo. Nora, che era subito riuscita a vincere quel sentimento strano, improvviso, istintivo di dispetto, di rivolta, tornava a guardarlo buona, timida, amorosa.... Il Casalbara, con un braccio cingendole la vita, la portò di nuovo nel cantuccio della finestra, dietro le tende, accarezzandole delicatamente la testina bionda, appoggiandola, premendola delicatamente sul proprio petto.
--Cosa ti ha fatto lo zio Matteo?... Ti ha sgridata?
--Mi ha battuta.
--Batterti?... Ha osato batterti?--esclamò il Casalbara, tremante di collera.--Ah! ma per Dio!... questo no! no! Non succederà mai più!... Guai! Ci sono io!... Guai!
--Era come pazzo, voleva strozzarmi. A fatica mi hanno strappata dalle sue mani; mi hanno portata via. Guarda!--E diventando rossa, di fuoco, per la nuova prova d'amore, di tutto il suo amore che gli voleva dare,--il sacrificio più grande e più caro della amante all'amato, il sacrificio, l'oblio del proprio pudore,--sciolse di colpo il nodo della cravatta lilla, slacciò nervosamente, precipitosamente i bottoni del vestito, della camicetta, e sul collo, fin giù sulla spalla, gli mostrò un livido e una piccola graffiatura.
--Povera.... povera bambina mia....--balbettò il Casalbara, e mentre appassionatamente la baciava lì su quel livido, su quella graffiatura, piangeva, piangeva commosso, intenerito.
--_Où diable as tu fourré l'eau de Cologne, ma bête?_--strillò a un tratto, nell'altra stanza la contessa Schönfeld.
Nora trasalì, respinse il Casalbara, si abbottonò in fretta la camicetta, il vestito, e rifece il nodo alla cravatta.
--È stata anche colpa mia....--mormorò abbassando il capo ancor più timida, più titubante.--Perchè mi lasciassero in pace.... perchè non mi tormentassero più coi loro progetti, colle loro idee di matrimonio.... per farla finita una buona volta e per essere assolutamente libera, padrona di me, ho.... ho confessato.... ho esagerato....
Non potè finire: si nascose il viso colle mani: aveva troppa vergogna!
L'altro sorrise a quella bimba, scrollando il capo: adesso capiva il "_tutto quanto_" della signora Schönfeld! Ed era un'altra prova del come era amato, del come Eleonora aveva perduta la testa, si era esaltata per lui! E anche il Casalbara, si esaltava a sua volta, era fuori di sè.
--Non piangere più! Non piangere più! Nessuno avrà più il diritto di tiranneggiarti, d'imporsi. Devono rispettarti tutti.... come una regina: la mia regina!--E balbettando, esitando, tremando, le domandò:--Al.... al caso.... sa.... saresti di.... disposta.... anche a.... a.... ad abbandonare Milano? A venire con me? A Casalbara.... poi qualche mese d'inverno a.... Bergamo?
--Con te?... Subito. Dove vuoi, quando vuoi. Subito!
--No! No! Subito no!--esclamò l'altro spaventato per quello che aveva detto, per essere andato tanto innanzi senza accorgersene.--Bisognerà.... aspettare qualche mese e intanto.... non una parola a nessuno.... soltanto, se sarà assolutamente necessario, a tuo zio, ma colla sua parola d'onore di non dir verbo, di non fiatare con anima viva. Si saprà poi.... a suo tempo quando tutto sarà.... sarà già stato combinato e celebrato.... fra di noi.... a Casalbara....
Nora finse allora di comprendere che si trattava del matrimonio.
--Tua moglie?--rispose vivamente, ma risolutamente, diventando grave, serissima.--Questo mai!
--Perchè?... Non vuoi?...--domandò il duca maravigliato.
--No, non voglio: tua moglie mai!
E Nora, fissa, risoluta, più che mai ostinata, non rispondeva altro che "no, perchè di no, tua moglie no, assolutamente no" a tutte le domande, a tutte le interrogazioni del Casalbara. Ma si capiva bene che non voleva essere sua moglie perchè non voleva che lui gli facesse quel sacrificio, che abbassasse il suo nome fino a lei, perchè non lo voleva legare, sacrificare, perchè non gli voleva pesare nella vita. Voleva essere amata, soltanto amata, senza mai un rimpianto, senza mai un pentimento, senza mai costargli il più piccolo dolore, il più piccolo rammarico.
E il Casalbara, sempre tutto sossopra, con la testa, col cuore, col sangue in fiamme, il Casalbara che non capiva più niente, nè quello che diceva, nè quello che faceva, nè quello che voleva, nè quello che prometteva, implorava lui stesso perchè Eleonora non fosse così fiera, così ingiusta, così ostinata, così crudele, perchè cedesse alle sue brame, perchè lo rendesse felice, orgoglioso, accettando di essere sua moglie.... lei che si era mostrata degna di diventare una regina, di essere innalzata sopra un trono sfolgorante, lei che era una stella, la sua stella del paradiso....
Tremava, ansimava, sudava, tossiva. Tutti e due, sempre nel cantuccio della finestra, dietro le tende, tutti e due abbracciati, continuavano sempre a parlare, tutti e due piano, sommessamente. Lei continuò a dire di no, "no, soltanto no, tua moglie no." E il Casalbara a scongiurare, a protestare che era lui immeritevole di un tanto tesoro, di un tanto sacrificio; del sacrificio immenso che essa gli faceva della sua giovinezza, del dono splendido della sua bellezza divina.... a lui povero vecchio.... Era la prima volta che la commozione e la gratitudine gli strappava quella confessione "a lui, povero vecchio" che sarebbe stato degno appena appena di adorarla in ginocchio. Era lei, la fanciulla grande, generosa, sublime che recava, su quei suoi ultimi anni, tanta ricchezza, tanta benedizione di amore, un così vivo raggio di felicità e di vita.
E mentre la fanciulla, abbracciata, baciata, supplicata, s'irrigidiva nel suo "no, no" e scrollava il capo tristamente, melanconicamente, come se da quella domanda, da quell'offerta di matrimonio fosse stata strappata al suo sogno, a' suoi incanti, mentre il Casalbara continuava a pregarla, a scongiurarla, ad implorarla, la contessa Schönfeld, nell'altra stanza, faceva tremare i vetri coi passi pesanti e strapazzava la cameriera:
--_Le diable m'emporte, caara da Dio_, ma tu faresti perdere la pazienza anche a un santo! Dove hai ficcato lo spazzolino dei denti e l'acqua del dottor Pierre?...
XI.
Matteo Cantasirena aspettava il ritorno di Nora, seduto nel seggiolone del suo studio. In quel momento non fantasticava progetti, non ruminava articoli: l'occhio fisso, l'orecchio attentissimo, aspettava ansioso di udire i passettini rapidi, risonanti sulla scala. Ma d'un tratto, si accorse dallo sbattere degli usci, dal gridare, che Nora era già tornata a casa, senza che l'avesse sentita venire.
--Nora! Eleonora!--e si precipitò nella camera della ragazza.--E così?... Dunque?...
--Adesso.... un momento!...--Chinata sulla catinella, Nora si lavava diguazzando, spandendo l'acqua tutt'intorno. Si lavava la faccia, le mani.... Forse i baci, le lacrime del Casalbara?
--Ah!... Che delizia!--e respirava forte, ridendo di piacere, mentre si asciugava il collo e il viso morbido e fresco.
--Dunque?... E così?--ripetè Matteo. E diventava sempre più ansioso.
Nora, mentre infilava il corsè, guardò lo zio con un'occhiata espressiva, accennando di sì. Poi si voltò verso lo specchio per ravviarsi i capelli.
Matteo, rassicurato, riprese colla calma l'aria sua dignitosa. Guardò nel corridoio se Evelina stesse a spiare, chiuse l'uscio, si sdraiò nella poltrona più comoda, e colla mano indicò a Nora di sedersi sopra un'altra piccola poltroncina accanto alla finestra.
--Sentiamo.
Nora gli disse in due parole della domanda formale di matrimonio e come lei avesse finito per accettare.
--Ci sono per altro, due condizioni.
--Quali?
--Fin dopo il matrimonio, che si farà a Casalbara, il segreto dev'essere assoluto, generale.
--Poi?
--Poi, quasi tutto l'anno rinchiusa a Casalbara, e i tre mesi d'inverno passarli a Bergamo!
--In quanto al segreto,--ripigliò Cantasirena, dopo qualche istante di meditazione,--noi potremo anche, mettiamo, non parlarne. Ma gli altri? I giornali? Si tratta del più fausto avvenimento domestico di due famiglie insigni nel patriottismo italiano! Io stesso, come potrei tacere, per esempio, col ministro dell'interno, col presidente della Camera.... e con Ernesto Rossi che ti ha tenuta a cresima? In quanto poi al vivere a Casalbara e a Bergamo, ciò dipenderà.... da te!
Che cosa aveva Nora? A che pensava? Certo, non a quanto lo zio Matteo le andava dicendo. Seduta presso la finestra, si sventolava adagio adagio. Le gambe incrociate, strette nel vestito, diritte, distese, certe volte avevano tremiti: le punte dei piedini si movevano irrequiete. A che pensava?... Guardava, fissava l'ultima striscia luminosa del cielo, che appariva appena sulle case alte.... A che pensava? Era assorta, intenta, era diventata pallida: pallida e triste. Erano i nervi, eccitati dalle commozioni di quei giorni? Era la stanchezza, la fatica fisica, morale che aveva dovuto sostenere e che si faceva sentire allora, in quel primo momento di riposo? Oppure, adesso che era tutto finito, che aveva raggiunta la sua mira, che il sogno si era avverato, adesso che l'ambizione era soddisfatta, sentiva forse, per la prima volta, che non era soddisfatto il suo cuore? Era il rimpianto occulto, profondo, per la grande rinunzia dell'amore?... Era il rimorso?...
Matteo continuava ad osservarla.
--Sei un po' nervosa?... Sei nervosa; si capisce. Mah!... Sono i momenti più solenni della vita.
Si alzò e la baciò sui capelli.
--Figliuola mia; bisogna battere il ferro finch'è caldo! Domani andremo insieme a casa del tuo Giovanni, a fargli una bella improvvisata. Voglio essere il primo a dimenticare.... Giovedì poi, lo inviteremo a pranzo. E che pranzettino! Colla mia brava Gioconda faremo miracoli! Intanto, subito, gli potresti scrivere due righe, per avvertirlo che io già so tutto e che vi ho perdonato. Giovanni è un gentiluomo, e manterrà la sua parola. Ma è amico del Kloss, e noi dobbiamo diffidare del Kloss!... Oh! quei boemi! Nemici sempre dell'Italia.
La ragazza continuava a tacere e a guardar per aria: ma batteva i piedini e si sventolava più forte. Soltanto quando lo zio Matteo si avviò per andare a chiamare la "cara Evelina" e la "brava Gioconda" per metterle a parte di quella gran notizia, Nora si alzò e gli andò incontro, fermandolo sull'uscio, fissandolo.
--E Pietro Laner?
Cantasirena divenne rosso dalla collera.
--Non parliamo di quell'ingrato! Non avvelenare la mia prima ora di felicità!
E siccome Nora non si mostrava scossa da quel furore, corse di là a prendere una lettera.
--Leggi!...
Quella lettera non era scritta dal Laner, ma dal suo avvocato. Era l'intimazione per il pagamento delle ventimila lire ed il resto, entro otto giorni.
--Ben venga la guerra!--gridava Matteo Cantasirena.--Non ho mai indietreggiato di fronte al nemico. Faremo causa!
--No, il signor Laner deve essere pagato.
Lo zio Matteo si lasciò cadere sulla poltrona gemendo.
--Come si fa? Milano è diventato irriconoscibile! Tutti spiantati, diffidenti!
--Parlerò io.
--Col Laner?
--No, con.... quell'altro.
--Con Giovanni?
--Sì. Gli confesserò io stessa questo debito e dovrà pagarlo!--esclamò Nora collo sprezzo sdegnoso, astioso di tutte le donne, nobili e plebee, per il danaro di colui che le compera, sia marito, sia amante.
--Per amor di Dio! Non seccare Giovanni con queste miserie! Tutto a suo tempo! E poi, ricordati: tu non gli devi mai parlare del Laner; mai! L'amore dei vecchi, cioè.... dei mariti, è sospettosissimo, gelosissimo!
--Tanto più se è geloso. Pagherà tanto più in fretta, trattandosi appunto del signor Laner.
--Ma la mia, e anche la tua dignità?...
--Ha dato le ventimila lire per il giornale quando.... quando c'erano in casa.... altri progetti.
Matteo Cantasirena guardò Nora maravigliato:
--Brava!... Bravissima. E poi è la verità! E ricordati: non si può inventar niente che sia più vero della verità! Il Casalbara dovrà apprezzare moltissimo questo tuo sentimento di delicatezza. Benissimo!... Ma non è una confidenza che tu possa fare al tuo Giovanni nè oggi, nè domani.... Bisogna ottenere da quel.... Laner la dilazione di un mese. Fra un mesetto, anche il mio amico Fara-Bon, anche _La Navigazione Cisalpina_, avranno fatto, mercè questo nostro matrimonio, un passo gigantesco!... Allora anche per le ventimila lire, ci penso io!... Stasera parlerò col Prefetto. È indecoroso, che ancora non si sia pensato a un ricordo marmoreo per il Paleocapa milanese!
Ma a questo punto, s'interruppe, battendosi la fronte:
--Ecco un'idea!... Il duca Giovanni di Casalbara, senatore del Regno, firmerà per il primo.... E a Pietro Laner, ci penso io!... Abbaia.... ma non morde. Se potessi averlo sottomano....
Cantasirena tornò a rannuvolarsi; tornò meditabondo: raccomandò a Eleonora di scrivere subito "al suo Giovanni" e passò nello studio lentamente, a capo chino, strascicando, al solito, i cordoni della vestaglia.
Era un affar serio col Laner! Quel trentino era diventato un tirolese senza creanza!...
E pensava come pigliarlo.--Scrivergli?... Che cosa?... Dove?...
Ma era una buona giornata, ed ebbe un nuovo lampo di genio:--Evelina!
E corse sull'uscio a chiamarla.
--In quali rapporti sei con Pietro Laner?
Evelina fissò lo zio attentamente.
--Non so.... Come prima.
--Non ti ha più scritto? Non ha più cercato di vederti?
--No.
--Bell'asino!--Ma subito Cantasirena tornò a calmarsi, e prese la mano di Evelina, stringendola con effusione.--Tu devi aiutarmi; devi farmi trovare col Laner! Gli scrivi di venire. Gli devi parlare, per cosa che ti preme, anzi che gli deve premere assai. Venga alle dieci: fino a mezzogiorno sei sola.
Evelina continuava a fissare lo zio Matteo attentamente, ma non arrivava a capir bene.
Quell'altro sorrideva, ma non voleva spiegarsi di più, e cambiò discorso.
--Saprai che il Casalbara si è deciso. Mi ha scritto, domandando la mano di Eleonora, e giovedì l'avremo qui a pranzo.
--Il Casalbara? la sposa davvero?... È sicuro?...--ed Evelina si rizzò più gobba, fissò lo zio Matteo cogli occhi più loschi, mentre una vampa rossiccia, biliosa, le accendeva la faccia gialla.
La ragazza era invidiosa; bisognava calmarla.