Chapter 10
--Ho fatto di tutto!... Strepita!... urla!... Fa il diavolo a quattro! La gente può sentire....--Il vecchio si curvò, tese l'orecchio.--Sente, signor duca?
Dal di fuori, in fondo all'anticamera, si sentivano colpi che rimbombavano sull'uscio chiuso, e una voce che gridava:
--Domando del signor duca di Casalbara! Voglio vedere il signor duca di Casalbara!
Il Casalbara prese in fretta il cappellino e i guanti di Nora e si avvicinò all'uscio della camera da letto, dicendo piano alla ragazza:
--Prenda il cappellino, i guanti. Vada a nascondersi nell'alcova. Dietro c'è un piccolo gabinetto di toelette, vi si chiuda dentro. Poi, voltandosi al servitore gli accennò di far entrare quell'altro.
Mentre il servitore andava ad aprire, il duca si aggiustò i riccioli sulla fronte, i baffi, la cravatta, tranquillamente.
Il direttore entrò, piombò nel salotto, gli occhi fuori della testa, il cappello in una mano, il bastone col pomo d'argento nell'altra, il pancione ansante e tuonò:
--Sono Matteo Cantasirena!
Rispose calmo il Casalbara:
--Mi dica in che cosa posso servirla. Non ho mai avuto il bene di conoscerla.
--Suo fratello Eriprando, il martire di Josephstadt, quello avrebbe riconosciuto Matteo Cantasirena!
--Questa è una ragione di più per dirmi in che cosa posso servirla.
Matteo Cantasirena indicò il domestico, poi, appena quello fu uscito, andò quasi addosso al Casalbara, squadrandolo dalla testa ai piedi con un'occhiata terribile:
--Lei conosce mia figlia?... Eleonora?
--Cioè, io ho avuto l'onore di conoscere dalla contessa Edita Schönfeld, una signorina di questo nome: Ma.... non era sua figlia, mi pare; era soltanto sua nipote.
--Signor duca! Sappia che le mie nipoti diventano mie figlie quando hanno bisogno di un padre!...
--Io ho conosciuto appena la signorina Eleonora, e.... non capisco. Che cosa vuol dire?
Matteo Cantasirena si rizzò ancora più terribile: anche il lungo barbone si agitava, fremeva.
--A Matteo Cantasirena non si risponde in questo modo.
--In casa mia rispondo come più mi pare e piace: se non le accomoda è padrone di andarsene.
--Andarmene? Io?...
Il Casalbara sentiva che tutto quello sdegno, quella collera non erano sinceri. Perchè veniva lì a fargli quella scenata?... Per quale interesse? Per che scopo? _Quanto_ voleva? In ogni modo Nora era libera di sè, padrona di sè: nè lui, nè lei, non avevano da render conto a nessuno delle loro azioni.
Per tutto ciò, quando Cantasirena tuonò per la seconda volta: Andarmene?... Io?...--il Casalbara gli rispose con maggior alterezza:
--Sissignore; e sul momento.
--....Prima vendicherò il mio sangue! L'ammazzerò!--E Matteo levò in alto i pugni formidabili e pareva volesse scagliarsi sul Casalbara fermo, sdegnoso, quando a un tratto, improvvisamente, con un grido, Nora si precipitò nel salotto: e si buttò fra le braccia dello zio Matteo supplicandolo, piangendo, accusando sè stessa, difendendo il Casalbara.
--Signorina....--balbettò il duca maravigliato, sorpreso.
Ormai Cantasirena non smaniava più. La vista di Nora lo aveva come annichilito, fulminato. Col fazzoletto bianco si asciugò le lacrime, il sudor della fronte, la vergogna, l'onta.
--Disgraziata!--balbettò, e non potè dir altro.
Anche il Casalbara era rimasto colpito stranamente. Non sapeva più cosa dire, cosa pensare; era rimasto confuso, colla testa bassa. Matteo Cantasirena che minacciava lo faceva ridere; Cantasirena che piangeva lo rendeva perplesso.
--Signorina....--balbettò,--io....
--Ma disgraziata!--esclamò ancora Cantasirena fra le lacrime,--se hai dimenticato l'onore di questo povero vecchio.... come hai potuto dimenticare Pietro Laner? Quell'uomo ti ammazzerà.
Sulla fronte di Nora apparve la piccola ruga sottile e bianca. Perchè parlavano allora di Pietro Laner? Pure riuscì a vincersi e rispose con calma:
--Non lo amo.... non l'ho mai amato.
--Signorina Nora....--tornò a balbettare il Casalbara avvicinandosi.... Ma non sapeva.... e non avrebbe potuto dir altro. Tutto era andato a finire in un modo così strano, così diverso da ogni previsione! Cosa poteva dire? Cosa poteva promettere?...
Matteo Cantasirena vinse la commozione e prendendo Nora per un braccio e scotendola forte:
--Il cappellino, i guanti,--le disse brutalmente. Poi, mentre Nora calma, tranquilla, andava a prendere la sua roba, tornò a rivolgersi al duca, ma questa volta con una freddezza dignitosa.
--Io le accordo tre giorni di tempo, per interrogare il suo cuore e la sua coscienza. Pietro Laner, che appartiene ad una delle famiglie più ragguardevoli del Trentino, uno dei più indefessi cooperatori del movimento irredentista, al presente ignora tutto quanto è successo: se si tratterà di salvare l'onore di... colei, ignorerà tutto, sempre. In caso diverso, se una macchia dovrà offuscare il nome di una Cantasirena, della fidanzata di Pietro Laner, allo spirare del terzo giorno,--e Matteo guardò l'orologio,--sono le undici--allo scoccare delle undici precise del terzo giorno, io e Pietro Laner le manderemo i nostri rappresentanti. Ai miei ho già provveduto prima di venir qui. Uno sarà il mio compagno d'armi, il generale Clemente Della Torre, l'altro il deputato Argenti.
Nora, intanto, si era messo il cappellino, i guanti, ed era pronta per uscire.
--Venite!--mormorò fremente di collera lo zio Matteo.--Datemi il braccio!--e aggiunse a mezza voce:--Svergognata!
Il Casalbara fece un altro passo, come per avvicinarsi: poi si fermò.
--Signorina Eleonora, io...--e non disse più niente. Che poteva offrire? Che poteva promettere?
Ma Nora prima di dare il braccio allo zio Matteo ebbe un istante di perplessità, di timidezza, poi risoluta, stese la mano al Casalbara e gliela strinse forte.
La fanciulla voleva dire in quel momento, con quella stretta di mano, che era fiera di avergli sacrificato tutto, il suo onore, il suo avvenire, la sua pace, forse la sua vita.
--Signorina Nora,--balbettò il Casalbara,--anch'io....--ma non aggiunse altro. Passò innanzi e sollevò la portiera.... Poi, quando Nora e lo zio Matteo furono usciti, la lasciò ricadere, e restò lì, confuso, sbigottito....
X.
Il Casalbara andò subito in cerca del suo amico Kloss, alla banca Kloss e C.º, per confidarsi e per consigliarsi con lui.
Francesco Kloss ascoltò il duca attentamente, attorcigliandosi i baffi. Poi, d'un tratto, saltò su dalla seggiola, sghignazzando.
--_Staterata! Robb de Statera!_
La _Stadera_ era un vecchio teatro di Milano, dove si rappresentavano i drammi più impressionanti, a gran colpi di scena.
--_Robb de Statera!_ Tutti d'accordo; e _la racazza, pussè anca mò!_
Francesco Kloss, subito, alle prime parole, aveva aperti gli occhi, e Nora, diventata troppo pericolosa, aveva perdute tutte le attrattive. Anche i _capelli pionti marafigliosi_, erano rimasti offuscati dal barbone minaccioso di Matteo Cantasirena. No, no, no!... Alla larga! Non era una _racazza_, era un trabocchetto! Quella scena di seduzione, di collera e di lacrime, col sopraggiungere improvviso del padre nobile, gli ridestava più forti i primi sospetti e i primi timori. Quando non si fosse trattato altro che di denari, il Casalbara avrebbe pagato e basta; ma la furbona tirava il gran colpo; voleva farsi sposare, e quella volpe vecchia del Cantasirena teneva dalla sua! No! No! No! In tutti i pasticci che ne potevano nascere, anche lui correva il rischio di aver noie, seccature, di aver contro i giornali, di esser portato in piazza!
--A quella _racazza_ non pensiamoci più: _ghe n'è pussée te cent mila a Milan, ti pei tosanett!_
Ma il Casalbara, povero vecchio, era preso. Quelle parole del Kloss lo ferivano nel cuore e nella vanità.
--Bene! Bene!--esclamò interrompendolo, infastidito.--Adesso non è il momento di parlare della signorina Eleonora! La signorina Eleonora non c'entra affatto nel consiglio che io sono venuto a domandarvi! Io sono stato provocato dal padre. La mia quistione l'ho col padre.
--Che _patre_!--borbottò il Kloss con un'alzata di spalle.
--Collo zio!
--Che zio!
--Ebbene con.... quello che è! Con Matteo Cantasirena.
--_Sto scîor_,--osservò il Kloss col suo ghignetto,--è un _pirpone colossal!_--e si fregò le mani allegramente. Secondo il Kloss, coi birboni, in generale, era un _pellissimo trattar_, perchè colla prudenza e coi _tenari_ si poteva accomodare ogni cosa.
L'altro si mostrava sempre più perplesso e meditabondo.
--Intanto.... in questi tre giorni, che cosa devo fare?
--Mi _stassi cito: mi stassi queto._
--E se mi manda a sfidare anche il.... quel Laner? Appartiene ad una ragguardevole famiglia del Trentino!
--_Raccuardevole strazzon!_--rispose il Kloss con un'alzata di spalle.
Per lui, il Casalbara non aveva nessun obbligo perchè, scientemente, non aveva offeso nessuno; ma messo al punto di doversi battere o di dover sposare la signorina Cantasirena, piuttosto _pattersi tieci folte!_
--Naturalmente!--Di ciò era convinto anche il duca.--Ma se Cantasirena fa nascere uno scandalo?
--Con Matteo Cantasirena, _cuistion te tanee: me ne incaricassi mi. Colla racazza, cuistion te tanee: mi incaricassi la signora Schönfeld._
Il Kloss non voleva più trovarsi con Nora. Aveva paura di essere travolto da un momento di vertigine, e finire poscia in quelle medesime reti, che lo zio e la nipote avevano teso, d'accordo, per _cuel vecc... straortinarî!_
Il Casalbara era preso. Se ne andò scrollando il capo. Avrebbe pensato, avrebbe meditato; si sarebbero trovati insieme più tardi per parlarne ancora; ma intanto provava un senso di sollievo ad essere solo, a non udire più la sghignazzata plebea, oscena, che offendeva l'immagine purissima della fanciulla bionda; la fanciulla che arrossiva tremante, cogli occhi pieni di lacrime, quando lui la baciava appena sui capelli, e che si ribellava fiera e sdegnosa, offesa nella sua delicatezza e nel suo amore, quando le regalava un vezzo di perle.
E forse.... non la vedrebbe più!... Le scenate del Cantasirena, le violenze di quel montanaro odioso, sarebbero tante e tante che quella povera creatura così sola finirebbe col cedere, col sacrificarsi.
E sospirava pensando a Nora e immaginando che anche Nora avrebbe forse sospirato e pianto pensando a lui.
Quel tedesco era un barbaro, un brutale!... Non conosceva le donne; non era mai stato amato!... Nora, era troppo semplice, troppo ingenua, e si era mostrata troppo disinteressata, per non essere sincera.
Non vederla più! Non averla più lì, sola sola, nel suo salotto; così vivace e così bella quando era allegra; così cara, ingenua e appassionata quando abbassava il capo vergognosa, quando i suoi occhi diventavano mesti, timorosi, pieni di lacrime.
Non vederla più! Chissà in che stato l'avrebbe ridotta quel tanghero villano!... Le avrebbe fatto fare anche la serva....
La serva, alla sua regina!
Non aveva in mente altro che Nora: non poteva vincersi; non poteva stordirsi. Vedeva il bel corpo palpitante, quando vibravano le note calde del contralto; era tormentato da quell'odore di giovane, da quell'odore di bionda. Perchè era stato così goffo?... Così discreto?... Non era lì, sola con lui?... E così sola con lui non ci sarebbe tornata più! Si sarebbe trovata sola, tutta sola, con quel trentino che le stava dietro, che la voleva, che non avrebbe avuto tanti rispetti, nè tanti riguardi.... nè....--una voce astiosa, in fondo al cuore, soggiungeva.... nè tanti reumi!
--Portarsela via?... Andar a passare l'inverno a Nizza, a Mentone?... Anche più lontano: in Ispagna, a Madera, dove nessuno lo avrebbe conosciuto!... Essere adorato, accarezzato, da quella creatura splendida!... Quanto rumore avrebbe sollevato Eleonora nel bel mondo, e lui quanta invidia!
In fondo, anche il Kloss doveva crepare d'invidia. E il Casalbara sorrideva trionfante nella propria fatuità; ma poi tornava serio: e se dopo averla compromessa.... avesse dovuto finire a sposarla?... Avrebbe potuto abbandonare Milano.... andarsi a nascondere a Casalbara.... o nel suo palazzo a Bergamo.... accontentare il ragionier Vigliani.... fare un po' di economia.... e invece di essere solo con un servo, avrebbe avuto un angelo che gli avrebbe prodigate carezze e cure....
--E il nome?... Il nome dei Casalbara?
Così, fra le irritanti cupidige della passione senile, fra la gelosia dolorosa, gli stimoli della vanità, i timori, i pregiudizi aristocratici, e un sentimento nobile di dignità, e un impulso sincero del cuore, il povero duca passava ore agitatissime. Quella sera, per non doversi trovare col Kloss, che, certo, avrebbe sparlato di Nora, andò a far visite; e poi a letto presto. Si sentiva stanco, pieno di acciacchi.
Dormì pochissimo, sempre tormentato da Nora, dai soliti pensieri, dalle solite incertezze; e la mattina si alzò mezzo malato. Aveva palpitazioni terribili. Oh! non poteva scherzare col suo mal di cuore! Il medico gli aveva prescritto la tranquillità, il buon umore.... Anche per la salute doveva prendere una risoluzione e subito.
--Partire con lei o partir solo, ma mettersi in calma: colla salute non si scherza!
Mentre stava preparandosi la solita polverina digestiva e rinfrescante, gli giunse una lettera di Nora.
"Mi preme parlarle. Andrò dall'Edita, oggi, prima di mezzogiorno, appena potrò fuggire da questa gente. ELEONORA."
Il Casalbara versò la polverina nell'ostia bagnata, distesa sul palmo della mano. Ne fece un batufoletto, l'ingoiò, bevette un sorso d'acqua, e pensò con un sospiro di tenerezza e di compiacimento:--Povera ragazza!... È proprio innamorata!
Guardandosi nello specchio, mentre finiva la sua toeletta ed era ancora fresco di colori, di pomate, ed olezzante di profumi, egli capiva benissimo che il duca di Casalbara poteva, doveva scaldar la testa di una ragazzina poetica, un po' romantica, dal gusto molto fine e delicato, più assai di un rozzo contadinaccio!... E intanto che ammorbidiva col _cold cream_ la pelle floscia, grinzosa delle sue mani, intanto che tagliava, limava, brillantava le unghie piatte e giallognole, egli vedeva riflettersi in tutti gli specchi il viso e la figura di Nora; di Nora bionda e buona come un angelo, viva e ridente come un folletto, di Nora, che si era appena destata con lui, appena alzata con lui....
--Che regina!... E che bel sole!... Che primavera!...
--Mah!...--Il Casalbara sospirava. Il nome, la patria, imponevano penosi sacrifici. Non fosse stato il duca di Casalbara, oh, come avrebbe mandato al diavolo tutti i pregiudizi.... e tutti i Kloss!... Se la sarebbe sposata allegramente e sarebbero andati tutti e due, soli a godersela, a vivere in pace, lontano.... in un bel paese, al caldo!
Intanto "quella stella" gli aveva scritto! L'avrebbe riveduta, sarebbero stati ancora insieme, forse soli!... Ma a questo punto anche la prudenza astuta del vecchio faceva capolino:--E il primo passo--pensava--lo ha fatto lei! La prima mossa è partita da lei! Con questa lettera, nasca quel che sa nascere, io mi salvo e sono a posto! Lei mi scrive, io sono un gentiluomo e devo rispondere. Lei mi chiama, io sono un gentiluomo e devo correre.
--Povera figliuola!... Se lui non fosse stato il Casalbara e Nora non avesse avuto quella specie di padre o di zio, nessuno avrebbe avuto da ridire anche se l'avesse sposata. Era una ragazza come tante altre! Anzi meglio di tante altre, perchè Nora era una ragazza onestissima.... e questo tutti lo ammettevano; persino il Kloss!... Oh! ma il signor Kloss, quel rospo, quel teutono, non era in buona fede!
--Vorrei vederlo al mio posto....--pensava il duca tutto ringalluzzito e gongolante.--Se soltanto Eleonora gli avesse permesso di toccarle la punta di un ditino! E i tre giorni?... Il duello con Matteo Cantasirena?
Il Casalbara continuò a sorridere.
--Se dovrò battermi col vecchio, lo risparmierò. Al caso, mi lascierò anche ferire.... leggermente.
Si sentiva bene. Era cessato il mal di cuore: era una bella giornata; erano scomparsi anche i reumi, e mentre Andrea, il vecchio servitore, ammesso ai segreti de' suoi amori e de' suoi cosmetici, gli cingeva attorno alla vita la fascia a maglia, con gli ossicini di balena, il Casalbara, tutto rapito coi pensieri dietro alla bella fanciulla, canticchiava "_il caro ideal_."
"Io ti seguii com'iride di pace Lungo le vie del Cielo...."
--Stringi, Andrea!
Andrea tirò forte, tutta la cinghia: il pero epatico sparì di colpo, ma anche "l'_Ideale_" restò interrotto. Il Casalbara, diventato violetto, soffocava.... Era stata l'impressione del primo momento; poi ricominciò a respirare e ripigliò il canto, sebbene colla voce più tremula e più sottile:
"Torna, caro ideal, torna un istante A sorridermi ancora...."
Quando il Casalbara andò dalla Schönfeld, anche questa era appena alzata: fu ricevuto nella camera da letto, dove la cantante stava pettinandosi. E lì, subito, cameriera e padrona, cominciarono a gridare, a strapazzarlo.
--Cos'ha fatto a quella povera signorina!--strillò la cameriera.
--_Vous êtes un mauvais sujet!_--esclamò a sua volta la Schönfeld mezzo in collera, mezzo ridendo.
Era seduta dinanzi allo specchio, e nel voltarsi sullo sgabello, per dargli la mano, mostrò dall'accappatoio lasciato aperto, il seno enorme, e le spalle grosse, rigonfie.
--_Vous êtes un mauvais sujet!_
--Se non ho potuto invitarvi a colazione, v'inviterò a pranzo.--E il Casalbara l'adocchiava galantemente, ma soltanto per farle piacere.
--Che colazione!...
--_Jamais! Jamais! Vous êtes un mauvais sujet!_
--Perchè santo Iddio? Perchè?--E il Casalbara continuava a fare l'ingenuo, il modesto.
--Lei può vantarsi d'averla stregata, quella povera ragazza.
--_Vous l'avez ensorcelée!_
--Niente affatto, parola d'onore!
Ma la cameriera continuava a minacciarlo col pettine, e la padrona colle occhiatacce.
--_Vous êtes un malin!_--esclamò in fine la Schönfeld, alzandosi di colpo.--Andate ad aspettarmi nel salotto. Vi devo parlare.
--Perchè mandarmi via?--E il Casalbara continuava ad adocchiare il contessone tremolante sotto l'accappatoio.--Perchè non posso star qui?
--_C'est joli ça!_ Perchè mi devo vestire.
--Allora non mi muovo!--E il duca sedette sopra una poltroncina bassa, vicino allo specchio, mentre padrona e cameriera gridavano più forte, prendendolo una da una parte, l'altra dall'altra, per tirarlo su, per spingerlo fuori.
Il buon vecchio resisteva; non voleva.
--Lasciatemi qui!... Terrò aperto un occhio solo!
--Vergognoso!... Se lo sapesse la povera signorina Nora!--strillava la cameriera.
--Non deve saper niente! Non le diremo niente!
--_Caaro da Dio!_--strillava anche la padrona,--credete che io mi accontenterei di dividere? _Pas du tout, mon cher! Allons! Allons!_
E siccome l'altro, spinto fin sull'uscio, voleva ancora fermarsi, la Schönfeld, coll'accappatoio tutto aperto, svolazzante, prese il piumino della cipria e passandolo sul naso e sulla faccia del Casalbara, lo fece scappare nel salotto. Ma lo raggiunse quasi subito; appena ebbe infilata una vestaglia rossa, mentre stava ancora allacciandola e abbottonandola:
--Bel mobile! come dite voialtri in Italia. _Une demoiselle_ di buonissima famiglia! _Presque un enfant!_ Voi l'avete innamorata! _Vous l'avez grisée!_--E la Schönfeld, tenendosi in piedi, col Casalbara, vicino alla finestra, gli cominciò a parlare molto seriamente, molto gravemente.
Non pareva più il solito donnone rumoroso e incoraggiante; pareva una brava signora piena di cuore e di saggezza; addolorata per lo stato in cui si trovava la sua cara amica Eleonora, addolorata, impressionata e spaventata per la grande responsabilità che pesava sul duca di Casalbara, e per tutto ciò che poteva andare a succedere.... di molto brutto!
--_Pardon_.... responsabilità....--cominciò quell'altro; ma la Schönfeld non lo lasciò continuare. Parlava soltanto lei, con gran foga, con molti gesti, corrugando la fronte minacciosa come una profetessa di sciagure.
Il suo caro amico, _monsieur le duc_, si era terribilmente compromesso! _Même pour le monde, dans le grand monde, qu'est-ce qu'on en dirait?_ Sarebbero tutti furenti contro di lui!
--Ma.... _pardon!_--ripigliò il Casalbara, quando alla fine potè parlare.--Perchè devono essere furenti contro di me? Non si tratta altro che di un sentimento di.... simpatia.... reciproca e innocentissima!
--_Caaro da Dio_, quell'innocente!--esclamò la Schönfeld scrollando il capo con gran forza.--_Ne plaisantons pas, je vous en prie, mon cher._ I fatti, non li potete negare: e io vi parlo francamente, da buona amica. Voi, nel caso vostro, avete una sola scusa: l'amore, _l'aveuglement de la passion. La pauvre petite a perdu la tête et vous aussi! Vous vous êtes grisés ensemble!_ anche voi non misurando, non pensando alle conseguenze e perciò tacitamente predisposto a sopportarne poi tutto il peso!
--Io?--esclamò il Casalbara, scosso, inquietissimo.
--_Certainement, mon cher!_ E se voi non aveste per vostra scusa l'amore e la passione, allora voi sareste un _vilain, un gros scélérat_. Bel merito farle perdere la testa.... e rovinarla!--_Presque un enfant!_ Bella bravura! Alla vostra età! Colle vostre arti sopraffine, colla vostra pratica di gran _viveur!_ Sfido io che ci doveva cascare la _pauvre petite!_ Il duca di Casalbara! Una bella persona; l'eleganza più raffinata; _toujours sur quatre épingles!_ E poi un eroe; e anche questo serve a montar la testa a _une blonde enfant pleine de poésie!_ Bella bravura! Bel vanto, ingannarla, sedurla e poi piantarla, come dite voi altri _en Italie._
--Parola d'onore,--protestò il Casalbara vivamente.--Io non l'ho sedotta, non l'ho ingannata.... e perciò non posso averla.... piantata.
--Piantata ancora.... no! E voglio sperare, non succederà mai; e più per il vostro onore, che per l'onore della mia amica Eleonora. Ma per il resto.... _caaro da Dio_, cosa volete di più? _Lorsque vous avez contremandé votre invitation,_ io lo confesso, avevo creduto.... tutto il contrario. È un uomo di testa, è un vero gentiluomo, pensavo fra me e me; ha capito che l'amoretto va troppo per le lunghe e ha pensato di troncarlo di colpo. Invece, grazie tante! _C'était toute une machine pour attraper la pauvre petite. Caaro da Dio! Ne plaisantons pas!_ Per qualunque altra persona tutto ciò potrebbe costituire anche una bricconata in danno di madamigella Nora, ma per il duca di Casalbara non può essere altro che _une bêtise...._ e chi rompe paga! _On n'est plus Bajard lorsqu'on a des taches!_
--_Bêtise.... Bêtise!_ grazie del complimento!--borbottò il Casalbara stizzito.--Io non ho mai commesso _bêtises_ e ho sempre pensato molto prima di... agire!
La Schönfeld sospirò; levò gli occhi al cielo.--_Mon Dieu! Mon Dieu!_--Poi gli prese una mano, l'affondò premendola sul petto abbondantissimo ma cedevole, e cominciò a guardarlo, a fissarlo, finchè gli occhi si inumidirono, si gonfiarono di lacrime.
La contessa era commossa.
Avrebbe dovuto capir subito che la sua amica Eleonora prendeva quella corte troppo sul serio; avrebbe dovuto aprirle gli occhi e chiudere la porta a _monsieur le duc,_ senza tanti complimenti. Ormai era troppo tardi e la Schönfeld tornò a sospirare:--_Pauvre petite!_ era in uno stato da far pietà!... E più la tormentavano, e più si esaltava e più si ostinava in quella passione!
--Lei.... l'ha veduta?--domandò il Casalbara colla voce fievole.
--Ieri sera, tardi: piangeva, si disperava, voleva fuggire, correre a casa vostra! Voleva che io venissi a cercarvi, a chiamarvi! Era in uno stato da far pietà; ed era ancora più bella, ancora più _ravissante_. Io ho potuto vederla di nascosto, perchè l'hanno a morte contro di me. L'ho veduta in camera sua.... Nel suo lettino, _la pauvre petite! Oh, je vous assure, mon ami, qu'elle était ravissante! Seulement de la voir, avec cette toison de cheveux blonds tous decoiffés, et toute rose par les sanglots et par la fièvre de son amour, je vous assure que tout le monde aurait compris votre bêtise et la fureur de Peter Laner. Parce qu'il l'aime, le malheureux garçon! Il l'aime avec toute l'ardeur d'un jeune italien_.
--Il Laner?