L'undecimo comandamento: Romanzo

Chapter 15

Chapter 153,836 wordsPublic domain

--Dunque, dicevamo,--proseguì lo zio del padrino Adelindo,--eccoci qui tutt'e due. Voi non m'avete in conto di così sciocco, che non dovessi vedere il pericolo della nostra venuta.

--Un pericolo!--gridò il padre Restituto.--E quale?

--Ma sì, il pericolo di passare agli occhi del mondo per teste leggiere. Oramai, il male è fatto, e il giudizio è stato dato, poichè a Castelnuovo si chiacchiera alle nostre spese. Ma io me ne impipo, scusate il vocabolo. E se la mia signora nepote vorrà darmi retta, non ritorneremo a Castelnuovo.

--Ah, bravo!--gridarono tutti in coro.

--Grazie!--rispose il padre Prospero, inchinandosi.--Non ritorneremo laggiù; ce ne andremo a Torino, a Milano, a Venezia, a Vienna, a Parigi.... tutti paesi che hanno una eccellente cucina. Io sono eclettico, in materia di cucina. Mi basta che sia eccellente.--

L'allegria dei tre ascoltatori era prontamente svanita.

--Andarvene! Piantarci qui!--esclamò il padre Restituto.--Ma è possibile, fratello Prospero, che vi prenda una simile malinconia? E perchè, poi? Perchè al sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia è venuto in mente di portare quassù i pettegolezzi del suo capoluogo! Ma io per l'appunto vorrei star qui, in barba a tutti i sottoprefetti e a tutti i capiluoghi del mondo. Il priore parlerà come il sottoprefetto? Si sa;--notò ironicamente l'oratore;--le autorità si sostengono sempre tra loro. Ma noi, se occorre, abbatteremo le autorità.

--No, non vi scomodate;--rispose tranquillamente il padre Prospero.--Vorreste fare di me un pomo di discordia. A qual pro? Tanto, per essere offerto a Venere, sarei troppo peso.--

L'arguzia non fu molto gustata dal padre Restituto, che, secondo le parole del padre Prospero, avrebbe dovuto far le veci di Paride.

--Ho capito;--diss'egli, crollando malinconicamente la testa.--Siete voi, proprio voi, che volete lasciarci, ed ogni pretesto vi accomoda.

--Scusate, caro amico;--rispose il padre Prospero, che quel giorno prendeva ardimento dalle scoperte de' suoi interlocutori;--io non voglio nascondervi nulla. L'idea di partire non è mia; voi stessi vedete che tutta questa crise è venuta dalla visita del sottoprefetto. Ma è certo che questa crise mi fa comodo; oh sì, mi fa comodo. Ancora l'altro dì, io lo dicevo alla mia nepote: che pesci si pigliano? Non ti basta questo mesetto di noviziato? vuoi proprio aspettar la tonsura?

--Confessione preziosa!--gridò il padre Costanzo.--Eravate proprio voi, il tentatore.

--Ma almeno non vorrete lasciarci qui su due piedi;--entrò a dire il padre Ilarione.--Siate umano, fratello Prospero!

--Stiamo a vedere che sarò un barbaro, se vorrò togliermi da questa condizione curiosa!

--Curiosa fin che volete. Ma sono veramente i punti curiosi che piacciono nella vita, come piacciono in teatro.

--Dite bene, in teatro. Ci siamo, in teatro. E ci siamo venuti in maschera. Vedete, padre Ilarione? Io non ho mai respirato così bene come ora, che la maschera ci è caduta dal viso e che non c'è più bisogno di cambiar tono di voce.

--Avete fatto una mascherata graziosissima;--osservò il padre Restituto.--Dovreste continuarla per qualche settimana ancora. Via, mettiamo per qualche giorno, se le settimane vi spiacciono. Del resto, non eravate voi soli, in maschera. E noi, che cosa siamo, se non laici in maschera di frati?

--Che gusto ci abbiate, non so;--disse il padre Prospero;--ma credo, col proverbio, che ogni bel giuoco debba durar poco.

--Baie!--ribattè il padre Agapito.--Lasciate che duri quanto può. D'altra parte, il termine non vi risguarda. Voi dovete obbedire.

--E a chi se è lecito?

--Alla vostra nepote, che vorrà rimanere.

--Rimanere! Che ne sapete voi, padre Agapito?

--Eh, mi riferisco alle sue stesse parole. Ancora questa mattina, al romitorio delle Querci, voi presente in carne ed ossa, se non per avventura in ispirito, ella diceva: sono tanto felice di trovarmi qui! La pace è una gran cosa, e non capisco come tanta gente a questo mondo si faccia in quattro per avere la guerra, come non capisco che si vada in capo al mondo per ammirare un effetto di sole, o di luna, che si ha sotto la mano, in casa propria.--

Il padre Prospero fece un sorrisetto, da cui traspariva tutto il suo amor proprio di zio.

--Cara fanciulla!--diss'egli, come parlando a sè stesso.--E non me le voleva mica far buone, a me, queste ragioni, quando le era saltato il ticchio di andare al polo Artico, o all'Equatore!

--Ella è contenta di star qui;--incalzò il padre Agapito.--E proprio ora, voi vorreste condurla via, perchè le riprendesse il capriccio dell'Equatore?

--State zitto! Non ci mancherebbe altro. Ma come volete che restiamo, se il priore ci scaccia?

--A questo ci penseremo noi. Egli, in una memorabile seduta del nostro capitolo, voleva tenere il padrino. Perchè oggi muta d'avviso? Gliene faremo questione.

--Ma....--ribattè il padre Prospero, che, tant'è, non se la sentiva di morire a San Bruno,--se le mie informazioni sono esatte, eravate voi che non volevate il padrino in convento. Perchè oggi mutate d'avviso? Io ve ne faccio questione.

--Fratello Prospero, volete saperlo? Volete proprio saperlo?--disse allora il padre Agapito.

--Sì, perbacco; quantunque mi sembri d'averlo già indovinato, il vostro segreto, ho una gran voglia di vedere come farete a spifferarmelo in tre.

--V'ingannate, se credete che ciò sia difficile. È un segreto che ve lo potremmo dire anche in sedici, quanti siamo a San Bruno. Infatti,--soggiunse il padre Agapito, col sorriso dello schermitore che è giunto in tempo ad una parata difficile,--non si tratta del nostro segreto, ma di quello del padre Anacleto. Il nostro degno priore non voleva saperne di congedare il padrino, fino a tanto si sentiva il cuore tranquillo. E non lo avrebbe voluto neanche adesso, se non gli fosse venuto il sospetto che qualcheduno mirava a vogargli sul remo. Ora, fratello Prospero, badate bene a ciò che ho l'onore di dirvi. Tutto dipende da questo colloquio che voi non volete andare ad interrompere. Se il priore si accorge di poter essere il preferito (la qual cosa è possibilissima, poichè con le donne non c'è da fidarsi mai), egli non dirà nulla, nel senso desiderato dal sottoprefetto di Castelnuovo. E voi, fratello Prospero, voi rimarrete qui, se non fino alla consumazione dei secoli, almeno almeno fino a quella dei capricci gentili della vostra bella nepote.

--Ah, per.... esempio, questa passerebbe ogni misura;--gridò il padre Prospero, niente rallegrato da quella prospettiva.--Capisco anch'io che sarà meglio andare un pochettino laggiù.--

E balzato in piedi, uscì con passo risoluto dalla biblioteca.

--Ce n'è voluto, per farlo muovere!--esclamò il padre Agapito.

--Lo spediente m'è parso arrischiato;--osservò il padre Restituto.--Si potrebbe anche ritorcere contro di noi.

--Ho bruciate le navi;--disse il padre Agapito, stendendo le palme e allungando il collo in atto di rassegnazione.--Tanto, badate a me, il padrino Adelindo non rimane più a San Bruno. Il priore non lo metterà alla porta; può darsi. Ma gli offrirà il braccio per condurlo fuori.

--È un vostro sospetto?--domandò il padre Restituto.

--Sì, per ciò che risguarda il priore. Ma ho qualche ragione per credere che il padrino si lascerà fare la corte. E voi sapete che quando una donna è disposta a lasciarsi fare la corte da un uomo, quell'uomo, se non è uno sciocco, se ne avvede; e quando quell'uomo se ne avvede.... Ma che cos'è? Ritorna il padre Prospero?--

Infatti, il padre Prospero ricompariva sull'uscio della biblioteca. Era andato con molta buona volontà verso il giardino. Restare a San Bruno gli piaceva poco. La cucina, veramente, si era migliorata, non senza merito del priore, che aveva interpretati i gusti gastronomici del suo preziosissimo ospite. Ma la bontà della cucina era troppo poco, messa a riscontro con la mancanza d'ogni svago. Il padre Prospero era un uomo amante del quieto vivere, non già della solitudine, fatta solamente per le anime che sanno bastare a sè medesime. E quel pericolo, poi!... Ma in fondo in fondo, era davvero un pericolo? Neanche il sottoprefetto di Castelnuovo, col suo Francavilla _in pectore_, aveva potuto dir male del padre Anacleto. Non era ricchissimo, da stare a petto con la sua nepote; ma a questo ci avrebbe dovuto pensar lei. Infine, se si volevano bene.... Se si volevano bene e se lo confessavano, era da credere che il priorato del padre Anacleto fosse per finire, e la vita claustrale con esso.

Questa luminosa conclusione fece sì che il padre Prospero, scambio di tirare innanzi verso il giardino, dèsse una pronta voltata e ritornasse in biblioteca.

--Come? Che vuol dir ciò? Perchè non siete andato?--chiesero, l'uno dopo l'altro, i suoi compagni importuni.

--Signori, ho pensato meglio. Quel che farà il priore sarà ben fatto; e quel che piacerà alla mia nepote piacerà anche a me. Ho detto, e me ne vado a dormire. Almeno.... se potrò riprender sonno, dopo le vostre interruzioni.--

E il padre Prospero fece proprio così come aveva detto. Andò a sdraiarsi nella sua poltrona, e non volle più sentir altro.

XVIII.

Il lettore che è giunto fin qua, con una pazienza e con una cortesia di cui debbo rendergli grazie, vorrà sapere che discorsi facessero insieme il padre Anacleto, priore di San Bruno, e il monachino Adelindo. Li ha visti fermarsi, andare di costa, fermarsi da capo, sempre in atto di persone infervorate nella conversazione, e certamente s'immagina che dovessero parlare di cose molto gravi.

Ma per allora non c'era nulla di questo. Anzi, debbo confessare che quel modo di andare e di gesticolare non era altro che una trovata dei due personaggi, a cui dispiaceva di essere seguitati. Era una specie di quel giuoco che si fa tra due amici per via, quando si vuol cansare l'intromissione d'un terzo; del terzo incomodo, come è stato battezzato dall'uso.

Il guaio si fu che quella mimica, con cui dovevano tener lontani i compagni, fece ridere il padrino e ridere di consenso il priore. Per un dialogo serio, si cominciava bene, come vedete! Ma già, solo a vederlo, quel grazioso monachino, passava la voglia dei discorsi uggiosi, e veniva quella, dirò così, di mangiarselo, come si mangia un marzapane.

Ridendo a quel modo, giunsero presso un sedile di pietra, a cui faceva ombra una pianta d'alloro. Il serafino biondo si fermò sui due piedi.

--Che cosa sono queste gravi cose che avete a dirmi, signor priore? Sedete là, come si conviene alla dignità dell'ufficio, mentre io starò in piedi davanti a voi, da quel povero novizio che sono.--

Le parole erano di celia, ma non dissimulavano abbastanza una certa inquietudine nervosa, che si era impadronita del monachino.

--Ma no;--proseguì egli, senza dar tempo al priore di aprir bocca,--ditemi prima di tutto perchè non siete venuto da noi, lassù al romitorio delle Querci.

--Son io che fo la parte del novizio, e il priore siete voi, padrino Adelindo;--osservò il padre Anacleto.--Ma è vero altresì,--soggiunse egli a mezza voce, quasi parlasse a sè stesso,--che ho fatto una cosa da novizio.

--Ah!--esclamò il padrino, che aveva udita la frase.--Dunque volete confessare?

--Ecco qua;--disse il priore, non senza un pochino di confusione.--Liberatomi dalla compagnia del sottoprefetto, desideravo sapere dove foste, per dar notizia a voi e al vostro zio di ciò che era avvenuto. Fratel Giocondo mi disse che eravate alle Querci. Venni lassù e sentii le vostre voci. Stavo per avvicinarmi, quando mi accorsi che era con voi il padre Agapito. E ciò non mi andava.

--Perchè?

--Me lo domandate? Per il discorso che dovevo farvi, il padre Agapito mi riesciva d'inciampo.--

Non era ciò che s'aspettava il serafino biondo. Pure, gli bisognò contentarsene.

--Ma dunque è assai grave ciò che vi ha raccontato il sottoprefetto?--chiese egli, tanto per dir qualche cosa.

--Sì, giudicatene voi. È venuto, con lo scopo apparente di conoscermi, e con l'altro, reale e non saputo dissimulare, d'intrattenermi su certi ospiti di San Bruno.--

Così dicendo, il padre Anacleto fissava gli occhi in volto al monachino, per vedere che effetto gli facesse l'esordio. Ma il monachino se ne stava là ritto, davanti al priore, con gli occhi e il naso in aria, e il labbro inferiore un pochettino sporgente, col proposito evidentissimo di secondare la mossa degli occhi e del naso. E quando io vi dico così asciuttamente gli occhi e il naso, credete pure, o lettori, che io faccio forza al mio naturale ed anche un pochettino alla giustizia. Due epiteti, via, ci vorrebbero, e per quegli occhi e per quel naso. In quanto alla bocca, poi, giuro per le labbra di san Giovanni Grisostomo, che ce ne vorrebbero tre.

--Per esempio,--continuò il padre Anacleto, vedendo che il monachino biondo non si commoveva punto della sua entrata in materia,--egli mi ha detto che il padre Prospero Gentili è un signore di Castelnuovo Bedonia, uomo per bene e molto rispettato in città.

--Oh, grazie tante della sua degnazione!--esclamò il monachino, che subito riprese la sua aria di me la rido.

--E m'ha aggiunto,--proseguì il padre Anacleto,--che il signor Prospero è zio e tutore d'un fior di ragazza, la signorina Adele Ruzzani.--

Una vampa di rossore tinse il volto del serafino biondo; ma non ci fu altro segno di commozione in lui, che restò fermo nel suo atteggiamento statuario.

--Mia sorella;--diss'egli, guardando in aria.

--Ah!--esclamò il priore.--Vostra.... sorella? E avete avuto il coraggio di lasciarla sola?

--Oh, non c'è bisogno di farle la guardia;--ribattè il serafino, senza muovere la testa, ma lasciando cadere dall'alto un'occhiata tra curiosa e canzonatoria al padre Anacleto;--ed ella si difenderà abbastanza bene da sè. Sarà vana, sarà sciocca; alcuni, anzi, pretendono che sia un po' matta....

--Eh, mi pare che, con tante belle qualità, la non ci abbia a star male;--osservò sarcasticamente il padre Anacleto.

Ma il monachino fu pronto alla parata, e ribattè il colpo del padre Anacleto, prima che questi potesse avvedersi d'esser giunto alla misura.

--Badate, signor priore;--disse il monachino;--io non ammetto nulla di ciò che pretendono gli altri, e voi farete ottima cosa, sopra tutto cavalleresca, a tenere da me. Volevo dire soltanto che, anco ammettendo ciò che agli altri, amici e nemici, piace di farla parere, Adele Ruzzani è una buona figliuola. In questo, almeno, signor priore, non eravate già della mia opinione?

--Dirò volentieri di sì, quantunque io non conosca vostra sorella. Ma questo non è strettamente necessario, se posso giudicarla da voi. Rispondetemi ora, e non istate con gli occhi rivolti alle nuvole, ve ne prego. Dimenticate per un momento la patria;--soggiunse il priore, con una sottile galanteria che fece sorridere il serafino, nell'atto che chinava gli occhi d'un punto.--Come va che voi siete qui a San Bruno? la vostra sorella, così buona, vi ha lasciato partire da casa? da quella casa che è tanto cara e fida ai giovani pari vostri? E voi perchè separarvi da lei, per venirvi a chiudere in una società di malinconici come la nostra? Quali afflizioni sono state le vostre?

--Vedo l'aria di trionfo con cui mi fate la vostra domanda;--notò il serafino.--Già, io, così giovane come sono, non posso, non debbo aver dispiaceri. Perciò, non mi riescirà di rispondere; balbetterò, mi confonderò, e voi, nella vostra autorità priorale, compatirete il mio stato. Disingannatevi, signor priore; so dire la mia ragione. Da bambino, m'hanno avvezzato a fare tutto ciò che volevo. È un difetto, lo capisco; ma io non me ne lagno. Sappiate intanto che su questo difetto io ci ho innestata una piccola qualità: la schiettezza. Dico sempre quello che penso, io.

--Ecco una bella digressione;--osservò il padre Anacleto.--Come pittura del vostro carattere, la gradisco moltissimo; come lezione a me, non so di averla meritata.

--Scontroso priore! Nè pittura, nè lezione;--replicò il serafino;--è stata una dichiarazione preliminare. Dopo di che, vengo subito a dirvi le mie afflizioni. Esse si confondono con quelle di mia sorella; i suoi dispiaceri sono per l'appunto i miei. Ammettete questo ravvicinamento di personaggi, e il resto va da sè.

--Ammetto anche la consustanzialità;--disse il padre Anacleto.--Proseguite.

--Mia sorella, per questa medesima consustanzialità che voi avete trovata così opportunamente,--osservò il monachino biondo,--la pensa in ogni cosa come la penso io. Giovanissima, le pare di esser vissuta già molto; quello spirito di libero esame, che ha sempre recato in ogni particolarità della vita, le tien luogo d'esperienza e l'aiuta a vedere i tranelli ond'è seminata la strada. Non è bruttissima; almeno, quel che le manca in bellezza, lo possiede in ricchezza. E perciò molti si sono fatti avanti a chiedere la sua mano, e in famiglia s'era parlato di maritarla....

--Ah!--scappò detto al priore.

--Vi dispiace?--chiese il serafino, fermandosi a mezzo.

--Dispiace a voi, deve dispiacere anche a me;--disse il padre Anacleto, correggendosi in tempo.--Non mi dite voi forse che tutti quei vagheggini e pretendenti non erano degni di lei?

--In verità, non ho detto questo.

--Ma si sottintende, e sta come se fosse detto. Se così non fosse, perchè vi dorrebbe di certi corteggiamenti interessati?

--È vero;--rispose il monachino.--Diciamo dunque, non già che i partiti fossero indegni di lei, ma semplicemente che le spiacevano, come continuano a spiacerle. Tra gli altri quell'ultimo che le è stato proposto, con modi abbastanza incalzanti e in circostanze tali, che l'hanno mortalmente seccata.

--E messa in fuga da Castelnuovo, non è vero?--chiese argutamente il priore.

Ma il serafino biondo non raccolse la celia.

--Avrà torto, può darsi;--diss'egli continuando;--voglio anche ammettere che il sapersi ricca l'abbia anche un pochino guastata. Non già col farla insuperbire, intendiamoci! La ricchezza non fa girar la testa che agli sciocchi. La gente che ragiona non desidera la ricchezza per altro, fuorchè per procacciarsi tutte le possibili soddisfazioni intellettuali e morali. Mia sorella, invece, l'amerebbe per la soddisfazione del viaggiare, del veder sempre nuovo paese e nuovo orizzonte. Ma è donna, la poverina. Non la vedete voi, la noia dell'esser donna, in una società così mal combinata come la nostra? Dicono che sia la migliore delle esistenti, e bisogna rassegnarsi. Ma non senza qualche atto di protesta, ve l'assicuro. Ah, benedetti gli uomini! Voi, per esempio, voi, signor priore, lo avete potuto colorire, il vostro disegno. La società vi tornava molesta, e vi siete appartato dalla società. Una donna non può. La sua ricchezza e la sua libertà, quando possiede l'una cosa e l'altra, non le servono a nulla; debbono essere confiscate a benefizio di un altro, che sta per giungere, che sarà Tizio, sarà Caio, e che ella dovrà scegliere fra i cinque o sei più importuni, mentre forse le sarebbe piaciuto assai più di aspettare dal caso la conoscenza di Sempronio.

--Sempronio!--ripetè il priore, con accento malinconico che colpì il serafino biondo.

--Che c'è, signor priore?--domandò questi, fermandosi ad un tratto.--Vi dà forse noia, questo nome.... antico?

--No, anzi! Continuate.--

E sospirava, così dicendo, il povero padre Anacleto.

--Tizio e Caio, nel caso di mia sorella,--notò il monachino, proseguendo il discorso,--rappresentano il tornaconto, l'egoismo, la caccia alla dote, la volgarità mascolina, tanto più ributtante quanto più lavora a nascondersi sotto le apparenze d'un amore profondo, nato lì per lì come i funghi, e cresciuto gigante nello spazio di una settimana. Sempronio, invece, il povero Sempronio sarebbe la sincerità, l'amor vero, che nasce anche lui lì per lì....

--Come indovinare che è l'amor vero, se nasce lì per lì, come l'altro?--interruppe il padre Anacleto.

--C'è della gente che lo conosce, come si conoscono i funghi mangerecci dai velenosi;--rispose il monachino, ridendo.--A buon conto, i velenosi risplendono di più; mettono in mostra i più vivi colori. Vogliono sedurre, i bugiardi! Quegli altri, invece, sono più modesti, più umili, più timidi; si direbbe anzi che amino nascondersi, confondersi con le foglie secche ond'è coperto il terreno.

--Anche questo è un giuoco facile a imparare;--osservò il padre Anacleto,--e guai al povero cercatore, o alla povera cercatrice, se Tizio e Caio si mettono in testa di parergli Sempronio.--

Il monachino tentennò la testa, in atto d'incredulità.

--No, non ci riescono;--diss'egli.--L'esperienza in causa propria vien presto; e Tizio e Caio, per dissimulare che facciano, si tradiscono sempre in qualche nonnulla. Sempronio, quando c'è, s'indovina. Almeno, tale è la mia opinione.

--Indovinarlo, quando c'è, non dico di no;--ribattè il padre Anacleto.--Ma badate, padrino Adelindo, è assai difficile trovarlo.

--Sono con voi. Mia sorella, difatti, non lo ha trovato. Inchini, genuflessioni, occhiate, sospiri, spasimi, n'ha avuti a bizzeffe; ma era tutta merce di Tizio e Caio.

--Povera sorella!--esclamò il padre Anacleto.--Intendo la sua tristezza. E l'ultimo dei Tizi, o dei Caj, com'è andato a finire?

--L'ultimo? Stava appunto per cominciare. E comincierà da senno, se mia sorella ritorna a Castelnuovo. Voi ora intenderete perchè mi dispiacerebbe di vederla andare laggiù. Col mondo inframmettente che vuol dire la sua in ogni cosa, coi parenti che non amano le zitelle in casa, con tutte le ciarle noiose, con tutti i sarcasmi che opprimono una povera ragazza, voi capirete, signor priore, che un giorno o l'altro bisogna prendere una risoluzione. Ed è doloroso il prenderla, quando si sa anticipatamente che sarà una risoluzione cattiva.

--Già,--disse il padre Anacleto,--quando la ragazza aspetta.... d'incontrare Sempronio. Vuol dire che il cuore di vostra sorella non ha ancora parlato?--

La domanda era ardita, e il serafino biondo stette un pochino perplesso.

--No, ch'io sappia;--diss'egli.--Se pure, più tardi, dopo la mia partenza da Castelnuovo....

--Ah! credete possibile che dopo la vostra partenza si sia trovato un.... Sempronio? Sarebbe un peccato!--disse il padre Anacleto, al cui pensiero si raffigurò in quel mentre l'immagine del padre Agapito, che raccoglieva tralci di fiammole, sotto il romitorio delle Querci.--Auguro a vostra sorella di non concedere così ciecamente il suo cuore. Gli uomini valgono così poco!--

Il serafino socchiuse gli occhi e diede al padre Anacleto una sbirciatina, donde trapelava il suo umor gaio e malizioso.

--Signor priore,--diss'egli poscia, con quel suo misto di timidezza e di confidenza che gli tornava così bene al viso,--siete forse venuto a San Bruno per ira contra gli uomini? Io, veramente, credevo che fosse per un altro genere di malinconia.

--Fratello mio,--disse il priore,--c'è stato un po' di tutto.

--Raccontate!

--A che servirebbe?

--Non badate a ciò; raccontate, ve ne prego, raccontate.--

E così dicendo, il serafino biondo, con atto di curiosità infantile, andava a sedersi accanto al padre Anacleto.

--Non v'aspettate un racconto come il secondo libro dell'Eneide;--rispose il priore, sorridendo.--Io mi sbrigherò in pochi versi, perchè la mia storia è molto comune. Ho creduto di amare....

--E vi hanno tradito?--chiese il serafino, interrompendo.--Ma qui c'è da farne due, di libri.

--No, v'ingannate. Se m'aveste lasciato finire! Ho creduto di amare.... e non era vero.--

Il serafino stette alquanto sopra di sè, meditando la frase del padre Anacleto; quindi, con un'aria di sommo candore, rispose:

--M'hanno detto che tutti gli uomini siano usi a parlare così.

--Davvero? E chi ve lo ha detto, padrino Adelindo?--chiese il priore, rizzando il capo e guardando in faccia il serafino.--Sarebbe questo, per avventura, un frutto dell'esperienza.... di vostra sorella?

--Ecco, voi andate in collera;--notò il serafino, arrossendo.--Vi ho proprio toccato sul vivo. Senza volerlo, badate, senza volerlo.