L'anima, la natura e la saggezza
Part 7
Questo è l’antico significato della Nemesi, che vigila sull’universo, e non lascia impunita alcuna offesa. Le furie, dicono gli antichi, sono le ancelle della giustizia, e se il sole in cielo trasgredisse dalla sua via, esse lo punirebbero. I loro poeti raccontano che le mura di pietra, e le spade di ferro, e le cinghie di cuoio hanno un’occulta simpatia con i falli dei loro proprietari; che la cintura, che Ajace donò ad Ettore, trascinò sul campo l’eroe Trojano attaccato alle ruote del carro di Achille, e che la spada, che Ettore diede ad Ajace, fu quella con cui Ajace si trafisse. Essi ricordano che quando i Thasiani eressero una statua a Teogene, vincitore nei giuochi, uno dei suoi rivali andò ad essa nottetempo, e tentò abbatterla con colpi ripetuti, finchè la smosse dal suo piedestallo, ma vi rimase sotto, schiacciato dalla sua caduta.
La voce della favola ha in sè qualcosa di divino. Essa sorse da un pensiero posto al di sopra della volontà dello scrittore. La parte migliore d’ogni scrittore è quella che ha nulla d’individuale; quella che egli non conosce; che sorse dalla sua costituzione e non dalla sua troppo fervida invenzione; quella che nello studio di un solo artista non potreste facilmente trovare, ma che nello studio di molti, voi raccogliereste come se fosse lo spirito di tutti. Io vorrei conoscere l’opera dell’uomo in quell’antico mondo ellenico, non Fidia. Il nome e la vita di Fidia, per quanto convenienti per la storia, ci imbarazzano quando ci innalziamo al criticismo supremo. Noi dobbiamo vedere ciò che in un dato periodo l’uomo intendeva di fare e che fu impedito, o se vi piace meglio, modificato dalle intervenute volizioni di Fidia, di Dante, di Shakespeare, organi per mezzo dei quali l’uomo in quel momento s’espresse.
L’espressione di questa legge della compensazione è ancor più rimarchevole nei proverbi di tutte le nazioni, i quali formano sempre la letteratura della ragione, o l’affermazione di una verità assoluta, senza restrizione. I proverbi, come i libri sacri di ogni nazione, sono il santuario delle intuizioni. Ciò che il mondo pigro, incatenato alle apparenze, non permetterà di dire al realista con sue proprie parole, senza contraddirsi gli concederà di dire con proverbi. E questa legge delle leggi, che il pulpito il senato ed il collegio negano, è ad ogni ora predicata su tutti i mercati ed in tutte le officine, in tutte le lingue, con miriadi di proverbi, il cui insegnamento è così vero ed omnipresente come l’esistenza degli uccelli e delle mosche.
Tutte le cose sono duplici: l’una opposta all’altra: pane per focaccia: occhio per occhio, dente per dente; sangue per sangue; misura per misura; amore per amore. Date e vi sarà dato. Colui che bagna sarà bagnato. «Che cosa volete? — dice Dio, — pagatelo e prendetelo». — Nulla arrischi, nulla avrai. Tu sarai pagato esattamente per ciò che hai fatto, nè più nè meno. Colui che non lavora non mangerà. Poca cura, cattivo profitto. Le maledizioni ricadono sempre sul capo di colui che le scaglia. Se voi mettete una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglia intorno al vostro. Il cattivo consiglio perde il consigliere. — Il Diavolo è un ciuco.
Così è scritto, perchè così è nella vita. La nostra azione è dominata e caratterizzata, al disopra del nostro volere, dalla legge della natura. Noi aspiriamo ad un piccolo scopo separato in modo assoluto dal bene pubblico, ma la nostra azione si dispone per un magnetismo irresistibile, parallela ai poli del mondo.
Un uomo non può parlare senza giudicare se stesso. Volente o nolente, egli disegna con ogni parola il suo proprio ritratto agli occhi dei suoi compagni. Ogni opinione reagisce su colui che la pronuncia: è un gomitolo di filo gettato in un punto, ma di cui l’estremità opposta rimane nella tasca di colui che l’ha lanciato: o piuttosto è un arpione scagliato contro una balena, che svolge nel suo volo una spira di corda nella barca, e che taglierà in due il timoniere e affonderà la barca, s’esso non è buono o bene scagliato. Non potete fare il peggio senza soffrire il peggio. Nessun uomo ebbe mai punta d’orgoglio, che non gli fosse dannosa, disse Burke. Chi vive esclusivamente di vita mondana non s’avvede che egli esclude ogni godimento nel tentativo di appropriarselo. L’esclusivista nel campo religioso non s’avvede di chiuder la porta del cielo a se stesso, tentando di chiuderla per gli altri. Trattate gli uomini come pedine e come birilli e voi soffrirete ciò che essi soffrono. Se voi non terrete conto del loro cuore, perderete il vostro. I sensi vorrebbero trasformare in cose tutte le persone: le donne i bambini, i poveri. Il proverbio volgare «Questo otterrò dalla sua borsa o dalla sua pelle» è filosofia gagliarda.
Tutte le infrazioni all’amore ed all’equità nelle nostre relazioni sociali sono rapidamente punite. Esse sono punite dal timore. Finchè io mantengo una semplice relazione col mio simile, non provo alcun dispiacere nell’incontrarlo. Noi ci incontriamo come l’acqua incontra l’acqua, come una corrente d’aria ne incontra un’altra, con una perfetta fusione e penetrazione di natura. Ma così tosto come vi è un allontanamento dalla semplicità od un tentativo di reticenza, il bene mio non è più il bene suo ed il mio prossimo sente il danno; egli mi sfugge come io l’ho sfuggito; i suoi occhi non cercano più i miei; vi è guerra fra noi; vi è odio in lui e timore in me.
Tutti gli antichi abusi della società, universali e particolari, tutto l’ingiusto accumulamento di proprietà e di potere, sono vendicati allo stesso modo.
Il timore è maestro di grande sagacità e l’araldo di tutte le rivoluzioni. Una sola cosa esso ci insegna: che vi è corruzione là dove esso appare. Il timore è come un corvo che ama le carogne; benchè voi non vediate bene intorno a che cosa svolazzi, pure vi è la morte in quel luogo. La nostra proprietà è timida, le nostre leggi sono timide, le nostre classi colte sono timide. Il timore per secoli e secoli ha presagito e cianciato e pronosticato sopra il governo e la proprietà. Questo tristo uccello non è là per nulla. Esso indica dei grandi torti che devono essere riparati. Della stessa natura è quell’aspettazione d’un mutamento, che immediatamente segue la sospensione della nostra attività volontaria. Il terrore di una luna senza nubi, lo smeraldo di Policrate, il timore della prosperità, l’istinto che spinge ogni anima generosa ad imporsi il compito d’un nobile ascetismo, sono come le oscillazioni della bilancia della giustizia attraverso il cuore e la mente dell’uomo.
Gli uomini che hanno esperienza del mondo sanno molto bene che è meglio pagare lo scotto, ovunque vadano, e che l’uomo paga sovente cara una piccola economia. Colui che dà in prestito, rientra nel suo proprio debito. Colui che ha ricevuto cento favori e non ne ha reso alcuno, ha egli guadagnato qualche cosa? Ha egli guadagnato chiedendo, per indolenza od abilità, le merci od i cavalli od il denaro del suo vicino?
Il riconoscimento del beneficio da una parte, e del debito dall’altra, vale a dire della superiorità e dell’inferiorità sorge immediato nel fatto. La transazione rimane nella memoria sua e del suo vicino; ed ogni nuova transazione àltera, a seconda della sua natura, le relazioni reciproche. Egli giunge tosto a comprendere che sarebbe stato meglio per lui rompersi le ossa che l’aver viaggiato nella carrozza del suo vicino, e che il prezzo più alto, cui egli può pagare una cosa qualsiasi, sta nel chiederla.
Un uomo saggio applicherà questo ammonimento a tutte le fasi della vita e saprà che è parte della prudenza il far fronte ad ogni richiedente e soddisfare ogni giusta richiesta con il vostro tempo, il vostro ingegno e il vostro cuore. Pagate sempre; perchè tardi o tosto dovrete pagare il vostro debito intiero. Persone ed eventi possono frapporsi fra voi e la giustizia per qualche tempo, ma ciò è solamente un differimento. Voi dovrete, in ultimo, pagare. Se siete saggi, sfuggirete una prosperità che accresce solo il vostro debito.
Il beneficio è lo scopo della natura. Ma per ogni beneficio che voi ricevete è imposta una tassa. Più grande è colui, che conferisce più benefici. È vile — ed è l’unica cosa vile nell’universo — ricevere favori, senza contraccambiarne alcuno. È nell’ordine naturale che noi non possiamo rendere dei benefici a coloro, dai quali li riceviamo, e se ciò avviene, accade però molto di rado. Ma il beneficio che noi riceviamo deve essere reso a qualcuno, linea per linea, fatto per fatto, centesimo per centesimo. Temete che troppi beni rimangano nelle vostre mani! Presto si corromperanno e genereranno dei vermi. Pagate, presto, in qualche modo.
Il lavoro è salvaguardato dalle stesse leggi inflessibili. Dicono i prudenti che i lavori più cari sono quelli a buon prezzo. Ciò che noi acquistiamo in una scopa, in un materasso, in un carro, in un coltello, è una applicazione del buon senso ad un bisogno comune. La cosa migliore è quella di pagare nel vostro possedimento un giardiniere abile, vale a dire acquistare il buon senso applicato al giardinaggio; nel vostro marinaio, il buon senso applicato alla navigazione: nella casa, il buon senso applicato alla cucina, al cucire, al servire; nel vostro agente, il buon senso applicato ai conti e agli affari. Così voi moltiplicate la vostra presenza, ossia spargete voi stesso in tutto il vostro possedimento. Ma per la duplice costituzione di tutte le cose, nel lavoro come nella vita non vi può essere inganno. Il ladro deruba se stesso, lo scroccone truffa se stesso; poichè la ricompensa reale del lavoro è la conoscenza e la virtù, mentre la ricchezza e il credito ne sono i simboli. Questi simboli, come la carta-moneta possono essere falsificati o rubati, ma ciò che essi rappresentano, vale a dire conoscenza e virtù, non può essere falsificato o rubato. Questi fini del lavoro non possono essere raggiunti che dagli sforzi reali della mente, e dall’obbedienza a dei motivi puri. Lo scroccone, il truffatore, il giuocatore non possono ottenere quella conoscenza della natura materiale e morale, che insegna al lavoratore le sue oneste cure e gli affanni. La legge della natura dice: Agite e voi avrete il potere; ma coloro che non agiscono non l’avranno.
Il lavoro umano, in tutte le sue forme, dall’aguzzare un palo sino alla costruzione di una città o alla creazione di un poema epico, è un’illustrazione immensa della perfetta compensazione dell’universo. L’assoluta bilancia del Dare e dell’Avere, la teoria che ogni cosa ha il suo prezzo, e che se quel prezzo non è pagato, un’altra viene ottenuta in pagamento, e che è impossibile ottenere cosa alcuna senza il suo prezzo — non è meno sublime nelle colonne di un libro-mastro che nei bilanci degli stati, nelle leggi della luce e dell’oscurità, in tutta l’azione e reazione della natura. Io non posso dubitare che le alte leggi che ogni uomo vede implicate in quelle occupazioni che gli sono familiari, quali la rigida morale che scintilla sul filo del suo scalpello, che è misurata dal suo filo a piombo e dalla sua squadra, che è visibile alla base d’un conto di bottega come nella storia di uno Stato — gli raccomandino il suo commercio, ed esaltino i suoi affari nella sua imaginazione.
La lega fra la virtù e la natura obbliga tutte le cose ad assumere un contegno ostile di fronte al vizio. Le leggi e le sostanze del mondo perseguitano e condannano il traditore. Egli trova che le cose sono disposte per la verità ed il beneficio, ma che nell’intiero mondo non vi è una sola caverna per nascondere un furfante. Nulla v’è che sia un segreto. Commettete un delitto e la terra diventa di cristallo; commettete un delitto e sembrerà che un mantello di neve sia caduto sul terreno, come quello, che nei boschi, rivela la traccia d’ogni pernice, d’ogni volpe, d’ogni scoiattolo e d’ogni talpa. Non potete riprendere la parola detta, non potete cancellare la traccia, non potete ritirare la scala in modo da non lasciare luogo a passaggio o ad indizio. Qualche circostanza che vi condanna, sempre sopravvive. Le leggi e le sostanze della natura — acqua, neve, vento, gravitazione — si mutano in castighi per il ladro. Con la stessa forza ed in senso opposto la legge sostiene con uguale sicurezza ogni azione giusta. Amate e sarete amati. Ogni amore è matematicamente giusto, come i due membri d’una equazione algebrica. L’uomo buono possiede il bene assoluto, che, come il fuoco, riconduce ogni cosa alla sua propria natura, così che non potete recargli alcun danno; ma come gli eserciti inviati contro Napoleone, al suo avvicinarsi abbassavano le loro bandiere e da nemici diventavano amici, così per lui i disastri di tutte le specie, le malattie, le offese, la povertà diventano benefattori.
«I venti soffiano e le acque portano al coraggioso la forza, il potere e la divinità. Eppure in se stessi, quelli sono nulla».
I buoni sono protetti perfino dalla loro debolezza e dai loro difetti. Allo stesso modo che mai nessun uomo ha avuto un punto di orgoglio, che non fosse a lui ingiurioso, così nessun uomo ha mai avuto un difetto che in qualche modo non gli riuscisse talvolta giovevole. Il cervo della favola ammirava le sue corna e criticava i suoi piedi, ma quando il cacciatore venne, i suoi piedi lo salvarono e preso nella boscaglia, le sue corna lo perdettero. Ogni uomo deve nella sua vita render grazie ai suoi difetti. Come nessun uomo penetra completamente una verità, fino a che non ha lottato contro di essa, così nessun uomo ha completa conoscenza degli impedimenti o dei talenti degli uomini, finchè egli non ha sofferto gli uni e veduti i trionfi degli altri e constatata in se stesso la mancanza di essi. Ha egli un difetto di carattere che lo rende poco atto alla vita sociale? Egli è allora obbligato a vivere da solo, ad acquistare l’abitudine dell’auto-aiuto; e come l’ostrica ferita, egli aggiusta la sua conchiglia con una perla.
La nostra forza è prodotta dalla nostra debolezza. L’indignazione, che si arma con delle forze segrete, non si sveglia finchè noi non siamo punti, feriti e dolorosamente assaliti a colpi di fucile. Un grande uomo vuol esser sempre piccolo. Mentre egli siede sui cuscini delle comodità, egli si addormenta. Quando egli è spinto, tormentato, sconfitto, egli dalle sue vicende impara qualche cosa; egli è stato posto nella sua saggia virilità, egli ha acquistata la nozione dei fatti e conosce la sua ignoranza; è guarito dall’insania della fantasia; ha acquistata la moderazione e l’abilità reale. L’uomo saggio si getta dalla parte dei suoi assalitori; trovare il suo punto debole è più il suo interesse che il loro. La ferita si cicatrizza e cade come pelle morta, e quando essi stanno per trionfare, ecco! egli è passato avanti invulnerabile. Il biasimo è più sicuro della lode. Io odio d’essere difeso in un giornale. Fintantochè tutto ciò che si dice, è detto contro di me, sento una certa sicurezza di successo; ma tosto che parole melate di lode sono pronunciate a mio riguardo, mi sento come senza protezione di fronte ai miei nemici. In generale, ogni male al quale noi non soccombiamo, è un nostro benefattore. Come l’isolano delle isole di Sandwich crede che la forza ed il coraggio del nemico che egli uccide, passino in lui, così noi acquistiamo la forza di quella tentazione, alla quale resistiamo.
I medesimi custodi che ci proteggono dalla sventura, dal difetto e dall’inimicizia, ci difendono, se noi vogliamo, dall’egoismo e dalla frode. I ceppi e i banchi degli accusati non sono le migliori nostre istituzioni, nè l’astuzia in commercio è una prova di saggezza. Gli uomini giacciono durante tutta la vita sotto la superstizione stupida di poter essere truffati. Ma è così impossibile ad un uomo l’essere truffato, se non da se stesso, come è impossibile per una cosa l’essere e non essere allo stesso tempo. Vi è una terza persona silenziosa in tutti i nostri contratti. La natura e l’anima delle cose prendono su se stesse la garanzia del compimento d’ogni contratto, così che un servizio onesto non può mutarsi in una perdita. Se voi servite un padrone ingrato, servitelo il più a lungo possibile. Ponete Iddio nel vostro debito. Ogni azione sarà ripagata. Quanto più a lungo il pagamento è ritardato, tanto meglio è per voi, perchè l’interesse composto su interesse composto è la norma e l’abitudine del tesoriere. La storia della persecuzione è una storia dei tentativi per frodare la natura, per far salire l’acqua sui colli, per attorcigliare corde di sabbia. Che i persecutori siano molti od uno solo, un tiranno od una folla, ciò non ha importanza. Una folla tumultuante è una società di corpi, privati volontariamente dell’uso della ragione, e che cammina attraverso le proprie opere. La folla tumultuante è un uomo che volontariamente discende al livello del bruto; la sua ora d’attività è la notte; le sue azioni sono pazze come tutta la sua costituzione; essa perseguita un principio; vorrebbe frustare un diritto, vorrebbe sopprimere la giustizia, dando al fuoco ed all’oltraggio le case e le persone che la rispettano. Essa compie le sciocchezze dei ragazzi, che corrono con pompe da incendio per spegnere la rossa aurora innalzantesi alle stelle. Lo spirito inviolato ritorce contro i malfattori il loro odio. Il martire non può essere disonorato; ogni frustata inflitta è una voce per la fama; ogni prigione, un’abitazione più illustre; ogni libro o casa bruciata illumina il mondo; ogni parola soppressa o cancellata si riflette attraverso la terra, da parte a parte. Le menti degli uomini sono alfine ridestate, la ragione appare e giustifica se stessa e la perfidia trova vane tutte le sue opere.
Così tutte le cose ammoniscono sull’indifferenza delle circostanze. L’uomo è tutto. Ogni cosa ha due lati, uno buono ed uno cattivo. Ogni vantaggio ha il suo contrario: io imparo così ad essere contento. Ma la teoria della compensazione non è la teoria dell’indifferenza. Lo spensierato dice, udendo queste dimostrazioni: «A che cosa giova il fare bene? Vi è una vicenda sola per il bene e per il male; se guadagno qualche bene, devo pagare per esso; se lo perdo un altro ne guadagno; tutte le azioni sono indifferenti».
Vi è nell’anima un fatto più profondo della compensazione, vale a dire, la sua propria natura. L’anima non è una compensazione, ma una vita. L’anima è. Sotto questa marea ondeggiante di circostanze, le cui acque si alzano e si abbassano con perfetto succedersi, giace l’aborigeno abisso dell’«Essere» reale. L’essenza, o Iddio, non è una relazione od una parte, ma il Tutto. L’essere è l’affermazione vasta, che esclude la negazione, che si regge in equilibrio di per se stesso, e inghiottisce tutte le relazioni, tutte le parti, e tutti i tempi. La natura, la verità, la virtù, sono i flussi che di là provengono. Il vizio è l’assenza dell’essere e l’allontanamento da esso. Il nulla, la falsità, possono invero stare come la grande notte o l’ombra, sulla quale, come su uno sfondo, l’universo vivente proietta se stesso; ma nessun fatto è dal nulla generato; il nulla non può operare, perchè esso non è. Non può fare alcun bene; non può far alcun male. Ma è un male perchè è peggio non essere che essere.
Noi ci sentiamo defraudati della retribuzione dovuta alle azioni cattive, perchè il criminale aderisce ai suoi vizî, rimane fedele alla sua contumacia e non viene in nessun modo ad una crisi o ad un giudizio della natura visibile. Non vi è confutazione della sua stoltezza davanti agli uomini ed agli angeli. Ha egli perciò superata in destrezza la legge? Più egli porta seco la malignità e la menzogna, più egli s’allontana dalla natura. In qualche modo una dimostrazione del suo misfatto vi sarà anche per l’intelligenza; ma se noi anche non la vedessimo, questa deduzione implacabile bilancierà il conto eterno.
Nè può dirsi, d’altra parte, che l’acquisto di rettitudine debba essere ottenuto a prezzo di una perdita qualsiasi. Non vi è penalità per la virtù, non v’è penalità per la saggezza; esse sono delle vere aggiunte all’essere. In un’azione virtuosa, io realmente _sono_; in un’azione virtuosa io accresco il mondo; io mi stabilisco nei deserti conquistati al Caos ed al nulla, e vedo l’oscurità recedere ai limiti dell’orizzonte. Non vi può essere eccesso nell’amore, nella conoscenza, nella bellezza, quando questi attributi sono considerati nel loro più puro senso. L’anima rifugge da tutti i limiti, e nell’uomo sempre afferma un ottimismo, mai un pessimismo.
La sua vita è un progresso e non una stazione. Il suo istinto è la fiducia. Il nostro istinto usa più o meno nei rapporti con l’uomo, della _presenza dell’anima_ e non mai della sua assenza; l’uomo coraggioso è più grande del codardo; il veritiero, il benevolente, il saggio, è più uomo e non meno del demente e del furfante. Non vi è tassa sui beni della virtù, perchè essi sono patrimonio di Dio stesso, o esistenza assoluta, senza comparazione alcuna. Il bene materiale ha la sua tassa, e se è venuto senza merito e senza sudore, esso non ha radice in me, ed il primo vento lo spazzerà via. Ma tutti i beni della natura appartengono all’anima, e possono essere acquistati con moneta legale in natura, vale a dire con un lavoro che il cuore e il cervello permettono. Io non desidero di ritrovare un bene che non merito, per esempio rinvenire un recipiente sotterrato, pieno d’oro, perchè so che esso mi porta nuove responsabilità. Io non desidero beni esterni, nè possessi, nè onori, nè potere, nè persone. Il guadagno è apparente; la tassa è certa. Ma non vi è tassa sulla conoscenza che la compensazione esiste, e che non è desiderabile trovare dei tesori. Di ciò io godo con una pace serena, eterna. Io restringo i limiti del male possibile. Imparo la saggezza di san Bernardo: «Nulla può farmi del male eccetto me stesso; il male che io soffro lo porto in me stesso e non sono mai un reale sofferente se non per colpa mia».
Nella natura dell’anima v’è un compenso per l’ineguaglianza delle condizioni. La tragedia radicale della natura sembra essere nella distinzione di _Più_ e _Meno_. Come può il Meno non sentire il dolore; non sentire indignazione o malevolenza contro il Più? Badate a colui che ha minori facoltà e voi vi sentite triste e non sapete bene che cosa fare. Egli quasi evita i vostri occhi; egli quasi teme che essi rimbrottino Iddio. Che fare? Tutto ciò pare una grande ingiustizia. Ma avvicinate i fatti, vedeteli da vicino e queste ineguaglianze simili a montagne, spariscono. L’amore le riduce, come il sole fonde gli icebergs in mare. Il cuore e l’anima di tutti gli uomini essendo uno, cessa quest’amarezza del _Suo_ e del _Mio_. Il suo è mio. Io sono mio fratello e mio fratello è io stesso. Se io mi sento oscurato e sorpassato da grandi vicini, pure io li posso ancora amare; io li posso ancora ricevere; e colui che ama, fa cosa sua propria la grandezza che egli ama. Con ciò io rilevo a me stesso che mio fratello è il mio guardiano, che opera per me con i più amichevoli intenti, e che il possedimento che io tanto ammirai ed invidiai è mio. È della eterna natura dell’anima l’appropriarsi e far sue tutte le cose. Gesù e Shakespeare sono frammenti dell’anima, e con l’amore io li conquido e li incorporo nel mio proprio conscio dominio. La loro virtù non è mia? Il loro intelletto, se non può essere fatto mio, non è intelletto.