L'Acerba

Part 2

Chapter 23,562 wordsPublic domain

9. Cod. N. 1724 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.160 per 0.242, di ff. s. 118. Titoli dei capit. non rubricati. Alcuni commenti marginali. Sec. XV.

10. Cod. N. 2, Pl. XLI; membr., di dim. 0.261 per 0.364, di ff. s. 50. Ha un frammento dell’Acerba. Sec. XIV.

Firenze — Biblioteca Nazionale:

Cod. N. 436 della R. Bibl. Palatina. N. 71 della nuova numerazione. Cart. in fol. del sec. XV, mancante in principio almeno di una carta, in cui aveano a essere scritti i primi 60 versi, col tit. del poema: e invece la prima c. contiene gli ultimi due versi dell’8. capit., il 9. capit. e i primi versi del 10., e tutto ciò doppio a c. 15 e 16. Mancano in fine le c. 86 e 87. Rubriche rosse, grandi iniz. rosse o turchine, con fregi e filettature, e maiuscole tratteggiate anche in rosso. A carte 88, dove finisce l’Acerba, si legge: «Finito Deo gratiasse amen, per me Andrea Benozzi da Firenze, nella cità d’Ascoli, anni dni MCCCCXLIIII». Alla fine è un canto di frate Iacopone. Descritto e illustr. da F. Palermo, in _I Manoscritti Palatini di Firenze_, Tip. Galileiana, 1860, vol. II, pagg. 163-258. Il Bariola ne enumera altri 5 nella Magliabechiana.

Firenze — Bibl. Riccardiana. Il Bariola menziona i cod. 2732 e 2235, entrambi cart. in carattere corsivo, del sec. XV.

Firenze — Bibl. particolare del Principe Strozzi: Cod. cart. in fol., miscellaneo, contenente l’Acerba. Sec. XV.

Firenze — Libreria antiquaria del Sig. Cav. Leo S. Olschki: MS. cartaceo, pervenutogli dall’Inghilterra, in fol., di dim. 0.305 per 0.212, di ff. 82. Rubriche in rosso, con soscrizione; inelegante. Ultimi anni del sec. XIV. (C. Mazzi, _Un Codice sconosciuto dell’Acerba_, in «_La Bibliofilia_» di L. S. Olschki, vol. II, Febbraio-Marzo, 1901).

Bologna — R. Biblioteca Universitaria:

1. Cod. N. 1, cart. in 4. di ff. 72 non rileg. Sec. XV (1462?).

2. Cod. N. 2346, cart. in fol. di ff. 81 n. e 5 non n. Proveniente dalla Bibl. di S. Salvatore. Sec. XV?

3. Cod. N. 448, cart. in fol. di ff. non n. 66. Proveniente dalla Bibl. del Conte Cornelio Pepoli. Sec. XV.

Torino — Biblioteca privata del Re:

Cod. N. 120, membr., di dim. 0.270 per 0.188, di ff. 69, mancante di rubriche iniziali e finali. Sec. XIV. Illustrato dal Prof. R. Renier., in _Giorn. stor. d. Lett. ital_., vol. I, A. I, 1883, fas. 2. pagg. 301-305.

Milano — Biblioteca Trivulziana:

1. Codice N. 914, cart. in 8., Sec. XV. (Descritto dal Quadrio, _Stor. e Rag. d’ogni poesia_, T. VI. p. 40).

2. Cod. N. 1020, cart. in f.; mutilo, con fig. Sec. XV.

3. Cod. N. 1021, cart. in f. con fig. — Sec. XV.

Biblioteca Ambrosiana:

1. Cod. B. N. 156, sup., cart., di ff. 71 con fig. e soscrizione. Sec. XV.

2. Cod. V. N. 13, cart., di dim. 0.20 per 0.30, con fregi e soscriz. Sec. XV.

Modena — R. Biblioteca Estense:

1. Cod. estense XII. DD. 22; cart. di ff. 85 num. con rubr. Sec. XV (1457-58).

2. Cod. estense X. D. 32; cart., di ff. 90 non num. con rubr. Mutilo in principio; adespoto, anepigrafo. Fine del Sec. XV.

Parma — R. Biblioteca Palatina:

Cod. in f.; cart., di ff. 68, senza titolo. Forse del Paciaudi. Fine Sec. XV.

Ravenna — Biblioteca Classense:

Cod. N. 139. 2. I; cart., di ff. n. 144; di dim. 0.15 per 0.20; carattere minutissimo. Miscellaneo. Sec. XV.

Roma — R. Biblioteca Casanatense:

1. Cod. d. V. 1. (N. 78). } Miscellanei. Sec. XV. Il Cod. 2. Cod. d. IV. 3. (N. 82). } N. 82 è quello seguito da noi 3. Cod. d. V. 5. (N. 433). } in questa edizione.

Biblioteca Vaticana:

Cod. Vaticano-Urbinate N. 697; cart., di ff. 110 num. Cent. 29 per 22.5, Miscellaneo, di bella mano. Sec. XIV.

Biblioteca Boncompagni:

1. Cod. in 4. piccolo, di ff. 136 n. cartacei, meno il 1. e l’ultimo che son membr. Miscellaneo. Sec. XV.

2. Cod. cart. in f. di 97 ff. n. Sec XV. (Entrambi descritti nel Catalogo di questa Biblioteca fatto dal Narducci, pagg. 155-56). La biblioteca, però, fu dispersa.

Parigi — Biblioteca Nazionale. Ha tre Cod. (Giuseppe Mazzatinti, _Manoscritti italiani delle Bibl. di Francia_. Ministero della P. I.; Indici e Cataloghi. Vol. I. p. 113):

1. 576 (7784; Sec. XV). L’Acerba di Cecco d’Ascoli.

2. 577. (7785; Sec. XV; Luigi di Rodolfo Pomozzi fiorentino; Mazarino). L’Acerba di C. d’A.

3. 579. (7264; Sec. XIV; Celso Cittadini); con note marginali.

Spagna — Iosè Amador de Los Rios (_Obras de Don Inigo Lopez de Mendoza marques de Santillana_, Madrid, 1852), parlando della vita del poeta castigliano Inigo Lopez (1398-1458), dice che questi fece trarre in Italia un pregevole Codice dell’Acerba, col titolo: _De proprietatibus rerum_. Ma ora non si sa dove questo Cod. sia andato a finire.

Germania — Cod. del 1475 nel R. Gabinetto delle stampe di Berlino. Miniato. (B. Wiese ed E. Pércopo, _Storia della Lett. ital._, Torino, Un. Tip. Ed. Tor. 1904).

Un altro cod. del sec. XIV esisterebbe ad Amburgo (citato dal Bariola come prezioso).

LE EDIZIONI DELL’ACERBA

1. _La Cerba di Cecco d’Ascoli, Brisciae, Thoma Ferrando Autore_, in f., nove quaterni, o carte 72, di 36 righe per facciata, senza numeri, segnature o richiami, 1475 (?). (Luigi Lechi, _Memorie della tipografia bresciana nel secolo decimoquinto_, Brescia, Venturini, 1854, in 4. gr.). La rozzezza del carattere e l’ineguaglianza delle righe, secondo l’ab. Mauro Boni (_Lettere sui primi libri a stampa di alcune città e terre dell’Italia superiore_, Venezia, 1794), mostrano che il Ferrando forse esordiva nella carriera tipografica. Il Lechi dice che, giusta il catalogo della celebre Biblioteca di Lord Spencer, p. 95 unita poscia all’Althorpiana, in questa esisteva un esemplare di tale edizione. Di poi, passò al Museo Britannico; ma, ora, pare sia introvabile. Questa, dunque, sarebbe l’edizione principe. «Il poema, nella ediz. del Ferrando e in quella del Di Pietro — la 1. con data — non è diviso in 5 libri, come dice il Brunet, ma in 4, quantunque non manchi, come nelle altre ediz. quattrocentine, l’ultimo capit. del 4. libro, intitolato _De la nostra sancta fede_, del quale se n’è formato un 5. aggiungendovi quattordici versi, col titolo _Conclusio hujus operis, cap. ultimo_, soltanto nelle ediz. del sec. XVI, cominciando da quella del 1501 col comento del Massetti ai due primi libri... Le ediz. sin qui conosciute dell’_Acerba_ sono venticinque, delle quali 10 quattrocentine, dalla prima bresciana senz’anno alla veneziana del 12 settembre 1500, senza nome d’impressore, e tutte senza figure. Quattordici del sec. XVI, tutte ornate di figure e col comento del Massetti, di formato più o meno grande; ma nessuna di queste nè delle quattrocentine, è in f., tranne la principe bresciana. Nessuna dei sec. XVII e XVIII, una sola del sec. XIX, Venezia 1820, compresa dall’Andreola nella Raccolta del _Parnaso italiano_, e formante il vol. XII in 8. picc., col titolo _L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, e col solo testo, arbitrariamente ammodernato e racconcio». (C. Lozzi. Op. cit).

2. _La Cerba di Ciecho Esculano per Mastro Philipo de Piero_, Venezia in 4., a 24 linee per pagina, di carte 110. L’Hain e il Brunet le danno 106 carte. Rarissima edizione del 1476. I bibliografi la ritengono prima con data certa; altri, prima in modo assoluto (Passigli, _Dizionario biografico universale_, Firenze, 1849, all’art. Fr. Stabili). Il libro, nel suo Catalogo, dice: _Voyez sur cette édition, et en général sur Cecco d’Ascoli, un article curieux, daté du 28 germinal an. VI, que l’Abbé de Saint-Leger a fait insérer dans le Magasin encyclopédique de la même année, et dont il y a quelques exemplaires tirés à part en 8. pp._ Fa parte della collezione del Sig. Comm. Carlo Lozzi in Colli del Tronto. Un esemplare trovasi forse nella B. Trivulziana di Milano; un altro nella Biblioteca del Comm. Landau, in Firenze.

3. _Venezia, per Filippo di Piero e Bartolomeo Campani, 1478, VI nonas maias_, in 4., a 24 linee per pagina, in caratteri romani come la precedente. Nella Biblioteca Smithiana è registrata come principe. Collezione del Lozzi.

4. _Venetia, per Thomam de Alexandria, 1481. Die V, mensis sept._ in 4., di carte 102, di cui l’ultima bianca. Solito titolo: _Incomencia il primo libro_ ecc. _dicto la Cerba_, L’Hain, n. 4827, l’accenna appena. Un esemplare nella Bibl. Palatina di Parma.

5. _Venetia, per Baptistam De Tortis, 1484, die XII febr._, in 4. Car. rom. con. segn. a m., tutti quaderni, senza richiami. Titolo: _Libri quattro del clarissimo Philosopho Ciccho Asculano dicto Lacerba_. Hain n. 4829. Un imperfetto esemplare nella Bibl. Estense di Modena, con note manoscritte del sec. XV.

6. _Milano, Antonio Zaroto, 1484, die XVIII maii_, in 4., splendido esempl., proveniente dalla famosa Bibl. Syston Park nella collezione del Lozzi. Un esempl. nella Bibl. Palatina di Parma.

7. _Bologna, per Henrico de Haerlem, 1485, a dì XX de novembre_, in 4., caratteri gotici a due colonne, con segn. Hain n. 4830. Rarissima. Un esempl. nella Bibl. della R. Università di Bologna.

8. _Venetia, per Bernardino de Novaria, 1487, die XIX dec._, in 4. Bellissima ediz. col titolo: _Cecho Asculano_. L’esempl. della collez. Lozzi proviene dalla Bibl. Giuliari di Verona. Un esempl. nella Palatina di Parma; un altro nei _Monumenta typografica_ dell’Olschki. Catalogo Manzoni n. 3578.

9. _Venetia, Thomas de Piasis, 1492_, in 4. Un esempl. nella collez. Lozzi. Hain n. 4832.

10. _Ediz. senza data di luogo e d’impressore, 1500, die XII septembris_ in 4. oblungo. Collez. del Lozzi.

11. _Venetia, per Iohanne Baptista Sessa, Anni del signore 1501, adì 15 de Zennaro_; in 4., di carte 100 numerate solo nel retto, con questo titolo in carattere gotico: _Lo illustro poeta Cecho Dascoli: con comento no / vamente trovato: et nobilmente historiato; revisto: / et emendato: et da molta incorrectione extirpato: et / da antiquo suo vestigio exemplato, etc._ Ediz. piena di mende, con commento fino al cap. 2. del II Libro del Modenese Nicola Massetti. Esempl. nella collez. del Lozzi, il quale, descrivendola, dice: «Sono intercalate nel testo molte figure astronomiche e simboliche, rappresentanti le virtù, i vizi e i più notevoli tra gli animali. Questi intagli e segnatamente la figura di Cecco (nella _silografia_ del titolo) rivelano la mano maestra di un incisore della scuola veneta, e probabilmente di Zuan Andrea, uno dei più valorosi allievi del Mantegna, e de’ più fecondi in questo genere d’illustrazione di libri a stampa. Ond’è che se questa edizione non vale gran cosa pel confuso Comento del Massetti, al quale il Gamba (_Testi di lingua_, al n. 789) rimprovera d’essersi fatto corruttore anzichè correttore [come] del Morgante Maggiore, poema cavalleresco di Luigi Pulci, nella edizione dello stesso Sessa (Venezia, 1502), essa acquista pregio singolare e merita d’essere segnalata per gl’intagli ond’è ornata, e specialmente per la maestosa figura di Cecco, desunta forse da qualche tradizionale suo ritratto. Vedasi ciò che ne dice l’illustre Duca di Rivoli, or Principe di Essling, il quale esaminando il mio esemplare ne prese nota pei suoi pregevolissimi lavori bibliografici».

12. _Milano, per Giovan Angelo Scinzenzeler, 1505 addì 29 de Zenaro_, in 4., fig. quasi simile alla precedente. Collez. Lozzi.

13. _Milano, per Joanne de Castelliono, 1507 a dì 26 di aprile_, in 4., fig. Un esempl. nella Bibl. Comunale di Ascoli Piceno; un altro nella collez. Lozzi.

14. _Venetia, Sessa, 1510_, in 4., fig.

15. _Milano, Scinzenzeler, 1511_, in 4., fig. Ristampa della 12.

16. _Milano, per Johanne Angelo Scinzenzeiler_ (sic), _1514 a dì 17 de novembre_, in 4., fig. Collez. Lozzi.

17. _Venetia, per Marchio Sessa e Pietro di Ravani, 1516_, in 4., gr., fig. Collez. Lozzi. Un altro esempl. nella Bibl. Reale di Torino.

18. _Venezia, Tacuino de Trino, 1519 adì XX di mazo_ (sic), in 8., fig. Collez. Lozzi.

19. _Milano, Scinzenzeler, 1521_, in 4., picc. fig. Un esempl. nella collez. Lozzi; un altro nella B. Palatina di Parma.

20. _Venetia, 1524_, in 4., fig. Menzionata dal solo Brunet.

21. _Venetia, per Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino, 1532, a dì 4 decembris_, in 8., picc. Collez. Lozzi. Un esempl. nel Catalogo del libraio Dario Rossi.

22. _Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, compagni, 1535_, del mese di settembre, in 8., fig. Collez. Lozzi.

23. _Venezia, Giovanni Andrea detto Guadagnino Vavassore, 1546_, in 8., picc., fig. Ristampa di quella del 1532. Un esempl. nella Bibl. Governativa di Lucca.

24. _Venetia, per Candido de Benedetto Bendoni, 1550_, in 8., picc., fig. Collez. Lozzi. Un esempl. Bibl. Nazionale di Torino.

25. _Venezia 1820. L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, in _Parnaso italiano_ dell’Andreola, vol. XII, in 8., pic., solo testo, arbitrariamente ammodernato e racconcio.

ALTRE OPERE DI CECCO

Oltre i sonetti a Cecco attribuiti e che riportiamo in appendice, le opere latine di lui sono le seguenti:

I — _De principiis Astrologiae_, novamente scoverto, di sul cod. miscell. Vaticano 2366 del sec. XIV dal Boffito, che lo pubblicò, illustrandolo, in _Gior. stor. de Lett. ital._, 1903, Suppl. n. 6, e a Firenze, L. Olschki, 1905, in 8., pp. 64, con tav. È un commento, d’indole prevalentemente astrologica, all’opera più famosa dell’astronomo e astrologo arabo del sec. X, Abdel-Haziz Al-cabiti, conosciuto col nome latinizzato di _Alcabizio_.

II — _De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum_, che l’Alidosi, l’Andreantonelli ed altri riferiscono sotto questo titolo: _Ratio cognoscendi ex sideribus quinam morbi laethales sint quive non_. Forse, un commento ai _Pronostici_ di Ippocrate, secondo il Boffito.

III — _Epistola seu tractatus de qualitate planetarum_, menzionata in _Tractatus in Sphaeram_. Secondo il Boffito, sarebbe stata un’epistola didattica indirizzata al cancelliere della città di Bologna, in cui si agitava la questione sulla costituzione dei cieli, se cioè fossero questi d’una sola o di più specie.

IV — _Commentarii in Logicam_, citati da molti biografi, e che il Boffito crede doversi accogliere con benefizio d’inventario. L’Appiani dice che dovrebbe trovarsi nella Bibl. Barberina di Roma. (Bariola, _op. cit._ pag. 191).

V — _Tractatus in Sphaeram_, di cui si hanno queste edizioni: 1. Basilea, 1485, irreperibile (Castelli); ma non si trova neppure menzionata nelle bibliografie e repertori più noti. 2. Venezia, senza data. 3. così intit.: _Sphaera mundi tribus commentis nuper editis, videlicet Cicchi Esculani, Francisci Capuani de Manfredonia, Iacobi Fabri Stapulensis. Impressum, Venetiis, per Simonem Papiensem dictum Bevilacquam_, 1499, in f. con molte fig. astronom. incis. in legno e marca tipografica. L’Hain, sotto il n. 14125, ne descrive due ediz. con la stessa data, ma con lievi differenze, rilevate da L. Olschki nel n. 1126 dei _Monumenta Tipographica_, in _Bibliofilia_, Fasc. Settembre-Ottobre 1902. Un esemplare nella collezione del comm. C. Lozzi. Queste due ediz. furono anche descritte dal Boffito nella prima Memoria sulla _Quaestio de aqua et terra_, in _Mem._ d. R. Accad. di Torino, ser. II, t. 51, p. 108, n. 1 e 122, n. 2. Vi sono poi le ediz.: 4. Venezia, Giunti, 1518, in f., di cui un esempl. presso il Lozzi; 5. Venezia, 1519, apud Iac. Pentium de Lencho, di cui un esempl. nella Bibl. Casanatense di Roma; 6. Venezia, 1559. È un commento, d’indole prevalentemente cosmografica, alla _Sfera_ dell’astronomo inglese Iohn Halifax da Holywood, detto il _Sacrobosco_, nato nella contea di York sui primi del sec. XIII e morto a Parigi nel 1256.

VI — _De quodam modo physonomiae._ (Cod. perg. in 4., secc. XIII-XIV, con belle miniature, in calce al vetusto cod. dell’_Acerba_ della Bibl. Laurenziana, plut. 40, n. 52). Pubblicato dal Boffito nel _Gior. stor. d. Lett. ital._, 1903, Suppl. n. 6. Il Bandini (Catal. V. 74, Firenze, 1778) «fu il primo e forse l’unico, secondo il Boffito, a sospettare che questo trattatello, adespoto e anepigrafo, dovesse attribuirsi all’Ascolano. Per parte mia son confermato nel medesimo sospetto dalla somiglianza che presenta col cap. 3. lib. II (_alias cap._ 1. lib. III.) dell’_Acerba_ e da altre ragioni interne. Coi trattati di altri fisonomisti (Pseudo-Aristotele, Polemone, Adamanzio sofista, Avicenna, Razi, Michele Scoto, ecc.) vi ha pure, è vero, qualche somiglianza, ma non tanta. Altri cod. delle bibl. fiorentine contengono, per lo più, adespoti dei trattatelli di fisonomia, ma sono differenti dal nostro. (Riccard. 2224, 1270, 1166; Magliab. cl. 20 cod. 10 e 34; Strozz., cl. 20, cod. 55, ecc.)».

VII — _Esculeus, sive Liber de ascensione signorum_, che l’Haenel (_Catalogi librorum mss. qui in bibliothecis Galliae, Helvetiae, Belgii, Brit., Hisp., Lusit. asservantur_. Lipsiae, 1830, col. 518) ed altri citavano come esistente nella Hofstadtbibliothek di Basilea; ma che il Boffito trovò che era una mistificazione. Invece, pubblicò nel citato Suppl. n. 6 del _Gior. stor. della Lett. ital._, 1903, _l’Esculeo_, che per cortesia del Delisle ebbe in fotografia dalla Bibl. Naz. di Parigi, Cod. Lat. 9335, c. 22 r., col. 1.-23 r., col. 2.: _Liber esculei de ascensionibus incipit_. Si vede però chiaramente, egli dice, «che non si tratta che di un commento o trattato di Ipsicle (sec. 2. av. C.?), che non è credibile che si debba alla penna dell’Ascolano, ma a quella, almeno nel testo greco, di Ipsicle stesso, stranamente deformato nella pronuncia in _Esculeo_. Cfr. G. Friedlein, _De Hypsicle mathematico_, nel _Bull. di storia e bibl. d. sc. mat. e fis._ di B. Boncompagni, VI, 493-529. Cfr. anche di questo _Bull._, V, 353; XIV, 193; XIX, 345. L’_Anaforico_ di Ipsicle fu pubblicato a Parigi nel 1657 da Giacomo Mentelio, ma in una versione molto differente dalla nostra. Cfr. _Bull._ cit., VI, 526».

VIII — _De eccentricis et epicyclis_ (Da un cod. misc. cart. della Bibl. Palatina di Parma, n. 984 del sec. XV), pubblicato nel 1905, in _Pubbl. dell’Osserv. del Collegio alle Querce_, Firenze, Serie in 4., n. 7, dal Boffito, il quale la giudicò «opera che pur dal titolo appare più seria e grave e degna in ogni modo d’esser presa in considerazione anche dagli odierni scienziati, come quella che concerne una pagina della storia delle scienze non ancora ben decifrata neppure ai nostri giorni». È una lezione tenuta su questo argomento da Cecco, verso il 1324, nell’Università di Bologna.

IX — Le tre lettere giocose, in latino, che Francesco Novati pubblicò nel _Gior. stor. d. Lett. italiana_, I, 62 traendole dai Codd. Corsiniano 33 E 23 e Marciano XIV 69, ritenute, del resto, apocrife dal Castelli e da Vittorio Rossi. In due di esse, l’autore, rivolgendosi ai _fiorini_ e ai _danari_, si fa _una stoica invettiva contro la plutocrazia_; nella terza, individua il suo amore in una suor Lucia, clarissa d’un monastero di Empoli o di Eboli o di Ascoli (il nome della città non si legge bene).

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