Il tramonto di una civiltà, vol. 1 (di 2)
Part 14
Ma, tredici anni dopo, nel 294, gli Ateniesi tornavamo ad avvedersi come la «libertà» donata dal «Salvatore» non valesse di più della tirannide degli altri. E appena Demetrio sarà divenuto re, Atene ordisce una congiura, per iscacciarne la guarnigione e instaurare sul serio quell’indipendenza, rimasta fino ad ora nome vano senza soggetto[462]. La congiura fallisce; ma sei anni più tardi, il tentativo è ripreso, e, nel 288, la sempre inquieta metropoli della Grecia ripiglia le armi. E le imbracciarono di fatti i vecchi e gli adolescenti, e venne scacciata la guarnigione macedone e battuto l’esercito accorso da Corinto alle frontiere dell’Attica[463]. L’insurrezione, ancora una volta schiacciata, risorge contro il più mite figliuolo del vincitore, Antigono Gonata. Un primo tentativo è operato nel 281 da Sparta, favorita da Atene e da quattro città della Confederazione achea[464]; ma l’eroico apogeo di tanti sovrumani sforzi è segnato dalla oscura e gloriosa guerra di Cremonide (266-63). Neanche questa volta Atene fu sola: al suo fianco lottarono Spartani, Elei, Achei, Tegeati, Mantineesi, Orcomenî, Fialei, Cafî, Cretesi. Dirigeva la riscossa un mite filosofo — Cremonide — fra i cui ammiratori era quello stesso re di Macedonia, contro il quale il suo dovere di patriota lo costringono ad imbracciare le armi. Il nuovo trattato di alleanza, fra Sparta ed Atene è — fra tanta miseria politica — documento nobilissimo di virtù civili e rammemora i più bei giorni dell’Ellade. Sparta ed Atene ricordano gli anni, in cui insieme avevano combattuto contro quanti tentavano schiacciare la nazione greca, guadagnando per sè gloria, imperitura e libertà per la patria comune. Quel tempo — esse dicono — è ora tornato, e le antiche rivali giurano, oggi e sempre, di rimanere, fianco a fianco, in armi contro i nuovi, non meno pericolosi, nemici della libertà[465].
Il popolo di Atene aveva invitato tutti i cittadini e gli abitanti dell’Attica a contribuire in danaro. Il limite minimo era stato fissato in 50 dramme (L. 50); quello massimo, in 200 (L. 200). Or bene, dei settantasette versamenti effettuati che noi conosciamo, due soltanto discendono a 70 dramme; nove a 100; i sessantasei rimanenti toccano il massimo stabilito.
Ma anche questo supremo tentativo fu vano. Atene piegò dinanzi alle forze soverchianti del vincitore, e la tradizione volle simboleggiarne la catastrofe nella leggenda della morte del poeta Filemone. Filemone abitava al Pireo; egli era allora vecchissimo, quasi centenario. Una notte vide in sogno, o gli parve di vedere, nove fanciulle uscire di casa sua. Chiese perchè lo lasciassero, e quelle risposero che partivano per non assistere alla ruina di Atene. Filemone raccontò il sogno al ragazzo che lo serviva, si levò, terminò il dramma, al quale accudiva, si ravvolse in una coperta per dormire, nè più si destò[466]. «Non era già da un poeta, tepidamente amato dalle Muse», commenta un grande storico moderno, «che queste si dipartivano per non assistere alla sua morte; esse partivano, recando seco, per sottrarlo all’ora funesta della vittoria nemica, un uomo dabbene, caro agli Dei, il superstite estremo dell’antica età, un uomo, che aveva visto i bei giorni di Atene e gli anni più fiorenti di gloria e di energia di Demostene, e per suo mezzo annunziavano alla città tanto amata, che anch’esse erano ormai costrette ad abbandonarla per sempre»[467].
Così lunghi decenni di sofferenze e di vane aspirazioni proromperanno in uno scoppio folle di gioia all’istante, in cui, nella primavera del 196, ai Greci, convocati solennemente pei giuochi istmici, un araldo romano annunzierà quella liberazione dall’imperialismo macedone, ch’era stata il sospiro sesquisecolare della Grecia.
Allorquando, narrano i cronisti, il banditore annunziò l’inaudito messaggio, l’assemblea parve soccombere all’eccesso dell’emozione e della gioia. Non si era sicuri di avere udito bene, tutti si guardavano a vicenda, quasi sospettassero di essere cullati dalla illusione di un sogno. Si richiamò l’araldo, lo si voleva riudire, lui che aveva parlato la parola della liberazione; sopra tutto, lo si voleva vedere. Egli ripetè il messaggio. Quand’ebbe terminato, la folla proruppe in manifestazioni ed in applausi così clamorosi che gli echi del mare vicino ne furono scossi. Per un momento il console romano, del quale l’araldo non aveva fatto che ripetere la volontà e la parola, rischiò di perire soffocato tra le acclamazioni della folla. Il popolo gli si voleva stringere intorno, per rendergli grazie, per goderne la vista, per isfiorargli la destra redentrice. Lo si coperse di ghirlande, di fiori, di nastri.... Gli furono decretate statue in tutte le città greche, fu votata una ambasceria, recante corone d’oro al senato romano. Tutte le città elleniche vennero inscritte nel novero degli alleati di Roma. La libertà, il più caro dei beni pei Greci, veniva finalmente restituita! La protesta contro la secolare tirannide, ringoiata per lustri interminabili di dolore, rompeva liberamente nella frenesia di un inno di gioia![468]
Tali le sorti, tale la reazione della Grecia ai colpi dell’imperialismo cittadino e straniero. Ma fra gli effetti disastrosi, che questo provocava, ce n’era uno, che, divenendo a sua volta causa di mille altre conseguenze, veniva ad esercitare su tutta la nazione, un’efficacia più grande di quella del fenomeno originario, che l’aveva determinato. L’imperialismo sboccava fatalmente nella guerra, e di questa, come dei suoi effetti, dovremo intrattenerci nelle pagine che seguono.
NOTE AL CAPITOLO TERZO.
[260] PS. XEN., _De vectig._, 1, 1.
[261] _Athen. Resp._, 24-25; cfr. 27.
[262] È la nota opinione di ARISTOTELE (_Polit._, 1, 3 (8), 8).
[263] THUC., I, 76, 2; 5, 105, 2; cfr. DION. HAL., Περὶ τοῦ Θουκιδίδου χαράκτηρος etc., 40.
[264] Cfr. THUC., V, 94-95; VI, 18, 3.
[265] Thuc., 2, 64, 3-5; ARISTOFANE (_Equites_, vv. 797-800) metterà in caricatura tali concetti e tali sentimenti. Si cfr. anche F. CAVALLOTTI, _Alcibiade e il secolo di Pericle_, in _Opere_, Milano, 1883, IV, 295-96.
[266] THUC., 4, 61, 5.
[267] ISOCR., _Archid._, 88-89; 72; 96; 98.
[268] ID., DE PACE, 36, 29.
[269] THUC., 5, 18, 3.
[270] ATHEN., 8, 3, p. 331 f.
[271] ARISTOPH., _Vespae_, v. 707.
[272] Così giustamente la denomina il BELOCH, _Gr. Gesch._, III (1ª ed.), 149 sgg.
[273] THUC., I, 18, 2; 75, 2; VI, 76, 3.
[274] _I. G._, II, 1 (= _C. I. A._, II, 1), 17. _ll._ 9 sgg. Cfr. BUSOLT, _Der zweite athen. Bund_ (in _Jahrbücher für class. Philol._, VII Suppl., Leipzig, 1874), pp. 684-85 e fonti ivi citate.
[275] Si cfr. l’acuto saggio di H. SWOBODA, _Der hellenische Bund d. Jahres 371 a. C._ (in _Rhein. Museum_, 1894, 321 sgg., 335 sgg.).
[276] PLUT., _Pericl._, 12, 2.
[277] Si leggano le censure rivolte a Pericle dai suoi avversari politici. Cfr. PLUT., _Pericl._, 12, 1.
[278] BÖCKH, _Staatshaltung d. Atener_, I^3, n. 526 del FRÄNKEL; cfr. H. FRANCOTTE, _Les finances des cités grecques_, Lièges-Paris, 1909, pp. 108 sgg.; E. CAVAIGNAC, _Études sur l’histoire financière d’Athènes au V siècle: le trésor d’Athènes de 480 à 404_, Paris, 1908, pp. 42 sgg.
[279] Tale è la cifra, da TUCIDIDE (2, 13, 3) messa in bocca a PERICLE, e che l’esame delle fonti epigrafiche ha indotto qualche autorevole studioso contemporaneo (cfr. BUSOLT, _Der Phoros d. ath. Bündner_ _von 446-45 bis 426-25_, in _Philologus_, 41, 1882, pp. 652 sgg. e BELOCH, _Zur Finanzsgesch._ _d. Athen._, in _Rheinisches Museum_, 39, 1884, pp. 34 sgg.) a rigettare. Ma, a parte che i 140 talenti in più, testimoniati da TUCIDIDE, si spiegherebbero egualmente come effetti dell’imperialismo ateniese (cfr. BELOCH, op. cit., pp. 37-40), nè il testo di TUCIDIDE ammette interpretazione diversa dalla consueta, nè l’autorità delle mutile e incomplete fonti epigrafiche ci sembra capace di prova in contrario.
[280] BÖCKH, op. cit., I^3, 472.
[281] AESCHIN., _De mala legat._, 175; ANDOC., _In Alcib._, 12; _De pace cum Laced._, 9; _I. G._, I, 37, _z"_; I, 543 e Suppl. a p. 140; cfr. E. CAVAIGNAC, _Études sur l’hist. financière d’Athènes_, pp. XLV-XLVI, e Pl. I, n. 3.
[282] PS. XEN., _Athen. Resp._, I, 15.
[283] ANDOC., _In Alcib._, 12.
[284] Cfr. PHILOSTR., _Vitae sophist._, 2, 12, 2-3; _Schol. ad_ ARISTID. Υπὲρ τῶν τεττάρ. 149, 3 (in vol. III, p. 510, ed. DINDORF).
[285] THUC., 5, 18; cfr. BÖCKH, op. cit., I^3, 483-84.
[286] THUC., II, 9, 5; IV, 42; 53, 1, 129, 2; V, 2, 1; VI, 43, 1; 20, 2; XENOPH., _Hell._, 1, 6, 25.
[287] Cfr. _I. G._, I. Suppl., 1887 (= _C. I. A._, IV, 1, 2), 27^b (=DITTENBERGER _S. I. G._, 20), _l._ 14.
[288] BELOCH (in _Rh. Mus._, 1884), pp. 36 sgg.
[289] THUC., 7, 28, 4.
[290] XEN., _Hell._, I, 1, 22; DIOD., 13, 64, 2 e forse anche _I. G._, I, 32 _B_.
[291] POL., 4, 38, 6 sgg.
[292] ID., 4, 38, 4-5.
[293] XEN., op. cit., 4, 8, 27; 31; DEMOST., XXX (In _Lept._), 60. Il BELOCH, (_ibid._, p. 40) le ragguaglia a circa L. 600.000 annue nette.
[294] BUSOLT, op. cit., 728 sgg.; cfr. FRANCOTTE, op. cit., 116 sgg.
[295] PLUT., _Phoc._, 7, 1; ISOCR., _De pace_, 29.
[296] PS. DEMOST. LVIII (_In Theocr._), 37 sgg.; AESCHIN., _De falsa legat._, 71.
[297] THUC., III, 10, 5; VII, 57, 4.
[298] ID., 3, 10, 1 sgg.
[299] ID., I, 98, 1; 2; 4, III, 10, 3; V, 9, 9; 92, 1; VI, 76, 2; 3; 77, 1; ISOCR., _De pace_, 42; PLUT., _Cimon._, 11, 2.
[300] THUC., 3, 37, 2. Su tale sentimento, universale in Grecia e in Atene, cfr. le conversazioni degli ambasciatori ateniesi coi Melii alla vigilia della tragica catastrofe politica di questi ultimi (THUC., 5, 85, 1 sgg.) e THUC., VI, 84-85; I, 124, 3.
[301] GROTE, _Hist. de la Grèce_ (trad. fr.), Paris, 1864-1867, VIII, p. 53, nota.
[302] Cfr. ISOCR., _Panathen._, 66; il che voleva dire che l’immunità giudiziaria, garantita dal patto originario di questa terza Lega, era stata alla fine anch’essa, violata; GILBERT, _Handbuch d. griech. Alterthümer_, I, pp. 483 sgg., 500 sgg.
[303] PS. XEN., op. cit., I, 18.
[304] THUC., 3, 9, 1.
[305] ID., V, 89, I; cfr. I, 76, 2; III, 40, 3; 44, 1; 4.
[306] ID., 6, 91, 7.
[307] Tale era il caso della πρυτανεία e della παρακαταβολή, per la quale chi si appellava contro già avvenuti incameramenti di beni o contro eredità già attribuite, era tenuto a depositare, rispettivamente, 1/5 o 1/10 del valore controverso (BÖCKH, op. cit., I^3, 419, 430).
[308] Le _Vespe_ di ARISTOFANE sono quasi per intero la caricatura di questa manìa di condanne universali, che, con l’aggravarsi dell’imperialismo, era venuta a turbare le menti e i cuori ateniesi.
[309] BÖCKH, op. cit., I^3, 455 sgg. Circa la gravità dei dispendi giudiziari degli alleati, cfr. BELOCH, _Zur Finanzgesch. Athens_, in _Rhein. Museum_, 39 (1884), p. 244.
[310] THUC., 1, 77, 3.
[311] ISOCR., _Paneg._, 106; THUC., I, 115; _I. G._, I, 9; 7 sgg.
[312] ISOCR., _De pace_, 79; THUC., 8, 21.
[313] Cfr. _I. G._, 1 (=_C. I. A._, 1), 9.
[314] _C. I. A._, IV, 61 _a_.
[315] BUSOLT, op. cit., 821-22.
[316] THUC., 6, 85, 1.
[317] Cfr. i documenti editi dal KÖHLER, in _Mitt. d. deutschen arch. Inst._, VII, pp. 174 sgg., 313 sgg.; BÖCKH, op. cit., I^3, 495-96.
[318] Cfr. HARPOCR., Ἐπίσκοποι; THUC., IV, 104, 4; I, 115, 5; ARISTOPH., _Aves_, v. 1050; _C. I. A._, IV, 22 _a_.
[319] BÖCKH, op. cit., I^3, 481 e n. 643 del FRÄNKEL.
[320] THUC., I, 56, 2; 115, 3.
[321] Cfr. _I. G._, I (=_C. I. A._, I), 9, _l._ 39; 10, _l._ 4. ISOCR., _De pace_, 16, 42, 134.
[322] ISOCR., _De pace_, 44 sgg., 79, 134; DEMOST., _In Phil._, I, 24; AESCHIN., _De mala legat._, 71. Cfr. BUSOLT, op. cit., 823-835 sgg. Fu questa, secondo l’insospettabile GROTE (op. cit., XIV, 29-30), ammiratore dell’imperialismo ateniese, la principale cagione della _Guerra degli alleati_ (357-55) e della catastrofe — questa volta irreparabile — della Lega.
[323] BUSOLT, op. cit., 690, 698; FRÄNKEL, n. 673 (in BÖCKH, op. cit., I^3, 494).
[324] Cfr. THUC., I, 56, 2.
[325] ARISTOPH., _Vespae_, vv. 666 sgg.
[326] ID., _Pax_, vv. 635 sgg.
[327] Cfr. GROTE, op. cit., VII, 287 sgg.
[328] BUSOLT, op. cit., 686, 822.
[329] BÖCKH, op. cit., I^3, 500-501.
[330] GUIRAUD, _La propr. fonç. en Grèce_, pp. 617 sgg.
[331] THUC., 5, 32, 1; 116, 4; DIOD., 12, 76, 3-4.
[332] BÖCKH, op. cit., I^3, 502-3; GROTE, op. cit., VIII, 13-15.
[333] THUC., 6, 18, 3.
[334] THUC., 6, 90, 2-4.
[335] _I. G._, II, 1 (=_C. I. A._, II), 17, ll. 25 sgg.
[336] BÖCKH, op. cit., I^3, 503-4, e FRÄNKEL, nn. 693, 694; BUSOLT, op. cit., 686 sgg.
[337] ISOCR., _De pace_, 64; 70.
[338] ISOCR., op. cit., 74-79; 83; 84-85.
[339] Il testo ha ἐν Δάτῳ: sulla ubicazione cfr. PAPE-BENSELER, _Wörterbuch d. Griechischen Eigennamen_ (3ª edizione), Δάτον.
[340] ISOCR., op. cit., 86-87; 88; 90; 92-94; cfr. 117-20.
[341] Cfr. THUC., 2, 9, 2-3; BUSOLT, _Die Laikedaimonier u. ihre Bundesgenossen_, Leipzig, 1878, I, 264; BELOCH, _Gr. Gesch._, III, 1, 309 (2ª ed.).
[342] THUC., 1, 19; PLUT., _Cleom._, 27, 2.
[343] XEN., _Hell._, 6, 3, 7.
[344] THUC., I, 19.
[345] ID., I, 69, 1 sgg.; I, 123-24.
[346] ID., I, 126, 1; cfr. ISOCR., _Paneg._, 122.
[347] ID., 2, 72, 1.
[348] ID., 4, 86, 1; 4 sgg.; cfr. 85, 1 sgg.
[349] PLUT., _Lysandr._, 13, 5.
[350] DIOD., 14, 10, 2.
[351] THUC., I, 76, 4. Cfr. PLUT., op. cit., 13, 8.
[352] LYS., _In Eratost._, 6 sgg.; XEN., _Hell._, 3, 1, 5; DIOD., 14, 5, 6.
[353] XEN., _Hell._, 2, 3, 24: «Se alcuno di voi opina che vengano uccisi più cittadini del necessario, pensi che questo avviene in tutte le rivoluzioni....»: le identiche parole che, la sera dell’esecuzione della regina Maria Antonietta, il Barère rivolgeva a Robespierre. Cfr. VILATE, _Causes secrètes de la Révol. du 9 au 10 thermidor_, in _Mem. sur les journées révol. et les coups d’État_, Paris, 1875, p. 223.
[354] PLUT., loc. cit.; DIOD., 15, 54, 3.
[355] PLUT., _Lysandr._, 21, 1 sgg.; NEP., _Lys._, 3, 1.
[356] XEN., _Hell._, 3, 4, 2.
[357] Cfr. PLUT., _Agesil._, 24 sgg.; POL., 9, 23, 8.
[358] ISOCR., op. cit., 110-124.
[359] XEN., _Hell._, 5, 2, 1 sgg.
[360] ID., op. cit., 5, 2, 7.
[361] ID., op. cit., 6, 5, 3-5.
[362] ID., op. cit., 5, 4, 1.
[363] Cfr. pp. 96 sgg. del presente volume.
[364] ISOCR., _De pace_, 100 sgg.
[365] Questa costituzione noi la conosciamo ormai, con una certa ampiezza, attraverso il frammento di un anonimo storico (Teopompo? Cratippo?) ritrovato in uno dei papiri di Oxirinco (_Oxy. P._, V, 842, col. XI, 34 sgg.; cfr. le osservazioni degli editori inglesi a pp. 224 sgg. e G. GLOTZ., in _B. C. H._, 1908, 270 sgg.).
[366] IBID., _Oxy. P._, V, 842, col. XII, 9 sgg.
[367] IBID., col. XIII, 10 sgg.
[368] IBID., ISOCR., _Plat._, 8.
[369] IBID., _Oxy. P._, 842, col. XI, 29-31; cfr. BELOCH, _Gr. Gesch._, III, 1 (2ª ediz.), 160-61, n. 4.
[370] PLUT., _Ages._, 27, 4 sgg.; PAUS., 9, 13, 2.
[371] XEN., _Hell._, 5, 4, 63: τὰς περιοικίδας πόλεις. Lo storico greco traduce, senza saperlo, nella frase significativa, l’universale concetto politico del tempo.
[372] THUC., 3, 61, 2.
[373] XEN., _Hell._, 5, 1, 32 sgg.
[374] La scena, che deve essere seguita effettivamente, è contenuta in PLUT., _Ages._, 27, 4-5; 28, 1-2; cfr. PAUS. 9, 13, 2.
[375] THUC., II, 2, 4; III, 61, 2; 65, 2; 66, 1.
[376] ARRIAN., _Anabas._, 1, 8, 8.
[377] THUC., 3, 68, 1 sgg.
[378] ID., 4, 133, 1; XEN., _Hell._, 6, 3, 1; DIOD., 15, 46, 6.
[379] ISOCR., _Plat._, 8; DIOD., 15, 79, 3-6; PAUS., 9, 15, 2.
[380] ISOCR., _Plat._, 18-19.
[381] DIOD., 11, 81, 2-3; ISOCR., _Plat._, 31.
[382] Cfr. GROTE, op. cit., XV, 115-16. Sulla storia della Confederazione beotica, cfr. FREEMAN, _History of federal gouvern._, London, 1893, 120 sgg.
[383] Quest’ultima violazione reca la complicità dello stesso Epaminonda. «Voi» — aveva egli risposto ad una ambasceria di Arcadi — «avete concluso la pace senza consultarci.... Ebbene, sappiate che noi verremo tosto in Arcadia e vi combatteremo insieme coi nostri amici» (XEN., _Hell._, 7, 4, 40). E gli altri, colpiti da tanta minaccia riassumevano il criterio direttivo dell’imperialismo tebano nel querulo gemito, in cui solo era dato esplicare la vana protesta: «A quale scopo i Tebani vogliono venire nel nostro Paese, mentre noi non li sollecitiamo?» «A quale scopo, se non per iscatenarci gli uni contro gli altri affinchè ambedue le parti abbiano bisogno di loro?» «A quale scopo, se non per danneggiarci?» (XEN., op. cit., 7, 5, 1-2).
[384] ISOCR., _Archid._, 64-68.
[385] ID., _Philipp._, 53 sgg.
[386] ARRIAN., _Anabas._, 1, 9, 7; AESCHIN., _In Ctesiph._, 133.
[387] DIODORO (16, 90-91) riporta a quest’anno la morte di Timoleone; PLUTARCO, invece (_Timol._, 37, 3; 39, 1), lo fa continuare a vivere più a lungo, e forse a maggior ragione, chè il racconto di Diodoro è gravemente sospetto di confusione (NIESE, _Geschichte d. griech. und maked. Staaten_, Gotha, 1893-1903, 1, 423, n. 1).
[388] Sull’impero di Dionisio il grande, cfr. J. BELOCH, _Griech. Gesch._, III, 1 (2ª ed.), 54 sgg.; 110 sgg.; 312 e l’apposita monografia dello stesso autore: _L’Impero di Dionisio_ (in _Memorie della R. Accademia dei Lincei_, Roma, 1880-81).
[389] DIOD., 19, 6, 3.
[390] Cfr. BELOCH, op. cit., p. 13.
[391] ID., op. cit., 13-14.
[392] THUC., 6, 18, 3.
[393] Di parecchie Federazioni elleniche, come quelle tessalica e focese, noi possediamo ragguagli così insufficienti, da non sentirci in grado di definirne la natura, sebbene anche tutto c’induca ad attribuir loro le caratteristiche di egemonie mascherate. Su di esse e sulle altre, di cui c’intratteniamo, cfr. FREEMAN, op. cit., 113 sgg.
[394] THUC., 3, 2, 3; 3, 1. Cfr. eziandio KÖHLER, _Urkunde und Untersuch. zur Gesch. d. delisch.-att. Bundes_ (in _Abh. der Königl. Akad. d. Wiss._, Berlin, 1869, 122-23) e BUSOLT, _Der Phoros d. ath. Bündner_ (in _Philologus_, 1882, pp. 660 sgg.).
[395] FREEMAN, op. cit., 149 sgg.
[396] _Oxy. P._, V, 842, col. XII, 12-13.
[397] _Oxy. P._, V, 842, col. XII, 15-17 e note a p. 227. Cfr. PEYRON, _Dei governi federali della Grecia_ (in _Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino_, Serie 2ª, XVIII), § 2; FREEMAN, op. cit., 126.
[398] Cfr. _Oxy. P._, V, pp. 227-23 e fonti ivi cit.
[399] _Oxy. P._, V, 842, col. XII, 12-14 e nota di pp. 226-27.
[400] FREEMAN, op. cit., 155; 161.
[401] Secondo il BUSOLT (_Die Lacedaimonier und ihre Bundesgenossen_, pp. 67 sgg.), si tratterebbe senza meno di intere popolazioni ridotte allo stato di _perieche_; di altre, destituite dei fondamentali diritti politici; di altre, infine, precipitate in piena servitù della gleba. Quello strumento di tirannia, che per Atene fu il potere giudiziario sugli alleati, sarebbe stato improntato, oltre che a Tebe, ad Elide e ad Argo (cfr. BÖCKH, op. cit., 1, 478).
[402] Cfr. BUSOLT, loc. cit.
[403] POL., 2, 37, 7 sgg. Il FREEMAN (op. cit., 4-5) la definisce l’incarnazione del perfetto regime federale; cfr. H. SWOBODA, in _Klio_, 1912, pp. 17 sgg.
[404] POL., 2, 58, 5 sgg.; PLUT., _Arat._, 36, 1; 39, 1; 45, 3.
[405] PEYRON, op. cit., §§ 23-24.
[406] FREEMAN, op. cit., 212.
[407] Cfr. P. FOUCART, _Fragment d’un décret de la Ligue achéenne_, in _Revue arch._, pp. 101 e testo, ll. 11 sgg.
[408] FREEMAN, op. cit., 214-15.
[409] Cfr. DUBOIS, _Les ligues étolienne et achéenne_, Paris, 1885, p. 174.
[410] LIV., 38, 34, 1 sgg.; 39, 37 _passim_.
[411] POL., 23, 12, 3.
[412] FOUCART, loc. cit.
[413] PLUT., _Arat._, 36, 1.
[414] BELOCH, _Gr. Gesch._ III, 1 (2ª ed.), 517-19; DROYSEN, op. cit., III, 428-32.
[415] DROYSEN, op. cit., I, 44-45, 161-63; SCHÄFER, _Demosthenes u. seine Zeit,_ Leipzig, 1885-87, III, 51 sgg.; KÄRST, _Der Korint. Bund._ (in _Rhein. Mus._, 52, pp. 518 sgg.); NIESE, op. cit., I, 37-39; BELOCH, _Gr. Gesch._ III, 1 (2ª ed.), 575-76.
[416] Cfr. DROYSEN, op. cit., I, 159; DEMOST., _Olynt._, I, 5; VIII (_De Cherson._), 62-63; VII (_De Halonn._), 10.
[417] PS. DEMOST., XVII (_De foedere alex._), 16 sgg.
[418] PLUT., _Arat._, 23, 2-3; POL., 38, 1, 3.
[419] DROYSEN, op. cit., 1, 105.
[420] Cfr. POL., loc. cit. L’ipotesi del KÄRST (_Der Korint. Bund._, p. 539), che codeste guarnigioni fossero volute dagli Stati greci nel loro interesse generale, e fossero perciò mantenute a spese comuni, sembra singolarmente speciosa.
[421] NIESE, op. cit., I, 53.
[422] DROYSEN, op. cit., I, 143-44.
[423] Q. CURT., 4, 8, 12; DIOD., 18, 8, 1; cfr. PS. DEMOST. (_De foed. Alex._), 16 sgg.
[424] DIOD., 18, 8, 2-4.
[425] PS. DEMOST., XVII (_De foed. alex._), 4 sgg.; 10; 15.
[426] HYPERID., fr. 108, 5^b, ed. DIDOT.
[427] PS. DEMOST., XVII (_De foed. alex._), 19-20.
[428] KÄRST, op. cit., p. 539, n. 1.
[429] DROYSEN, op. cit., I, 427.
[430] ID., I, 398.
[431] ID., II, 72 sgg.; NIESE, op. cit., I, 209-11.
[432] DROYSEN, op. cit., II, 398 sgg.
[433] IBID., III, 90 sgg.
[434] IBID., III, 215 sgg.
[435] IBID., III, 220, e n. 1.
[436] IBID., III, 195.
[437] IBID., III, 239-40; BELOCH, _Gr. Gesch._, III, (1ª ed.), 608-10.
[438] DROYSEN, op. cit., III, 389-90.
[439] ID., loc. cit.
[440] NIESE, op. cit., II, 431 sgg.
[441] IBID., II, 440 sgg.
[442] IBID., II, 449 sgg.
[443] PLUT., _Tit. Flamin._, 10, 3.
[444] DEMOST., _In Phil._, III, 25-27; cfr. _Olynt._, I, 5: VIII (_De Cherson._), 62-63.
[445] XIX (_De mala legatione_), 64-65.
[446] 3-5.
[447] 9.
[448] 10.
[449] 15.
[450] 16-17.
[451] 20.
[452] 26-29.
[453] POL., 9, 28, 1 sgg.
[454] POL., op. cit., 9.
[455] DROYSEN, op. cit., I, 105.
[456] IBIDEM, I, 134-36.
[457] AESCHIN., _In Ctesiph._, 164. È confermato da tutte le relazioni degli Elleni coi Persiani durante la campagna asiatica di Alessandro; cfr. FLATHE, _Gesch. Makedoniens_, Leipzig, 1832-34, I, 263.
[458] DROYSEN, op. cit., I, 273, 385 sgg.
[459] PLUT., _Phocion._, 22, 3.
[460] DROYSEN, op. cit., II, 46; 50-51.
[461] PLUT., _Demetr._, 12, 2 sgg. Cfr. DROYSEN, op. cit., II, 415-18.
[462] DROYSEN., op. cit., II, 559-60.
[463] Op. cit., 585-86.
[464] Op. cit., II, 617 sgg.
[465] _I. G._, II, 1 (=_C. I. A._, II), 332, _ll._ 7 sgg.
[466] SUIDA, _Philem._, p. 600, ed. BERNHARDY.
[467] NIEBUHR, _Kleine historische und philologische Schriften_, Bonn., 1878, I, p. 463. Cfr. DROYSEN, op. cit. III, 219 sgg.
[468] POL., 18, 29, 4 sgg.; PLUT., _T. Flamininus_, 10, 4 sgg.; APP., _Macaed._, 7, 2; LIV., 33, 32-33.
APPENDICE AL CAPITOLO II.
Il tributo degli Iloti spartani.
Quali erano gli obblighi tributari degli infelici Iloti della Messenia e della Laconia verso gli Spartani, loro signori? Il passo più comunemente citato in proposito è quello di PLUTARCO (_Lyc._, 8, 4), nel quale si dice che, nella originaria distribuzione compiuta da Licurgo, del territorio della Laconia, «il lotto di terra di ciascuno Spartano era tanto esteso da consentire il raccolto di 70 medimni di orzo per capofamiglia; di 12 medimni per la sua donna e di una proporzionale quantità di liquidi e di frutta». Com’è chiaro dalla dizione, il passo non indica il contributo degli Iloti, ma specifica il prodotto medio di ciascuno dei lotti spartani in Laconia nell’età di Licurgo. In conseguenza è assai dubbio che se ne possa indurre alcuna conclusione per gli obblighi degli Iloti verso gli Spartani dominatori.
Altri due passi, non meno frequentemente citati, sono quelli di PLUTARCO: _Inst. lac._, 41; _Lyc._, 24, 3, nei quali il biografo antico informa che gli Iloti corrispondevano «un tributo (_apophorà_), determinato», ossia «fisso sin dalle origini, e che era cosa empia esigere di più». Da questi due passi si è voluto ricavare che gli Iloti versassero ogni anno ai loro signori una quantità numericamente fissa e immutata di misure di cereali o d’altri prodotti, ossia, per ispiegarci più chiaramente, un certo numero fisso di ettolitri o di litri di solidi e di liquidi. Ma anche questi due passi non impongono una così precisa conclusione. Essi autorizzano solo a concludere che la prestazione o il tributo degli Iloti — quali che ne fossero la natura o la forma —, ossia il loro obbligo contrattuale verso gli Spartani, _era stato fissato fin dal principio ed era immutabile._