Il tesoro del Presidente del Paraguay

Part 9

Chapter 93,623 wordsPublic domain

— Coraggioso marinajo! — esclamò il mastro, le cui abbronzate gote erano irrigato da due grossi lagrimoni, forse i primi che spargeva in quarant’anni.

— Càlmati, Cardozo: sono da te, — disse Ramon, che aveva terminato di masticare il pezzo di radice. Mise a nudo la gamba, si levò di bocca quella specie di pasta, che tramandava un odore di orina fortemente ammoniacata, e l’applicò sulla piaga, legandovela con un pezzo di stoffa tagliato da una _corconilla_.

— Ora trangugierai la bevanda, — disse quand’ebbe finito, — e poi ti addormenterai tranquillamente.

Levò la marmitta, versò il contenuto nella tazza d’argento e porse il liquido al ragazzo, il quale nel sentire quell’acuto odore di orina ammoniacata contorse la bocca.

— E che? Mi fai lo schizzinoso ora? — chiese Diego con dolce rimprovero. — Animo, piccino mio; un marinajo deve saper inghiottire tutto.

— È vero... — mormorò Cardozo, sforzandosi a sorridere.

Accostò le labbra alla tazza e la vuotò d’un fiato. Subito stramazzò fra le erbe, come fosse stato fulminato, colle pugna strette e le membra tese, irrigidite.

— È morto! — esclamò il mastro, guardando ferocemente il _gaucho_.

— No: si è addormentato di colpo, — rispose Ramon.

— Me lo assicurate?

— Ve lo giuro.

— E quando si sveglierà?

— Domani, e non si ricorderà più di nulla.

— Guarito?

— Sì, ma assai debole: occorreranno quattro o cinque giorni prima che si rimetta completamente.

— Resteremo accampati qui adunque?

— No: anzi partiremo questa notte istessa... Ho veduto dei cavalli, due ore fa, sfilare verso il nord, e dalla andatura ho capito che non erano cavalli selvaggi. Sono certo di non ingannarmi: gl’Indiani hanno scoperto le nostre tracce e ci spiano.

— Non ci mancherebbe altro. E dove andremo noi?

— Bisogna guadagnare il Rio Negro e frapporre quel largo corso d’acqua fra gl’Indiani e noi.

— È lontano?

— Una mezza dozzina di miglia, e niente di più.

— E Cardozo potrà cavalcare?

— Lo porterete voi, mentre noi guideremo i cavalli selvaggi.

— Allora partiamo.

— Dopo cena, se avete trovato qualche cosa da porre sotto i denti.

— Aspettatemi qui, e avrete da rifocillarvi largamente.

Stava per mettersi in cammino onde recarsi a raccogliere le uova di struzzo, quando Ramon lo trattenne violentemente.

— Cosa c’è ancora? — chiese il mastro sorpreso.

— Udite!...

Il mastro tese gli orecchi, curvandosi verso terra. In lontananza si udivano delle grida selvagge che parevano avanzarsi rapidamente.

— Gl’Indiani? — chiese egli, raddrizzandosi.

— Sì, gl’Indiani.

— E vengono verso noi?

— Forse.

— Che ci abbiano scoperti?

— Non lo so. Pedro, atterra i cavalli.

— E cosa faremo noi con Cardozo in quello stato? — chiese il mastro con disperazione.

— Lo difenderemo, — rispose il _gaucho_. — Ramon non abbandona gli amici.

Ad un tratto il mastro indietreggiò vivamente, mandando una formidabile esclamazione:

— Tuoni e lampi!...

— Cosa vedete?

— Il pallone!

— Il pallone?...

— Sì, eccolo là!

Ramon alzò il capo e guardò. A due chilometri dall’accampamento, a circa trecento metri da terra, libravasi faticosamente il povero aerostato, già quasi tutto vuoto. Per quanto aguzzassero gli occhi, nè il _gaucho_, nè il marinajo scorsero persona alcuna aggrappata alla rete.

— Come mai si trova ancora in aria? — si chiese Ramon.

— E il signor Calderon dove sarà caduto? — si chiese il mastro, che, quantunque non nutrisse troppa simpatia per quell’uomo, pure sinceramente lo compiangeva.

— Senza dubbio sarà caduto nelle mani degli Indiani, — rispose Ramon.

— E forse a quest’ora l’avranno ucciso.

— I Pampas non risparmiano i loro prigionieri; ma i Tehulls, o Patagoni, se così meglio vi piace, si accontentano di farli schiavi.

— A terra! — esclamò Pedro, che ritornava correndo.

Era tempo. A due chilometri dal campo una grossa truppa di cavalieri, mezzo sepolta fra gli alti cardi della _pampa_, passava galoppando furiosamente e in disordine dietro al pallone e mandando acute grida.

Il suo passaggio fu così rapido, che i due _gauchos_ non riuscirono a distinguere se fosse composta di Pampas o di Tehulls. Ad ogni modo quei cavalieri, interamente assorti nella caccia del pallone, non s’accorsero degli accampati, poichè continuarono a galoppare, dirigendosi verso il nord.

— Se ne sono andati, — disse Ramon, quando non li vide più. — Bisogna affrettarsi a trovare un ricovero, o verremo scoperti ed assaliti.

— Ma dove andare? — chiese il mastro.

— Ve lo dissi già. Solamente i boschetti che crescono sulle rive del Rio Negro possono celarci agli occhi di quei predoni.

— Non domando che di andarmene. Dieci minuti per raccogliere qualche dozzina di uova pel mio Cardozo e poi in sella.

— Affrettatevi adunque.

Il mastro si gettò in ispalla la carabina e si allontanò correndo, portando con sè una coperta. Non gli fu difficile di trovare il nido degli struzzi, che si trovava a breve distanza dall’accampamento, in mezzo ad un gruppetto di cactus.

Riempì la coperta di uova, la legò e ritornò presso i _gauchos_, i quali avevano fatto alzare i cavalli.

Ramon sellò il proprio cavallo, che era il più docile, e fece salire il mastro, passandogli Cardozo, che dormiva tranquillamente, avvolto in una grossa _corconilla_.

— Povero piccino! — esclamò il marinajo, serrandoselo al petto e accomodandolo sul dinanzi della larga sella. — Cercherò di non svegliarti.

— Il cavallo è tranquillo ed il ragazzo non si accorgerà di nulla — disse Ramon. — E poi fra un pajo d’ore saremo al fiume e riposerà meglio.

— E i cavalli selvaggi chi li condurrà?

— Ci incarichiamo noi, e vi assicuro che non ci sfuggiranno.

Il mastro strinse le ginocchia, e l’intelligente animale si mise in cammino, prendendo un passo allungato e dirigendosi verso il sud. Poco dopo lo raggiungevano i _gauchos_, montati sui due cavalli selvaggi e conducendo con loro anche il quarto cavallo.

La notte era calata. L’immensa prateria era diventata oscura: solamente sulla linea dell’orizzonte scorgevasi un vago chiarore, projettato dalle stelle, fra le quali spiccava superbamente la Croce del Sud. Ovunque regnava un profondo silenzio, che solo di quando in quando veniva interrotto dal leggero stormire dei cactus agitati da una fresca brezza che scendeva dalle lontane catene delle Ande, o dall’urlo di qualche lupo rosso che vagava in cerca di preda.

La piccola truppa, che si avanzava senza scambiare parola, cogli orecchi tesi ai più piccoli rumori, gli occhi bene aperti ed i fucili sotto mano, onde non lasciarsi sorprendere, costeggiò per qualche tratto una piantagione di cactus, poi entrò in una vasta zona scoperta, su cui stendevasi un’erbetta corta, minuta, lucente, che smorzava interamente il rumore prodotto dagli zoccoli degli animali.

— Stiamo bene attenti, — disse Ramon, che veniva per ultimo, col trombone posto sul dinanzi della sella. — Al primo allarme affrettatevi a gettarvi a terra.

— Speriamo che tutto vada bene, — rispose mastro Diego, che sosteneva delicatamente il povero Cardozo. — Non vedo più nulla: è segno che gl’Indiani si sono allontanati.

— Non fidiamoci troppo.

— Bah! a quest’ora sono tutti dietro a quel dannato pallone.

— Silenzio, chè la voce in queste vaste pianure si espande ad incredibili distanze.

— Chiudo il becco.

Si avanzarono per un mezzo chilometro attraverso quel terreno scoperto, che in caso di pericolo non offriva il minimo rifugio camminando con precauzione e non perdendo di vista i piccoli gruppi di cactus che si scorgevano disseminati qua e là, poi piegarono verso il sud-ovest, dove apparivano alcuni cespugli alternati ad alcuni alberi che parevano carrubi selvatici e che in caso di bisogno potevano nasconderli agli occhi degli Indiani.

Stavano per raggiungerli, quando Pedro, che cavalcava in testa, bruscamente si fermò, gettando uno sguardo sospettoso su quel gruppo di verzura.

— Oh! — esclamò il mastro, serrandosi al petto il povero ragazzo. — Cosa si cela là sotto?

— Cosa vedi? — chiese Ramon, raggiungendo il fratello.

— Nulla; ma mi è sembrato che quelle piante si muovessero, — rispose il _gaucho_.

— Sei certo di non esserti ingannato?

— Non so cosa dirti; ma io diffido.

— Giriamo al largo; forse le ha mosse qualche giaguaro o qualche guanaco.

— Taci!...

— Cosa odi?

— Gl’Indiani che ritornano!

— _Per todos sanctos!_[13]... È vero.

Infatti verso il nord, ad una grande distanza però, si udivano delle grida accompagnate da un sordo fragore, che parava prodotto dal furioso galoppare di parecchi cavalli.

— Dannato pallone! — esclamò il mastro. — L’ha decisamente con noi!

— Vedi nulla, Pedro? — chiese Ramon.

— Sì, il pallone, che si avanza rasentando il suolo.

— Il vento è cambiato adunque. Non ci voleva che questo per farci passare una brutta notte.

— Cosa facciamo? — chiese Diego. — Bisogna prendere subito una decisione, o gl’Indiani ci scopriranno.

— Andiamo... eh!... eh!...

— Cosa?...

— Sprona!... sprona!...

Quattro cavalli si erano improvvisamente rizzati fra i cespugli. Diego, Ramon e Pedro cacciarono gli sproni nel ventre dei loro corsieri e si slanciarono verso il sud, senza nemmeno volgersi indietro.

Un istante dopo s’udì un furioso galoppo accompagnato da grida tuonanti.

— I Patagones! — esclamò Ramon.

Diego si volse indietro. Quattro cavalli, montati da quattro indiani di statura gigantesca, gl’inseguivano, guadagnando rapidamente via.

— Ah, briganti! — esclamò. — Se non avessi Cardozo, vi appiopperei un pajo di palle nelle costole.

— Sprona! sprona! — gridò Ramon.

I cavalli divoravano la via; ma quelli dei Patagoni, forse migliori e forse più riposati, guadagnavano sempre, e per colmo di sventura i loro cavalieri urlavano sempre, come se volessero attirare l’attenzione dei loro compagni che stavano inseguendo il pallone.

— Alto! — esclamò d’un tratto Ramon.

— Altri nemici? — chiese Diego.

— Mano ai coltelli! Attenti ai _lazos_!

I Patagoni arrivavano di gran carriera addosso al piccolo gruppo, che si era arrestato per far fronte al nemico. Passarono a pochi passi di distanza senza arrestarsi, gettando i loro _lazos_.

Diego si curvò sul cavallo, evitando le corregge che dovevano strapparlo di sella o strangolarlo; ma Ramon, che era in prima fila e che lottava contro il cavallo, che in quel supremo istante si era imbizzarrito, si sentì avvincere a mezzo corpo e trascinare. Mandò un grido terribile:

— Ajuto!...

Strappato bruscamente di sella, fu trascinato in mezzo alle erbe, dietro ai cavalli dei Patagoni, che continuavano a galoppare furiosamente.

— Fuoco! — gridò Pedro: — fuoco sui cavalli!

— Pronto! — rispose Diego.

Un colpo di trombone e un colpo di carabina rintronarono. Due cavalli caddero fulminati al suolo, trascinando nella caduta i loro cavalieri.

— Ramon! — gridò Pedro, slanciandosi innanzi.

— Eccomi, fratello, — rispose una voce.

— Vivo?...

— Sì.

— Dio sia ringraziato!

— Più tardi lo ringrazierai.

— Sei ferito forse?

— No; ma stiamo per essere presi: guarda!...

XV.

L’inseguimento dei Patagoni.

Infatti la situazione dei cavalieri stava per diventare disperata. Gl’Indiani lanciati dietro al pallone, che forse avevano preso per la luna o qualche cosa di simile, udendo quei colpi di fucile rimbombare nel silenzio della notte e le grida d’allarme dei loro compagni, avevano fatto una rapida conversione, dirigendosi verso il luogo che occupavano i _gauchos_, Diego e il povero Cardozo.

Erano molto lontani e non potevano ancora, stante la profonda oscurità, aver compreso di che si trattasse; ma non dovevano tardare a giungere, poichè si udiva il galoppo precipitato dei loro cavalli. Bisognava affrettarsi a prendere il largo, onde non venire circondati e perdere per sempre la libertà e fors’anche la vita.

— Avanti a tutta carriera, — disse Ramon, che si era affrettato a raggiungere il suo cavallo, che non aveva avuto il tempo di fuggire.

— E riusciremo a cavarcela bene? — chiese Diego con ansietà. — Non tremo per me, ma per questo povero ragazzo.

— È ciò che vedremo, ma vi assicuro che faremo il possibile per salvare Cardozo, — rispose Ramon. — Orsù, al galoppo!

— Una parola ancora: dove sono fuggiti i quattro individui che ci hanno assaliti? Là non vedo a terra che due cavalli.

— Bah! Corrono come cervi anche a piedi, e devono essere già molto lontani quei due che avete così bene scavalcati. Quanto agli altri, mi pare di vederli galoppare incontro alla banda che c’insegue. Ad ogni modo caricate le armi e tenetevi tutti pronti.

— Sta bene.

— Avanti!

Ramon lasciò andare il cavallo selvaggio che conduceva a mano e che era più d’impiccio che di utilità, balzò sull’altro e si mise alla testa del piccolo gruppo, dirigendosi verso il sud, dov’era certo d’incontrare fra breve il Rio Negro. Diego, dopo essersi legato per bene al petto Cardozo con un solido laccio, onde all’occorrenza aver le mani libere, e di aver caricato la carabina, gli si mise dietro, mentre Pedro si poneva alla retroguardia.

Gl’Indiani erano allora lontani un mezzo chilometro e spronarono i loro cavalli, mandando sempre acute grida. Sapendo senza dubbio di aver innanzi più cavalieri, si erano allargati in forma di mezzo cerchio, onde poterli prendere in mezzo tutti. Alcuni di loro però si vedevano galoppare verso l’ovest dietro al pallone, che continuava a trascinarsi per la prateria, facendo di quando in quando dei balzi giganteschi per poi ricadere e quindi risalire.

Per una buona mezz’ora nulla accadde di straordinario. I fuggitivi, spronando sempre, riuscirono a mantenere la distanza, anzi a guadagnare qualche centinajo di metri sugli inseguitori; ma ben presto le cose si cambiarono a loro svantaggio.

Mentre stavano superando un tratto di terreno ingombro di cespugli di _luma_, dalle cui frutta gl’indiani traggono un ottimo vino, e di _boughe_, alberi sacri per gli Araucani e dalla cui corteccia si estrae una specie di cannella, videro alzarsi dieci o dodici cavalieri colà posti in agguato o che forse si erano fermati per far riposare i loro cavalli durante l’inseguimento del pallone.

— _Carramba!_ — esclamò Ramon, ripiegandosi frettolosamente verso i compagni che si erano subito arrestati col dito sul grilletto delle loro armi da fuoco. — Eccoci addosso anche tutti questi!

— I quali poi non faranno fatica a raggiungerci, — disse Pedro. — I loro cavalli saranno ben riposati e galopperanno più dei nostri, che cominciano già a dare segno di stanchezza.

— Si vede il Rio? — chiese Diego.

— No, ma non deve essere lontano, — rispose Ramon. — Ah! se potessimo frapporre il fiume tra noi e queste canaglie!

— Orsù, cosa si fa?

— Continuiamo a fuggire per ora.

— Vi avverto che il mio cavallo non correrà più a lungo, col doppio peso che porta.

— Ramon, — disse Pedro, — quanti uomini credi che siano?

— Una quarantina per lo meno, — rispose Ramon.

— Se si cercasse di dividerli? Abbiamo i nostri tromboni, Diego ha le sue carabine, e uno ad uno possiamo, se non distruggerli, ridurli ad un numero tanto esiguo da far loro venire meno il coraggio di continuare l’inseguimento.

— Hai ragione, fratello.

— In questo modo possiamo attirare su di noi l’inseguimento e forse salvare il giovane Cardozo.

— Grazie, signor Pedro, — esclamò Diego vivamente commosso. — E poi si dica che i _gauchos_ non hanno cuore!

— Lasciate in tasca i ringraziamenti, — disse il _gaucho_. — Ramon, io parto pel primo verso l’est; appena me li vedo a tiro, scarico addosso a loro tutta la mitraglia del mio trombone, poi sprono.

— Va, fratello, e guardati bene dai _bolas_.

— Tirerò prima: te lo assicuro. E dove ci ritroveremo?

— Al di là del Rio Negro. Galoppa verso l’est fin che puoi, poi piega al sud e attraversa il fiume.

— Sta bene.

— Che Dio vi aiuti! — disse Diego.

— Grazie, — rispose il _gaucho_.

Guardò i dieci o dodici indiani che si erano levati dietro ai cespugli e che guadagnavano rapidamente via, si mise sul dinanzi della sella il trombone, arrotolò il _lazo_, poi lanciò il cavallo verso l’est.

— Lo inseguiranno? — chiese Diego.

— Certamente, — rispose Ramon con voce tranquilla. — Eccoli!

— E sfuggirà ai _bolas_? Quei cani di Patagoni sono infallibili nel lanciarli.

— Pedro ha buoni occhi e non si lascierà cogliere; di più non permetterà loro di avvicinarsi troppo, finchè avrà polvere e chiodi da cacciar nel suo trombone.

La piccola banda che precedeva il grosso della truppa, vedendo Pedro separarsi dal gruppo e fuggire verso l’est, si era precipitata dietro di lui, mandando spaventevoli vociferazioni, considerandolo ormai una preda sicura. Solamente uno di loro aveva continuato a inseguire Ramon e Diego, tenendosi però in distanza.

— Ah! birbante! — esclamò Ramon.

— Perchè non segue i suoi compagni?

— Non lo comprendete?

— No davvero.

— Aspetta il grosso della truppa per lanciarla dietro di noi.

— Si potrebbe spacciarlo.

— Le vostre carabine che portata hanno?

— Lanciano una palla a ottocento metri.

— E quell’uomo non ne dista che quattrocento. Volete tentare?

— È presto fatto.

Il mastro arrestò il cavallo, accomodò Cardozo sulla sella, staccò dall’arcione una carabina e la puntò sull’Indiano, mirando con grande attenzione. Un mezzo minuto dopo una acuta detonazione rimbombava nella prateria. L’Indiano, colpito dall’infallibile palla del marinajo, si accasciò sul collo del suo cavallo, poi stramazzò pesantemente a terra, rimanendo immobile.

— Bel colpo! — esclamò Ramon.

— Il confetto è stato un po’ duro, — disse il mastro, ridendo. — Devo mandarne uno anche al cavallo?

— È inutile, Diego; risparmiate le munizioni, che sono molto necessarie in questo paese.

— Abbiamo un migliajo di colpi fra me e Cardozo.

— Ma il Chilì è lontano. Al galoppo!

In quell’istante un lampo balenò verso l’est, seguìto da una fragorosa detonazione.

— Pedro regala anche lui dei confetti, — disse il mastro.

— E di quelli che pungono, — disse Ramon. — Sono chiodi belli e buoni quelli che caccia nella pelle dei patagoni. Sproniamo e speriamo di ingannare queste canaglie che c’inseguono.

— Alto là!...

— Cosa c’è ancora?

Un oggetto brillante, che pareva una grossa palla di metallo, passò fischiando dinanzi a loro, perdendosi fra le erbe cinquanta passi più innanzi.

— Tuoni e lampi! — esclamò il mastro. — Un _bolas_!

— Degli altri _Patagones_?

— Senza dubbio, e ci sono molto vicini, a quanto pare.

— Ma dove sono?

— Forse celati in quelle macchie.

— Ah! devono essere i due Indiani che avete scavalcati poco fa, — disse Ramon. — Non monta! Avanti, Diego.

Spronarono i cavalli e si slanciarono attraverso un magnifico tappeto di folte erbette, screziato vagamente di verbene multicolori, le quali tramandavano un penetrante profumo.

Percorsi cinquecento metri, Ramon si volse indietro per vedere se fosse inseguito, e non potè frenare una imprecazione. Il grosso della truppa li seguiva sempre e, quello ch’era peggio, aveva guadagnato un bel tratto, poichè non distava che sette od ottocento metri.

— Orsù, bisogna separarci, — diss’egli.

— Anche voi mi lasciate? — chiese Diego.

— È necessario per la salvezza di Cardozo.

— Ah! se non avessi questo povero ragazzo!

— Cosa fareste?

— Mi imboscherei in qualche macchia e poi aprirei un fuoco d’inferno su quelle canaglie.

— Sono troppi, Diego. Il meglio che ci resta è di continuare a fuggire e di attraversare il Rio Negro prima di loro.

— Se lo potremo. Il mio cavallo comincia a dar segni di stanchezza.

— Chissà che gl’Indiani corrano tutti sulle mie tracce. Voi intanto correte sempre diritto e possibilmente gettatevi attraverso a quell’altura che vedo sorgere là in fondo. Forse colà troverete qualche nascondiglio.

— E dove ci ritroveremo?

— Al di là del Rio.

In lontananza si udì un’altra detonazione, accompagnata da un urlo di furore.

— Ecco Pedro che si fa sentire, — disse Ramon. — Addio, Diego, e se non vengo ucciso, contate su di me.

— Grazie, mio buon amico, e siate certo che non dimenticherò mai quanto vi devo.

Ramon fece cenno al mastro di andare innanzi, poi tornò bruscamente indietro, come se volesse caricare gl’Indiani.

Pochi minuti dopo Diego, che aveva continuato la corsa, udì un colpo di trombone e, voltatosi, vide Ramon fuggire ventre a terra verso l’ovest, seguito da una banda di cavalieri.

— Bravo giovane! — esclamò il lupo di mare con voce commossa. — Se esco sano e salvo da questo deserto, lo raccomanderò come si merita al Presidente della Repubblica. Ah!... ancora quei birbanti!... Decisamente l’hanno con me, e non c’è verso di mandarli a casa di messer Belzebù!... Marinajo mio, questa volta non scappi più dalle mani di quei pagani!...

La manovra dei due coraggiosi _gauchos_ pur troppo non era riuscita interamente come avevano sperato. Il grosso della truppa, quantunque considerevolmente assottigliato, non aveva abbandonato l’inseguimento del terzo cavallo, montato dal marinajo e da Cardozo.

Anzi, vedendolo solo, aveva affrettato la marcia e guadagnava a vista d’occhio, allungandosi sempre più in forma di semicerchio, onde poterlo prendere in mezzo. Ormai la fuga era quasi impossibile e il mastro ben lo sapeva, avendo sotto di sè un cavallo quasi stanco.

Nondimeno non si perdette d’animo. Caricò la carabina colla quale aveva poco prima abbattuto il patagone, preparò l’altra, accomodò meglio che potè Cardozo, che continuava a dormire profondamente, legandolo solidamente alla larga sella, indi spronò vigorosamente il cavallo, dirigendosi verso l’altura poco prima scoperta e che non distava più di due chilometri.

— Se riesco a raggiungerla prima di avere alle costole tutti questi birbanti, posso sperare di salvare la pelle, — diss’egli. — Vedo là dei cespugli che possono servirmi di nascondiglio. E Ramon?

Guardò verso l’ovest e vide delle ombre fuggire, poi udì una seconda detonazione.

— Buono! — mormorò. — Quel bravo _gaucho_ darà molto da fare ai suoi inseguitori.

Intanto i Patagoni, che parevano avessero compreso la sua intenzione, guadagnavano sempre, e li udiva eccitare i loro cavalli colla voce. Le due estremità del semicerchio erano già molto innanzi ed accennavano a restringersi per prenderlo in mezzo. Alcuni cavalieri non distavano più di quattrocento passi, e uno, il più vicino, lanciò anche un _bolas_, che si arrestò a mezza via.

Diego, benchè fosse assalito da brutti presentimenti e cominciasse ormai a disperare, spronava sempre. Disgraziatamente il cavallo, caricato di un doppio peso, non ne poteva più e ansava fortemente. Certi momenti il marinajo lo sentiva tremare ed era costretto a sostenerlo a furia di strappate.

Doveva essere la mezzanotte quando giunse ai piedi dell’altura, che si alzava per un tre o quattrocento metri, affatto isolata e coperta qua e là di cespugli e di carrubi selvatici.

— Un ultimo sforzo, povero animale, — disse il mastro, accarezzandolo. — Orsù, al galoppo!

Il cavallo, invece di ubbidire, si arrestò colla testa china verso terra.

— Avanti! — gridò il mastro, piantandogli spietatamente gli sproni nel ventre.

Il povero animale mandò un nitrito di dolore e salì la collina di galoppo; ma era proprio l’ultimo sforzo. Aveva percorso appena quattrocento passi, quando tornò ad arrestarsi, cadendo sulle ginocchia.

— È finita! — esclamò il mastro, tergendosi il freddo sudore che imperlavagli la fronte. — Non si va più innanzi! Fortuna che questi pagani, se mi prendono, non conoscono il valore dei diamanti! Presto, a terra, e pronti a difendere la pelle!

Si gettò in ispalla le carabine, prese fra le braccia Cardozo e si mise a salire la collina correndo. I Patagoni erano allora giunti al basso. Sette od otto _bolas_ vennero lanciati dietro al marinajo, ma non lo colpirono. Il cavallo, che aveva appena abbandonato, ferito alla testa, stramazzò al suolo per non più rialzarsi.

— Animo, marinajo! — gridò il mastro. — La fortuna mi protegge.

In quell’istante i suoi occhi caddero su di una roccia, che al basso presentava una nera apertura, una caverna senza dubbio.