Part 2
SOLNESS. (_lo guarda fisso e dice con calma_) Perchè mi sembra quasi d’impormi una giusta tortura, una tortura, in certo qual modo, benefica.
DOTT. HERDAL. (_scuotendo il capo_) Davvero, che non ci capisco niente.
SOLNESS. Ma veda, in tal modo mi sembra di estinguere in parte, un debito che io ho verso mia moglie.
DOTT. HERDAL. Verso sua moglie?
SOLNESS. Già, e ciò mi solleva un po’, mi pare quasi di respirare più liberamente.
DOTT. HERDAL. Lo sa Dio se ne capisco una sola parola...
SOLNESS. (_interrompendo bruscamente, torna ad alzarsi_) Infatti è meglio che non ne parliamo più. (_gira per la stanza, torna indietro e si ferma al tavolo, guarda il dottore sorridendo_) Dica, Dottore. Lei ora crede di avermi condotto sulla via delle confessioni?
DOTT. HERDAL. (_un po’ irritato_) Confessioni? Eccomi da capo a non capire niente, signor Solness.
SOLNESS. Ma parli pure liberamente, giacchè me ne sono accorto.
DOTT. HERDAL. Di che cosa si è accorto?
SOLNESS. (_con voce cupa, lentamente_) Che lei viene spesso qui, per non perdermi di vista.
DOTT. HERDAL. Che? io? E perchè dovrei farlo?
SOLNESS. Perchè mi crede... (_accalorandosi_) Perchè crede di me quello che crede anche Alina!
DOTT. HERDAL. Ma che cosa crede la signora?
SOLNESS. (_dominandosi_) Essa comincia a credere che io sia... come devo dire... ammalato.
DOTT. HERDAL. Ammalato? Non me ne ha mai detto una parola, e di qual malattia, carissimo signor Solness?
SOLNESS. (_si curva sulla spalliera e mormora_) Alina ha l’idea ch’io sia pazzo.
DOTT. HERDAL. (_si alza_) Ma mio caro signor Solness...
SOLNESS. Per l’anima mia, le dico, che è... Dunque l’ha confidato anche a lei? Oh! l’assicuro, dottore, me ne sono accorto subito.
DOTT. HERDAL. (_lo guarda maravigliato_) Non mi è mai passata per la testa quest’idea, mai, signor Solness.
SOLNESS. (_con riso incredulo_) Ah! davvero?
DOTT. HERDAL. No, mai! E certamente nemmeno a sua moglie. Le posso assicurare...
SOLNESS. È inutile, tanto più che fino ad un certo punto potrebbe anche avere ragione.
DOTT. HERDAL. Ma per bacco, devo confessare...
SOLNESS. (_interrompendo una smorfia_) Bene, caro dottore, finiamola. Il meglio è che ciascuno pensi quello che crede (_si abbandona ad una silenziosa allegria_) Ha capito dottore...?
DOTT. HERDAL. Che cosa?
SOLNESS. Se lei... dunque, non crede ch’io sia... ammalato... squilibrato... pazzo.
DOTT. HERDAL. Perchè dovrei crederlo?
SOLNESS. Lei crederà naturalmente che io sono un uomo molto felice?
DOTT. HERDAL. E perchè dovrei crederlo solamente?
SOLNESS. (_ridendo_) Ah! ah! Le pare!... Solness, il costruttore Solness.... Halvard Solness...?
DOTT. HERDAL. Devo infatti convenire con tutti, che lei è stato favorito grandemente dalla fortuna.
SOLNESS. (_reprimendo un mesto sorriso_) È vero, non posso lagnarmene.
DOTT. HERDAL. L’incendio di quel brutto castello fu una vera fortuna per lei.
SOLNESS. (_grave_) Non dimentichi che per Alina quella fu la distruzione della casa paterna.
DOTT. HERDAL. Certo per sua moglie deve esser stato un gran dolore.
SOLNESS. Per quanto siano passati dodici anni, essa ne risente ancora.
DOTT. HERDAL. Quello che ne seguì, fu certo per sua moglie il colpo più doloroso.
SOLNESS. Furono i due colpi riuniti che l’hanno abbattuta.
DOTT. HERDAL. Ma la sua gloria comincia da quell’epoca. Dopo aver cominciato da povero garzone, eccola adesso il primo dell’arte sua. Davvero, signor Solness, si può dire che la fortuna le è stata propizia.
SOLNESS. (_lo guarda spaurito_) Ed è appunto questo che mi tormenta tanto.
DOTT. HERDAL. La tormenta l’esser felice?
SOLNESS. Io temo sempre... perchè bisogna pure che venga il momento della caduta.
DOTT. HERDAL. Ma che! chi potrebbe provocarla?
SOLNESS. La gioventù.
DOTT. HERDAL. Puah! La gioventù? lei gode ancora un gran credito. Forse la sua gloria non fu mai così grande quanto adesso, nè mai così solidamente basata.
SOLNESS. Verrà il momento della caduta. Lo vedo; sento che s’avvicina. Presto qualcuno comincerà a dirmi di ritirarmi. E poi, tutti gli altri mi grideranno: «Posto, posto, posto.» Vedrà, Dottore! Presto verrà la gioventù a bussare alla mia porta.
DOTT. HERDAL. (_sorridendo_) Ebbene, e poi?
SOLNESS. E poi? sarà finita per il costruttore Solness. (_si batte alla porta di sinistra_) (_trasalendo_) Che cosa c’è? Ha intenso?
SCENA XI.
DETTI E HILDA.
DOTT. HERDAL. Qualcuno batte.
SOLNESS. (_forte_) Avanti. (_Hilda Wangel entra dalla porta dell’antisala. È di media statura, slanciata, di fattezze delicate, un po’ annerita dal sole. Porta un costume da_ touriste, _veste un poco corta con colletto alla marinara, un cappello alla marinara in capo. Una piccola borsa a tracolla, un_ plaid _in una cinghia, e un lungo bastone da alpinista_.)
HILDA. (_si avvicina a Solness con occhi raggianti di gioia_) Buona sera.
SOLNESS. (_guardandola incerto_) Buona sera.
HILDA. (_ridendo_) Mi par quasi che lei non si ricordi più di me.
SOLNESS. No — debbo confessare davvero, che così, al momento...
DOTT. HERDAL. (_s’avvicina_) Ma la riconosco io, signorina.
HILDA. (_allegramente_) Come, è lei che...?
DOTT. HERDAL. Sicuro son io. (_a Solness_) Noi ci siamo conosciuti quest’estate, lassù, tra i monti. (_a Hilda_) Che ne è delle altre signorine?
HILDA. Esse hanno continuato il loro cammino verso l’Est.
DOTT. HERDAL. Esse saranno rimaste scandalizzate del baccano che abbiamo fatto quella sera.
HILDA. Lo credo bene.
DOTT. HERDAL. (_minacciandola col dito_) Confessi che lei ha fatto un po’ la civetta con noi!
HILDA. È più divertente che far la calzetta con le vecchie zie!
_Dott. Herdal_. Sono perfettamente d’accordo con lei.
SOLNESS. È arrivata stasera?
HILDA. Sì, in questo momento.
DOTT. HERDAL. Tutta sola, signorina Wangel?
HILDA. Certo.
SOLNESS. Wangel? si chiama Wangel?
HILDA. (_guardandolo con comica meraviglia_) Appunto, col suo permesso.
SOLNESS. Sarebbe forse la figlia del medico del circondario di Lissanger?
HILDA. (_come sopra_) Ma di chi altro dovrei esser figlia?
SOLNESS. Ah! allora ci siamo incontrati già lassù, l’estate in cui venni a costruire la torre per la vecchia chiesa.
HILDA. (_più seria_) Sì, fu proprio allora.
SOLNESS. È già un bel pezzo.
HILDA. (_lo guarda fisso_) Dieci anni precisi!
SOLNESS. Lei era una bambina.
HILDA. (_leggermente_) Oh! avevo dieci o dodici anni.
DOTT. HERDAL. È la prima volta che viene in città, signorina?
HILDA. Certamente.
SOLNESS. E forse non conoscerà nessuno qui?
HILDA. Nessuno, fuorchè lei e sua moglie.
SOLNESS. Ah! conosce anche mia moglie?
HILDA. Assai poco. Siamo state insieme alcuni giorni allo stabilimento in cui essa faceva la sua cura.
SOLNESS. Ah! sui monti.
HILDA. Essa mi ha fatto promettere di venirla a trovare, se mi fossi recata in città. (_sorridendo_) Del resto non vi era bisogno che m’invitasse.
SOLNESS. Mi stupisce che non me ne abbia detto mai nulla.
HILDA. (_mette il bastone accanto alla stufa, si toglie la piccola borsa e la pone sul divano insieme al plaid. Il dottore si prova ad aiutarla. Solness la sta a guardare senza muoversi_).
HILDA. (_avvicinandosi a Solness_) Molto bene. Adesso le domando di tenermi qui questa notte.
_Solness_. Con gran piacere.
HILDA. È che non ho che i vestiti che mi vede addosso e un po’ di biancheria nel mio zaino. Bisognerebbe anzi farla lavare.
SOLNESS. Oh, sì, penseremo a tutto. Bisogna soltanto ch’io avverta mia moglie.
DOTT. HERDAL. Io intanto andrò a fare le mie visite.
SOLNESS. Più tardi però tornerà.
DOTT. HERDAL. (_guardando allegramente Hilda_) Non dubiti. (_ridendo_) È stato proprio profeta, signor Solness!
SOLNESS. Perchè?
DOTT. HERDAL. La gioventù è venuta a bussare alla sua porta.
SOLNESS. (_scherzando_) Sì, ma io non l’intendevo così.
DOTT. HERDAL. Certo, senza dubbio! (_via per la porta dell’antisala. Solness apre la porta a destra e chiama nella stanza vicina_).
SCENA XII.
SOLNESS, HILDA, SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. Alina! fammi il piacere di venire un momento qua. C’è la signorina Wangel che tu conosci. (_La signora compare sulla porta_).
SIG. SOLNESS. Che cosa dici? (_vedendo Hilda_) Ah, è lei signorina? (_le si avvicina e le dà la mano_) Dunque è venuta ora?
SOLNESS. La signorina Wangel è giunta in questo momento e desidera di trattenersi qui la notte.
SIG. SOLNESS. Da noi? Ma ben volentieri.
SOLNESS. Vorrebbe dare un po’ d’assetto alle sue cose, capisci.
SIG. SOLNESS. Procurerò d’aiutarla meglio che so. È il meno che posso fare. Il suo baule, non è ancora arrivato?
HILDA. Non ho baule.
SIG. SOLNESS. In qualche modo aggiusteremo, spero. Ma ora bisogna che lei si contenti della compagnia di mio marito. Vado a prepararle una camera.
SOLNESS. Non potresti darle una delle stanze dei bambini? esse sono perfettamente in ordine.
SIG. SOLNESS. Oh sì, c’è spazio a sufficienza. (_a Hilda_) Ora segga, signorina, e si riposi un poco. (_esce da destra. Hilda con le mani dietro la schiena gira per la stanza, guardando qua e là. Solness in piedi, vicino al tavolo, con le mani pure dietro la schiena, la segue con lo sguardo_).
SCENA XIII.
SOLNESS E HILDA.
HILDA. (_si ferma e lo guarda_) Ci son molte stanze per i bambini?
SOLNESS. Tre.
HILDA. Allora avranno molti figliuoli?
SOLNESS. No, non ne abbiamo. Per adesso farà lei da nostra figlia.
HILDA. Per stanotte, sì. E stia sicuro che non farò rumore: dormirò saporitamente.
SOLNESS. Sarà molto stanca.
HILDA. Oh, no, ma ciò non m’impedisce.... È così bello sognare coricati nel proprio letto.
SOLNESS. Sogna spesso lei?
HILDA. Sì, quasi sempre.
SOLNESS. E che cosa sogna per lo più?
HILDA. Questo, stassera non lo dico. Un’altra volta... forse. (_si rimette ad osservare per la stanza, poi si ferma alla sinistra e fruga un poco nei libri e nelle carte_).
SOLNESS. (_s’avvicina_) Cerca qualche cosa?
HILDA. No, guardo. (_allontanandosi_) Forse non è permesso?
SOLNESS. Oh! prego.
HILDA. È lei che scrive in questo grosso registro?
SOLNESS. No, la contabile.
HILDA. Una donna?
SOLNESS. (_ridendo_) Sicuro.
HILDA. Una donna che sta qui con lei?
SOLNESS. Sì.
HILDA. È maritata?
SOLNESS. No, è una signorina.
HILDA. Ah! benissimo.
SOLNESS. Ma probabilmente si sposerà fra poco.
HILDA. Tanto meglio per quella signorina!
SOLNESS. Ma non per me, che non avrò più alcuno che mi aiuti.
HILDA. Non potrà trovarne un’altra?
SOLNESS. Vorrebbe, forse, prendere lei il suo posto?
HILDA. (_squadrandolo_) Io? No, grazie. (_va nuovamente su e giù per la stanza e si siede sulla sedia a dondolo; anche Solness va vicino al tavolo_) (_continuando_) Perchè io ho ben altra cosa a fare. (_lo guarda sorridendo_) Non le pare anche lei?
SOLNESS. Si capisce. Prima di tutto dovrà andare nei negozi per provvedersi...
HILDA. (_allegramente_) No, no, non lo potrei neppure.
SOLNESS. Come?
HILDA. Sì, perchè ho speso tutto quanto avevo.
SOLNESS. Dunque non ha nè baule, nè denaro.
HILDA. Ma non me ne importa. Per me è lo stesso, adesso.
SOLNESS. Sa che mi piace lei?
HILDA. Solo questo?
SOLNESS. Questo ed altro. (_si siede sulla poltrona_) Vive ancora suo padre?
HILDA. Sì, papà vive.
SOLNESS. E forse lei sarà venuta per studiare qui?
HILDA. No; non ci penso nemmeno.
SOLNESS. Ma vorrà trattenersi qualche tempo, non è vero?
HILDA. Dipende dalle circostanze (_breve pausa, durante la quale Hilda continua a dondolarsi sulla sedia e guarda Solness tra il serio ed il faceto. Quindi si toglie il cappello e lo mette davanti a sè sul tavolo_).
HILDA. Maestro Solness?
SOLNESS. Ebbene?
HILDA. Lei dimentica facilmente, a quello che pare.
SOLNESS. No, ch’io sappia.
HILDA. Allora non vuole che ritorniamo sul discorso di quel che avvenne lassù?
SOLNESS. (_con un moto di attenzione_) Lassù a Lissanger? (_indifferente_) Bah! mi sembra che non ci sia molto da parlare.
HILDA. (_lo guarda con aria di rimprovero_) Ma che dice?
SOLNESS. Ebbene! Me ne parli lei stessa.
HILDA. Quando la torre fu compiuta fu una gran festa in città.
SOLNESS. Sì, quel giorno non lo dimenticherò mai.
HILDA. (_sorride_) Veramente? Questa è una gentilezza.
SOLNESS. Una gentilezza?
HILDA. Innanzi alla chiesa suonava la banda e v’erano radunate molte centinaia di persone. Noi ragazze di scuola eravamo tutte vestite di bianco, ed ognuna di noi aveva in mano una banderuola.
SOLNESS. Ah, sì! me ne ricordo!
HILDA. Poi lei, con piede fermo, salì sopra gl’impalcati fino alla cima. Teneva in mano una gran corona, che appese in alto, sul punto più elevato.
SOLNESS. Era una mia abitudine, una vecchia tradizione.
HILDA. Impressionava di vederla così in alto: «Se cadesse il costruttore» si pensava.
SOLNESS. (_seccamente, per troncare il discorso_) Sì, questo avrebbe anche potuto accadere, perchè una di quelle indiavolate ragazze vestite di bianco cominciò a urlarmi, fissandomi...
HILDA. (_raggiante di gioia_) «Evviva il costruttore Solness»? Oh, sì.
SOLNESS. Ed agitò e sventolò la bandiera sì tanto, che poco mancò non mi cogliesse il capogiro.
HILDA. (_sottovoce, seria_) Quella ragazza indiavolata, ero io.
SOLNESS. (_la fissa con gli occhi sbarrati_) Ora ne son certo. Deve essere stata proprio lei.
HILDA. (_di nuovo con vivacità_) Era uno spettacolo così bello, così emozionante! Non avrei mai creduto che in tutto il mondo esistesse un costruttore capace di costruire una torre così alta, e che io potessi vederlo lassù in alto... in carne ed ossa, senza provare il minimo capogiro. Ecco ciò che faceva girare la testa a quelli che guardavano.
SOLNESS. E come mai sapeva lei....
HILDA. (_con un gesto di denegazione_) Oh! no! Me lo diceva l’animo mio. E altrimenti lei non sarebbe stato certo capace di cantare lassù.
SOLNESS. (_la guarda meravigliato_) Cantare? io ho cantato?
HILDA. Sì, lei cantò.
SOLNESS. (_scuote la testa_) Non ho mai cantato una nota in vita mia!
HILDA. Eppure, allora ha cantato! Sembrava che vi fossero delle arpe lassù.
SOLNESS. (_pensieroso_). Tutto ciò è strano.
HILDA. (_tace un poco guardandolo e dice con voce smorzata_) Però l’essenziale è venuto dopo. (_con vivacità)_ Ma questo non credo sia bisogno di ricordarglielo.
SOLNESS. Eppure, se mi ricordasse un poco anche questo...?
HILDA. Non si ricorda del gran banchetto che le fu offerto al circolo?
SOLNESS. Sì, è stato nello stesso pomeriggio, perchè la mattina dopo son partito.
HILDA. Dopo il circolo venne invitato alla sera in casa nostra.
SOLNESS. Precisamente, signorina Wangel. È sorprendente come lei si ricordi di tutte queste inezie.
HILDA. Inezie? Ma lei è curioso; forse fu una inezia quella di trovarmi nella camera quando lei venne?
SOLNESS. Era dunque lei?
HILDA. (_senza rispondergli_) Allora non mi chiamò: ragazza indiavolata.
SOLNESS. No, mi sarei ben guardato.
HILDA. Mi disse ch’ero bella nel mio abito bianco e che sembravo una piccola principessa?
SOLNESS. Ed era vero, signorina Wangel. E poi mi sentivo quel giorno così contento...
HILDA. E soggiunse ch’io dovevo diventare una vera principessa.
SOLNESS. (_ridendo_) Anche questo dissi?
HILDA. Sì, l’ha detto. E quando domandai quanto tempo avrei dovuto aspettare, allora mi rispose che sarebbe tornato dopo dieci anni — come l’eroe della leggenda — per rapirmi, per portarmi in Ispagna o altrove. E mi promise di comperarmi là un regno.
SOLNESS. (_come sopra_) Dopo un buon pranzo si è generosi. Ma ho detto veramente tutto questo?
HILDA. (_ride_) Sì, e nominò anche il regno.
SOLNESS. Ed era?
HILDA. Doveva chiamarsi il Regno di melarancia.
SOLNESS. Un nome appetitoso.
HILDA. A me però non piacque affatto. Mi sembrò che volesse prendersi giuoco di me, che volesse scherzare.
SOLNESS. Questa non era la mia intenzione.
HILDA. E infatti non lo si poteva supporre dopo quello che fece poi.
SOLNESS. Che diavolo ho fatto poi?
HILDA. Ha dimenticato anche questo! Eppure tali cose, mi pare, non si dovrebbero dimenticare mai.
SOLNESS. Bene, bene; mi aiuti un po’, forse allora...
HILDA. (_lo guarda fisso_) Mi prese fra le sue braccia e mi baciò, signor Costruttore Solness.
SOLNESS. (_colla bocca spalancata e alzandosi_) Io?
HILDA. Sì, lei. Mi strinse con ambe le braccia e mi rovesciò all’indietro e mi baciò, mi baciò molte volte.
SOLNESS. Ma cara signorina Wangel!
HILDA. (_si alza_) Non vorrà negarlo, spero?
SOLNESS. Oh! lo nego assolutamente.
HILDA. (_lo guarda ironicamente_) Ah sì? (_si volta e si accosta piano alla stufa, dove si ferma, guardando nella direzione opposta a lui, e colle mani dietro la schiena. Breve pausa._)
SOLNESS. (_va con precauzione a mettersi vicino a lei_) Signorina Wangel?
HILDA. (_tace e non si muove_)
SOLNESS. Non stia immobile come una statua. Quel che ha raccontato lo deve aver sognato. (_mette la mano sul braccio di lei_) Ma senta dunque?
HILDA. (_fa un movimento d’impazienza col braccio_)
SOLNESS. (_come se gli balenasse un’idea_) Eppure! Aspetti, aspetti. Qui c’è qualche cosa di più misterioso!
HILDA. (_non si muove_)
SOLNESS. (_a mezza voce, ma accentuando le parole_) Debbo aver pensato a tutto questo. Debbo averlo voluto, desiderato. E allora? Non sarebbe per combinazione così?
HILDA. (_continua a tacere_)
SOLNESS. (_impaziente_) Ma sì! Allora io l’ho anche fatto!
HILDA. (_volta un poco la testa, ma senza guardarlo_) Dunque lo ammette ora?
SOLNESS. Sì, tutto quel che vuole.
HILDA. Che mi strinse tra le braccia?
SOLNESS. Sì.
HILDA. Che mi rovesciò all’indietro?
SOLNESS. Molto indietro.
HILDA. E mi baciò?
SOLNESS. Sì, lo feci.
HILDA. Molte volte?
SOLNESS. Quante volte vuole.
HILDA. (_si volge rapidamente verso di lui ed ha di nuovo negli occhi l’espressione di gioia_) Vede dunque, che ho finito per farglielo confessare?
SOLNESS. (_sorride un poco_) Ma come ho potuto dimenticare una tale cosa!
HILDA. (_di nuovo con leggera collera si allontana da lui_) Ah! lei ne avrà baciate tante!
SOLNESS. No, non lo creda... (_Hilda si siede sulla poltrona. Solness sta in piedi e si appoggia sulla sedia a dondolo, la guarda con occhio scrutatore_) Signorina Wangel?
HILDA. Ebbene?
SOLNESS. Che cosa è succeduto allora tra noi due?
HILDA. Nulla. Vennero altri forestieri.
_Solness_. Ma come ho potuto dimenticare?
HILDA. Ah! lei certo non ha scordato nulla. Solo si vergogna un poco. Tali cose non si dimenticano, lo so.
SOLNESS. Certo, non si dovrebbero...
HILDA. (_di nuovo con vivacità lo guarda_) E la data? Ha dimenticato anche quella?
SOLNESS. La data?
HILDA. Sì, la data del giorno in cui ha sospeso la corona sull’alto della torre? Ebbene?
SOLNESS. Hum! Parola d’onore, non me ne ricordo. So solamente che saranno dieci anni in autunno.
HILDA. (_accenna più volte col capo affermativamente_) Dieci anni al 19 settembre. Appunto!
SOLNESS. Sì, è proprio così. Anche della data si è ricordata! (_si ferma_) Ma aspetti! Sicuro — anche oggi è il 19 settembre.
HILDA. Precisamente. E dieci anni sono trascorsi. E lei non è venuto come mi aveva promesso.
SOLNESS. Promesso? Me lo dice come se allora avessi voluto minacciarla, spaventarla...
HILDA. Non c’era nulla da spaventarmi.
SOLNESS. Volevo scherzare solamente un poco. Lei era una bambina.
HILDA. Oh! non tanto, e non tanto ignorante quanto lei crede!
SOLNESS. (_la guarda meravigliato_) Ha creduto seriamente che sarei tornato?
HILDA. (_nasconde un sorriso mezzo motteggiatore_) Me l’aveva promesso.
SOLNESS. Che sarei venuto nella casa sua a prenderla?
HILDA. Come fanno le streghe.
SOLNESS. Per crearla principessa?
HILDA. Me l’aveva promesso!
SOLNESS. Per darle un regno?
HILDA. (_guarda il soffitto_) E perchè no? Proprio uno splendido regno; non veramente eguale come gli altri regni...
SOLNESS. Ma un’altra cosa che equivalesse?
HILDA. Sì, che almeno valesse altrettanto. (_lo guarda un poco_) Chi sa costruire le più alte torri del mondo, perchè non può ben procurarmi, in un modo o nell’altro anche un regno? Ecco ciò che pensavo.
SOLNESS. (_scuote la testa_) Non riesco a comprenderla, signorina Wangel.
HILDA. Eppure parlo chiaro.
SOLNESS. No, non riesco a capire tutto quello che dice lei. Temo che voglia burlarsi ora di me.
HILDA. (_sorride_) Burlarmi di lei?
SOLNESS. (_la guarda_) È molto tempo che lei mi sapeva ammogliato?
HILDA. Perchè mi fa questa domanda?
SOLNESS. (_indifferente_) Nulla, un’idea... (_la guarda serio e dice a mezza voce_) Perchè è venuta qui?
HILDA. Per avere il mio regno. Non è forse giunto il momento?
SOLNESS. (_ride_) Ah! lei è divertente in verità.
HILDA. (_allegra_) Voglio il mio regno, signor costruttore. (_bussa col dito sul tavolo_) Fuori il regno!
SOLNESS. (_accosta la sedia a dondolo e si mette a sedere_) Parliamo sul serio: perchè è venuta? Che cosa vuole veramente qui?
HILDA. Oh! prima di tutto voglio vedere la città e tutto quello che lei ha costruito.
SOLNESS. In tal caso avrà molto da fare.
HILDA. Dunque ha costruito molto, molto?
SOLNESS. E specialmente negli ultimi anni.
HILDA. Anche molti campanili? Molto alti?
SOLNESS. Non costruisco più nè campanili nè chiese.
HILDA. E che cosa costruisce ora?
SOLNESS. Case d’abitazione.
HILDA. (_riflettendo_) E non si possono aggiungere dei campanili alle case?
SOLNESS. (_sorpreso_) Che cosa intende dire?
HILDA. Intendo qualcosa che torreggi nell’aria, liberamente, nello spazio, ad un’altezza vertiginosa.
SOLNESS. (_medita un poco_) È davvero strano che lei mi dica questo: è appunto quello che vorrei sopra tutto.
HILDA. (_impaziente_) Ma perchè non lo fa?
SOLNESS. (_scuote la testa_) Gli uomini non vogliono saperne di queste case.
HILDA. E che importa?
SOLNESS. Ma ora sto costruendo una nuova casa per me...
HILDA. Per lei?
SOLNESS. È quasi terminata, ed ha una torre.
HILDA. È alta la torre?
SOLNESS. Sì.
HILDA. Molto alta?
SOLNESS. La gente certo la troverà troppo alta, almeno per una casa d’abitazione.
HILDA. Voglio vedere questa torre subito, domattina.
SOLNESS. (_siede col mento appoggiato alla mano, e la guarda con occhi sbarrati_) Dica, signorina Wangel, qual’è il suo nome?
HILDA. Mi chiamo Hilda.
SOLNESS. (_come sopra_) Hilda? Davvero?
HILDA. Ma non se lo ricorda? Lei stesso mi ha chiamato Hilda, il giorno in cui fu tanto cattivo da...
SOLNESS. Cattivo? Sono stato cattivo?
HILDA. Mi ha detto: «Mia piccola Hilda», e questo mi ha dispiaciuto.
SOLNESS. E perchè?
HILDA. Sì, sopratutto in quel momento. Del resto — «Principessa Hilda» suonerebbe assai bene, mi pare.
SOLNESS. Sicuro, Principessa Hilda di... di... — Come deve chiamarsi il regno?
HILDA. Ah! sciocchezze! di quello stupido regno non voglio saperne.
SOLNESS. (_si è abbandonato sulla poltrona e la guarda sempre immobile_) È strano! Più ci penso, e più mi pare come se in questi anni io mi sia torturato...
HILDA. Perchè?
SOLNESS. Per ricordarmi una cosa già compiuta e che mi pareva di averla dimenticata. Ma non sono stato mai capace di ricordarmi che cosa potesse essere.
HILDA. Avrebbe dovuto fare un nodo al fazzoletto, signor costruttore.
SOLNESS. Per domandarmi in seguito che cosa significasse il nodo?
HILDA. Sicuro; non mancano i prodigi nel mondo.
SOLNESS. (_si alza lentamente_) Mi ha fatto bene al cuore la sua venuta.
HILDA. (_lo fissa con sguardo profondo_) Davvero?
SOLNESS. Mi sentivo così abbandonato e così privo d’aiuto.... (_più piano_) Le dirò: comincio a temere orribilmente della gioventù.
HILDA. (_sprezzante_) Puh! Ma è possibile aver paura della gioventù?
SOLNESS. Sì, proprio. Ecco perchè mi sono rinchiuso qui. (_con aria di segreto_) La gioventù verrà a bussare alla mia porta, vorrà venire da me.
HILDA. In tal caso mi pare che dovrebbe andare ad aprire la porta.
SOLNESS. Aprire?
HILDA. Sì, e lasciarla entrare.
SOLNESS. No, no, no, la gioventù... è l’espiazione. Essa viene avanti, militando sotto una nuova bandiera.
HILDA. (_si alza, lo guardo, e dice con voce tremante_) Posso esserle utile in qualche cosa, costruttore?
SOLNESS. Oh! certo ora può essermi utile, perchè anche lei, mi pare, viene con una nuova bandiera. Gioventù, contro gioventù dunque. (_il Dottor Herdal entra per la porta dell’anticamera_).
SCENA XIV.