Part 1
IL COSTRUTTORE SOLNESS
DRAMMA IN TRE ATTI
DI ENRICO IBSEN
Traduzione del prof. Paolo Rindler ed Enrico Polese Santarnecchi.
MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1906.
Gli editori si riservano i diritti sulla proprietà letteraria, per tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino, e Canton Ticino.
La recita di questo dramma è assolutamente proibita in Italia a chiunque non ne ottenga il permesso dalla Società Italiana degli Autori, Corso Venezia 4, Milano.
Tip. Fratelli Treves.
PERSONAGGI:
HALVARD SOLNESS, costruttore. ALINA SOLNESS, sua moglie. Dott. HERDAL, medico di casa. KNUT BROVIK, già architetto, ora assistente di Solness. RAGNAR BROVIK, suo figlio, disegnatore. KAJA FOSLI, sua nipote. HILDA WANGEL.
_Alcune signore — Popolani._
Luogo dell’azione: la casa del costruttore SOLNESS.
ATTO PRIMO.
SCENA I.
(_Camera da lavoro semplicemente addobbata nella casa del costruttore Solness. Una porta a due battenti, a sinistra conduce nell’anticamera; una porta a destra mette alle camere interne della casa; una porta aperta nella parete in fondo, alla stanza da disegno. Sul proscenio, a sinistra, una scrivania con libri, carte, lettere e l’occorrente per scrivere. Vicino alla porta una stufa. Nell’angolo di destra un divano, un tavolo e due sedie. Sul tavolo una bottiglia d’acqua e un bicchiere. Un tavolo più piccolo con seggiolone e poltrona a dondolo sul proscenio a destra. Lampade da lavoro accese sulla scrivania nella camera da disegno, sul tavolo d’angolo e sullo scrittoio. Nella stanza da disegno siedono_ KNUT BROVIK _e suo figlio_ RAGNAR, _occupati in calcoli di costruzioni; presso lo scrittoio, nella camera da lavoro_, KAJA FOSLI _sta sfogliando il libro mastro._ KNUT BROVIK _è un vecchio magro con barba e capelli bianchi, porta un vestito nero un po’ usato, ma pulito. Ha gli occhiali, cravatta bianca un po’ ingiallita._ RAGNAR BROVIK _è sulla trentina, biondo, veste bene, con portamento leggermente curvo._ KAJA FOSLI, _è una fanciulla gracile, dall’aspetto delicato, sui vent’anni. Veste con cura; porta un para-occhi verde. Tutti e tre lavorano per un momento in silenzio._)
KNUT BROVIK. (_si alza repentinamente, come angosciato, dal tavolo da disegno; respira affannosamente avanzandosi verso la porta aperta_) In verità, non ne posso più.
KAJA. (_avvicinandoglisi_) Dunque, ti senti proprio male oggi, zio?
BROVIK. Mi sembra che vada peggio di giorno in giorno.
RAGNAR. (_si è alzato e si avvicina_) È meglio che tu vada a casa, caro babbo, e che cerchi di dormire un poco.
BROVIK. (_di cattivo umore_) Andare a letto forse? Vuoi dunque che soffochi addirittura?
KAJA. Allora vai a fare una piccola passeggiata.
RAGNAR. Sì, e se vuoi ti accompagnerò.
BROVIK. (_impetuoso_) Non me ne vado se prima non viene qui. Oggi bisogna che alla fine gli parli schietto. Sì (_con rabbia repressa_) a lui, al principale.
KAJA. (_ansiosa_) No, zio, no. Aspetta ancora.
RAGNAR. È meglio aspettare, babbo!
BROVIK. (_respira con affanno_) Ah, ah! ho proprio tempo di aspettare a lungo io!
KAJA. (_tendendo l’orecchio_) Silenzio! eccolo, che sale le scale.... (_ritornano tutti e tre al lavoro. Breve pausa_). (_Il costruttore Halvard Solness entra dall’anticamera. È un uomo piuttosto maturo d’anni, sano e robusto, con capelli tagliati corti e ricci, barba a pizzo e sopracciglia scure e folte. Porta una giacca grigia e verde, abbottonata, con collo dritto e larghi risvolti, ha in testa un cappello di feltro grigio, moscio e sotto il braccio un paio di mappe_).
SCENA II. DETTI E SOLNESS.
SOLNESS. (_sulla soglia, indicando la stanza da disegno, sotto voce_) Sono partiti?
KAJA. (_sotto voce, scuotendo il capo_) No. (_depone il para-occhi. Solness attraversa la camera, butta il cappello sopra una sedia, mette la mappe sul tavolo presso il divano e si avvicina di nuovo allo scrittoio. Kaja scrive senza interrompersi, ma sembra nervosa, agitata_).
SOLNESS. (_ad alta voce_) Che cosa sta facendo lei, Signorina Fosli?
KAJA. (_spaventata_) Oh! non è che una cosa, che...
SOLNESS. Mi lasci vedere, signorina; (_si curva sopra di lei per guardare il libro e sussurra_) Kaja?
KAJA. (_scrivendo, sottovoce_) Che cosa?
SOLNESS. Perchè si toglie sempre il para-occhi quando io vengo?
KAJA. (_come sopra_) Ma, mi rende così brutta!
SOLNESS. (_sorridendo_) E questo non lo vuole lei Kaja?
KAJA. (_alzando gli occhi verso di lui_) No, per tutto l’oro del mondo. No, ai suoi occhi.
SOLNESS. (_le passa leggermente la mano sui capelli_) Povera piccina, povera Kaja.
KAJA. (_abbassando la testa_) Silenzio, possono sentire qui. (_Solness va adagio verso destra, ritorna sui suoi passi e si ferma sulla porta della stanza da disegno_)
SOLNESS. C’è stato qualcuno a domandare di me?
RAGNAR. (_si alza_) Sì; i giovani che vogliono far costruire il villino presso Lövstrand.
SOLNESS. (_borbottando_) Quelli? Possono aspettare. Non ho ancora nessun progetto in mente.
RAGNAR. (_più vicino, alquanto esitante_) Vorrebbero aver i disegni al più presto possibile.
SOLNESS. (_come sopra_) Sicuro, questo lo vorrebbero tutti.
BROVIK. (_alza gli occhi_) Sono ansiosi, dicevano, di abitare una casa propria!
SOLNESS. Certo, certo, conosco queste cose. Prendano quel che trovano e come lo trovano. Si facciano costruire un alloggio, una specie di ricovero, ma non una casa. Lasciate che costoro si rivolgano a un altro. Diteglielo se ritornano.
BROVIK (_si alza gli occhiali sulla fronte e lo guarda meravigliato_) Vuol cedere questo lavoro?
SOLNESS. (_impaziente_) Sì, sì, sì, per Dio! Se assolutamente dev’essere... meglio così, che fabbricare in aria. (_con vivacità_) Perchè li conosco così poco ancora questa gente.
BROVIK. È gente seria; Ragnar li conosce, frequenta la famiglia.
SOLNESS. Seria, seria? Ma non intendo parlar di questo. Dio buono, nemmeno lei mi capisce dunque più, adesso? (_con violenza_) Non voglio aver da fare con stranieri che non conosco. Per mio conto lasciate che si rivolgano a chi vogliono!
BROVIK. (_si alza_) Parla sul serio?
SOLNESS. (_brusco_) Certo — Almeno per ora. (_attraversa la stanza_) (_Brovik scambia un’occhiata con Ragnar che fa un gesto di diniego, poi va nell’anticamera_)
BROVIK. Mi permette dirle due parole?
SOLNESS. Volentieri.
BROVIK. (_a Kaja_) Ritirati nell’altra stanza.
KAJA. (_nervosa_) Ma...., no.... zio....
BROVIK. Fa come ti ho detto, cara, e chiudi la porta. (_Kaja va esitante nella stanza da disegno, guarda Solness ansiosa, con furtivo atto di preghiera e chiude la porta_).
SCENA III.
BROVIK E SOLNESS.
BROVIK. (_più calmo_) Non voglio che i miei poveri ragazzi sappiano quanto sto male.
SOLNESS. Lei ha infatti un aspetto molto abbattuto in questi giorni.
BROVIK. Per me la sarà presto finita. Le forze diminuiscono di giorno in giorno...
SOLNESS. Ma si sieda.
BROVIK. Grazie.
SOLNESS. (_Gli avvicina un poco la poltrona_) Qua, mi faccia il piacere. — Ebbene?
BROVIK. (_si è seduto con fatica_) Si tratta di Ragnar. Che cosa intende fare di lui?
SOLNESS. Vostro figlio naturalmente resta presso di me fin che vorrà.
BROVIK. Ma è appunto questo che non vuole; egli non può più, così gli pare...
SOLNESS. Ma non è pagato abbastanza qui? Però, se chiedesse di più, non sarei contrario....
BROVIK. No, no. Non si tratta di questo. (_impaziente_) Ma bisogna pure che cominci una buona volta a lavorare per conto proprio, anche lui.
SOLNESS. (_senza guardarlo in viso_) Crede che Ragnar abbia della capacità?
BROVIK. Ecco la terribile questione, è ben questo che mi spaventa. Anch’io ho cominciato a dubitare del giovine. Infatti, non gli ha mai detto che... qualche parola incoraggiante. Eppure, talvolta mi sembra che abbia delle buone disposizioni.
SOLNESS. Ma gli è che non ha imparato nulla, veramente a fondo, tranne del disegno.
BROVIK. (_lo guarda con segreto odio e dice con voce rauca_) Anche lei non aveva imparato gran che dell’arte, quando era al mio servizio. Eppure lei andò innanzi (_respira affannosamente_) e riuscì ed ottenne più di me.... più di tanti d’altri.
SOLNESS. Ma, così volle il mio destino.
BROVIK. Ha ragione. La sorte le fu propizia. Ma per ciò appunto lei non può lasciarmi scendere nella tomba... senza che mi sia dato vedere ciò che vale Ragnar. E poi, vorrei vederli sposati... prima di lasciarli per sempre.
SOLNESS. (_ruvido_) È lei che vuole forse così?
BROVIK. Kaja non tanto, ma Ragnar ne parla sempre e con tutti. (_semplicemente_) Dovrebbe fargli avere qualche lavoro. Bisogna che io veda qualche cosa fatta da lui.
SOLNESS. (_irritato_) Ma non posso, per Dio, trovargli le ordinazioni nella luna!
BROVIK. Appunto ora potrebbe affidargli un importante lavoro.
SOLNESS. (_inquieto, sorpreso_) A lui?
BROVIK. Se volesse accordare il suo consenso.
SOLNESS. E di che lavoro si tratta?
BROVIK. (_alquanto esitante_) Lo incarichi della costruzione del villino, presso Lövstrand.
SOLNESS. Quello? Ma quello lo costruirò io stesso.
BROVIK. Se gliene manca la voglia.
SOLNESS. (_impetuoso_) La voglia? A me? E chi l’ha detto?
BROVIK. Lo disse lei, poco fa.
SOLNESS. Non dia peso alle mie parole. E lei crede che Ragnar possa costruire il villino?
BROVIK. Sì, egli conosce la famiglia. E poi per divertimento, ha fatto dei disegni, un preventivo e tutto quel che...
SOLNESS. E sono contenti dei disegni?
BROVIK. Sì, basterebbe che lei volesse rivederli ed approvarli.
SOLNESS. Allora lascierebbero costruire la casa a Ragnar?
BROVIK. Sono rimasti assai contenti delle sue idee: riuscirebbe una casa del tutto nuova, secondo loro.
SOLNESS. Ah! nuova? Non di quel rancido ciarpame che soglio far io!
BROVIK. Dicevan che riuscirebbe una casa _peculiare_.
SOLNESS. (_reprimendo la stizza_) Ah! dunque erano venuti a cercare di Ragnar, qui... mentre io ero assente.
BROVIK. Vennero per parlare con lei e per sentire se mai fosse disposto a rinunciare...
SOLNESS. (_impetuoso_) Rinunciare io?
BROVIK. Nel caso trovasse che i disegni di Ragnar...
SOLNESS. Io! ritirarmi davanti a vostro figlio?
BROVIK. Rinunciare al contratto.
SOLNESS. Ma ciò è tutt’una. (_ride amaramente_) Dunque è così? Halvard Solness deve cominciare a ritirarsi per far posto ai più giovani, a dei ragazzi... far posto!... posto... posto...?
BROVIK. Vi è posto, mi pare, per più di uno solo al mondo.
SOLNESS. Tanto posto non ve n’è. In ogni modo io non mi ritirerò mai... almeno spontaneamente.
BROVIK. (_si alza faticosamente_) Debbo dunque uscire da questo mondo senza speranza? senza conforto? Senza aver visto una sola opera di lui?
SOLNESS. (_voltandosi dall’altra parte_) Uhm! non insista.
BROVIK. Debbo uscire così miseramente da questa vita?
SOLNESS. (_sembra lottare con sè; finalmente dice con voce velata, ma ferma_) Lei ha da lasciare la vita come meglio sa e può.
BROVIK. E sia. (_attraversa la stanza_)
SOLNESS. (_avvicinandosi a Brovik commosso_) Non posso fare altrimenti. Io sono quel che sono e non posso cambiarmi.
BROVIK. No, no — lei non lo può (_vacilla e si ferma presso la tavola vicino al divano_) Mi permette di prendere un bicchiere d’acqua?
SOLNESS. Prego... (_versa l’acqua e gli porge il bicchiere_)
BROVIK. Grazie. (_beve e ripone il bicchiere. Solness va ad aprire la porta della stanza da disegno_)
SCENA IV.
DETTI E RAGNAR.
SOLNESS. Ragnar, accompagni a casa suo padre. (_Ragnar si alza in fretta, e con Kaja entra nello studio_)
RAGNAR. Che cosa c’è babbo?
BROVIK. Dammi il braccio e andiamo.
RAGNAR. Sì, e tu pure Kaja, preparati.
SOLNESS. La signorina Fosli deve restar qui ancora un momento; ha da scrivere una lettera.
BROVIK. (_guarda Solness_) Buona notte. Dorma bene se lo può.
SOLNESS. Buona notte. (_Brovik e Ragnar escono per la porta dell’anticamera. Kaja va alla scrivania; Solness con la testa china, sta a destra su la poltrona_)
SCENA V.
SOLNESS E KAJA.
KAJA. (_incerta_) È una lettera?
SOLNESS. (_breve_) Ma che! (_la guarda accigliato_) Kaja!
KAJA. (_impaurita, a mezza voce_) Che cosa?
SOLNESS. (_con tono di comando_) Mi venga vicino.
KAJA. (_esitante_) Eccomi.
SOLNESS. (_come sopra_) Più vicino!
KAJA. (_ubbidiente_) Che vuole da me?
SOLNESS. (_la guarda un momento_) Debbo ringraziarla di tuttociò?
KAJA. No, no, no, mi creda.
SOLNESS. Sposare... lo vuole sposare?
KAJA. (_adagio_) Ragnar ed io siamo fidanzati da quattro.... cinque anni.... e quindi....
SOLNESS. E quindi è necessario prendere una risoluzione. Non è così?
KAJA. Ragnar e lo zio dicono che io devo sottomettermi....
SOLNESS. (_più mite_) Kaja, in fondo, in fondo, lei non vuole bene a Ragnar?
KAJA. Una volta gli volevo bene... molto bene... prima di venir in casa sua.
SOLNESS. Ma ora non più?... affatto?
KAJA. (_con passione congiungendo le mani_) Ma lo sa che ora non amo che una sola persona; che non posso più voler bene a nessun’altro!
SOLNESS. Sì e poi mi lascia, mi abbandona.
KAJA. Ma non posso restare presso di lei, se anche Ragnar?...
SOLNESS. (_con gesto di diniego_) No, ciò è assolutamente impossibile. Se Ragnar si rende indipendente e comincia a lavorare da solo, avrà bisogno di lei.
KAJA. (_torcendo le mani_) Ah! ma crede ch’io possa separarmi da lei! È impossibile, assolutamente impossibile!
SOLNESS. In tal caso procuri di distogliere Ragnar dalle sue sciocche idee. Lo sposi pure (_cambia tono_) intendo — faccia in modo che rimanga. Così potrò avere lei pure, cara Kaja.
KAJA. Ah! che bella cosa se si potesse fare così!
SOLNESS. (_prendendole con due mani la testa, sussurrando_) Perchè non posso stare senza di lei, capisce! voglio averla vicina sempre, lei.
KAJA. (nervosamente ammaliata) Ah! mio Dio!
SOLNESS. (la bacia) Kaja, Kaja.
KAJA. (si getta in ginocchio innanzi a lui) Oh! come è buono con me! come è buono!
SCENA VI.
DETTI E LA SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. (_violento_) Si alzi, si alzi, viene gente, (_lo aiuta ad alzarsi; essa vacillando va allo scrittoio. La Signora Solness entra dalla porta a destra. Ha l’aspetto macilento ed afflitto, con le tracce di una bellezza passata, riccioli biondi, elegante, tutta vestita di nero. Parla un po’ piano e con voce lamentosa_).
SIG. SOLNESS. (dalla porta) Halvard!
SOLNESS. (si volta) Ah! sei tu, cara!...
SIG. SOLNESS. (guardando Kaja) T’importuno, almeno pare.
SOLNESS. Niente, affatto. La signorina Fosli deve scrivere una lettera.
SIG. SOLNESS. Ah! sì, lo vedo bene.
SOLNESS. Hai qualcosa da dirmi, Alina?
SIG. SOLNESS. Volevo dirti solamente che c’è di là il Dott. Herdal e se vuoi vederlo...
SOLNESS. (la guarda con sfiducia) Va bene. Ha bisogno urgente di parlare con me?
SIG. SOLNESS. No. Egli è venuto soltanto a farmi visita e ne vorrebbe approfittare per salutarti.
SOLNESS. (ride silenziosamente) Bene, bene. In tal caso pregalo di aspettare un poco.
SIG. SOLNESS. (guardando di nuovo Kaja) Verrai un po’ più tardi, nevvero Halvard? (esce chiudendo la porta)
SCENA VII.
DETTI, MENO LA SIGNORA SOLNESS.
KAJA. (_sottovoce_) Oh, Dio! Dio! La signora certamente penserà male di me.
SOLNESS. Ma che! neppur per sogno. In ogni modo non più del solito. Però, adesso, è meglio che lei se ne vada, Kaja.
KAJA. Sì, sì, subito.
SOLNESS. (_severo_) E faccia in modo d’accontentarmi. Ha capito?
KAJA. Oh! se non dipendesse che da me...
SOLNESS. Voglio tutto accomodato per domani.
KAJA. Se non si potrà fare altrimenti, la finirò con lui.
SOLNESS. (_con violenza_) Finirla con lui, lei vorrebbe?....
KAJA. (_disperata_) Sì, piuttosto... Perchè io voglio restar presso di lei. Non me ne posso staccare.
SOLNESS. (_si alza_) Ma per Dio, e Ragnar? Ma se è appunto per Ragnar che io...
KAJA. (_lo guarda con occhi spaventati_) Che cosa intende dire?... lei dunque vorrebbe col mio mezzo...
SOLNESS. (_si riprende_) Ah! no, non ci badi. Mi sono spiegato male. (_dolce e sottovoce_) È lei solamente, lei, che voglio avere qui, da me, a preferenza di chiunque altro. Ed è perciò che lei deve persuadere Ragnar a restare nel suo impiego. Ma ora vada a casa.
KAJA. Sì, sì. Buona notte.
SOLNESS. Buona notte. (_trattenendola_) Ah! mi dica, sono qui i disegni di Ragnar?
KAJA. Credo; non ho visto che li abbia portati con sè.
SOLNESS. Vada di là e me li porti. Voglio esaminarli un poco.
KAJA. (_lieta_) Ah, sì, lo faccia.
SOLNESS. Per far piacere a lei, cara Kaja.
KAJA. (_Corre nella stanza da disegno, cerca ansiosa nel cassetto, ne estrae una cartella e gliela porta_) Ecco qui tutti i disegni.
SOLNESS. Bene, li metta sopra quel tavolo.
KAJA. (_li depone_) Buona notte dunque. (_con atto di preghiera_) E pensi a me con bontà e simpatia.
SOLNESS. Ah! questo sempre. Buona notte, cara, piccola Kaja. (_guarda di sbieco verso destra_) S’affretti, è già tardi.
SCENA VIII.
DETTI, IL DOTTORE HERDAL E LA SIGNORA SOLNESS.
(_La signora Solness ed il Dottore Herdal entrano dalla porta di destra. Il Dottore è un uomo attempato, corpulento, dal viso rotondo e allegro, senza barba, ha capelli bianchi, porta gli occhiali d’oro_).
SIG. SOLNESS. (_sulla porta aperta_) Halvard, il dottore non può trattenersi più a lungo.
SOLNESS. Allora entri, entri pure.
SIG. SOLNESS. (_a Kaja, che abbassa la lampada dello scrittoio_) Ha già terminata la lettera, signorina?
KAJA. (_confusa_) La lettera?... Sì, era tanto breve!...
SIG. SOLNESS. Infatti doveva essere molto breve, davvero.
SOLNESS. Vi prego, signorina Fosli, di essere qui domattina per tempo.
KAJA. Va bene. Buona notte, signora. (_esce per la porta dell’anticamera_).
SCENA IX.
DETTI, MENO KAJA.
SIG. SOLNESS. Devi esser ben contento, Halvard, di quella signorina!
SOLNESS. Certamente. Ella riesce in tutto.
SIG. SOLNESS. Lo si vede.
DOTT. HERDAL. È abile nella contabilità?
SOLNESS. Oh! ha acquistato molto in questi ultimi due anni. E poi è volonterosa e pronta a tutto quello che le si chiede.
SIG. SOLNESS. Ed è questa una qualità importantissima e piacevole.
SOLNESS. Certo; specialmente quando non si è avvezzi a trovarla in quelli che ci son vicini.
SIG. SOLNESS. (_con dolce rimprovero_) Lo dici per me, Halvard?
SOLNESS. No, no, cara Alina; scusami.
SIG. SOLNESS. Non c’è di che. Dunque, signor Dottore, tornerà a prendere il the con noi?
DOTT. HERDAL. Verrò appena avrò finito di visitare i miei malati.
SIG. SOLNESS. Ci conto (_esce dalla porta a destra_).
SCENA X.
DETTI, MENO LA SIGNORA SOLNESS.
SOLNESS. Ha premura, Dottore?
DOTT. HERDAL. No, affatto.
SOLNESS. Allora possiamo discorrere un poco insieme?
DOTT. HERDAL. Ben volontieri!
SOLNESS. Sediamoci. (_fa sedere il dottore sulla sedia a dondolo e prende posto nella poltrona_)
SOLNESS. (_con lo sguardo penetrante_) Ebbene, dica: ha osservato qualche cosa in Alina?
DOTT. HERDAL. Ora, mentre era qui?
SOLNESS. Sì; non ha notato in lei qualche cosa?
DOTT. HERDAL. (_sorride_) Sì, per bacco, non può sfuggire a nessuno, che sua moglie... hem...
SOLNESS. Ebbene?
DOTT. HERDAL. Che sua moglie non nutre molta simpatia per quella signorina Fosli.
SOLNESS. Niente altro? Questo l’avevo osservato anch’io.
DOTT. HERDAL. E non credo ci sia da farne grandi meraviglie...
SOLNESS. Di che cosa?
DOTT. HERDAL. Che essa non veda di buon occhio un’altra donna, che le sta vicino tutto il giorno.
SOLNESS. Eh! forse lei ha ragione, ed anche Alina... Ma non si può fare altrimenti.
DOTT. HERDAL. Non potrebbe prendere un commesso?
SOLNESS. Il primo venuto? Non saprei che farmene.
DOTT. HERDAL. Ma se sua moglie, debole com’è.... se non potesse continuare a sopportare...
SOLNESS. E allora, tanto peggio. Kaja Fosli deve rimanere in casa mia... ho bisogno di lei, e nessun altro potrebbe prendere il suo posto.
DOTT. HERDAL. Nessun altro?
SOLNESS. Nessun altro.
DOTT. HERDAL. (_avvicinando la sedia a Solness_) Senta, caro signor Solness, posso permettermi una domanda?
SOLNESS. Dica pure.
DOTT. HERDAL. Le donne, vede, in certe cose hanno un odorato finissimo.
SOLNESS. È vero... E così?
DOTT. HERDAL. Ora, se sua moglie non può proprio soffrire questa Kaja Fosli...?
SOLNESS. Ebbene?
DOTT. HERDAL. Questa antipatia poi sarebbe veramente senza alcun motivo?
SOLNESS. (_lo guarda e si alza_) Oh! oh!
DOTT. HERDAL. Non se l’abbia a male se insisto per voler sapere se questa antipatia sia giustificata.
SOLNESS. (_breve e deciso_). No, è ingiustificata.
DOTT. HERDAL. Dunque non c’è la minima ragione?
SOLNESS. No. In tutto questo non ci è che il carattere sospettoso di mia moglie.
DOTT. HERDAL. Io so che lei ha conosciute parecchie donne, caro Solness.
SOLNESS. Non lo nego.
DOTT. HERDAL. Ed a qualcuna ha voluto molto bene.
SOLNESS. Anche questo è vero.
DOTT. HERDAL. In questa faccenda della signorina Fosli... non ci sarebbe nulla?
SOLNESS. No. Da parte mia, no...
DOTT. HERDAL. E da parte di lei?
SOLNESS. Io credo, dottore, che lei non abbia alcun diritto di interrogarmi su questo.
DOTT. HERDAL. Parliamo dell’odorato di vostra moglie.
SOLNESS. Sia. E quanto a questo... (_abbassando la voce_) Alina ha assai buon naso, come dice lei.
DOTT. HERDAL. Ebbene? Che le diceva io?
SOLNESS. (_siede_) Dottor Herdal, le racconterò una storia strana. Vuol prestarmi attenzione?
DOTT. HERDAL. Ascolto volentieri le storie strane.
SOLNESS. Si ricorderà forse che presi al mio servizio Knut Brovik e suo figlio, quando il vecchio si trovava assai a mal partito.
DOTT. HERDAL. Infatti ne ho inteso a parlare.
SOLNESS. Sono due brave ed oneste persone, debbo convenire. Ma ecco che un giorno il giovane Brovik ha l’idea di fidanzarsi. Naturalmente non appena ammogliato incomincerebbe a lavorare da solo. I giovani hanno tutte le stesse aspirazioni.
DOTT. HERDAL. (_ride_) Hanno la mania di volersi sposare.
SOLNESS. A me questo non converrebbe, perchè di Ragnar e di suo padre ho bisogno; sì, anche del vecchio. È ottimo nei calcoli sulle resistenze, sul volume e su tutte queste cose noiose.
DOTT. HERDAL. Eh! pur troppo ci vogliono anche queste.
SOLNESS. Eh! sì. Ora Ragnar voleva cominciare a lavorare da solo ed io non potevo oppormi.
DOTT. HERDAL. Ma pure è rimasto con lei.
SOLNESS. Ora sentirà. Un giorno Kaja Fosli venne a trovarli per un affare. Non c’era mai venuta prima. Quando m’accorsi che si amavano, mi venne un’idea. Se posso aver la ragazza, pensai, forse rimarrà anche Ragnar presso di me.
DOTT. HERDAL. Era un’idea buona.
SOLNESS. Non dissi una parola in proposito, non feci che guardarla... e desiderai con forza di averla qui, vicino a me. Poi scambiai qualche parola con lei, amichevolmente.
DOTT. HERDAL. E dopo?
SOLNESS. Il giorno dopo verso l’imbrunire, quando il vecchio Brovik e Ragnar erano già andati via, essa tornò, e mi parlò come se tra noi ci fosse stato un accordo.
DOTT. HERDAL. Un accordo? a proposito di che?
SOLNESS. A proposito di quello che io avevo pensato. Eppure non una sola parola mi era sfuggita.
DOTT. HERDAL. È davvero strano!
SOLNESS. Essa mi domandò quali sarebbero state le sue occupazioni e se poteva incominciare subito la mattina dopo.
DOTT. HERDAL. Non crede lei che lo abbia fatto allo scopo di stare col suo fidanzato?
SOLNESS. Anche a me venne in mente questo, in principio; ma no, essa lo ha sfuggito sempre. Ho osservato che essa mi sente quando mi avvicino e che trema tutta appena la guardo. Che cosa ne dice lei?
DOTT. HERDAL. Hum! Si può spiegare facilmente.
SOLNESS. Bene, ma il resto? La convinzione di aver sentito dalla mia bocca, ciò che io m’ero accontentato di pensare, di volere... in silenzio, da solo, nel mio interno; può spiegare anche questo, Dottor Herdal?
DOTT. HERDAL. Non mi credo capace di tanto.
SOLNESS. Me lo figuravo; e per questo non ne ho mai parlato. Ma alla lunga mi pesa, capisce? È un delitto che commetto contro di lei, povera ragazza. (_con violenza_) Ma non posso altrimenti. Perchè se essa mi va via, perdo anche Ragnar.
DOTT. HERDAL. E questo non l’ha raccontato mai a sua moglie?
SOLNESS. No!
DOTT. HERDAL. E perchè mai non lo fa?