Part 5
Filosofava così per distogliersi dall'idea di scappare da quell'albergo straniero, accorrere da lei, gettarsele ai piedi e chiederle perdono!... Inoltre, chi poteva proprio assicurarlo che egli giudicasse dirittamente ora e non allora? Come discernere, con certezza, se la misteriosa malattia che lo faceva così sentimentalmente fantasticare provenisse da profondo dolore per grave delusione, o da dispetto di orgoglio e di vanità femminile? O da altra cagione, accidentale, che non aveva niente che vedere con l'una o con l'altra?
E così quando lesse, pochi giorni dopo, in un giornale italiano la notizia del suicidio della signora Arici attribuito a momentanea esaltazione morbosa, egli rimase perplesso, con un groppo di singhiozzi che gli stringeva la gola, e con una viva repugnanza di assumere parte della responsabilità di quell'atto disperato.
Chiamò il cameriere, ordinò che gli portasse il conto dell'albergo, e cominciò a preparare le valigie. Avrebbe ripreso la sua corsa pel mondo, finchè i danari gli fossero bastati, finchè non si fosse annoiato di errare, ignoto tra gente ignota... E poi?... E poi avrebbe continuato a vivere come prima, sarebbe invecchiato, inutile agli altri e a sè stesso.. e sarebbe morto, portando con sè nell'altro mondo, come testimonianza della sua dimora in questo, assieme con un bel sogno, la soddisfazione di aver amato davvero, una sola volta... e la lusinga o il sospetto di essere stato amato davvero, una sola volta!
RACCONTAVA IL DOTTOR MAGGIOLI...
I. I microbi del signor Sferlazzo.
Si parlava di microbi.
--Il soggetto è troppo grave da poter essere accennato in conversazione--disse il dottor Maggioli.--E poi, io sono oramai un po' fuori dal mondo scientifico; sto a guardare, sto a sentire quel che fanno e dicono gli altri, e non ho più voce in capitolo. La mia opinione sarebbe di nessun valore. Quando diventiamo vecchi, non ci si atrofizzano soltanto i muscoli e le ossa, ma anche il cervello. Certe idee nuove non possiamo più assimilarcele, non riesciamo ad intenderle; e resistiamo financo all'evidenza dei fatti. In ogni modo, a proposito di microbi, ho una storiella da raccontare.
Il cavalier Carmine Sferlazzo (il suo deputato lo aveva fatto crocifiggere con la stella d'Italia perchè attivissimo elettore) non era un'aquila, oh, no! ma era certamente una brava persona.
Egli aveva letto su pei giornali molte chiacchiere intorno a questi maledetti invisibili animalini che ora si trovano dappertutto e dei quali, anni fa, nessuno sapeva niente; ma da uomo prudentissimo, che non dà retta alle fandonie dei _fogli_, non se n'era dato gran pensiero.
Si trattava però della salute, della vita anche; ed egli, che voleva star bene e restare quaggiù il più lungamente possibile, aveva pensato che era meglio avere netta la coscienza; per ciò era andato a consultare il suo medico ordinario.
--Dunque, questi microbi? Bisogna dar retta ai giornali?
--Siete come i contadini anche voi?--aveva risposto il dottore.
--Illuminatemi, spiegatemi tutto. Sono venuto appunto per questo.
Altro che illuminarlo! Colui lo aveva atterrito a dirittura.
Milioni! Nell'acqua, nelle erbe, nei panni, fuori e dentro di noi, tra i denti, tra le ugne, negli intestini, nell'aria che respiriamo! Fin in Paradiso! aveva conchiuso quello scomunicato che non credeva a niente più in là dalla punta del suo naso.
Il cavaliere, all'ultimo, aveva scrollato il capo, diffidente, convinto anzi che quegli avesse esagerato a posta, per fargli paura.
Ma un giorno l'infame dottore, trovatolo, per via, lo aveva preso sotto braccio, e lo aveva condotto nel suo studio.
--Volete vedere i microbi?
--Dove sono?
--Qui.
E gli aveva messo sotto gli occhi un tubetto di vetro, con in fondo un dito di gelatina. Postolo a sedere davanti a un tavolino su cui era preparato il microscopio, lo aveva poi iniziato nei misteri dell'invisibile.
--Eh? Vedete come guizzano? Come si agitano quelle virgolette nere? Sono ingrandite trentamila volte!
--E che razza di virgole sono?
--Microbi del tifo!
Il cavaliere diè un balzo. Voleva ammazzarlo dunque? O, per lo meno, farlo ammalare per cavarsi il bel gusto di guarirlo?
--Questi scherzi non si fanno, dottore!
--Oh, non c'è pericolo!
Doveva essere così, se il dottore maneggiava la gelatina impunemente; ma egli non si sentì tranquillo, neppure dopo che quegli lo ebbe spruzzato da capo a piedi con la soluzione di bicloruro di mercurio con cui gli aveva fatto lavare e si era lavato le mani pure lui.
Quella notte il poveretto non chiuse occhio.
--Ragioniamo!--diceva a sè stesso.--Questi dottori, questi scienziati sono, su per giù, una manica di ciarlatani. Ce le danno a bere grosse, sicuri che noi ignoranti non possiamo smentirli. Quell'altro professore, ieri, non voleva darmi a intendere che è stata misurata, fino a un millimetro, la distanza dalla terra al sole? Hanno mandato gli ingegneri a misurarla col compasso? Fandonie! Ciarlatanate! E la luce delle stelle che mette dieci, dodici, venti mila anni ad arrivare quaggiù! Hanno forse avuto sott'occhio il passaporto di essa, vistato dai sindaci di là? Fandonie! Ciarlatanate! Ma almeno queste sono innocue. Con la storia dei microbi però... Eh, via! I medici fanno il proprio interesse. Ora, quando non capiscono niente di una malattia, ci spiattellano in faccia: Microbi! E si tolgono ogni responsabilità. Spetta a noi cautelarci, guardarci!... E prima? Il mondo esiste da secoli... La gente, una volta, campava duecento, quattrocento anni. Dov'erano allora i microbi? Domineddio li ha creati a posta oggi, per far il comodo dei medici? Fandonie! Ciarlatanate!... Ma poi... chi sa? Le ho vedute proprio con questi occhi, quelle brutte virgole del tifo! Le chiamano virgole! E fanno fare punto fermo e daccapo, per tutta l'eternità! Belle virgole!
Si voltò e rivoltò sul letto tutta la nottata, ripetendosi a ogni po':--Ragioniamo!--Che voleva ragionare? All'alba non ragionava più, con lo spavento delle terribili virgole addosso.
E che accadeva? Neppure a farlo a posta!
Da lì a un mese, egli si ammalava di tifo!
--Ah, dottore! Siate galantuomo ora; guaritemi, se non volete che io vi maledica morendo!
E invece di rispondergli:--Sì, vi guarirò, farò il mio dovere!--il medico lo aveva sgridato con stizza:
--Non dite sciocchezze!
Febbre a quaranta gradi; delirio, durante il quale il povero cavaliere si sentiva rodere le carni dalle virgole nere osservate sotto le lenti del microscopio; coma, abbattimento, e tutti i malanni che il tifo porta con sè. Nei brevi lucidi intervalli concessigli dalla febbre e dal delirio, egli si recitava _deprofundis_ e _requiem_, e dava occhiatacce di odio al dottore, che intanto aveva la sfacciataggine di assicurargli:
--Siamo fuori di pericolo!
Infatti, il cavaliere ne era uscito quasi per miracolo, ma diventato proprio un altro.
Quei microbi a cui fin allora non aveva voluto credere, ora, dopo l'esperienza, diceva, li vedeva dappertutto; e la sua vita diveniva un continuo tormento. In casa sua, dove prima entrava appena qualche romanzo francese, del Montepin, del Merouvel e simili, prestatogli da questo o quell'amico, ora si accumulavano giornali, opuscoli, fascicoli di riviste mediche, opere in più volumi, con figure, intorno ai diabolici microbi, dai quali egli voleva guardarsi e difendersi finchè fosse stato possibile.
Ogni suo atto era regolato scientificamente, con minuzia da sbalordire; il puzzo dell'acido fenico, del sublimato corrosivo, di altri disinfettanti prendeva alla gola chi aveva la disgrazia di dover andare a trovar il cavaliere in casa, per qualche affare.
Agli amici non più strette di mano, non più baci di addio o di ben arrivato; non si sapeva mai quel che costoro potevano portar addosso, senza loro colpa! E che scene con la sua amica, alla quale una sera aveva annunziato:
--Da oggi in poi, niente baci, niente carezze! Niente! Non voglio infettarti di microbi, nè esserne infettato! Ah, tu non sai! È terribile.
Quell'ignorantaccia intanto supponeva che fosse un pretesto per distaccarsi da lei a poco poco, per abbandonarla! E per ciò non voleva sentir parlare di acido fenico, di sublimato, di disinfettanti di nessuna sorta.
Oh, meglio quando egli non sapeva nulla! E la chiamavano scienza questa che, invece di guarire la gente, la faceva morire di paura!
Mangiando un boccone, bevendo un dito di vino, o di acqua bollita e ribollita, insipida da far nausea, il poveretto si domandava spesso:
--Ci sono? Non ci sono?
E il minimo dolorino di pancia, la minima accapacciatura lo tenevano in ambascia mortale. Eppure vedeva che la gente se n'infischiava della scienza e dei microbi; mangiava a crepapelle, si ubbriacava, faceva stravizii di ogni genere, e campava allegra, e moriva... quando doveva morire: giacchè una volta o l'altra, con una scusa o con un'altra, bisognava fare, pur troppo, quella bestialità! Ma sùbito si riprendeva:
--Non è una bella ragione! Se gli altri vogliono ammazzarsi, padronissimi! Io ora so; io ora debbo premunirmi!
Si premuniva, sì, ma dimagrava, diveniva giallo come una carota, a furia di privazioni, a furia di regime scientifico. Egli, che, prima, avrebbe digerito anche il ferro, era già ridotto a non poter digerire più, chi sa per quale razza di microbi acchiappati non ostante le cautele! Ah, Signor Iddio! Ed erano questi i benefici della Scienza? Perchè non lasciare in pace la umanità, visto che i microbi erano invincibili, onnipossenti, eserciti, miriadi, da starne due, tre milioni rannicchiati nello spazio di un foro fatto con la punta di uno spillo?
Era scoraggiato; non li combatteva più con fede, dopo di aver letto che, ammazzati i microbi di una specie, si faceva un favore a quelli di un'altra; la quale così prendeva rigoglio, si moltiplicava più rapidamente. E l'infelice impallidiva leggendo giornali, riviste mediche, che poi--si lamentava--parlavano turco per non farsi capire e far disperare un galantuomo che voleva istruirsi.
Lotta a corpo a corpo! Ma che lotta, con un nemico invisibile, con cui non si sapeva precisamente mai chi aveva vinto o chi era rimasto sconfitto?
Si rassegnava a vivere solo, come un cane, lontano da tutti.
--Eh, cavaliere? Non vi si vede più! Che avete? Non state bene?... Dio, come siete ridotto!
--Beato voi, che siete un ignorante!--rispondeva l'infelice.
--Ah!... La solita storia dei microbi!
Ormai tutti sapevano la sua fissazione, e gli ridevano in viso.
Ma una mattina, che è che non è, ecco il cavaliere, vispo e gaio, che va in piazza a far la spesa, senza più badare a niente. Una catasta di roba! Erbaggi, frutta, pesce, carne, salami, pasta, burro, conserva, mostarda: una catasta! E un barile di vino rosso, di quello!
Era ammattito all'incontrario?
--Insomma, che è accaduto, Cavaliere?
--Ah, la scienza! La scienza! È come la spada di... di quel tale, che feriva e sanava nello stesso punto! Gli scienziati, ecco la rovina della scienza!...Microbi? Sissignori! Ma, Dio benedetto, aspettate un po', studiate bene prima di scompigliare il mondo con certe scoperte! Finalmente c'è stato chi ha messo a posto ogni cosa!... Farò un viaggio per andare a baciargli la mano, quella mano che ha scritto l'opuscolo _La funzione dei microbi nell'organismo umano!_
Lo guardavano sbalorditi, pensando:
--Senti come parla quel bestione del cavaliere! È proprio ammattito all'incontrario!
Ma egli continuò per settimane a predicare il nuovo vangelo, la vera _Buona Novella_ dei microbi. E prendeva indigestioni per nutrirli, per amicarseli tutti quelle care _virgole_... e _punti_--diventava faceto--che gli stavano annidati addosso, tra i denti, tra l'orlo delle ugne, negl'intestini, nel sangue, nelle ossa; convinto ormai che l'uomo non fosse altro che un vasto _microbaio_ a cui bisognava dar nutrimento, se si voleva star bene.
Vedevano? Egli era ritornato grasso, roseo, forte: gli si era fin stirata la pelle vaiolata della faccia, ora che badava lui a dar da mangiare scientificamente ai microbi; i quali, poverini, non chiedevano niente di meglio che di vivere in pace, ben nutriti, quasi accarezzati!
--Questo, pei microbi della mucosa! Questo, pei microbi del sangue! Questo, pei microbi dei nervi! Questo, pei microbi dei muscoli! Questo pei microbi delle ossa! Sissignori anche per quelli delle ossa.--E più essi divoravano, più egli stava bene! Se li sentiva rimescolare addosso, dentro, nelle più intime fibre del corpo; ma ora li conosceva perfettamente quei cari amici! Amici, sì, sì! Lavoravano per lui, combattevano per lui, distruggendo i nemici che lo assalivano di fuori. Se non si trovavano in forza, come potevano resistere? E certi imbecilli di scienziati avevano proclamato la crociata:--Morte ai microbi!--Imbecilli! Viva i microbi! si doveva gridare.
E il giorno che un capo ameno gli disse:
--Ebbene, insegnatemi il vostro metodo di dar il pasto a coteste feroci bestioline!--il cavaliere lo invitò a pranzo, e gli spiegò tutto:
--Questo, pei microbi della mucosa! Questo...
Intanto divorava come un lupo affamato, e beveva, beveva, perchè bisognava anche dar da bere a quei carissimi _amici_!
All'ultimo, si levò in piedi, alzando il bicchiere ricolmo per fare un bel brindisi. Ma barcollava, il braccio non gli stava fermo, e la lingua gl'impastava le parole in bocca.
--Viva i microbi!--balbettò--Viva i microbi!
E ruzzolò sotto la tavola.
II. L'incredibile esperimento.
--Eh, no!--disse il dottor Maggioli.--Non si tratta di creatura umana nel vero senso della parola; _preumana_, tutt'al più!
--Oh! Oh! Oh!
Le signore protestarono in coro, e la baronessa Lanari, battendogli col ventaglio sul braccio, tra indignata e sorridente, soggiunse:
--Queste enormità, non dovrebbe dirle mai davanti a noi!
--Perdoni--rispose il dottore.--La verità va detta dovunque, davanti a chiunque, specialmente quando è richiesta. La scienza, infine, non ha obbligo di essere galante.
--Ma gli scienziati, sì,--replicò la baronessa.
--Secondo. Interrogato, ho dovuto rispondere. E poi, la mia età mi dispensa da certi riguardi. La parola dei vecchi è impersonale.
--Ma dunque lei crede, sul serio...?
--Che la donna è una creatura _preumana_. E non è opinione mia soltanto, ma di qualche eminente scienziato... e della Bibbia pure.
--Alla Bibbia si fa dire tutto quel che si vuole--lo interruppe la baronessa.
--Questa volta la Bibbia parla chiaro, e la storia naturale più chiaro ancora. La Bibbia dice: _Dio creò l'uomo a sua immagine e lo creò maschio e femina_. La storia naturale ci mostra tuttavia questo caso in parecchi animali inferiori, che sono maschio e femina, come la creatura umana primitiva. Così Giobbe ha potuto poi dire: _Homo natus de muliere_, l'uomo nato dalla donna. Infatti nasce anche al presente dalla donna, e nascerà sempre dalla donna, anche quando...
Il dottor Maggioli si fermò un istante, guardando con aria interrogativa la baronessa.
--Ecco--riprese;--lei mi ha messo in imbarazzo, richiamandomi alla galanteria; non so più andare avanti.
--Ormai!--rispose la baronessa, ridendo.--Dopo il bel complimento che ci ha fatto, siamo preparate a tutto noi signore. Inoltre, non vogliamo privarci del piacere di sentirlo parlare.
--Io sono positivo--continuò il dottore.--Amo le teoriche fino a un certo punto; ma quando una teorica diventa fatto... E questa di cui dovrò ragionare è già stata tale, per eccezione, una sola volta, finora. Diverrà regola in avvenire.
--Si spieghi meglio; non ci supponga altrettante scienziate!
--È un po' difficile, ma tenterò; e se non saprò evitare qualche crudezza, la responsabilità sarà tutta sua. Rammentano il processo e la condanna del professore Manlio Brezzi? Processo a porte chiuse, di cui si occuparono tanto i giornali, parecchi anni fa?... Ah! Io ho il difetto di tutti i vecchi, che non sanno capacitarsi di esser tali. Anni fa! Ma in quel tempo molti di loro non erano ancora nati, parecchi erano bambini: qualcuno, giovanetto da occuparsi di ben altro che di processi scandalosi. Non si spaventino; quel processo fu scandaloso in apparenza; nessuno può saperlo meglio di me. Il mio povero amico e collega venne condannato a essere chiuso in una casa di salute, e vi morì, divenuto pazzo davvero, quantunque vi fosse entrato con la pienezza della ragione. È caso frequente nei manicomii. Allora io ero partito da poco per l'America, e non potei testimoniare in favore del mio amico. Avessi anche potuto farlo, non sarei stato creduto. Avrei corso il rischio di essere giudicato matto pure io.
--Di che strano delitto era dunque accusato quel professore?
--Di aver abusato della figlia diciottenne, e di averla fatta morire per nascondere quell'infamia.
--E non era vero?... E fu condannato?
--Innocente, non poteva giustificarsi. Quel che egli aveva fatto era proprio incredibile. La giustizia umana fu indulgente, dichiarandolo pazzo; ne convengo. Manlio Brezzi era un cercatore, un precursore. Quando s'intravedevano appena alcune possibili applicazioni dell'elettricità, egli già faceva studi, prove e riprove giudicate assurde, e oggi conquiste che non meravigliano nessuno. E non era un semplice sperimentatore, ma un pensatore, un filosofo, grande per lo meno quanto la sua modestia, cioè grandissimo. Egli leggeva nell'avvenire come in un libro aperto; ma non faceva profezie, determinando, specificando. Diceva:--Dovrà accadere questo e questo. Quando? Dove? Come? Non ne so nulla. Ma accadrà infallibilmente.--Per lui i secoli, nella vita dell'umanità, contavano quanto i minuti della nostra esistenza. Un sintomo sociale, impercettibile per gli altri, s'ingrandiva davanti ai suoi occhi come sotto potentissima lente, arrivava sùbito alle sue estreme conseguenze. Ed io posso testimoniare che egli non si è mai ingannato, mai! I fatti gli hanno dato sempre ragione.
--Anche quello per cui è stato condannato, ed è ammattito?--domandò maliziosamente la baronessa.
--Quello assai più di tutti, perchè è quasi un miracolo. Cinquant'anni addietro, si parlava appena di quel che oggi porta il formidabile nome di feminismo; cinquant'anni addietro nessuno sospettava che un giorno avrebbe trovato proseliti e apostoli--fuori del cristianesimo--il _misoginismo_, l'odio contro la donna. Brezzi li aveva intraveduti, in germe, li aveva visti crescere e fiorire con la straordinaria virtù della sua immaginazione di scienziato; e una sera, nel suo studio, d'onde usciva rare volte soltanto per udire un po' di buona musica antica, una sera potè dirmi:
--Vedi, quanto è meravigliosa l'azione latente del pensiero che ha creato, e va continuamente creando questo e gli altri mondi dell'universo! La donna, proclamando la sua _emancipazione_, crede di provvedere alla sua sorte, e invece non fa altro che lavorare all'emancipazione dell'uomo dall'attuale giogo di lei. E tutti e due, maschio e femina, non capiranno, per un bel pezzo, che non si tratta di loro, personalmente, ma della specie; che dovranno liberarsi, alla fine, dal capriccio, dall'accidente che è nell'individuo e nelle forze brute della Natura, e attuare la propria legge riflessivamente, cioè costringendo le forze brute a operare non a loro capriccio, per caso, ma ragionevolmente, come già cominciamo a imporre all'elettricità, che sarà tra non molto nostra schiava. Domineddio o la Natura (è lo stesso) provvide, da principio, alla specie creando l'uomo maschio e femina insieme, al pari delle Palmelle e dei Zignemi tra gli Infusorii; e se separò poi i due sessi, li avvinse e li tiene ancora avvinti per via del senso, e anche per via del sentimento, costringendoli ad amarsi perchè procreino e continuino indefinitivamente la specie... fino a che non sarà intervenuta la scienza per ricondurre la donna a quel che è stata sempre e che sarà sempre (giacchè non può essere altro): un'incubatrice di creature umane, ma senza il concorso del maschio!
Così nude e crude, queste affermazioni sembrano assurde; ma, svolte dalla sua parola dotta, feconda, quasi poetica, diventavano d'una chiarezza, e d'una efficacia irresistibile.
--Senza il concorso del maschio?--feci io quella sera, non afferrando bene il suo concetto.
--Certamente. Quel gran chimico che ha detto che noi creeremo l'uomo coi lambicchi, ha detto una sciocchezza: lo creeremo senza il maschio, senza l'amore e il sentimento e senza gli altri inutili ammennicoli; con quella stessa forza che la natura ha adoprato e adopra per la creazione, l'_elettricità_; facendo selezioni, scelte ora affatto impossibili, e perfezionando le specie fino al punto in cui non sarà più quella che ora è. Non ricorreremo però a lambicchi, a fornelli o ad altro macchinario più complicato; ci serviremo del fornello, del lambicco, dell'eccellente macchinario che la natura ha elaborato a questo scopo; della vera _Magna Parens_, della donna; non sapremmo inventare niente che valga a sostituirla.
--Insomma, secondo te--lo interruppi--arriveremo alla fecondazione artificiale per via dell'elettricità...
--C'è qualche matto che già sperimenta, e che crede d'essere già su la buona via di scoprire...
E scrollava il capo, con benevola malizia nel sorriso e nel lampo degli occhi.
Sì, egli pensava a questo gran problema sin d'allora, e ne calcolava tutte le difficoltà, come pure tutte le conseguenze nella vita sociale.
--La maggiore difficoltà consiste--egli diceva--nel trasformare, l'elettricità minerale, vegetale e animale in elettricità umana. Ma forse, non è così insuperabile, come sembra a prima vista. Vedremo!
Quand'egli diceva:--Vedremo!--voleva significare che era quasi sicuro del fatto suo. E quattro mesi dopo apprendevo che due esperimenti gli erano riusciti bene: egli aveva fecondato un fiore e un insetto con le elettricità vegetale e animale da lui segregate e imprigionate in speciali apparecchi. Gli rimaneva di fare altrettanto per l'elettricità umana; e non disperava di raggiungere questo intento.
Un giorno--erano passati due anni--egli mi diè il grande annunzio! Confidava il suo segreto a un amico, non sapendo rassegnarsi, per ora, a imitare il barbiere di Mida che si era confidato con una buca.
--Ho fatto l'esperimento su mia figlia, senza che essa sappia ancora di che si tratti.
--Ma, sciagurato!--esclamai.--E non hai pensato a quali orrendi sospetti tu esponi la tua dolce creatura e te stesso?
--Che? Si potrà credere... che un padre... Oh!
Nella sua ingenuità di scienziato, non riusciva a persuadersi che la malvagità umana potesse arrivare fin là!
Ebbi un lampo di speranza.
--Sei tu certo della riuscita dell'esperimento?
--Certissimo.
--Disfa' quel che hai fatto--gli dissi brutalmente.
--Commetterei un delitto, sopprimendo una creatura viva.
Ebbi un altro lampo di speranza:
--Quando facciamo violenza a una legge della natura, spessissimo i risultati, che noi vorremmo ottenere, falliscono.
Mi auguravo che fosse così, per la felicità di quella innocente creatura sacrificata a un esperimento scientifico; per la pace di quel grand'uomo che aveva rapito al cielo qualcosa di più del leggendario fuoco di Prometeo.
Non rifarò il processo; non vi racconterò nemmeno per quali inevitabili circostanze il segreto dello stato anormale della giovine venne scoperto. Scandalo enorme!
Manlio Brozzi ne fu atterrito. Soltanto la giovane rimaneva sempre inconsapevole, credendo a una malattia che poi non la faceva molto soffrire.
Prima che la figlia arrivasse ad apprendere la verità, prima che ella potesse sentire odio ed orrore di suo padre, egli si risolse, finalmente, a distruggere quel che aveva imprudentemente creato. Ma, a questa seconda prova, la giovane non resistette, o piuttosto, resistette tanto, che ne morì come per una qualunque violenza di aborto.
--Mia figlia è morta vergine!--protestò più volte Manlio Brezzi all'udienza.
Ed era verissimo; fu assodato.
Ma i giudici, non potendo credere al di lui miracolo della fecondazione elettrica, lo dichiararono pazzo...
Verrà giorno che un altro pazzo...