I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 1
Part 6
DELLA CITTÀ DI BETHLEM E DEL SITO SUO E DEL CAMPO FIORITO, E PERCHÈ SI DICE CAMPO FIORITO.
Bethlem è buona città, piccola e stretta, fortificata intorno di buone fosse; e soleva esere chiamata Effrata, sì come dice el Salmista: _Ecce audivimus eum in Ephrata._ E è nel fine della città, verso oriente, una bella chiesa e la più graziosa del mondo, e à tre torre e uno campanile molto sottilmente fatto. Dentro alla chiesa sono XLIIIIº. colonne di marmo, e infra questa chiesa e la città è il campo fiorito; et è chiamato el campo fiorito, perchè essendo una damigella incolpata a torto di fornicazione, e dovendo essere arsa in quela piaza, e postovi spine e altre legnie, e andava la fanciulla piangendo e pregando il nostro Signiore che come ella era innocente, così gli piacessi d'aiutarla e farne dimostrazione presente el popolo. E acceso il fuoco, e lei entrata, subitamente tutto il fuoco si spense, e e' rami ch'erono accesi, tutti si convertirono in rosai rossi; e quegli altri rami che non erono ancora accesi, si convertirono in rosai bianchi, tutti caricati di rose, che prima non s'erono mai veduti rosai rossi in quel paese, sì che talmente[45] fu da Dio la fanciulla liberata: e però quela piaza, per questo, à nome Campo di fiore fiorito.
DEL LUOGO OVE NACQUE CRISTO.
Item, dallato del corpo di questa chiesa, dalla destra parte discendendo per XII. gradi, è il luogo dove nacque il nostro Signiore, adornato molto nobilmente di marmo, ben dipinto d'oro e d'azurro e molti altri be' colori.
DEL PRESEPIO DEL NOSTRO SIGNIORE, E DOVE CASCÒ LA STELLA DE' TRE MAGI.
Quivi apresso a tre passi è il presepio del bue e dell'asino, dove Iesù Cristo nacque; e ivi apresso è il pozzo dove cascò la stella[46], la qual condusse i tre magi Re, cioè Guasparre, Baldassarre e Marchionne; e' giudei altrimenti gli chiamono in ebreo questi tre Re, Appollim, Anome e Damasus; e' greci gli chiamono Galgalath, Malghalath e Saraphi. Questi Re offerirono al nostro Signiore oro e incenso e mirra; e ivi non vennono per giornate, anzi vennono per divin miracolo, però che egliono si trovorono a una città in Giudea chiamata Cassar, la quale è dilungi da Bethalem LIII. giornate; e egli vennono in XIII. giorni, ed era el quarto dì che avevono veduta la stella quando e' si scontrarono in questa città di Cassar; e così di questa città furono in Bethlem in VIIIº. dì; e questo fu gran miracolo. Item, di sotto alla chiesa per XVIII. gradi, dalla parte destra, è 'l carnaio degli innocenti, dove giaciono l'ossa loro. Innanzi a luogo ove nacque el nostro Signiore è la sepultura di santo Ieronimo, il quale fu cardinale e traslatò la Bibbia e 'l Salterio d'ebraico in latino. Di fuori della chiesa è la panca sopra la quale si stava quando traslatò le dette opere. E apresso a questa chiesa, a VI. torse è una chiesa di santo Niccolò, dove nostra Donna si riposò dopo el parto, perchè ella aveva troppo latte nelle poppe; e quivi, sopra le pietre di marmo rosso, ancora sono le machie bianche per lo latte sopra di quello sparto: la magiore parte delle abitazioni di Bethlem sono cristiani. Ivi intorno a la città sono di belle vigne de le quali e cristiani fanno abundanzia di vino, perchè e saracini non lavorono vigne, però che non beono vino, perchè nel libro della sua legge, chiamato Alcorano, dato a loro per Macometto, e per altri chiamato Melhatus, e in un'altra lingua, Armeli, proibisce el vino. In questo libro Macometto maladisse ognuno che bee vino e tutti quegli che 'l vendono, per cagione che una volta gli fu aposto, che, essendo lui ubriaco, uccise uno eremita el quale molto amava; e però maladisse el vino e chi ne bee e chi ne vende. Ma questa maladizione torna sopra di lui, sì come dice David profeta: _Et in verticem ipsius iniquitas ejus descendet_. Item, i saracini non tengono porci, nè mangiono carne porcina, perchè dicono, che 'l porco è fratello de l'uomo, e che Dio el vietò nel vechio testamento; e ànno a dispetto ogni uomo che ne mangia. El simile nella terra d'Egitto e di Palestina, egliono non mangiono carne di porco, nè di vitella, nè di bue, salvo se non sono così vechi, che non possino lavorare; non perchè gli sia vietata, ma perchè e' n'ànno poca: egli nutricono e buoi solamente per arare la terra. Di quella città di Bethlem nacque David, el quale ebe LC. moglie, delle quale la prima fu nominata Michol; e avea CCCº. concubine. E da Bethelem a Gierusalem non è più che due leghe. De Bethalem, andando in Gierusalem, a meza lega è una chiesa, dove gli angioli anunziorono a' pastori la natività del nostro Signiore. In questa via è la sepultura di Rachel madre del patriarca Iacob, la quale dopo il parto di subito murì; e ivi Iacob suo marito la sotterrò. E pose Iacob XII. grande pietre sopra lei, in significazione che aveva avuto XII. figliuoli. In questo camino, di lungi da Gierusalem meza lega, aparve la stella ai tre Re, e quali avevono variata la via per Erode. In questo camino son molte chiese, per le quali si va infino in Gierusalem, città santa e ben posta fra le montagne, e non v'è riviere, nè fonte, ma vien l'acqua per condotto verso Ebron.
COME FU CHIAMATA GIERUSALEM, LA QUALE PRIMA SI CHIAMAVA GIEBUL.
Ierusalem anticamente, infino al tempo di Melchisedech, fu nominata Gebul, e da poi, infino al tempo del Re David, fu chiamata Salem; il quale David compose questi due nomi insieme, e chiamolla Giebusalem; da poi venne Salamone, el quale la chiamò Gierosolim; da poi fu chiamata Gierusalem e è nel reame di Siria, il quale regnio ha molte province con grande richeze. Il simile è della terra de' giudei, e è chiamata Giudea, perchè Giuda Macabeo fu signiore di quel paese; e quel di verso oriente confina col paese di Arabia, verso el mezo dì, come la terra d'Egitto verso occidente con el grande mare verso Bissa, col reame di Siria, e col mare di Cipro. Item, in Gierusalem soleva esere un patriarca, e per lo paese molti arcivescovi e vescovi.
DELLE CITTÀ CHE SONO INTORNO A GIERUSALEM.
Intorno a Gierusalem sono queste città, cioè Ebron, a XII. leghe; Bersabè, a VIIII. leghe; Gierico, a VI. leghe; Ascalon, a XVII. leghe; Giaffo, a XVI. leghe; Ramata, a III. leghe; Bethlem, a due leghe[47]. All'incontro di mezo dì si è la chiesa di santo Carita[48] il quale fu abbate in quel luogo, il quale morendo fu grandemente pianto da' suoi monaci, e ora son dipinti amodo che pianghino, che è cosa piatosa a risguardare. Questo paese di Gierusalem è stato nelle mane di diverse nazione, e molte volte à portato el paese penitenzia per lo popolo che ivi abitava, perchè el paese è stato nelle mane di diverse persone e nazione, come sono giudei, assirii, persi, medii, turchi, tartari. Idio non sostiene lungamente il regnio de malvagia gente, nè di traditori, nè peccatori in questa santa terra, sia qualunque si voglia; e ànno tenuti gl'infedeli questa terra per ispazio di C.º e XXX. anni: se a Dio piacerà egliono non la terranno lungamente.
DELLE CHIESE E LUOGHI CHE SONO IN GIERUSALEM.
E dovete sapere, che quando è l'uomo in Gierusalem, fa el primo pellegrinaggio a la chiesa del santo Sipolcro, la quale è fuori della città inverso le parte di Bisso, o vero settentrione; ma ella è male governata insieme colla città, ed è assai bella chiesa, ritonda e aperta di sopra, e intorno coperta di piombo; e inverso occidente è una bella torre, alta e fortissima, per mettere campane dentro; e in mezo della chiesa è uno tabernacolo a modo d'una piccola casella, con uno uscio piccolo e basso. E questo tabernacolo è lungo VIII. piedi e largo V. piedi, e non è gran tempo, che il santo Sepolcro era tutto iscoperto, sì che si potea tocare e baciare; ma perchè ogniuno che v'andava voleva avere un pezo di pietra, e per questa cagione l'à fatto il Soldano murare, sì che al presente non si può tocare e baciare. Ma ne la sinistra parte del tabernacolo, o d'alteza d'uno uomo, è una pietra grossa come il capo d'uno, la quale si è del santo Sepolcro; e questa pietra baciono e pellegrini. In questo tabernacolo non è alcuna finestra, ma vedesi con lampane.
D'UNA LAMPANA CHE SEMPRE ARDE INANZI AL SEPOLCRO SANTO, LA QUALE EL VENERDÌ SANTO SI ACCENDE DA PER SÈ STESSA; E DEL MONTE CALVARIO; E DOVE FU TROVATO EL CAPO D'ADAMO; E DI MOLTE ALTRE COSE CHE IVI SONO.
Item, evvi una lampana che arde sempre innanzi al Sepolcro, ma el dì del venerdì santo si spegnie, e poi per sè stessa s'acende el dì della resurresione, a quell'ora propia che 'l nostro Signiore risucitò. Item, dentro alla chiesa, dalla destra parte, a presso del corpo della chiesa, si è il monte Calvario, dove fu posto il nostro Signiore in sul legno della croce. Quello monte è un sasso bianco e in alcuno luogo mescolato di rosso: el detto sasso è fesso, e quella fenditura è chiamata Golgota; e quivi è dove gocciolò el prezioso sangue delle piaghe del nostro Signiore quando egli fu posto e confitto in sulla santa crocie: e montasi a quello Golgota per gradi. Cavando dentro a questa fenditura fu trovato il capo d'Adamo, dopo il diluvio di Noè, in significazione che Adam cogli altri patriarchi dovevono essere liberati in questo luogo medesimo: e sopra questo sasso fece Adamo sacrificio al nostro Signiore. Ivi è uno altare, inanzi al quale giace Gottifredo di Buglione e altri Re cristiani, che ànno signioregiato Gierusalem. E ivi apresso, dove fu crocifisso il nostro Signore, è scritto in greco _Otheos Basileon Ysimon Perseona Oragaze Sothias Gis_; che vuol dire in latino: _Hic Deus est rex ante sæcula noster, qui operatus est salutem in medio terræ: amen_. Et in vulgare suona: Questo Dio è il Re nostro, el quale ha operato nel mezo della terra. Amen[49]. Item, sopra il sasso dove fu fatta la croce, è scritto nel sasso: _Cios inst is basistor pisteos thois tesmosii_[50]; che vuol dire in latino: _Quod vides est fundamentum totius fidei huius mundi_. E in vulgare suona: Quel che tu vedi, si è fondamento di tutta la fede di questo mondo. Quando il nostro Signiore fu morto, era d'età d'anni XXXIII. e mesi VI; e la profezia di David dice, che doveva esere d'anni XL; dove dice: _Quadraginta annis proximus fui generationi huic_ ec. E totalmente, parrebbe ad alcuno, che la profezia non fusse vera; ma l'uno e l'altro è vero, però che si faceva allora l'anno di X. mesi, de' quali Marzo era el primo, e Dicembre l'ultimo.
COME IULIO CESARE ORDINÒ L'ANNO DI XII. MESI, CHE PRIMA NON ERA SE NON DI X.
Ma Giulio Cesere, imperadore de' Romani, vi fece agiugniere due mesi, cioè Gennaio e Febraio, e ordinò l'anno di XII. mesi, cioè CCCºLXV. dì sanza il bisesto, sicondo il corso del sole; e così tengono e cristiani, sì che essendo l'anno XII. mesi, lui non arebbe se non XXXIII. anni e tre mesi; ma dell'anno di X. mesi aveva XL. anni, come dice el profeta. Item, appresso al monte Calvario, dalla mano destra, è uno altare, dove è una colonna, alla quale el nostro Signiore fu flagellato e legato.
DELLE COLONNE CHE PIANGONO LA MORTE DI IESÙ CRISTO.
E ivi dallato sono IIIIº. pilastri di pietra, che sempre docciono acqua[51]; e dicono alcuni, che elle piangono la morte del nostro Signiore. E apresso di questo altare è uno luogo sotto terra XL. gradi a basso, dove fu trovata la vera croce, per lo 'ntelletto di santa Elena, là dove propio e giudei l'avevono celata. E ivi, ove fu trovata la vera croce, e' furono trovate l'altre due croce de' ladroni: e santa Elena la fece provare sopra un corpo morto, el quale, come ebe la croce sopra di sè del nostro Signiore, subito risucitò. E ivi apresso è il luogo dove e IIIIº. chiovi del nostro Signiore furono riposti, de' quali n'ebbe due confitti nelle mane e due ne' piedi.
COME GOSTANTINO FECE FARE IL MORSO DEL SUO CAVALLO DEL FERRO DE' CHIOVI SANTI, E DELLA VITTORIA CHE DI CIÒ EBBE.
E d'uno di questi chiovi ne fece fare Gostantino imperadore un morso per portare in battaglia; e per virtù di quel ferro lui vinse tutti e suoi nimici, e guadagniò tutta la terra d'Asia minore, cioè de' turchi, Arminia piccola e grande, di Suria, di Ierusalem, di Persia, di Arabia, di Mesopotamia, del reame delle alpe d'Egitto alto e basso, e tutte l'altre regione infino a Tiopia e India minore, che a quel tempo erono de' cristiani quasi tutte. E in questi confini erono molti eremiti, de' quali parla el libro della Vita de' santi padri; e ora son tutti de' saracini e de' pagani. Ma quando a Dio piacerà, come pe' peccati de' cristiani questo paese fu preso, così per la prudenzia loro sì si riguadagnerà coll'aiutorio di Dio. Item, nel mezo de la terra è un compasso, dove Ioseph di Barimattia apoggiò il corpo del nostro Signiore, poi che l'ebe levato di croce, e gli lavò le sue piaghe: e dicesi che questo compasso è propio nel mezo del mondo. Nella chiesa del santo sipolcro, in verso Bissa, è il luogo dove il nostro Signiore aparve a Maria dopo la resuresione, e ela pensava che fusse uno ortolano dal cordone[52]. In questa chiesa del santo sepolcro solevono esere calonaci de l'ordine di santo Augustino, e avevono un priore, ma el patriarca è a loro signore. E di fuori della chiesa, a man destra discendendo XVIII. gradi, disse il nostro Signiore a la sua madre: _mulier, ecce filius tuus_; e mostrogli santo Giovanni evangiolista. E dipoi venne a san Giovanni, e disse: _ecce mater tua_. E queste medesime parole disse insu la croce.
QUI SI FA MENZIONE DI MOLTI LUOGHI SANTI E DI GRAN DIVOZIONE.
E per questi gradi montò il nostro Signiore quando portò la croce sopra sè; e di sotto a questi gradi è una capella, ove cantono messa preti indiani, ma non sicondo la nostra legge, ma sicondo la loro; che ogni volta che fanno el sacramento dell'altare, egliono lo fanno di pane, dicendo el Pater nostro con alcune altre orazioni, e le parole del sacramento, perchè egli non fanno alcune delle addizione fatte pel papa; ma assai divotamente cantono. E ivi apresso è il luogo dove, per lo portare della croce, essendo il nostro Signiore istracco, si riposò. Inverso la chiesa del santo sepolcro è più debole la città che non è altrove, pel gran piano che è tralla chiesa e 'l muro della città e fra la valle di Iosaffat, la quale toca le mura a modo d'una gran fossa. Di sopra della fossa della città si è la chiesa di santo Stefano, ove fu lapidato; e ivi dallato è la porta dorata, la quale non si può aprire. Per questa porta entrò el nostro Signiore el dì di pasqua d'ulivo insu nuno asino; e, quando volle lui andare al tempio, le porte s'aprirono verso lui; e ora appare ogni passo dell'asino in tutti i luoghi de' gradi, che sono di pietre durissime; e innanzi alla chiesa del santo sipolcro sono CCº. torse[53]. Inverso el mezo dì è el grande spedale di santo Giovanni, dal quale e cavalieri di Rodi ànno lor principio. Ivi dentro dal palagio di questo spedale sono CºLXIIII. pilastri di pietra, e nel muro del palagio, oltre a questi, ve ne sono LIIIIº. che sostengono la chiesa chiamata nostra Donna maggiore. E ivi, assai d'appresso, è un'altra chiesa, chiamata nostra Donna latina. E ivi Maria Cleofe e Maria Maddalena si scapigliorono, quando il nostro Signiore fu posto in croce. E di là dalla chiesa del santo sipolcro, verso oriente, è una bellissima casa ritonda, alta, coperta di piombo, e d'intorno vi sono grandissime piaze sanza case; ed è tutta la piaza lastricata di marmo bianco; e i saracini non vi lasciono entrare nè cristiani nè giudei, però che e' dicono, che così brutta gente non debono entrare nè tocare così fatto luogo. Ma io v'entrai, e altrove, dove i' volli, per la virtù delle lettere del Soldano, ne le quali era speziale comandamento a tutti e suoi sudditi, che loro mi lasciassino entrare dove che io volevo, e generalmente a fare quelo che io volevo, salvo cosa che fussi contro alla reale degnità del Soldano e della sua legge.
DELL'ONORE CHE FANNO E SARACINI ALLE LETTERE DEL SOLDANO.
Ai suoi comuni servidori, che vogliono da lui grazia, egli non gli dona altro che un segno che porta inanzi al petto; al qual segnio e saracini fanno gran riverenzia non altrimenti che come noi facessimo al corpo di Cristo. Ancora sanza comparazione feciono magiore riverenzia alle lettere che io avevo, però che gli amiragli e' signiori a chi e' l'erono mostrate, prima che le ricevessino, sì si inginochiavono; poi le toglievono e mettevonle sopra la lor testa; e poi le legevono inchinati con gran riverenzia; e poi s'offerivono di fare ciò che piace al portatore di quelle. In quello tempio solevono già esere calonaci religiosi overo regolari con uno abate, a chi ubidivono. In questo tempio era Carlo magnio quando l'angiolo gli portò il prepuzio del nostro Signiore[54] el dì della circuncisione. Dipoi Carlo lo portò alla cappella d'Eris, dilungi da lì sette leghe. E dipoi Carlo calvo lo fece portare a Poitieros, e doppo fu portato a Chartres. Sappiate che questo non è il tempio che fece Salamone.
QUI DISCRIVE QUANTO DURÒ IL TEMPIO DI SALAMONE.
El tempio che fece Salamone non durò se non M.e C.o e due anni, perchè Tito, figliuolo di Vespasiano imperadore di Roma, avendo tenuto lungamente l'assedio contro a Gierusalem per distrugere e giudei, però che avevono morto el nostro Signiore sanza licenzia dello imperadore, preso che ebe la città, arse e distrusse il tempio e uccise undici mila centinaia di giudei; e gl'altri prese e sì gli vendeva XXX. per un danaio d'ariento. E, dopo alcun tempo, lo imperadore Giuliano dette licenzia a' giudei di redificare lo tempio, perchè questo Giuliano, el quale era cristiano e fu monaco rinnegato, aveva e cristiani in odio. E quando ebono quasi fornito el tempio, per divina volontà, venne un tremuoto che guastò ciò che egli avevono fatto. Dipoi Adriano imperadore, che era di quegli di Troia, rifece la città di Gierusalem col tempio in quella medesima forma che prima l'aveva fatto Salamone; e non voleva che giudeo, nè altri vi dimorassi, salvo che' cristiani. Questo imperadore fece murare e serrar la chiesa del santo sipolcro apresso alla città, che prima era dilungi di fuori della città, e volle mutare el nome di Gierusalem, e chiamolla Elia, ma questo durò poco. Item, sappiate, che' saracini fanno gran riverenza a questo tempio, e dicono che 'l luogo è molto santo, e sì v'entrono scalzi, spesso inginochiandosi. E quando i mie' compagni e io vedemo questo, alora ci scalzamo, pensando che più tosto a noi si conveniva, che agli infedeli: di ciò avemo gran compassione.
QUI DESCRIVE LA FORMA DEL TEMPIO.
Questo tempio è una nobile casa, tutta ritonda; ed è larga gumiti LXIIIIº, e altrettanto lunga, e alta cubiti CCºXLVI; e è coperta di piombo, e à intorno pilastri di marmo. In mezo del tempio è uno staggio[55] alto XIIII gradi, e à d'intorno di buoni pilastri. Questo luogo chiamono _Sancta Sanctorum_. Ivi non entrono alcuni, se non prelati, che debon fare il misterio del sacramento, o vero il sacrificio; e quando ciò fanno, istà il populo intorno, partito in diverse stanze, sicondo la loro usanza; però che tutti venono a fare sacrificio. Questo tempio à quattro entrate, e sono le porte di cipresso bene intagliate; e dentro le porte d'oriente, disse el nostro Signiore Iesu Cristo: Qui è Gierusalem. E inverso la parte d'uno orto, dentro a le porte, è una fontana, ma non corre; de la qual parla la santa scrittura. Onde dice: _Vidi aquam egredientem de templo._ E da l'altra parte del tempio è uno sasso, el quale soleva esere chiamato Monachina; poi fu chiamato Betel, dove l'arca di Dio e le reliquie de' giudei erono riposte. Questa arca, insieme colle reliquie, Tito la fece portare a Roma dopo la struzione de' giudei.
QUI SI FA MENZIONE DELLE RELIQUIE DE' GIUDEI CHE ERONO NELL'ARCA.
In questa arca erono le tavole de' X. comandamenti e la verga di Muisè colla quale divise el mare rosso quando il popolo passava a secco, e con questa verga percosse il sasso, del quale uscì acqua, e della quale acqua fece assai miracoli. E era dentro in questa arca uno vaso d'oro pieno di manna, e di vestimenta ornata e il tabernacolo d'Aron, e una tavola quadrata d'oro con XII. pietre preziose, e una bossola di giaspis verde con sette figure dentro del nome del nostro Signiore, e uno altare d'oro e IIIIº. lioni d'oro, sopra e quali erono IIIIº. cherubini d'oro lunghi XII. spanne, e li movimenti de' segni del cielo con un tabernacolo d'oro e trombe d'ariento, e uno pane d'orzo, e tutte l'altre reliquie ch'erono innanzi la natività del nostro Signiore Iesù Cristo. Sopra questo sasso di Betel dormiva Iacob quando vide gl'angioli ascendere e discendere per una scala, e disse: _Vere locus iste sanctus est, et ego nesciebam!_ Quivi tenne Iacob uno angelo tanto, che l'angiolo gli mutò el nome di Iacob in Israel. In quel medesimo luogo vide Davit uno angelo che tagliava el populo con una spada, poi misse la spada ne la guaina, tutta sanguinosa. E sopra questo sasso fu el nostro Signiore e predicò al populo; e di questo tempio cacciò el nostro Signiore quegli che vendevono e compravono. Sopra a questo sasso si nascose el nostro Signiore quando e giudei lo vollono lapidare: il sasso sì si aperse, e in questa fenditura sì si nascose, e qui alora discese una stella per illuminarlo. E sopra di questo sasso imparò la nostra Donna il suo salterio; e ivi perdonò il nostro Signiore alla femina ch'era presa in adulterio; e quivi fu il nostro Signiore circunciso; e quivi anunziò l'angiolo a Zacheria la concezione del suo santo figliuolo, santo Giovanni Batista; e ivi fermamente e primamente oferse Melchisedech pane e vino, in significazione del futuro sacramento. Sopra questo monte[56] si lasciò cadere David, pregando il nostro Signiore e l'angiolo che aveva veduto tagliare il popolo, che Idio avessi misericordia di lui e del popolo; e 'l nostro Signore esaudì il suo priego. Onde David volle ivi edificare el tempio, ma il nostro Signiore gliele vietò per uno angelo, però che aveva commesso tradimento, che, per cupidità della moglie d'Uria, e' fece uccidere el buon cavaliere: e però David diede a Salamone tutto quelo che aveva provveduto per fare il tempio, e così Salamone lo edificò. Poi pregò el Signiore e salvatore, che ognuno, che in quel luogo di buon quore pregassi il nostro Salvatore, fussi de' suoi giusti preghi, qualunque fussino, esaudito e aiutato e consigliato: e così Dio gli concedè.
DEL NOME DEL TEMPIO DI SALAMONE.