I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 1
Part 5
Item, appresso il Cairo, fuori della città, è il campo dove nasce il balsamo, e e' viene di piccoli albucegli, che non sono più alti che alla spalla d'uno comunale uomo; e assomigliasi el legnio di questi alberi alle vite salvatiche. E in questo campo sono due fonte, delle quali ne fece una el nostro Signiore co' suoi piedi, sendo piccolo, quando giucava cogli altri fanciugli. Questo campo non è così ben serrato, che non si possa bene entrare, salvo che nel tempo che si ricoglie el balsamo; però che allora è guardato per modo, che niuno vi potrebbe entrare. Questo balsamo non cresce in altro luogo che in questo, e le piante che sono trapiantate altrove crescono, e mai non fanno frutto, e tagliasi la brocca de l'albucello con uno legnio acuto, o vero con uno osso acuto, perchè chi gli tagliassi foglie con ferro, ne corromperebe la virtù o natura. E le foglie di quelle non rendono odore niuno: e saracini chiamono questo legnio Cubth blaso; e 'l frutto che alquanto s'asomiglia alle cube, egli el chiamono Gubalze, e dicono e saracini, che il balsamo lavorato da' cristiani fruttifica, e mai non fruttifica se fussi lavorato per altri; e questo ànno loro più volte esprementato. E altri dicono, che 'l balsamo cresce in India, nel diserto dove Alesandro parlò agli alberi del sole e de la luna, ma io non l'ò veduto perchè io non vi fu' tanto innanzi, però che vi sono troppi pericolosi passaggi a andare. E sapiate che colui che non si intende bene del balsamo, debe ben guardare come lo compera, perchè di leggieri può essere ingannato, però che alcuni vendono una gomma terbentina, con la quale mescolano alquanto del balsamo per dare odore. Alcuni quocono il legnio, col frutto del balsamo, in olio, e dicono, che quello è balsamo. Altri fanno distillare chiodi di gherofani e di spigonardo e altre spezie odorifere, e chiamono quelo liquore, balsamo, in modo che ne sono ingannati molti gran Signiori, che si credono avere balsimo, e ànno nulla; però che e saracini el contrafanno per ingannare e cristiani; e questo ò io veduto e provato. E ancora gli speziali il sosfisticono[34] da capo, dove è ancora piggiore; ma acciò che voi non siate ingannati, vi insegnierò come voi il potrete provare e conoscere il vero balsamo. Voi dovete sapere, che il balsamo naturale è bene chiaro e di colore citrino e à forte grande odore, e si[35] l'è spesso o rosso o nero el è sosfisticato. Item, se voi mettete un poco di balsamo insu la palma della vostra mano e tenetela verso il sole, se sarà buono e fine, voi non poterete tenere nè sofferire la mano inverso il calore del sole. Item, pigliate un poco di balsamo insu nuna punta di coltello e toccatene el fuoco; se arde è buon segnio. Item, mettete un poco di balsamo in una scodella, dove sia latte di capra; se gli è buono, subito el latte si rappiglia. Item, mettete un poco di balsamo in un piattello d'ariento o in uno piccolo bacino pieno d'acqua chiara, e poi movete e mescolate forte l'acqua; che se 'l balsamo è vero e perfetto, l'acqua di nulla si conturberà; e se 'l balsamo è sosfisticato, l'acqua inturbidirà; e, sendo il balsamo fine, caderà al fondo del vaso al modo che fussi ariento vivo, perchè il balsamo fine, due volte più pesa che il sosfisticato. Ora, da poi che io v'ò parlato del balsamo, io vi parlerò delle cose che sono di là da Bambellonia oltre al fiume di Nair, verso il diserto, tra Africa e Egitto. Qui sono e granai di Ioseph, i quali lui fece fare pel governo delle biade per supplire agli anni di carestia; e sono di pietra molto ben murati, delli quali due sono grandi e alti a maraviglia, e gli altri non sono così grandi nè sì alti. Ciascun granaio à una gran porta per entrata, e sono alquanto alti da terra, perchè la terra è guasta e cascata dappoi che i granai erono fatti. Quivi dentro stanno molti serpenti. In questi granai, da lato di fuori, sono molte lettere intagliate di diversi linguaggi; e alcuni dicono che queste son tombe, che vuol dire sepulture antiche di gran signiori; ma questo non è vero, perchè comune fama è per tutto el paese, e da presso e da lungi, che questi sono i granai di Ioseph; e così è el parere di tutti quegli del paese, e ànno loro croniche per altre regione[36]. E se queste fussino sepulture, elle non sarebono vote dentro, e non arebono porte per entrare, nè non sarebono di tanta grandeza e alteza. Per la quale ragione non è da credere, che ciò sieno tombe. Quivi in Egitto sono diverse lingue e diverse lettere altrimenti che non sono altrove, e sì ve le discriverrò, come sono fatte e a che modo egli le chiamono, acciò che voi sappiate la diferenzia tra questi[37].
Prima ch'i' proceda più oltre, io vi vo' dinotare el viagio dove si va diritto a Babillonia, dove dimora il Soldano, el quale è a l'entrata d'Egitto, imperò che molte gente vanno in prima là, e poi al monte Sinai, e poi ritorneno per Gierusalem, come altre volte v'ò detto, perchè egli fanno prima el più dilungi peregrinagio, poi ritornono per lo più brieve, quantunque il più brieve sia il più degnio, cioè Gierusalem, perchè niuno altro peregrinagio può comparare a quello. Ma per più sicuramente e aconciamente fornire il lungo e il brieve, si va prima al più lungo, e poi al più presto. Ma chi volessi andare a Babillonia per altra via e più brieve che queste parti occidentali, che io ho di sopra ricordate e così d'altre parti propinque a quelle, vassi per la Francia e per la Borgogna e per Lombardia. Non è bisognio di nominare le città, nè le ville di questo camino, però che il camino è assai netto e sicuro e conosciuto da molte nazione e gente.
PER QUANTE VIE S'ENTRA IN MARE PER ANDARE IN GIERUSALEM.
Molti porti sono, per li quali s'entra in mare: alcuni entrono a Genova e alcuni a Vinegia: questi passono per mare, per lo Adriano, chiamato il golfo di Vinegia, el qual divide da quella banda Italia da Grecia. Altri vanno a Napoli, alcuni a Roma e da Roma a Brondusio. Per questi luoghi s'entra in mare e per più altri luoghi, dove son porti; e vassi in Toscana per Campagnia, per Calabria e per Cicilia, la quale è grande isola e molto buona. In questa isola di Cicilia è un giardino verde e fiorito da ogni stagione, sì di verno come di state: questa isola circunda bene CCCº. L. miglia.
DELL'ISOLA DI CICILIA E DI CERTE MANIERE DI SERPE CHE CONOSCONO E FIGLIUOLI LEGITTIMI DA' BASTARDI, E DEL MONTE MUNGIBELLO.
Al contrario[38] tra Cicilia e Italia non è altro che un piccolo braccio del mare, el qual si chiama il Farro di Messina. Cicilia si è tra el mare Adriano e el mare di Lombardia, e da Cicilia in Calabria non sono altre che VIII. leghe lombarde. In Cicilia è una maniera di serpenti e qua' conoscono e figliuoli ligittimi da' bastardi, perchè e padri loro, che vogliono vedere la pruova, lasciono andare le serpe intorno a' detti figliuoli; e se gli mordono, sono bastardi, e se non gli danno noia, sono ligittimi e di ligittimo matrimonio nati. E questo fanno molti per vedere se ànno figliuoli ligittimi o no. Item, in quella isola è il monte Ethna, el quale sempre arde, e chiamasi Mungibello e Vulcano, ove ardono due fuochi e gettono diverse fiamme e diversi colori; e per la mutazione di queste fiamme, sanno le gente del paese quando sarà carestia e buona derrata, freddo e caldo, umido e secco, e universalmente conoscono a che modo si governa il tempo di Italia: e questo Vulgano sono XXV. miglia, e dicesi che questa bocca è dello 'nferno.
DELLA VIA CHE VA PER LO PORTO DI PISA.
Item, chi va per Pisa, come alcuni vanno, truova uno braccio di mare, per lo qual si va agl'altri porti di que' confini, e montasi in mare, e passasi per l'isola di Igioph, la quale è de' genovesi; e dipoi s'arriva in Grecia, al porto della città di Miroto, e al porto di Vallona, verso il porto di Durazo, el quale è del duca di Durazo. E da altri porti, per questa banda, si va infino in Gostantinopoli.
DELLA VIA CHE VA DALL'ISOLA DI RODI A L'ISOLA DI CRETE, E DA CRETE ALL'ISOLA DI CIPRO.
Poi si va per acqua infino a l'isola di Rodi e a l'isola di Crete, e dall'isola di Crete all'isola di Cipro; e così da Vinegia a Costantinopoli si va per la via diritta per mare, et èvvi circa 1880. miglia. E poi da Gonstantinopoli si va a Rodi per mare, et èvi 160. leghe; e da Rodi in Cipro si fa 500. leghe. Da Cipro, andando tutta via per lo mare, si lascia Ierusalem con tutto el paese dalla parte sinistra, e giugniesi infino in Egitto, e arivasi al porto di Damiata, il qual solea esere bello e forte. Dalla entrata d'Egitto da Damiata, si va in Alessandria, ch'è di sopra il mare; e in questa città fu dicollata santa Caterina, e quivi fu martorezato san Marco Evangelista, e quivi fu seppellito il corpo suo, ma lo imperadore Lione fece portare a Vinegia le sue reliquie. E quivi è ancora una chiesa bellissima di san Marco, tutta imbiancata senza pittura; e così sono tutte l'altre chiese che sono di cristiani imbiancate di dentro; però che e saracini l'ànno imbiancate per guastare le immagine e le istorie de' santi ch'erono dipinte. Questa Alesandria è lunga circa XXX. stadii, ed è larga X. stadii, e è bella e nobile città. Quivi el Nillo entra in mare, e in questa fiumana del Nillo si truova molte pietre preziose e assai legnio aloe, el quale è una sorte di legnio che viene dal paradiso terresto, e adoperasi in diverse medicine, e è assai caro. D'Alesandria si va a Bambillonia, dove dimora el Soldano, la quale è di sopra la diritta riviera del Nillo[39]. E questo è il più brieve camino che si faccia per andare diritto a Bambillonia. Perseverando, io vi mosterò la via di Bambillonia al monte Sinai, ove giace il corpo di santa Caterina. Partendosi d'Alessandria è bisognio passare il diserto d'Arabia, per lo quale Moisè v'andò e condusse il popolo d'Isdrael; e passasi allato al fonte che fece Moisè per la mormorazione del popolo non trovando acqua per bere. E poi si passa per lo fonte di Marach, di cui l'acqua era prima amara, ma e fanciugli di Israel gittorono dentro un legnio, e dipoi trovorono l'acqua dolce e buona per bere. Poi si va alla valle di Elim, nella qual valle sono dodici fonti: e quivi erono piante che portavono dattili, le quale trovò Moises e Alech e gli fanciugli di Israel. E da questa valle al monte Sinai non è più che una giornata, e chi vuole andare per altra via di Bambillonia, sì va per lo mare rosso, el quale è un braccio dello mare oceano. Per questo mare rosso passò Moisè a piedi sechi e il popolo d'Israel, quando erono perseguitati da Faraone Re d'Egitto. Questo mare può esere largo circa vi. leghe: qui si somerse Faraone con tutta la sua gente che si trovò con lui.
PERCHÈ SI CHIAMA MARE ROSSO.
Questo mare non è punto rosso più degli altri mari, ma in alcuna parte v'è rena rossa, e per questo chiamasi mare rosso. Questo mare corre infino a' confini d'Arabia e di Palestina. Per questo mare si va più di quatro giornate; poi si va più innanzi pel diserto per infino alla predetta valle di Chelim, e di là si va al monte Sinai. E sapiate che per questo diserto niuno può andare a cavallo, perchè e cavagli non possono ben bere e mangiare, e però si passa con camegli, e quali truovono da bere e da mangiare, perchè mangiono rame d'albori e di bosco, e sofferiscono da bere due o tre dì; e quando e' truovono da bere, buono per tre dì: e questo non poterebono fare e cavagli.
DEL MONTE SINAI, OVE MOISÈ PARLÒ CON DIO.
Da Babillonia al monte Sinai sono XII. giornate e più e meno, sicondo el caminare; e conviene portare per questi diserti le vittuaglie oportune; ed è chiamato el monte Sinai, perchè è rosso e ardente, perchè Muises più volte su questo monte vide il nostro Signiore in forma di fuoco, e così il vidde nel bosco[40] del Rubo, el qual gittava fiamma e non ardeva. Quivi a piè del monte parlava Muises a Dio: quivi è una badia di monaci bene edificata colle porte di ferro per timore delle bestie salvatiche. Questo è un gran convento, e fanno li monaci bene a' pellegrini, e sono a modo di eremiti; e non beono vino se non ne' dì solenni, e sono molti divoti e poveri, spezialmente faccendo penitenzia e astinenzia assai.
DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA E DELLA SEPULTURA SUA.
Qui è la chiesa di santa Caterina, ove sono molte lampane ardente: egl'ànno assai olio d'uliva per ardere e per mangiare, e ànno per divin miracolo; imperò che e corbi e le cornachie e gli stornegli e gl'altri uccegli d'intorno si ragunono insieme una volta l'anno, e vanno là come se andassino in viaggio, e ciascun di loro porta oliva, o vero un ramo d'ulivo, a modo che volessino offerire, e quivi lo lasciono: e di questo e monaci ne fanno olio, che è gran miracolo. E poi che gl'uccegli, che sono universalmente sanza ragione, vanno a vicitare el corpo di questa gloriosa vergine, certo ben si doverebon gli uomini afaticarsi di cercarla. Item, dentro all'altare della detta chiesa è il luogo ove vidde Moises il nostro Signiore nel Rubo ardente; e quando e monaci entrono in questo luogo sì si scalzono, perchè il nostro Signiore disse a Moisè: iscalzati, perchè il luogo dove tu stai è terra santa. Questo luogo chiamono e monaci Bolzelrel, che vuol dire: ombra di Dio. E dallato dell'altare grande sono tre gradi, sopra li quali è la sepultura di santa Caterina; la quale è d'alabastro, dove giaciono l'ossa del suo corpo; e 'l proposto de' monaci mostra le reliquie a' pellegrini, e perquote l'ossa con uno istrumento d'ariento, e escene alquanto olio a modo di sudore; el quale non si asomiglia a olio nè a balsimo, anzi è più nero: e di questo alquanto ne donono a' pellegrini, per che non ve n'è gran quantitade. Dappoi mostrono el capo della detta santa col sudario, nel quale fu invilupato il suo santo corpo infino al monte Sinai; e poi mostrono el Rubo el quale arde sanza consumarsi, e nel quale el nostro Signiore parlava a Moisè, e molte altre reliquie.
COME SI ESTINGUE LA SUA LAMPEDA QUANDO EL PROPOSTO MUORE.
Item, quando il proposto della chiesa muore, subito si estingue la sua lampana; e quando e monaci ànno eletto un altro che sia valente e sanza peccato, la lampana per divina grazia s'accende per lei medesima. E ciascuno di loro à una lampana e conoscono quando alcuno di loro deba murire, però che il lume si tramuta e fiorisce; e se non è degnio di lume, rimane morto. E altri dicono, che colui che canta la messa de' morti, dopo la messa, truova insu l'altare il nome di colui che debe esere proposto. E di ciò io li domandai, e non mi vollono rispondere alcuna cosa, infino a tanto che io dissi, che non mi dovessino ascondere le grazie di Dio e le gran cortesie che gli faceva, ma che doverebono publicare per fare le gente più divote. E a nascondere fanno male, sicondo il mio parere, imperò che e miracoli, che Dio à fatti e fa continuamente, son testimoni della sua possanza, come dice Davit nel psalmo: _Mirabilia testimonia tua, Domine_ ec. Allora egliono dissono, che tutto ciò aveniva spesse volte. Nè più da loro possetti avere. E sappiate, che in questa badia non entrono mosche, nè mosconi, nè pulce, nè altre brutture per miracolo di Dio e di nostra Donna; imperò che tante e diverse maniere di mosche ci soleva esere, e davono tanto fastidio, che e monaci volevono abandonare il luogo; e già erono usciti di fuori, e montati in sul monte per partirsi del luogo. E allora la nostra Donna li venne incontro, e disse loro, che ritornassino, che più non vi troverebono mosche, nè altre brutture; e così ritornorono e monaci alla badia, e mai più non vidono simile brutture. Item, innanzi alla porta è la fonte dove Moisè percosse nel sasso e uscinne fuori acqua. E per questa badia si ascende per molti gradi al monte di Muisè; e quivi si truova prima una chiesa di nostra Donna, là dove incontrò e monaci che fuggivono per le mosche[41].
DELLA CAPPELLA DI ELIA PROFETA CHE SI CHIAMA OREB.
Dal più alto di questo monte medesimo è la cappella d'Elia profeta; e questo luogo si chiama Oreb, del quale la santa scrittura parla: _Et ambulavit in fortitudine cibi illius usque ad montem Dei Oreb._ E quivi dallato è la vite che piantò san Giovanni, e chiamasi Arzine Scaphis: e alquanto di sopra è la cappella di Moises, e il sasso dove Moises scampò la paura, quando vide il nostro Signiore a faccia a faccia: e in quello è dipinta la forma del suo corpo; imperò che si percosse così forte nel sasso, che tutto el corpo sì vi ficcò dentro. Quivi apresso è il luogo dove il nostro Signiore diede a Moisè gli X. comandamenti della legge, e ivi è la caverna ove dimorò Moisè XL. dì nel digiuno, e murì innanzi che entrassi nella terra di promissione; ma non si sa dove fussi soppellito. Da questo monte si passa una grande valle per andare a un altro monte assai più alto, dove santa Caterina dagli angioli fu soppellita. Item, in questa valle è una chiesa di XL. martori, dove spesso si canta la messa. E di questa valle, ch'è molto fredda, si monta la montagna di santa Caterina, la quale è molta più alta di quella di Muisè. Ivi, ove fu santa Caterina sepulta, non è chiesa nè cappella, ma ella vi fu già e fu distrutta, sì che ora non v'è altro che uno monticello di pietra diritto, nel luogo ove fu posta santa Caterina: e quello è il propio luogo, dove il nostro Signiore diè e X. comandamenti a Moisè.
DEL LUOGO DOVE FU SOPPELLITA SANTA CATERINA.
E dove la vergine fu soppellita, dicono, che tutto è un luogo; ma e' si dee intendere, che non è un luogo, ma più luoghi, ma è in un paese, perchè l'un monte e l'altro è chiamato Sinai; ma una grande via è tra l'uno e l'altro e tra loro è una gran valle e profonda[42].
COME SI DEBBA TORRE CONMIATO DA E MONACI.
E poi, quando sono vicitati questi santi luoghi, si debe raccomandare a' prieghi de' detti monaci, e torre conmiato da loro; e egli donono a' pelegrini, i quali debono ritornare verso Gierusalem, vittuaglie per mangiare e per passare e diserti di Soria, e quali durano tre giornate o più. Ancora sappiate, che in quegli diserti abitano molti arabi, che si chiamano bedoini e ascopi. Questi son gente di cattiva condizione, e non ànno case, nè mansione[43], anzi stanno sotto tende e trabache, che e' fanno di pelle di cammegli e d'altre bestie. E quando egl'ànno mangiato, e' vanno cercando dove possino trovare acqua, come è sempre nel mare rosso e altrove, perchè questo diserto è molto difettoso d'acqua, e sì aviene che rade volte truovono acqua. E dove una volta truovono acqua, l'altra volta non la truovono, e per questo non vi fanno case, questa gente, murate. Egli non mangiono pane, salvo alcuni che stanno apresso ad alcune buone ville, che alcuna volta vanno là a mangiare: e questi tali quocono le lor carne e pesci in sulle pietre al sole. Questi son forti battaglieri e sono sanza numero, e sì cantono volentieri dietro alle bestie in pastura, e di nulla si curono della lor vita; e però non temono el Soldano, nè alcuno altro principe; e arebono ardimento di guerregiare con esso lui, se gli facessi cosa che gli dispiacessi; e molte volte ànno fatto guerra col Soldano, e massimamente nel tempo che io ero con lui.
DEL MODO COME S'ARMA QUESTA GENTE.
Costoro portono in battaglia una gran targa, e invilupponsi la testa e 'l collo in un grande lenzuolo bianco, e in questo modo son bene armati; e egli son cattivi, malvagi e brutti e di perversa vita.
DELLA VILLA DI BERSABÈ, OVE DIMORÒ ABRAAM.
E quando sono passati questi diserti che si viene verso Ierusalem, allora si vede Bersabè la quale soleva esere molta buona e dilettevol villa: e ancora quivi sono di molte chiese. In quella villa dimorò Abraam gran tempo, lo quale fu patriarca. Questa villa edificò Bersabè, moglie d'Uria, della quale il Re David generò Salamone, el qual dopo David regniò XL. anni sopra e XII. tribi di Israel. Da Bersabè si va alla città de Ebron per due buone leghe, la quale altrimenti si chiama la valle di Mambre, e altri la chiamono la valle del pianto e di lacrime, perchè in questa valle Adam sì pianse Cº. anni la morte del figliuolo suo Abel, ucciso da Cain suo fratello. Ebron soleva esere la principal città de' filistei, e ivi abitavono Giganti, e qui fu la città sacra dotata della Tribù di Iuda. Et era così libera, che ivi riceveva ogni mal fattore d'altrove. In Ebron Iosue e Alaphe e li compagni vennono primamente per esplorare la terra e il modo di guadagnare la terra di promissione. Quivi in Ebrom regniò prima David sette anni e mezo, e in Gierusalem regniò XXXIII. anni e mezo. Quivi sono tutte le sipulture de' patriarchi, di Adam, Abraam, Isac e Giacob e delle loro moglie, Eva, Sarra e Rebecca. E lìe, nel descendere del monte e sopra questo, è una bella chiesa quadrata a modo d'un bel castello; e questa guardono e saracini molto bene, e è riputato questo luogo di gran riverenzia pe' santi padri che vi giaciono. Quivi non lasciono entrare cristiani, nè giudei, se non ànno di grazia speziale dal Soldano, perchè tengono e cristiani come cani, e dicono che non debono punto entrare in così santo luogo. Chiamasi questo luogo, ove giacciono, doppia spelunca, perchè giaciono l'uno sopra l'altro. E saracini chiamono questo luogo, nella loro lingua, haria fomba, che vuol dire luogo di patriarchi; e li giudei lo chiamono Arboch.
DELLA CASA D'ABRAAM.
In questo medesimo luogo era la casa d'Abraam: qui sedea insu l'uscio quando egli vidde tre, e uno adoroe: di ciò testimonia la santa scrittura, dicendo: _Tres vidit et unum adoravit_. Qui ricolse Abraam gli angioli nel suo ostello.
IN QUESTO LUOGO ABITÒ ADAMO ET EVA, POI CHE FURONO CACCIATI DI PARADISO.
E assai apresso di questo luogo è una cava nel sasso, ove dimorò Adamo et Eva, poi che furono cacciati del paradiso terreste. Qui generò figliuoli: ivi fu Adamo creato e formato, sicondo il detto d'alcuni, perchè questo luogo si soleva chiamare el campo di Damasco, però che era della signioria di Damasco; e di qua fu traslatato, sì come si dice, nel paradiso delle delizie. E di poi che lui fu cacciato del paradiso, in quel giorno che fu cacciato, in quello giorno aveva peccato. Quivi comincia la valle di Ebron, la quale dura infino a Gierusalem. Ivi comandò l'angiolo a Adam, che lui giacesse colla sua donna, e sì ingenerò Seth, della cui generazione nacque il nostro Signiore.
D'UNA SPEZIE DI TERRA CHE SI MANGIA IN LUOGO DI SPEZIE.
In questa valle è un campo fuori dei quale si cava una materia di terra, che trae al rosso, e chiamasi cambil, la qual si mangia e portasi a vendere in luogo di spezie, e mai si può tanto cavare di largo e di fondo, che a capo dell'anno truovasi piena la fossa per divina grazia. E da Ebron alla sepultura di Loth, figliuolo del fratello d'Abraam, sono due leghe. Assai apresso di Ebron è il monte di Mambre, dal quale la valle piglia nome. Quivi è uno albero di canna, che i saracini lo chiamono dirp, el quale era infino ad Abraam, e chiamasi Albore di Seth; e dicesi che questo albero era infino al cominciamento del mondo, e sempre portò foglie verde infino alla morte del nostro Signiore in sul legnio della ✠. Allora incominciò a seccare: il simile feciono tutti gli altri alberi che si trovorono al mondo: o che si secorono, o vero la midolla dentro si marcì; e da poi in qua son rimasi gli alberi secchi; onde ancora oggi molti se ne truovono.
DELLA PROFEZIA, CHE UN SIGNIORE D'OCCIDENTE GUADAGNIERÀ LA TERRA DI PROMISSIONE CON LO ADIUTORIO DE' CRISTIANI.
Questi ànno una profezia, che un signiore, principe d'uccidente, guadagnerà la terra di promissione coll'aiutorio de' cristiani e farà cantar la messa sotto quell'albero secco; e poi questo albero porterà bianche foglie e frutto per divin miracolo; per lo qual miracolo molti saracini si convertiranno e eziandio giudei alla fede cristiana. E per questo è riputato quel legno di gran riverenzia e molto caro è custodito; e quantunque e' sia secco e sanza rami, non dimeno è virtuoso, però che chi ne porta un poco sopra di sè è liberato dal morbo caduco e il suo cavallo non si può riprendere[44]; e à molte altre virtù per le quale è tenuto prezioso. Da questa città d'Ebron si va aconciamente in un mezzo dì a Bethlem per bella via piana e dilettevole, che dura V. leghe.