Part 6
— Ahimè! disse Felton, io non posso che una cosa sola, compiangervi se mi provate che siete una vittima. Ma lord de Winter ha delle note crudeli contro di voi. Voi siete cristiana, voi siete mia sorella in religione; io mi sento strascinato verso di voi, io che non ho mai amato che il mio benefattore, io che nella mia vita, non ho ritrovato che dei traditori e degli empii. Ma voi, signora, voi così bella in realtà, voi così pura in apparenza, perchè lord de Winter vi perseguita in tal modo, voi avete dunque commesso delle grandi iniquità?
— Essi avranno gli occhi, ripetè milady con un accento di indicibile dolore, e non vedranno; essi avranno le orecchie e non udranno.
— Ma allora, gridò il giovane ufficiale, parlate dunque.
— Confidarvi la mia onta, gridò milady col rosso del pudore sul viso, poichè spesso il delitto dell'uno è l'onta dell'altro. Confidare la mia onta a voi uomo, io donna! Oh! continuò essa riportando pudicamente le sue mani sui suoi begli occhi, oh! giammai! giammai io lo potrei!
— A me, ad un fratello! gridò Felton.
Milady lo guardò lungamente con una espressione che il giovane ufficiale prese per un dubbio, ma che però non era che una penetrante osservazione, e soprattutto una viva volontà di affascinarlo.
Felton, a sua volta supplicante congiunse le mani.
— Ebbene! disse milady, io mi affido al mio fratello, io oserò...
In questo momento si sentì il passo di lord de Winter ma questa volta il terribile cognato di Milady non si contentò, come aveva fatto la sera innanzi, di passare avanti la porta, e di allontanarsi: egli si fermò, due parole con la sentinella, quindi aprì la porta e comparve.
Durante queste due parole, Felton aveva vivamente indietreggiato, dimodochè quando comparve lord de Winter egli era lontano dalla prigioniera.
Il barone entrò lentamente, e portando il suo sguardo scrutatore dalla prigioniera al giovine ufficiale.
— È scorso lungo tempo John, disse egli, che voi siete qui. Questa donna vi ha forse raccontato i suoi delitti? allora capirei la durata di questa conversazione.
Felton fremette, e milady sentì che sarebbe stata perduta se non veniva in aiuto del giovane puritano sconcertato.
— Ah! voi temete che la vostra prigioniera vi sfugga? disse essa. Ebbene! domandate al vostro carceriere qual grazia io sollecitava momenti sono.
— Voi domandavate una grazia? disse il barone sospettoso.
— Sì, milord, riprese il giovane confuso.
— E qual grazia? sentiamo, aggiunse lord de Winter.
— Un coltello che essa mi avrebbe restituito dal finestrino della porta un minuto dopo averlo ricevuto, rispose Felton.
— Dunque vi è qualcuno nascosto qui, che la nostra graziosa prigioniera vuole scannare? replicò lord de Winter colla sua voce irrisoria e beffarda.
— Vi sono io, rispose milady.
— Io vi ho dato la scelta fra l'America e Tiburn, riprese lord de Winter; scegliete Tyburn, milady: la corda, credetemi, è anche più sicura del coltello.
Felton impallidì e fece un passo in avanti, pensando che, al momento in cui egli era entrato, milady aveva in mano una corda.
— Avete ragione, disse questa, ed io vi aveva già pensato.
Poi soggiunse con voce sorda:
— E vi penserò ancora.
Felton sentì scorrere un fremito fin dentro le midolla delle sue ossa. Probabilmente lord de Winter si accorse di questo movimento.
— Non ti fidare, John, disse egli; John amico mio, mi sono riposato su te; sta in guardia, io ti ho avvisato. D'altronde abbi coraggio, figlio mio fra tre giorni, noi saremo liberati da questa creatura, ed ella non potrà più nuocere ad alcuno nel luogo ove la invio.
— Voi lo sentite! gridò milady con una forte esclamazione, dimodochè il barone credè che essa si indirizzasse al cielo, e Felton comprese che si indirizzasse a lui. Felton abbassò la testa e diventò astratto.
Il barone prese l'ufficiale per le braccia girando la testa sulla sua spalla, per non perdere di vista milady, fino a che fu uscito.
— Andiamo, andiamo, disse la prigioniera quando fu chiusa la porta, io non sono ancora così avanzata quanto credeva. De Winter ha cambiato la sua ordinaria stolidezza in una sconosciuta prudenza; che cosa è il desiderio di vendetta, e come questo desiderio forma l'uomo! quanto a Felton, egli esita. Ah! questo non è un uomo risoluto come quel maledetto d'Artagnan.
Frattanto milady aspettò con impazienza, poichè dubitava bene che non sarebbe scorsa la giornata senza che rivedesse Felton. Finalmente, un'ora dopo la scena che abbiamo raccontata, essa intese che qualcuno parlava a bassa voce alla porta, quindi ben presto la porta si aprì e riconobbe Felton.
Il giovine si avanzò rapidamente nella camera; lasciando la porta aperta dietro di se, e facendo segno a milady di tacere. Egli aveva il viso sconvolto.
— Che volete da me? diss'ella.
— Ascoltate, riprese Felton a bassa voce; io ho allontanata la sentinella per poter restar qui senza che si possa sentire ciò che vi dico. Il barone mi ha raccontato una storia spaventosa.
Milady prese il suo sorriso di vittima rassegnata e scosse la testa.
— O voi siete il demonio, continuò Felton, o il barone mio benefattore, mio padre, è un mostro. Io vi conosco da quattro giorni, ed amo lui da dieci anni; posso dunque esitare fra voi due; non vi spaventate di ciò che vi dico; io ho bisogno di essere convinto; questa sera, dopo mezzanotte io verrò a vedervi, e voi mi convincerete.
— No, Felton, no, fratello mio, diss'essa, il sacrificio è troppo grande, ed io capisco ciò che vi costa. No, io sono perduta, non vi perdete con me. La mia morte sarà più eloquente della mia vita, e il silenzio del cadavere vi convincerà anche meglio che le parole della prigioniera.
— Tacete, signora! gridò Felton, e non mi parlate in tal guisa; io sono venuto perchè mi promettiate sull'onore, perchè mi giuriate su quanto avete di più sacro, che non attenterete alla vostra vita.
— Io non vi posso promettere niente, disse milady, poichè nessuno più di me rispetta un giuramento; e se io promettessi mi abbisognerebbe mantenere.
— Ebbene! disse Felton, impegnatevi soltanto fino al momento in cui mi avrete riveduto. Se, dopochè mi avrete riveduto persisterete ancora, allora sarete libera, ed io stesso vi darò l'arme che mi avete domandata.
— Sì, disse milady, per voi aspetterò.
— Giuratelo.
— Lo giuro pel nostro Dio, siete voi contento?
— Bene, disse Felton. A questa notte.
E si slanciò fuori dell'appartamento, chiudendo la porta, aspettando di fuori coll'arme del soldato alla mano, come se avesse montata la guardia.
Il soldato ritornò, Felton gli rese la sua arme.
Allora, attraverso il finestrino a cui essa si era accostata, milady vide il giovane segnarsi con un delirante fervore e andarsene pel corridoio con un trasporto di gioia.
In quanto ad essa, ritornò al suo posto con un sorriso di selvaggio disprezzo sulle labbra e ripetè bestemmiando quel nome terribile di Dio, pel quale essa aveva giurato, senza aver mai imparato a conoscerlo.
CAPITOLO LVI.
QUINTO GIORNO DI PRIGIONIA
Frattanto milady era giunta ad un mezzo trionfo, e l'ottenuto successo raddoppiava le sue forze.
Non era difficile il vincere, come aveva fatto fino allora, degli uomini pronti a lasciarsi sedurre, e che la galante educazione della corte trascinava presto in un laccio; milady era assai bella per allettare i sensi, ed era abbastanza destra per superare tutti gli ostacoli dello spirito.
Ma questa volta, essa aveva a lottare contro una natura selvaggia, concentrata, insensibile a forza di austerità; la religione e la penitenza avevano ridotto Felton un uomo inaccessibile alle ordinarie seduzioni; egli ravvolgeva nella sua testa, esaltava dei piani talmente vasti, dei progetti talmente tumultuosi, che non vi restava più luogo per l'amore, sentimento che si nutrisce negli ozi, e ingrandisce colla corruzione.
Milady aveva dunque fatto breccia, colla sua falsa virtù nell'opinione di un uomo prevenuto contro essa; e con la sua bellezza, nel cuore e nei sensi di un uomo candido e puro. Finalmente essa erasi data la misura di quei mezzi sconosciuti da essa stessa fino allora, con quella esperienza fatta sopra un individuo il più ribelle che la natura e la religione possono sottomettere al suo studio.
Ben molte volte, ciò nonostante, durante la serata, essa aveva disperato della sorte di se stessa; non invocava Dio, lo sappiamo, ma aveva fede nel genio del male, in quella immensa sovranità che regna in tutte le circostanze della vita umana, e alla quale, come nella favola araba, un seme di granato bastò per ricostruire un mondo perduto.
Milady, ben preparata a ricevere Felton, potè drizzare le sue batterie per la notte, essa sapeva che non aveva più che due giorni, e che una volta segnato l'ordine da Buckingham (e Buckingham lo avrebbe firmato tanto più facilmente che questo ordine era redatto con un nome supposto, e non avrebbe potuto riconoscere la donna di cui si trattava) una volta dato quest'ordine, il barone la farebbe imbarcare sul momento, e sapeva altresì che le donne condannate alla deportazione usano delle armi assai meno possenti nelle loro seduzioni, che le pretese donne virtuose, la di cui bellezza è illuminata dal sole della società, di cui la voce della moda vanta lo spirito e che un riflesso d'aristocrazia indora con la sua ingannevole luce. Essere una donna condannata ad una pena miserabile ed infamante, non è un impedimento a esser bella, ma è un ostacolo a divenir possente. Come tutte le persone di un genio reale, milady conosceva il mezzo che conveniva alla natura ed ai suoi mezzi. La povertà le ripugnava, l'abiezione la diminuiva di due terzi della sua grandezza. Milady non era regina; era necessario alla sua dominazione il piacere dell'orgoglio soddisfatto. Comandare agli esseri inferiori era per essa piuttosto un'umiliazione che una soddisfazione.
Certamente, essa sarebbe ritornata dal suo esilio, e non ne dubitava neppure un solo istante; ma quanto tempo sarebbe durato questo esilio? per una natura attiva ed ambiziosa come quella di milady, i giorni che non vengono occupati a salire, sono giorni infausti. Come chiamare dunque i giorni che vengono impiegati a discendere! Perdere un anno, due anni, è quanto a dire una eternità; ritornare dopo la disgrazia e dopo la morte di Richelieu; ritornare quando d'Artagnan e i suoi amici, felici e trionfanti, avessero ricevuto dalla regina la ricompensa da loro bene acquistata pei servigi che le avevano resi: queste erano tali idee divoratrici, che una donna come milady, non poteva sopportare. Del resto, l'uragano che rumoreggiava intorno a lei raddoppiava la sua forza. Ella avrebbe fatto scoppiare i muri della sua prigione se per un momento solo il suo corpo avesse potuto assumere le proporzioni del suo spirito.
Quindi, ciò che ancora più che la tormentava in mezzo a tutto ciò era la rimembranza del ministro, che doveva egli mai pensare, che doveva egli mai dire del suo silenzio, diffidente, inquieto, sospettoso come egli era? Il ministro, non solamente suo unico appoggio, non solamente suo unico protettore nel presente, ma ancora il principale istrumento della sua vendetta per l'avvenire! Essa lo conosceva; e sapeva che al suo ritorno, dopo un viaggio inutile, essa avrebbe un bell'aringare sulla sua prigionia, un bell'esaltare le subìte sofferenze, il ministro risponderebbe con quella calma irrisoria dello scettico possente ad un tempo per la forza e pel genio «non bisognava lasciarsi prendere!»
Allora milady riuniva tutta la sua energia, mormorando nel fondo del suo pensiero il nome di Felton, il solo raggio di luce che penetrava fino a lei nell'infimo ove era piombata, e come un serpente che avvolge e scontorce i suoi anelli per convincere se stesso della propria forza, essa avviluppava in antecedenza Felton nelle mille pieghe della sua inventiva immaginazione.
Frattanto il tempo passava, le ore, le une dopo le altre, sembravano risvegliare la campana così di fuga, ciascun colpo del battente di bronzo ripercuotevasi nel cuore della prigioniera.
A nove ore, lord de Winter fece la sua consueta visita, guardò la finestra e le sbarre, esplorò il pavimento e i muri, visitò il camminetto e le porte, senza che, durante questa lunga e minuta visita, nè egli nè milady pronunciassero una sola parola.
Senza dubbio entrambi capivano che la situazione era troppo grave per perdere il tempo in parole inutili o in collere senza effetti.
— Andiamo, andiamo, disse il barone nel lasciarla, anche per questa notte non potrete fuggire.
A dieci ore, Felton venne a porre una sentinella. Milady riconobbe il di lui passo, essa ora lo indovinava, come una innamorata indovina quello dello amante del suo cuore, e frattanto milady detestava e disprezzava questo debole fanatico.
Non era ancor giunta l'ora convenuta; Felton non entrava.
Due ore dopo, quando suonò mezzanotte, la sentinella fu cambiata, questa volta era giunta l'ora. Da quel momento milady aspettò con impazienza.
La nuova sentinella cominciò a passeggiare nel corridoio.
Dopo dieci minuti, venne Felton.
Milady si mise in ascolto.
— Ascolta, disse il giovane alla sentinella, non ti allontanare da questa porta sotto verun pretesto, perchè tu sai che nella notte scorsa è stato punito un soldato per aver lasciato un istante il suo posto; eppure sono stato io, che durante questa corta assenza ho fatto la guardia in sua vece.
— Sì, lo so, disse il soldato.
— Ti raccomando adunque la più esatta sorveglianza... Io aggiunse egli, entro per visitare una seconda volta la camera di questa donna, che, ho timore, abbia dei sinistri progetti su se stessa, e che ho ricevuto l'ordine di sorvegliare.
— Buono, mormorò milady, ecco l'austero puritano che non mente.
In quanto al soldato si contentò di sorridere.
— Per bacco! mio tenente, disse egli, voi non siete disgraziato nel dovere eseguire una simile commissione.
Felton arrossì. In tutt'altra circostanza avrebbe rimproverato il soldato che si permetteva un simile scherzo, ma la sua coscienza mormorava troppo altamente perchè la sua bocca osasse parlare.
— Se io chiamo, disse egli, vieni; nello stesso modo che se qualcuno si avanza, chiamami.
— Sì, mio tenente, disse il soldato.
Felton entrò da milady, ed essa si alzò.
— Ah! eccovi? disse essa.
— Io vi aveva promesso di venire, disse Felton e sono venuto.
— Voi mi avete promesso pur anche un'altra cosa.
— E che dunque, mio Dio! disse il giovane, che ad onta del suo impero su se stesso, si sentiva le ginocchia tremare e il sudore inondare la fronte.
— Voi avete promesso di portarmi un coltello, e di lasciarmelo dopo il nostro colloquio.
— Non mi parlate di ciò, signora, disse Felton; non vi è situazione, per quanto sia terribile, che autorizzi una creatura di Dio a darsi la morte. Io ho riflettuto, che non doveva mai rendermi colpevole di un simil peccato.
— Ah! voi avete riflettuto? disse la prigioniera ritornando a sedere sul seggio con un sorriso di disprezzo, io pure ho riflettuto!
— A che?
— Che non aveva niente da dire ad un uomo che non mi mantiene la sua parola.
— Oh! mio Dio! mormorò Felton.
— Voi potete ritirarvi, disse milady; io non parlerò.
— Ecco il coltello, disse Felton cavando di saccoccia l'arme che secondo la sua promessa, egli aveva portata, ma che esitava a consegnare alla sua prigioniera.
— Vediamolo, disse milady.
— Per fare che?
— Sul mio onore, io ve lo restituirò sull'istante. Voi potrete metterlo su questa tavola e vi porrete fra quello e me.
Felton stese l'arma a milady che ne esaminò attentamente la tempra e ne provò la punta sulla estremità di un dito.
— Bene, disse essa, rendendo al giovine ufficiale il coltello, questo è un bello e buono acciaio... Felton, voi siete un amico fedele.
Felton riprese l'arma e la posò sulla tavola, come era stato convenuto fra lui e la sua prigioniera.
Milady lo seguì con gli occhi, e fece un gesto di soddisfazione.
— Ora, disse essa, ascoltatemi.
La raccomandazione era inutile, il giovine ufficiale stava in piedi davanti a lei, aspettando le sue parole per divorarle.
— Felton, disse milady con una solennità piena di malinconia, Felton se vostra sorella, la figlia di vostro padre vi dicesse: «Giovine ancora, assai bella per disgrazia, mi si fece cadere con un laccio; io resistei: mi si moltiplicarono intorno le imboscate, le violenze; io resistei: si bestemmiò la religione che io servo, il Dio che adoro, perchè chiamai in mio soccorso questo Dio e questa religione; io ho resistito: allora mi furono prodigati gli oltraggi, e, siccome non potevano perdere l'anima mia, hanno voluto diffamare per sempre il mio corpo; finalmente...»
Milady si fermò, e un amaro sorriso passò sopra le di lei labra.
— Ma infine, disse Felton, che vi hanno fatto?
— «Una sera finalmente fu risoluto di paralizzare questa resistenza che non si poteva vincere; una sera fu mischiato nella mia acqua un possente narcotico; appena ebbi terminata la mia cena, che mi sentii a poco a poco cadere in uno sconosciuto torpore. Quantunque fossi senza diffidenza, un vago timore mi prese, e cercai di lottare contro il sonno. Mi alzai, volli correre alla finestra, chiamare soccorso, ma le gambe si rifiutarono di portarmivi. Mi sembrava che il soffitto si abbassasse e mi schiacciasse sotto il suo peso; stendeva le braccia, cercava di parlare, non potei mandare che suoni inarticolati; un torpore irresistibile si impadroniva di me; mi appoggiai ad un divano, sentendo di essere vicina a cadere: ma ben presto questo appoggio fu insufficiente per le deboli braccia, e caddi sopra un ginocchio, poi sopra entrambi; volli pregare, ma la mia lingua era agghiacciata.... caddi sul pavimento in preda ad un sonno che rassomigliava alla morte.
«Io non ho conservata alcuna rimembranza di tutto il tempo che durò questo sonno; la sola cosa che mi ricordo è che mi risvegliai trasportata in una camera rotonda, il di cui mobilio era sontuoso, e nella quale la luce non penetrava che da una apertura praticata nel soffitto. Del resto non appariva nessuna porta che desse accesso a questo ambiente: si sarebbe detta una sontuosa prigione.
«Passò lungo tempo prima che potessi rendermi conto del luogo ove mi ritrovava e di tutti i particolari che racconto. Il mio spirito sembrava lottare invano per iscuotere le pesanti tenebre di questo sonno, dal quale io non poteva strapparmi; aveva delle vaghe percezioni di uno spazio percorso, di un rotolio di carrozza, ma tutto ciò era così cupo, e così confuso nel mio pensiero, che questi avvenimenti sembravano appartenere a tutt'altra vita che alla mia, ma però ammalgamata alla mia da un fantastico accoppiamento.
«Per qualche tempo, lo stato nel quale mi ritrovava mi sembrò così strano, che mi parve di sognare. A poco a poco mi si presentò la realtà piena di terrore: non era più nella casa che io abitava; per quanto poteva giudicare dalla luce del sole, il giorno era già passato di due terzi; ed il giorno innanzi era già sera avanzata quando mi addormentai; il mio sonno era dunque durato circa vent'ore. Che cosa era dunque accaduto durante questo lungo sonno?
«Mi alzai vacillante. Tutti i miei movimenti, lenti e intorpiditi, attestavano che l'influenza del narcotico non si era ancora del tutto dissipata. Del resto, questa camera era ammobiliata per ricevere una donna, e la civetta più consumata non poteva avere nessun desiderio che non fosse stato soddisfatto in un volgere d'occhi intorno a questa camera.
«Certamente non era io la prima detenuta che fosse stata racchiusa in questa splendida prigione, ma voi lo capirete. Felton, più la prigione era bella, e più io aveva di che spaventarmi.
«Sì, era una prigione, perchè tentai invano di uscirne; esplorai tutti i muri per giungere a scoprire una porta, dappertutto i muri rispondevano con un suono cupo e sordo.
«Feci circa venti volte il giro di quella camera, cercando un'uscita qualunque; non ve ne erano. Caddi spossata dalla fatica e dallo spavento sopra un sofà.
«Frattanto la notte veniva a grandi passi, e colla notte si aumentavano i miei terrori. Io non sapeva se doveva rimanere ove mi ritrovava, mi sembrava di essere circondata da sconosciuti pericoli, nei quali stava per cadere ad ogni passo. Quantunque non avessi mangiato niente dal giorno innanzi, il mio spavento mi impediva di sentire fame.
«Nessun rumore dall'esterno, che mi permettesse di misurare il tempo, giungeva fino a me; io presumeva soltanto che potessero essere sette ad otto ore di sera, perchè eravamo nel mese di ottobre e faceva notte intera.
«Ad un tratto il cigolìo di una porta che girava sopra i suoi gangheri mi fece rabbrividire; un globbo di fuoco che apparve dall'alto dall'invetriata dell'apertura del soffitto, gettando una viva luce nella camera, mi fece accorta con ispavento che un uomo stava in piedi nel mezzo della camera, a pochi passi da me.
«Una tavola preparata per due apparecchiata con un abbondante cena, era sorta come per incanto nel mezzo dell'appartamento.
«Quest'uomo era colui che mi perseguitava da più di un anno, che aveva giurato il mio disonore, e che, dalle prime parole che uscirono dalla sua bocca, mi fece comprendre che non mi restava alcuna speranza di essere resa alla libertà.
— Infame mormorò Felton.
— Oh! sì, infame! gridò milady, vedendo l'interesse che il giovane ufficiale, la di cui anima sembrava sospesa alle sue labbra, prendeva a questo racconto; oh! sì, infame! egli credè che fosse bastato il farmi rapire dalla mia casa perchè tutto fosse detto, e non veniva sperando che io avessi accettata la mia onta, poichè la mia onta era consumata, ma veniva ad offrirmi la sua fortuna in compenso del mio amore.
«Tutto ciò che il cuore di una donna può contenere di superbo disprezzo, e di parole sdegnose, lo versai su quest'uomo; senza dubbio egli era assuefatto a simili rimproveri, mi ascoltò calmo, sorridente e colle braccia incrociate sul petto; poi, quando credè che io avessi detto tutto, si avanzò per afferrarmi la mano; balzai verso la tavola, presi un coltello, e ne volsi la punta contro il mio petto.
« — Fate un passo di più, gli dissi, ed oltre al mio disonore, voi avrete ancora la mia morte da rimproverarvi.
«Senza dubbio nel mio sguardo, nella mia voce, in tutta la mia persona spiccò quella verità di gesto, di attitudine, di accento, che porta la convinzione anche nelle anime le più perverse, poichè si fermò.
« — La vostra morte? mi diss'egli, oh! no, voi siete una troppa graziosa prigioniera perchè io acconsenta a perdervi così. Addio, mia bella, aspetterò per farvi una visita che vi ritroviate in migliori disposizioni.
«A queste parole, mandò un fischio; il globo di luce che illuminava la camera risalì, e disparve. Io mi ritrovai di nuovo immersa nelle tenebre. Si riprodusse il rumore di una porta che si apre e si chiude, ed un istante dopo ricomparve il globo fiammeggiante, discese, e mi ritrovai sola.
«Questo momento fu spaventoso; se avessi avuto ancora qualche dubbio pel mio infortunio, questi dubbi si sarebbero svaniti in una disperante realtà; io era in potere di un uomo che non solo io detestava, ma che disprezzava; di un uomo che mi aveva già data prova fatale di ciò che poteva osare.
— Ma chi era dunque quest'uomo? domandò Felton.
Milady non rispose a questa interrogazione, e continuò in questi termini.
— Io passai la notte sopra di una poltrona, fremendo al più piccolo rumore, perchè circa la mezzanotte la lampada si spense, mi ritrovai nella oscurità; ma la notte trascorse senza alcuna nuova apparizione del mio persecutore; venne il giorno, la tavola era scomparsa; io aveva conservato soltanto il coltello in mano.
«Questo coltello era tutta la mia speranza.
«Era oppressa dalla fatica, la veglia faceva bruciare i miei occhi, non aveva osato di dormire un solo istante. La luce del giorno mi tranquillizzò; andai a gettarmi sul mio letto, non senza il mio coltello liberatore che nascosi sotto il cuscino.
«Quando mi svegliai, una nuova tavola era apparecchiata.