I tre moschettieri, vol. IV

Part 5

Chapter 53,839 wordsPublic domain

La porta si aprì dolcemente, la bella oratrice finse di non sentirne il rumore, e, con una piena di lagrime, continuò:

— Dio vendicatore! Dio di bontà! lascerete voi compiersi gli orribili progetti di quest'uomo?

Allora soltanto essa finse di sentire il rumore dei passi di Felton, e, sorgendo rapida come il pensiero, arrossì, come se avesse avuto vergogna di essersi fatta sorprendere in ginocchio.

— Io non voglio disturbare quelli che pregano, signora, disse Felton, non v'incomodate dunque per me, ve ne scongiuro.

— Come sapete voi ch'io pregava, signore? disse milady con voce soffocata dai singhiozzi: v'ingannate signore io non pregava.

— Credete dunque, signora, rispose Felton con la sua solita voce grave, quantunque un poco più addolcita, che io mi creda d'avere il diritto di proibire ad una creatura di prosternarsi davanti al suo Creatore? D'altronde il pentimento sta bene ai colpevoli, qualunque sia il delitto che abbiano commesso, un colpevole ai piedi di Dio mi è sacro.

— Colpevole, io! disse milady con un sorriso che avrebbe disarmato l'angelo punitore. Colpevole! oh! mio Dio! tu sai se io lo sono!... Dite che io sono condannata, signore, alla buon'ora!... ma, voi lo sapete, Dio, che ama i martiri, permette che qualche volta sieno condannati anche gl'innocenti.

— Foste voi condannata, foste voi innocente, foste voi martire, ragione di più, rispose Felton per pregare, io stesso vi aiuterò colle mie preghiere.

— Oh! voi siete un giusto; gridò milady precipitandosi ai suoi piedi: io non posso più contenermi lungamente, perchè temo di mancare di forza al momento in cui mi abbisognerà sostenere la lotta, e confessare la mia fede; ascoltate dunque la preghiera di una donna alla disperazione. Voi siete ingannato, signore! Ma non si tratta di ciò; io non vi domando che una grazia, e se voi me l'accorderete, io vi benedirò continuamente in questo mondo e nell'altro.

— Parlate al padrone, signora, disse Felton; fortunatamente io non sono incaricato nè di perdonare, nè di punire, ed è al più alto che Dio ha rimesso questo potere.

— No: a voi, a voi solo. Ascoltatemi, piuttosto che contribuire alla mia perdita, piuttosto che contribuire alla mia ignominia...

— Se avete meritata quest'onta, signora, se avete meritata questa ignominia, fa d'uopo subirla offerendola a Dio.

— Che dite mai? oh! voi non mi capite; quando parlo d'ignominia, voi credete che io parli di un gastigo qualunque, della prigione, o della morte? Piacesse al cielo! che importa a me la prigione o la morte?

— Sono io che non vi capisco più, signora, disse Felton.

— O che fate sembiante di non capirmi più, signore; rispose la prigioniera con un sorriso di dubbio.

— No, signora, sul mio onore da soldato, sulla mia fede da cristiano!

— Come! voi ignorate la mente di lord de Winter a mio riguardo?

— Io l'ignoro.

— Impossibile, voi siete il suo confidente.

— Io non mento mai, signora.

— Oh! eppure si nasconde troppo poco, perchè non si abbia a indovinarlo.

— Non cerco d'indovinar niente, signora, aspetto che mi sieno fatte le confidenze, e, fuori di ciò che mi ha detto alla vostra presenza, lord de Winter non mi ha confidato niente.

— Ma, gridò Milady con un incredibile accento di verità, voi dunque non siete il suo complice? voi dunque non sapete ch'egli mi destina ad un'onta, che tutti i gastighi della terra non saprebbero uguagliare in orrore?

— V'ingannate, signora; disse Felton arrossendo; lord de Winter non è capace di un tal delitto.

— Buono! disse milady fra se stessa; senza sapere di che si tratta, egli lo chiama delitto.

Poi ad alta voce:

— L'amico dell'infame è capace di tutto!

— Chi chiamate voi infame? disse Felton.

— Vi sono forse in Inghilterra due uomini cui possa convenire questo titolo?

— Voi volete parlare di Giorgio Villiers? disse Felton a cui si infiammarono gli occhi.

— Che i pagani, i gentili, gl'infedeli chiamano duca di Buckingham, riprese milady; non avrei creduto che vi fosse un inglese in tutta l'Inghilterra che avesse avuto bisogno di una così lunga spiegazione per riconoscere quello di cui voleva parlarvi.

— La mano del Signore è stesa su di lui, egli non sfuggirà al gastigo che merita.

Felton, sul conto del duca, non faceva che esprimere il sentimento di esecrazione che tutti gl'Inglesi avevano votato a colui, che i cattolici stessi chiamavano l'esattore, il concussionario, il libertino, e che i Puritani chiamavano semplicemente Satanasso.

— Oh! mio Dio! mio Dio! io vi prego d'inviare a questo uomo il gastigo che gli è dovuto, voi sapete che questa non è la propria vendetta che proseguo, è la liberazione di tutto un popolo che imploro.

— Lo conoscete voi dunque? domandò Felton.

— Finalmente egli m'interroga! disse fra se stessa milady al colmo della gioia, per essere giunta così presto ad un così gran risultato.

— Oh! s'io lo conosco! oh! sì per mia disgrazia, per mia disgrazia eterna!

E milady si contorse le braccia, come accade nel parossismo del dolore.

Felton sentì senza dubbio che la sua forza lo abbandonava, fece alcuni passi verso la porta; la prigioniera, che non lo perdeva di vista, gli balzò dietro e lo fermò.

— Signore, siate buono, siate clemente, ascoltate una mia preghiera! quel coltello, che la fatai prudenza del barone mi ha tolto, perchè sa l'uso che io voleva farne,... ho! ascoltatemi fino alla fine! quel coltello restituitemelo per un solo minuto secondo, per grazia, per pietà! abbraccio le vostre ginocchia, vedete! Voi chiuderete la porta... Non sarà già contro di voi che me ne servirò,... Dio! odiar voi che siete il solo uomo giusto che sia qui, buono, misericordioso, e forse anche il mio salvatore! un minuto quel coltello; un minuto, un sol minuto, e ve lo renderò pel finestrino della porta! nient'altro che un minuto, e mi avrete salvato l'onore!

— Uccidervi! gridò Felton con terrore, dimenticando di togliere le sue mani dalle mani della sua prigioniera; uccidervi!

— Io ho detto, signore, mormorò milady abbassando la voce, e lasciandosi cadere prosternata sul pavimento, io ho detto il mio secreto! egli sa tutto, mio Dio! io sono perduta!

Felton rimaneva in piedi immobile ed indeciso.

Egli dubita ancora, pensò milady; ma ho finto abbastanza la verità.

Si sentì camminare nel corridoio; milady riconobbe il passo lento di lord de Winter.

Felton pure lo riconobbe, e fece un passo verso la porta.

Milady si slanciò:

— Oh! non una parola, diss'ella con voce concentrata: non una parola di tutto ciò che vi ho detto, a quest'uomo, o io son perduta; o siete voi... voi...

Quindi siccome i passi si avvicinavano, ella si tacque per timore che la sua voce fosse intesa, appoggiando con un gesto d'infinito terrore la sua bella mano sulla bocca di Felton.

Felton respinse dolcemente milady, che andò a cadere sopra una poltrona.

Lord de Winter passò davanti alla porta senza fermarsi, e s'intese il rumore dei suoi passi che si allontanavano.

Felton pallido come la morte, rimase alcuni istanti coll'orecchio teso ad ascoltare; poi, quando il rumore fu estinto del tutto, respirò come un uomo che esce da un sogno, e si slanciò fuori dell'appartamento.

— Ah! disse milady, ascoltando a sua volta i passi di Felton, che si allontanavano nella direzione opposta a quelli di lord de Winter, finalmente il tutto è mio!

Poi la sua fronte si oscurò.

— S'egli parla al barone, diss'ella, io sono perduta; poichè il barone, che sa bene che io non mi ucciderei, mi metterà un coltello fra le mani in faccia sua ed allora s'accorgerà che tutta questa grande disperazione non era che un giuoco.

Essa andò a mettersi davanti al suo specchio, e si guardò; giammai non era stata così bella.

— Oh! sì, diss'ella sorridendo, ma costui non parlerà!

La sera lord de Winter accompagnò la cena.

— Signore gli disse milady, la vostra presenza è essa un accessorio obbligato alla mia prigionia, e non potreste risparmiarmi l'aumento di torture che mi cagionano le vostre visite?

— Come mai, cara sorella, disse de Winter, non mi avete voi sentimentalmente annunciato con quella bocca oggi così crudele per me, che siete venuta in Inghilterra col solo scopo di vedermi con tutto il vostro comodo? godimento di cui mi dicevate, voi risentiste così fortemente la privazione, che avete tutto arrischiato per questo, mal di mare, tempesta, prigionia? Ebbene! eccomi, siate soddisfatta; d'altronde questa volta la mia visita ha un motivo.

Milady fremette, ella credè che Felton avesse parlato; giammai in sua vita, forse, questa donna che aveva provate tante emozioni possenti e opposte, non aveva sentito battersi così violentemente il cuore.

Essa era seduta; lord de Winter prese una scranna, la tirò vicino a lei, e le si assise da presso; quindi, prendendo dalla saccoccia un foglio che spiegò lentamente:

— Prendete, le disse, io voleva mostrarvi questa specie di passaporto, che da ora in avanti vi servirà di numero d'ordine nella via che io acconsento a lasciarvi.

Poi riportando il suo sguardo da milady sul foglio, egli lesse:

«Ordine di condurre a...

— Il nome è in bianco interruppe de Winter; se voi avete qualche preferenza indicatemela, e per poco che sia un migliaio di leghe da Londra, sarà esaudita la vostra domanda. Io dunque riprendo:

«Ordine di condurre a... la nominata Carlotta Backson, col marchio della giustizia del regno di Francia, ma liberata dopo la punizione; ella dimorerà in codesta residenza, senza mai allontanarsi più di trenta leghe. In caso di tentativo di evasione, le sarà applicata la pena di morte. Le saranno dati cinque _schellings_ il giorno pel suo alloggio e nutrimento.»

— Quest'ordine non mi concerne, disse freddamente milady, poichè porta un nome che non è il mio.

— Un nome! avete voi forse un nome?

— Ho quello di un vostro fratello.

— V'ingannate; mio fratello non è che il vostro secondo marito. Il primo vive ancora. Ditemi il suo nome, ed io lo metterò invece del nome di Carlotta Backson. No, voi non lo avete... voi mantenete il silenzio. Sta bene; sarete registrata sotto il nome di Carlotta Backson.

Milady restò silenziosa, solamente, questa volta non era più per terrore. Essa credè l'ordine pronto per essere eseguito, pensò che lord de Winter avesse sollecitata la sua partenza; credè di essere condannata a partire la stessa sera; nel suo spirito era tutto perduto per un istante, quando ad un tratto s'occorse che l'ordine non era fornito di alcuna firma.

La gioia, che provò per questa scoperta, fu così grande, che non potè nasconderla.

— Sì, sì, disse Lord de Winter che aveva rimarcato ciò che in lei accadeva, sì, voi cercate le firme, e dite fra voi stessa: «Tutto non è ancora perduto, poichè quest'atto non è ancora firmato: mi si mostra per spaventarmi, ecco tutto». V'ingannate, domani quest'atto sarà inviato a lord Buckingham; dopo domani ritornerà firmato di suo proprio pugno, e munito del suo sigillo, e ventiquattr'ore dopo, sono io che ve lo garantisco, esso riceverà il suo principio di esecuzione. Addio, signora; ecco quanto io aveva a dirvi.

— Ed io risponderò, signore, che questo è un abuso di potere, che questo esilio sotto un nome supposto è una vera infamia.

— Amate voi meglio di essere impiccata col vostro vero nome, milady? Voi lo sapete, le leggi inglesi sono inesorabili sull'abuso che si fa del matrimonio; spiegatevi francamente. Quantunque il mio nome, o piuttosto quello di mio fratello, si trovi mischiato in questo affare, io arrischierò lo scandalo di un pubblico processo, per essere sicuro che con un sol colpo io sia sbarazzato di voi.

Milady non rispose, ma divenne pallida come un cadavere.

— Oh! vedo bene che voi amate molto la peregrinazione. A meraviglia, signora, evvi un proverbio che dice che i viaggi formano la gioventù. In fede mia, voi non avete torto del tutto, e il vivere è sempre una buona cosa. È per questo che io non mi curo punto che me la togliate. Resta ora a regolare l'affare dei cinque scellini; io mi mostro un poco parsimonioso; non è vero? Ciò è perchè temo che voi corrompiate i vostri guardiani. D'altronde vi resteranno sempre le vostre grazie per sedurli, a meno che i vostri scacchi con Felton non vi abbiano disgustata coi tentativi di questo genere.

— Felton non ha parlato, disse fra se stessa milady; allora niente è ancora perduto.

— E adesso, a rivederci, signora: domani ritornerò ad annunziarvi la partenza del mio messaggiero.

Lord de Winter si alzò, salutò ironicamente milady e uscì.

Milady respirò; essa aveva ancora quattro giorni per se, quattro giorni le basterebbero per sedurre Felton.

Però le venne una terribile idea; ed era che lord de Winter avrebbe forse mandato Felton stesso per far vidimare l'ordine da Buckingham; in questo modo Felton le veniva tolto, poichè per riuscire nel suo progetto abbisognava alla prigioniera la magia di una continua seduzione.

Frattanto una cosa sola la tranquillizzava come abbiamo detto: Felton non aveva parlato.

Essa non volle sembrare commossa dalle minacce di lord de Winter, si mise a tavola e mangiò.

Poi, come aveva fatto il giorno innanzi, si mise in ginocchio, e disse le sue preghiere ad alta voce. Come nel giorno innanzi, il soldato si fermò dal camminare e porse ascolto.

Ben presto essa sentì dei passi più leggieri di quelli della sentinella, che venivano dal fondo del corridoio, e si fermarono davanti alla sua porta.

— È lui, diss'ella.

E allora cominciò lo stesso canto religioso che la sera innanzi aveva tanto esaltato Felton.

Ma quantunque la sua voce dolce, piena e sonora, fosse vibrata più armoniosa e toccante che mai, la porta rimase chiusa. Parve a milady di doverne augurar bene; in uno degli sguardi furtivi ch'essa lanciava al piccolo finestrino, scoperse a traverso il socchiuso sportello, gli occhi ardenti del giovane; ma fosse realtà o visione, questa volta egli ebbe su se stesso la forza di non entrare.

Soltanto, alcuni minuti dopo che milady ebbe terminato il suo canto religioso, essa credè sentire un profondo sospiro; poi, gli stessi passi ch'essa aveva intesi avvicinarsi, li sentì pure allontanarsi lentamente, e come con dispiacere.

CAPITOLO LV.

QUARTO GIORNO DI PRIGIONIA

L'indomani, quando Felton entrò da milady, la ritrovò in piedi sopra una sedia, che teneva fra le mani una corda formata con alcuni fazzoletti di tela battista, stracciati in istrisce, intrecciate le une con le altre, e legate tutte insieme. Al rumore che fece Felton nell'aprire la porta, milady saltò leggermente giù dalla sedia, e cercò di nascondere dietro a se questa corda improvvisata che teneva in mano.

Il giovane era ancora più pallido dell'ordinario, e i suoi occhi, rossi per la veglia, indicavano che avevano passata una notte febbrile.

Però la sua fronte era armata di una serenità più austera che mai.

Egli si avanzò lentamente verso milady, che si era seduta, e prendendo una estremità della treccia mortifera, che, suo malgrado, e forse avvedutamente, essa aveva lasciata uscire.

— Che cosa è questo, signora? domandò egli freddamente.

— Questo? niente, disse milady sorridendo con quella dolorosa espressione che sapeva tanto bene dare al suo sorriso. La noia, voi non lo ignorate, è il più mortale nemico dei prigionieri. Io mi annoiava, e mi sono divertita ad intrecciare questa corda.

Felton portò lo sguardo al disopra del luogo ove aveva veduto milady in piedi sulla seggiola, e a quello ove essa allora si trovava seduta, e vide, al disopra della di lei testa, nel muro un arpione che serviva ad attaccarvi delle picche o delle armi.

Egli fremette, e la prigioniera vide questo fremito, perchè, quantunque avesse gli occhi abbassati, non le sfuggiva niente.

— E che facevate voi in piedi su questa seggiola? domandò egli.

— Che v'importa? rispose milady.

— Ma, rispose Felton, io desidero saperlo.

— Non m'interrogate, disse la prigioniera; voi sapete bene che a noi veri cristiani ci è proibito il mentire.

— Ebbene, disse Felton, ve lo dirò io quello che facevate, o piuttosto che volevate fare. Voi stavate per compiere l'opera fatale che meditate nel vostro spirito. Pensatevi, signora; se il vostro spirito proibisce la menzogna, proibisce pure severamente il suicidio.

— Sì, lo credo, ma quando una delle sue creature, perseguitata ingiustamente, è posta fra il suicidio ed il disonore, credetemi, signore, rispose milady con un suono di profonda convinzione, a me pare che possa scegliere il suicidio e il martirio.

— Voi dite troppo, o troppo poco; parlate, signora, in nome del cielo spiegatevi!

— Che io vi racconti i miei infortunii, perchè voi li riteniate per favole! che io vi dica i miei progetti, perchè li andiate a denunziare al mio persecutore! No, signore; D'altronde che v'importa la vita o la morte di una infelice condannata? Voi non garantite che del mio corpo, non è vero? e, purchè presentiate un cadavere che sia riconosciuto pel mio, non vi verrà chiesto di più, e fors'anche avrete una doppia ricompensa.

— Io! signora, io! gridò Felton; supporre che io accattassi mai il prezzo della vostra vita, oh! voi non pensate a quello che dite?

— Lasciatemi fare, Felton, lasciatemi fare, disse milady esaltandosi. Ogni soldato deve essere ambizioso, non è vero? voi siete tenente; ebbene! voi seguirete il mio convoglio col grado di capitano.

— Ma che vi ho dunque fatto? disse Felton costernato; perchè voi mi carichiate di una simile risponsabilità in faccia a Dio e agli uomini? Fra qualche giorno sarete mandata lungi di qui; signora, la vostra vita non sarà più sotto la mia custodia, e aggiunse egli con un sospiro, allora... voi ne farete ciò che vorrete.

— Così, gridò milady, come se non avesse potuto resistere ad una santa indignazione, voi uomo pietoso, voi che siete chiamato un giusto, voi non domandate che una cosa, ed è di non essere incolpato, inquietato per la mia morte?

— Io debbo vegliare sulla vostra vita, signora, e vi veglierò.

— Ma capite voi bene la missione che adempite? sarebbe crudele se io fossi colpevole; qual nome le dareste voi, qual nome le darebbe il Signore se fossi innocente?

— Io sono soldato signora, e adempio gli ordini che ho ricevuti.

— Credete voi che nel giorno dell'ultimo giudizio, Dio separerà i carnefici ciechi dai giudici iniqui? voi non volete che si uccida il mio corpo, e vi fate l'agente di quello che vuole uccidere l'anima mia!

— Ma, io ve lo ripeto, disse Felton oppresso, non vi minaccia nessun pericolo, ed io rispondo di lord de Winter come di me stesso.

— Insensato! gridò milady, povero insensato che osa rispondere di un altro uomo, quando i più saggi, quando i più timorosi dell'ira celeste non osano neppure rispondere di se stessi, e che si associa al partito più forte e più fortunato per opprimere il più debole e lo più sventurato!

— Impossibile! signora; impossibile, mormorò Felton, che sentiva nel fondo del suo cuore l'aggiustatezza di questo argomento; prigioniera, voi non ricupererete per mezzo mio la libertà; viva, voi non perderete per mezzo mio la vita.

— Sì, ma io perderò bene ciò che mi è mille volte più caro della vita; io perderò l'onore, Felton, e siete voi, che io farò responsabile davanti a Dio e davanti agli uomini della mia onta e della mia infamia!

Questa volta per quanto fosse impassibile, o simulasse di esserlo, non potè resistere all'influenza secreta che si era già impadronita di lui. Vedere questa donna, così bella, bianca come la più candida visione, vederla volta a volta disperata o minacciosa, subire ad un tempo l'ascendente del dolore e della bellezza, era troppo per un cervello minato dai sogni ardenti della fede estetica, era troppo per un cuore corroso ad un tempo dall'amore pel cielo, che arde, dall'odio degli uomini, che divora.

Milady vide il turbamento, sentì per induzione la fiamma delle ardenti passioni opposte che ardevano col sangue nelle vene del giovane fanatico, e a guisa di un abile generale, che vedendo il nemico pronto a rinculare, cammina su di lui mandando un grido di vittoria, essa si alzò, bella come un'antica sacerdotessa, come una vergine inspirata, coi capelli sparsi, tenendosi con una mano la veste, pudicamente riportata sul suo petto, collo sguardo illuminato di quel fuoco che aveva già portato il disordine nel giovane puritano, si avanzò verso di lui, gridando con tutta la veemenza della sua voce così dolce, alla quale, nell'occasione, essa sapeva dare un accento così terribile.

— «_Abbandona Abaal la sua vittima, getta ai leoni il martire. Dio ti farà pentire! io grido a lui dall'abisso._»

Felton rimase come petrificato.

— Chi siete voi! chi siete voi! gridò egli giungendo le mani; siete voi un angelo ovvero un demonio? vi chiamate voi Eloa o Astart?

— Non mi hai tu ancora riconosciuta Felton? io non sono nè un angelo nè un demonio; io sono una figlia della terra, io sono una sorella della credenza, ecco tutto.

— Sì, sì, disse Felton, io ne dubitava ancora, ma adesso lo credo.

— Tu credi, e frattanto sei complice di questo figlio di Belial che si chiama lord de Winter! tu credi, e frattanto mi lasci nelle mani dei miei nemici, del nemico dell'Inghilterra, del nemico di Dio! tu credi, e frattanto mi abbandoni a colui che riempie e lorda il mondo colle sue eresie e col libertinaggio, a questo infame Sardanapalo che i ciechi chiamano il duca di Buckingham e che i credenti chiamano l'Anticristo!

— Io, abbandonarvi a Buckingham, io! che dite voi mai?

— Essi avranno gli occhi, gridò milady, e non vedranno, essi avranno orecchi e non udiranno.

— Sì, sì, disse Felton passando le sue mani sulla sua fronte coperta di sudore, come per strappare il suo ultimo dubbio, sì, io riconosco la voce che mi parla nei miei sogni, sì, io riconosco i lineamenti dell'angelo che mi appare ogni notte, gridando all'anima mia che non può dormire: «colpisci, salva l'Inghilterra, salva te stesso perchè tu morrai senza aver disarmato Dio!» parla, parla! gridò Felton, ora io posso comprenderti.

Un lampo di gioia terribile, ma rapido come il pensiero sguizzò dall'occhio di milady.

Per quanto fosse fuggitivo questo lampo omicida, Felton lo vide e rabbrividì come se questo lampo avesse illuminato gli abissi del cuore di questa donna.

Felton si ricordò ad un tratto gli avvertimenti di lord de Winter, le seduzioni di milady, i suoi primi tentativi al momento del suo arrivo; egli rinculò di un passo, abbassò la testa, ma senza cessare di guardarla, come se, affascinato da questa strana creatura i suoi occhi non avessero potuto staccarsi da lei...

Milady non era donna da sbagliarsi sul senso di questa esitazione. Sotto queste emozioni apparenti, il suo sangue freddo agghiacciato non l'abbandonava punto. Prima che Felton le avesse risposto, e che essa fosse stata costretta di riprendere quella conversazione, così difficile a sostenersi sul medesimo punto di esaltazione, essa lasciò ricadere le sue mani, come se la debolezza della donna riprendesse il di sopra sull'entusiasmo della inspirata.

— Ma, no, disse essa, non sta a me l'essere la Giuditta che libererà Betulia da questo Oloferne. La spada dell'Eterno è troppo pesante pel mio braccio. Lasciatemi dunque fuggire il disonore colla morte, lasciatemi rifugiare nel martirio. Io non vi chiedo nè la libertà, come farebbe un colpevole, nè la vendetta come farebbe una pagana. Lasciatemi morire, ecco tutto. Io vi supplico, io vi imploro in ginocchio: lasciatemi morire, e il mio ultimo sospiro sarà una benedizione al mio salvatore.

A questa voce dolce e supplichevole, a questo sguardo timido ed abbattuto, Felton si rimproverò. A poco a poco, l'incantatrice aveva rivestito quella sembianza magica che assumeva e lasciava a volontà, vale a dire, la bellezza, la dolcezza, le lagrime, e soprattutto l'irresistibile attrattiva della voluttà mistica, la più divorante delle voluttà.