I tre moschettieri, vol. III

Part 9

Chapter 93,860 wordsPublic domain

— Io farò osservare a Vostra Eccellenza, disse milady, che dopo l'affare dei puntali di diamanti, pei quali il duca ha sempre avuto dei sospetti su me, Sua Grazia non ha più alcuna confidenza in me.

— Ma questa volta, disse il ministro, non si tratta più di accattivarsi la sua confidenza, ma di presentarsi francamente e lealmente come negoziatrice.

— Francamente e lealmente? ripetè milady con un indicibile accento di doppiezza.

— Sì, francamente e lealmente, riprese il duca con lo stesso tuono; tutto questo affare deve essere trattato allo scoperto.

— Io seguirò alla lettera le istruzioni di Vostra Eccellenza, e aspetto che me le partecipi.

— Voi anderete a ritrovare Buckingham per parte mia, e gli direte che io so tutti i preparativi ch'egli fa, ma che non me ne prendo punto alcun pensiero, attesochè al primo movimento che egli arrischierà, io perderò la regina.

— Crederà egli che Vostra Eccellenza è al caso di mantenere la minaccia che ora fa?

— Sì, poichè ho delle pruove.

— Bisogna che io possa presentare queste pruove e la loro importanza.

— Senza dubbio, e gli direte: primo che io pubblico il rapporto di Bois-Robert e del marchese Beatru, sulla conversazione che il duca ha avuto in casa della signora contestabile con la regina, la sera in cui la signora contestabile ha dato una gran festa mascherata: gli direte, affinchè non dubiti più, che egli vi venne col costume di gran Mogol, che doveva portare il cavaliere de Guise, e che ha comprato da quest'ultimo mediante la somma di tremila doppie.

— Bene, Mio-signore.

— Tutti i particolari della sua entrata al Louvre, e della sua uscita, durante la notte in cui si è introdotto nel palazzo, sotto le vesti di un dicitore di buona avventura italiano mi sono noti; gli direte, perchè non abbia ancora a dubitare della autenticità delle mie informazioni, ch'egli aveva sotto il suo mantello una gran veste bianca disseminata di lagrime nere, di teste di morte, e di ossa incrociate, poichè nel caso di una sorpresa doveva farsi credere il fantasma della donna bianca, che, come ciascuno sa, ritorna a comparire al Louvre, ogni qualvolta sta per accadere un grande avvenimento.

— È tutto qui, Mio-signore.

— Ditegli che so ancora tutte le circostanze della avventura d'Amiens; che farò fare un piccolo romanzo spiritosamente composto, con un piano del giardino, e i ritratti dei principali attori di questa scena notturna.

— Gli dirò anche questo.

— Ditegli ancora che io tengo prigioniero Montaigu, che Montaigu è alla Bastiglia, che è vero che non gli fu ritrovata indosso alcuna lettera, ma che la tortura può fargli dire tutto ciò che sa, ed ancora ciò che non sa.

— A meraviglia!

— Finalmente, aggiungete che Sua Grazia, nella fretta precipitata che ha impiegata nel lasciare l'isola Re, dimenticò nel suo alloggio alcune lettere della signora de Chevreuse, che compromettono particolarmente la regina, in quanto che esse provano che Sua Maestà non solo può amare i nemici del re, ma ancora che ella cospira con quelli della Francia. Avete voi ben ritenuto tutto ciò che ho detto?

— Vostra Eccellenza ne giudichi da se stessa: il ballo mascherato della signora contestabile, la notte del Louvre, la serata d'Amiens, l'arresto di Montaigu, la lettera della signora de Chevreuse.

— Sta bene, disse il ministro, sta bene; voi avete una felice memoria, milady.

— Ma, riprese quella a cui il ministro aveva diretto questo complimento, se malgrado tutte queste ragioni il duca non si arrendesse, e continuasse a minacciare la Francia?

— Il duca è innamorato come un pazzo, o piuttosto come uno stupido, riprese Richelieu con una profonda amarezza. Come gli antichi paladini, egli non ha intrapresa questa guerra che per ottenere uno sguardo dalla sua bella. Se egli sa che questa guerra può costare l'onore, e fors'anche la libertà della donna dei suoi pensieri, come egli dice, vi garantisco che vi penserà due volte.

— Eppure, disse milady con una persistenza che provava che voleva veder chiaro fino al termine della missione di cui era incaricata, eppure s'egli persiste?

— Se egli persiste?... disse il ministro, ciò non è probabile.

— Ciò è però possibile, disse milady.

— S'egli persiste...

Sua Eccellenza fece una pausa, e riprese:

— S'egli persiste, ebbene! io spererò in uno di quelli avvenimenti che cambiano la faccia degli stati.

— Se Vostra Eccellenza volesse citarmi nella storia qualcuno di questi avvenimenti, disse milady, forse dividerei la sua confidenza nell'avvenire.

— Ebbene sentite, per esempio, disse Richelieu, quando nel 1610, per una causa presso a poco simile a quella che fa muovere il duca, il re Enrico IV, di gloriosa memoria, stava per invadere ad un tempo la Fiandra e l'Italia per colpire l'Austria da due parti, ebbene! non è accaduto un avvenimento che salvò l'Austria? perchè il re di Francia non potrebbe avere una circostanza uguale a quella che ebbe l'imperatore?

— Vostra Eccellenza vuol parlare del colpo di coltello della strada Feronniere.

— Precisamente, disse il ministro.

— Vostra Eccellenza non teme che il supplizio di Ravaillac spaventi coloro che per un momento avessero avuto il pensiero d'imitarlo.

— Vi è in tutti i paesi, particolarmente se questi paesi sono divisi di religione, dei fanatici che non domanderebbero di meglio che di divenire martiri. Ed ecco: precisamente in questo momento mi ritorna il pensiero che i puritani sono furiosi contro il duca di Buckingham, e che i loro predicatori lo indicarono come l'anticristo.

— Ebbene? disse milady.

— Ebbene? continuò il ministro con un'aria indifferente, non si tratterebbe per il momento, per esempio, che di trovare una donna bella, giovane, accorta, che avesse a vendicare se stessa sul duca. Una tal donna può ritrovarsi. Il duca, è un uomo di buone fortune, e se ha seminati molti amori, colle sue promesse di eterna costanza, ha pure seminati molti odii colle sue eterne infedeltà.

— Senza dubbio, disse freddamente milady, una tal donna si può ritrovare.

— Ebbene! una donna che mettesse il coltello di Giacomo Clement, o di Ravaillac nelle mani di un fanatico, salverebbe la Francia.

— Sì, ma ella sarebbe la complice di un assassino.

— Sono mai stati conosciuti i complici di Ravaillac, o di Giacomo Clement?

— No, perchè forse essi erano posti troppo in alto onde si osasse di andarli a cercare là ove erano. Non si brucerebbe il palazzo di giustizia per tutti, Mio-signore.

— Voi dunque credete che l'incendio del palazzo di giustizia abbia avuto tutt'altra causa di quella di un semplice caso fortuito? domandò Richelieu nel modo che avrebbe fatto un'interrogazione senza alcuna importanza.

— Io, Mio-signore, rispose milady, io non credo niente. Io cito un fatto, e nulla più. Solamente, dico che se mi chiamassi madamigella Montpensier, o la regina Maria de Medici, prenderei minori precauzioni di quelle che non prendo, chiamandomi semplicemente lady de Winter.

— È giusto, disse Richelieu. Che vorreste voi dunque?

— Io vorrei un ordine che ratificasse in antecedenza tutto ciò che vorrei fare per il maggior bene della Francia.

— Ma bisognerebbe prima ritrovare la donna che ho detto, che avesse a vendicarsi del duca.

— Essa è ritrovata, disse milady.

— Quindi bisognerebbe ritrovare quel miserabile fanatico che servisse di strumento alla giustizia di Dio.

— Si ritroverà.

— Ebbene! disse il duca, allora sarà tempo di reclamare l'ordine che ora domandate.

— Vostra Eccellenza ha ragione, riprese milady, e sono io che ho torto di vedere nella missione di cui vengo onorata, tutt'altra cosa, che ciò che vi è realmente; vale a dire, di annunziare a Sua Grazia, per parte di Vostra Eccellenza, che voi conoscete i diversi traversamenti per mezzo dei quali egli è giunto ad avvicinarsi alla regina durante la festa data dalla signora contestabile, che voi avete le pruove del colloquio accordato al Louvre dalla regina a certo astrologo italiano, che non è altra cosa che il duca di Buckingham; che voi avete comandato un piccolo romanzo dei più spiritosi sull'avventura d'Amiens col piano del giardino in cui è accaduto questa avventura, e il ritratto degli attori che vi figurarono; che Montaigu è alla Bastiglia, e che la tortura può fargli dire tutte le cose di cui si ricorda, ed anche quelle di cui non si ricorda; finalmente che voi possedete certa lettera della signora de Chevreuse, ritrovata nell'alloggio di Sua Grazia, che compromette grandemente non solo quella che l'ha scritta ma ancora quella a nome della quale è stata scritta. Quindi, se egli persiste, malgrado tuttociò, siccome la mia missione si limita a quanto ho detto, io non avrò più che a pregar Dio di fare un miracolo per salvare la Francia. È questo tutto ciò, signore, io non avrò altra cosa da fare?

— Sta bene, rispose seccamente il ministro.

— Ed ora, disse milady senza sembrare di rimarcare il cambiamento di tuono del duca e del suo sguardo, ora ho ricevuto le mie istruzioni da Vostra Eccellenza, a proposito dei suoi nemici; Mio-signore, mi permetta di dirgli due parole sopra i miei.

— Voi dunque avete dei nemici? domandò Richelieu.

— Sì, Mio-signore, dei nemici contro i quali dovete prestarmi un appoggio, poichè io me gli sono fatti servendo Vostra Eccellenza.

— E quali? replicò il duca.

— Primieramente, una piccola intrigante che si chiama Bonacieux.

— Ella è nella prigione di Montes.

— Vale a dire che vi era, riprese milady, ma la regina ha sorpreso un ordine del re col quale l'ha fatta trasportare in un convento.

— In un convento? disse Richelieu.

— Sì, in un convento.

— In quale.

— Non lo so; il secreto è ben custodito.

— Io l'avrò.

— E vostra Eccellenza mi dirà in qual convento è questa donna?

— Io non vedo che vi possa essere alcun inconveniente, disse il ministro.

— Bene. Ora ho un altro nemico molto più da temere per me di questa piccola signora Bonacieux.

— E quale?

— Il suo amante.

— Come si chiama?

— Oh! Vostra Eccellenza lo conosce bene, gridò milady trasportata dalla collera, è il nostro cattivo genio di tutti e due; è quegli che nell'incontro delle guardie di Vostra Eccellenza ha deciso la vittoria in favore dei moschettieri del re; è quegli che ha dato quattro colpi di spada a de Wardes, vostro emissario, e che ha fatto andare a vuoto l'affare dei puntali; è quegli finalmente che, sapendo che sono stata io che gli ho involato la signora Bonacieux, ha giurato la mia morte.

— Ah! ah! disse il ministro, so di chi volete parlare.

— Io voglio parlare di quel miserabile di d'Artagnan.

— È un ardito compagnone, disse il ministro.

— È precisamente per questo, che essendo un ardito compagnone, è tanto più da temersi.

— Bisognerebbe, disse il duca, avere una pruova delle sue intelligenze con Buckingham.

— Una pruova? gridò milady, io ne avrò dieci.

— Ebbene! allora è la cosa più semplice del mondo: datemi questa pruova, ed io ve lo mando alla Bastiglia.

— Bene, Mio-signore, ma in seguito?

— Quando si è alla Bastiglia, non vi è più in seguito, disse il ministro con voce sorda. Ah! per bacco! continuò egli, se mi fosse così facile di sbarazzarmi del mio nemico come mi è facile di sbarazzarmi del vostro, e se fosse contro simili persone che voi mi domandate l'impunità...

— Mio-signore, riprese milady, testa per testa, esistenza per esistenza, uomo per uomo: datemi quello, io vi do l'altro.

— Io non so quello che voi volete dire, e non voglio neppure saperlo; ma ho il desiderio di rendermi a voi gradito, e non vedo alcuno inconveniente a darvi ciò che mi domandate in riguardo ad una creatura così infima, tanto più come voi mi dite, se questo piccolo d'Artagnan è un libertino, un duellista, un traditore.

— Un infame! Mio-signore, un infame.

— Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, disse il ministro.

— Ecco tutto, Mio-signore.

— Bene.

Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava che il ministro era occupato a cercare i termini nei quali doveva essere scritto il biglietto, ed anche a scriverlo. Athos, che non aveva perduto una parola della conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno per la mano, e li condusse all'altra estremità della camera.

— Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non ci lasci ascoltare la fine di questa conversazione?

— Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo inteso quanto è necessario che intendiamo; d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare il resto, ma bisogna che io esca.

— Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro chiederà di te, che cosa risponderemo noi?

— Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi gli direte pei primi che sono andato a perlustrare, poichè certe parole del nostro oste mi han dato luogo a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne me solo non ve ne inquietate.

— Siate prudente, Athos, disse Aramis.

— Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io sono di sangue freddo.

Porthos e Aramis andarono a prendere il loro posto vicino alla canna nel braciere.

In quanto ad Athos, egli uscì senza alcun mistero dalla porta, andò a staccare il suo cavallo attaccato con quello dei suoi amici ad una inferriata del pian terreno, convinse in quattro parole lo scudiero della necessità di una avanguardia pel ritorno, visitò con affettazione le sue pistole, si mise la spada fra i denti, e seguì a corpo morto la strada che conduceva al campo.

CAPITOLO XLV.

SCENA CONIUGALE

Come lo aveva preveduto Athos, il ministro non tardò a discendere; egli aprì la porta della camera ove erano entrati i moschettieri e ritrovò Porthos che faceva una partita accanita con Aramis. Con un rapido colpo d'occhio frugò tutti gli angoli della sala, e vide che gli mancava uno dei suoi uomini.

— Che cosa è divenuto del signor Athos? domandò egli.

— Mio-signore, rispose Porthos, è andato in perlustrazione, atteso alcune parole dell'oste che gli hanno fatto credere non essere molto sicura la strada.

— E voi, che cosa avete fatto signor Porthos?

— Ho vinto cinque doppie ad Aramis.

— Ora potete ritornare con me?

— Noi siamo agli ordini di Vostra Eccellenza.

— A cavallo adunque, signori, perchè si fa tardi.

Lo scudiero era alla porta e teneva per le redini il cavallo del ministro. Un poco più lontano, un gruppo di due uomini e di tre cavalli si vedeva fra l'ombre; questi due uomini erano quelli che dovevano condurre milady al porto della Punta, e vegliare al suo imbarco.

Lo scudiero confermò al ministro ciò che i due moschettieri gli avevano già detto in proposito di Athos. Il ministro fece un gesto di approvazione, e si rimise in cammino, circondandosi nel ritorno delle medesime precauzioni che aveva prese nell'andata.

Lasciamo seguirgli la sua strada del campo, protetto dallo scudiero e da' due moschettieri, e ritorniamo ad Athos.

Per un centinaio di passi era andato della stessa andatura; ma una volta fuori della portata della vista, avea lanciato il suo cavallo a destra, aveva fatto una voltata, ed era ritornato a una ventina di passi entro il bosco a stare sulle vedette del passaggio della piccola compagnia; quindi avendo riconosciuto il cappello dei suoi compagni, e la frangia dorata del mantello di Sua Eccellenza, aspettò che i cavalieri avessero fatta la voltata all'angolo della strada, e avendoli perduti di vista, ritornò di gran galoppo all'albergo, che gli fu aperto senza difficoltà.

L'oste lo riconobbe.

— Il mio uffiziale, disse Athos, ha dimenticato di fare alla dama del primo piano una raccomandazione importante, e mi ha inviato per riparare la sua dimenticanza.

— Salite, disse l'oste, ella è ancora nella sua camera.

Athos approfittò del permesso, salì la scala col passo il più leggiero, giunse al piano, e, a traverso la porta socchiusa, vide milady che si metteva il cappello.

Egli entrò nella camera, e chiuse la porta dietro a se.

Athos rimase in piedi davanti alla porta, avvolto nel suo mantello, e col feltro calcato sopra gli occhi.

Nel vedere questa figura muta ed immobile come una statua, milady ebbe paura.

— Chi siete voi, e che cosa volete? gridò ella.

— Andiamo, è realmente lei, mormorò Athos.

E lasciando cadere il suo mantello, e rialzando il suo cappello, si avanzò verso milady.

— Mi riconoscete voi, signora? disse egli.

Milady fece un passo in avanti, quindi indietro come se avesse veduto un serpente.

— Andiamo, disse Athos, sta bene io vedo che voi mi riconoscete.

— Il conte della Fére! mormorò milady impallidendo, e rinculando fino a che il muro le impedì di andare più oltre.

— Sì, sì, milady, rispose Athos, il conte della Fére in persona, che ritorna espressamente dall'altro mondo per avere il piacere di vedervi. Sediamo dunque, e parliamo, come dice il ministro.

Milady, dominata da un terrore inesprimibile, si assise senza profferire una sola parola.

— Voi siete un demonio inviato sulla terra, disse Athos; la vostra possanza è grande, io lo so, ma voi sapete pure che, coll'aiuto di Dio, gli uomini hanno vinto spesso i demonii anche i più terribili. Voi vi siete già abbattuta sul mio sentiero, ed io credeva di avervi atterrata, signora, ma o io mi sono ingannato, o l'inferno vi ha risuscitata.

Milady, a queste parole che le ricordavano delle rimembranze orribili, abbassò la testa mandando un sordo gemito.

— Sì, l'inferno vi ha risuscitata, riprese Athos, l'inferno vi ha fatta ricca, l'inferno vi ha dato un altro nome, l'inferno vi ha quasi rifatto anche un altro viso: ma non vi ha cancellato nè le lordure della vostra anima, nè il marchio infame del vostro corpo.

Milady si alzò come mossa da una molla, e i suoi occhi lanciarono dei baleni. Athos rimase seduto.

— Voi mi credevate morto, non è vero? io pure vi credeva morta, e questo nome di Athos aveva nascosto il conte della Fére, come il nome di Milady de Winter ha nascosto quello di Anna de Breuil? non era così che voi vi chiamavate quando ci siamo maritati? la nostra posizione è veramente strana, proseguì Athos ridendo; noi non abbiamo vissuto fino al presente se non perchè l'uno e l'altro ci credevamo morti, e perchè una rimembranza dà minor pena che una creatura, quantunque qualche volta nelle rimembranze vi sieno delle cose divoranti.

— Ma finalmente, disse Milady con sorda voce, chi vi conduce a me, e che cosa volete?

— Io voglio dirvi che rimanendo invisibile ai vostri occhi, non vi ho perduta di vista.

— Voi sapete ciò che ho fatto?

— Io posso raccontarvi giorno per giorno, le vostre azioni, dalla vostra entrata al servizio del ministro fino a questa sera.

Un sorriso d'incredulità sfiorò le pallide labbra di milady.

— Ascoltate. Siete voi che avete tagliati i due puntali di diamanti sulla spalla del duca di Buckingham; siete voi che avete fatta rapire la signora Bonacieux; siete voi che, innamorata di de Wardes credendo di ricever lui, avete aperta la vostra porta a d'Artagnan; siete voi che, credendo che de Wardes vi avesse tradita, volevate farlo uccidere dal suo rivale; siete voi che, allorquando questo rivale ha scoperto il vostro infame secreto, avete voluto farlo assassinare da due omicidi che avete inviati a perseguitarlo; siete voi, che sapendo che le loro palle avevano mancato il colpo, avete inviato del vino avvelenato con una falsa lettera, per far credere alla vostra vittima che questo vino veniva dai suoi amici; siete voi finalmente che venite qui, in questa camera, seduta sopra questa sedia, ove io siedo, a prendere col ministro, duca de Richelieu, l'impegno di fare assassinare il signor d'Artagnan.

Milady era livida.

— Voi dunque siete Satanasso? diss'ella.

— Può darsi, disse Athos, ma in ogni caso ascoltate bene quanto io sono per dirvi: assassinate, o fate assassinare il duca di Buckingham, poco m'importa; io non lo conosco, e d'altronde egli è nemico della Francia; ma non toccate un sol capello a d'Artagnan, che è un amico fedele che io amo e difendo, o vi giuro sulla testa di mio padre, il delitto che avreste tentato di commettere o che avreste commesso sarà l'ultimo.

— Il signor d'Artagnan mi ha offesa crudelmente, disse milady con sorda voce; il signor d'Artagnan dunque morrà.

— In verità è egli possibile di potere offendere voi, signora, disse Athos ridendo; egli vi ha offesa, e morrà?

— Egli morrà! riprese milady, prima lei, e poi lui.

Athos fu preso da una vertigine: la vista di quella creatura, che non aveva niente di comune con le altre donne, gli richiamava delle orribili rimembranze, pensò che un giorno in cui si trovava in una situazione meno pericolosa di questa, egli aveva voluto sacrificarla al suo onore; il suo desiderio di ucciderla gli ritornò ardente, e lo investì una specie di febbre; si alzò egli pure, si levò dalla cintola una pistola, e la montò.

Milady pallida come un cadavere voleva gridare, ma la sua lingua intirizzita non potè proferire che un suono rauco, che non aveva niente di comune con la parola umana, e che sembrava il ruggito di una bestia feroce; appoggiata, contro la tappezzeria ella sembrava, dai capelli sparsi, l'immagine spaventosa del terrore.

Athos alzò lentamente la sua pistola, stese il braccio in modo che l'arma toccasse quasi la fronte di milady, quindi con voce tanto più terribile, in quanto che essa aveva la calma di una inflessibile risoluzione:

— Signora, diss'egli, voi mi consegnerete sull'istante medesimo il foglio che vi ha firmato il ministro, oppure, sull'anima mia, vi faccio saltare le cervella.

Con un altro uomo, milady avrebbe potuto conservare qualche dubbio, ma ella conosceva Athos. Ciò non ostante rimase immobile.

— Voi avete ancora un altro minuto secondo per decidervi, le disse.

Milady vide dalla contrazione del viso che il colpo stava per partire; allora portò la mano prestamente al suo seno, ne cavò un foglio e lo stese ad Athos.

— Prendete diss'ella, e siate maledetto.

Athos prese il foglio, rimise la sua pistola alla cintola, si avvicinò alla lampada per assicurarsi che veramente fosse quello, lo spiegò e lo lesse:

«È per ordine mio, e per il bene dello stato che il portatore del presente ha fatto quello che ha fatto.

«3 Agosto 1628.

«_Richelieu._»

— E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e rimettendo il suo feltro sulla testa ora che ti ho strappato i denti, mordi se lo puoi!

E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro a se.

— Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo che tenevano a mano.

— Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi lo sapete, è di condurre questa donna, senza perdere tempo, al forte della Punta, e di non lasciarla che quando si è imbarcata.

Siccome queste parole si accordavano effettivamente con gli ordini ricevuti, essi inchinarono la testa in segno di assenso. In quanto ad Athos, egli si mise leggermente in sella, e partì al galoppo. Soltanto, invece di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi pungendo vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di tratto in tratto per ascoltare.

In una di queste fermate, egli intese sulla strada il rumore di molti cavalli. Non dubitò più che quello fosse il ministro colla sua scorta. Fece una nuova corsa in avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le foglie d'alberi, e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa duecento passi dal campo.

— Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i cavalieri.

— È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il ministro.

— Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona.

— Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i miei ringraziamenti per la buona guardia che voi ci avete fatta. Signori: eccoci arrivati; prendete la porta a sinistra; la parola d'ordine è _il re e l'isola re_.

Dicendo queste parole, il ministro salutò colla testa i tre amici e voltò a dritta, seguito dal suo scudiere perchè in quella notte, egli stesso dormiva al campo.

— Ebbene, dissero assieme Porthos ed Aramis, quando il ministro fu fuori delle loro voci; ebbene! gli ha firmato il foglio che ella domandava.

— Lo so, disse tranquillamente Athos, poichè eccolo qua.