I tre moschettieri, vol. III

Part 8

Chapter 83,810 wordsPublic domain

L'oste dette loro un'altra camera, nella quale furono loro servite delle uova da bere, e dell'acqua che Athos andò a prendere da se stesso alla fontana. In poche parole Athos, Porthos e Aramis furono messi al corrente della situazione.

— Ebbene! disse d'Artagnan ad Athos, voi lo vedete, amico caro, questa è una guerra a morte.

Athos scosse la testa.

— Sì, sì, diss'egli, lo vedo bene! ma credete voi che sia essa?

— Ne sono sicuro.

— Però, io vi confesso che ho ancora qualche dubbio.

— Ma quel giglio sulla spalla?

— Sarà una Inglese che avrà commesso qualche delitto in Francia, e che quindi sarà stata infamata in conseguenza del suo delitto.

— Athos, è vostra moglie, ve lo dico io, rispose d'Artagnan; non vi ricordate voi dunque come tutti i connotati si rassomigliano.

— Io però avrei creduto che l'altra fosse in realtà morta, perchè l'avevo bene impiccata.

Fu d'Artagnan che questa volta scosse la testa.

— Ma finalmente che cosa è quello che dovremo fare? disse il giovine.

— Il fatto è che non si può restar così con una spada continuamente sospesa al di sopra della testa, disse Athos, e che bisogna uscire da questa situazione.

— Ma in che modo.

— Ascoltate; cercate di raggiungerla e di avere una spiegazione con lei. Ditele: la pace, o la guerra! sulla mia parola da gentiluomo di non dire giammai cosa alcuna, nè fare cosa alcuna contra di voi. Dal canto vostro, giuramento solenne di restar neutra a mio riguardo; altrimenti, io andrò a ritrovare il cancelliere, andrò a ritrovare il re, andrò a ritrovare il boia; metterò sossopra la corte contro di voi, io vi denunzierò come infame: vi farò mettere sotto processo, e se voi sarete assoluta, ebbene io vi ucciderò, fede da gentiluomo, all'angolo di qualche strada, come ucciderei un cane arrabbiato.

— Mi piace assai questo piano, disse d'Artagnan; ma come potrò metterlo ad esecuzione!

— Il tempo porta seco l'occasione; l'occasione è la martingala dell'uomo: più s'impegna, e più si vince, quando si sa aspettare.

— Sì, ma aspettare circondato da assassini e da avvelenatori...

— Bah! disse Athos, Dio ci ha conservati fin qui, Dio ci conserverà pure per l'avvenire.

— Sì, noi... poi altronde siamo uomini, e alla fine, è del nostro stato l'arrischiare la nostra vita; ma, ma essa... soggiunse egli a mezza voce.

— Chi è quest'essa? domandò Athos.

— Costanza.

— La signora Bonacieux? ah sì, è giusto, disse Athos. Povero amico! dimenticava che siete innamorato.

— Ebbene! ma, disse Aramis, non avete voi veduto dalla lettera stessa, che fu ritrovata sul miserabile che è stato ucciso, che ella era in convento? nei conventi si sta benissimo, e tosto che l'assedio della Rochelle sarà terminato, vi prometto per conto mio...

— Buono, disse Athos. Sì, mio caro, Aramis, noi sappiamo che i vostri voti tendono al ritiro.

— Io non sono moschettiere che provvisoriamente, disse umilmente Aramis.

— Sembra che sia molto tempo che non abbiate ricevuto notizia della vostra amica, disse a bassa voce Athos; ma non fate attenzione, noi conosciamo questo.

— Ebbene! disse Porthos, mi sembra che vi potrebbe essere un mezzo semplice.

— E quale? domandò d'Artagnan.

— Ella è in un convento, voi dite? riprese Porthos.

— Sì.

— Ebbene, tosto terminato l'assedio, noi la rapiremo da questo convento.

— Sì, ma bisogna prima sapere in quale convento ella sia.

— È giusto disse Porthos.

— Ma, ora che vi penso, disse Athos, non pretendete voi, caro d'Artagnan, che sia stata la regina che abbia fatta la scelta del convento?

— Sì, io lo credo almeno.

— Ebbene, ma Porthos ci aiuterà in questo.

— In che modo? se vi aggrada.

— Per mezzo della vostra principessa, della vostra duchessa, della vostra marchesa; ella deve avere le braccia lunghe.

— Zitto! disse Porthos mettendo un dito sulle sue labbra, io la credo un poco ministeriale, per conseguenza non deve sapere nulla da noi.

— Allora, disse Aramis, io m'incarico di averne notizia.

— Voi, Aramis! gridarono i tre amici; ed in che modo?

— Per mezzo dell'elemosiniere della regina, col quale sono in stretta amicizia, disse Aramis arrossendo.

E dopo questa assicurazione, i quattro amici, che avevano terminato il loro modesto vitto, si separarono con promessa di rivedersi nella stessa sera. D'Artagnan ritornò ai Minimi, e i tre moschettieri raggiunsero il quartiere del re, ove essi dovevano far preparare il loro alloggio.

CAPITOLO XLIII.

L'ALBERGO DEL COLOMBAIO ROSSO

Appena giunto al campo, il re, che aveva tanta fretta di ritrovarsi in faccia del nemico, e che divideva l'odio del ministro contro Buckingham, volle fare tutte le disposizioni dapprima per scacciare gl'inglesi dall'isola Re, in seguito per stringere l'assedio della Rochelle; ma, suo malgrado, fu ritardato a cagione delle dissenzioni che scoppiarono fra il signor Bassompierre e Schömberg contro il duca d'Angoulème.

I signori Bassompierre e Schömberg erano marescialli di Francia, e reclamavano il loro diritto di comandare l'armata sotto gli ordini del re; ma il ministro che sapeva essere Bassompierre ugonotto nel fondo del suo cuore, e che stringeva debolmente gl'inglesi e Rochellesi, suoi fratelli in religione, spingeva al contrario il duca di Angoulème, che il re a sua istigazione aveva nominato luogotenente generale. Ne risultò, sotto pena di vedere i signori Bassompierre e Schömberg disertare l'armata, di dover loro affidare a ciascuno un comando speciale.

Bassompierre prese i suoi quartieri al nord della città da Lalen fino a Dompierre; il duca di Angoulème prese i suoi all'est, da Dompierre fino a Périgny.

Il sig. Schömberg, al mezzogiorno, da Périgny fino ad Angoulin.

Il quartiere di Monsieur era Dompierre.

Il quartiere del re era un poco ad Estré, un poco alla Jarre.

Finalmente l'alloggio del ministro era sulle dighe, o piuttosto sul ponte della Pierre, in una piccola casa senza alcun trinceramento.

In questo modo Monsieur sorvegliava Bassompierre, il re il duca d'Angoulème, il ministro il signor de Schömberg.

Stabilita questa organizzazione, fu subito la prima cura quella di scacciare gl'Inglesi dall'isola.

La circostanza era favorevole. Gl'Inglesi che prima di ogni altra cosa hanno bisogno di buoni viveri per essere buoni soldati, non mangiando più che carni salate e cattivo biscotto, avevano molti malati nel loro campo; di più, il mare, molto pericoloso in quell'epoca dell'anno lungo tutte le coste di ponente, metteva tutti i giorni qualche piccolo bastimento a secco, e la spiaggia, dalla punta d'Aiguillon fino alla trincea, era letteralmente, a ciascuna marea, ricoperta di pini, di alberi e di feluche rotte; ne risultava che, quand'anche i soldati del re si fermassero nel loro campo, era evidente che un giorno o l'altro Buckingham, che non restava nell'isola Re se non per ostinazione, sarebbe obbligato di levare l'assedio.

Ma siccome il signor di Toiras fece dire che tutto si preparava nel campo nemico per un nuovo assalto, il re giudicò che era tempo di finirla, e dette gli ordini necessari per un affare decisivo.

Non essendo nostra intenzione di fare il giornale dell'assedio, ma al contrario di non riportare che quegli avvenimenti che sono strettamente collegati colla storia che raccontiamo, ci contenteremo di dire in due parole che l'intrapresa riuscì con gran contento del re, con gloria del sig. duca ministro. Gl'Inglesi respinti piede per piede, battuti da tutte le parti, sommersi al passaggio dell'isola, furono obbligati di rimbarcarsi, lasciando sul campo di battaglia due mila uomini, fra i quali cinque colonnelli tre tenenti-colonnelli, dugento cinquanta capitani, e venti gentiluomini di qualità con due pezzi di cannone, e sessanta bandiere, che furono portate a Parigi da Claudio di San Simone, e sospese con gran pompa alla volta della chiesa di Nostra-Donna.

Fu cantato il _Te Deum_, al campo, e di là si propagò per tutta la Francia. Il ministro restò dunque padrone di continuare l'assedio, senza dovere momentaneamente almeno aver nulla a temere per parte degli Inglesi.

Un inviato del duca di Buckingham, nominato Montaigu, era stato preso, e si era avuta la pruova di una lega fra l'Impero la Spagna l'Inghilterra e la Lorena.

Questa era la lega contro la Francia.

Di più, negli appartamenti di Buckingham, che era stato costretto di abbandonare così precipitosamente, si erano ritrovate delle carte, nelle quali si confermava questa lega, a quanto pure ci assicura il ministro nelle sue memorie che compromettevano fortemente la signora de Chevreuse, e per conseguenza la regina.

Però era sul ministro che pesava tutta la responsabilità, perchè non si può essere ministro senza essere responsabile. Per cui tutte le risorse del suo vasto genio erano tese notte e giorno, e occupate ad ascoltare il menomo rumore che si elevasse in uno dei più gran regni d'Europa.

Il ministro conosceva l'attività, e soprattutto l'odio di Buckingham; se la lega che minacciava la Francia trionfava, tutta la sua influenza era perduta, la politica spagnuola e alemanna aveva i suoi rappresentanti nel gabinetto del Louvre, dove non aveva ancora partigiani. Richelieu, il ministro francese, il ministro nazionale per eccellenza, era perduto; il re, che, mentre lo obbediva come un fanciullo, l'odiava, come un fanciullo odia il suo maestro, l'abbandonava alle vendette riunite di Monsieur e della regina.

Egli era perduto, e con lui forse tutta la Francia; bisognava dunque riparare questo colpo.

Fu per questo che si videro i corrieri divenuti ad ogni istante più numerosi, succedersi notte e giorno a questa piccola casa del ponte della Pierre, ove il ministro aveva stabilita la sua residenza.

Erano persone di ogni specie e carattere, di ogni abito e costume; donne alquanto imbarazzate nel loro vestito da paggio, le di cui larghe pieghe del gonnellino, non giungevano a nascondere interamente le forme arrotondate; finalmente paesani colle mani annerite ma le gambe sottili, e che facevano sentire l'uomo di qualità da una lega di distanza.

Quindi altre visite meno ancora aggradevoli, poichè due o tre volte corse la voce che il ministro era sul punto di essere assassinato.

È vero che i nemici di Sua Eccellenza dicevano che era egli stesso che faceva spargere questa voce, e che metteva in campagna gli assassini mal destri per avere, all occorrenza, il diritto di rappresaglia; ma non bisogna credere nè a quello che dicono i ministri, nè a quello che dicono i loro nemici.

Ciò del resto non toglieva al ministro, cosa che i suoi più accaniti detrattori non hanno mai contestato, il coraggio personale di fare delle corse notturne, ora per comunicare al duca di Angoulème degli ordini importanti, ora per andare a prendere dei concerti col re, ora per conferire con qualche messaggiero che non voleva che fosse veduto nella sua abitazione.

Dal canto loro, i moschettieri che non avevano gran cosa da fare all'assedio, non erano tenuti con regolamenti severi, e menavano una gioconda vita. Ciò era loro tanto più facile, particolarmente ai nostri tre compagni perchè erano amici del sig. de Tréville; essi ottenevano facilmente da lui di potere rientrare tardi, e di restare fuori anche dopo la chiusura del campo con dei permessi particolari.

Ora una sera che d'Artagnan era di guardia alla trincea, e che non aveva potuto accompagnarli, Athos, Porthos ed Aramis, montati sopra i loro cavalli di battaglia, avviluppati nei loro mantelli da guerra, con una mano sulla incassatura delle loro pistole, ritornavano tutti e tre da una bettola, che Athos aveva scoperta due giorni prima, posta sulla strada della Jarre e che si chiamava il _Colombaio rosso_. Essi seguivano il cammino che conduceva al campo, tenendosi sulle difese, come abbiamo detto per timore di qualche imboscata, allorchè, a un quarto di lega circa dal villagio di Boisnau, credettero sentire il passo di una cavalcata che veniva verso di loro. Tosto si fermarono tutti e tre, stretti l'uno all'altro; e aspettarono, stando sul mezzo della strada. Un istante dopo, precisamente in cui la luna usciva da una nube, videro comparire da una voltata della strada due cavalieri, che a loro volta si fermarono, sembrando deliberare se dovevano o no continuare la strada, o ritornare addietro. Questa esitazione dette qualche sospetto ai tre amici, e Athos facendo un passo in avanti, gridò colla sua voce ferma:

— Chi vive?

— Chi vive a voi stessi? domandò uno dei due cavalieri.

— Questo non è rispondere! disse Athos. Chi vive? rispondete o scarichiamo.

— Guardate a ciò che fate, disse allora una voce vibrante che sembrava avere l'abitudine di comandare.

— Sarà un qualche ufficiale superiore che fa la sua ronda notturna, disse Athos, rivoltandosi verso i suoi amici che volete voi fare, signori?

— Chi siete voi? disse la stessa voce collo stesso tuono di comando: rispondete, o vi potreste ritrovar male per la vostra disobbedienza.

— Moschettieri del re! disse Athos, sempre più convinto che quegli che l'interrogava in tal modo ne aveva il diritto.

— Di qual compagnia?

— Compagnia de Tréville.

— Avanzatevi all'ordine, e venite a rendermi conto di ciò che fate qui a quest'ora.

I tre compagni si avanzarono coll'orecchia un poco bassa, poichè tutti e tre erano allora convinti di aver che fare con uno più di loro. Fu però lasciato ad Athos di portare la parola.

Uno dei due cavalieri, quello che aveva parlato il secondo, era dieci passi più avanti del suo compagno; Athos fece segno a Porthos ed Aramis di rimanere essi pure in addietro; e si avanzò solo.

— Perdono mio ufficiale, disse Athos ma noi non sapevamo con chi avevamo che fare, e voi potete vedere che facevamo buona guardia.

— Il vostro nome? disse l'ufficiale che si copriva una parte del viso col mantello.

— Prima il vostro, signore, disse Athos che cominciava a disgustarsi contro questa inquisizione, datemi prima, vi prego, la pruova che voi avete il diritto d'interrogarmi.

— Il vostro nome? riprese una seconda volta il cavaliere, lasciando cadere il suo mantello in modo da far apparire tutto il suo viso scoperto.

— Il signor ministro! gridò il moschettiere stupefatto.

— Il vostro nome? riprese per la terza volta Sua Eccellenza.

— Athos! disse il moschettiere.

Il ministro fece un segno allo scudiere, che si avvicinò.

— Questi tre moschettieri ci seguiranno, diss'egli a bassa voce, io non voglio che si sappia che sono uscito dal campo; e ordinando che ci seguano, noi siamo sicuri ch'essi non lo diranno a nessuno.

— Noi siamo gentiluomini, Eccellenza, disse Athos; domandateci dunque la nostra parola; e non abbiate alcuna inquietudine. Grazie a Dio, noi sappiamo custodire un segreto.

Il ministro fissò i suoi occhi penetranti sopra questo ardito interlocutore.

— Voi avete l'orecchio fino, signor Athos, disse il ministro, ma ora ascoltatemi: non è per diffidenza che io vi prego di seguirmi; i vostri due compagni saranno i signori Porthos ed Aramis?

— Sì, Eccellenza, disse Athos, nel mentre che i due moschettieri rimasti in addietro s'innoltravano col cappello in mano.

— Io vi conosco, signori, disse il ministro, vi conosco; io so che non siete del tutto fra i miei amici, e ne sono dispiacente; ma so d'altronde che siete coraggiosi e leali gentiluomini e che si può fidarsi di voi Signor Athos, fatemi dunque l'onore di accompagnarmi, voi e i vostri due amici, ed allora avrò una scorta da fare invidia a Sua Maestà, se lo incontriamo.

I tre moschettieri s'inchinarono fino sul collo del loro cavallo.

— Ebbene! sul mio onore, disse Athos, Vostra Eccellenza ha ragione di condurci seco: noi abbiamo incontrato sulla strada dei visi orribili, ed anzi nella osteria del Colombaio rosso abbiamo avuto una contesa con quattro di questi brutti visi.

— Una contesa! e perchè, signori? disse il ministro, io non amo le liti, voi lo sapete.

— È precisamente per questo che ho avuto l'onore di prevenire Vostra Eccellenza di ciò che è accaduto, poichè potrebbe saperlo da qualcun altro, e dietro un rapporto crederci in mancanza.

— E quale è stato il risultato di questa lite? domandò il ministro aggrottando il sopracciglio.

— Il mio amico Aramis, che qui vedete, ha ricevuto un piccolo colpo di spada nel braccio, cosa che non gli impedirà, come Vostra Eccellenza può vederlo, di montare all'assalto, se Vostra Eccellenza ordina la scalata.

— Ma voi non siete uomo da lasciar dare un colpo così, disse il ministro. Sentiamo, siate franco, signore, voi pure ne avete reso qualcuno: confessatevi; voi sapete che io ho il diritto di dare l'assoluzione.

— Io, Mio-signore, non ho neppure messo mano alla spada, ma ho preso pel corpo quello con cui avevo a che fare, e l'ho gettato dalla finestra; sembra che cadendo, continuò, Athos con qualche esitazione, egli si sia rotta la coscia.

— Ah! ah! fece il ministro, e voi signor Porthos?

— Io, Eccellenza, sapendo che il duello è proibito, ho afferrato una panca, e ho dato un colpo a uno di questi briganti, e credo di avergli rotta una spalla.

— Bene! disse il ministro, e voi signor Aramis?

— Io, Eccellenza, siccome sono di naturale dolcissimo, e che d'altronde, cosa che forse non sa Vostra Eccellenza, sono sul punto di ritirarmi dal mondo, io voleva dividere i miei camerati, quando uno di questi miserabili mi ha dato a tradimento un colpo che mi ha traversato il braccio; allora mi è mancata la pazienza, ho cavato io pure lo spada, e siccome egli ritornava alla carica, credo aver sentito che gettandosi sopra di me, se l'abbia fatta attraversare pel corpo; so solo che è caduto, e mi è sembrato che lo portassero via coi suoi due compagni.

— Diavolo! signori, disse il ministro, tre uomini fuori di combattimento per una quistione da bettola! voi non vi andate colla mano morta; e a proposito da che è nata questa querela?

— Questi miserabili erano ubriachi, disse Athos, e sapendo che vi era una donna, giunta poco prima nell'osteria, essi volevano forzare la sua porta.

— E questa donna era giovane e bella? domandò il ministro con una certa inquietudine.

— Noi non l'abbiamo veduta, Eccellenza, disse Athos.

— Voi non l'avete veduta? benissimo, va benissimo! riprese vivamente il ministro; avete fatto bene a difendere l'onore di una donna, e siccome è all'albergo del Colombaio rosso ove io pure vado, saprò se mi avete detta la verità.

— Mio-signore, disse con fierezza Athos, noi, siamo gentiluomini, e per salvare la nostra testa non diremmo una bugia.

— Io pure non dubito sulla verità di ciò che dite, signor Athos; non ne dubito un solo istante. Ma aggiunse egli per cambiare la conversazione, questa donna era dunque sola?

— Questa dama aveva un cavaliere chiuso nella sua camera, rispose Athos; ma siccome questo cavaliere, ad onta del rumore, non si è fatto vedere, è a presumere che questo sia un vile.

— Non giudicare da temerario, dice l'Evangelo, replicò il ministro.

Aramis s'inchinò.

— Ed ora, signori, sta bene, continuò Sua Eccellenza, io so quando ne volevo sapere; seguitemi.

I tre moschettieri passarono dietro al ministro che si avviluppò di nuovo il viso nel suo mantello, e rimise il suo cavallo in moto prendendo otto o dieci passi di vantaggio sulle persone che componevano la sua scorta.

Si giunse ben presto al silenzioso e solitario albergo. Senza dubbio l'oste sapeva quale illustre personaggio stava per alloggiare e per conseguenza avea mandato via tutti gli importuni.

Dieci passi prima di arrivare alla porta, il ministro fece un segno al suo scudiere, ed ai tre moschettieri di fare alto; un cavallo già insellato era attaccato ad una inferriata, il ministro battè tre volte, ed in un modo particolare.

Un uomo avvolto in un mantello uscì subito, e cambiò alcune parole rapidamente col ministro, dopo di che rimontò a cavallo, e partì nella direzione di Surgère, che era pure quella di Parigi.

— Avanti, signori, disse il ministro. Voi mi avete detta la verità, miei gentiluomini, diss'egli indirizzandosi ai tre moschettieri, e non dipenderà da me, che il nostro incontro di questa sera non debba riuscirvi vantaggioso. Frattanto, seguitemi.

Il ministro pose i piedi a terra, e i tre moschettieri fecero altrettanto; il ministro gettò le redini del suo cavallo nelle mani del suo scudiere, i tre moschettieri attaccarono le redini dei loro ad una inferriata.

L'oste stava sulla soglia della porta, per lui il ministro altro non era che un ufficiale che veniva a far visita ad una signora.

— Avete voi qualche camera al pian terreno ove questi signori possono aspettarmi stando vicini ad un buon fuoco? disse il ministro.

L'oste aprì una porta di una sala, nella quale precisamente era stato surrogato un eccellente e grande cammino ad un cattivo braciere.

— Ho questa, disse egli.

— Sta bene, rispose il ministro. Entrate, signori, e compiacetevi aspettarmi; io non starò più di una mezza ora.

E nel mentre che i tre moschettieri entravano nella camera al pian terreno, il ministro, senza domandare più ampie informazioni, montò la scala come un uomo che non ha bisogno che gli venga indicata la strada.

CAPITOLO XLIV.

UTILITÀ DELLE GOLE DA BRACIERE

Egli è evidente che, senza dubitarsene, e mossi soltanto dal loro carattere cavalleresco e avventuriero, i nostri tre amici avevano reso qualche servizio ad una persona che il ministro onorava della sua particolare protezione.

Ora chi era questa persona? fu la domanda che per prima si fecero fra di loro i tre moschettieri; quindi vedendo che alcune delle risposte che poteva fare la loro intelligenza non era soddisfacente, Porthos chiamò l'oste e si fece portare dei dadi.

Egli ed Aramis si assisero ad una tavola, e si misero a giuocare, Athos passeggiava riflettendo.

Mentre rifletteva e passeggiava, Athos passava e ripassava davanti la gola del braciere rotto per metà e la di cui estremità metteva nella camera superiore, e ciascheduna volta che passava e ripassava, sentiva un rumore di parole che finirono col fissare la di lui attenzione. Quindi si avvicinò e distinse alcune parole che gli parvero senza dubbio di meritare un tale interesse, che gli fecero far segno ai suoi due compagni di tacere, restando egli stesso incurvato coll'orecchio teso all'altezza dell'orifizio inferiore.

— Ascoltate, milady, diceva il ministro, l'affare è importante. Sedetevi, e parliamo.

— Milady! mormorò Athos.

— Io ascolto Vostra Eccellenza con la più grande attenzione, rispose una voce di donna che fece fremere il moschettiere.

— Un piccolo bastimento con equipaggio inglese, il di cui capitano sta a' miei ordini, vi aspetta all'imboccatura della Charente, al forte della Punta; egli metterà alla vela domani mattina.

— Bisogna dunque che io vada questa notte.

— Sull'istante medesimo; vale a dire dopo che avrete ricevuto le mie istruzioni. Due uomini che, uscendo, ritroverete alla porta, vi serviranno di scorta; voi mi lascerete uscire pel primo; quindi una mezz'ora dopo di me uscirete voi pure.

— Sì, Mio-signore. Ora, ritorniamo alla missione di cui volete incaricarmi, e siccome io metto molto interesse per continuare a meritarmi la confidenza di Vostra Eccellenza, degnatevi di espormela in termini chiari e precisi, affinchè io non abbia a commettere alcun errore.

Vi fu un istante di profondo silenzio fra i due interlocutori; era evidente che il ministro pesava in antecedenza i termini coi quali stava per esprimersi, e che milady raccoglieva tutte le sue facoltà intellettuali per comprendere le cose che stava per dirle, e per imprimersele nella sua memoria quando sarebbero dette.

Athos approfittò di questo momento per dire ai suoi due compagni di chiudere la porta per di dentro, e per far loro segno che venissero ad ascoltare insieme con lui.

I due moschettieri, che amavano i loro comodi, portarono una sedia per ciascuno di loro due, ed una terza per Athos. Tutti e tre si assisero con le loro teste avvicinate, e le orecchie in ascolto.

— Voi partirete per Londra, riprese il ministro. Giunta colà, andrete a ritrovare Buckingham.