I tre moschettieri, vol. III

Part 7

Chapter 73,838 wordsPublic domain

Monsieur passò sulla linea di battaglia, quindi gli uffiziali superiori si avvicinarono a lui per fargli la loro corte. Il sig. des Essarts, capitano delle guardie, si avvicinò.

Dopo un istante parve a d'Artagnan che il sig. des Essarts gli facesse segno d'andare a lui: egli aspettò un nuovo gesto del suo superiore, temendo di sbagliarsi, ed essendosi rinnovato questo gesto, lasciò il suo rango e si avanzò per ricevere l'ordine.

— Monsieur vuol chiedere degli uomini di buona volontà per una missione pericolosa, ma che farà onore a quelli che la compiranno, e vi ho fatto segno affinchè vi teneste pronto.

— Grazie, mio capitano, rispose d'Artagnan, che non chiedeva di meglio che distinguersi sotto gli occhi del luogotenente generale.

Infatti, i Rochellesi avevano fatto nella notte una sortita e avevano ripreso un bastione, di cui l'armata realista si era impadronito due giorni prima. Si trattava di spingere un picchetto perduto per fare la ricognizione se l'armata aveva conservato quel bastione.

Dopo pochi istanti, Monsieur alzò la voce e disse:

— Mi abbisognerebbe per questa missione tre o quattro volontarii condotti da un uomo sicuro.

— Quando all'uomo sicuro, io l'ho per le mani, disse il sig. des Essarts mostrando d'Artagnan, e in quanto ai quattro o cinque volontarii, Monsieur non ha che a dire le sue intenzioni, e gli uomini non gli mancheranno.

— Quattro uomini di buona volontà per venirsi a fare uccidere con me! disse d'Artagnan alzando la testa.

Due dei suoi camerati delle guardie si slanciarono tosto, ed essendosi uniti a questi due altri soldati, ritrovò che il numero domandato era sufficiente. D'Artagnan rifiutò dunque tutti gli altri non volendo far torto a quelli che avevano la priorità.

Si ignorava se dopo la presa del bastione, i Rochellesi lo avevano evacuato, o se lo avevano lasciato con la guarnigione; bisognava dunque esaminare il luogo indicato molto da vicino per verificare la cosa.

D'Artagnan partì coi suoi quattro compagni, e seguì la linea della trincea; le due guardie camminavano alla stessa fila di lui, e i soldati andavano per di dietro.

Essi giunsero in tal modo coprendosi coi terrapieni fino ad un centinaio di passi dal bastione, là d'Artagnan nel rivoltarsi si accorse che i due soldati erano scomparsi.

Egli credè che, avendo avuto paura, fossero rimasti in addietro, e continuò ad avanzare.

Alla voltata della contro-scarpa essi si trovarono lontani circa sessanta passi dal bastione.

Non si vedeva alcuno, e il bastione sembrava assolutamente deserto.

I tre giovani perduti deliberavano se dovessero andar più avanti, allorchè una cinta di fumo circondò il gigante di pietra, ed una grandine di palle venne a fischiare intorno a d'Artagnan ed ai suoi.

Essi sapevano già ciò che volevano sapere, il bastione era difeso, una più lunga fermata in quella direzione pericolosa sarebbe dunque stata una inutile imprudenza. D'Artagnan e le due guardie voltarono le spalle, e cominciarono una ritirata che rassomigliava a una fuga.

Giungendo all'angolo della trincea, che stava per servire loro di muro, una delle guardie cadde, una palla gli aveva traversato il petto, l'altro che era sano e salvo continuò la sua corsa verso il campo.

D'Artagnan non volle abbandonare in tal modo il suo compagno, si inchinò per rialzarlo ed aiutarlo a raggiungere la linea, ma in questo momento s'intesero due colpi di fucile: una palla spaccò la testa alla guardia ferita, l'altra venne a cadere sullo scoglio dopo essere passata a due pollici da d'Artagnan.

Il giovane si rivoltò prestamente, perchè questo attacco non poteva più venire dal bastione, che era nascosto dall'angolo della trincea. L'idea dei due soldati che lo avevano abbandonato gli ritornò al pensiero, e gli ricordò i suoi assassini di due sere prima: egli risolvè dunque di voler questa volta sapere con chi aveva a fare, e cadde sul suo camerata come se fosse stato morto.

Vide subito due teste rialzarsi al di sopra di un muro abbandonato che era a trenta passi di là, erano quelle dei nostri due soldati. D'Artagnan non si era ingannato, questi uomini non lo avevano seguito per altro che per assassinarlo, sperando che la morte del giovane fosse messa nel conto del nemico.

Soltanto, siccome egli poteva essere appena ferito, e denunciare il delitto, essi si avvicinavano per terminarlo. Fortunatamente, ingannati dall'astuzia di d'Artagnan, non si curarono di ricaricare le armi. Allora quando furono a dieci passi da lui, d'Artagnan, che nel cadere aveva avuta cura di non abbandonare la spada, si rialzò ad un tratto, e con uno sbalzo si ritrovò vicino a loro.

Gli assassini compresero che se essi fuggivano dalla parte del campo senza avere ucciso quell'uomo, sarebbero stati da lui denunciati, così la prima idea fu quella di disertare e di passare nelle file nemiche. Uno di essi prese il suo fucile per la canna, e se ne servì come una mazza, vibrò un colpo terribile a d'Artagnan, che egli evitò slontanandosi; ma con questo movimento egli lasciò libero il passo al bandito, che tosto si slanciò verso il bastione. Siccome i Rochellesi, che li guardavano, ignoravano con quali intenzioni quest'uomo veniva a loro, fecero fuoco su lui, ed egli cadde colpito da una palla che gli fracassò la spalla.

In questo mentre, d'Artagnan si gettò sul secondo soldato attaccandolo colla sua spada. La lotta non fu lunga, questo miserabile per difendersi non aveva che il suo archibugio scarico, la spada della guardia strisciò contro la canna dell'arme divenuta inutile, e andò a traversare la coscia dell'assassino che cadde. D'Artagnan gli mise subito la punta del suo ferro alla gola.

— Oh! non mi uccidete gridò il bandito. Grazia! grazia, mio ufficiale! e io vi dirò tutto.

— Il tuo segreto vale egli la pena che ti conservi in vita? domandò il giovane.

— Sì, se voi stimate che l'esistenza sia qualche cosa quando non si ha che ventidue anni come voi, e che si può giungere a tutto, essendo così bello e coraggioso come voi siete.

— Miserabile! disse d'Artagnan; vediamo, parla presto. Chi ti ha incaricato di assassinarmi?

— Una donna che io non conosco, ma che si fa chiamare milady.

— Ma se tu non conosci questa donna, come sai tu il suo nome?

— Il mio camerata la conosceva, e la chiamava così; fu con lui che ella trattò l'affare e non con me. Egli anzi ha in saccoccia una lettera di questa persona che deve avere per voi una grande importanza, per quanto gli ho inteso dire.

— Ma come ti trovi tu in mezzo a questo assassinio?

— Egli mi ha proposto di fare il colpo noi due, ed io ho accettato.

— E quanto vi ha ella dato per questa bella spedizione?

— Cento luigi.

— Ebbene! alla buon'ora, disse il giovine ridendo, ella stima che io valga qualche cosa. Cento luigi sono una somma per due miserabili come voi siete. Così io comprendo perchè tu hai accettato, e ti faccio grazia ad una condizione.

— Quale? domandò il soldato inquieto, vedendo che tutto non era ancora finito.

— Che tu vada a cercare la lettera che il tuo camerata ha in saccoccia.

— Ma, gridò il bandito, questo è un altro modo di uccidermi. Come volete voi che io vada a cercare questa lettera sotto il fuoco del bastione?

— Bisogna pertanto che tu decida di andare a ritrovarla, o io ti uccido colle mie proprie mani.

— Grazie, signore, pietà! in nome di quella giovane dama, che voi amate, che voi forse credete morta, ma che non lo è! gridò il bandito mettendosi in ginocchio, e appoggiandosi sulla sua mano, poichè col sangue cominciava già a perdere le sue forze.

— E come sai tu che vi è una donna che io amo, e che credo morta? domandò d'Artagnan.

— Da quella lettera che il mio camerata ha in saccoccia.

— Tu vedi bene allora che abbisogna necessariamente che io abbia questa lettera, disse d'Artagnan. Così non più ritardo, non più esitazione, o qualunque sia la mia ripugnanza ad imbrattare per una seconda volta la mia spada nel sangue di un miserabile come te, ti giuro, sulla fede di onesto uomo... a queste parole d'Artagnan fece un gesto così minaccioso che il ferito si rialzò.

— Fermate! gridò egli riprendendo forza e coraggio dal terrore, vi anderò... vi anderò...

D'Artagnan prese l'archibugio del soldato, lo fece passare davanti a lui, e lo spinse pungendolo con la spada. Era una cosa spaventosa il vedere questo disgraziato lasciando sul sentiero che percorreva una lunga traccia di sangue, pallido per la sua vicina morte, tentando di strascinarsi senza essere veduto fino al corpo del suo complice, che giaceva venti passi di là lontano.

Il terrore era dipinto talmente sul suo viso, coperto di un freddo sudore, che d'Artagnan ne ebbe pietà e guardandolo con disprezzo:

— Ebbene! gli disse, io ti mostrerò la differenza che passa fra un uomo di coraggio e un vile come sei tu! resta; anderò io! e con un passo agile, coll'occhio in guardia, osservando i movimenti del nemico, approfittandosi di tutte le inuguaglianze del terreno, d'Artagnan giunse fino al secondo soldato.

Vi erano due mezzi di giungere al suo scopo; frugarlo sul luogo e trasportarlo; facendosi uno scudo del suo corpo, e frugarlo entro la trincea.

D'Artagnan preferì il secondo mezzo, e caricò l'assassino sulle sue spalle nello stesso tempo che il nemico faceva fuoco.

Una piccola scossa, un ultimo grido, un fremito di agonia provarono a d'Artagnan che, colui che aveva assunto l'impegno di essere il suo assassino, diveniva in quel momento il suo scudo per salvargli la vita.

D'Artagnan raggiunse la trincea; e gettò il cadavere vicino al ferito, che era pallido quanto il morto.

Egli cominciò subito l'inventario: un portafoglio di cuoio, una borsa nella quale si ritrovava evidentemente una parte della somma che il bandito aveva ricevuta, un bussolo, due dadi formavano l'eredità del morto.

Lasciò il bussolo e i dadi ove erano caduti, al ferito la borsa, e aprì avidamente il portafoglio.

In mezzo ad alcune carte di nessuna importanza, ritrovò la seguente lettera; essa era quella che era stata cercata col rischio della sua vita:

«Poichè avete perduta la traccia di quella donna che ora è in salvo in quel convento, ove voi non avreste mai dovuto lasciarla giungere, cercate di non fallire l'uomo, altrimenti, voi sapete che io ho la mano lunga, e che voi paghereste caro i cento luigi che vi ho dati».

Nessuna sottoscrizione. Ciò non ostante era evidente che quella lettera veniva da milady. In conseguenza egli la conservò come un pezzo di convinzione, e ritrovandosi in sicurezza dietro l'angolo della trincea, si mise ad interrogare il ferito.

Questi confessò che era stato incaricato, col suo camerata, quello stesso che era stato ucciso, di rapire una giovane donna che doveva uscire da Parigi per la barriera della Villetta, ma che essendosi fermati a bere in una bettola, avevano fallito il colpo di dieci minuti.

— Ma che avreste voi fatto di questa donna, domandò d'Artagnan con angoscia.

— Noi dovevamo portarla in un palazzo della piazza Reale, disse il ferito.

— Sì, sì, mormorò d'Artagnan, è d'essa: nella casa stessa di milady. Allora, pensò il giovane qual sete tremenda di vendetta spingeva questa donna a perderlo unitamente a quelli che lo amavano, e quanto essa ne sapeva sugli affari di corte, poichè aveva tutto scoperto. Senza dubbio ella aveva queste informazioni dal ministro. Ma per compenso, egli capì pure con un sentimento di gioia reale, che la regina era giunta a scoprire la prigione in cui la povera signora Bonacieux espiava la sua devozione, e ch'essa l'aveva tolta da questa prigione. Allora gli fu spiegata la lettera che aveva ricevuta dalla giovane sposa, e il suo passaggio sulla strada Chaillot, passaggio simile ad una apparizione.

Da quel momento, come Athos lo aveva predetto, riconobbe la possibilità di ritrovare la signora Bonacieux, ed un convento non era allora impenetrabile.

Questa idea compì di mettere la calma nel suo cuore. Egli si rivoltò verso il ferito, che seguiva con ansietà tutti i cambiamenti di diversa espressione del suo viso, e gli stese le braccia:

— Andiamo diss'egli, io non voglio abbandonarti così; appoggiati al mio braccio, e ritorniamo al campo.

— Sì, disse il ferito, che credeva appena a tanta magnanimità; ma non è già per farmi impiccare?

— Tu hai la mia parola, diss'egli, e per la seconda volta io ti regalo la vita.

Il ferito si lasciò cadere in ginocchio e baciò di nuovo il piede del suo salvatore, ma d'Artagnan che non aveva alcun motivo per rimanere così vicino al nemico, accorciò egli stesso le testimonianze di questa investigazione.

La guardia che era ritornata fin dalla prima scarica dei Rochellesi, aveva annunziata la morte dei suoi quattro compagni. Furono perciò molto meravigliati, e molto allegri nei reggimenti, quando si vide ricomparire il giovane sano e salvo.

D'Artagnan spiegò il colpo di spada del suo compagno adducendo una sortita che immaginò. Egli raccontò la morte dell'altro soldato e i perigli che essi avevano corsi. Questo racconto fu per lui l'occasione di un vero trionfo. In tutta la giornata l'armata non parlò d'altro che di questa spedizione, e Monsieur gli fece fare i suoi ringraziamenti.

Del resto, siccome ogni bella azione porta seco la sua ricompensa, la bella azione di d'Artagnan ebbe per risultato di rendergli la tranquillità che aveva perduta. In fatti il giovane credeva di potere stare tranquillo, poichè dei due nemici, uno era rimasto ucciso, l'altro affezionato ai suoi interessi.

Questa tranquillità provava una cosa, ed è, che d'Artagnan non conosceva ancora milady.

CAPITOLO XLII.

IL VINO D'ANJOU

Dopo le notizie quasi disperate sul conto della salute del re, cominciò a spargersi nel campo la notizia della sua convalescenza, e siccome egli aveva molta fretta di giungere in persona all'assedio, si diceva che tosto avesse potuto rimontare a cavallo, si sarebbe messo in viaggio.

In questo tempo, Monsieur, che sapeva che da un momento all'altro sarebbe stato surrogato nel comando, sia dal duca d'Angoulème, sia da Bassompierre, o da Schömberg, che si disputavano il comando supremo, faceva poche cose, perdeva le sue giornate in tentativi, senza arrischiare qualche grande intrapresa per scacciare gl'Inglesi dall'isola Re, ove assediavano la cittadella di S. Martino, e il forte della Prée, nel mentre che dal canto loro i Francesi assediavano la Rochelle.

D'Artagnan, lo abbiamo detto, era ritornato più tranquillo come accade sempre dopo un pericolo passato, e quando il pericolo sembra svanito. Non gli rimaneva che una sola inquietudine, ed era quella di non ricevere alcuna notizia dei suoi amici.

Ma un bel mattino gli venne tutto spiegato mediante questa lettera datata da Villeroy.

«Sig. d'Artagnan.

«I signori Athos, Porthos ed Aramis, dopo aver fatta una buona partita in casa mia, e dopo essersi ben ben rallegrati, hanno cagionato così gran fracasso, che il preposto del castello, uomo rigidissimo, li ha messi in consegna per alcuni giorni. Eseguisco gli ordini che essi mi hanno dati inviandovi dodici bottiglie del mio vino d'Anjou, di cui mi hanno fatto grande elogio; essi vogliono che beviate alla loro salute col loro vino favorito.

«Io l'ho fatto; e sono, signore, con un gran rispetto, vostro umilissimo, ed obbedientissimo servitore.

GODEAU. _Albergatore dei signori tre moschettieri._»

— Alla buon'ora! gridò d'Artagnan, essi pensano a me nei loro piaceri come io pensava a loro nella mia gioia. Certamente, io beverò alla loro salute, e di tutto cuore, e non beverò solo.

D'Artagnan corse in traccia di due guardie, colle quali aveva più amicizia delle altre, per invitarle a venire a bere con lui il delizioso piccolo vino d'Anjou, che gli era giunto da Villeroy.

Una di queste guardie era invitata per la stessa sera, e l'altra pel giorno dopo; la riunione fu dunque fissata pel posdomani.

D'Artagnan mandò le sue dodici bottiglie di vino alla vivandieria delle guardie raccomandandole che fossero custodite con ogni cura. Quindi, il giorno della solennità, mentre il pranzo era fissato per l'ora del mezzogiorno, d'Artagnan mandò fin dalle nove Planchet per preparare ogni cosa.

Planchet, inorgoglito per essere stato elevato alla dignità di maestro di casa, pensò a compiere le sue funzioni da uomo intelligente. A questo effetto, chiamò in aiuto il cameriere di uno dei convitati del suo padrone, chiamato Fourreau, e di più anche Brisemont, quel falso soldato che aveva voluto uccidere il nostro eroe, e che, non appartenendo a nessun corpo, era entrato al servizio di d'Artagnan, o piuttosto a quello di Planchet, dappoichè d'Artagnan gli aveva salvata la vita.

Giunta l'ora del festino, i due convitati arrivarono, presero posto, e i cibi furono distribuiti sulla tavola; Planchet serviva, colla salvietta sul braccio; Fourreau stappava le bottiglie, e Brisemont, il convalescente, travasava nelle caraffe di vetro il vino che sembrava aver fatto deposizione per causa delle scosse del viaggio. Di questo vino, la prima bottiglia era un poco torbida verso la fine, Brisemont versò questo fondo in un bicchiere, e d'Artagnan gli permise di beverlo, il povero diavolo non aveva ancora molta forza.

I convitati, dopo aver mangiato la minestra, stavano per mettere alle labbra il primo bicchiere, allorquando il cannone rintronò dal forte Luigi e dal forte Nuovo.

Tosto le guardie, credendo che si trattasse di qualche attaccamento imprevisto, sia degli assediati, sia degli Inglesi, saltarono alle loro armi, d'Artagnan fece come loro, e tutti e tre uscirono correndo per portarsi al proprio posto.

Ma appena fuori della bettola si trovarono disingannati sulla causa di questo gran rumore. Le grida di viva il re, viva il ministro! risuonavano da tutte le parti, e i tamburi battevano in tutte le direzioni.

In fatti, il re, nella sua impazienza, aveva fatto raddoppiare le tappe, e giungeva nello stesso istante con tutto il suo seguito, ed un rinforzo di diecimila uomini di truppe. Dei suoi moschettieri, parte lo precedevano, parte lo seguivano. D'Artagnan, posto in fila colla sua compagnia, salutò con un gesto espressivo i suoi amici, ed il sig. de Tréville che lo riconobbe subito.

Compiuta la cerimonia del ricevimento, i quattro amici furono ben presto riuniti.

— Perdinci! gridò d'Artagnan, non è possibile di giungere in miglior punto, e le vivande non avranno avuto ancora il tempo di raffreddarsi. Non è vero, signori? aggiunse il giovane voltandosi verso le due guardie, che egli presentò ai suoi amici.

— Ah! ah! sembra che voi banchettaste, disse Porthos.

— Spero, disse Aramis, che non vi saranno donne al vostro pranzo?

— Vi è del vino bevibile nella vostra bicocca? domandò Porthos.

— Per bacco! vi è il vostro, amico caro, rispose d'Artagnan.

— Il nostro vino? fece Athos meravigliato.

— Sì, quello che mi mandaste.

— Noi vi abbiamo mandato del vino?

— Ma voi lo sapete bene di quel piccolo vino delle coste di Anjou.

— Sì, so bene di qual vino volete parlare...

— Il vino che preferivate...

— Senza dubbio, quando io non ho ne champagne, nè Chambertin.

— Ebbene! in mancanza di champagne e di Chambertin, vi contenterete di quello.

— Noi abbiamo dunque fatto venire dei vino d'Anjou, golosi che siamo? Porthos.

— Ma no, è il vino che mi fu spedito per parte vostra.

— Per parte nostra? fecero i moschettieri.

— Siete stato voi, Aramis, riprese Athos, che avete mandato del vino?

— No; e voi, Porthos?

— No; e voi, Athos?

— No.

— Se non siete stati voi, disse d'Artagnan, è stato il vostro albergatore.

— Il nostro albergatore?

— Eh! sì, il vostro albergatore, Godeau, albergatore dei moschettieri.

— In fede mia, venga di dove vuol venire, non importa! disse Porthos, gustiamolo, e se è buono, beviamolo.

— No, disse Athos, non beviamo il vino che ha una sorgente sconosciuta.

— Avete ragione, Athos, disse d'Artagnan. Nessuno di voi ha incaricato l'oste Godeau d'inviarmi del vino?

— No: e frattanto vi è stato mandato per parte nostra?

— Ecco la lettera, disse d'Artagnan.

E presentò il biglietto ai suoi camerati.

— Questo è il suo carattere, disse Athos. Io lo conosco; sono stato io che prima di partire, ho accomodato i conti della comunità.

— La lettera è falsa, disse Porthos, noi non siamo mai stati consegnati.

— D'Artagnan, disse Aramis con tuono di rimprovero, come mai avete potuto credere che avessimo fatto del susurro?

D'Artagnan impallidì, e un tremito convulso scosse tutte le sue membra.

— Tu mi spaventi, disse Athos, che non parlava che nelle grandi occasioni che cosa è dunque accaduto?

— Corriamo, corriamo, amici miei! gridò d'Artagnan, un orribile sospetto mi agita lo spirito: sarebbe questa ancora un'altra vendetta di quella donna?

Fu Athos che impallidì a sua volta.

D'Artagnan si slanciò verso la bettola; i tre moschettieri e le due guardie lo seguirono.

Il primo oggetto che colpì la vista di d'Artagnan, entrando nella sala da pranzo, fu Brisemont steso per terra e rotolandosi in mezzo ad atroci convulsioni.

Planchet e Fourreau, pallidi come cadaveri, cercavano di prestargli soccorso; ma era evidente che ogni soccorso era inutile: tutti i tratti del viso del moribondo erano increspati dall'agonia.

— Ah! gridò egli scorgendo d'Artagnan: ah! è orribile! voi fate sembiante di farmi grazia per poi avvelenarmi!

— Io! gridò d'Artagnan, io, disgraziato! che dici tu dunque?

— Io dico che siete stato voi che mi avete dato questo vino, io dico che siete stato voi che mi avete dato da bere, io dico che siete voi che vi vendicate di me, io dico che questa è una cosa orribile!.

— Non credete niente Brisement, disse d'Artagnan; non credete niente: ve lo giuro.

— Oh! ma vi è un Dio!; Dio vi punirà! mio Dio, ch'egli soffra un giorno quanto soffro io.

— Sul mio onore, gridò d'Artagnan precipitandosi verso il moribondo, vi giuro che non sapeva che questo vino fosse avvelenato, e che io stesso era sul punto di berlo come voi.

— Non lo credo, disse il soldato.

E spirò in un aumento di tortura.

— È orribile! mormorò Athos, nel mentre che Porthos, rompeva le bottiglie, e che Aramis dava gli ordini, un po' tardi, perchè si andasse a cercare un confessore.

— Oh! amici miei, disse d'Artagnan, voi mi avete anche una volta salvata la vita, e non solo a me, ma ancora a questi compagni. Signori, continuò egli dirigendosi alle guardie, vi domando il silenzio sopra questa avventura: grandi personaggi potrebbero aver parte in tutto ciò che avete veduto, e il male di tutto ciò ricadrebbe su noi.

— Ah! signore, balbettò Planchet più morto che vivo; ah! signore, io l'ho fuggita bella!

— In che modo, furbo! gridò d'Artagnan, tu stavi per bere il mio vino?

— Alla salute del re, signore; ero per bere un povero bicchiere, se Fourreau non mi avesse detto che mi chiamavano.

— Ahimè! disse Fourreau, i di cui denti si sbattevano pel terrore, io voleva allontanarlo per berlo tutto da solo.

— Signori, disse d'Artagnan indirizzandosi alle guardie, voi capirete che un simile festino non potrebbe essere che molto tristo dopo ciò che è accaduto; così accettate tutte le mie scuse, rimettiamo la partita a un altro giorno, ve ne prego.

Le due guardie accettarono cortesemente le scuse di d'Artagnan ed accorgendosi che i quattro amici desideravano di restar soli, si ritirarono.

Allorchè la guardia ed i tre moschettieri furono senza testimoni, si guardarono con un'aria che voleva dire: che ciascuno comprendeva la gravità della situazione.

— Primieramente, disse Athos, sortiamo da questa camera; un morto è sempre una cattiva compagnia.

— Planchet, disse d'Artagnan, vi raccomando di vegliare sul cadavere di questo povero diavolo; che sia sepolto in cimiterio. Aveva commesso un delitto è vero, ma se ne era anche pentito.

E i quattro amici uscirono dalla camera lasciando Planchet e Fourreau incaricati di rendere gli onori mortuarii a Brisemont.