I tre moschettieri, vol. III

Part 10

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E i tre amici non dissero più una sola parola finchè non giunsero al loro quartiere, eccetto che per dare la parola d'ordine alle sentinelle.

Solamente fu inviato Mousqueton a dire a Planchet, che tosto che il suo padrone fosse ritornato dalla trincea, era pregato di portarsi sul momento all'alloggio dei moschettieri.

Da un'altra parte come lo aveva preveduto Athos, milady, ritrovando alla porta gli uomini che l'aspettavano, non fece alcuna difficoltà a seguirli; ella avrebbe avuto per un momento la volontà di farsi riaccompagnare davanti al ministro e di raccontargli tutto, ma una rivelazione per parte sua avrebbe occasionata una rivelazione, per parte d'Athos, ella direbbe bene che Athos l'aveva impiccata ma Athos direbbe ch'ella era bollata; pensò adunque che valeva ancor meglio conservare il silenzio, partire col segreto, compiere colla sua abilità ordinaria la difficile missione di cui era stata incaricata; quindi terminata ogni cosa con la soddisfazione del ministro, venire da lui a reclamare la sua vendetta.

In conseguenza dopo aver viaggiato tutta la notte, a sette ore del mattino ella giungeva al forte della Punta, a otto ore era imbarcata, e a nove ore il bastimento alzava l'ancora, e faceva vela per Inghilterra.

CAPITOLO XLVI.

IL BASTIONE DI SAN GERVASIO

Giungendo presso i suoi tre amici, d'Artagnan li ritrovò riuniti nella stessa camera. Athos rifletteva, Porthos si arricciava i baffi, Aramis leggeva delle orazioni sopra un grazioso libretto legato in velluto blu.

— Perdinci! diss'egli, signori, spero che quanto avete a dirmi, ne valga la pena altrimenti non vi perdonerei di avermi fatto smantellare un bastione da per me solo. Ah! perchè mai non eravate voi là, signori! la vi faceva un gran caldo.

— Noi eravamo da un'altra parte, dove certamente non faceva neppure un gran freddo, rispose Porthos tutto occupato a far prendere a' suoi baffi una piega sua particolare.

— Oh! oh! fece d'Artagnan, comprendendo il leggero aggrottamento di sopracciglio del moschettiere, sembra che qui vi sia del movimento.

— Aramis, disse Athos, voi siete stato a fare colezione ieri l'altro all'albergo del Farfallone, io credo?

— Sì.

— Come vi si sta?

— Io vi ho mangiato molto male pel canto mio; però non è da giudicarne da ciò, ieri l'altro era giorno di magro e non vi era che di grasso.

— Come! disse Athos, in un porto di mare essi non hanno pesce?

— Essi dicono, riprese Aramis rimettendosi alla sua pietosa lettura, che la diga, che ha fatto costruire il ministro, lo scaccia in alto mare.

— Ma non è questo che io voleva domandarvi, Aramis, riprese Athos, io vi chiedo se voi siete stato in libertà, e se è venuto nessuno a disturbarvi...

— Mi sembra che noi non abbiamo avuto molti importuni. Sì, davvero perciò che voi volete dire, Athos, noi staremo abbastanza bene al Farfallone.

— Andiamo dunque, al Farfallone, disse Athos, poichè qui i muri sono come i fogli di carta.

D'Artagnan che era abituato al modo di fare del suo amico, e che riconosceva subito da una parola, da un segno che le circostanze erano gravi, prese il braccio di Athos, e uscì senza dirgli una parola. Porthos li seguì parlando con Aramis.

Per la strada fu incontrato Grimaud; Athos gli fece segno di seguirlo. Grimaud, secondo la sua abitudine, obbedì in silenzio; il povero servitore aveva quasi disimparato del tutto a parlare.

Giunsero all'osteria del Farfallone. Erano le sette ore del mattino, il giorno cominciava a comparire; i quattro amici ordinarono la colezione, entrarono in una sala ove, al dire dell'oste, essi non dovevano essere disturbati.

Disgraziatamente l'ora era scelta male per un conciliabolo. Era stata battuta la diana da poco tempo, ciascuno si scuoteva dal sonno della notte, e per scacciare l'aria umida del mattino venivano a bere la _goccia_ nell'osteria, dragoni, svizzeri, guardie, moschettieri, cavalleggieri, e si succedevano con una rapidità che doveva far benissimo gli affari dell'oste, ma che soddisfaceva molto poco le viste dei quattro amici; per cui essi corrispondevano molto male ai saluti, ai brindisi ed ai lazzi dei loro compagni.

— Andiamo, disse Athos, siamo per cominciare qualche buona lite, e in questo momento non ne abbiamo bisogno. D'Artagnan, raccontateci come avete passata la vostra notte, e noi dopo vi racconteremo la nostra.

— In fatti, disse un cavalleggiero che si sfondolava tenendo alla mano un bicchiere d'acquavite, che gustava lentamente, in fatti voi eravate di trincea, signore guardie, e mi sembra che abbiate avuto maglia da spartire coi signori Rochellesi.

D'Artagnan guardò Athos per sapere se doveva rispondere a questo intruso che si mischiava nella conversazione.

— Ebbene! disse Athos, non senti il signor Busigny, che ti ha fatto l'onore d'indirizzarti la parola? racconta ciò che è accaduto questa notte, poichè questi signori desiderano saperlo.

— Non avete voi _prese une pastione?_ domandò uno svizzero che beveva del rum in un bicchiere da birra.

— Sì, signore, rispose d'Artagnan inchinandosi, noi abbiamo avuto quest'onore; abbiamo anzi, come avrete potuto sentirlo, introdotto sotto un angolo un barile di polvere, che col suo scoppio, ha fatto una bellissima breccia, senza contare che, il bastione non essendo stato fatto ieri, tutto il restante è stato maltrattato.

— E che bastione è! domandò un dragone che portava infilata nella sua sciabola un'oca e che veniva a farla cucinare.

— Il bastione san Gervasio, rispose d'Artagnan, dietro il quale i Roccellesi molestavano i nostri lavori.

— E l'affare è stato caldo?

— Sì, noi vi abbiamo perduti cinque uomini, i Roccellesi otto o dieci.

— _Balzembleu!_ fece lo svizzero, che, ad onta della ammirabile collezione di giuramenti che ha la lingua alemanna, aveva presa l'abitudine di giurare in francese.

— Ma è probabile, disse il cavalleggero che essi questa mattina inviino dei pionieri per poter rimettere il bastione nel suo primitivo stato.

— Sì, è probabile, disse d'Artagnan.

— Signori, disse Athos, propongo una scommessa.

— Ah! sì, _une scommesse_, disse lo svizzero.

— E quale domandò il cavalleggero.

— Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola come uno spiedo sui due grandi capifuochi di ferro che sostenevano le legna che ardevano nel camminetto, v'entro anch'io. Oste del malanno, presto una leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso di questo stimabile volatile.

— _Egli avere ragione_, disse lo svizzero _la grassa d'oca sta bona per gonfiture_.

— Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. Noi siamo qui, signor Athos.

— Sì, la scommessa disse il cavalleggero.

— Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, che coi miei tre compagni, i signori Porthos, Aramis d'Artagnan ed io, anderemo a fare colezione sul bastione di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora coll'orologio alla mano, che che possa operare il nemico per farci sloggiare.

Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano a capire.

— Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di Athos, tu vuoi farci ammazzare senza misericordia.

— Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, rispose Athos.

— Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi indietro sulla sua sedia, e arricciandosi i baffi, ecco una bella scommessa, io spero.

— Così io l'accetto, disse il signor de Busigny. Ora si tratta di fissare in che deve consistere la scommessa.

— Ma voi siete quattro, signori, disse Athos, noi siamo quattro; un pranzo a discrezione per otto; vi conviene?

— A meraviglia, riprese il signor de Busigny.

— Ci sto, disse il dragone.

— Perfettamente, disse lo svizzero.

Il quarto uditore che in tutta quella scena avea rappresentato la parte del muto, fece un segno colla testa in prova che accettava la proposizione.

— La colezione di questi signori è pronta, disse l'oste.

— Ebbene! portatela, disse Athos.

L'oste obbedì; Athos chiamò Grimaud, gli mostrò una gran cesta che giaceva in un angolo, e gli fece un gesto per avvolgere nelle salviette le vivande portate.

Grimaud capì sull'istante che si trattava di far colezione sull'erba, prese il cestone, covrì le vivande, vi unì le bottiglie, e si mise il tutto sotto il braccio.

— Ma dove andate a mangiare la colezione? disse l'oste.

— Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato?

E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola.

— È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse l'oste.

— No; aggiungete soltanto due bottiglie di _champagne_, e la differenza sarà per le salviette.

L'oste non faceva un così buono affare come avea creduto sulle prime, ma si rifece mettendo ai quattro convitati due bottiglie di vino d'Anjou, invece di due bottiglie di vino di _champagne_.

— Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare il vostro orologio col mio, o mi permettete di regolare il mio col vostro.

— A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando dalla sua saccoccia un bellissimo orologio circondato di diamanti; sette ore e mezzo diss'egli.

— Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi sapremo che il mio va avanti di cinque minuti, signore.

E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani presero la strada del bastione san Gervasio, seguiti da Grimaud che portava il cesto senza sapere dove andavano, ma nella obbedienza passiva in cui era stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. Fino a che i quattro amici furono nel recinto del campo, non dissero una parola; d'altronde erano seguiti dai curiosi, che conoscendo la scommessa fatta, volevano sapere come sarebbe finita; ma una volta che ebbero passata la linea di circonvallazione, e che si trovarono all'aria libera, d'Artagnan che ignorava affatto quello di cui si trattava, credè fosse giunto il tempo di poter domandare una spiegazione.

— Ed ora, mio caro Athos, diss'egli, abbiate l'amicizia di spiegarmi dove andiamo.

— Voi lo vedete bene, disse Athos, noi andiamo sul bastione.

— Ma che andiamo a farvi?

— Voi lo sapete bene andiamo a farvi colezione.

— Ma perchè non abbiamo fatto colazione al Farfallone?

— Perchè abbiamo delle cose molto importanti da dirci, ed era impossibile di poter parlare cinque minuti in quell'albergo con tutti quegli importuni, che vanno, che vengono, che salutano, che parlano. Qui almeno, continuò Athos mostrando il bastione, non verranno a disturbarci.

— Mi sembra, disse d'Artagnan con quella prudenza che si collegava tanto bene e tanto naturalmente in lui col suo eccessivo coraggio, mi sembra che avremmo potuto ritrovare qualche luogo appartato sulla riva dal mare.

— Ove ci avrebbero veduti a conferire tutti e quattro assieme, dimodochè in capo ad un quarto d'ora, il ministro sarebbe stato pervenuto dalle sue spie che noi tenevamo consiglio.

— Sì, disse Aramis, Athos ha ragione: _animadvertentur in desertis_.

— Un deserto non ci sarebbe stato male, disse Porthos, ma il difficile era di ritrovarlo.

— Non vi è deserto ove un uccello non possa passare al di sopra della testa, o un pesce non possa saltare al di sopra dell'acqua, o un coniglio non possa partire dalla sua tana, e io credo che l'uccello, il pesce, il coniglio diventerebbe una spia del ministro. Val dunque meglio continuare la nostra intrapresa, in faccia alla quale d'altronde noi non possiamo più addietrare senza vergogna; noi abbiamo fatta scommessa, una scommessa, che non poteva essere preveduta, in cui io sfido chiunque a ritrovare la vera causa. Noi forse saremo attaccati, ma fors'anche no. Se non lo saremo, avremo tutto il tempo di parlare, e nessuno ci ascolterà; perchè io rispondo che le mura di questo bastione non hanno orecchie; se lo saremo, noi parleremo dei nostri affari nello stesso modo, e di più, mentre ci difenderemo, ci copriremo di gloria, vedete bene che tutto è benefizio.

— Sì, disse d'Artagnan; ma noi saremo ancora indubitabilmente colti da una palla.

— Eh! mio caro! disse Athos, voi sapete bene che le palle che sono più a temersi non sono sempre quelle che sortono dai moschetti.

— Ma mi sembra che per simile spedizione, disse Porthos, avremmo dovuto prendere i nostri moschetti.

— Voi siete un ignorante, amico Porthos; perchè dovevamo noi incaricarci di un peso inutile.

— Io non trovo in faccia al nemico che sia peso inutile il portare un moschetto di calibro con una dozzina di cartucce, e la sua fiasca da polvere.

— Ebbene! disse Athos, non avete voi inteso ciò che ha detto d'Artagnan?

— Che cosa ha detto d'Artagnan?

— D'Artagnan ha detto che all'attacco di questa notte sono rimasti uccisi quattro o cinque francesi, e quasi il doppio di altrettanto di Roccellesi.

— Ebbene?

— Non si è avuto il tempo di spogliarli, non è vero? Attesochè in quel momento vi era qualche cosa di più premuroso da fare.

— Ebbene?

— Ebbene! noi ritroveremo i loro moschetti, e le loro cartucce, le loro fiasche della polvere, e invece di quattro moschetti, e di dodici palle, avremo una quindicina di fucili, e un centinaio di colpi da tirare.

— Oh! Athos disse Aramis, tu sei veramente un grande uomo!

Porthos chinò la testa in segno di adesione.

D'Artagnan solo non sembrava compiutamente convinto.

Senza dubbio Grimaud divideva i dubbi del giovinotto, poichè, vedendo che si continuava a camminare verso il bastione, cosa di cui egli aveva dubitato fino allora, tirò il suo padrone per un lembo dell'abito.

— Dove andiamo noi? domandò egli con un gesto.

Athos gli mostrò il bastione.

— Ma, disse sempre nello stesso dialetto il delizioso Grimaud, noi vi lasceremo la pelle.

Athos levò gli occhi e il dito verso il cielo.

Grimaud depose il suo paniere per terra, e si assise scuotendo la testa.

Athos levò dal suo cinto una pistola, guardò se vi era polvere nello scodellino, la montò, e avvicinò la canna all'orecchio di Grimaud.

Grimaud si ritrovò in piedi come mosso da una susta.

Athos allora gli fece un cenno di prendere il paniere, e d'incamminarsi davanti a tutti. Grimaud obbedì.

Tuttociò che vi aveva guadagnato il povero servitore in questa pantomima di un istante, fu di passare dalla retroguardia alla avanguardia.

Giunti sul bastione, i quattro amici si rivoltarono.

Più di trecento soldati di tutte le armi erano radunati alla porta del campo; e in un gruppo separato si poteva distinguere il signor de Busigny, il dragone, lo svizzero ed il quarto che non aveva parlato.

Athos si tolse il cappello, lo mise sulla punta della spada, e lo agitò per l'aria.

Tutti gli spettatori gli resero il saluto, accompagnando questa gentilezza da un evviva che giunse fino a loro.

Dopo di che, tutti e quattro disparvero nell'interno dei bastione, ove li aveva già preceduti Grimaud.

CAPITOLO XLVII.

IL CONSIGLIO DEI MOSCHETTIERI

Come lo aveva preveduto Athos, il bastione non era occupato che da una dozzina di morti, parte Francesi e parte Roccellesi.

— Signori, disse Athos, che aveva preso il comando della spedizione, nel mentre che Grimaud metterà in tavola, cominciamo dal raccogliere i fucili e le cartucce. Noi potremo d'altronde parlare anche seguendo questo lavoro. Questi signori, soggiunse mostrando i morti, non ci ascoltano certamente.

— Ma noi potremo sempre gettarli nel fosso, disse Porthos, dopo esserci assicurati però che non hanno niente nelle loro saccocce.

— Sì, riprese Athos; ma questa è una faccenda per Grimaud.

— Ebbene, allora, disse d'Artagnan, che Grimaud li frughi e li getti per di sopra al muro.

— Guardiamocene bene disse Athos, essi possono servirci.

— Questi morti possono servirci? disse Porthos; e che diventi tu pazzo, amico caro!

— Non fate dei giudizi temerarii rispose Athos. Quanti fucili abbiamo, signori?

— Dodici rispose Aramis.

— Quanti colpi da tirare?

— Un centinaio.

— Sono quanti ce ne può abbisognare; carichiamo le armi.

I quattro moschettieri si misero all'opera. Quando essi terminavano di caricare l'ultimo fucile, Grimaud fece segno che la colezione era all'ordine.

Athos rispose sempre col gesto, che andava bene, e indicò a Grimaud una specie di casotto, ove questi capì che dovea tenersi in sentinella. Soltanto, per addolcire la noia di questa fazione, Athos gli permise di portar seco un pane, due costolette ed una bottiglia di vino.

— Ed ora, a tavola! disse Athos.

I quattro amici sederono per terra, colle gambe incrociate come i turchi, o come i sartori.

— A noi! adesso, disse d'Artagnan, ora che non avete più timore di essere inteso, spero che mi metterete a parte del vostro secreto.

— Io spero di procurarvi del divertimento, e della gloria ad un tempo, signori, disse Athos. Io vi ho fatto fare una amena passeggiata; ecco una colezione delle più succose, e cinquecento persone laggiù, come voi potete vederlo a traverso i mortai, che ci prendono per pazzi, o per eroi, due classi d'imbecilli che si rassomigliano abbastanza.

— Ma questo secreto? disse d'Artagnan.

— Il secreto, disse Athos, si è che ieri sera ho veduto milady.

D'Artagnan stava per mettere il suo bicchiere alla bocca, ma a questo nome di milady la mano gli tremò così forte, che fu obbligato di deporlo, per non spargerne il contenuto.

— Tu hai veduto tua mo...

— Taci dunque! interruppe Athos; voi dimenticate, mio caro, che questi signori non sono tanto iniziati come voi nei secreti dei miei affari privati. Io ho veduto milady.

— E dove? domandò d'Artagnan.

— A due leghe circa di qui, all'albergo del Colombaio rosso.

— In questo caso io sono perduto, riprese d'Artagnan.

— No, non del tutto ancora, disse Athos; perchè a quest'ora ella deve aver lasciate le coste della Francia.

D'Artagnan respirò.

— Ma in fin del conto, domandò Porthos chi è dunque questa milady?

— Una donna graziosa, disse Athos gustando un bicchiere di vino spumoso. Canaglia di un oste gridò egli, che ci ha dato del vino d'Anjou per del vino di _Champagne_, e che crede che noi ci lasceremo canzonare! Sì, continuò egli, una donna graziosa, alla quale il nostro d'Artagnan ha fatto non so qual dispetto, di cui volendosene vendicare, sarà un mese, ha voluto farlo uccidere a colpi di moschetto, saranno otto giorni ha tentato di avvelenarlo, e ieri sera ha domandato la sua testa al ministro.

— Come! ha domandato la mia testa al ministro? gridò d'Artagnan pallido pel terrore.

— È così, disse Porthos; è vero come che la luce risplende, la ho inteso colle mie proprie orecchie.

— Allora, disse d'Artagnan lasciando cadere le sue braccia con scoraggiamento, è inutile di lottare più lungamente; tanto vale che io mi bruci le cervella, e che tutto si finisca così.

— Questa è l'ultima bestialità che si possa fare, disse Athos, atteso che è la sola alla quale non vi sia alcun rimedio.

— Ma io non la vincerò mai, disse d'Artagnan, con simili nemici. Primieramente il mio sconosciuto di Méung; in seguito de Wardes al quale ho dato quattro colpi di spada; poi milady della quale ho sorpreso il secreto; finalmente il ministro al quale ho fatto andare a vuoto la vendetta.

— Ebbene! disse Athos, tutto questo non forma che quattro, e noi siamo quattro uno contro uno, perdinci!... ah! se noi crediamo ai segni che ci fa Grimaud, dobbiamo aver a che fare con un numero ben maggiore di persone. Che cosa c'è Grimaud? in considerazione della circostanza, io vi permetto di parlare, amico mio; ma siate laconico, ve ne prego. Che cosa c'è?

— Una truppa.

— Quante persone?

— Circa una ventina d'uomini.

— Che uomini sono?

— Sedici pionieri, e quattro soldati.

— A quanti passi sono?

— A cinquecento passi.

— Buono, noi abbiamo ancora il tempo di terminare questo volatile, e di bere un bicchiere di vino. Alla tua salute, d'Artagnan!

— Alla tua salute! ripeterono Porthos ed Aramis.

— Ebbene dunque, alla mia salute! quantunque non creda che i vostri augurii possano servirmi a gran cosa.

— Bah! disse Athos, Dio è grande, come dicono i seguaci di Maometto, e l'avvenire sta nelle sue mani.

Quindi, avendo bevuto il contenuto del suo bicchiere, che depose in seguito vicino a lui, Athos si alzò con non curanza, prese il primo fucile che gli si presentò, e si avvicinò ad una feritoia.

Porthos, Aramis e d'Artagnan fecero altrettanto. In quanto a Grimaud egli ricevette l'ordine di situarsi dietro ai quattro amici per ricaricare le armi.

In capo a pochi istanti si vide ricomparire la truppa, ella seguiva una specie di strada coperta, di trincea che stabiliva una comunicazione fra il bastione e la città.

— Per bacco! valeva ben la pena d'incomodarci per una ventina di monelli armati di piccozze, di falci e di pali! Grimaud non avrebbe avuto bisogno che di far loro un segno perchè se ne andassero, e io sono convinto che essi ci avrebbero lasciati tranquilli.

— Io ne dubito, disse d'Artagnan perchè essi si avanzano molto risolutamente a questa parte.

Coi lavoratori non vi erano che quattro soldati e un brigadiere che fussero armati di fucile.

— Egli è che non ci hanno veduti, disse Athos.

— In fede mia, disse Aramis, confesso che ho ripugnanza a far fuoco sopra questi poveri diavoli di borghesi.

— Cattivo abbate, disse Porthos, che ha pietà degli eretici.

— In verità, disse Athos, Aramis ha ragione, e io vado a prevenirli.

— Che diavolo fate voi dunque? disse d'Artagnan, voi andate a farvi fucilare, mio caro.

Ma Athos non tenne alcun conto dell'avviso, salì sulla breccia col suo fucile in una mano, e il cappello nell'altra.

— Signori diss'egli indirizzandosi ai soldati ed agli operai, che maravigliati di questa apparizione, si fermarono a cinquanta passi dal bastione, e salutandoli cortesemente:

— Signori, noi siamo, io ed alcuni miei amici, nella volontà di far colezione su questo bastione. Ora, voi sapete che niuna cosa è tanto disaggradevole quanto di essere disturbati nel tempo che si fa colezione; vi preghiamo adunque, se avete assolutamente delle faccende qui, di aspettare che avessimo finito il nostro pasto, o di ritornare più tardi, a meno che non vi venga la salutare idea di lasciare il partito della ribellione, e di venire a bere con noi alla salute del re di Francia.

— Guardati, Athos, disse d'Artagnan; non vedi tu che ti prendono di mira?

— Sia pure, sia pure, disse Athos; ma questi sono borghesi che tirano molto male, e che avranno tutti i riguardi per non colpirmi.

Infatti nel medesimo istante partirono quattro colpi di fucile, e le palle vennero ad appiattarsi intorno ad Athos, ma senza che una sola lo toccasse.

Quattro colpi di fucili gli risposero quasi nello stesso tempo; ma essi erano meglio diretti di quelli degli aggressori: tre soldati caddero morti irrigiditi, e uno dei lavoratori fu ferito.

— Grimaud, un altro moschetto, disse Athos sempre sulla breccia.

Grimaud obbedì subito. Dal canto loro i tre amici avevano cambiati i fucili, una seconda scarica seguì la prima; il brigadiere e due pionieri caddero morti, il restante della truppa prese la fuga.

— Andiamo, signori, una sortita, disse Athos

E i quattro amici si slanciarono fuori del forte e giunsero fino al campo di battaglia, riunirono i quattro moschetti dei soldati, la mezza picca del brigadiere, e convinti che i fuggitivi non si fermerebbero prima di entrare in città ripresero la via del bastione, portando seco i trofei della loro vittoria.

— Ricaricate le armi, Grimaud, disse Athos, e noi, signori, riprendiamo la nostra colezione, e continuiamo la nostra conversazione. A che punto eravamo noi?

— Io me lo ricordo, disse d'Artagnan, tu dicevi che dopo aver domandato la mia testa al ministro, milady aveva lasciato le coste di Francia. E dove va ella? aggiunse d'Artagnan che si preoccupava moltissimo dell'itinerario che doveva seguire milady.

— Ella va in Inghilterra, rispose Athos.

— E con quale scopo?

— Nello scopo di assassinare o di fare assassinare Buckingham.

D'Artagnan mandò una esclamazione di sorpresa e d'indignazione.

— Ma questa è un'infamia! gridò egli.