Part 10
Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos il servizio del re, e soprattutto quello della regina, pregando di fare la medesima raccomandazione ai suoi camerati. In quanto a d'Artagnan egli non si moveva da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli che venivano a farsi prendere; poi, siccome aveva levato un quadrello dal pavimento e forato un buco nel palco, dimodochè una semplice intonacatura lo separava dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii, ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli inquisitori e dagli accusati.
Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione minutissima operata sulla persona arrestata; le domande erano sempre concepite così:
«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche cosa per suo marito o per qualche altra persona?
«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche cosa per sua moglie o per qualche altra persona?
«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza a viva voce?»
— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero così, disse a se stesso d'Artagnan. Ora che cosa cercano di sapere? se il duca di Buckingham si ritrova a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve avere qualche abboccamento con la regina.
D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto ciò che aveva inteso, non mancava di probabilità.
Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan egualmente.
La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville, stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse, qualcuno era venuto a cadere in trappola.
D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si stese col ventre a terra e ascoltò.
Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.
— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili!
E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui.
— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, io vi dico che sono la moglie di Bonacieux, io vi dico che sono al servizio della regina e che appartengo a lei! gridava la disgraziata donna.
— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei io abbastanza felice per aver ritrovato tutto ciò che altri cercano?
— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero gl'interrogatori.
La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso si ripercosse sul palco di legno. La vittima resisteva tanto, quanto può resistere una donna a quattro uomini.
— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce che non fece più sentire che suoni inarticolati.
— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò d'Artagnan, raddrizzandosi come una molla. La mia spada! buono, essa è al mio fianco. Planchet!
— Signore.
— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà certamente in casa, forse saranno rientrati tutti e tre. Che essi prendano le armi, che vengano, che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos è dal signor de Tréville.
— Ma dove andate voi signore? dove andate?
— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per fare più presto! tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, sorti dalla porta, e corri dove io ti ho detto.
— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò Planchet.
— Taci imbecille! disse d'Artagnan.
E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, si lasciò cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza farsi nemmeno una sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta mormorando:
— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati quei gatti che prenderanno simili sorci.
Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano del giovane, che il tumulto cessò, che alcuni passi si avvicinarono, che la porta si aprì, e che d'Artagnan colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa dalle suste, si richiuse da se stessa dietro a lui.
Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa di Bonacieux, ed i vicini più prossimi, intesero delle grandi grida, un pestìo, un percuotersi di spade ed uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un momento dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano messi dalle finestre per conoscere la causa, poterono vedere la porta aprirsi e quattro uomini vestiti di nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi infuriati lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli avanzi dei loro mantelli.
D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta pena, perchè un solo di quei birri era armato e si difendeva ancora per sola formalità. Egli è però vero che gli altri tre avevano cercato di accoppare il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma due o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li avevano spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti a questa sconfitta, e d'Artagnan era rimasto padrone del campo di battaglia.
I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue freddo particolare agli abitanti di Parigi in quei tempi di sommosse e di risse perpetue, le richiusero dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro uomini neri; il loro istinto loro indicava che pel momento tutto era finito.
D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si andava a letto di buon'ora nel quartiere del Luxembourg.
D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si voltò verso di lei. La povera donna era rovesciata sopra un sofà e mezzo svenuta. D'Artagnan l'esaminò con un rapido colpo d'occhio.
Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei anni, bruna, cogli occhi blu, col naso un tantino rialzato, i denti ammirabili, un colorito marmorizzato di color rosa e opale. Là però si fermavano i segni che potevano farla confondere con una gran dama: le mani erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non annunziavano la donna di qualità. Fortunatamente d'Artagnan non era ancor giunto a preoccuparsi di questi dettagli.
Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux, e, come abbiam detto non era ancora giunto ai piedi, egli vide in terra un fazzoletto di fina battista, che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad un angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta nel fazzoletto che per poco non fu causa che si tagliasse la gola con Aramis.
Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti con lo stemma, egli rimise dunque quello che aveva raccolto nella saccoccia della sig. Bonacieux.
In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i suoi sensi. Ella aprì gli occhi, guardò con terrore intorno a lei, vide che l'appartamento era vuoto, e che ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese subito le mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso sorriso del mondo.
— Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata? permettetemi che io vi ringrazii.
— Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che quello che avrebbe fatto qualunque altro gentiluomo nel mio posto: voi dunque non mi dovete alcun ringraziamento.
— Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare che voi non avete reso servigio ad un'ingrata. Ma che cosa dunque volevano da me quegli uomini, che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig. Bonacieux non è egli qui?
— Signora questi uomini erano molto più pericolosi di quello che potevano essere dei ladri, poichè erano agenti del ministro; e in quanto a vostro marito, signora Bonacieux, egli non si ritrova qui, perchè ieri sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia.
— Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux; oh! mio Dio, e che cosa ha dunque fatto? povero e caro uomo! egli pure è innocente!
E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura ancora spaventata della giovane donna.
— Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io credo che il solo suo delitto sia quello di avere la fortuna ad un tempo e la disgrazia di essere vostro marito.
— Ma, signore, voi dunque sapete...?
— Io so che voi siete stata rapita, signora.
— E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo.
— Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi capelli neri, colorito fosco e una cicatrice sulla tempia sinistra.
— È lui, è lui: ma il suo nome?
— Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so.
— E mio marito sapeva egli che io era stata rapita?
— Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera che gli aveva scritto il vostro stesso rapitore.
— Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux con imbarazzo, la causa di questo rapimento?
— Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica.
— Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso come lui. Così adunque questo caro Bonacieux non ha sospettato di me un solo istante?
— Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo orgoglioso della vostra saggezza e soprattutto del vostro amore.
Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee labbra della bella giovane sposa.
— Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto fuggire?
— Io ho profittato di un momento in cui mi hanno lasciata sola, e siccome sapeva fino da questa mattina che cosa pensare del mio rapimento, coll'aiuto dei miei drappi, io sono discesa dalla finestra; allora credendo che mio marito fosse qui, io sono accorsa.
— Per mettervi sotto la sua protezione?
— Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che egli era incapace di difendermi; ma siccome egli poteva servirmi in qualche altra cosa, io voleva prevenirlo.
— Di che?
— Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso dirvelo.
— D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora, che quantunque semplice guardia, io vi richiami alla prudenza) d'altronde credo che qui non siamo in luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un rinforzo, e, se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti. È vero che io ho fatto avvisare tre dei miei amici, ma chi sa se sono stati ritrovati in casa.
— Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux spaventata; fuggiamo, salviamoci!
A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello di d'Artagnan e lo trascinò vivamente.
— Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci?
— Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi vedremo.
E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la porta discesero rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi nella strada Fosser-Monsieur-le-Prince e non si fermarono che alla piazza S. Sulpicio.
— E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan, ed ove volete voi che io vi conduca?
— Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo confesso, disse la signora Bonacieux; la mia intenzione era di far prevenire il sig. Laporte da mio marito, affinchè il signor Laporte potesse dirci precisamente ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se vi è nessun pericolo per me di presentarmivi?
— Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire il sig. Laporte.
— Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è, che il sig Bonacieux è conosciuto al Louvre, e si lascia passare, nel mentre che voi non siete conosciuto, e vi si chiuderebbe la porta.
— Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una qualche porta secreta del Louvre, un portinaro che vi sia affezionato, e che mercè una parola d'ordine...
La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane.
— E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella, la dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete servito?
— Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan con un accento, sulla veracità del quale non v'era da sbagliarsi.
— Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo giovane. D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere dal vostro affezionamento.
— Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che potrò fare per servire il re e per rendermi gradito alla regina, disse d'Artagnan; disponete dunque di me come di un amico.
— Ma dove mi metterete in questo tempo?
— Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte possa venirvi a prendere?
— No, io non voglio fidarmi di nessuno.
— Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta di Athos. Sì, è quella.
— Chi è questo Athos?
— È uno dei miei amici.
— Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?...
— Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo avervi chiusa nel suo appartamento.
— Ma se egli ritorna?
— Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che io ho condotto una donna, e che questa donna è nelle sue stanze.
— Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi?
— Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde noi siamo in una situazione da dover passare sopra queste convenienze.
— Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove sta egli?
— Strada Ferou, a due passi di qui.
— Andiamo.
E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva preveduto d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese la chiave che si aveva l'abitudine di consegnarli come ad un amico di famiglia, salì la scala introdusse la signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo già fatta la descrizione.
— Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete la porta per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè non sentiate batter tre colpi così.
Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro ed abbastanza forti, e un colpo distante e più leggero.
— Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me il darvi le mie istruzioni.
— Ascolto.
— Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla parte dalla strada l'Echelle, e domandate di Germano.
— Sta bene; e poi?
— Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete con queste due parole, _Tours_ e _Brusselle_. Egli, si metterà subito ai vostri ordini.
— E cosa dovrò io ordinargli?
— Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere della regina.
— E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte sarà venuto?
— Voi me lo invierete.
— Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io?
— Avete molta premura a rivedermi?
— Certamente.
— Ebbene riposate su me di questa cura e siate tranquillo.
— Io conto sulla vostra parola.
— Contatevi.
D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo sguardo più amoroso che gli fu possibile di concentrare sulla di lei piccola e graziosa persona, e nel mentre che egli discendeva la scala, intese la porta chiudersi dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al Louvre, sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo raccontati erano accaduti in una mezz'ora. Tutto passò come lo aveva annunziato la sig. Bonacieux. Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò; dieci minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole d'Artagnan lo mise al fatto e gl'indicò ove era la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò per due volte dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro.
— Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio.
— Quale?
— Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto.
— Voi lo credete?
— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio a pendolo che vada tardi?
— Ebbene!
— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare che voi eravate da lui a nove ore e mezza. Con termine di tribunale questa si chiama un'_alibi_.
D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise le sue gambe in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; ma invece di passare nel salotto con tutta la società, egli chiese di entrare nel suo gabinetto. Siccome d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere alla sua domanda, e si andò e prevenire il sig. de Tréville che il suo giovane compatriota, avendo qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva un'udienza particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville domandò a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, e qual cosa gli procurava una sua visita in un'ora così tarda.
— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento in cui era rimasto solo per mandarne indietro l'orologio di tre quarti d'ora, ma io ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare da voi.
— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor de Tréville guardando il pendolo; ma questo è impossibile.
— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, ecco là chi fa fede.
— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto che fosse più tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi?
Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una lunga storia sulla regina. Gli espose i timori che egli avea concepiti in riguardo a Sua Maestà, gli raccontò ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del ministro sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità ed una calma di cui il sig. de Tréville ne fu tanto meglio ingannato, in quanto che egli stesso, come abbiamo detto, aveva rimarcato esservi qualche disappunto nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, che lo ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò di aver sempre a cuore il servizio del re e della regina, e rientrò nel salone. Ma quando d'Artagnan si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò precipitosamente, rientrò nel gabinetto, con un giro di dito rimise il pendolo alla sua vera ora, affinchè nell'indomani non avessero ad accorgersi che era stato spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per provare il suo _alibi_, ridiscese la scala e si ritrovò ben presto sulla strada.
CAPITOLO XI.
L'INTRIGO SI ANNODA
Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan prese tutto pensieroso la strada più lunga per ritornarsene a casa.
A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si allontanava dalla sua strada guardando le stelle del cielo, ora sospirando ora ridendo?
Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere, la giovane sposa era quasi un amoroso ideale. Bella, misteriosa, iniziata in quasi tutti i secreti della corte che riverberavano tanta graziosa gravità sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non essere insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile per gli amanti novizi; di più, d'Artagnan l'aveva liberata dalle mani dei suoi demoni che volevano frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di riconoscenza che tanto più facilmente prendono un carattere più tenero.
D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano presto sulle ali della immaginazione! si vedeva già accostato da un messaggere della giovane sposa che gli rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una catena d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i giovani cavalieri ricevevano senza vergognarsi dei danari dai re, aggiungiamo che in quei tempi di corrotta morale, essi non avevano maggior vergogna sul conto delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre dei preziosi e durevoli ricordi, come se esse avessero tentato di conquistare la fragilità dei loro sentimenti colla solidità dei loro regali.
Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne senza arrossire. Quelle che non eran che belle, andavano superbe della loro bellezza, e di là veniva senza dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano inoltre una parte del loro danaro, e si potrebbe citare un buon numero di eroi di quell'epoca galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza la borsa più o meno piena che la loro amica attaccava all'arcione della loro sella.
D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del provinciale, vernice leggera, fiore effimero, amo da pesca, si era evaporata al vento dei consigli poco ortodossi che i tre moschettieri davano al loro amico. D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava a Parigi come in campagna, e ciò nè più ne meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo laggiù, la donna qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle contribuzioni da cogliere.
Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era commosso da un sentimento più nobile e disinteressato. Il merciaio gli aveva detto che egli era ricco; il giovane aveva potuto indovinare che con uno sciocco, come il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva influito niente sul sentimento prodotto dalla vista della signora Bonacieux, e l'interesse era rimasto quasi del tutto estraneo a questo principio d'amore che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del tutto, perchè l'idea che una giovane bella, graziosa, spiritosa, e nello stesso tempo ricca, non toglie niente a questo principio di amore, anzi al contrario lo corrobora. Vi è nel bene stare una folla di premure e di capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza. Una calza fina e bianca, una veste di seta, uno sciallo di merletti, una bella scarpa al piede, un nastro nuovo sulla testa, non fanno bella una donna brutta, ma fanno più bella una donna bella; senza contare le mani che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente nelle donne, hanno bisogno di restare oziose per restare belle. Quindi d'Artagnan, come lo sa benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto lo stato della sua fortuna, d'Artagnan non era milionario; egli sperava bene di divenirlo un giorno, ma il tempo che egli si prefiggeva da se stesso per questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto, quale disperazione di vedere una donna che si ama desiderare quei mille niente di cui le femmine compongono la loro felicità e di non poterle dare questi mille niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre da se stessa, e quantunque ordinariamente sia col denaro del marito che ella si procura questi godimenti, è difficile che sia a lui che ne venga la riconoscenza.
Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più tenero, era frattanto l'amante più affezionato, in mezzo ai suoi progetti amorosi sulla moglie del merciaio, egli non dimenticava i suoi. La bella signora Bonacieux era donna da condurre al passeggio sulla spianata di S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia d'Athos, Porthos e di Aramis ai quali d'Artagnan sarebbe stato superbo di poter mostrare una tal conquista. Quando uno poi ha camminato lungamente, viene la fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione a questo. Si sarebbero fatti di quei piccoli pranzi graziosi in cui da una parte si tocca la mano all'amico e dall'altra il piede all'amica. Finalmente, nei momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan sarebbe il salvatore dei suoi amici.
E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto nelle mani degli sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli a bassa voce di salvarlo? noi dobbiamo confessare ai nostri lettori che d'Artagnan non vi pensava in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire che egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo. L'amore è la più egoista di tutte le passioni.
Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan dimentica il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo sotto il pretesto che non sa ove lo hanno condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso Guascone. In quanto al degno merciaio noi vi ritorneremo più tardi.