Part 11
D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando alla luna, ora sorridendo alle stelle, risaliva la strada di Cerca mezzogiorno o Caccia-mezzogiorno, come si chiamava allora. Quando egli si ritrovò nel quartiere di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita al suo amico per dargli qualche spiegazione sui motivi che gli aveva fatto inviare Planchet con l'invito di portarsi immediatamente alla trappola. Ora, se Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era venuto, egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs, non trovandovi forse alcuno se non che i suoi compagni, non avevano dovuto sapere nè l'uno nè gli altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se stesso d'Artagnan ad alta voce.
Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una occasione di parlare della piccola e bella Bonacieux, di cui il suo spirito, se non il suo cuore ne era già tutto pieno. Non è sul conto di un primo amore che abbisogni di domandare secretezza. Questo primo amore è accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che questa gioia straripi, senza di che ella vi soffocherebbe.
Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad essere deserto; cominciavano a suonare le undici ore a tutti gli orologi del sobborgo S. Germano, faceva un tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella situata nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando le emanazioni imbalsamate che venivano col vento dalla strada di Vaugirard e che erano inviate dai giardini rinfrescati dalla rugiada della sera e dalla brezza della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però da delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse nella pianura. Giunto all'estremità della stradella, d'Artagnan voltò a sinistra. La casa che abitava Aramis era posta fra la strada Cassette e la strada Servandoni.
D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette e riconosceva già la porta della casa del suo amico, nascosta dalle foglie e dalle piante di sicomori e di clematidi che formavano un vasto tendinaggio dinanzi ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa di un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo qualche cosa era avviluppata in un mantello, e d'Artagnan credè sulle prime che fosse un uomo; ma alla piccolezza della statura, all'incertezza del portamento, all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una donna, quasi che non fosse stata ben sicura della casa che cercava, alzava gli occhi per riconoscerla, si fermava, tornava addietro, poi ritornava ancora, D'Artagnan fu intrigato.
— Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli, dal suo andamento si vede che è giovane; forse sarà ancor bella. Oh! sì! Ma una donna che corre le strade a quest'ora, certamente non sorte che per andare a raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare un appuntamento, questo sarebbe un cattivo modo per entrare in relazione.
Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le case e le finestre. Che del resto non era cosa nè lunga nè difficile. Non v'erano che tre fabbricati in quella parte di strada e due sole finestre guardavano sulla strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a quello che occupava Aramis, l'altra era quella dello stesso Aramis.
— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale ritornava al pensiero la nipote del filosofo; per bacco! sarebbe bella che questa colomba smarrita cercasse la casa del nostro amico. Ma sull'anima mia quella vi rassomiglia molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta io voglio averne il cuore pulito.
E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si celava nella parte più oscura della strada, vicino ad un sedile di pietra situato nel fondo di una nicchia. La giovane donna continuò ad avanzarsi, giacchè oltre la leggerezza del suo camminare che l'aveva tradita, ella aveva fatto sentire una tosse leggiera che denunziava una delle voci le più fresche. D'Artagnan pensò che questa tosse fosse un segnale.
Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con un segnale equivalente che aveva fissato le irresoluzioni della notturna cercatrice, sia che senza soccorso estraneo ella avesse riconosciuto che era giunta alla meta della sua corsa, ella si avvicinò risolutamente alla invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli uguali col dito ricurvato.
— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò d'Artagnan. Ah! sig. ipocrita vi rivoglio a disputare di filosofia!
Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli interni si aprirono, e che un lume comparve attraverso l'invetriata.
— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma per le finestre, ah! ah! la visita era aspettata. Andiamo, l'invetriata si apre, e la dama entrerà con una scalata. Benissimo.
Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase schiusa. Di più, il lume che aveva rischiarato per un istante, disparve, e tutto rientrò nell'oscurità.
D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così lungamente, e continuò a guardare con tutti i suoi occhi e ad ascoltare con tutte le sue orecchie.
Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero sentire due colpi nell'interno. La giovine dalla strada rispose con un sol colpo, e l'invetriata si apri d'alquanto.
Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con avidità.
Disgraziatamente il lume era stato trasportato in un altro appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano abituati alla notte. D'altronde gli occhi dei Guasconi hanno, a quanto si assicura, come quelli dei gatti, la proprietà di vedere durante la notte.
D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di saccoccia un oggetto bianco che ella spiegò vivamente e che prese la forma di un fazzoletto spiegato, e di questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo interlocutore.
Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto che aveva ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, il quale gli aveva ricordato quello ai piedi di Aramis.
Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto?
Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso d'Aramis, noi diciamo Aramis perchè il giovine non metteva alcun dubbio che non fosse il suo amico che parlava dall'interno colla dama nell'esterno; la curiosità prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando della preoccupazione nella quale sembrava che la vista del fazzoletto immergesse i due personaggi che abbiamo messo in scena, egli sortì dal suo nascondiglio, e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, di dove il suo occhio poteva perfettamente penetrare nell'interno dell'appartamento d'Aramis.
Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido di sorpresa; non era Aramis che parlava con la notturna visitatrice, ma un'altra donna. D'Artagnan ci vedeva abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei vestiti, ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti.
Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento cavò un secondo fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò con quello che le era stato mostrato. Furono quindi pronunciate alcune parole fra le due donne, finalmente l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno della finestra si voltò e venne a quattro passi da d'Artagnan abbassando il cappuccio del suo mantello, ma la precauzione era stata presa troppo tardi: d'Artagnan aveva già riconosciuta la signora Bonacieux.
La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere essa gli era già passato per lo spirito quando si era cavato il fazzoletto di saccoccia; ma quale probabilità che la sig. Bonacieux, che aveva mandato a chiamare il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici ore e mezzo di sera col pericolo di essere rapita una seconda volta?
Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta importanza. E quale affare importante può mai avere una donna di venticinque anni? l'amore.
Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona che ella si esponeva in simili pericoli? Ecco ciò che il giovane si domandava a se stesso, chè il demonio della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più nè meno, che ad un amante in titolo.
Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi ove andava la signora Bonacieux; questo era di seguirla. Questo mezzo era sì semplice, che d'Artagnan lo impiegò naturalmente per istinto.
Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, come una statua dal suo nicchio, e al rumore dei passi che ella sentiva dietro di se, la signora Bonacieux gettò un piccolo grido e fuggì.
D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa difficile il raggiungere una donna imbarazzata nel suo mantello. Egli la raggiunse adunque a un terzo della strada in cui si era impegnata. La disgraziata era spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando d'Artagnan le posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra un ginocchio, gridando con voce soffocata:
— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente.
D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno alla vita, ma siccome egli sentiva dal di lei peso che ella era sul punto di svenirsi, si affrettò a rassicurarla con proteste di attaccamento. Queste proteste non erano niente per la sig. Bonacieux, perchè simili proteste potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni del mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa credè riconoscere il suono di questa voce; ella riaprì gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo che le aveva fatta una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella mandò un grido di gioia.
— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio!
— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato per vegliare su voi.
— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò con un sorriso pieno di civetteria la giovane il di cui carattere alquanto faceto riprendeva il disopra, e presso la quale erano scomparsi tutti i timori dal momento che avea riconosciuto un amico in quello che ella avea creduto un nemico.
— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu che il caso che mi pose sulla vostra strada; io ho veduto una donna battere alla finestra di uno dei miei amici....
— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux.
— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici.
— Aramis? e chi è costui?
— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete Aramis?
— Questa è la prima volta che sento pronunciare il suo nome.
— È dunque la prima volta che voi venite in questa casa?
— Senza dubbio.
— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un giovanotto?
— No.
— Da un moschettiere?
— Nemmeno.
— Non siete dunque venuta per cercar lui?
— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben veduto: la persona con la quale io ho parlato era una donna.
— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis?
— Io non ne so niente.
— Dal momento che alloggia in casa sua!
— Ciò non mi riguarda.
— Ma chi è ella?
— Oh! questo non è mio segreto.
— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma nello stesso tempo voi siete la donna più misteriosa...
— Forse ci perdo con questo?
— No, voi anzi siete adorabile.
— Allora datemi il vostro braccio.
— Ben volentieri: e ora?
— Ora conducetemi.
— E dove?
— Dove vado.
— Ma dove andate voi?
— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta..
— Sarà necessario che vi aspetti?
— No, sarà inutile.
— Voi ritornate dunque sola?
— Forse sì forse no.
— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà ella un uomo, o una donna?
— Io non ne so ancora niente.
— Lo saprò ben io!
— In che modo?
— Io vi aspetterò per vedervi sortire.
— In questo caso addio!
— Come sarebbe a dire?
— Io non ho più bisogno di voi.
— Ma voi avevate reclamato...
— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza di una spia.
— La parola è un poco dura?
— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro alla gente loro malgrado?
— Indiscreti.
— La parola è troppo dolce.
— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare a modo vostro.
— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito?
— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi?
— Ma vi pentite realmente?
— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è che vi prometto di fare tutto ciò che vorrete, se voi lasciate che vi accompagni fin dove andate.
— E voi dopo mi lascerete?
— Sì.
— Senza spiare la mia sortita.
— No.
— Parola d'onore!
— Fede da gentiluomo!
— Prendete il mio braccio allora e andiamo.
D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, che vi si sospese per metà ridente, e per metà tremante, e tutti e due raggiunsero l'estremità della strada Arpa. Giunti là, la giovane parve esitare, come aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi segni ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a questa porta:
— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; mille grazie della vostra onorevole compagnia, che mi ha salvato da tutti i pericoli ai quali sarei stata esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia destinazione.
— E voi non avrete più niente a temere al ritorno?
— Io non avrò a temere che i ladri.
— Questi sono pure qualche cosa.
— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un soldo.
— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato con lo stemma...
— Quale?
— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho rimesso nella vostra tasca.
— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete voi perdermi?
— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche pericolo per voi, poichè una sola parola vi fa tremare, e che voi confessate che sareste perduta se si sentisse questa parola. Ah! sentite, signora, continuò d'Artagnan afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente bacio, sentite, siate più generosa, confidatevi in me; non avete dunque letto che nei miei occhi non vi è che affezione, e nel mio cuore che simpatia?
— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi i miei secreti, che io ve li dirò; ma quelli degli altri è un'altra cosa.
— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè questi secreti possono avere un'influenza sulla vostra vita, bisogna che questi secreti diventino i miei.
— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, che fece rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. Oh! non vi mischiate in niente di ciò che mi riguarda, non cercate di aiutarmi in ciò che io compio, e questo ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in nome del servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò in tutta la mia vita. Credete bene piuttosto a ciò che io vi dico. Non vi occupate più di me, che io non esista più per voi, e questo sia, come se voi non mi aveste mai veduta.
— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? disse d'Artagnan.
— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato questo nome, signore; eppure vi ho detto che io non lo conosco.
— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale siete andata a battere? su via, signora, non mi crediate poi troppo credulo!
— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate questa storia, e che voi create questo personaggio?
— Io non ho inventato niente, signora, io non ho detto che la pura verità.
— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella casa?
— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella casa è quella che abita un mio amico, e questo mio amico si chiama Aramis.
— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane donna; ora signore, tacete.
— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, disse d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, che avreste pietà di me, e tanto amore che voi soddisfareste sull'istante alla mia curiosità. Non vi ha niente da temere da coloro che vi amano.
— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la giovane sposa scuotendo la testa.
— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima volta, e sì che io non ho ancora vent'anni.
La giovane sposa lo guardò di sott'occhio.
— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. Sono tre mesi da che poco mancò che non avessi un duello con Aramis per un fazzoletto simile a quello che voi avete mostrato a quella signora che era nella di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso modo, io ne sono sicuro.
— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, io ve lo giuro, con queste interrogazioni.
— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi foste arrestata con questo fazzoletto e che questo fazzoletto vi fosse preso, non sareste voi compromessa?
— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza Bonacieux?
— Ovvero Camilla Tracy.
— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah poichè il pericolo che io corro per me stessa non vi trattiene, pensate a quello che voi potreste incorrere.
— Io?
— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di vita a conoscermi.
— Allora io non vi lascio più.
— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo le mani, signore, in nome del cielo, in nome dell'onore di un militare, in nome della cortesia di un gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona mezzanotte, questa è l'ora in cui sono aspettata.
— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so negar niente quando mi viene chiesto in tal modo; siate contenta, io mi allontano.
— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete?
— Io rientro in casa mia sull'istante.
— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo giovane, gridò la signora Bonacieux, stendendo a lui una mano e posando l'altra sul martello di una piccola porta nascosta nel muro.
D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la baciò ardentemente.
— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! gridò d'Artagnan con quell'ingenua brutalità che spesso le donne preferiscono alle affettazioni di galanteria perchè scuoprono il fondo del pensiero, e perchè esse provano che il sentimento supera la ragione.
— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce quasi accarezzante e stringendo la mano di d'Artagnan che non aveva abbandonata la sua, ebbene io non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, non è perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò sciolta un giorno, io non potrò soddisfare la vostra curiosità?
— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò d'Artagnan al colmo della gioia
— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, ciò dipenderà dai sentimenti che voi saprete inspirarmi.
— Così ora, signora...?
— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente.
— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan con tristezza, e voi vi abusate del mio amore.
— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, credetemi bene, con certa gente tutto è trovato.
— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non dimenticate questa promessa!
— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò di tutto. Ebbene! partite dunque, partite in nome del Cielo! Mi si aspettava a mezzanotte precisa, ed io sono già in ritardo.
— Di cinque minuti.
— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono cinque secoli.
— Quando si ama...
— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con un innamorato?
— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un uomo!
— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece la signora Bonacieux con un mezzo sorriso che non era esente da una certa tinta d'impazienza.
— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, io voglio avere tutto il merito del mio attaccamento, dovesse anche essere questo attaccamento una stupidità. Addio! signora, addio!
E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi dalla mano che sempre riteneva, se non che per mezzo di una scossa, egli si allontanò correndo, nel mentre che la signora Bonacieux batteva al martello tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. La giovane merciaia era scomparsa.
D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data la sua parola di non spiare la signora Bonacieux, e la sua vita foss'anche dipesa dal luogo ove ella si era portata o dalla persona che doveva accompagnarla, d'Artagnan sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè egli aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo egli era nella strada Fossoyeurs.
— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che vuol dir ciò. Egli si sarà addormentato aspettandomi, o sarà ritornato in casa sua, e nel rientrare avrà saputo che vi era stata una donna. Una donna nella camera di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve n'è ancora una in casa d'Aramis; tutto ciò è molto strano, e io sarei ben curioso di sapere come andrà a finire.
— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane riconobbe per quella di Planchet, poichè parlando da se solo ad alta voce, e nel modo delle persone molto preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo del quale era la scala che conduceva nella sua camera.
— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò d'Artagnan, e che cosa è dunque accaduto?
— Ogni sorta di disgrazie.
— Quali?
— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato.
— Arrestato! Athos arrestato! perchè?
— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi.
— E da chi è stato arrestato?
— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini neri che avete messi in fuga.
— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè non ha egli detto di essere estraneo a tutto questo affare? eh?
— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è avvicinato a me e mi ha detto:
« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in questo momento e non io, poichè egli sa tutto, ed io non so niente. Lo si crederà arrestato, e ciò gli darà del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà bene che mi facciano sortire.»
— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, io lo riconosco bene da ciò! e che cosa hanno fatto gli sbirri?
— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla Bastiglia, o al Forte il Vescovo; due sono rimasti con gli uomini neri che hanno frugato da per tutto e che hanno preso tutte le carte. Finalmente li due ultimi, durante questa spedizione, montavano la guardia alla porta, quindi, quando tutto è stato finito, essi sono partiti, lasciando la casa vuota, e tutto aperto.
— E Porthos? e Aramis?
— Io non li ho trovati, essi non son venuti.
— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè tu gli hai lasciato detto che io li aspettava?
— Sì, signore.
— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono previenli di quanto mi è accaduto, e che mi aspettino all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe del pericolo a rimanere, la casa può essere spiata. Io corro dal signor de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò.
— Sta bene, signore, disse Planchet.
— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan ritornando indietro per raccomandare il coraggio al suo lacchè.
— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non mi conoscete ancora; quando mi ci metto, sono bravo; andate, il tutto sta che io mi ci metta: d'altronde io son Piccardo.
— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti farai piuttosto uccidere che lasciare il tuo posto.
— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto a fare per provarvi il mio attaccamento.
— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che il metodo che io ho adoprato con questo giovane sia veramente il migliore: io ne userò ogni qualvolta se ne presenti l'occasione.
E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun poco affaticate per le corse della giornata, d'Artagnan si diresse verso la strada del Colombaio.
Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua compagnia era di guardia al Louvre; egli era al Louvre con la sua compagnia.