I tre moschettieri, vol. I

Part 9

Chapter 93,829 wordsPublic domain

— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato.

— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo?

— Oh certamente; è un signore di alta statura, di pelo nero, di colorito pallido, coll'occhio penetrante, i denti bianchi, ed una cicatrice alla tempia.

— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con essa denti bianchi, occhio penetrante, però nero, questi è il mio uomo di Méung.

— È il vostro uomo, dite voi?

— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi sbaglio, ciò anzi semplifica di molto la cosa: se il vostro uomo è pure il mio, farò due vendette con un colpo solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò quest'uomo?

— Non ne so niente.

— Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora?

— Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie al Louvre, egli sortiva quando essa entrava, e me lo fece vedere.

— Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è bene incerto. Da chi avete saputo il rapimento di vostra moglie?

— Dal signor de Laporte.

— Vi ha dato qualche dettaglio?

— Egli non ne aveva alcuno.

— E voi non avete saputo niente altro?

— Sì, ho ricevuto...

— Che?

— Ma io non so se commetta una grande imprudenza...

— Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò osservare che ora è troppo tardi per ritornare indietro.

— Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese giurando per riscaldarsi la testa. D'altronde, fede di Bonacieux...

— Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan.

— Sì, questo è il mio nome.

— Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate se io vi ho interrotto, ma mi sembrava che questo nome non mi fosse nuovo.

— È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di casa.

— Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e inchinandosi. Ah! voi siete il signor proprietario della casa?

— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi siete in casa mia, e che distratto, senza dubbio dalle vostre grandi occupazioni, avete dimenticato di pagarmi l'affitto, siccome, dico, io non vi ho tormentato un istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia delicatezza.

— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, credete che io sono pieno di riconoscenza per un simile procedere, e che, come ve l'ho detto, se posso esservi utile in qualche cosa...

— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, in fede di Bonacieux, ho tutta la mia confidenza in voi.

Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò a d'Artagnan.

— Una lettera! fece il giovane.

— Che ho ricevuta questa mattina.

D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a declinare, egli s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo seguì.

«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, «ella vi sarà resa quando non si avrà più bisogno di lei. Se voi fate la più piccola dimostrazione per ritrovarla, siete perduto.»

— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; ma dopo tutto, questa non è che una minaccia.

— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io non sono affatto uomo di spada, ed ho paura della Bastiglia.

— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure io ho minor desiderio della Bastiglia di voi. Se non si trattasse che di un colpo di spada, vada pure.

— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa occasione.

— Sì?

— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, con un aspetto molto guerriero, e riconoscendo che questi moschettieri erano quelli del sig. de Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia alla nostra povera regina, sarete ben contenti di fare un cattivo giuoco allo stesso ministro.

— Senza dubbio.

— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi di affitto, di cui io non vi ho mai parlato...

— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, e io la trovo eccellente.

— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di restare in casa mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo...

— Benissimo!

— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi una cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, voi vi ritrovaste in questo momento in qualche angustia...

— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro signor Bonacieux?

— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; ho riunito qualche cosa, come sarebbero due o tre mila scudi di rendita nel commercio delle mercerie, e soprattutto mettendo qualche fondo sull'ultimo viaggio del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese.

— Che? domandò d'Artagnan.

— Che vedo io là?

— Dove?

— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel vano di quella porta: un uomo inviluppato nel suo mantello.

— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, avendo riconosciuto il loro uomo.

— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla sua spada, questa volta egli non mi fuggirà.

E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori dell'appartamento.

Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano a visitarlo. Essi si scostarono; d'Artagnan passò fra di loro come una freccia.

— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta i due moschettieri.

— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve.

D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi amici la sua avventura con lo sconosciuto come pure l'apparizione della bella viaggiatrice, alla quale questo uomo aveva sembrato confidare una così importante missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan avesse perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, secondo lui, e al ritratto che d'Artagnan aveva fatto dello sconosciuto questi non poteva essere che un gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di commettere la bassezza di rubare una lettera.

Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento amoroso dato da una dama ad un cavaliere, o da un cavaliere ad una dama, che era stato disturbato dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo.

Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, valeva meglio il non approfondirle.

Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite a d'Artagnan, di quale affare si trattava, e siccome pensarono che dopo aver raggiunto il suo uomo, o dopo averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito col ritornare in casa, continuarono la loro strada.

Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la camera era vuota; il proprietario, temendo le conseguenze dell'incontro che senza dubbio avrebbe avuto luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva, in conseguenza dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del suo carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi.

CAPITOLO IX.

D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE

Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo ad una mezz'ora d'Artagnan rientrò. Questa volta pure egli non aveva ritrovato il suo uomo, che come per incanto era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla spada alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva ritrovato nessuno che rassomigliasse a quello che egli cercava, quindi n'era venuto a ciò da cui doveva forse cominciare, e che era di battere alla porta contro la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto risonare il metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, che attirati dal rumore, erano accorsi sul limitare della loro porta, lo avevano assicurato che quella casa, di cui del resto tutte le aperture erano chiuse, era da sei mesi completamente inabitata.

Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva alle porte, Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, di modo che ritornando in casa, d'Artagnan aveva ritrovata la riunione al suo completo.

— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo entrare d'Artagnan col sudore sulla fronte e la figura sconvolta dalla collera.

— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul letto, bisogna che quest'uomo sia il diavolo in persona, egli è scomparso come un fantasma, come un'ombra, come uno spettro.

— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos.

— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto apparizioni, così non vi credo.

— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà, quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano cento doppie da guadagnare, e fors'anche più.

— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.

In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo.

— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario, sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di vino di Beaugency; è quello che io preferisco.

— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa? domandò Porthos.

— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro.

— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis.

— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro, fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto silenzio.

— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.

— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza, nel qual caso farete meglio a conservarla per voi.

— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà a lamentarsi in ciò che io vi dirò.

E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.

— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste.

— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele alla sua padrona.

— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei che ci vengono tutte le miserie.

Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse le labbra.

— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan, ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.

— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo, gli Spagnuoli e gl'Inglesi?

— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese.

— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande del suo.

— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos. Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu, Aramis, lo conosci tu?

— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re.

— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro, e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa.

— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso?

— Ella ne ha paura.

— Aspettate dunque, disse Aramis.

— Che cosa? domandò Porthos.

— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze.

— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il ratto di questa donna della regina si concatena agli avvenimenti di cui parliamo, e fors'anche alla presenza del signor de Buckingham in Parigi.

— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione.

— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo dialetto mi diverte.

— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo.

— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici.

— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che ho qualche volta consultato per i miei studii.

Athos sorrise.

— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; i suoi gusti, la sua professione lo esigono. Ora al momento che io sortiva di casa sua... qui Aramis si fermò.

— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento che sortivi di casa sua?...

Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come un uomo che, in pieno corso di una bugia, si vede fermato da un qualche ostacolo imprevisto, ma gli occhi dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le loro orecchie erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare.

— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis.

— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos.

— Dama molto rispettabile, disse Aramis.

I tre amici si posero a ridere.

— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, voi non ne saprete niente.

— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti come catafalchi, disse Athos.

— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote qualche volta viene a vedere suo zio; ora, ella ieri vi si trovava nel medesimo tempo che me, per caso, ed io mi offersi per condurla alla sua carrozza.

— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe Porthos, che aveva per uno dei suoi più gran difetti una grande incontinenza di lingua; bella conoscenza, amico mio!

— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare più d'una volta che voi siete molto indiscreto, e che ciò vi nuoce con le donne.

— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva la fine dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque di non scherzare, se lo possiamo. Continuate, Aramis, continuate.

— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di gentiluomo... a voi, del genere del vostr'uomo, d'Artagnan.

— Forse sarà lo stesso; disse questi.

— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, accompagnato da cinque o sei uomini che lo seguivano a dieci passi di distanza, e col tuono il più gentile:

— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» continuò indirizzandosi alla dama che io aveva sotto il braccio.

— La nipote del dottore?

— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile!

— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza tentare la più piccola resistenza, senza fare il più piccolo rumore.

— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan.

— Credo, rispose Aramis.

— Ma quella donna? domandò Porthos.

— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan.

— Precisamente, rispose Aramis.

— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge niente.

— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; ed ha qualche cosa del portamento del bel duca; ma però mi sembra che l'abito da moschettiere...

— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis.

— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che il tuo filosofo teme che tu non sia riconosciuto?

— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia lasciata illudere dal portamento, ma il viso...

— Io aveva un gran cappello, disse Aramis.

— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per studiare filosofia!

— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo il nostro tempo a celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la moglie del merciaio; questa è la chiave dell'intrigo.

— Una donna di così infima condizione! voi credete, d'Artagnan? disse Porthos, allungando le labbra con disprezzo.

— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza della regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde questo forse potrebbe essere un calcolo di Sua Maestà di aver cercato i suoi appoggi così in basso. Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha buona vista.

— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio col merciaio, e che sia un buon premio.

— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che s'egli non ci paga, noi saremo ben pagati da un'altra parte.

In questo momento un rumore precipitato di passi rimbombò nelle scale, la porta si aprì con fracasso, e il disgraziato merciaio si slanciò nella camera ove si teneva il consiglio.

— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, salvatemi! vi sono là quattro uomini che vengono ad arrestarmi: salvatemi!

Porthos e Aramis si alzarono.

— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno di rimettere nel fodero le spade per metà cavate: un momento, qui non c'è bisogno di coraggio, ma di prudenza.

— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo...

— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, io lo ripeto, la testa forte di tutti noi, ed io, per conto mio, io dichiaro che l'obbedisco. Fa ciò che vuoi d'Artagnan.

In questo momento apparvero quattro guardie alla porta dell'anticamera, e vedendo quattro moschettieri in piedi con la spada al fianco, evitarono ad inoltrarsi maggiormente.

— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi siete qui in casa mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli del re e del ministro.

— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione degli ordini che noi abbiamo ricevuti? domandò quello che sembrava il capo della squadra.

— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano forte se il bisogno lo esige.

— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos.

— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio!

— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il povero merciaio.

— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, rispose rapidamente e a bassa voce, d'Artagnan, e se noi facciamo atto di difendervi, noi saremo arrestati con voi.

— Mi sembra, però...

— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, io non ho nessun motivo per difendere il signore. Io l'ho veduto oggi per la prima volta, e vi dirà ancora egli stesso in quale occasione, per venire a reclamare il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux? rispondete!

— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non vi dice...

— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla regina soprattutto, oppure voi perderete tutti senza neppur salvar voi. Andate, andate, signori, conducete quest'uomo.

E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra le mani delle guardie, dicendogli:

— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare del danaro a me! a un moschettiere! in prigione! signori, anche una volta, conducetelo in prigione e custoditelo sotto chiave il più lungamente che sia possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo.

Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano la loro preda.

Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè sulla spalla del capo.

— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse egli riempiendo due bicchieri di quel vino di Beaugency, che egli aveva dalla liberalità del sig. Bonacieux.

— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, e io accetto con riconoscenza.

— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate?

— Bois renard.

— Sig. Bois renard!

— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, se vi piace!

— D'Artagnan.

— Alla vostra salute sig. d'Artagnan!

— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato dal suo entusiasmo, a quella del re e del ministro.

Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della sincerità di d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; ma il vino era buono, e ne fu convinto.

— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse Porthos allora quando il bargello in capo ebbe raggiunto i suoi compagni, e che i quattro amici si ritrovarono soli. Per bacco! quattro moschettieri lasciarsi arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo a loro gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno sbirro!

— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che tu sei uno stupido, ed io pure sono del suo avviso. D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e quando tu sarai nel posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua protezione per farmi avere un'Abbazia.

— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate ciò che ha fatto d'Artagnan?

— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo io approvo ciò che egli ha fatto, ma me ne congratulo.

— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena di spiegare la sua condotta a Porthos, tutti per uno, e uno per tutti; questa è la nostra divisa non è vero?

— Però!... disse Porthos.

— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo Athos e Aramis.

Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos stese la mano, e i quattro amici ripeterono con una sola voce la formula dettata da d'Artagnan:

«Tutti per uno, uno per tutti».

— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, disse d'Artagnan, come se non avesse fatto in vita sua altra cosa che comandare; e attenti, poichè da questo momento eccoci alle prese col ministro.

CAPITOLO X.

UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII

L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; da che le società, nel costituirsi, ebbero inventata una polizia qualunque, questa polizia a sua volta inventò le trappole.

Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati col gergo della strada di Gerusalemme, e che questa è la prima volta, dopo quindici anni, che noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola applicata a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola da sorci.

Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un individuo sospetto di un delitto qualsiasi, si tiene secreto l'arresto; si pongono quattro o cinque uomini in imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si arrestano; in questo modo, in capo a due o tre giorni, si ha nelle mani quasi tutte le persone famigliari dello stabile.

Ecco che cosa è una trappola da sorci.

Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di mastro Bonacieux, e chiunque vi comparve fu preso e interrogato dagli agenti dei ministro. Va senza dire che, siccome una entrata particolare metteva al primo piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano da lui erano esenti da ogni visita.

D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; essi si erano messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, e non avevano nè ritrovato nè scoperto niente; Athos era stato eziandio a muovere delle interrogazioni al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale del degno moschettiere, aveva molto meravigliato il suo capitano. Ma il sig. de Tréville non sapeva niente, se non che l'ultima volta che aveva veduto il ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria molto concentrata, che il re era molto inquieto, e che il rosso degli occhi della regina indicava che ella aveva vegliato e pianto. Ma questa ultima circostanza lo aveva ben poco colpito; la regina, dopo il suo matrimonio, vegliava e piangeva molto.