I rossi e i neri, vol. 1

Chapter 23

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--O che, mio buon Aloise, vorresti riempirla tutta?

--No, certo; non chieggo tanto; ma se vi rimane un po' di posto pel mio nome....

--Orbene, vedremo di contentarti;--rispose il Cigàla, con una comica gravità che fece ridere la bella Ginevra.--Marchesa, il vostro libriccino?

--Eccolo; volete far da segretario?

--Sì; non voglio che il mio ottimo amico m'abbia in concetto d'un tiranno, perchè sto per rapirgli la dama al primo giro di __walzer__.--

E presa dalle mani della marchesa quella magnifica farfalla tempestata di gemme, che i lettori conoscono, l'aperse e scrisse il nome del marchese di Montalto per una __mazurca__.

Aloise s'inchinò per ringraziare la bella Ginevra.

--E adesso, marchesa, udite? Gli è tempo di venire con me.

--Con che aria me lo dite, Cigàla! Lo spirito del male non parlerebbe diverso ad un'anima che avesse sottoscritto un patto col sangue.--

Ciò detto, la bella Ginevra si alzò da sedere, e poco dopo Aloise la vedeva aggirarsi con elegante compostezza in braccio al Cigàla nel turbine della danza.

Ritto in piedi, contro lo spigolo della strombatura di un finestrone che era accanto alla porta, egli era rimasto a contemplare la dama, pensando. A che cosa?

Dapprima cercò di ordinare tutti i suoi concetti, cosiffattamente ingarbugliati e tumultuati nell'anima. Pensò che aveva veduto Ginevra, udito il suono della sua voce, bevuto i raggi che sprizzavano que' grandi e profondi occhi verdi, che aveva respirata la sua aria, che era penetrato insomma e s'era inebbriato in quell'aureola di luce tiepida e di arcani effluvii che circonda una donna gentile. Ma egli non era contento di sè medesimo, e ricordava di essere stato taciturno, impacciato, poco manieroso.

E poi, che cosa gli avevano detto quelle labbra di corallo? Parole cortesi, ma nulla di particolare, nulla che gli dimostrasse aver ella sentito la presenza di un amore profondo, veemente. Strana logica degli innamorati! Dopo essersi chiarito scontento di sè, riusciva scontento di lei. Avrebbe voluto che ella avesse indovinato su due piedi l'amor suo; ma in che modo? S'era egli mai fatto innanzi? O poteva ella vederlo sul belvedere dell'Acquasola, quando egli stava le ore intiere amorosamente speculando i comignoli del palazzo Vivaldi? O poteva in teatro avvedersi dell'affetto di un uomo, il quale non la guardava mai? E poteva intendere che quel suo continuo girar degli occhi, in aria di sbadataggine, era un sottile accorgimento adoperato per veder lei? E in quella sera stessa, vedendolo e parlandogli per la prima volta, che poteva dirgli di più, se egli era rimasto così senza parole? Che cosa concedergli, se egli non aveva chiesto nulla? Quel poco che aveva ottenuto, egli non l'aveva neppur guadagnato con la sua fatica; ne era debitore all'amicizia, al fare spigliato e gaio dell'ottimo Cigàla.

Mentre tutte queste cose gli tornavano in mente e si schieravano lì dinanzi a lui, armate di quelle minacciose falci che sono i punti interrogativi, egli sentiva la sua logica tapina a disagio; ma tant'è, non sapeva gettar via quella sua arma spuntata e darsi vinto; correva pur sempre a pensare che una donna ha da capire, da indovinare ogni cosa. E poi, a che approdavano tutte quelle buone ragioni, se egli si sentiva stringere il cuore?

Com'era bella ed elegante! Quanto più elegante e più bella in quel punto, e da vicino, che non per lo innanzi, quando gli era dato appena, e raramente, vederla da lontano! Nel contemplarla che faceva, attratta dal braccio del Cigàla in que' giri vorticosi del __walzer__, egli pensava alla ebbrezza che lo avrebbe sopraffatto, quando la sua mano avesse stretta la mano di Ginevra, il suo braccio ricinto quella vita svelta ed aggraziata; e così pensando, tremava. Come sarebbe rimasto sulle gambe? I piedi non gli sarebbero rimasti inchiodati sul tavolato?

Ognuno di noi, una volta almeno in sua vita, ha provate queste dubbiezze. Ognuno di noi ha dovuto raccogliersi in quel modo, microcosmo solitario di gioie e di dolori, di rapimenti e di angosce, di desiderii e di timori, frammezzo al turbine di una danza, alle bellezze sfavillanti, ai mille riflessi della luce, alle fragranze dei fiori.

In quel tumulto di pensieri, Aloise era rimasto là ritto, in atto di smemorato. Era solo; il Pietrasanta, l'amico suo, che con qualche celia delle solite avrebbe potuto scuoterlo, mutar l'indirizzo malinconico della sua mente, aveva già trovato il bandolo in quel laberinto di splendide tentazioni, e ballava allegramente con quella magnifica baccante della marchesa Giulia Monterosso.

--Enrico almeno è contento!--pensò Aloise, vedendo l'amico affaccendato intorno alla marchesa Giulia.--Egli ha forse ragione a non lasciarsi cogliere da quella brutta malattia. Dio le fa belle, e poi leva loro l'anima, perchè.... Ma via che bestemmie son queste?--

In quella che Aloise così parlava tra sè, una mano gli posò sulla spalla, e una voce gli disse:

--Orbene, mio bel filosofo, e come va che non ballate?--Aloise si volse, e si vide innanzi il marchese Antoniotto che lo guardava con aria sorridente. I lettori, che conoscono appena questo gentiluomo pel nome di tiranno postogli dal Pietrasanta, si meraviglieranno un poco di tutti questi sorrisi coi quali egli si presenta alla loro attenzione; ma noi non sappiamo che farci. Quella sera il marchese Antoniotto era proprio un zucchero.

--Oh, signor marchese....--disse il giovine, còlto così alla sprovveduta.

--Che marchese! Qui siamo in due, di questa fatta. Chiamatemi pel mio nome, come io faccio con voi. E ora ditemi un po', come va che non vi vedo al fianco di qualche bella signora?

--Signor Antoniotto,--rispose il giovane, sorridendo dolcemente,--è cosa facile ad intendersi. Io non sono un gran ballerino, e poi, vivendomene quasi sempre solo, non ho molta dimestichezza con tutte queste graziose dame.

--E state qui meditabondo. Aloise, Aloise, voi covate qualche alto disegno nel profondo dell'anima.

--Io?...

--Sì, voi; ma non ve ne faccio un delitto;--proseguì con voce quasi melata il Torre Vivaldi, in quella che metteva dimesticamente il suo braccio sotto quello di Aloise, e lo tirava fuori dalla strombatura della finestra per condurlo in giro nelle altre sale.--Voi non siete come tutti gli altri della vostra età; io già me n'ero avveduto da un pezzo. Voi avete capito che la vita di un uomo pari vostro ha uno scopo più grave di quello che non si pensi dalla comune dei nostri giovanotti, e ve ne lodo. Ma di ciò parleremo a lungo, perchè avete da essere amico mio, non è vero?

--Signor Antoniotto....

--Bene, bene siamo intesi. Frattanto bisogna che facciate qualche cosa, che danziate, e vi mettiate a conversare con qualcheduna delle nostre signore. Voi saprete meglio di me che le donne non sono disposte a patire l'autorità degli uomini, se questi in alcune cose non si adattano alle loro frivolezze. Volete che vi presenti alla Torralba, che è là seduta?--

XXVII.

Come la bella Ginevra non avesse ad essere molto contenta dei fatti di Aloise di Montalto.

Aloise avrebbe voluto ringraziare il marchese Antoniotto della sue cortese profferta, e rispondergli destramente come non gli andasse punto a' versi essere presentato alla marchesa Torralba. Ma non era più tempo. Il marchese Antoniotto, senza aspettare la sua risposta, lo aveva già condotto così dirittamente verso quella signora, che non c'era più modo di dare indietro.

I lettori conoscono già per un breve cenno la marchesa Torralba, quella gentildonna dalle carni del color del latte e dai lineamenti soavi, tutta impastata di bontà, tutta dolci pensieri significati con dolci parole da una voce melodiosa, sebbene un po' gutturale. Per rammentar loro quel tipo, non facciamo altro che copiare a un di presso le nostre parole.

La marchesa Maddalena accolse benissimo il nostro Aloise, che si presentava a lei sotto gli auspicii del grave marito della Ginevra, e il vecchio cavaliere, Cupido scadente, dai capegli brizzolati e dalla faccia grinzosa, che le faceva compagnia, approfittò della loro venuta per svignarsela e correre attorno.

Un giovine, a dir vero, non si sarebbe diportato in quel modo. Ma i giovani non sono vecchi, e questo nessuno vorrà mettere in dubbio. Ora è noto che i vecchi Ganimedi, pigliando per buona moneta quelle cortesie profumate che ad essi usano le signore, perchè sono utilissimi e fanno le veci di mariti custodi, senza essere mariti e senza usare una vigilanza del pari sospettosa, montano in gran superbia, e farfalleggiano quinci e quindi, come se avessero venti o trent'anni di meno; si affrettano a cogliere il fiore di questa pianta e di quella, come api le quali non abbiano tempo da perdere: danno guizzi sfavillanti, come la lucerna che è presso a spegnersi per mancanza d'alimento.

Aloise, non sapendo come meglio incominciare, pregò la marchesa Maddalena d'un giro di __valzer__. Ma ella ricusò, dicendogli schiettamente come fosse quello l'unico ballo che non le piaceva, perchè le dava il capogiro, e come già avesse dovuto rispondere con un rifiuto ad altri parecchi.

Era naturale che Aloise la richiedesse di un altro ballo, e appunto egli fece. Ma anche qui c'erano parecchie difficoltà; che la __mazurka__ era promessa al Riario, la __polka__ al Pietrasanta (briccone d'un Pietrasanta! egli non era stato con le mani alla cintola!) la __scotish__ poi ad un altro, di cui essa gli fe' leggere il nome sul suo libriccino di avorio.

--Sono pur disgraziato!--disse Aloise, poichè ebbe veduta quella filza di nomi.--E la quadriglia?

--Per questa,--rispose la marchesa Maddalena,--mi sembra che non ci sia proprio nessuno.

--Orbene, signora, vogliate concedermi questa.--

La Torralba acconsentì di buon grado, e Aloise scrisse il suo nome nel libriccino; quindi fece atto di accomiatarsi. Ma aveva fatto i suoi conti senza il marchese Antoniotto, il quale era già andato più oltre, lasciandoli soli.

--Signor Montalto,--disse la Torralba, ridendo dello stupore di Aloise,--vi hanno lasciato solo.

--Accanto a voi, signora; il che vuol dire molto bene accompagnato. Voi in cambio non potrete pensare lo stesso.

--Volete un complimento?

--No, in fede mia, signora marchesa. Ho detto quello che pensavo, e nulla più.--

Di questo modo incominciò tra la bianca signora Maddalena e il nostro Aloise una conversazione, rotta dapprima, poi facile e tranquilla, qua e là condita di motti graziosi, ma in ogni parte affabile e misuratamente sdolcinata, come sempre occorre tra un uomo e una donna, anco se la donna e l'uomo siano lontani le mille miglia da quel paese del __Tenero__ che fu così acconciamente scoperto e misurato a palmi da madamigella di Scudéry.

La signora Maddalena non era una di quelle donne di pronto e sottile ingegno, nate per offrire ad un romanziere novellino il tipo delle sue perfette eroine. Ella era tuttavia un'ottima pasta di donna, e la bontà dell'animo, la dolcezza dei modi, in quella che richiamavano alla mente l'immagine della colomba, facevano dimenticare ch'ella non era un'aquila.

Timida appunto come quel leggiadro animaletto domestico, la nobiltà del cui ufficio risale ai tempi del diluvio, modesta come la mammola, la signora Maddalena non era fatta certamente per risplendere su tutte le altre sue pari, e avrebbe avuto il gran torto chiunque l'avesse posta a raffronto della Ginevra, della Erminia, o della Usodimare. Era dolce, era pietosa, ed appariva tanto più dolce, tanto più pietosa, in quanto che dolcezza e pietà erano le sue virtù culminanti.

Però la conversazione della signora Maddalena, se non era splendida, riusciva sommamente gradevole, con tutte le debolezze, con tutte le storte opinioni che le erano derivate da quella gretta educazione che si dà di presente alle donne, e dal consorzio continuo di donne e d'uomini la più parte educati alle medesime frivolezze.

Aloise, come già avranno notato i lettori, era molto più sciolto nel conversare con la Torralba, che non fosse stato con la bella Ginevra. E in ciò non era nulla di strano, essendo egli posto così di punto in bianco nella necessità di parlare, e l'amore non facendogli nodo alla lingua. Laonde potè mostrarsi disinvolto, com'era veramente, e ragionare con assai garbo di cento nonnulla.

La signora Maddalena lo ascoltò volentieri. Egli non era quell'orso di cui gli amici caritatevoli le avevano fatta una così fosca dipintura. Però in dieci minuti di conversazione, lo spirito della bianca gentildonna aveva già fatte cento miglia, e già pensava che nessuno di que' giovinotti, i quali portavano il vanto della cortesia e dell'arguzia, potesse mettersi in paragone con Aloise di Montalto.

Il quale dal canto suo rendeva larga giustizia alla signora Maddalena, notando la delicatezza de' pensieri e la grazia de' modi, che rispondevano perfettamente alla soavità del suo viso. Ma fermiamoci qui, non corriamo a dare uno storto giudizio del cuore di Aloise, che pure s'avrebbe oramai a conoscere un tantino.

S'erano fatti dapprima a parlare della festa, poi di musica, e dalla musica erano saltati a ragionar di pittura. Egli era un dialogo che andava da sè, piano, scorrevole, come avrebbe potuto farsi fra due uomini, anzi no, tra un uomo e una donna; imperocchè nel dialogo di due uomini si ficca pur sempre lo spirito aspro della controversia, e tra Aloise e la signora Maddalena il ragionamento correva limpido e cheto come.... come.... Cercatelo voi, un paragone che calzi.

Il __valzer__ finì, ed Aloise si profferse ai servigi della marchesa per accompagnarla alla credenza. Segno questo, per ogni osservatore di buon conto, che egli non pensava punto al bel viso della signora. Il cuore che comincia a intenerirsi non profana le sue gioie delicate colla immagine di una donna che mangia.

Così dicono i fisiologi dell'amore, intendiamoci bene. In quanto a noi, non rifuggiamo punto dalla immagine della donna che mangia; pure, non ci faremmo mai lecito di invitarla a mangiare, quando fossimo seduti accanto a lei, ragionando di cose più spirituali.

Sebbene la signora Maddalena non avesse ballato, e però mancasse la ragion sufficiente dell'andare alla credenza, ella nondimeno accettò l'invito di Aloise, ma forse più per il desiderio di muoversi un tratto, che non per centellinare una chicchera di __tè__.

Nella credenza era una folla di dame e di cavalieri che avevano finito di ballare, e andavano a rinfrescarsi l'ugola o a rafforzarsi lo stomaco. Tra gli altri, Aloise notò l'amico Pietrasanta, il quale stava discutendo colla marchesa Giulia se fosse meglio un poco di __tè__ o un poco di __lei__, e cavalcava il bisticcio così agevolmente come il suo leardo moscato pei viali dell'Acquasola.

E v'era anche il Cigàla con la marchesa Ginevra. Aloise tremò per tutte le membra, appena la vide. Fino a quel punto egli non aveva pensato a quel che si facesse; era andato ad occhi chiusi: ma al cospetto di Ginevra, i suoi atti innocentissimi gli apparvero pieni di colpa. E infatti, dopo forse venti minuti che l'aveva lasciata, mostrandosi così freddo e contegnoso verso di lei, farsi scorgere con un'altra dama al braccio, lasciar argomentare il desiderio di un'altra presentazione e il naturalissimo accompagnamento di molte sdolcinature, era certamente tal cosa da dare alla marchesa Ginevra un gramo concetto de' fatti suoi, da farle credere, alla men trista, che egli non fosse innamorato di lei.

Ora, quantunque ella non dovesse saper nulla dell'amor suo, questo pensiero appariva orribile ad Aloise. Mentire in una sera a sei anni continui di affetto, farsi stimare tal uomo che potesse vicino a lei innamorarsi di un'altra, ecco il rischio a cui correva incontro il nostro giovine amico. E il pensare a questo risico gli ingarbugliò il cervello per modo, che non seppe rispondere nulla al Pietrasanta, il quale allegramente lo chiamava giudice nella sua controversia.

Uggioso, impaziente nell'animo, ma misurato nei modi, anzi stecchito con la tesa del suo __gibus__ appoggiata alla coscia, egli rimase là, rispondendo a spizzico e stentatamente alle cortesi domande della marchesa Maddalena.

In quel mentre la bella Ginevra si accostò alla Maddalena, e le chiese con piglio amorevole:

--Orbene, hai ballato?

--No, mia buona amica;--rispose la signora Maddalena,--tu sai che il __valzer__ mi dà il capogiro. A te ha fatto bene; guardati nello specchio, come sei bella.

--Ah, Maddalena! E che cosa diranno questi signori, ai quali si ruba la parte?--

Aloise, a cui la Ginevra si era rivolta, dicendo quelle parole, stette muto; ma il Cigàla colse la palla al balzo, e fece una stupenda volata.

--Diremo,--rispose egli,--che fate benissimo a dirvi tra voi delle cose gentili, ma che, con tutto il vostro ingegno, non giungerete mai a dirvene tante, quante ne pensiamo noi. Non è il tuo parere, Aloise?

--Sì, certo,--rispose il giovine, che si studiava di correggere, con qualche frase a modo, il cattivo senso de' suoi diportamenti,--noi pensiamo di molte cose; pensiamo tra l'altre che la bellezza è la bontà del corpo, e la bontà è la bellezza dell'anima, e l'una si specchia nell'altra. Avventurose quelle donne che possiedono il talismano di questa doppia bellezza e di questa doppia bontà.

--Bravo, signor di Montalto!--esclamò Ginevra, con un sorriso che rallegrò il cuore ad Aloise.--Non si potrebbe, io penso, dir meglio una bella verità; ed io, con vostra licenza, la farò mia, per ripeterla alla gentil Maddalena. Eccoti vinta, Maddalena, arrenditi a discrezione!--

La marchesa Torralba arrossì, non seppe che altro rispondere, e ringraziò timidamente degli occhi Ginevra ed Aloise.

Ma questi, che già s'era fortemente turbato in udire quel discorso della bella Ginevra, non fu molto grato alla signora Maddalena del suo ringraziamento. Che diamine ho detto mai (pensava egli tra sè) che la marchesa Vivaldi abbia potuto voltarlo a lode della Torralba? Non certamente per questa m'ero fatto a parlare.

Con quest'altra spina nel cuore, il povero Aloise divenne più inquieto, più uggioso che mai.

La credenza intanto s'era spopolata delle dame, e il Montalto ricondusse fuori la marchesa Maddalena. Si stava per cominciare la __mazurka__, che ella aveva promessa al piccolo Riario. Ma il nostro vagheggino non si vedeva, e la __mazurka__ cominciò senza ch'egli fosse venuto a cercare d'ella signora.

Che ne era avvenuto? La marchesa lo seppe dal Pietrasanta, il quale raccontò gravemente come, sul più bello del __valzer__, il piccolo Riario, volendo fare il giro a rovescio, fosse caduto disteso, trascinando la dama sul tavolato. Era uno di quegli episodii che sono così frequenti nelle feste da ballo, e mettono un po' d'allegria in quelle contegnose brigate. Il Pietrasanta, raccontandolo con molta gravità, faceva ridere due tanti di più. La marchesa Maddalena, che, d'indole pietosissima qual era, non aveva aperto bocca, non seppe più tenersi le risa, allorquando il Pietrasanta, venendo a dire di quella gran caduta, uscì fuori con queste parole:

--Vogliono alcuni che ciò sia avvenuto per l'altezza forse soverchia dai tacchi del nostro ottimo Riario, e desumono questa loro opinione dal fatto, che io riferirò col massimo riserbo, non volendo menomamente __intaccare__ la fama del calzolaio, di uno di questi tacchi male attaccati, che fu, dicesi, rinvenuto staccato sul pavimento.--

Era vera questa storia del tacco, o non era che un'arguta giunterella del Pietrasanta? Non abbiamo mai potuto sincerarcene: ma il fatto si è che al piccolo Riario fu da quella sera in poi appiccicato il soprannome di __senza tacchi__, che ognuno seguita a dargli, sebbene ne abbia un paio di molto ragguardevoli.

Per dire soltanto di quella sera, fu un continuo ripetersi dei bisticci del Pietrasanta, sui tacchi, perchè male attaccati, e via dicendo. Il disgraziato eroe di quella scena era scomparso, o, se vi garba di più, aveva battuto il tacco; e fuvvi un bell'umore il quale asserì di aver veduto nella sala d'ingresso un signorino che se la svignava zoppiconi, tirandosi il cappello sugli occhi, dinanzi alla mazza d'argento del guardaportone.

La conseguenza inaspettata del ridicolo episodio fu questa, che Aloise si profferse alla marchesa Torralba per ballare con lei la __mazurka__ in vece del piccolo Riario, e che la signora Maddalena accettò.

Per tal modo Aloise era più affondato che mai, senza speranza di cavarsene. E intanto la marchesa Ginevra, che aveva ballato il __valzer__ col Cigàla, ballava una __mazurka__ con un altro amico d'Aloise, il Nelli di Rovereto, che i lettori hanno veduto nella chiesuola diroccata di San Nazaro.

La bella Ginevra vide il Montalto giungere nel salone con la signora Maddalena, e parve ad Aloise di scorgere in quelli occhi verdi un tal po' di maraviglia de' fatti suoi, Cotesto, che non sappiamo se fosse vero, lo turbò di bel nuovo, e cosiffattamente, che egli perdette addirittura la bussola. Vedendolo astratto e non sapendo che dirgli in uno di quelli intermezzi che occorrono frequenti dove son molto numerose le coppie dei danzatori, la marchesa Maddalena incominciò un discorso intorno alla conversazione fatta pur dianzi.

--Che angelica creatura è la Ginevra!--disse ella con molto candore, pensando davvero quel che diceva.

Aloise non rispose. Il nome di Ginevra, messo fuori così repentinamente, gli fece dare una scossa al capo, che alla signora Maddalena parve un mero segno di risveglio naturalissimo in chi è sovra pensieri e si sente richiamato in carreggiata.

--È buona,--proseguì la Torralba,--buona e cortese quanto è bella, e volere o non volere bisogna ammirarla ed amarla.--

V'è egli mai avvenuto, o lettori, di udire a parlare di cosa o di persona, che vi premesse moltissimo, e non potervi tenere che non diceste l'animo vostro, contro tutte le norme della prudenza? Orbene, ciò avvenne ad Aloise di Montalto.

--Sì,--esclamò egli, stringendo inavvertitamente il braccio della marchesa, come se fosse stato quello della bella Ginevra,--ella è buona, cortese, bellissima; e l'uomo che, vedutala una volta, non l'amasse con tutte le forze dell'anima, meriterebbe di perdere gli occhi.--

Egli disse ciò con un piglio così concitato, e strinse così forte il braccio della dama, che ella volse rapidamente il capo, guardando in volto Aloise, come trasognata. Lo stupore della signora Maddalena era tale, che ella non badò neppure alla scortesia, del resto involontaria, di quella pazza sfuriata del suo cavaliere.

La signora Maddalena era donna, e le parole di Aloise erano così chiare, che l'uomo più corto d'ingegno le avrebbe capite. Però ella non durò fatica ad intendere il segreto del giovine, e fu come un velo che si squarciasse d'improvviso davanti a lei.

Aloise amava la bella Ginevra, e tanto più fortemente, tanto più profondamente, in quanto che egli appariva un uomo di tempra vigorosa e di pensamenti severi. Quella era dunque la riposta cagione della sua astrattezza, de' suoi modi impacciati. E allora le tornarono a mente quelle poche parole dette dal marchese di Montalto in risposta al Cigàla. Ella capì che erano state dette per Ginevra, sebben costei le avesse voltate ad elogio dell'amica. Ma perchè la Ginevra aveva mostrato di non accettarle per sè? V'era egli forse una segreta ruggine tra lei e il Montalto? Ginevra aveva forse voluto punzecchiarlo?

La signora Maddalena non poteva adattarsi a questa opinione. Ginevra era nobilissima d'animo, ed ella non si ricordava d'averla udita mai usare scortesia ad alcuno, o dir parola che sapesse d'amaro. Ella poi non poteva indovinare fino a che punto fossero inoltrate le cose. Rammentava d'aver udito poc'anzi che il marchese di Montalto metteva il piede quella sera per la prima volta in casa Torre Vivaldi; ora come si poteva credere che tra la Ginevra e lui ci fosse alcun che? E d'altra parte, perchè mai Aloise era turbato a quel modo? Insomma, la signora Maddalena si stillava il cervello senza indovinare la verità. Ma una cosa era certa, e le ultime parole del giovine l'avevano posta in chiaro. Aloise amava Ginevra; Aloise era fuori di sè.