I rossi e i neri, vol. 1

Chapter 24

Chapter 243,924 wordsPublic domain

Simiglianti scoperte riescono sempre argomento di riso o di rammarico, secondo l'indole di chi ne è venuto a capo. Però il primo pensiero di quella affettuosa gentildonna fu di pietà. Aloise le apparve come un povero ferito, che ella avesse raccolto sul campo di battaglia. E nondimeno dover tacere, non potergli dire che lo aveva inteso e che s'impietosiva a' suoi patimenti! Fu questo un nuovo rammarico per la marchesa Torralba, la quale poteva dire come Bidone: __Non ignara mali, miseris succurrere disco__.

Intanto com'era ben custodito il segreto di Aloise! Francava la spesa di tenerlo sei anni, sei lunghi anni celato, se in una sera di vicinanza egli doveva spiattellarlo a quel modo! Ma purtroppo l'amor fa come le selci, che, fino a tanto le si tengano divise, vi appaiono mute ed inerti come debbono esser i sassi; ma fate tanto di percuoterle l'una sull'altra, e subito vi sprigionano scintille.

Con questi cominciamenti, pensate voi che allegra __mazurka__! Aloise era sdegnato con sè medesimo per quelle sue sconsiderate parole, e non ardiva aggiungerne altre. Alla marchesa Maddalena poi, quella scoperta era cosiffattamente feconda di molesti pensieri, ch'ella non aveva tempo a dir nulla. Ella inoltre con quel fine accorgimento che è della donna, notava che il suo malinconico cavaliere, ogni qual volta i giri del ballo lo riconducessero presso Ginevra, si faceva rosso in viso, e il cuore gli dava le battute doppie.

Come a Dio piacque e all'orchestra, la __mazurka__ ebbe fine. Aloise accompagnò, sempre muto e contegnoso la signora Maddalena a posto, e poco di poi, cogliendo il momento opportuno, si allontanò, andando difilato nella sala più remota del palazzo, dove si buttò su d'un seggiolone, e vi rimase corrucciato, facendo a pezzi i suoi guanti paglierini, che non ci avevano colpa.

--Che fo io qui? Il mio cuore è pieno di amarezza. Amo quella donna come un dissennato, e non so mettere insieme quattro parole da dirle, sicchè ella m'avrà in conto di uomo noncurante, o scemo come tanti altri. E suo marito che viene a mettermi tra l'uscio e il muro, presentandomi alla marchesa Torralba! Ed io che non so cavarmi d'impiccio! Ma come fare? Era debito di cortesia lo stare accanto a quella donna gentile.... E intanto, chi sa? con tutta la mia sollecitudine intorno a lei, avrò forse dato molestia ad un povero diavolo che rama. Ed ella stessa a prima giunta avrà creduto.... sì certo; ma adesso non avrà a temer nulla; sebbene avrei potuto tenere una strada diversa, e non esser villano per mostrarmi sincero. Ora, quel che è peggio, ho lasciato trapelare il mio segreto. La signora Maddalena saprà che amo Ginevra, e Ginevra non ne sa ancor nulla; io non mi sono certamente diportato in modo che ella potesse avvedersene. Qual concetto si sarà fatto di me? Le sue parole non mi hanno fatto scorgere ch'ella mi crede invaghito della Toralba? Oh, in fede mia, che è stato un bel cominciamento! Ella almeno s'è ingannata; mentre io ho veduto che a lei non ne importa un bel nulla. Ma che donna è costei? Che pensieri girano per quella testa? E che so io? È bella, stupendamente bella, ed io darei dieci anni di vita per poterle parlare con quella disinvoltura che avevo accanto a quell'altra. Suvvia, Aloise....--

Così dicendo si alzò, mettendosi a passeggiare per quella sala, dove la luce dei doppieri era più mite e dove giungeva più fiocco il rumore della festa.

--Suvvia, Aloise! Bisogna superare questa ritrosia bambinesca, farsi animo, ed essere con lei quello stesso che sono con altre. Che dirà ella, alla perfine, vedendomi sempre così asciutto e freddo come un giorno di febbraio?--

L'immagine del giorno di febbraio lo fece sorridere, sebbene mestamente, e la sua fantasia proseguì su quel metro.

--Sì, bisogna ch'io mi scaldi, e scaldi a mia volta la statua di ghiaccio. Ella non ama nessuno, e questo mi è noto. Per bellezza di forme e nobiltà di pensieri ella appare troppo alta ad ognuno di questi adoratori pedestri, ed è giusto. L'amore soltanto, l'amore sconfinato, può levarsi all'altezza di quella donna. E per questo, Ginevra, voi non istarete molto a saperlo, non c'è chi mi vinca.--

In quella che Aloise dallo sconforto correva alla fede, e cavando di tasca un altro paio di guanti si rifaceva verso la porta della sala deserta, udì nella camera attigua alcune voci di uomini e donne che dicevano:--La quadriglia! suonano la quadriglia.--

E allora gli sovvenne della quadriglia che doveva ballare colla marchesa Maddalena. Giungeva proprio in mal punto, quel ballo cerimonioso!

Quando Aloise fu presso alla marchesa Torralba, vide accanto a lei Enrichetta Corani e il Nelli di Rovereto, suo cavaliere per la quadriglia, il quale chiedeva alla marchesa se ella avesse già scelto una coppia di riscontro.

--Io no;--rispose la signora Maddalena.--Chiedetelo al mio cavaliere, che giunge a proposito.

--Che c'è?--disse Aloise al capitano.

--Chiedevo alla marchesa se non avesse coppia di riscontro per la quadriglia, ed ella si rimette a te. Perciò ti prego.... ed anzitutto ti presento alla mia dama.--

Aloise fece un profondo inchino alla Corani, e fu stabilito il riscontro fra le due coppie, che andarono nel salone di Flora a mettersi in figura.

La Ginevra non era tra quelle coppie di danzatori; di guisa che il giovine Montalto apparve più tranquillo, e non perdette la tramontana, come sarebbe certamente avvenuto se la marchesa dagli occhi verdi fosse stata colà. Ma se Ginevra non c'era, il suo nome fu ricordato. La signora Maddalena, che sapeva il segreto di Aloise, ed era una pietosa creatura, gli parlò sempre della bella Vivaldi, narrandogli per filo e per segno, negli intermezzi del ballo, come fossero amiche, e come fossero state in educazione nello stesso convento. Al qual proposito la signora Maddalena non si peritò di raccontare al suo cavaliere com'ella uscite dal convento poco dopo l'entrata di Ginevra; dond'era agevole argomentare una differenza di parecchi anni d'età, e tutta a scapito della gentil narratrice.

Il giovine rimase intento ad ascoltarla, e chiunque li avesse veduti, senza udire una parola dei loro discorsi, avrebbe creduto Aloise di Montalto innamorato cotto della marchesa Maddalena, e in atto di libar la dolcezza delle parole che le uscivano di bocca. «Vedi giudizio uman come spesso erra!» Di ben altra donna il povero innamorato si dava pensiero; e la signora Maddalena, vedendolo così attento, tornava sempre a dirgliene; laonde, tra tutti e due, nel parlar che facevano della bella Vivaldi, furono errate più volte le figure della quadriglia, proprio come sarebbe avvenuto tra due innamorati.

Ottima signora Maddalena! Ella godeva in cuor suo della consolazione che recava altrui, e ad Aloise parve assai breve quella quadriglia che egli s'era fatto così di mala voglia a ballare.

Ma zitti! La quadriglia è finita, e già si è ballato un altro __valzer__, durante il quale Aloise di Montalto andò di bel nuovo a ragionare con sè medesimo nella sala remota. Siamo giunti alla __mazurka__, a quella tal __mazurka__ che il nostro giovine ha da ballare con la marchesa Ginevra, e per la quale ha scritto il suo nome sulle ali della farfalla gemmata.

Ad Aloise tremarono le gambe, allorquando fu per entrare nel salotto dov'era seduta la marchesa Ginevra, centro d'un circolo, o, per dir meglio, fuoco di un elisse, sulla curva del quale si notavano i soliti corpi opachi, come il nobile De' Salvi, il marchese Tartaglia ed altri di quella risma.

--Marchesa,--le disse egli, accostandosi, con quella scioltezza che gli venne fatta maggiore,--rammentate di essermi debitrice d'una __mazurka__?--

La marchesa Ginevra sorrise, ed alzandosi per andargli a fianco, rispose:

--Signor di Montalto, io non dimentico mai i miei debiti.--

La frase parve un po' asciutta ad Aloise, e noi non sapremmo dargli torto.

--Come?--si provò egli a dire, vincendo la natural timidezza;--non è altro che un debito?--

A quelle parole, dette con accento di mestizia, la Ginevra rizzò il capo, guardando fiso il suo malinconico cavaliere. In quelli occhi verdi parve ad Aloise di scorgere un po' di stupore; e infatti, dopo averlo guardato, la marchesa gli chiese di rimando:

--Che vuol dire questa dimanda, signor di Montalto? Sarebbe egli in quella vece un debito per voi? Veramente, dovrebbe pesarvi, che avete ballato già molto.--

Era un rimprovero? Certo le parole ignude potevano averne l'aria, ma il piglio sorridente e l'accento scherzevole della marchesa Ginevra davano a quelle parole il colore di una di quelle frasi di nessun conto, che si mettono fuori tanto per barattar parole. E così dovette intenderla Aloise, sebbene a prima giunta gli fosse sembrato che la bella Ginevra volesse dargli una trafittura.

--Io, marchesa?--rispos'egli, con aria di candore, a guisa d'innocente che stupisca d'essere accusato;--ho fatto un giro di __mazurka__ e una quadriglia; tutto il rimanente del tempo l'ho passato nella galleria, a vedere i vostri magnifici quadri.--

Stando seduto in quella sala, Aloise aveva notato alla sfuggita che c'erano dei quadri; ma, turbato com'era, non aveva nemmanco pensato a guardarli. Era dunque una bugia innocente, e necessaria d'altra parte a colorire la sua lunga fermata. Doveva egli forse raccontare alla marchesa che era stato un'ora laggiù a ruminare i suoi dolori, dopo aver fatto a pezzi un paio di guanti?

--E così,--soggiunse Ginevra,--i morti vi hanno fatto dimenticare i vivi?

--Lo credete voi, signora?

--No, certo! Io non potrei pensare sul serio che voi, cavaliere perfetto, aveste usato una simile scortesia alle belle dame che adornano la mia festa. Che ne dite della Maddalena Torralba? Non vi par ella una delle più belle signore di Genova?

--Signora marchesa, io non so.... Sono un cattivo giudice.

--Come? E chi ha da sentenziare in materia di bellezza, se non un giovine come voi, signor di Montalto? Io non ho tanti dubbi, e penso che la mia amica Maddalena ne superi molte delle più decantate.--

Aloise si provò ad interromperla; ma ella indovinò quello che gli stava per dirle.

--Badate!--fu sollecita a soggiungere;--ho detto questo perchè lo penso, e voi non avete a rispondermi con un complimento. Non siete del resto un cattivo giudice?--

Aloise chinò il capo senza dir altro. Che cosa avrebbe egli potuto rispondere? Che la signora Maddalena era brutta e gli era in uggia? Avrebbe detto due grosse bugie, e la Ginevra non l'avrebbe creduto. Poteva dire in quella vece come non gl'importasse punto che fosse bella o brutta; ma non gli venne fatto di raccappezzare una frase meno sgraziata, per dirlo.

Per buona sorte l'orchestra venne a levarlo d'impaccio. Senonchè, levata di mezzo la necessità del parlare, sopraggiungeva quella del ballare a modo; e qui fu davvero un cascar di male in peggio. Aloise, come potete argomentar di leggieri, era turbato, e la terra gli traballava sotto i piedi. Non si stringe impunemente per la prima volta fra le braccia la donna che si ama, e il povero giovine aveva a sperimentarlo in quel punto. E mai ballo fu più contegnoso, più freddo, tra una bella dama e un bel cavaliere che a vederli, parevano fatti l'uno per l'altro.

A dirvela schietta, non c'era unità in quella coppia; Aloise andava spesso fuor di tempo, epperò erano costretti a fermarsi ad ogni tratto. Finalmente la marchesa Ginevra, o fosse stanca di quel martirio, o mossa a pietà delle angustie del suo cavaliere, mise un eloquente sospiro.

--Siete stanca, signora!--le chiese il giovine, rosso in volto e tremante.

--Sì, un poco. Non so.... forse il valzer di poco fa....

--Venite a riposarvi, signora.--

E così dicendo, la condusse a sedere in quel medesimo salotto dov'era andato pur dianzi a cercarla.

XXVIII.

Nel quale si conosce il buon onore di Enrico Pietrasanta, e della marchesa Maddalena.

Giova alla nostra vanità di narratori sperare che il cortese lettore non s'infastidisca di tutte queste minute scavazioni psicologiche. Son cose verissime, e noi, giusta il consueto, vogliamo narrarle per filo e per segno, come le abbiamo notate, rammentando le più sottili e riposte cagioni d'ogni atto, e facendo, stiamo per dire, la diagnosi di quella malattia che s'era appiccicata al cuore del nostro amico Aloise.

Lasciata la marchesa Ginevra nel salotto, dove le si era rifatto intorno un crocchio di cortigiani, Aloise si allontanò, per ritornare nella galleria che aveva già accolto i suoi malinconici soliloqui. Ma in quella che stava per uscire dal salotto, s'abbattè nel Pietrasanta, il quale gli pose una mano sul petto, come avrebbe fatto un solerte carabiniere al malandrino, del quale fosse per l'appunto andato in traccia.

--Orbene, Aloise, che c'è? che cos'hai?--

La domanda non era inopportuna, dappoichè il giovane appariva cupo e con gli occhi stravolti.

--Ho....--rispose egli,--ho tal cosa che ti prego a non chiedermi qual sia.

--Così parli ad un amico, Aloise? Tu hai un dispiacere, ed io devo saperlo.

--E quando lo sapessi?

--Diamine! Lo terrei in corpo, e cercherei intanto di darti un buon consiglio. Suvvia, Aloise, non stiamo qui ad armeggiare di sentenze, come due personaggi da tragedia. Sei tutto scombuiato nel viso, ed io voglio saperne il perchè.

--Ma che cosa credi ch'io abbia?--disse Aloise, schernendosi.

--Vieni laggiù in quella galleria, dove io t'ho veduto già entrare due volte, e ti dirò quello che penso de' fatti tuoi.--

Aloise lo seguì, sebbene a malincuore. Come furono giunti (e non fu cosa agevole pel Pietrasanta, il quale ebbe a fare il viso ilare per due, correndo in mezzo alle brigate colla mano dell'amico sotto il braccio), il dialogo ricominciò.

--Eccoti dunque quello che penso. Sei innamorato.

--Io?--esclamò Aloise, scuotendo il capo in atto d'impazienza.

--Sì, tu, innamorato! E non mi crollar le spalle, come se io fossi le mille miglia discosto dal vero. Hai ballato colla Ginevra in modo da farla cadere almeno una dozzina di volte.

--Orbene, e che inferisci da ciò?

--La più naturale delle conseguenze. Vedi, Aloise; io ho ragionato di questa conformità: Il mio amico non è un bambino a cui occorrano le dande e il carruccio per star ritto in piedi, e il suo maestro di ballo non gli ha rubato i denari. Basti sapere che dianzi colla Maddalena Torralba s'è fatto il nome di ballerino esercitato e valente: pregio che, a dirla di passata, conduce molto innanzi nelle buone grazie del sesso debole. Anche la Ginevra balla a modo, e sto per dire meglio della Torralba, la quale in fin de' conti tira sempre in ballo il suo capogiro, quando si tratti di ballare il __valzer__. O come mai Aloise, che era così destro colla Maddalena, mi diventa colla Ginevra un pulcino nella stoppia? Perchè, sappilo, Aloise, tu non andavi nemmeno in tempo; e per questo ti posi gli occhi addosso. Avevi il viso smorto come un moribondo, le membra aggranchiate.... Insomma mi avevi aria di un collegiale, e il parer tale soltanto allora, mi ha dimostrato che fiamma t'avesse accesa nel cuore la marchesa Ginevra. Ed ora che cosa fai? Il tuo atteggiamento non mi dice egli forse che ho colto nel segno?--

Aloise, durante il discorso dell'amico, non aveva detto parola, nè fatto un gesto che accennasse a diniego. Era in quella vece andato a sedersi, o, per dir meglio, era caduto sopra un divano, rimanendo mezzo arrovesciato, come una nave che mostri il fianco scoperto, con un braccio penzoloni, il capo chino e gli occhi sbarrati che guardavano il pavimento.

--Orbene,--proseguì il Pietrasanta, sedendosi a fianco dell'amico e pigliandolo amorevolmente per mano,--orbene, Aloise, io ti compiango. È una sirena, costei, che ne ha già adescati di molti, quantunque senza volerlo, e soprattutto senza curarsene più che tanto. Non è una lusinghiera, e guai a chi togliesse i suoi sorrisi, le sue cortesi parole, per una dolce promessa, o per un invito a farsi avanti. Ella è più facilmente da paragonarsi ad una di quelle fortezze, cinte tutt'intorno di verzura, che ti sembra di poter salire dolcemente fino alle cannoniere; ma non è che un errore di prospettiva, e giunto sul ciglione dello spaldo, trovi quaranta metri di fosso, a dir poco. Però mi duole di te, Aloise, mi duole di te, che, vedutala appena, hai perduto il cervello.

--No, Enrico; t'inganni!--rispose finalmente, con accento malinconico, Aloise di Montalto;--non è stato un errore di prospettiva, come tu dici, nè fresco di questa sera, il mio! Già da lunga pezza ero preso.

--E da quando, ch'io non ne ho saputo mai nulla?

--Da sei anni.--

Aloise non poteva più nascondere cosa alcuna al Pietrasanta, poichè questi aveva indovinata la cagione del suo dolore. Nè il Pietrasanta era di quei tali amici da dozzina, i quali non sono degni che si confidi loro un segreto. Innocente segreto, alla perfine, quello di Aloise, che amava Ginevra da sei anni, e le si avvicinava quella sera per la prima volta.

--Da sei anni? e come mai?--esclamò stupefatto il Pietrasanta.--Appunto da sei anni è maritata.

--Sì;--rispose Aloise;--e il tuo povero amico è da quel tempo innamorato. L'ho amata fin dal primo giorno che l'ho veduta. Destino! Vederla e sentir la ferita nel cuore, fu un punto solo. Da quel giorno ho imparato a tacere, a tener segreti i miei patimenti. Credi tu forse, Enrico, che non mi avesse a dolere di nasconderli a te, al migliore de' miei amici? Dapprima sperai che fosse una cosa da nulla, una passioncella fugace, come tante altre che ti colgono a diciott'anni, e, dopo aver chiuso gli occhi piangendo, ti svegli un bel mattino risanato del tutto. Ma che? era in quella vece un amore sterminato, che vinceva il tempo e la lontananza, e, tacente per lunga pezza nel profondo del cuore, si rifaceva più forte al ricomparire di quella divina bellezza; un amore, insomma, che io, pauroso, ho tentato di spegnere nella solitudine, che tuttavia si è nutrito di sè medesimo, ed è cresciuto tanto da soggiogarmi.

--Ed ella?

--Ella non si è mai avveduta di nulla. Tu sai che ha sempre fuggite le occasioni di venire in questi ritrovi di gente, a tal segno che tu spesso m'hai accusato di umor nero, di misantropia e che so io. Ora tu intendi il perchè. Era come un'avversione, una riluttanza ad imbattermi in quella donna, che stava in cima a tutti i miei pensieri. Perchè, dicevo tra me, perchè andrei ad accrescere la schiera de' suoi corteggiatori? Che cosa posso io sperare, io, scarso di que' pregi che fanno risaltare un uomo al cospetto della donna amata? O non si prenderà giuoco costei di un amore che, quanto più è forte, riesce altrettanto più impacciato e ridicolo? Infine, che ti dirò di più? Mi rattenevano tante altre ragioni, che io medesimo non ho indagate in tutti i loro rigiri, in tutte le loro sottigliezze. Tu stesso, Enrico, rammenterai che mi ero ostinato a non volerla guardare, quando ella comparve per la prima volta in teatro, e tutto il pubblico della platea s'era rivolta a contemplarla.

--Sì, perdio, mi ricordo! Non si vedeva altro che la tua bionda cuticagna superbamente voltata contro il palchetto della bella Ginevra. Mi pare di vederti, ritto e duro come un piuolo, poco lontano dal palchetto, senza voler mai piegare d'un punto a destra o a manca, in quella che tutti, intorno a te, davano le spalle alla scena, e gli amici non rifinivano dal dirti: ma guarda Aloise, che viso stupendo! guarda che occhi splendidi, e che spalle meravigliose! E tu, duro, peggio di sant'Antonio.... quello delle tentazioni, s'intende. Oh Aloise! Come fingevi!...

--Sì; vedi come so fingere adesso!--

Il Pietrasanta non disse verbo, rispettando il dolore di Aloise. Questi, intanto, la cui mente proseguiva a fantasticare, ripigliò spontaneamente il discorso, rispondendo a un rimprovero che il Pietrasanta non gli aveva neppur fatto, ma che egli sentiva in cuor suo di aver meritato.

--Scusami,--disse dunque Aloise,--io non credo che l'amore sia una canzoncina, come nelle opere in musica, da doverla schiccherare ad una moltitudine di spettatori, attenti e disattenti. È uomo dappoco chi non sa tenersi in corpo la sua malinconia. Senonchè, giunti una volta alle strette, non è più dato nascondere i propri mali ad un amico provato....

--Sei dunque contento che io t'abbia letto nel cuore?

--Sì, perchè tu non vorrai rider di me.

--Figurati se ne ho voglia! Ma che cosa intendi ora di fare?

--Lo so io, forse?--esclamò il Montalto, levandosi da sedere.--Amo fieramente questa donna; e, vedi maledizione, sono impacciato accanto a lei, contegnoso, freddo come un pezzo di marmo. Come se ciò non bastasse, debbo per cortesia stare mezz'ora accanto alla Torralba, ballar due volte di fila con lei, quasi che io fossi venuto per la marchesa Maddalena. E questo, se pure s'è curata un tratto de' fatti miei, questo avrà potuto pensare la marchesa Ginevra.

--A dirti il vero, Aloise, sulle prime l'ho pensato ancor io. Mi pareva una corte __in formis et modis__.

--To', vedi? Pure non c'era ombra di vero. Ma che cosa avrà ella creduto di me, che, avvicinandomi a lei per la prima volta, non so dirle quattro parole, e non ho disinvoltura, nè grazia, fuorchè accanto ad un'altra?

--Sì, questi sono pur troppo i contrassegni dell'amore; sebbene io penso che la natura avrebbe fatto meglio a darcelo senza tanti fastidii. E il peggio è che la donna, quando ci abbia il cuore tranquillo, non bada alla eloquenza delle nostre contraddizioni. Dico nostre, così per dire, che in quanto a me, soglio amare con parsimonia, tanto da non perder mai la tramontana.

--Il che vuol dire non amar punto;--interruppe Aloise.

--Come ti garba, ma essere amati di più. Vedi tu il bel guadagno che hai fatto a perderti d'animo. E nota che a correr diritto ci avevi proprio trovata la strada fatta!

--O come? che vuoi dir tu?

--Che eri stato cercato e pregato. Il marchese Antoniotto che t'invita, e mi raccomanda di farti venire ad ogni costo, perchè t'ha in grandissima stima ed è stato amico stretto di tuo padre, lo dimentichi tu? Sulle prime io non ci avevo badato, a questa novità del tiranno di Quinto; ma poi mi è tornata a mente quando l'ho veduto usarti tante cortesie e farti tanti salamelecchi sull'uscio. Eri nato vestito, Aloise, e non hai saputo agguantar la fortuna.--

Aloise non rispondeva nulla, e si poteva credere che non ascoltasse già più le parole del Pietrasanta.

--Ma vedi,--proseguì,--che sto qui a farti il predicozzo, come se dovesse giovare a qualcosa! Ora è fatta; sei innamorato cotto, e non c'è verso di uscirne. Mio povero Aloise, che farai tu?

--Che fare? Non lo so. Mettendo l'animo ad una cosa, non ho mai badato al bene o al male che me ne potesse derivare, nè pensato quello che avrei fatto il giorno appresso.

Una sola cosa io so, che quella donna ha da sapere che l'amo, anche se debba poi riderne. E poi.... e poi.... c'è sempre un modo onorato di uscire di pena.--

Questa volta era il Pietrasanta che andava a cascar sul divano.

--Aloise, Aloise! Questo non si chiama ragionare; e c'è di peggio, che non approda a nulla.

--Orbene, sentiamo!--proruppe Aloise, piantandosi dinanzi all'amico.--Che cosa faresti tu nel caso mio?

--Io.... farei.... Insomma, non tremerei tanto; parlerei come sapessi meglio.... e farei istessamente un buco nell'acqua. Credimi, Aloise; quella è una stupenda camelia. Donna senza amore, e camelia senza odore.--

Aloise si strinse nelle spalle.

--Credi di no? Orbene, vedremo. Io t'ho detto l'animo mio, da amico schietto, che ti conosce impetuoso e magnanimo, e non vorrebbe vederti troppo impegnato. Ma poichè hai deliberato di non dare indietro, io non ti lascerò. Un amico è sempre buono a qualche cosa. E per dar principio, balli più con lei questa sera?

--No.

--Perchè?

--Perchè non le ho chiesto altro che quella malaugurata __mazurka__. Vorresti forse che fossi andato a chiederne un'altra?