I Puritani di Scozia, vol. 1

Part 3

Chapter 33,774 wordsPublic domain

»Nelle frasi del brindisi, soggiunse Bothwell, v'è qualche cosa che non mi garba; non so bene ciò che siasi inteso dire questo cane di Puritano.»

»Signori, si fece udire in allora Morton Milnwood, che incominciò ad impazientirsi della costoro insolenza. Noi siam qui tutti fedeli sudditi del re, e abbiamo diritto a sperare che non verremo d'ora innanzi frastornati con propositi di tal natura.»

Stava Bothwell per rispondergli con qualche nuova impertinenza, ma Holliday gli rammentò sotto voce, come la truppa avesse ricevute istruzioni le più precise di non insultare veruno di coloro, che conformandosi agli ordini del Consiglio si fossero presentati alla rassegna. Non potè nondimeno Bothwell ristarsi tanto da non fissare in volto Morton e dal dirgli:

»Avete ragione, Sig. Capitano, non voglio turbare il vostro regno, che finisce, credo, alla prossima mezzanotte. Non è per altro da ridere, Holliday, soggiunse indi volgendosi al camerata, che questi borghesi facciano tanto gli smargiassi per sapere tirare a segno? Non v'è donna o fanciullo, che addestrandosi a tale virtù sole ventiquattr'ore non ne facesse altrettanto. Se il Sig. Capitano _Pappagallo_, o alcuno del suo battaglione, volessero solamente provarsi colla sciabola o colla spada a disputar meco al primo sangue una moneta d'oro, tanto non ci sarebbe male! ma tutta questa gente (e dicendo ciò urtava col piede nella punta della spada di Morton) portano armi che non ardirebbero di toccare. Però!... se gli piacesse anche lottar meco a' pugni, la faccenda sarebbe per me indifferente.»

Venuta a stremo la pazienza di Morton, si alzò, e dopo avere lanciato un torvo guardo sopra Bothwell, mettea già mano alla spada, allorchè lo straniero si pose fra essi.

»Un momento! diss'egli a Morton. Io fui il primo insultato, e a nome della buona causa, intendo terminar io tale contesa.» Poi voltosi a Bothwell: »Voi parlate di battervi a' pugni; volete lottare contro di me?»

»Volentieri, eletto figlio, replicò Bothwell: ma tu non tarderai a baciare la terra.»

»La mia forza deriva da lui che ne è la sorgente, disse quest'uomo, cui il fervor di setta cresceva coraggio. Tu stai per servire d'esempio ai celiatori di cattiva scuola.»

In un istante ciascun de' due ebbe levati gli abiti; e si fece attorno ad essi il restante della brigata. Il vantaggio sulle prime parea del sergente, ma scorgevasi ad un tempo che questi avea spiegata tutta intera la sua gagliardia, mentre l'antagonista si mostrava economo della propria. Finalmente lo straniero, giunto a stringere fortemente Bothwell, lo alzò da terra, buttandolo indi con sì mal colpo sul pavimento, che vi rimase sbalordito per qualche minuto.

»Voi avete ucciso il mio sergente, sclamò Inglis, sfoderando la sciabola, e me ne darete soddisfazione.»

»Adagio! entrò di mezzo Morton, tutto è proceduto giusta le regole, e il vostro camerata ha trovato quel che cercava.»

»Gli è vero, disse Bothwell, alzandosi allora da terra. Inglis, rimettete nel fodero il vostro arnese. Non mi sarei mai creduto che un sergente del reggimento delle guardie fosse gettato sul pavimento d'una miserabile bettola da un cialtrone di Puritano!» indi stringendo con forza la mano allo straniero: »amico, gli disse, ci troveremo qualch'altra volta, e giuocheremo giuoco più serio.»

»E quando questa _qualche volta_ verrà (rispose lo straniero stringendogli parimente e colla stessa forza la mano) vi prometto che se giungo a rinversarvi, non vi alzerete da terra sì facilmente.»

»A maraviglia! rispose Bothwell. Se tu sei un Puritano, non manchi almeno nè di forza nè di coraggio! Ti auguro ogni sorte di felicità; ma se mi credi, spacciati da questo luogo prima che il nostro ufiziale venga qui in ronda, perchè egli ha fatto arrestare più d'un furfante che avea cera meno sospetta della tua.»

Convien credere che tale avvertimento non sembrasse da disprezzarsi allo straniero poichè pagò il suo conto; e correndo alla scuderia, sellò egli stesso il proprio cavallo, e immantinente vi montò sopra. Nell'uscire si scontrò in Morton, che si congedava dai compagni in atto egli pur di partire.

»Mi trasferisco alla volta di Milnwood gli diss'egli; volete permettere ch'io profitti della vostra compagnia lungo il cammino?»

»Volentieri!» rispose Morton, benchè trovasse nella fisonomia dell'offertosegli compagno di viaggio qualche cosa che infinitamente spiacevagli.

Intanto che essi proseguivano per la loro strada, si udì dalla parte della piccola città d'onde uscivano strepitar di tamburi e squillar di trombe, che chiamava a raccolta la compagnia del reggimento delle guardie postavi in guernigione, la quale ben presto si trovò schierata sulla piazza del mercato. Il tenente Graham entrò nell'osteria di Niel accompagnato dal sindaco della città. »Ebbene! Bothwell, esclamò, non avete udito la chiamata? Perchè siete ancor qui?»

»Egli stava per tornare a quartiere, o mio tenente, disse Holliday; ma ha fatto or ora una mala caduta.»

»In una lite senz'altro! soggiunse Graham. Bothwell, se trascurate così il dovere, il vostro sangue reale non vi esenterà dai gastighi.»

»E come ho io trascurato i doveri?»

»Voi dovevate trovarvi in quartiere al primo suon di tamburo. La carrozza dell'arcivescovo di Sant'Andrea è stata fermata questa mattina da una masnada di ribelli Puritani, che lo hanno assassinato presso la città della sua diocesi. Vi è una taglia di cento zecchini a favore di chiunque arresterà uno degli uccisori di questo prelato.

»Corpo del demonio! sclamò Bothwell. Il brindisi!... quell'aria misteriosa!... Intendo ora quel che voleva dire! Ah! perchè non l'abbiamo arrestato subito? A cavallo, Holliday, a cavallo! — Mio tenente, un di questi assassini non sarebbe già un uomo nerboruto all'aspetto, che ha un naso a becco di falcone?...»

»Un momento! disse Graham. Ho qui i connotati di tutti costoro. Leggiamo. _Haxton di Rathillet, grande, magro, capelli neri_...»

»No; non è il mio uomo» interruppe Bothwell.

»_Iohn Balfour di Burley, mezzana statura, naso aquilino, sguardo feroce, capelli rossi_....»

»È desso, è desso!» sclamò Bothwell. Intanto Graham continuava la sua lettura _montato sopra un cavallo nero di grande criniera_....»

»Non occorr'altro! Non è un quarto d'ora che costui era qui.»

Alcune nuove informazioni terminarono alfin di convincerli, che quel sì misterioso straniero era di fatto Balfour da Burley, capo della banda di assassini, che mossi da furore presbiteriano, uccisero l'infelice primate di Scozia. Avendolo incontrato a caso, il fanatismo li persuase essere questa una vittima che la Provvidenza abbandonava nelle loro mani, onde a sangue freddo lo trucidarono.

»A cavallo, amici miei! lesti a cavallo! sclamò Graham. Inseguiamo l'assassino. La testa di costui vale quant'oro ella pesa.»

CAPITOLO IV.

»Va', gli stendardi tuoi raggiugni, vola »Ove t'invita onor. Favellò il cielo, »E sola hai scelta fra vittoria e morte.»

_James Duff._

Morton e il suo compagno aveano già corso qualche tratto di strada senza dirsi l'uno all'altro nessuna cosa. Non so che di ributtante nella fisonomia dello straniero stoglieva il giovine Morton dall'indirigergli la parola, nè l'altro per vero dire mostrava grande propensione a legare conversazione con lui. Finalmente dopo mezz'ora di cammino questi ruppe d'improvviso il silenzio. »Com'è mai che il figlio del colonnello Morton si è trovato a questa rassegna?»

»Adempisco i miei doveri come lo deve un suddito fedele» la quale risposta fu pronunziata col tuono di chi non si cura di continuare un colloquio.

»È egli forse vostro dovere, giovane incauto, è egli dovere d'un cristiano il portar l'armi a favore di coloro, che perseguiscono i veri credenti, che versarono il sangue de' santi? Quegli che tutto può è finalmente arrivato, e ben ei saprà sceverare il grano buono dal loglio.»

»Comprendo dai vostri discorsi, essere voi nel novero di coloro che pensano fare opera meritoria nel ribellarsi contra il governo. Dovreste però essere più riserbato nei detti, nè parlare in simil guisa alla presenza d'uno che non conoscete. Anzi ragion di prudenza comanderebbe a me pure di non ascoltarvi.»

»Gli è forza che tu m'ascolti! Il tuo signore ha le sue mire sopra di te, e quando ti chiamerà, converrà bene che tu lo segua. Se ti fosse toccato in sorte l'udire qualche buon predicatore, saresti a quest'ora tal qual devi essere un giorno.»

»Noi siamo Presbiteriani al pari di voi.»

Di fatto il castello di Milnwood andava fornito d'un ministro Presbiteriano, di quelli però, come parecchi ve n'avea, che si erano sottomessi al governo, e ne ottennero in compenso la permissione di compire gli ufizi del proprio ministero. Da tale patto di religiosa tolleranza era nato uno scisma di setta, perchè i Puritani, se lo erano a tutto rigore di termine, censuravano severamente quei lor fratelli Presbiteriani, che non eran d'avviso di mettersi in lotta aperta contra le vigenti leggi.

»Sutterfugio! miserabile sutterfugio! sclamò lo straniero. Non v'ha mezzo termine fra la salute e la dannazione, fra i principj mondani e i precetti dell'Evangelio.»

»Mio zio crede che noi godiamo d'una ragionevole libertà di coscienza, e a me sembra....»

»Vostro zio sagrificherebbe tutte le greggie della cristianità per salvare un agnello sol del suo ovile. Avrebbe, cred'io, adorato il vitello d'oro. Oh! il padre vostro era ben tutt'altra cosa!»

»Mio padre certamente era un uomo rispettabile e pieno d'onore, ma dovreste rammentarvi ch'ei combattè in difesa della famiglia reale, per la quale m'avete veduto portar l'armi questa mattina.»

»Pur troppo lo so! Le più belle fiaccole d'Israello si spengono qualche volta. Ma s'egli avesse veduto i tempi a' quali viviamo, avrebbe maledetta l'ora in cui trasse la spada per una tal causa. Però ne parleremo altra volta, perchè, o giovane, ancor tel ripeto, sonerà la tua ora e ti verranno a mente le mie predizioni — Addio. La mia strada è di qui.»

In questa, gli mostrò un sentiero, che guidava alla volta di aride e deserte montagne, e già stava abbandonando la strada maestra per prendere quella via, allor quando gli si affacciò una donna avvolta in rosso mantello, che seduta dianzi sull'orlo del cammino, al vederlo si alzò, e avvicinatasi a lui, in misterioso tuono gli disse.

»Guai a voi se vi avviate per questo sentiero! Sta il lione nelle montagne, e cerca divorare le povere nostre agnelle smarrite.»

»Dio avrà cura della sua greggia, rispose lo straniero. Ma ove sono Hamilton e Rathillet?»

»Nelle foreste di Drake-Moss con sessanta o settanta uomini fra pedoni e cavalieri, ma sforniti d'armi, di viveri, di munizioni.»

»Procurerò unirmi ad essi.»

»Dio vi liberi dal tentarlo in tal sera! Tutti i passi son guerniti dai nostri persecutori. Piuttosto cercatevi qualche nascondiglio insin che dura la notte; domani mattina vi sarà più facile il potergli raggiugnere.»

»Dimorate voi in queste vicinanze? Potete darmi ricovero in casa vostra?»

»La mia capanna non è distante che un miglio, ma quattro figli di Belial, quattro dragoni vi si sono posti di guernigione, e devastano quel poco ch'io possiedo per punirmi di non aver voluto assistere alla predica del nostro ministro, che non è nel numero de' veri credenti.»

»Sofferite e sperate, buona donna. Addio. Vi ringrazio. Ma (soggiunse, appena fu partita la vecchia) e dove troverò io un'asilo per questa notte?»

»Se avesse una casa mia propria, disse Merton, a costo d'affrontare qualunque rischio vi darei un ricetto, anzichè lasciarvi in balìa ai pericoli da cui sembrate or minacciato; ma mio zio dopo le ammende e le pene pronunziate contra coloro che hanno lega co' Presbiteriani refrattari al governo, è stato preso da tale spavento, che ha proibito rigorosamente a tutti della sua casa d'avere alcuna sorte di comunicazione coi medesimi.»

»A ciò mi aspettava, lo straniero soggiunse. Per altro poteste ricevermi senza ch'ei lo sapesse. Un granaio, una scuderia, un fenile bastano a mio ricovero.»

»Vi accerto che mi è impossibile il farvi entrare in Milnwood senza il consenso di mio zio, e quand'anche il potessi, avrei scrupolo di coscienza nell'avventurarlo a quel pericolo che più di tutti ei paventa.»

»Non mi resta a dirvi che una sola parola. Vostro padre vi ha egli parlato mai di Iohn Balfour di Burley?»

»Che gli salvò la vita a rischio della propria nella giornata di Marston-Moor? Sì certamente, e spesso me ne ha parlato.»

»Ebbene, o giovane, vedi questo uomo dinanzi a te. Pensa, se vuoi commettere a morte sicura chi salvò i giorni del tuo genitore.»

Mille ricordanze allora si offersero alla mente di Morton, tenerissimo quasi all'idolatria della memoria del padre: riandava fra se medesimo quante volte questi gli avea fatto parola dell'importante servigio prestatogli da Balfour di Burley, e quant'altre espresse il proprio rincrescimento sulle guerre civili della Scozia, che non gli permettevano mostrarsegli grato; perchè fin d'allora che la Scozia si divise fra i Partigiani della repubblica e que' di Carlo II, figlio dell'infelice Stuardo perito sopra d'un palco, l'ardente fanatismo di Bothwell spinse costui nella prima delle due fazioni, nè il padre di Morton più lo rivide.

Il giovane di Milnwood stava tuttavia ondeggiando fra tali idee, allorchè un rumor di tamburo uditosi da lontano lo fece risolvere.

»Questi è senza dubbio Claverhouse col restante del suo reggimento, esclamò. Se proseguite il cammino, cadete inevitabilmente nelle sue mani; se volgete i passi ver la città rischiate d'incontrarvi nel colonnello Graham. Le gole delle montagne son custodite. Non posso abbandonare in tale pericolo chi salvò la vita a mio padre. Venite a Milnwood. Se siamo scoperti, farò in modo che la punizione della giustizia cada sopra di me, senza avvolgere nella mia rovina uno zio....»

Burley ascoltò tale discorso senza mostrar grande commozione, indi si fece a seguire chetamente Morton.

Il castello di Milnwood fabbricato dal padre di chi n'era a quei giorni proprietario noveravasi fra i più belli, ridotto però in uno stato di grande scadimento per la niuna sollecitudine datasi dal presente padrone a restaurarlo. Una breccia aperta nel muro di cinta dava ingresso nel cortile della scuderia, e fu per questa che venne introdotto Burley.

»Gli è d'uopo che vi lasci qui un momento, gli disse, fintantochè io vada in casa per procurarvi un letto.»

»Qual bisogno ne ho io? rispose Burley. Sono trent'anni dacchè la mia testa si adagia più spesso sulla nuda terra che su i cuscini. Oltrechè voi poi non potete farmi entrare in casa senza ammettere alla confidenza del mio segreto qualcuno, e sarebbe ciò un aumentarmi il pericolo di venire scoperto.»

Timore che parve fondatissimo a Morton, il quale fece entrare il compagno nella scuderia, ove collocarono i loro cavalli, e Burley si fece letto di alcuni fasci di paglia.

»Tornerò fra brevi istanti, gli disse Morton, e vi porterò que' reficiamenti che a tale ora mi sarà possibile procacciarmi.»

E per vero dire ei non era poco impacciato a serbare questa promessa: perchè la speranza di ottenere da cena tutta era posta nel trovare di buon'umore la sola persona alla quale il signor del castello dava l'intera sua confidenza, la vecchia governante. Se questa donna fosse andata a letto, o corrucciata per avere aspettato il suo giovane padrone oltre la mezza notte, vi era grande probabilità per l'ospite di dover dormire a digiuno.

Inoltratosi adunque Morton alla porta di casa, picchiò modestamente com'era solito praticare tutte le volte quando avvenivagli di tornare dopo l'ora in cui suo zio aveva uso di ritirarsi. Così assumea l'aria di chi confessa una colpa e ne chiede remissione, e sollecitava anzichè chiedere di essere ammesso. Ripetè due volte quel picchio, e la governante, lasciando il cantone del fuoco, presso cui stava seduta, e mettendosi attorno al collo un secondo fazzoletto per ripararsi dal freddo, trasse il catenaccio, abbassò una stanga di ferro, e la porta fu aperta.

»Bell'ora di tornare a casa, signor Enrico! (gli disse con quel tuono che d'ordinario prendono le fantesche viziate dall'indulgenza del loro padrone) bell'ora da disturbare il riposo d'una casa tranquilla, e da obbligarmi a vegliare alzata aspettandovi ad onta d'un ostinato raffreddore che provo!»

E per mostrare di non avere detto bugia tossì due o tre volte.

»Vi ringrazio, Alison, vi ringrazio di tutto cuore!»

»Mio Dio! sig. Enrico, siete ben divenuto un gran signore! Tutti mi dicono mistress Wilson. Il sig. Milnwood solamente mi chiama Alison, ma non sempre. Spesse volte mi nomina mistress Wilson anche egli.»

»Ebbene, mistress Wilson, io sono dunque mortificatissimo d'avervi fatto aspettar tanto tempo.»

»Or dunque che state a fare? prendete una candela e andate a coricarvi — Soprattutto, abbiate attenzione di non lasciarla sgocciolare nell'attraversare i corritoi; perchè qui c'è sempre da pulire, e tutte le faccende vengono addosso a me.»

»Ma la mia cara Alison, vorrei veramente cenare prima di mettermi a letto.»

»Cenare! Lo dite per celia, signor Enrico? Come se non sapessimo che siete stato eletto capitano del _Pappagallo_, e che avete condotti tutti gli sfaccendati della contea all'osteria del suonatore di cornamusa, di Niel, banchettandogli, a spese sicuramente di vostro zio; perchè dove avreste trovato voi di che pagare un tal conto? datemi ora ad intendere che avete bisogno di cena!»

»Vi assicuro, mia buona mistress Wilson, che muoio di fame e di sete e so che avete troppa cortesia per non lasciarmi pregare invano.»

»Ah sig. Enrico! come sapete far bene per conciliarvi le donne! Pazienza se non saranno che vecchie! non correrete pericolo, ma tenetevi lontano dalle giovani — Ebbene! son per darvi una prova di non avervi dimenticato. Lo so anch'io che non bisogna mettere i giovinetti al caso di andare a letto a stomaco vuoto.»

E dobbiamo a tale proposito rendere giustizia a mistress Wilson, che era un'eccellente donna, ed amava grandemente Enrico siccome quella che lo aveva veduto nascere. Tutte le cose da lei dette sin qui erano intese soltanto ad ostentare un tal qual tuono di superiorità, ma ella avea preparato entro un canestro tutto quanto occorreva alla cena del suo giovine padrone.

»Andate, figlio mio, gli diss'ella riguardandolo con occhio di compiacenza. Portatevi con voi le vostre vettovaglie. Le troverete buone, almeno quanto i cibi che v'avran potuto apprestare nell'osteria di Niel. La moglie di Niel sì era una brava donna; però quanto al saper fare cucina, non poteva ancora competere con una governante d'una casa signorile. Sua figlia poi povera creatura! è tutta un'altra cosa. Non pensa che all'acconciatura. Domenica scorsa l'ho veduta alla chiesa con una cuffia tutta a nastri. Tanta pompa non finirà bene. Ma andate, figlio mio, non posso più tenere gli occhi aperti. Non fate le cose in troppa fretta, e abbiate riguardo nello spegnere la candela. Voi troverete un boccale d'_ala_, e una picciola ampolla di _ratafiat_ fior d'aranci. Non ne do a tutti, e lo tengo in serbo pe' mali di stomaco cui vado soggetta; ma vi gioverà meglio che l'acquavite. È una bevanda pregiudizievole alla gioventù. Buona notte, sig. Enrico! Badate bene alla candela.»

Morton l'accertò che avrebbe prese tutte le necessarie cautele, e le disse di non prender tema, se lo udiva discendere, e di ciò addusse in iscusa il bisogno di tornare a visitare nella scuderia il proprio cavallo, promettendole che avrebbe avuta la massima cura di chiuder bene la porta. Egli volea tosto correre, raggiugnere il suo ospite, allorchè voltosi addietro vide mistress Wilson che mettea fuori la testa dalla porta socchiusa, e che raccomandava di bel nuovo: »Tenete più diritta la vostra candela, o cattivello.»

CAPITOLO V.

»Sull'aggrottata fronte in note ultrici »Scritto è col sangue: morte ai miei nemici!

Per sottrarsi alla vigilanza della buona donna di casa, Morton andò per poco nella propria stanza. Munito d'una lanterna sorda ei s'accigneva a portare a Burley la preparatagli cena, quando udì il calpestio di una banda di cavalleria, lontana solamente due passi dalla casa. Ed era quella stessa di cui gli sonarono all'orecchio i tamburi dietro la strada. Giunta la banda dinanzi alla porta del castello, udì l'ufiziale comandante del distaccamento gridare con distinte note: _alto là!_ Nascosto con tutta accuratezza il lume, si avvicinò alla finestra, schiarita per buona sorte dai raggi di bellissima luna, onde potè scorgere le cose che a mano a mano accadettero.

»A chi appartiene questa casa?» gridò una voce con tuono autorevole.

»A sir David Milnwood, mio colonnello» gli fu risposto.

»È egli per la buona causa?» replicò la voce di prima.

»Un Presbiteriano, ma ei si vale d'un ministro spirituale tollerato dal governo, nè mai si mostrò recalcitrante alle leggi.»

»Ipocrisia! forse maschera che tanti san prendere solo per non avere coraggio di mostrare a chiaro di giorno i sentimenti interni dell'animo loro! Son tentato di visitare la casa. Chi sa non vi si nasconda qualcuno fra gli scellerati di cui siamo in traccia?»

»V'assicuro, mio colonnello (si udì una terza voce prima ancora che Morton avesse avuto il tempo di riaversi dal concetto spavento) vi assicuro che è una briga inutile e tempo perduto. Milnwood è un vecchio avaro: non pensa nè poco nè assai a politica, e fuori del proprio denaro non si cura d'altra cosa su questa terra. Suo nipote era alla rassegna stamane, ed anzi sortì capitano del _Pappagallo_: su di lui dunque non può cadere sospetto di fanatismo. Mi fo mallevadore io, che da lungo tempo tutti dormono in questa casa, e metterla in trambusto a tal'ora sarebbe un ammazzar di paura quel povero vecchio. Ne prenderebbe tutti per una banda di ladri venuti ad impossessarsi del suo tesoro.»

»Se la cosa è così noi perderemmo un tempo che si può meglio impiegare. _Reggimento guardie! Attenti! Marciare in avanti!_ Marche!»

Si udì nuovamente lo strepito dei tamburi e lo squillo delle trombe, e allorquando Morton vide allontanati i soldati, scese per trasferirsi laddove stava il suo ospite. Lo trovò in piedi colla sciabola nuda al fianco, e tenendo una pistola a ciascuna mano. Al debole lume della sua lanterna, fu sorpreso della raddoppiata ferocia, che su i lineamenti d'esso egli scorse, e dai quali trapelava ad un tempo tutto l'entusiasmo del fanatismo.

»Giacchè, come ben me n'accorgo, udiste lo strepito della cavalleria, comprenderete il motivo che mi ha impedito di venir più presto da voi.»

»Che monta ciò? disse Burley; la mia ora non ha ancora sonato. Quando giugnerà, andrò ad unirmi cogli altri martiri della buona causa. Ma fintantochè io potrò sulla terra farmi strumento alle volontà del mio padrone, camminerò diritto dinanzi a me.»

»Ecco di che ristorarvi. Io vi consiglio partire domani all'alba, onde sottrarvi più facilmente alle indagini di chi vi persegue.»

»Giovane, voi siete già stanco di me! Il sareste ben maggiormente, se vi fosse nota l'opera, che non ha guari ho compiuta. Ma non mi fa maraviglia che siate stanco di me. Vi ha tai momenti che lo sono io di me stesso. Credete voi che non sia penoso incarico il sentirsi chiamato ad eseguire i tremendi ma giusti decreti del cielo? il dovere imporre silenzio a quell'involontario sentimento che fa fremere l'uomo quando bagna le sue mani nel sangue de' propri simili? Pensate forse che dopo aver ferito un colpevole, il feritore nel vederlo cadere non porti un guardo atterrito sopra se stesso? Ch'ei talvolta non dubiti persino se veramente egli avea missione a punirlo?»

»Non mi trovo assai dotto, signor Balfour per discutere sopra tali argomenti con voi; ma non crederò mai che il cielo possa inspirare atti contrari alla umanità, sentimento di cui lo stesso cielo ne ha fatto un precetto.»