Part 2
Niun'altro essendosi offerto a contendere il premio, s'aperse novellamente la lizza fra i tre rivali felici, il che avvivò vieppiù la curiosità dei circostanti. La pesante carrozza del duca venne, non senza difficoltà posta in moto, ed avvicinata al luogo che serviva d'arena a que' lottatori. Le signore si posero in cerchio a qualche distanza, e gli occhi d'ognuno fisavansi su i concorrenti, e sulla meta proposta alla loro bravura.
Il caso che doveva risolvere quale degli emuli avrebbe la preferenza del tiro, favorì il giovine contadino, che voltosi all'altro vestito di verde: »In coscienza mia, gli disse, sig. Enrico, se ci trovassimo in tutt'altra circostanza mi studierei di fallire il bersaglio per lasciare a voi questo onore, ma Ienny Dennison sta osservandoci, e non posso dispensarmi dal fare tutto quel meglio che so.»
L'effetto però non corrispose al buon desiderio del villanello, e solamente la palla uscita del suo archibuso trascorse rasente sì al pappagallo, che ne portò via alcune penne. Immantinente abbassando gli occhi, e come uom che tema di esser riconosciuto, si ritirò.
Venne la sua volta al giovane dall'abito verde, che avvicinatosi atterrò nuovamente il pappagallo, onde più numerosi e forti applausi gli derivarono dal mezzo di quella folla. »Egli è veramente figlio di suo padre. Viva la buona causa in eterno.»
I Reali in udir tali esclamazioni aggrottavan le ciglia, ma preser coraggio in veggendo lo stesso buon successo ottenersi da lord Evandale.
Allora Enrico montando a cavallo, e avuta cura di ben assicurarne la sella, si diede al galoppo, e passando innanzi al bersaglio trasse e lo abbattè per la terza volta. Tutti quelli che stavano intorno a lord Evandale gli dipinsero la condotta tenuta dall'altro siccome una innovazione alle antiche consuetudini, nè quindi esservi alcun obbligo d'imitarla. Diverso però d'avviso il giovane cavaliere, volle seguir l'esempio additatogli dal competitore; ma intanto che egli scaricava l'arme mancò un piede al suo cavallo, onde la palla non giunse allo scopo.
Se prima meritò lodi dovute alla sua destrezza il giovine vestito di verde, in quel momento si fece ammirar per cortesia; poichè movendo verso lord Evandale, gli manifestò le proprie intenzioni, di non vantaggiare di un caso accaduto a Milord per colpa del suo cavallo, e gli propose un secondo cimento a piedi.
»Lo accetterei più volentieri a cavallo, se al pari di voi avessi un palafreno bene addestrato.»
»Volete voi farmi l'onor di salirvi e di prestare a me il vostro?» rispose il giovine.
Lord Evandale vergognava quasi di accettare simile offerta, che gli avrebbe scemato il merito della vittoria, quando anche l'avesse riportata. Per altra parte desiderava ricuperare la fama della propria bravura. Rispose quindi al cortese emulo, cedergli ei di buon grado la gloria della giornata, su di cui avea dimessa qualsisia pretensione, ma accettar volentieri il partito d'un nuovo cimento, cui s'avvierebbero, ciascun ad onore della sovrana del proprio cuore.
Così favellando, lanciò uno sguardo appassionato sopra miss Bellenden, e porta la tradizione, che gli sguardi del giovine antagonista prendessero la stessa dirittura. Ma la conchiusione di questa ultima prova non fu diversa dalla precedente. Lord Evandale, lungi dal mostrare quella gelosia, che suol essere l'appannaggio delle picciole anime, si congratulò egli stesso col suo vincitore. »Vi ringrazio, gli disse, d'aver restituito nella buona opinione ch'io n'ebbi il mio palafreno. Stava per dargli colpa di quanto mal mi tornò; vedo ora di non dovere accusar che me stesso.» Dette le quali cose, rimontò a cavallo allontanandosi dall'assemblea.
Giusta il costume, solito in tai circostanze, coloro stessi che erano propensi a lord Evandale, divennero larghi d'applausi al suo fortunato rivale, verso di cui finalmente l'intera attenzione de' circostanti fu volta.
»Chi è egli? come si chiama?» si domandavano l'uno all'altro coloro che nol conoscevano. Ma il suo nome non rimase ignoto gran tempo; e appena si seppe appartenere egli a tal'ordine di società, cui le alte persone poteano usare riguardi senza troppo abbassarsi, quattro amici del duca vennero invitandolo a presentarsegli innanzi. Nell'andar con essi che il colmavano di congratulazioni ed attraversando la folla, si trovò un istante rimpetto a lady Bellenden. Le guance gli si tinsero d'un vermiglio più carico nel salutare miss Editta, la quale non arrossì meno di lui nel restituirgli il saluto.
»Voi dunque conoscete quel giovine?» disse lady Margherita alla nipote.
»Io..... sì..... L'ho veduto in casa di mio zio, e..... anche in altri luoghi..... qualche volta..... a caso.»
»Il suo cognome, a quanto ascolto è Milnwood.»
»Sì: (soggiunse allora sir Gilbert Cleugh che stava a cavallo presso lady Margherita). Egli è figlio del defunto colonnello Morton di Milnwood, che alla giornata di Dunbar comandava un reggimento di cavalleria in difesa del re.»
»E che ha combattuto contro di lui nelle giornate di Marston-Moor e di Philiphaugh (soggiunse lady Margherita, mettendo un caricato sospiro): fu in quest'ultima battaglia che mio marito perdè la vita».
»La vostra memoria vi serve bene, o Milady, ma in questo momento è meglio dimenticare il passato.»
»Non se ne dovea però dimenticare quel giovine, sir Gilbert! e avrebbe fatto bene a non mettersi nella società di persone, alle quali il suo nome può destare sgradevoli rimembranze.»
»Ma non pensate, o Milady, ch'è qui, perchè il dovere vel chiama? egli fa parte del contingente prescritto a suo zio. Vorrei bene che il mio contingente fosse composto di giovani pari a lui.»
»Lo zio di questo Milnwood, sarà mi figuro un presbiteriano, come lo è stato lungo tempo suo padre!»
»Lo zio di questo Milnwood non è altra cosa se non se un vecchio avaro, che per una moneta d'oro cambierebbe d'opinioni politiche tutti i giorni. Anzi sarebbe una quistione difficile da risolvere, s'egli abbia mandato il nipote per una conseguenza delle presenti sue massime, o per timore di pagare un'ammenda. Io direi pel secondo motivo. Ma comunque siasi è stata per quel giovane una circostanza felice onde sottrarsi un dì almeno alla noia di stare in quel vecchio castello di Milnwood, ove non vede altra compagnia fuor di quella d'un zio ipocondriaco e d'una vecchia donna di casa.»
»Sapete voi a quanti uomini ammonti il contingente di cui è tassata la terra di Milnwood?»
»A quattro cavalieri armati di tutto punto.»
»La signoria di Tillietudlem (soggiunse lady Margherita, rizzandosi con aria di dignità) ne ha sempre forniti dodici, e spesse volte lo zelo de' proprietarj ha triplicato un tal numero. Mi ricordo che sua maestà, il re Carlo II, quando mi fece l'onore di accettare una colezione in mia casa, s'informò d'una maniera affatto particolare...»
»La carrozza del duca s'incammina, o Milady (s'affrettò ad interromperla sir Gilbert, partecipando in quel momento del brivido che prendea tutti gli amici di lady Margherita ogni qualvolta le correva alla lingua quella benedetta visita del re a Tillietudlem) ell'è ora di prendere il luogo che vi compete fra le persone del corteggio. Mi permetterete di scortarvi sino a casa vostra? Perchè diverse bande di Presbiteriani sono sparse per la campagna e si dice che insultino i Reali.»
»Vi ringrazio, sir Gilbert, rispose lady Bellenden; ma la scorta de' miei lancieri ne protegge abbastanza. Piuttosto vorreste avere la compiacenza di dire ad Harrison che faccia marciar più presto la sua brigata? Par che accompagni un funerale!»
Harrison tenea le sue buone ragioni per non credere troppo salutare un tal ordine, ma lo aveva ricevuto, e gli fu forza adempirlo. Si mise dunque ad un leggiero galoppo, seguito dal bellicoso cantiniere, il quale sul suo palafreno, stavasi in atteggiamento d'uomo che avea militato sotto Montrose, e pompeggiava d'una fierezza fatta in esso maggior dai fumi dell'acquavite, chè la sua parte ne aveva egli tracannata tra una fazione e l'altra, or facendo brindisi al re, or bevendo all'esterminio di tutti i Presbiteriani. Sfortunatamente questa dose di refrigerio un po' caricata lo fe' dimentico di tener l'occhio sopra Gibby che gli stava a fianco, e a cui per lo innanzi fu soccorrevole di avvenimenti, risparmiandogli molti sinistri incontri che facea temere la goffaggine del guardiano dell'oche, trasformato in armigero. Appena il cavallo di questo tapino ebbe preso il galoppo, sentì la molestia degli stivaloni che gli battevano aspramente i fianchi, tanto più perchè i ridetti stivali erano armati di buoni speroni le cui punture misero finalmente a tal prova la pazienza della povera bestia, che tolta la mano al cavaliere, lo trasse fuor delle file, e ben presto lo portò ad urtare nella enorme carrozza del duca, avvenimento di cui non poco risero le circostanti brigate.
Il nostro Gibby, poco avvezzo a scosse di simil natura, erasi attaccato colle mani alla criniera del cavallo, talchè vi era, può dirsi, coricato sopra, positura che diede una situazione quasi orizzontale alla picca, di cui non sapea più di essere armato, e la quale sporgea in tal dirittura fuor della testa del corridore. Quest'arme così collocata stava dunque per entrar nella carrozza fracassando i cristalli ed una portiera, allorchè le acute grida delle persone di dentro, portaron nuovo spavento al palafreno, che con un ultimo sbalzo fe' perder l'arcione al mal'abile cavaliere, gettato di lì a pochi passi sull'erba.
Il peggio di tutto si fu che giugneva a quella volta lady Bellenden, la quale ignorava tuttavia essere un de' suoi guerrieri quel gramo, che facea tal mostra di sè all'adunata; e giugneva Milady in quell'istante che avendo costui perduto l'elmo per la forza della caduta, ella dovè ravvisare nello scavallato armigero il suo custode dei polli, Guddy; metamorfosi di cui nessuno l'aveva innanzi avvertita. L'intendente e il cantiniere ben si sfiatavano a spiegarle i motivi che rendettero necessario un tale espediente, ma non quindi ne calmarono lo sdegno. Ella si tolse di lì imprecando contra gli audaci che osavano ridere sopra sventura accaduta a uno de' suoi lancieri, e ardente d'ira, e giurando vendicarsi in modo esemplare contra il refrattario giardiniere che l'aveva avventurata ad affronto sì rilevante.
CAPITOLO III.
»Correa le fiere colla piva, e il vanto »Di piacer sempre ottenne. Ov'è a' dì nostri »Canterina che dir possa cotanto?
Separatasi quella calca, le persone di cui era composta, nell'andare a casa, facean serbo nelle proprie menti della catastrofe avvenuta al povero Gibby per trarne il lor passatempo della serata; ma i competitori del _Pappagallo_, postisi la maggior parte attorno al giovine Milnwood, gli fecero corteggio accompagnandolo in trionfo, com'era l'uso, alla più rinomata fra le osterie della vicina città, ove si dovevano imbriacare a spese del vincitore.
A capo della cavalcata marciava Niel, il più famoso suonatore di cornamusa che si trovasse in que' dintorni, sfoggiandola col suo strumento ornato di più nastri, che non avrebbero bisognato a mettere in pompa sei sgualdrinelle di quel villaggio. Era costui grande, gagliardo, magro, secco, montato su due trampali, e con tale sua abilità fattosi ricco d'un campo non men esteso d'un _acro_. E, mercè questo suo merito, era pure stato promosso alla rilevante carica di suonatore di cornamusa della città, impiego che gli fruttava tutti gli anni un abito nuovo a titolo di salario, ed altre prerogative, tra le quali la speranza di ottenere dal sindaco annuale, all'atto che veniva eletto, la mancia d'un dollaro, semprechè però questo rispettabile magistrato avesse volontà e potere di fare tale spesa. All'aprirsi d'ogni primavera godeva in oltre del privilegio di andare a dar serenate alla porta di tutte le case le più cospicue della città, ottenendone un compenso in birra o in granaglie.
A sì preziosi vantaggi il nostro Niel aveva saputo accoppiarne un altro non dispregevole; poichè ebbe il segreto di conquistare il cuore e d'ottenere la mano d'una vedova, padrona della principale osteria di quella piccola città, nel cui circondario ei dava fiato alla sua piva. Il primo marito di cotesta donna era un rigido presbiteriano, onde per vero dire i più teneri di questa setta gravemente si scandalizzarono, che ad uom sì virtuoso ella avesse dato per successore un ciurmadore, sol dedito a studj mondani. Ma siccome non v'era chi al pari di lei vendesse buona birra in tutta la città, o chi men di lei battezzasse l'acquavite, serbossi in fama, e la sua casa divenne ospizio di tutte le fazioni diverse. Aggiungasi che l'indole del nuovo marito era oltre ogni dire maneggevole, ed avea la sapienza di governare il timone della sua barchetta con tanto ingegno che le ondate delle sette non giugnessero ad affondarla. Sempre d'allegro umore, fornito d'una buona dose di accorgimento e malizia, e pensando sopra tutte le cose al proprio interesse, non si prendea grande fastidio delle dispute che dilaceravano la chiesa e il governo. Ma più adeguatamente faremo noto al leggitore il temperamento del nostro ostiere suonatore col presentargli un abbozzo delle istruzioni, che tornando a casa egli diede alla sua figlia Jenny, intantochè la turba de' confratelli del _Pappagallo_ sedeasi intorno ad una grande tavola, che teneva il mezzo della sala principale dell'osteria. Jenny toccava il suo anno decimosettimo, nè erano anche tre mesi dacchè la madre di lei aveva abbandonata la casa per trasferirsi, o a parlare più aggiustatamente, per essere trasferita in quel tranquillo soggiorno, d'onde nessuno è per anche tornato addietro. Jenny adunque incominciava a tener luogo della madre nel dar opera a quegli ufizi, che con tanta lode adempiea la defunta.
»Jenny! (le diceva Niel, tantochè la giovinetta lo aiutava a sbarazzarsi della sua cornamusa); Questo, come vedi, è un giorno che ne conduce molti avventori. Ti stia sempre dinanzi agli occhi l'esempio della tua povera madre. Ella era affabile e cortese con tutto il mondo, e co' piccoli e coi grandi, e co' Presbiteriani e co' Reali. Qualunque cosa domandi il sig. Enrico Milnwood, abbi cura che gli venga fornita: farà molta spesa, ne son sicuro. Capitano del _Pappagallo_, non vorrà stogliersi dalle vecchie usanze. Forse non pagherà; anzi lo prevedo che non pagherà, perchè ha un vecchio zio che tiene stretti assai assai i cordoni della sua borsa. Ma ciò non ti dia fastidio; saprò ben io cavar denari da quel vecchio avaro, col farlo arrossir d'un tal debito — Quel che vedi là è il nostro ministro spirituale che giuoca ai dadi col tenente Graham; sii civile e manierosa verso di tutti. Ne' tempi in cui viviamo è buona cosa l'aver amici e fra le _sottane nere_ e fra gli _abiti rossi_. — Se i dragoni gridano per aver birra, non conviene lasciarsene chieder due volte. È vero che non pagano sempre, ma viene il momento che pagano. Tu sta' attenta a notare tutto quello che prendono. — Ah! ah! ecco là il sergente Bothwell! scommetto che non van via di tavola prima d'essersi bevute le dieci lire di Scozia, prezzo della vacca che mi vendettero.»
»Ma padre mio! soggiunse Jenny, vi è chi pretende che abbiano tolta questa vacca ad una povera donna, unicamente perchè nella trascorsa domenica era stata ad ascoltare un ministro presbiteriano che predicava in mezzo d'un campo.»
»Tu sei sciocca! le disse il padre, abbiam noi forse bisogno di sapere d'onde venga il bestiame che ne viene venduto? Ci pensi la coscienza de' venditori! — Ma Jenny! fa attenzione a quell'uomo che ha l'aria cupa e accigliata, e sta seduto solo ad una tavola volgendo le spalle a tutti, quasi avesse paura d'essere riconosciuto.»
»Egli è arrivato poc'anzi, rispose Jenny, sopra un cavallo tutto coperto di spuma e sudore, e credo che solamente, per dargli tempo di riposare, siasi fermato nella nostra osteria.»
»Ciò a noi poco importa. È però verissimo, ora ci penso, che gli ho veduto fare un moto come di sorpresa quando entrarono qui gli _abiti rossi_. Dagli quel che domanda, ma astienti dal farlo ciarlare che potresti eccitare l'attenzion de' soldati sopra di lui. Unicamente, se volesse dormire qui, non gli assegnare una stanza a parte, affinchè se fosse mai che la giustizia il cercasse, non venga detto che noi volevamo nasconderlo. — Quanto a te, Jenny, te lo ripeto, sii cortese con tutto il mondo. Non ti mettere fastidio delle cose che qualche giovanotto potesse dirti. Nella nostra condizione fa d'uopo sapere ascoltar tutto, e la tua brava madre avea ad ognora pronta la sua risposta per le rime. Non permettere però che si prendano libertà colle mani, e se t'abbattessi in qualche sfacciato, non indugiare a chiamarmi. — Quando la birra incomincerà a fermentare nelle teste dei bevitori, osserverai che si mettono a parlare del governo e della chiesa; poi si riscaldano, poi attaccano briga. Lasciali fare, Jenny! Non v'è alcuna cosa che dia tanta sete come la collera: più litigheranno, più beveranno. Allora però sarà bene che tu metta in giro la mezza birra, bevanda rinfrescativa per essi, e già non se ne accorgeranno.»
»Ma, e se venissero alle mani com'è accaduto da poco tempo, non dovrò venire ad avvertirvi?»
»Non far mai simile pazzia! Chi vuol frammettersi nelle baruffe, ne ha spesso mercede di botte. Se son soldati che sguainino la sciabola, chiama la guardia. Se dei nostri, che dessero di mano alla paletta e alle molle da fuoco, manda ad avvertire il bailo e le guardie di polizia; ma non incomodarmi. Sono dilombato a furia di perdere il fiato tutt'oggi, e voglio desinare in santa pace. — Oh osserva! il signore... cioè l'ex-signore di Lickiput, che mangia una aringa affumata e beve una foglietta di mezza birra. Tiralo per la manica, e digli che lo prego venire a pranzo con me. In altri tempi fu un buon avventore, e non gli mancano che i modi per esserlo tuttavia. Beve ancora volentieri come quando era ricco. Se vedi qualche povero diavolo, privo di denaro, e che abbia bisogno di bere per una volta, dagli un bicchiere di birra: è una piccola spesa e serve a far buona riputazione al negozio. — Da brava la mia figliuola! fa che tutti sieno contenti di te. Ma prima d'ogni altra cosa imbandisci il mio desinare, e portami due boccali di buona birra, e una misura d'acquavite.»
Dopo avere in tal guisa date le opportune istruzioni al suo primo ministro, Niel e l'ex-signore, cui in allora non parea vero d'essere commensale dell'ostiere, entrarono in un gabinetto appartato per passare insieme tranquillamente quanto rimanea di serata.
Vedeasi in quel momento gran moto nella gala cui presedeva Jenny. I cavalieri del _Pappagallo_ aveano già portato il brindisi al lor capitano, il quale nel pensare a sè prendeasi parimente a cuore che nulla mancasse ai suoi convitati. Ma a poco a poco il numero di questi diminuiva, e i cinque o sei che rimanevano ancora, incominciavano a pensare alla ritirata, cosa che il giovine Milnwood aspettava con molta impazienza.
Stavano ad un'altra tavola poco distante da questa il sergente e il caporale, de' quali Niel aveva parlato, e che appartenevano al reggimento delle guardie di Claverhouse; reggimento instituito a un dipresso alla foggia de' moschettieri di Francia, i quali allorchè uscivano del lor corpo, venivano posti come ufiziali in altri reggimenti. Vi erano giovani spettanti a buone famiglie, circostanza onde superbivano gl'individui del corpo medesimo, e crescevano in quel tuono d'arroganza ch'era in essi caratteristico. Il sergente or menzionato offeriva una segnalata prova di ciò.
Egli era generalmente conosciuto nel proprio corpo sotto il nome di Bothwell, ma il suo nome di nascita era Francesco Stuardo. Discendea in retta linea da Francesco Stuardo, conte di Bothwell, rinomato per lo spirito suo turbolento, e per la parte presa da lui a tutte le querele che avendo funestato il regno di Giacomo VI re di Scozia, fruttarono allo stesso conte l'esilio, in cui terminò fra lo squallore dell'indigenza i suoi giorni. Il pronipote di questo, dopo avere servito come semplice soldato ne' paesi stranieri e nella Inghilterra, e dopo essere soggiaciuto a tutte le vicissitudini della fortuna, si vide costretto a contentarsi d'un grado di sergente nel reggimento delle guardie; nè gli giovò a trovare maggiori riguardi l'appartenere egli stesso alla famiglia reale, perchè il padre di Francesco Stuardo era figlio naturale di Giacomo VI. Una forza di corpo, in esso più che ordinaria, molta destrezza nel maneggio dell'armi, e la circostanza rilevante della sua nascita, gli aveano per vero dire conciliato l'animo degli ufiziali, ma l'indole sua naturale corrispondeva molto alla licenza e alla brutalità degli altri suoi compagni, che dalla consuetudine di far pagare le ammende e le tasse imposte su i Presbiteriani refrattari si erano formati un animo propenso all'oppressione e alla tirannide. Essi erano sì fattamente avvezzi ad incaricarsi di tali odievoli spedizioni, che credevano a sè lecita qualunque azione, nè conosceano altre leggi fuorchè gli ordini de' loro capi. In qualsivoglia impresa di tal natura, Bothwell fu sempre il primo a segnalarsi.
Se non lo avesse rattenuto un riguardo di rispetto verso il suo capitano, che in quella sala medesima giuocava ai dadi col ministro ecclesiastico, egli è probabile che non sarebbe rimasto sì lungo tempo senza farne alcuna delle sue; ma appena Graham si fu tolto di lì, non tardò Bothwell a sturbar la pace del rimanente di quell'assemblea, e a dare a divedere com'ei la sprezzasse.
»Holliday (disse volgendosi a un dragone venuto a sedersi presso la tavola ove stava Bothwell) non è cosa da trasecolare che questi sbarbatelli abbian qui passata a sbevazzare tutta la sera senza curarsi, nemmeno per immaginazione, di portare un brindisi ad onore del re.»
»V'ingannate! ho udito io l'_abito verde_, quando ha proposto agli altri di bere ad onore di sua maestà.»
»Sarà. Ebbene dunque! che bevano ora alla salute dell'arcivescovo di S. Andrea!»
»Ottima idea! soggiunse Inglis, e se qualcheduno ricusa, lo condurremo al corpo di guardia, e fattolo cavalcare il cavallo di legno, gli attaccheremo a ciascun piede una dozzina di carabine per tenervelo in equilibrio.»
»Bravo! riprese a dire Bothwell. Anzi, per procedere con buon ordine, voglio cominciare il mio invito da quel mingherlino, vera faccia da forca che innamora, postosi là solo in un angolo, come se credesse appestati tutti gli altri della compagnia.»
Alzatosi immantinente, e postosi la sua sciabola sotto al braccio per proteggere la prepotenza che ei meditava, si collocò rimpetto allo straniero che Niel avea sospettato essere un Presbiteriano refrattario, ed assumendo il tuono d'un predicatore Puritano: »Mio caro fratello, gli disse, ho una piccola istanza da presentarvi, ed è di empire il bicchier vostro di questa bevanda, che i profani chiamano _acquavite_ e votarlo alla salute dell'arcivescovo di sant'Andrea, il degno primate di Scozia.»
Ciascuno stava impaziente della risposta che avrebbe data lo straniero. I lineamenti scabri e feroci di cotesto uomo; l'espressione torva de' suoi occhi, il vigor di nervi e di muscoli che al sol guardarlo manifestava, annunziavano in lui un uomo poco propenso a prestarsi agli scherzi, e molto meno a soffrire impunemente un insulto.
»E, se non faccio ragione alla vostra audacissima istanza, gli disse guardandolo di traverso, che cosa ne seguirà?»
»Ne seguirà, mio amatissimo; che per la salute dell'anima tua ti darò alcuni buffetti sul naso, piattonate sulla schiena quante ne potrai sopportare, e ti taglierò in appresso le orecchie.»
»Davvero? (disse lo straniero colmando la sua tazza). Beviamo dunque (soggiunse indi con ironico tuono, e componendo ad espressione affatto singolare la propria fisonomia). Porto un brindisi all'arcivescovo di sant'Andrea, ben meritevole della sede che occupa in tal momento. Possano tutti i prelati della Scozia ottenere al par di lui sollecito guiderdone, conforme ai lor meriti!»
»Ebbene! disse Holliday in aria di trionfo, ha ubbidito.»