I Puritani di Scozia, vol. 1

Part 4

Chapter 43,866 wordsPublic domain

Burley sembrò confuso alquanto a tai detti, ma riprendendo lena, freddamente rispose. »Ella è cosa naturale che pensiate così. Voi giacete tuttavia immerso in una oscurità più profonda di quella che regnava nel carcere ove gettato fu Geremia. Pure l'impronta della luce brilla nel vostro fronte. No; il figlio di colui che fe' sventolare sulle nostre montagne la bandiera della giustizia non rimarrà sepolto in tenebre eterne; e giugnerete a riconoscere, che quando siamo chiamati, dobbiamo ubbidire senza discernere, nè vicini, nè congiunti, nè amici.»

»Sentimenti tali siccome i vostri, sclamò con enfasi Morton, scusano sino ad un certo punto le provvisioni crudeli, che i membri del Consiglio privato hanno prese contro di voi. Essi dicono che vi spacciate forniti d'interne rivelazioni e che scotete il giogo delle leggi e dell'umanità, ogni qualvolta queste si trovano in contradizione con ciò che chiamate _vostro spirito illuminatore_.»

»Essi pronunziano giudizio ingiusto sopra di noi. Sono eglino quegli spergiuri, che calpestando tutte le autorità divine ed umane, ne perseguono perchè ci teniamo strettamente alle leggi promulgate dopo la morte di Carlo I, a quelle leggi di cui giurarono l'esecuzione al pari di noi.»

»Vi replico, Sig. Balfour, che a me non piace entrare in tal controversia. Ho voluto pagare un debito di mio padre col darvi un asilo, ma non è mia mente nè di servire la vostra causa, nè di prendere parte alle vostre discussioni. Vi lascio dunque, e porto meco un sincero rincrescimento di non potervi prestare maggiori servigi.»

»Spero però rivedervi domani prima che io parta. Quando ho posto mano all'impresa ho detto addio a tutte le affezioni terrene; pur sento che il figlio del colonnello Morton mi è grandemente caro. Ogni volta ch'io fiso gli occhi sopra di lui, mi prende un fermo convincimento che lo vedrò un giorno sguainare la spada in difesa di quella santa causa per cui suo padre ha combattuto.»

Morton gli promise rivederlo sul far del giorno e si ritirò.

Non passò egli una notte molto tranquilla. La sua immaginazione, turbata dagli avvenimenti della giornata, gli presentò sogni i più bizzarri ed i più incoerenti. Ora gli si dipingeano innanzi spaventevoli scene, il cui autore principale era Burley. Ora vedea dinanzi a sè Editta Bellenden, pallida e cogli occhi pregni di lagrime che da lui implorava soccorso, intantochè barriere insuperabili ne lo disgiugnevano. Si trovava indi sopra un campo di battaglia, in mezzo alla mischia, e fra l'orror delle stragi; finalmente era fatto prigioniere e condannato a perire. Già sorgeva l'aurora, quand'ei fu sciolto da sogno sì tormentoso.

»Ho dormito troppo, esclamò; proteggiam la partenza di questo misero fuggitivo.»

Corse alla scuderia, e lo trovò che ancora dormiva. Gli battè sulla spalla, e Burley scosso a quel colpo, ma tuttavia tra il sonno e la veglia, sclamò »Un sacerdote, voi dite? sì, un sacerdote di Belial. Fate quel che volete di me, non negherò già quello a cui una forza invincibile mi costrinse. — Ah siete voi! (riconobbe Morton in quell'istante). Sì, gli è d'uopo partire. Ma non mi accompagnerete almeno alla distanza d'un tiro d'archibuso dalle montagne?»

Avendo Morton acconsentito, salirono a cavallo, e partirono insieme. Fecero un miglio circa di sentiero ombreggiato da grandi alberi, d'onde alla parte alpestre si perveniva; e per tutto questo tratto di cammino tacquero entrambi. Burley volgendosi d'improvviso a Morton sì gli parlò: »Ebbene, quanto vi dissi la scorsa notte ha fatto frutto nel vostro animo? volete mettere mano all'opera?»

»Non mi rimovo dalla mia opinione, Morton rispose; che è una brama di conciliare i doveri di cristiano con quelli di suddito fedele.»

»Ossia in altri termini, soggiunse amaramente sorridendo Burley, volete servire ad un tempo Baal e il Dio d'Israello. Volete che le vostre labbra un dì professino la verità, e che il dì dopo il vostro braccio versi il sangue di chi ha giurato difenderla. Credete voi dunque poter toccare la pece senza lordarne le vostre mani? vivere tra le file de' reprobi e non somigliare ad essi? No; il cielo formò altri divisamenti sopra di voi. La vostra ora scoccherà, o giovane: m'intendete? La vostra ora scoccherà! Addio. Noi ci rivedremo.»

Così favellando fe' galoppare il cavallo e s'addentrò in una gola che separava due monti.

»Addio, selvaggio entusiasta, Morton sclamò in veggendolo allontanare. Oh come la compagnia d'un tal uomo mi diverrebbe pericolosa in alcuni momenti! Certamente il fanatismo delle sue massime religiose e le atroci conseguenze ch'ei ne ritrae, non mi permetteranno mai di pensare alla sua maniera; ma per altra parte è egli possibile che un uomo, che uno Scozzese veda a sangue freddo il sistema di persecuzione abbracciato in questo sfortunato paese? Non è tal sistema che ha poste l'armi in mano a tante sensate persone, le quali non avrebbero sognato a ribellarsi giammai? Non è per la causa della libertà religiosa e civile che il padre mio combattè? dovrò io restarmene in un indifferente ozio? ovvero parteggiare pei persecutori, o non piuttosto per le vittime dell'oppressione? Però chi mi sa dir se coloro, le cui voci entusiastiche non sonano ora che libertà, giunti a riportare vittoria non divenissero più crudeli de' presenti loro oppressori? qual moderazione può aspettarsi da un Burley, e da coloro che hanno comunione di sentimenti con lui? Quai cose scorgo io attorno di me? Il furore e la violenza che assumono maschera, or di civile autorità, or di zelo religioso! E perchè rimanere in un paese dilaniato sì crudelmente? Vi son io schiavo? non posso io impugnare la spada del padre mio, e girmene a cercare in un altro regno la gloria o una morte onorevole?»

Ultima idea che si fe' dominante dell'animo di Morton. Deliberato quindi a seguirla, pensò appena fosse arrivato a casa, parlarne per prima cosa a suo zio.

»Un solo sguardo di Editta, diceva egli fra se medesimo, una sola parola di lei farebbe dileguare tutte le mie risoluzioni. Conviene adunque fare un passo che non mi permetta il tornare addietro, e se la rivedo sia solamente per darle l'ultimo addio.»

Con tal mira pertanto entrò nella sala, ove trovò lo zio seduto ad un grande seggiolone a bracciuoli, e che avea dinanzi a sè un piatto colmo di polenta d'orzo, solita sua colezione. La favorita governante teneasi dietro a lui appoggiata al seggiolone, e in tal positura che senza derogare al rispetto la mostrava avanzata nell'animo del padrone. Era egli stato d'alta statura in sua giovinezza, il qual pregio però nè manco gli rimanea, essendosi curvato il suo dorso che parea una vera superfice curvilinea; onde accadde che nell'assemblea di una vicina parrocchia trattandosi di costruire un ponte ad un picciolo fiume, e discutendosi sulla curvatura da darsi all'arco, un bizzarro ingegno mise il partito di comperare la schiena del signor Milnwood, che ei certamente avrebbe ceduta, perchè non v'era cosa ch'ei non fosse pronto a cedere per denaro. Avea piedi di smisurata grandezza, mani scarne altrettanto quant'eran lunghe, guernite d'unghie che l'acciaio toccava di rado; guancie incavate, volto raggrinzato e lungo a proporzione della sua persona; piccioli occhi turchini, che si avvivavano solamente allorquando intendeva ad affari che gli potessero arrecare qualche profitto; tale era la seducente presenza di sir David Milnwood. La natura avrebbe mostrato poco discernimento, se dentro cotale invoglia avesse collocato un animo liberale e benefico. Nè ella commise per vero dire un tal fallo, perchè cotest'uomo era un perfetto modello di abbiezione, d'avarizia e di sordido amor proprio.

Non appena questo amabile personaggio vide entrare il nipote, innanzi volgergli la parola, si affrettò a portare alla bocca il primo cucchiaio di polenta, che non avea per anche toccata. E siccome scottava assai, e la trangugiò senza badarvi, il dolore che ne risentì aumentò in esso la preesistente voglia di brontolare.

»Vada al diavolo chi ha preparato questa polenta!» sclamò tutto adirato.

»Per altro è buona, soggiunse mistress Wilson, l'ho fatta io colle mie mani. Ma perchè affrettarvi tanto? Vedete che cosa vuol dire non aver pazienza!»

»State zitta, Alison! Gli è con mio nipote che ho da far conti. — Ebbene, signorino! bella vita che si conduce! Voi non tornaste a casa che a mezzanotte.»

»In circa, signore!»

»_In circa, signore!_ bella risposta! E perchè non venire subito terminata la rassegna?»

»Credo che ne sappiate il motivo. Ebbi la fortuna di essere il miglior tiratore, e fui costretto a rimanere per offerire qualche reficiamento agli altri giovani miei colleghi.»

»Reficiamenti! diavolo! E stimo che avete il coraggio di dirmelo in faccia! Aver le pretensioni di far banchetti agli altri, e non avreste da mangiare per voi, se non vi tenessi per carità in casa mia, io che ho con fatica quanto mi basta per vivere! Ma se mi siete stato cagione di spese, è tempo che mi compensiate colla vostra fatica. E non vedo perchè non potreste voi condurmi il mio aratro. Anzi son rimasto senza bifolco; e questa professione vi starebbe assai meglio del portare gli abitini verdi che non avete il comodo di pagare, e dello spendere i miei denari in polvere e piombo. In fine poi il mestiere dell'agricoltore è un onesto mestiere e vi guadagnereste il vostro pane senza essere a carico di nessuno.»

»È un mestiere, o signore, che non conosco, e che non sono niente curioso di conoscere. Sappiate però che io veniva in questo punto a farvi noto un mio divisamento, non meno acconcio a liberarvi dalla spesa che fate per me.»

»Un vostro divisamento! sarà qualche cosa di vago! Si può sapere qual sia questo bel divisamento?»

»Vel dico in due parole, o signore. Ho fatto disegno di abbandonare la Scozia, e prender servigio in qualche terra straniera, come lo fece mio padre prima delle turbolenze che desolarono la nostra patria. Forse il suo nome non è per anco dimenticato ne' paesi ov'egli ha servito, e varrà a suo figlio il vantaggio d'esservi ricevuto almeno come soldato.»

»Dio ci assista! sclamò la governante. Il Sig. Enrico andar via! Oh no, no! questa cosa non è possibile. Voi non ci abbandonerete sicuramente.»

Sir David non avea in sostanza nessuna voglia di lasciar partire un nipote, che gli era utilissimo in molte occasioni; onde fu per lui come un colpo di fulmine l'udir questo giovane, dianzi soggetto al menomo dei suoi voleri, e che ora mostravasi vago d'uno stato d'independenza.

»E chi vi darà i modi per mettere a termine un sì stravagante disegno, o signore? Non io. Pensateci bene. A quel che vedo, voi vorreste seguire le pedate di vostro padre, sposare una miserabile, farvi ammazzare, e lasciarmi alle spalle una nidiata di figli che volerebbero come voi, appena fatte le ali!»

»Non ho alcuna idea di ammogliarmi» rispose Enrico.

»Che bei propositi! disse la governante. È una cosa che fa compassione l'udire i giovani parlare in tal modo! Non si sa che ai loro anni bisogna, o che si maritino, o che facciano peggio?»

»Zitta, Alison! il padrone interruppe. E voi, Enrico, toglietevi questa fantasia dalla mente. Ve l'ha fatta nascere la soldatesca che vedeste ieri. Ma anche qui ci vorrebbero denari, e voi, figliuol mio, non ne avete.»

»Non mi bisogna gran cosa, o signore, e se voleste sol darmi la catenella d'oro, che il Margravio regalò a mio padre dopo la battaglia di Lutzen...»

»La catenella d'oro!» sclamò sir David.

»La catenella d'oro! ripetè mistress Wilson; misericordia!» Indi ammutolirono entrambi, tanta fu la sorpresa prodotta in essi da cotale proposta.

»Ne conserverò alcune anella, qual ricordanza de' meriti di mio padre rimunerati con questo dono; il rimanente mi fornirà i modi di seguire quella carriera, ove lo stesso padre mio si acquistò tanta gloria.»

»Mio Dio! Sig. Enrico, non sapete forse che il mio padrone porta tutte le domeniche questa catenella?»

»E tutte le volte che mi metto il mio abito di velluto nero! soggiunse sir David. E poi ho sempre inteso dire che tal genere di proprietà non si trasmette per linea diretta di successione, ma appartiene al capo della famiglia. Sapete voi che ha tremila anella? Ne son certo, perchè le avrò contate mille volte. Vale trecento lire sterline.»

»È più di quanto mi occorre, signore. Se volete darmi il terzo di tale somma e cinque anella della catena, il di più sarà un lieve compenso della spesa che sino ad ora avete fatta per me.»

»Questo giovine ha il cervello guasto del tutto, sclamò sir David. Mio Dio! Che cosa diverrà la catena di Milnwood quand'io sarò morto? questo prodigo venderebbe, se fosse sua, la corona di Scozia.»

»Ascoltatemi, o signore, disse con sommessa voce al padrone la governante. Un po' di colpa ce l'avete anche voi. Lo legate troppo corto. Per esempio la spesa che ha fatta all'osteria di Niel, questa bisogna pagarla.»

»Se passa i due dollari, Alison, non voglio che nessun me ne parli.»

»Accomoderò io un tal conto con Niel, la prima volta che andrò alla città, e a miglior mercato che non potreste far voi o sir Enrico.» Indi postasi all'orecchio di Morton »Non lo tormentate di più, e siate savio. Pagherò tutto io col ricavato della prima partita di burro che venderò.» Indi alzando la voce e volgendosi al padrone »Però non tenete più a sir Enrico il proposito di guidare l'aratro. Non mancano poveri sgraziati nel paese, che si prenderanno questo assunto per una boccata di pane. Son ben fatti a ciò più che un giovine della sua qualità.»

»Eh! Alison, se vi basta l'animo di trovarne uno che non pretenda salario in contante, sia pur così! — Orsù Enrico, fate colezione, poi levatevi l'abito verde, e mettete la vostra casacca grigia. È un colore che mi s'affà meglio alla vista.»

Morton dopo avere fatta colezione si ritirò nella sua camera, ben convinto che non era quello il momento da sperare buon esito ai concetti divisamenti. Forse però non fu molto afflitto in suo cuore di ostacoli, che gl'impedivano allontanarsi dalle vicinanze a lui predilette di Tillietudlem.

La buona massaia il seguì battendogli dolcemente la spalla e raccomandandogli d'esser savio, e di far conto del suo abito nuovo. »Lo porto meco, soggiunse, insieme al vostro cappello per iscoparlo. Ma avvertite bene di non parlar più d'andarvene o di vendere la catenella d'oro. Vostro zio trova egual soddisfazione in contarne le anella e in vedervi. In fine poi sapete che i vecchi non durano sempre. E catenella, e castello e terre, tutto questo un giorno sarà roba vostra. Voi sposerete qualche giovane signorina di vostro genio, metterete su buona casa a Milnwood, perchè vi è quanto occorre per farlo. Son cose, figlio mio, che vagliono bene l'incomodo di avere pazienza un pochino.»

V'era qualche cosa nella conclusione di un tale discorso, che non sonava male all'orecchio di Morton. Strinse ei la mano di Alison, la ringraziò dell'avviso e le promise di pensarvi sopra un'altra volta prima di abbracciare nessun partito.

CAPITOLO VI.

»Varcava il second'anno dopo i tre lustri allora »Che m'offerse ricetto quest'ospital dimora. »Son già corsi due volte altri sei lustri, e il rio »Destin che mi persegue vuol ch'io le dica addio. »Oh! lieve è a' giovinetti calle tentar novello: »Nuovo calle ai vegliardi non v'è fuor dell'avello.

_Come vi piacerà._

Gli è tempo d'introdurre i nostri leggitori nel castello di Tillietudlem, ove lady Bellenden era rientrata di mal'umore contro d'ognuno, ed incapace di digerire l'affronto, ad avviso di lei indelebile, cui le arrecò la inettezza di Gibby.

Per vero dire l'intendente aveva avuta l'avvertenza di raccomandare allo sgraziato scudiere che sfuggisse quanto potea ogni occasione di comparire agli occhi di lady Margherita, sintantochè fossero ben sopiti in lei gl'impeti della collera, cui poteva ridestare più fortemente la vista di chi ne fu la cagione. Ma questo sdegno non era principalmente volto contro Gibby.

La prima sollecitudine di lady Bellenden, giugnendo al castello, fu d'instituire un solenne atto inquisitoriale, al quale presiedette ella in persona, sulla condotta del giardiniere Cuddy, che esimendosi dall'obbedire agli ordini che lo volevano alla rassegna, obbligò il comandante del contingente a valersi di quel malaugurio sostituito. Harrison e il cantiniere furono ascoltati quai testimoni; indi Milady deliberò trasferirsi ella stessa ad interrogare il colpevole, non che la madre di esso caduta in sospetto di aver soccorso e spinto alla ribellione il proprio figlio, per poi discacciare e l'uno e l'altra dal castello e dalle pertinenze di Tillietudlem, se la signora nella sua saviezza non avesse trovato il caso degno di grazia.

Miss Bellenden fu la sola persona che osò mettere alcune parole a favore degli accusati, ma queste che sarebbero state in tutt'altra occasione efficacissime, non furono questa volta a motivo di una precedente combinazione. Allorchè la giovinetta seppe che Gibby non si era fatto male cadendo, succedè in essa al sentimento della compassione una potentissima voglia di ridere, cui sfortunatamente non seppe resistere; la qual cosa irritò oltre ogni dire lady Margherita, che non parlò più alla pronipote, se non se per rampognarla amaramente quando furon tornate, d'essersi dimostrata sì indifferente all'onore della propria famiglia.

Per dare aspetto più dignitoso all'atto di severità cui accigneasi, lady Margherita sostituì al bastone con pomo d'avorio, che le era ordinario sostegno, una grossa e lunga canna col pomo d'oro, ereditata dal padre suo, il conte di Jorvood, e della quale solamente valevasi nelle cerimonie le più solenni. Reggendosi pertanto a questa specie di bastone del comando, entrò gravemente nella capanna abitata dal giardiniere.

Mausa, madre del giardiniere, che sentivasi colpevole in propria coscienza, provava l'imbarazzo d'un accusato, che trovandosi al cospetto del giudice pensa al modo di negare il fallo, e allontanarne l'imputazione da se. Questa, com'avea sempre costume, non si diffuse in espressioni di gratitudine sull'onore compartitole, venendo in casa di lei, da lady Bellenden. Rimase muta, immobile, colle braccia incrocicchiate, sicchè il volto suo offeriva un singolare miscuglio di rispetto e d'ostinazione. Fece nullameno una grande reverenza, e avanzò il seggiolone, ove lady Margherita degnava sedersi quando talvolta si prendea spasso di venire a far cianciare questa donna sulle notizie del villaggio e de' dintorni. Ma la padrona corrucciata avea ben tutta altra idea in quel momento che di compartirle sì fatto onore. Contentandosi di indicarle con un gesto di mano che non voleva sedere, e alzando in tuono maestoso la testa, incominciò il suo interrogatorio concetto in modo da intimorirla fin sull'esordio.

»È egli vero, o Mausa, come ne sono stata informata da Harrison, da Gudyil e da altri della mia famiglia, che mancando alla fede da voi dovuta a Dio, al re ed a me medesima, vostra signora e padrona, abbiate proibito al figlio vostro di trovarsi all'assemblea convocata dal seriffo, e che impedendogli d'addossar l'armi le abbiate portate addietro sin fuor di tempo per trovargli un convenevole sostituto, la qual cosa ha avventurata la baronia di Tillietudlem e la mia persona ad un affronto, nuovo affatto nella mia famiglia?»

Quel rispetto d'abito ch'era in Mausa verso la sua padrona fe' si trovasse grandemente impacciata nel volersi difendere. Rispose quindi, tossendo ad ogni parola. »Certamente, Milady... sì certamente sono mortificata... mortificatissima... d'essere incorsa nella vostra disgrazia; ma, Milady; fu... fu la malattia di mio figlio che...»

»Non mi parlate di malattia. Se fosse stato veramente malato, sareste venuta al castello in cerca di qualche rimedio. Sapete già che ho rimedi per tutti i mali. Ma voi siete una mentitrice sfrontata.»

»Milady!... non mi ha mai detto altrettanto, Milady!... a me che sono nata nella baronia di Tillietudlem!... Ci hanno calunniati, o Milady, se vi possono aver detto che Cuddy ed io non fossimo pronti a versare tutto il nostro sangue per voi, Milady, per miss Editta e pel vecchio castello. Vorrei piuttosto vedere in sepoltura i miei figli, che sapergli mancanti ai loro doveri verso di voi. Ma in quanto spetta a tutte queste rassegne, Milady.... scusate Milady... ma mi sembra che sia ben altra cosa.»

»Ben altra cosa? Non sapete voi dunque che siete obbligata ad ubbidirmi in tutto quanto vi comando? Non mi servite mica per grazia. Credo pagarvi bene per esser servita. Pochi de' miei vassalli hanno avute prove di mia bontà al pari di voi, e per un giorno che il servigio di vostro figlio m'è necessario, voi stessa lo incoraggiate a mancare!»

»No, Milady; non è questo, Milady; ma non si possono servire due padroni alla volta, Milady. E ve n'è uno cui bisogna ubbidire innanzi agli altri; e quando lo spirito ha parlato Milady!...»

»Che cosa intende dire questa vecchia imbecille? sclamò lady Margherita. Vi comando io forse nessuna cosa contro la vostra coscienza?»

»Non è quello ch'io voglio dire, Milady. Ma voi avete la vostra coscienza, ed io ho la mia. Vorrei piuttosto perdere tutte le cose di questo mondo che sostenere, o vedere i miei figli sostenere una causa cattiva.»

»Chiamate causa cattiva quella che vi chiama a difendere gli ordini del re, del Consiglio privato, del seriffo, dalla vostra padrona?

»Senza dubbio, Milady (replicò Mausa che cominciava a prendere un po' di coraggio). Voi dovete ricordarvi che la Santa scrittura ne racconta di un re di nome Nabuchodonosor, e d'una statua d'oro ch'egli fece innalzare volendo che il suo popolo l'adorasse e che...

»E che cosa ha che fare Nabuchodonosor colla rassegna sulla pianura di Clydesdale?»

»Gli è perchè questa rassegna, o Milady, è come la statua d'oro di cui vi parlava. Tanto è lecito d'assistere all'una, quanto lo era di adorar l'altra.»

»Ho capito quanto basta (sclamò con tuono di sdegno lady Bellenden). Il cattivo vento del 1642 torna a soffiare, e questa vecchia scema vuol discutere i punti di religione insieme ai teologi. Terminerò dunque la cosa là d'onde avrei dovuto incominciarla — Ascoltatemi, Mausa, voi siete troppo sapiente per me. Non ho dunque da dirvi che una cosa sola. Poichè Cuddy non vuole farsi vedere alle rassegne quando gli vien comandato, è d'uopo che ve n'andiate sull'istante fuor del castello e della mia baronia. Non mi mancheranno nè vecchie nè giardinieri, ma preferirei ancora il non aver che ortiche nel mio giardino al vederlo coltivato da un Puritano.»

»Milady, è vero che questi luoghi mi han veduto nascere e ch'io sperava morire in questi luoghi; ma son pronta a sofferire per la causa della giustizia, e pregherò sempre il cielo per voi, e per miss Editta. Possa egli farvi conoscere che vi siete messa sulla cattiva strada!»

»Sulla cattiva strada io! temeraria! Ma orsù! basta così! Che la giornata di domani non trovi nè voi nè vostro figlio entro ai confini della baronia di Tillietudlem. Non comporterò mai che essa offra ricetto ai ribelli. Certamente, sol ch'io mostrassi un poco di debolezza, costoro verrebbero sin nella mia anticamera a tenere i lor conciliaboli.»

Dopo d'avere parlato in tal guisa le volse le spalle ritirandosi con aria di dignità. Mausa, che non meno della padrona avea la sua buona dose di amor proprio, si sforzò d'ascondere al cospetto di lady Margherita il dolore cagionatole da un ordine sì rigoroso, ma partita questa, diede in un dirotto di pianti.

Cuddy, stato primo ad avvedersi dell'arrivo di lady Bellenden, s'era rifuggito entro un gabinetto, che aveva un'invetriata per porta, e che gli serviva di stanza da dormire, pronto a gettarsi nel letto e a nascondersi sotto le coperte per non dismentire la storia della sua malattia. Di là intese tutto il colloquio, osando, appena tirar fiato per tema che una parte del temporale non gli cadesse addosso. Quando lo giudicò assai lontano per non paventarne la collera, saltò a basso, e abbandonando il suo ritiro venne a raggiugner la madre.