I pazzi: dramma in quattro atti
Part 4
La mia denunzia non è stata raccolta che da voi. Con un prudente sacrificio... reciproco, possiamo metterci d'accordo per non incomodare la giustizia e, soprattutto, per non dare altre noie a questa donna.
L'AGENTE
(_con astuta condiscendenza_) Be',... ci penseremo, e ne riparleremo.
LEMMS
Perfettamente.
L'AGENTE
La prima cosa, intanto, che ho da fare per non avere imbarazzi è di licenziare le due guardie che ho lasciate sul pianerottolo. Vi aspetto in portineria.
LEMMS
Vi raggiungo súbito.
L'AGENTE
(_a Francesco_) Riverisco, illustre professore!
FRANCESCO
Si conservi.
L'AGENTE
(_esce._)
LEMMS
(_a Sonia, avvicinandosi_) Avete udito, piccina?... Vi saranno risparmiate ulteriori noie. E vi rivedrò volentieri. Quel che mi dispiace è che non siete una ladra sul serio. Sareste piú interessante.
SONIA
(_ha l'istantanea sensazione d'una puntura._)
LEMMS
(_si avvicina a Francesco_) Signor medico, sono ben felice d'aver fatta la sua conoscenza.
FRANCESCO
Ella è molto cortese.
LEMMS
E, forse, rivedrò anche lei. Potrò venire a chiederle qualche consiglio?
FRANCESCO
Le auguro di non averne bisogno.
LEMMS
Sospetto che troppo tardi mi giunga l'augurio.
FRANCESCO
In tal caso, a sua disposizione.
LEMMS
Perfettamente. I miei ossequi.
FRANCESCO
(_accenna un inchino._)
LEMMS
(_via._)
LA VOCE DELL'AGENTE
(_irritata_) Ma, sangue d'un demonio, vi avevo ordinato di piantonare le scale! E dove stavate, invece, dove stavate?!
ALCUNE VOCI FEMMINILI
(_scrosciano, lontanissime, in una sconcia risata._)
V.
(_Un breve silenzio._)
FRANCESCO
(_risoluto, quasi brusco_) E basta, eh? (_Piglia il cappello._)
SONIA
(_con l'impulsività di una bambina lo afferra pel braccio._) No! No!...
FRANCESCO
Dio buono, io ho già troppo accondisceso, e voi troppo osate, adesso!
SONIA
Non andare in collera! Senti... Senti... Ti prego... Mi hai cosí bene difesa... Difendimi ancora!
FRANCESCO
Io non ho fatto che secondare e accreditare, con la mia logica, con la mia esperienza, la vostra affermazione di irresponsabilità. Forse mentivate relativamente all'episodio del piccolo crimine di cui vi si accusava. Nondimeno, il difendervi era legittimo, e non me ne pento, poiché, con o senza l'ubbriachezza, voi non siete che una irresponsabile. Ma che piú sperate ch'io faccia per voi?... D'altronde, quel brav'uomo ha iniziato un accordo col zelante accusatore per comperarne il silenzio. Non correte piú alcun pericolo.
SONIA
E per l'avvenire?... Se mi colgono, sono perduta! In carcere, mi mettono! In carcere!
FRANCESCO
E lo spavento del carcere non è piú forte della tentazione di rubare?
SONIA
Quando quella tentazione mi prende e mi si caccia nelle vene, negli occhi, nelle mani, io non ragiono, non rifletto, non ci penso piú al carcere. E tu, difendendomi ancora, dovresti specialmente da quella tentazione difendermi. Questo ti chiedo io.
FRANCESCO
Ma quale scompiglio d'idee! Difendervi da una dubbia accusa, difendervi dalla inclemenza d'un poliziotto è ben diverso che difendervi da una clandestina e tirannica tentazione.
SONIA
Ma è certo che lo puoi.
FRANCESCO
E come sembra a voi ch'io lo possa?
SONIA
Lo puoi con le tue ammonizioni, col tuo comando, con quelle tue parole che dicono cose che soltanto tu sai. Sono parole che là per là fanno tremare, e poi si fissano, amiche, qui, nel cervello, vi restano come inchiodate, e continuano a dire, a dire, a dire...
FRANCESCO
Voi siete sotto l'impressione del mio utile intervento. Travedete. Fantasticate. La riconoscenza vi abbacina. Le mie ammonizioni, il mio comando, tutto l'aspro repertorio di sapienza, che voi credete soltanto mio e che vi fa tremare, non vi scanserebbero da un triste fascino che vince anche lo spavento del carcere. Agiscono in voi delle forze irresistibili che di voi dispongono illimitatamente e che producono ogni vostro atto, ogni vostro istante di vita. Sono le medesime, ahimé, di cui vive, inconsapevole, il bruto.
SONIA
(_trema_) Il bruto?!
FRANCESCO
Sí, Sonia Zarowska: il bruto! E finché queste forze irresistibili vi possiederanno, finché esse comporranno la vostra vita, nulla varrà a salvarvi dalle tentazioni alle quali finora avete dovuto cedere. Per potervene difendere, per potervene salvare, un'altra vita bisognerebbe sapere infondervi: una vita che non avesse la sua intima sede nei sensi, una vita interiore, una vita spirituale, quella vita cioè che molti vorrebbero soffocare perché piena di lotte e di tumulti, ma che appunto--tra i confini, s'intende, del nostro raziocinio--differenzia dal bruto l'essere umano.
SONIA
(_dibattendosi_) Non capisco! Non capisco! Non mi riesce di capire!...
FRANCESCO
(_con un pallido sorriso buono_) E questa volta sarebbe piú che mai strano se non fosse cosí! (_Le mette una mano sulla spalla._) Ma giacché le mie parole vi si fissano, amiche, nel cervello e continuano a dire, a dire, a dire..., voi non dimenticherete quello che ora non capite,... e sarà sempre qualche cosa!... Vi saluto, Sonia Zarowska! Vi saluto! (_Pacatamente, accorato e pensoso, si allontana, esce._)
VI.
SONIA
(_non ha piú tentato di trattenerlo, non lo ha seguíto con gli sguardi, non si è mossa, ed è rimasta come tramutata in una statua, assorbita dall'insistente volontà di capire. Per lei piú nulla è intorno.--Quella volontà intensa e vana la distacca dall'atmosfera che la circonda, le aliena la vista e l'udito._)
(_Nel corridoio si fa buio._)
UNA VOCE DI DONNA
(_rauca, assonnata_) Buona notte, bionda!
SONIA
(_ripete piano e scandite dalla fatica riflessiva alcune parole di Francesco Floriani._)... «Una vita... che non avesse... la sua intima sede... nei sensi...» (_Tace._)
(_Trasvola nel silenzio il lieve rumore d'una serratura frugacchiata._)
SONIA
(_non ode._)
(_Si apre appena la porticina misteriosa._)
ULRICO
(_s'insinua come un'ombra, il cappello all'indietro, il bavero alzato. C'è in lui un che di sinistro e di buffo._)
SONIA
(_non vede._)
ULRICO
(_è arrestato dall'atteggiamento di lei. Dopo averla affisata curioso e sbieco, raccorciandosi a guisa di chi cerchi di attraversare una folla inosservato e camminando grottescamente cauto, va verso la parete in fondo, dov'è la chiavetta della complice luce elettrica. La gira, e siede a una seggiola addossata a quella parete._)
(_Dalle quattro lampadine che penzolano dal centro del soffitto è piovuto, allargandosi in tutta la stanza, un riverbero bluastro che, mescolandosi con la gazzarra del rosso, suscita un fantastico fluttuare di larve violacee._)
SONIA
(_dal rapido diffondersi del riverbero bluastro è stata sottratta alla sua riflessione, quasi che una molla le sia scattata dentro. Volgendosi un po', si accorge della presenza di Ulrico._) Sei qua, tu? Non ti ho visto entrare.
ULRICO
Cos'è? Rammollimento contemplativo?
SONIA
Ero sola. Pensavo.
ULRICO
Il che non ti accade spesso.
SONIA
(_genuina_) È vero: non mi accade spesso.
ULRICO
Non eri sola, per altro, che da qualche minuto.
SONIA
Difatti, da qualche minuto se ne è andato il tuo amico.
ULRICO
L'ho visto, giú.
SONIA
Che t'ha detto?
ULRICO
Non l'ho interrogato. Mi sono nascosto per non fargli credere che io stessi lí ad aspettarlo.
SONIA
(_resta di nuovo astratta._)
ULRICO
E ancora pensi?
SONIA
No.
ULRICO
Ma non badi a me. Che hai?
SONIA
Niente.
ULRICO
(_impaziente--e pur mellifluo e postulante_) E non ti parla questa luce? Non ti richiama?
SONIA
Sí.
ULRICO
Non mi frodare, dunque, Soniuccia! È l'ora mia.
SONIA
Sono pronta.
ULRICO
Oh, bene! bene! (_Si accende una sigaretta._)
SONIA
(_è sempre allo stesso posto.--Appare quasi inquieta. Poi, a grado a grado, si trasfigura. Il suo volto assume un aspetto di ebete sensualità con una impronta d'involontario maleficio in agguato. Dalla sua bocca, di cui le labbra combaciano, si stende, mugolata, una sottile esarmonica melodia di sapore orientale, che sembra funebre._)
ULRICO
(_sporge la testa di tra le spalle alzate, tira giú il monocolo, e punta su lei, spalancati e cupidi, gli occhi storti._)
SONIA
(_comincia a convellersi nei fianchi frementi, nelle braccia alquanto aperte in su, e i convellimenti procaci seguono il ritmo morboso della melodia.--Ma súbito l'inquietudine torna a serpeggiarle in tutta la persona. Il suo volto diviene sofferente. Il ritmo si spezzetta. La melodia si affioca. Le muore in gola.--Ella ristà. Le sue braccia cadono inerti._)--(_Con una intonazione di scoraggiamento:_) No! No! Stasera, no!
ULRICO
(_costernato_) Sonia?! (_Le va di fronte, vivamente, piú per esortarla che per rimproverarla._) Sonia?!
SONIA
(_rammaricandosi_) Non avertela a male!. Stasera, no!
ULRICO
(_sbalordito_) Perché?!
SONIA
(_non lo sa, e non sa rispondere._)
ULRICO
(_immobile, la guarda._)
SONIA
(_come se pregasse per ottenere indulgenza, insiste:_) Stasera, no!
ULRICO
(_la guarda, la guarda._)
SIPARIO.
AVVERTENZA.--Le note del canto; nella pagina 135.
[Illustrazione: note del canto di Sonia]
TERZO ATTO
_Un vestibolo dall'architettura sobria, pulito, bianco, ridente, un po' claustrale, che, per un ampio vano arcuato, aperto nel centro del muro in fondo, comunica con un giardino, non ricco, ma molto alberato. A sinistra una porta che dà accesso all'interno della Casa di Salute. A destra una porta che dà accesso al quartierino abitato da Francesco Floriani.--Dallo stesso lato un tavolino rettangolare e un paio di sedie. Sul tavolino, un registro, l'occorrente per scrivere, un'anfora con qualche fiore, il quadretto della soneria elettrica. Torno torno al vestibolo, come in una sala d'aspetto, una fila di basse scranne. Dalla volta pende una lampada elettrica._
I.
_È il meriggio. Luce nel vestibolo. Luce nel giardino. Le ricoverate della Casa di Salute sono in attesa del loro buon Direttore, sedute sulle scranne o in piedi nel vestibolo, nel giardino, sotto l'arco del vano. Donne giovani, donne giovanissime, donne mature. Vestono un modesto ma decoroso abito grigio: una specie di uniforme. Son pettinate con accurata semplicità. Non manca qualche pettinatura piú ricercata o addirittura graziosa.--Alcune ricoverate sono un po' pallide, smunte, avariate. Altre sembrano sane, quasi floride. Cinque o sei restano appartate, in una tensione bisbetica, rivelata da qualche gesto, da qualche smorfia, o in una sincera tranquillità.--La piú tranquilla è_ SONIA ZAROWSKA, _mite nel viso, piú appartata di tutte, con l'occhio tranquillamente estraneo._
SUORA MARTA
(_è ritta, in un angolo, oculata, non rigida, non severa._)
(_Un vispo chiacchierio fiorisce tra le piú gaie, che formano un gruppo in primo piano:_)
--Veramente?
--Da chi l'hai saputo?
--L'ho saputo da lei stessa in un momento in cui pareva trasognata.
--Ballerina, dunque? Ballerina!
--Ballerina, no. Non credo.
--A me piacerebbe di essere una ballerina!
--Meglio attrice, poi, come me... (_Declamando:_)
Non vuoi col brando uccidermi e coi detti Mi uccidi, intanto?
--Stai zitta! E non venderci le solite fandonie! Non sei mai stata attrice, tu.
--E lei, se non era ballerina, perché danzava?
--Questo è il mistero!
--Chi sa che danza faceva!
--Caruccia me la figuro nella danza, con quel suo corpo di ninfa amorosa!
--Se la pregassimo di danzare?
--Si rifiuterebbe.
--Tentiamo!
--Tentiamo!
UNA DEL GRUPPO
(_la piú ardita--si avvicina, d'un tratto, imprudentemente, a Sonia._) Avresti la cortesia, piccola buona, di mostrarci come danzavi?
SONIA
(_con un sussulto e con un gesto di orrore_) Oh!...
SUORA MARTA
Non le date retta, Sonia Zarowska!
LA PIÚ AUDACE.
Almeno una volta, vogliamo vederla danzare, Suora Marta!
(_Animazione generale._)
--Sí, sí, vogliamo vederla danzare!
--Vogliamo vederla danzare!
QUASI TUTTE
(_l'assediano._)
--Sonia! Sonia!
--Piccola buona!
--Solamente una volta!
--Solamente un poco!
--Suvvia!
--Un poco poco!
--Ce ne accontentiamo!
SONIA
No! No! No! No! (_Come a schivare l'insistenza, indietreggia e si riduce con la schiena a un muro._)
SUORA MARTA
(_facendosi burbera_) Insomma, figliuole! Non è bello che vi sfreniate cosí nell'ora in cui avete piú che mai l'obbligo della disciplina per ascoltare la parola del nostro Direttore.
II.
(_Entra in tempo_ FRANCESCO FLORIANI, _seguíto da_ LORENZO GEMMI: _un vecchietto dall'aria signorile, in lutto strettissimo. Sulla sua fisonomia è l'impronta d'una ambascia inesauribile._)
FRANCESCO
(_con familiare cordialità_) Ma, poiché il vostro Direttore è in ritardo, voi non avete avuto troppo torto se alla disciplina vi siete ribellate. È lui che dà il cattivo esempio.
SONIA
Non è vero.
TUTTE
(_all'istante, son divenute serie, riguardose, facendo largo al Direttore._)
SONIA
(_si è scostata dal muro, ravvivandosi alquanto, rassicurata dalla presenza di lui._)
FRANCESCO
Sonia Zarowska afferma che non è vero. Evidentemente, con la sua pronta sensibilità, ha intuito che c'è una circostanza a mio discarico. La quale è questa. Mi ha distolto dal quotidiano convegno un fatto che concerne appunto voi e la Casa che vi ospita. E mi è, anzi, grato, oltre che doveroso, darvene conto, in quanto ritengo che ciò varrà a blandirvi il cuore e la mente piú della nostra abituale conversazione. Alla Casa che vi ospita, sostenuta finora dalle mie esigue risorse finanziarie, una piú solida prosperità sarà in avvenire garantita da una generosa elargizione. È il dono d'un uomo elettissimo che fu già un grande amico di quelle tra voi che erano presso di me prima della sua... volontaria scomparsa. (_Rivolgendosi a una delle donne per sperimentarne la facoltà mnemonica e quella affettiva_) Di chi parlo io, Giulia Vannelli?
GIULIA VANNELLI
(_súbito_) Di Paolo Gemmi.
FRANCESCO
Ve ne ricordate, senza dubbio, rimpiangendolo...
GIULIA VANNELLI
Era cosí benefico anche lui! cosí degno di starvi accanto!
FRANCESCO
(_indagando_) E non se ne ricordano egualmente tutte le vostre compagne d'allora?
ALCUNE
(_fanno cenno di sí col capo._)
UN'ALTRA
Sicuro!
UN'ALTRA
Sicuro!
UN'ALTRA
Con affetto e con reverenza ce ne ricordiamo!
FRANCESCO
(_indicando Lorenzo Gemmi_) Questi è suo padre.
LORENZO GEMMI
(_che era raccolto in sé stesso, alle spalle di Francesco, ascoltandolo, s'imbarazza ora nel veder convergere sulla propria persona gli sguardi di tutte le Ricoverate incuriosite._)
FRANCESCO
(_continuando_) È il suo povero padre, che si è affrettato a comunicarmene la lettera testamentaria rinvenuta appena stamane. Dopo d'aver deciso di morire, egli dispose che l'ingente eredità già trasmessagli dall'abnegazione paterna fosse destinata all'opera della quale era stato valido apostolo. Nella medesima lettera--notate--ebbe cura di esprimere la speranza di farsi perdonare da Dio, con quell'estremo atto di carità e di tenerezza, «_la folle violazione del maggior dovere d'ogni cristiano_»: il dovere, cioè, di aspettare che l'ultima ora sia segnata dai poteri divini. Voi accoglierete religiosamente la generosità la speranza e il monito di Paolo Gemmi. E il suo nome--a cui questo asilo sarà intitolato--voi circonderete d'un culto perenne.
LORENZO GEMMI
(_trattiene le lagrime._)
(_Le Donne si piegano in una mesta commozione, Sonia piú di tutte._)
FRANCESCO
Vi vedo commosse. È un dolce suffragio che inviate a quell'anima inquieta.
LORENZO GEMMI
Vorrei...
FRANCESCO
Che desiderate, signor Lorenzo?
LORENZO GEMMI
Vorrei... che l'ispiratrice delle vostre azioni piú nobili fosse informata immediatamente affinché si unisse, nel commemorare il donatore, a queste umili creature.
FRANCESCO
Da qualche tempo, mia moglie non è con me. (_Nel suo accento è un recondito spasimo._)
SONIA
(_che gli è quasi vicina, lo fissa, con una particolare espressione d'intelligenza._)
LORENZO GEMMI
(_celando una viva sorpresa_) Tornerà presto, di certo...
FRANCESCO
Forse, no.
LORENZO GEMMI
(_discreto nel tono, che quasi protesta_) Ella vi è tanto devota!... Vi ama tanto!...
FRANCESCO
Non mai abbastanza si ama, signor Lorenzo!
LORENZO GEMMI
(_rimane soprappensiero._)
FRANCESCO
(_alle Donne, tagliando la commozione_) E per oggi, mie care, null'altro ho da dirvi. Domani, ve lo prometto, staremo a lungo insieme, e a lungo converseremo. Sicché, rientrate, adesso. Rientrate serenamente per mettervi a lavorare o a leggere come di regola. (_Ostentando di celiare_) Suora Marta è incaricata di arrabbiarsi se, per caso, non ne avrete voglia. (_Alla Suora_) Precedetele, precedetele, amica mia. Soltanto il gregge si conduce camminando in coda.
SUORA MARTA
(_s'inchina e infila l'uscio a sinistra._)
(TUTTE--_ad eccezione di_ SONIA--_s'inchinano anch'esse e, obbedienti, affollandosi presso l'uscio, in ordine perfetto, seguono la Suora._)
SONIA
(_è come fermata da una astrazione mentale._)
FRANCESCO
(_a Sonia_) E voi, non andate?
SONIA
Chi?... Io?... Sí, vado. (_Con una vaga titubanza, esce._)
LORENZO GEMMI
Io vi tolgo l'incomodo, dottore. Provvederemo tra giorni alle pratiche legali per rendere effettiva la donazione.
FRANCESCO
Quando vi piacerà.
III.
(_Giunge_ ULRICO _dal giardino_)
ULRICO
(_trafelando_) Si può?
FRANCESCO
(_si volta_) Oh, guarda! L'uomo-cometa!
ULRICO
Senza coda.
FRANCESCO
(_con disinvoltura non sincera_) Avanti! Avanti!... Era tempo che tu tornassi!
LORENZO GEMMI
(_a Francesco_) Arrivederci, dunque.
FRANCESCO
Vi accompagno fino al cancello.
LORENZO GEMMI
Ma no. Conosco la strada. Vi prego di restare. (_Alludendo all'arrivo di Ulrico_) Un po' per uno.
FRANCESCO
Per accontentarvi... (_Gli stringe le mani con cordiale rispetto._) E non dimenticate la mia venerazione: verso di lui e verso di voi.
LORENZO GEMMI
Abbiatela tutta per lui, dottore! Io non ne merito.
(_Si separano sulla soglia in fondo._)
IV.
ULRICO
(_si è gettato a sedere su una panchetta. È stanco, torvo, scarruffato, smagrito. Ha le guance incavate. Ha negli occhi l'incandescenza stramba d'un tizzo ardente su cui si spruzzi, con alterna persistenza, acqua e petrolio.--Il monocolo destinato all'occhio piú guercio gli pende, da un laccio, sul petto._)
FRANCESCO
(_osserva la fisonomia di lui. Ne è conturbato. Dissimula, scherzando_) E cosí?... Che n'è del programma di ficcare il naso nei fatti miei e d'essere il mio medico cotidiano, all'uso giapponese? Ai primi fiaschi della tua psicoterapia naturalistica, mi hai abbandonato?
ULRICO
Ho dovuto servire il signor me stesso in questi giorni. E sono stati giorni angosciosi.
FRANCESCO
(_intuisce, continua a dissimulare._) Tuttora angosciato sei.
ULRICO
Io immagino già la conclusione d'un tuo prevedibile predicozzo. Mi ronzano già nell'orecchio le tue parole:--«Non c'è modo di cavarsela, mio caro Ulrico. Abolisci l'amore, con i suoi tormenti e con i suoi pericoli d'ogni sorta? Caschi dalla padella nella bragia. La femmina a cui ti attacchi sensualmente può lasciarti in asso, o può crepare, o può sparire senza crepare, e allora, nonostante l'abolizione dell'amore, sei anche tu un uomo spacciato!...» (_Con sofferente dispetto_) Ah, no! Spacciato no, per tutti i diavoli! L'angoscia dei sensi non è meno passeggera d'una cattiva digestione. Lei mi è piaciuta piú delle altre? Me ne piacerà un'altra piú di lei.
LA VOCE DELLA SUORA
(_si ode di sfuggita_) Mi obbligherete a ricorrere al Direttore...
FRANCESCO
(_tende lo sguardo verso l'uscio a sinistra.--Indi, prudente, lo chiude_)... Sicché?...
ULRICO
Sei nelle nuvole?... Ti disturbo? Sono di troppo? Ho da andarmene? Ho da liberarti della mia presenza?...
FRANCESCO
Ma, scusa, a che proposito?... Mi è stato tanto gradito il rivederti! Ti ho ricevuto festosamente!... E non ero nelle nuvole quando parlavi. Ero invece attentissimo, e ho compreso quel che dicevi. Ho compreso che sei incappato in un infortunio... a cui non annetti troppa importanza.
ULRICO
... a cui annetto una importanza relativa.
FRANCESCO
Tutto si limita, mi pare, a un episodio, a una parentesi:--le tue dilettazioni di gaudente hanno avuto un arresto momentaneo perché ti è mancata a un tratto Sonia Zarowska. Mi sbaglio?
ULRICO
(_stralunando gli occhi_) Irreperibile! Assolutamente irreperibile!... Un enigma da far dare la testa nel muro! (_Ricorda e racconta:_) Mi separo da lei alle nove di sera. Torno alle undici. Entrata libera, come di solito. Illuminazione bianca. Lei, fuori, in giro. Niente di straordinario. Rincaserà tardi? Mi è indifferente. E se non sarà sola, pazienza, me la svignerò, visto o non visto. Nel suo salottino, aspetto un'ora, aspetto due ore, aspetto tre ore. È notte avanzata. Cerco il mio e il suo absinthe. Bevo, ribevo, mi addormento. Mi sveglio all'alba. Lei, ancora fuori. Niente di straordinario. Tuttavia, sono inquieto. Impossibile riaddormentarmi. Fumo, passeggio, apro le finestre, irrompo nel quartierino recondito della padrona, la scuoto nel letto, la strappo dal sonno, le chiedo se dubiti che Sonia abbia preso il volo. La sua risposta è ambigua: «La bionda mi paga giorno per giorno, quindi può andarsene quando vuole.» Dunque,--dico tra me--non è improbabile che se ne sia andata. Ma ritrovo súbito, nel disordine che conosco, la sua biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini, i suoi profumi, i suoi lapis, i suoi cosmetici, e ciò mi rassicura. Ricomincio ad aspettare, con lo sguardo attaccato all'orologio. Il moto delle sfere mi diventa impercettibile. Cosí lento che in non meno di sessanta minuti me ne misura appena uno!... Alle dieci del mattino io sono assalito dal sospetto che Sonia sia stata còlta in flagrante come ladra e messa al fresco. Corro all'ufficio centrale della Questura. Mi appiccico ai funzionari. Li soffoco d'interrogazioni. Il mio sospetto non è punto confermato. Precipito nel buio. E nel buio, senza un barlume che lo attenui, mi do a una caccia affannosa, ininterrotta, vertiginosa, inutile, insensata, che mi stremenzisce, che mi esaurisce. Lo vedi come mi sono ridotto?
FRANCESCO
Lo vedo.
ULRICO
Giorno per giorno, come usava lei, pago la padrona affinché non disponga delle due stanze che lei occupava. Mi reco tutte le sere a visitarle, a guardarle, a sentirle. La sua biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini, i suoi profumi, i suoi lapis, i suoi cosmetici, sono al posto dov'erano, nel medesimo disordine, immobilizzato. Io contemplo e tocco un poco ogni cosa, e bevo gli atomi che se ne distaccano. Non riesco a proibirmelo, ma... ti confesso che ne provo una importuna malinconia. (_Gli passa sulle pupille un velo di lagrime inconsapevoli._) Ho ritardato a venire da te... perché avevo ritegno di mostrarmiti in queste condizioni. Oggi, ho superato il ritegno... e sono contento d'essere venuto.
FRANCESCO
(_vincendo un'esitazione_) Sonia Zarowska è qui.
ULRICO
(_con un violento stupore, si alza._) È qui?! È qui, con te?!
FRANCESCO
È nel mio Ricovero, nel mio ospedale.
ULRICO
Ed hai tanto aspettato a dirmelo?!
FRANCESCO
Mi premeva anzitutto di sapere quale effetto avesse prodotto in te... la dispersione della tua donna. E aggiungo, francamente, che dopo di averlo saputo, se avessi sperato nella possibilità di celarti ch'ella è qui, te lo avrei celato.
ULRICO
Ma come?!... Me lo avresti celato!
FRANCESCO
Te lo avrei celato per scansare lei dai tuoi tentativi di riavvicinamento.
ULRICO
Un'angaria! Una crudeltà!
FRANCESCO
No, Ulrico.
ULRICO
Una crudeltà, sí, una crudeltà da sbirro, una crudeltà da carceriere!
FRANCESCO
Non avventare di queste sciocchezze, e ascoltami.
ULRICO
Io domando in qual modo si è potuta impigliare nelle tue grinfie! Il tuo indirizzo io non gliel'ho dato. Chi te l'ha condotta? Chi l'ha costretta a recarsi da te?
FRANCESCO
(_severo_) Se mi ascolti, la tua curiosità sarà soddisfatta.
ULRICO
(_stentando a contenere la collera, maltratta il cappello.--Risiede su una seggiola presso il tavolino._)
FRANCESCO