I pazzi: dramma in quattro atti
Part 3
(_sulla soglia, fa capolino._) Sonia!... Soniuccia!... (_Tra sé:_) Dorme come un ghiro. (_Le si avvicina, la osserva._) Ubbriaca? Benissimo!
FRANCESCO
(_che seguiva Ulrico, è rimasto, circospetto, esitante, di là dalla soglia, nel corridoio poco illuminato._)
(_Tutti e due hanno i cappelli calcati in testa, indossano paltò invernali._)
ULRICO
(_a Francesco_) Entrata libera e senza agguati, senza insidie! Trabocchetti non ce ne sono.
FRANCESCO
(_fa qualche passo. Non entra ancora._)
ULRICO
Ma, insomma, chi ti trattiene? Chi si permette di trattenerti?... L'ombra della tua consorte?... Sono già due mesi che sei separato da lei: della sua ombra dovresti sbarazzarti. O, almeno, non dovresti darle retta. Avanzati, dottore!
FRANCESCO
(_si avanza, sempre circospetto. Per un atto abituale, si cava il cappello._)
ULRICO
Ti cavi il cappello rispettosamente?... Ti ringrazio per Sonia Zarowska e ti ringrazio per me, giacché io qui sono un po' in casa mia. Difatti, vedi: (_gli mostra una chiave_) questa è la chiave unica della porticina, diciamo cosí, privata. (_Indica la porticina._) Un vero vantaggio da padrone di casa, perbacco! Non mi costa gran che e ho il diritto d'entrare senza incomodare nessuno, da mezzanotte in poi, quando cioè la porta della scala ufficiale è chiusa alle conoscenze avventizie. E appunto in qualità di padrone di casa, quantunque a scartamento ridotto, ti prego di metterti a sedere. (_Gli piglia di mano il cappello, lo posa in un canto._) Cedo a te la mia poltrona preferita (_una larga e comoda poltrona_). Siedi, siedi a tuo bell'agio, e consentimi di presentarti, in uno dei suoi atteggiamenti personalissimi, il piú mansueto, il piú semplice e il piú utile campione del sesso femminile.
FRANCESCO
(_a guisa di un automa, si è seduto. Guarda Sonia con la coda dell'occhio. Ha una contrazione di disgusto._)
ULRICO
(_riavvicinandosi a lei_) Esemplare _grand prix_! Non sciarade, non rompicapi psicologici, non scenografia intellettuale!... Origine slava, con radici nel vecchio semplicismo analogo. Trasmigrazione casuale, come d'un sughero in balia del mare. Acclimatazione per inerzia. Intelligenza primitiva. Capacità a delinquere, ma non oltre i limiti di qualche lieve danno pecuniario. Assoluta impossibilità d'amare e di tollerare d'essere amata. E, dalla punta dei piedi a quella dei capelli, completa idoneità ai riti del piacere. Un ghiribizzo di Fidia impersonato da una sciocca del secolo ventesimo, intanfato nella suburra di tutti i tempi! Ecco la donna che ho scelta, ecco la donna delle mie ore fiammanti. (_La contempla._) Dormi, dormi, ignobile bestiolina sublime! Tu abbandoni il bel corpo inverecondo al sonno della ubbriachezza, e io, beato, ti contemplo, benedicendoti una volta di piú!
FRANCESCO
(_tace, oppresso, appesito._)
ULRICO
(_gli striscia dietro, come un folletto maligno e gli scuote una spalla._) Su, su, povero malato!... Per curarti ti ho introdotto dove meglio sbocciano la mia saggezza e la mia felicità, e tu disdegni e ti riavvolgi nella tua asfissiante tetraggine?... Respira a pieni polmoni l'aria ossigenata che ti offro! Apri gli occhi sul prezioso piccolo mostro fascinatore. Comincia a comprenderlo. Comincia a valutarlo. E, soprattutto, non incepparti nella prevenzione di urtare la mia suscettività. Ti rammenti di quello che ti dissi quando venni ad annunziarti d'essere rinsavito?... «Se non m'infischiassi che la mia donna è di tutti, temerei di non aver conseguita la perfezione!» E nulla mi seduce di piú che il cimentarmi nell'esperimento supremo. Assistere alla concorrenza dell'amico fraterno!... (_Spampana con enfasi presuntuosa, modificandolo per l'occasione, il popolare verso dantesco:_) «Qui si parrà la mia nobilitate»!
FRANCESCO
(_flemmatico_) Il cinismo che ostenti è ristucchevole, ma per fortuna è anche falso.
ULRICO
E mettimi alla prova!
FRANCESCO
A quale prova?... Tu non sei tanto ottuso da non intendere che costei non può essere per me--al piú al piú--che un oggetto di osservazione e di studio.
ULRICO
(_si eccita, si frega le mani, ride_) Eh eh eh eh!... Da cosa nasce cosa! Nella vita, come nella chimica, date certe circostanze, due corpi eterogenei diventano combinabili da un momento all'altro.
FRANCESCO
Va' là che sei il piú candido degli impostori!
ULRICO
Ah, questo mi dici?!... Mi dai dell'impostore? Mi disconosci? Mi stuzzichi? Mi provochi?... E sai in che modo rispondo io alla tua provocazione?
FRANCESCO
Mi è indifferente, caro!
ULRICO
(_con una stizza paradossale_) Io ti lascio nella tana del mostro, consegnandoti cosí ai suoi fascini, e me ne vado a cena! (_Esce rapido dal fondo chiudendo i battenti con veemenza._)
FRANCESCO
(_levandosi come spaventato_) Ma no! Aspetta, imbecille! Io solo, qui, non voglio restare!
ULRICO
(_di fuori, grida, ride, sghignazza._) Brutalizzarsi! Brutalizzarsi!
FRANCESCO
(_gridando anche lui, cerca il cappello_) Aspetta! Ti ordino di aspettare! (_Col cappello in mano si slancia verso il fondo._)
ULRICO
(_allontanandosi_) Brutalizzarsi o morire!...
III.
SONIA
(_si sveglia_) Chi è là?
FRANCESCO
(_è arrestato da quel_ «chi è là» _presso l'uscio, di cui stava per aprire i battenti.--Si volta.--Indugia imbarazzato._)
SONIA
Chi sei?
FRANCESCO
Non un ladro.
(_Una pausa._)
SONIA
Ti conosco o non ti conosco?
FRANCESCO
No no, non mi conoscete.
SONIA
(_ancora intorpidita dal sonno_) È la prima volta che ti vedo?
FRANCESCO
La prima volta.
SONIA
E tu?... Dove mi hai veduta? Quando mi hai veduta?
FRANCESCO
Mai.
SONIA
E, senza avermi mai veduta, vieni a farmi una visita?
FRANCESCO
Ulrico Nargutta mi ha condotto.
SONIA
Ah, ecco: ti ha condotto lui! (_Comincia a schiarirsi._) E quei gridi che mi hanno svegliata?... Che erano quei gridi?...
FRANCESCO
(_balbetta:_) Ho alzato la voce inconsideratamente.
SONIA
Non t'eri accorto che dormivo?
FRANCESCO
Me n'ero accorto.
SONIA
È tanto dolce dormire!
FRANCESCO
Mi duole d'avervi disturbata.
SONIA
(_si sgranchisce_) Ti duole?... Che me ne importa che ti duole?... Non è un rimedio.
FRANCESCO
Avete ragione. Del resto, la colpa non è tutta mia. Il mio amico mi ha costretto a gridare, e lui stesso ha ecceduto: ha fatto del chiasso.
SONIA
Avete litigato?
FRANCESCO
Non è stato un litigio.
SONIA
E che è stato? Raccontami. Raccontami.
FRANCESCO
Nulla da raccontarvi. Sciocchezze!
SONIA
E com'è che lui non è qui?
FRANCESCO
È scappato via all'improvviso.
SONIA
Perché è scappato via?
FRANCESCO
... Un suo capriccio... Uno dei suoi scherzi bizzarri...
SONIA
Ma, già, io credo che quello lí non abbia la testa a posto.
FRANCESCO
(_ironico_) È una ipotesi da non escludere.
SONIA
Entra, esce, scappa, torna. Sempre cosí! Non ha mai requie. Scommetto che tornerà súbito.
FRANCESCO
Speriamo!
SONIA
E sei rimasto attaccato all'uscio?... Non ti accomodi?
FRANCESCO
(_confuso e garbato come se stesse al cospetto d'una signora_) Ero sul punto d'andarmene quando vi siete svegliata.
SONIA
Adesso, è fatta. Non ho piú sonno, adesso.
FRANCESCO
Voi non avete piú sonno, ma io non mi tratterrò. Non ho menomamente l'intenzione di trattenermi.
SONIA
(_di scatto_) Oh, bella, ti sono antipatica!
FRANCESCO
... Non è mica per questo che mi tarda d'andarmene.
SONIA
Se non è antipatia, che può essere?... Paura?... Tu hai paura di me?
FRANCESCO
Non è antipatia e non è paura.
SONIA
È paura, è paura! Non negare! Hai l'aria di un topo in trappola!
FRANCESCO
Vi assicuro che voi equivocate. Gli è che sono a disagio. E non c'è' altro. (_Alla sua inesperienza sembra ch'egli debba giustificarsi. Parla disordinato, con un certo orgasmo._) D'altronde, è pur naturale ch'io sia a disagio. Le mie abitudini son troppo diverse da quelle che consentono di venire qui spensieratamente e di svagarvisi in piena libertà. E, poi, vivo cosí lontano, io, dal vostro ambiente!... Ulrico Nargutta si era affaticato a descrivervi, a illustrarvi, a esaltarvi; si era per giunta intestato di condurmi da voi, e io... mi son lasciato condurre... un po' per curiosità e un po' per una specie di passiva obbedienza. Lo deploro per me e lo deploro per voi.
SONIA
E che hai concluso con tutto il tuo imbroglio di chiacchiere?... Il fatto è che, se te ne vai, mi offendi.
FRANCESCO
Ma che c'entra l'offendere?
SONIA
Sí, mi offendi. Tu non hai competenza. Non puoi giudicare. Ti giuro che mi offendi.
FRANCESCO
Non ho alcun motivo di volere arrecarvi offesa. E non ne ho il diritto. (_Tituba.--Apre un po' le braccia remissivamente._) Resterò ancora qualche minuto affinché non riteniate che mi permetta d'offendervi proprio io, a cui siete completamente innocua.
SONIA
E non stare in piedi, ti prego, come si sta in un bar per prendere un caffè! Che diavolo!...
FRANCESCO
Un'altra offesa?... Non starò in piedi.
SONIA
Vedrai che ti terrò buona compagnia.
FRANCESCO
È un'ottima intenzione, ma alquanto problematica. (_Paziente, rassegnato, siede di nuovo, lontano da lei, su una seggiola qualunque, gettando il cappello su un'altra seggiola._)
SONIA
Puff!... Che rospo! (_Si alza, tuttora fiaccata dall'ubriachezza, con le gambe malsecure, cascante, flaccida, sciatta e pur provocante nella nera guaina stellata di faville, attraverso di cui si delinea il giovane corpo sinuoso. La gran massa di capelli d'oro sbiadito è tutta arruffata ed erta sull'occipite, come un fantastico colbacco.--Ella si accosta al tavolino. Tira fuori dalla sigariera una sigaretta, l'accende con disinvoltura maschile, aspirando il fumo avidamente e lo caccia dal naso, le cui narici si dilatano.--Alle spalle di Francesco, fumando, lo osserva._)
FRANCESCO
(_si sente guardato e, poiché ciò lo stringe viepiú nell'impaccio, tenta di far deviare l'attenzione petulante di lei._) Da parecchio tempo avete amicizia con Ulrico Nargutta?
SONIA
Con Ulrico Nargutta?... Da quattro o cinque mesi.
FRANCESCO
Un bel po'! E, oramai, gli siete divenuta indispensabile, nevvero?
SONIA
Senza le donne, gli uomini s'impiccherebbero.
FRANCESCO
Ne convengo. Ma... domandavo se egli si sia tanto legato a voi da non potersene piú distaccare.
SONIA
Pare di sí. Gli piaccio.
FRANCESCO
Solamente?
SONIA
Gli piaccio piú di tutte le altre donne.
FRANCESCO
E da parte vostra?
SONIA
Da parte mia, che cosa?
FRANCESCO
Non avete una speciale affezione per lui?
SONIA
Non capisco... Che vuol dire «una speciale affezione»?
FRANCESCO
Non siete legata a lui come egli è legato voi?
SONIA
Anche lui piace a me.
FRANCESCO
Piú di tutti gli altri uomini?
SONIA
Questo, poi, non lo so.
FRANCESCO
Dovreste pur saperlo.
SONIA
Dovrei pur saperlo?!... Non capisco.
FRANCESCO
È assurdo che non lo sappiate.
SONIA
E non lo so, non lo so! Che ho da farci? Mi secchi. Smettila!
FRANCESCO
La smetto, sí. Vi rivolgevo qualche parola... per non tacere.
SONIA
Che un tipo come te parli o taccia, è tutt'uno!
FRANCESCO
Se è tutt'uno, preferisco di tacere.
SONIA
Puff!... Puff!... Che brutto rospo!
FRANCESCO
(_accenna un gesto che significa: tanto, non c'è rimedio!_)
(_Un silenzio._)
SONIA
Non fumi, tu?
FRANCESCO
No, non fumo.
SONIA
Tutta l'umanità fuma. È una stravaganza non fumare.
FRANCESCO
Forse, è una stravaganza.
SONIA
Una stravaganza idiota!
FRANCESCO
Una stravaganza idiota.
(_Un silenzio._)
SONIA
(_sfiorandogli i capelli con le dita_) Oh, guarda! Hai dei capelli bianchi! Ulrico Nargutta non ne ha. Parecchi ne hai, tu.
FRANCESCO
E aumentano di giorno in giorno.
SONIA
Non te ne affliggere. I capelli non contano.
FRANCESCO
Io non me ne affliggo di certo.
SONIA
E se tu non fossi un brutto rospo, saresti abbastanza simpatico.
FRANCESCO
(_bonario_) Troppa indulgenza!
SONIA
(_di palo in frasca_) E sei celibe o sei ammogliato?
FRANCESCO
(_incupisce_) ... Ammogliato.
SONIA
Ah!... Questa è la vera ragione per cui stai sulle spine!... Sei ammogliato? Evvia! Stupido!... Chi è che potrebbe accusarti a tua moglie? Scaccia gli spauracchi!... (_Pausa._)--(_Poi insinuante_) Vuoi che ti faccia... la danza?: la danza di Sàlome?... Io stessa mi accompagno, sai, col canto a bocca chiusa.
FRANCESCO
Ma no, ma no! Ve ne dispenso.
SONIA
(_si addolora del rifiuto.--Ritenta:_)... E con la luce blu te la faccio. Vedi: ho lí, apposta, le lampadine colorate di blu. Allora--dicono--è piú suggestiva. Vuoi?
FRANCESCO
Vi ripeto che ve ne dispenso.
SONIA
Hai torto. Sono brava.
FRANCESCO
Non ne dubito. Io ve ne dispenso per non abusare del vostro zelo. Mi sembrate già stanca. Vi risparmio un fastidio. Vi risparmio una fatica.
SONIA
(_meravigliatissima--si sforza di pensare.--Gradisce.--Sorride di gradimento._) Questo è molto carino!... Nessuno mi è stato mai tanto cortese! Ma per me non è una fatica, non è un fastidio. Anzi!... Ci trovo gusto. Spesso, quando sono sola, mi tolgo di dosso il vestito inutile e mi metto a danzare davanti allo specchio. Fin da ragazza ho danzato cosí, e fin da ragazza ci ho trovato gusto.
FRANCESCO
Fin da ragazza?! Cioè?... Quanti anni avevate?
SONIA
Pochi potevo averne. Ne avevo dodici, ne avevo tredici...
FRANCESCO
Probabilmente, qualcuno v'istigava, qualcuno v'insegnava...... Chi v'insegnava?
SONIA
(_vantandosi_) M'insegnava una danzatrice della _Maison Rouge_: l'amica del mio patrigno.
FRANCESCO
E il vostro patrigno lo permetteva?
SONIA
Sicuro che lo permetteva! Restava a lungo a vedermi danzare e mi divorava con gli occhi.
FRANCESCO
(_ha un moto di ribrezzo e di sdegno_) È orribile!
SONIA
È orribile?... Non capisco... S'intende che doveva compiacersi. Non ero uno sgorbio, non ero un fuscellino. Ero un fresco bocciuolo di cardenia! Non mi credi?
FRANCESCO
Vi credo.
SONIA
Uno scultore celebre, che mi copiò tale e quale, non so piú quante volte, dal capo ai piedi, soleva chiamarmi: la piccola Venere.
FRANCESCO
Facevate anche la modella a quell'età?
SONIA
Non la facevo che con lui. Di nascosto la facevo. Andavo da lui invece di andare alla scuola. Un bell'uomo era!... Aveva un viso da Nazareno con certi sguardi vellutati, che io sentivo sulla pelle quando posavo.
FRANCESCO
E come vi premiava, come si disobbligava lo scultore celebre?
SONIA
Mi dava il caviale, la grappa, il cognac. Perfino lo sciampagna mi dava.
FRANCESCO
Tutta gente infame e malefica!
SONIA
(_si smarrisce e trema un poco_) Infame e malefica, no!... Io non capisco... Non capisco... Che male ne avevo?
FRANCESCO
E vostra madre? Non vi sorvegliava mai, vostra madre? Non badava mai a voi?
SONIA
(_quasi passiva_) Mia madre non esisteva piú. Era morta all'ospedale.
FRANCESCO
(_triste, compassionevole_) In conclusione, voi siete... una povera creatura!
SONIA
(_sempre piú smarrendosi e tremando_) Io?! Perché sono una povera creatura?...
FRANCESCO
Non vi preoccupate di quello che dico. Non ne vale la pena.
SONIA
Ma io non capisco... Fammi capire... Fammi capire...
IV.
UNA VOCE
(_sgarbata, spadroneggiante--chiama di fuori:_) Sonia Zarowska! Sonia Zarowska!
FRANCESCO
(_turbandosi, levandosi_) Si chiede di voi. Mi si troverà qui. Ciò è molto noioso. Dovevo, peraltro, prevederlo.
SONIA
Io non rispondo e non lascio entrare.
FRANCESCO
Non ve lo consento.
SONIA
Me lo consento io.
FRANCESCO
Non è giusto che io vi sequestri.
SONIA
Ti farei uscire per questa porticina, se ne avessi la chiave...
LA VOCE
Sonia Zarowska, preparatevi a ricevermi. Sono un agente della polizia.
SONIA
(_aggrotta la fronte. Appare contrariata, ma non impappinata._)
FRANCESCO
(_turbandosi maggiormente, si domina._) Questo, poi, non era prevedibile, ed è anche piú noioso. È insopportabilmente noioso!
SONIA
Si tratterà di qualche equivoco. Mi sbrigherò in pochi minuti. Tu ti chiudi nella stanza accanto, e aspetterai che mi sbrighi.
FRANCESCO
Potrebbe incogliermi peggio. Mi conviene piú di non rimpiattarmi. Fate entrare súbito!
LA VOCE
Ma, sangue di un demonio, è inutile che fingete di non udire! E vi avverto che non sono disposto a perdere il mio tempo. Aprite!
SONIA
Eh!... Quante parole per niente! Entra! Entra! Non c'è la spranga alla porta!
L'AGENTE
(_spalanca i battenti con una certa irruenza, e si ferma._)
(_Dietro di lui, è un uomo sulla quarantina, vestito con precisa e sobria eleganza, dal volto scialbo e allampanato, dagli occhi incolori e vitrei:--il signor_ EDGARDO LEMMS. _Nulla di losco. S'indovina, vedendolo, che è una persona per bene.--Resterà attentissimo, ma impassibile, inalterabile._)
FRANCESCO
(_si fa da parte, senza aver l'aria di nascondersi._)
SONIA
(_si trova, ritta, presso il divano. Sbircia di traverso l'Agente e l'uomo che gli è dietro._)
L'AGENTE
(_al signor Lemms_) La identificate?
LEMMS
Perfettamente.
L'AGENTE
Venite, venite. Staremo a vedere se lei ammette d'aver cenato con voi.
(_Si avanzano tutti e due. Si accorgono di Francesco. L'_AGENTE _gli getta un'occhiata di competenza. Non si toglie il cappello. Il signor_ LEMMS _abbozza un saluto, e si toglie il cappello._)
L'AGENTE
(_a Sonia_) Compiacetevi di rispondere, Sonia Zarowska. Stavate, circa tre ore fa, a cena col signor Edgardo Lemms, in una saletta particolare del _Falchetto d'oro_?
SONIA
Edgardo Lemms sarebbe il nome di quel signore là?
L'AGENTE
Appunto. E rispondetemi.
SONIA
Rispondo di sí. Con quel signore sono stata a cena dove hai detto.
L'AGENTE
Egli vi accusa di avergli rubato il portafogli.
SONIA
(_non si scompone e si stringe nelle spalle_) Uhm!
L'AGENTE
Evidentemente, il signor Lemms, dopo aver pagato il conto,... si è distratto, o è stato distratto da voi. Egli ha lasciato il portafogli sulla tavola, e voi ve ne siete impossessata, profittando... della distrazione.
SONIA
Io non me ne ricordo.
L'AGENTE
I ladri non hanno mai buona memoria.
SONIA
Avevo tanto bevuto!
L'AGENTE
Intendete dire che eravate ubbriaca!... Eh, lo so! Voi state già architettando il vostro piano di difesa! (_A Lemms_) Furba, l'amica!... (_Poi, a lei_) Ma è ridicolo sostenere che abbiate dimenticato d'aver commesso un furto perché in quel momento eravate ubbriaca. È ridicolo, cara Sonia Zarowska!
FRANCESCO
(_intervenendo, riservato e affabile_) La memoria è una delle piú dirette attività della coscienza. Difatti, per misurare il grado di coscienza, da cento a zero, in qualcuno di cui si suppone che abbia corso il pericolo di perderla tutta o parzialmente, uno dei primi e piú arguti mezzi è di sperimentarne la memoria. Intanto, è incontestabile che la coscienza venga soppressa dall'ubbriachezza grave, la quale, nelle sue manifestazioni, nei suoi effetti, rassomiglia alla completa follia. Io, anzi, la chiamerei: una follia incidentale.
LEMMS
(_ha ascoltato con deferenza, e approva:_) Perfettamente.
SONIA
(_ha ascoltato con un vano sforzo di comprensione e ha tremato alla parola «follia»._)
L'AGENTE
(_ha ascoltato, squadrando Francesco con ostilità._) Vi consta, signor Lemms, che Sonia Zarowska aveva bevuto molto?
LEMMS
Moltissimo.
L'AGENTE
Ma non era una ubbriachezza grave se è stata digerita in tre ore.
FRANCESCO
Io non giurerei che ella ne sia del tutto libera. Comunque, mi parrebbe opportuno considerare che, negli ubbriachi abitualmente recidivi, proprio questa abitudine fa sí che il sonno basti ad affrettare il ritorno dello stato normale:--_normale_, beninteso, in rapporto al quadro permanente degli alcoolizzati. E io attesto di aver trovata pocanzi Sonia Zarowska immersa in un profondo sonno.
L'AGENTE
(_a Francesco, con una calma intorbidita di sorda minaccia_) Voi insistete nell'interloquire, egregio signore, senza che io vi abbia interrogato.
FRANCESCO
Chiedo scusa.
L'AGENTE
Avrete la bontà di favorirmi il vostro nome.
FRANCESCO
Nulla in contrario. (_Cava fuori una carta di visita, gliela porge._)
L'AGENTE
(_leggendo, si raccapezza: muta contegno, e, per atto di rispetto, tocca la falda del cappello._) Non potevo immaginare che...
LEMMS
(_a Francesco, inforcando gli occhiali_) Permette?
FRANCESCO
S'accomodi pure.
L'AGENTE
(_mostrando a Lemms la carta di visita_) Un professore rinomato.
LEMMS
(_legge, e s'intravvede nella sua impassibilità una convinta ammirazione._)
FRANCESCO
Un modesto medico specialista, pel quale non è infruttuoso studiare i vizii e le degenerazioni nei loro covi e nei loro laboratorî.
L'AGENTE
Che schifo, illustre professore!
LEMMS
(_quasi tra sé_) Non tanto!
FRANCESCO
E spero che la mia professione mi giustifichi anche di non essermi astenuto dall'interloquire. Si era un po' nei miei paraggi.
L'AGENTE
(_con animazione autorevole, dispotica_) A ogni modo, il portafogli è sparito, ed è qua che bisognerà cercarlo. (_Appellandosi a Francesco come per averne il consenso_) È chiaro?
FRANCESCO
Questo non è affar mio.
L'AGENTE
(_a Sonia_) Orbene, a voi! Dovrebbe trovarsi proprio sulla vostra persona. Io non vi perquisisco, a condizione che voi stessa lo cerchiate.
SONIA
(_ha seguíto quello che accadeva intorno a lei, assumendo un atteggiamento di sottomissione quando parlava Francesco. Adesso, all'invito dell'Agente, recalcitra:_) Sulla mia persona, il portafogli non c'è.
(_Non si riesce a intendere se ella sia in buona in mala fede._)
L'AGENTE
Tanto peggio per voi, sapete! Solamente se stesse sulla vostra persona si potrebbe accettare l'ipotesi del Professore, cioè che, essendovene appropriata quando lavorava la sbornia, non ve ne ricordiate piú. Ma se aveste già provveduto a nasconderlo, come fareste, cretina che siete!, a giustificarvi con la sbornia e con la dimenticanza?
SONIA
Ti ripeto che sulla mia persona non c'è'! (_Leva la voce, ringhiosa, furiosa._) Non c'è e non c'è! E io, no, non mi lascio perquisire! Ti proibisco di perquisirmi! (_Sfugge allontanandosi dal divano e riparando in un cantuccio._)
(_Il divano è rimasto tutto scoperto alla vista dei tre uomini._)
L'AGENTE
Sangue di un demonio, voi agite a danno vostro!... Mi sembrate un mulo che si affatichi a tirarsi calci alla coda. Perché siete una donna, non volevo perquisirvi, non volevo mettervi le mani addosso. Ma questi signori sono testimoni che voi mi ci obbligate. (_Uscendo dai gangheri, si avventa su lei._) Dunque, andiamo! Sottoponetevi alla perquisizione, senza altre chiacchiere!
FRANCESCO
Fermatevi un momento, per favore.
L'AGENTE
(_desiste, sospeso._)
FRANCESCO
Se i miei occhi non s'ingannano, il portafogli è lí, mezzo conficcato tra i cuscini del divano, dove ella pocanzi dormiva. È minuscolo ed è quasi del colore dei cuscini, il che lo ha reso poco visibile.
(_Emerge appena di tra i cuscini rossi un piccolo grazioso portafogli di cuoio rosso._)
SONIA
(_mal sorpresa, si protende per vedere._)
LEMMS
(_sempre impassibile--inforca di nuovo gli occhiali._)
L'AGENTE
(_dissimulando il disappunto, si avvicina al divano, e con due dita prende il portafogli. Indi, tenendolo in alto, lo mostra al signor Lemms._) È questo il vostro portafogli?
LEMMS
Perfettamente.
FRANCESCO
Le sarà cascato dal petto o dalla cintola, quando si è gettata lassù o quando vi si agitava nel sonno. Certo è che, rincasando, non aveva provveduto a nasconderlo.
L'AGENTE
(_al signor Lemms_) Dovrebbe contenere?...
LEMMS
(_rammentandosi a stento_)... Lire milletrecento,
L'AGENTE
(_verifica_)... Sono mille trecento e sette. (_Gli consegna il portafogli._)
LEMMS
Guadagno sette lire.
SONIA
(_è tuttora impenetrabile. Dal suo contegno non trapela la consapevolezza, non l'innocenza, non la mortificazione, non il risentimento._)
L'AGENTE
(_obliquo--sottolineando le parole_) Con ciò, spieghiamoci, Sonia Zarowska non cessa di dover rispondere dell'accusa di furto.
LEMMS
Io mi oppongo.
L'AGENTE
Voi vi opponete, ma l'autorità procede.
LEMMS
Procede a che? Ho riavuto il mio portafogli con sette lire di piú. Mi pare che l'incidente sia esaurito.
L'AGENTE
C'è la vostra denunzia.
LEMMS
La ritiro.
L'AGENTE
Trattandosi d'un reato d'azione pubblica, non c'è modo di ritirarla. Deve per forza arrivare davanti alla giustizia.
LEMMS