I pazzi: dramma in quattro atti
Part 2
Sarebbe un beneficio per chi ha bisogno dell'opera nostra.
BERNARDI
Sarebbe un beneficio per noi, collega! L'uomo che non teme d'errare è probabilmente un imbecille, ma è sempre un uomo felice. E _sur ça_, prendo congedo.
FRANCESCO
(_dissimula un moto di sollievo, facendo atto di sollecita condiscendenza._)
(_Si alzano. Si stringono la mano._)
BERNARDI
Le proffero _toto corde_, Francesco Floriani, la mia amicizia e la mia gratitudine.
FRANCESCO
Rifiuto la gratitudine, accetto l'amicizia. (_Scorciando_) La sua carrozza, Professore, è al cancello del giardino?
BERNARDI
No. L'ho lasciata giú, alla svolta. Ho voluto discendere lí per ammirare dappresso il marmoreo angioletto che addita, con l'indice teso, l'asilo salutare.
FRANCESCO
Una puerilità.
BERNARDI
Un gentile simbolo poetico.
FRANCESCO
(_precedendolo verso il fondo_) Per di qua, Professore. Da questa parte troverà piú presto la sua carrozza.
BERNARDI
Non si dovrebbe scegliere la via piú breve uscendo da un luogo donde si esce a malincuore...
FRANCESCO
(_sulla porta gli dà il passo. E via, con lui._)
IV.
IL GUARDIANO
(_entra, zelantissimo, dalla sinistra, togliendosi il berretto._) Signor Direttore... (_È un omino attempato, segaligno, arzillo, col naso aguzzo, con gli occhietti neri, tondi, mobilissimi, lucidi._) (_Guarda attorno._) Non c'è... (_Consulta il suo orologio._) Le quindici e tre minuti! (_Severo_) A quest'ora non dovrebbe muoversi dal suo studio. (_Consulta di nuovo l'orologio._) Precisamente: le quindici e tre minuti! (_Ricorda, brontolando, gli ordini del Direttore:_) «Dalle quindici alle diciassette ricevo tutti. Annunzierai chiunque chieda di essere ricevuto.» E poi?... Non c'è! (_Scontento ed energico, chiama:_) Signor Direttore!... Signor Direttore!...
FRANCESCO
(_dal fondo_) Perché gridi cosí, Michele?
IL GUARDIANO
Per chiamarvi.
FRANCESCO
Di': che vuoi?
IL GUARDIANO
Che voglio?... Eseguo i vostri ordini con l'orologio alla mano. (_Lo cava fuori ancora una volta_) «Dalle quindici alle diciassette ricevo tutti. Annunzierai chiunque chieda di esser ricevuto.»
FRANCESCO
Oggi, no.
IL GUARDIANO
(_burbero_) Oggi, no?!... E non mi avete avvertito! Voi rimettete la testa sul collo a coloro che l'hanno perduta, e a me la fate perdere.
FRANCESCO
Non chiacchierare troppo. Michele, e modera il tuo zelo. Chi c'è di là?
IL GUARDIANO
Un tale a cui non garbava di declinare il suo nome. Pretendeva di non essere annunziato. Pareva che entrasse in un caffè, in una trattoria, o peggio.--«Di qui, senza nome, non si passa!»--«Io sono sempre passato e passerò.»--«E io, da sei mesi che mi pregio di stare al servizio del dottor Francesco Floriani come custode della sua Casa di Salute, non vi ho mai visto. Voi non passerete!»
FRANCESCO
Ti lodo, Michele, ma adesso non ti dispiaccia di abbreviare.
IL GUARDIANO
L'ho messo alle strette e finalmente mi ha incaricato di annunziare (_calcando le parole:_) «Ulrico Nargutta, ex pazzo.»
FRANCESCO
(_con una certa emozione_) Ulrico Nargutta!... Fallo passare! Fallo passare immediatamente!... È come una persona di famiglia. Sii molto riguardoso con lui; e gli permetterai di entrare e di uscire quando vorrà.
IL GUARDIANO
Non devo annunziare--caso mai--nessun altro?
FRANCESCO
Nessun altro. Vai, Michele! Non indugiare di piú.
IL GUARDIANO
(_con autorità_) E mi raccomando: niente contrordini.
FRANCESCO
Niente contrordini, non dubitare.
IL GUARDIANO
(_impettito e minaccioso_) Si presenti anche il signor Domineddio, lo mando al Diavolo!
FRANCESCO
(_tra sé_) Venga, venga il mio vecchio amico! Con lui non sarò obbligato a reprimermi, a mascherarmi... (_S'appressa alla porta dalla quale è uscita AGNESE, e v'inoltra lo sguardo._)
V.
ULRICO
(_comparisce dal lato opposto, e si ferma profilandosi in una comica prosopopea._) Ulrico Nargutta, ex pazzo!
FRANCESCO
(_si volta.--Non si raccapezza._) Tu sei Ulrico?!
ULRICO
Ne sono sicuro.
FRANCESCO
In fede mia, incontrandoti per istrada, non avrei potuto ravvisarti. Lascia che ti abbracci, disertore! Ho molto piacere di averti recuperato.
ULRICO
Recuperatissimo!
FRANCESCO
(_abbracciandolo_) Ma ti sei proprio costruito un altro aspetto!
ULRICO
S'intende bene! Non piú capelli lunghi, non piú la selvatica vegetazione della barba e dei baffi, viso limpido, bocca sorridente, un elegante monocolo che rende vezzoso l'occhio piú guercio: tutto un insieme conveniente e quasi attraente. Veste nuova per l'uomo rinnovato! Il pazzo che tu non sapesti guarire non c'è piú. Fammi le tue congratulazioni, e dichiara che come medico sei una bestia.
FRANCESCO
Lo dichiaro volentieri, e non esito a congratularmi con te.
ULRICO
Non ci vediamo, su per giú, da un anno, a misura di calendario.
FRANCESCO
E non c'è stato mezzo di rintracciarti. Io ignoro sempre la tua abitazione.
ULRICO
Per lo piú, la ignoro anche io!
FRANCESCO
E in quest'anno?...
ULRICO
Metamorfosi! Metamorfosi e guarigione completa! Ti prego di credere che sei al cospetto del piú savio degli uomini!
FRANCESCO
Non è inverosimile.
ULRICO
Mi sono guarito da me, caro il mio dottore!
FRANCESCO
Neppur questo è inverosimile.
ULRICO
Ma il merito--spieghiamoci--non è tutto mio.
FRANCESCO
Sei modesto!
ULRICO
Mi son fatto consigliare... Indovina da chi.
FRANCESCO
Non indovino. Dimmelo.
ULRICO
Mi son fatto consigliare dall'umanità.
FRANCESCO
Il consiglio dell'umanità è la somma di parecchi milioni di consigli.
ULRICO
Ma rettifico: da una parte dell'umanità mi son fatto consigliare.
FRANCESCO
Dalla migliore.
ULRICO
Dalla peggiore! (_Siede a cavalcioni su una seggiola._) Mi attengo, t'avverto, al giudizio corrente, tanto per capirci.
FRANCESCO
Il che, peraltro, non è indispensabile.
ULRICO
Secondo il giudizio corrente, è la parte peggiore dell'umanità quella nella quale funzionano brutalmente il sangue, la carne, i nuclei nervosi, i cinque sensi con le loro volubilità e attribuzioni cooperative, e nella quale è disseccata o ridotta a proporzioni minime la vita morale. Io ho aboliti tutti gli accidenti della vita morale, da cui provengono le nostre inquietudini, le nostre incontentabilità, le nostre sofferenze, i dibattiti, gli attriti, gli stenti, gli sforzi che scombussolano il nostro essere fino allo sfasciamento, fino alla follia. Neghi che questa sia la genesi della follia?.....
FRANCESCO
(_senza approfondire_) No.
ULRICO
Io mi sono brutalizzato. Non leggo, non scrivo, non studio, non penso, non m'interesso di ciò che sta oltre la superficie delle cose, non ho piú nessuna delle curiosità e delle esigenze che avevo quando ero un animale superiore. Di che mi occupo io durante le ventiquattro ore della piroetta terrestre intorno al sole?... Mi occupo dei miei bisogni e desiderii materiali per soddisfarli con la massima scrupolosità. Una volta--te ne rammenti?--il mio desiderio piú ansioso, il mio piú impellente bisogno era di trovare l'onestà nel sesso femminile. Mi affannavo a cercarla. Mai vistane neppure la coda! Me ne affliggevo! Me ne disperavo! Che strazio! Che sventura! Che tragedia!... Io non la trovavo o perché non è mai attecchita tra le discendenti di Eva o perché non l'avevo mai conosciuta e, naturalmente, non potevo identificarla. Ma tutto questo è stato da me spazzato via insieme con i peli che mi deturpavano il volto. La mia esistenza è diventata esclusivamente fisica. «Mi tocco, dunque esisto!» E crepi Cartesio! Cerco quello che conosco, quello che so identificare, quello che è visibile e palpabile, quello che non è punto arduo trovare. (_Animandosi_) E me la godo! Me la godo a meraviglia! Tu, per guarirmi, t'incocciavi a nudrire, attraverso l'organismo, il mio spirito. Ignorante! Dovevi, al contrario, avere l'abilità di ucciderlo. Io l'ho ucciso! (_Si frega le mani, ridendo_) Eh eh eh eh!....
FRANCESCO
(_sedendogli dirimpetto_) Mio buon Ulrico, tu sei un pazzo come prima. La sola differenza è questa: che prima eri un pazzo di cattivo umore, e adesso sei un pazzo di umor gaio..., almeno in apparenza.
ULRICO
Per me, il tuo giudizio non vale un fico secco! Non te l'ho chiesto e non sono venuto con l'intenzione di chiedertelo. Non sono venuto con l'intenzione di consultarti. Io son venuto, viceversa, per dare a te i miei lumi, per sorvegliare la tua salute, per mettermi alle tue costole, intento a diventare, all'occorrenza, il tuo medico, il tuo frenologo. E mi accorgo di avere avuto una ottima ispirazione. Io ti trovo ammalato, molto ammalato! Tu presenti un quadro patologico allarmante, e devi impensierirtene.--L'epoca è triste, amico mio, per i psichiatri del genere al quale tu appartieni. Il tuo correligionario Paolo Gemmi--hai visto?--se n'è andato in cielo o altrove _motu proprio!_ Non mi era simpatico. Quindi non deploro la sua assenza definitiva. Ma còstato, con ponderazione, lo sfasciamento, lo sconquasso psicologico per cui egli si è liquidato mediante un colpo di rivoltella.
FRANCESCO
Tu ripeti, a proposito del povero Paolo, la solita fantasticheria generica che corre per le bocche di tutti quando la causa d'un suicidio non è stata rivelata dal suicida.
ULRICO
Nel caso di lui non è una fantasticheria. Si tratta di un caso lampante d'incongruenza. Egli non era uno storpio, non era un tubercolotico, non era un diabetico, non era un vecchio asmatico, disponeva di parecchi quattrini, di parecchio ingegno, d'una certa gloriola acquistata senza troppa fatica: dunque per nessun motivo ragionevole poteva averne le tasche piene, e chi sa in quali aspirazioni extraterrene, in quale smaniosa alchimia andò a consumarsi e a smarrire la ragione. Ma per te sono qua io! Sei fortunato. Ringraziami d'essere capitato in tempo!... Vediamo un po'. Che ti senti? Che ti pare di sentirti?
FRANCESCO
(_si rannuvola, si alza.--Passeggia, torcendo tra le dita la catenella dell'orologio._)
ULRICO
Non mi rispondi? Non puoi indicarmi i sintomi del tuo male? Non mi dài gli elementi per la diagnosi? Li coglierò io stesso con la mia speciosa radioscopia e con l'ausilio del ricordo che ho delle tue note caratteristiche. (_Riflette._) La piú spiccata era l'amore per tua moglie:--un amore incommensurabile e ininterrottamente afflittivo. Quando, nelle tue ore di studio, non affliggeva lei in carne ed ossa, ne affliggeva l'effigie!... E vedo che la sua fotografia è tuttora lí, appiccicata al tuo scrittoio. (_Va a prenderla e se la mette davanti allo sguardo._) Bella donna, non c'è che dire! Bella e giovanissima! Piacerebbe anche a me se non fosse tua moglie!... (_Osserva_) Continui a mutare la cornice di tanto in tanto. Sempre una piú preziosa dell'altra. (_Ripone la fotografia sullo scrittoio._) Sicché: le cose stanno come stavano. Il punto di partenza della mia diagnosi dev'essere questo: «tu ami tua moglie come l'amavi».
FRANCESCO
(_tornando a sedere_) Bada che ti sbagli.
ULRICO
L'ameresti di piú?... Santo Iddio, sarebbe spaventevole!
FRANCESCO
La detesto!
ULRICO
Oh, caspita!... (_Lo fissa._) Hai scoperto che ti tradisce? Hai scoperto che ha un amante?
FRANCESCO
Se avessi scoperto di essere tradito, non so quale enormezza avrei commessa.
ULRICO
(_ironico_) Avresti avuto il diritto di ammazzarla!
FRANCESCO
(_convinto_) Ah, sí!
ULRICO
Il diritto è quella istituzione per la quale, quando che vogliamo, ci si cava il gusto di dare qualche fastidio al prossimo senza fargli le scuse. E, abbi pazienza, chiariscimi la situazione. Dal momento che tua moglie ti è fedele, perché la detesti?
FRANCESCO
Non avermi tradito... non significa che mi è fedele.
ULRICO
Ti è infedele... col pensiero?
FRANCESCO
Ne ho il sospetto.
ULRICO
Per il semplice sospetto d'una infedeltà platonica, tu detesti colei che hai tanto amata? Non è giusto. (_Col tono di chi dissimula di pigliare in giro qualcuno_) Avresti dovuto innanzi tutto sincerarti. Sarebbe stato approssimativamente giusto detestarla dopo di aver bene accertato l'adulterio del pensiero.
FRANCESCO
(_traboccando_) E come si fa a guardare nel cervello altrui? Come si fa a sorprendere la verità che vi si appiatta se perfino quella che è nel cervello nostro talvolta ci si nasconde?
ULRICO
(_si frega le mani, ridendo_) Eh eh eh eh!... Precisamente! È alquanto piú complicato che sorprendere il baco in una ciliegia bacata!
FRANCESCO
(_tutto agitato dalle sue idee, che ribollono_) Dal primo balenio del sospetto ho frugato nel cervello di lei con l'acume, col rigore e con l'accanimento d'un poliziotto che frughi nel nascondiglio di un malfattore. Nulla ne ho cavato fuori che avesse la precisa vivezza della verità assoluta. La fatica che ella compiva per affermare di essermi fedelissima poteva parere una fatica compiuta per nascondermi la sua infedeltà o per ingannare sé stessa. Ogni protesta poteva parere una trepida difesa. Ogni lagrima poteva parere versata pel dolore d'una rinunzia. Ogni «sí» aveva anche il suono di un «no». Ogni «no» aveva anche il suono di un «sí». La verità qual era? dov'era?... Non è giusto che io detesti colei che ho tanto amata?... La giustizia non c'entra. Il mio sentimento non è una punizione, non è una condanna, non è un'accusa. Io la detesto senza accusarla, senza giudicarla. La detesto per la sua incapacità di debellare il mio sospetto. E di questa incapacità si è confessata proponendomi la separazione.
ULRICO
Vi separerete?!
FRANCESCO
Dovevo bene accettare la sua proposta. L'ho accettata.
(_Pausa._)
ULRICO
(_con un'aria da medico accorto e dotto_) Amico mio, il tuo male non è molto diverso dal male che io mi vanto di aver superato. L'origine di entrambi i mali?... Un egoismo esuberante. L'egoismo fa la buona salute se resta nel campo della praticità, se resta nel campo della materialità, in cui tutto è riconoscibile, tutto è distinguibile, tutto è piú o meno facile ottenere. Ma se sconfina e va a caccia di quel che non si distingue, di quel che non si vede e che forse non è mai esistito, se ambisce ad afferrare l'inafferrabile, produce sconvolgimenti gravissimi, che, per giunta, si propagano intorno con una irradiazione catastrofica. Tu non ti sei accontentato di chiedere a tua moglie la fedeltà del corpo. Hai preteso da lei la fedeltà del pensiero, cioè della mente, cioè del cuore, cioè dell'anima, cioè del diavolo che ti porti, con la relativa prova concreta inconfutabile matematica! Conseguenza fatale: sconvolgimento e irradiazione catastrofica! Adori tua moglie e la detesti, la vuoi e non la vuoi, l'accusi e non l'accusi, ti torturi e la torturi, soffri e la costringi a soffrire, impazzisci e la costringi a impazzire. Io non avevo una moglie. L'egoismo mio non si specializzava. Esso riguardava tutte le donne che passavo in rassegna pretendendo di trovare l'onestà con la relativa prova concreta inconfutabile matematica. Non le torturavo troppo perché riuscivano sempre a svignarsela. L'irradiazione mancava. Ma, intanto, mi torturavo io. Detestavo, adoravo, soffrivo, impazzivo,--impazzii! Mi sono curato, e ora non soffro piú, non adoro piú, non detesto piú!... E sai quel che ho fatto?... (_Si accalora, si elettrizza_) Come scelgo i cibi, i vini e i liquori che piú mi letificano, ho scelta la mia donna nelle immense fucine dell'abbrutimento. Giuro che non ce n'è un'altra di piú bassa carata sulla faccia della terra! La mia donna è mia perché è di tutti. Ha verso di me il merito insigne di piacermi infinitamente, e, se il saperla di tutti mi desse un qualunque senso di pena o di ribrezzo o di gelosia o di rancore, temerei di non aver conseguita la perfezione! (_Ride_) Eh eh eh eh! (_Poi, con una scrosciante violenza_) Brutalizzarsi, mio caro! Questa è la cura!
FRANCESCO
(_ha un brivido di nausea, e mormora:_) Potrebbe essere vero!...
ULRICO
(_dopo una breve pausa_) Ho chiacchierato troppo. E quindi ho sete. Non di acqua, beninteso. Ho sete di absinthe: il liquido che piú mi è omogeneo. In casa tua certamente non ce n'è. Vo' a berne in una buvette qualunque. Mi accompagni?
FRANCESCO
(_lugubre_) Ti accompagno. E beverò anch'io.
ULRICO
Bravo!
FRANCESCO
(_si leva.--Preme un bottone della soneria elettrica._)
UNA CAMERIERA
(_dalla destra_) Ha chiamato?
FRANCESCO
Dite alla signora che esco. E portatemi il mio cappello.
(_La Cameriera va._)
ULRICO
... E a quando la separazione?
FRANCESCO
Dipenderà da lei.
ULRICO
(_incredulo_) Se hai sinceramente accettata la sua proposta, meglio non ritardare.
FRANCESCO
Sono preparato, io! Non lo vedi che sono preparato?
ULRICO
(_rude_) E un taglio netto ha da essere!
FRANCESCO
Lo so.
ULRICO
Si applica molto cloroformio, ed energicamente si esegue.
LA CAMERIERA
(_ritornando e porgendo il cappello a Francesco_) La Signora la pregherebbe di attendere un momento.
FRANCESCO
(_accigliandosi_) Attenderò.
(_La Cameriera si ritira._)
ULRICO
Pare che ti tocchi di litigare ancora un po' con tua moglie. Trastullerò la sete con una sigaretta e mi tratterrò pazientemente in giardino, purché la cosa non vada troppo per le lunghe.
FRANCESCO
No, Ulrico! Tu mi farai il favore di non allontanarti. La presenza tua eviterà a me e a lei un'altra eventuale discussione, lacerante e oramai inutile.
ULRICO
Allora, stai tranquillo: non mi muovo di qui. Duro come una sentinella!
VI.
AGNESE
(_entra dolorosa e rigida.--Non riconosce Ulrico.--Resta interdetta._) Ti credevo solo.
ULRICO
I miei omaggi, Signora!
AGNESE
(_saluta, incerta, con un cenno del capo._)
FRANCESCO
È Ulrico Nargutta...
AGNESE
(_con cordialità poco espansiva_) Voi, Ulrico?... Perdonatemi di non avervi riconosciuto. Vi vedo dopo un anno d'assenza... E siete cosí trasformato!
ULRICO
Piú che trasformato, Signora! Del Nargutta di una volta non sopravvivono che l'amicizia da cui egli era legato al dottor Francesco Floriani e la devozione da cui era legato alla consorte di lui.
FRANCESCO
(_ad Agnese_) Che hai da comunicarmi con tanta fretta?
AGNESE
(_reticente_) ... Una mia decisione. Ma...
FRANCESCO
Ulrico è informato di tutto. È naturale che io non abbia voluto celare a un intimo e sperimentato amico di casa ciò che tra breve non sarà un segreto per nessuno. Puoi parlare liberamente.
AGNESE
(_noncurante e altera: non sdegnosa, non iraconda_) Per conto mio, non ho nulla da celare a un amico di casa, e non avrei nulla da celare neanche a una folla di estranei. Sicché, accolgo il tuo invito di parlare liberamente. La decisione che ho presa è di lasciarti oggi stesso.
FRANCESCO
(_con esasperata meraviglia_) Oggi stesso?!
AGNESE
Quando rincaserai, io sarò già via.
FRANCESCO
Ma questa è una fuga! È una fuga, Agnese! Tu fuggi.
AGNESE
Sí, fuggo.
FRANCESCO
E quale fatto nuovo o quale allarme t'induce a fuggire cosí?... Ti sono sembrato, a un tratto, un manigoldo? un delinquente? un nemico?
AGNESE
Non riempire la tua voce di parole da fanciullo! Io profitto d'un impulso che certo prima di domani sarà svanito.
ULRICO
(_borbotta in sordina:_) Approvo.
AGNESE
(_concitata_) Fuggo per non aspettare l'ora della resipiscenza, per non aspettare l'ora della mia e della tua viltà; fuggo per schivare, soprattutto, la tregua ingannatrice della notte che alla viltà della transazione ci trascina; fuggo perché, se non fuggissi, se non ti lasciassi oggi fuggendo, non ti lascerei, credo, mai piú, e non avrebbe piú fine il conflitto che miseramente distrugge la nostra esistenza e la nostra dignità! Sii forte, Francesco, come sono io, e non impedirmi di fuggire.
FRANCESCO
(_terreo, appena reggendosi in piedi_) Non te lo impedisco.
(_Un silenzio._)
ULRICO
(_senza accorgersene, si è scostato.--Ora, dal fondo, assiste, attentissimo, e, suo malgrado, pietoso, «al taglio netto». Ha davvero l'atteggiamento di chi assista a un'audace operazione cerusica._)
FRANCESCO
E dove andrai?... Dove andrai?... Alla ventura?...
AGNESE
Parto per Firenze. E lí abiterò la modesta casetta in campagna che era il mio piccolo patrimonio di orfana.
FRANCESCO
(_stentando a esprimersi_) Io esigo... che, almeno, tu viva in una certa agiatezza. Permetterai, spero, che io te ne sia garante, che io ne assuma l'impegno.
AGNESE
La vita di solitudine a cui mi dispongo rifiuterebbe l'agiatezza che non somigliasse un poco alla povertà. E poi... pensa che sempre caro mi fu destinare i nostri risparmi all'opera umanitaria della tua generosità e del tuo ingegno. Desidero che questo contributo non manchi e non diminuisca. Continuerà ad essere, in parte, l'obolo mio.
FRANCESCO
Sarò scrupoloso interprete del tuo desiderio.
AGNESE
Ti ringrazio. E addio! (_Con fermezza eroica, gli stende la mano in una profferta di leale commiato._)
FRANCESCO
(_con pari fermezza istantanea, gliela stringe nella sua._) Addio, Agnese.
(_Tutti e due, solenni, si guardano con gli occhi tristi che si vietano le lagrime._)
(_Qualche lagrima, invece, vela gli occhi di Ulrico._)
(_Le mani di Agnese e di Francesco si staccano l'una dall'altra, sbianchite, cadenti._)
AGNESE
(_non sa piú dominarsi, ed esce veloce._)
FRANCESCO
(_come colpito da un proiettile al petto, cade a sedere di piombo su una sedia che gli è vicina._)
ULRICO
(_non osa accorrere.--Gli si gelano le vene.--Indi, reagendo con una specie di rabbia, emette una voce acre stridula sferzante:_) Vieni o non vieni?
FRANCESCO
(_si leva súbito, ma senza fiato, senza sguardo._) Vengo.
SIPARIO.
SECONDO ATTO
_Un piccolo salotto--tipicamente equivoco. Un'aria di roba vecchia e raccozzata._
_Non grossi mobili. Un leggero tavolinetto tondo, con su una sigariera. Una mensola, con su bottigliette di liquori e bicchierini. Qualche sedia, parecchie poltrone di forme diverse. Molti specchi corrosi, screziati, uno dei quali è piú alto e sorge dall'impiantito. Un gran divano: cioè, uno di quei divani che si chiamano «alla turca»; basso, larghissimo, senza spalliera, senza piedi, carico di cuscini. Un drappeggio di cattivo gusto incornicia lo specchio piú alto e guernisce lo stipite di una porta in fondo, da cui si accede a un corridoio. Predomina il rosso in svariati toni: vivido, smortito, vermiglio, cremisino, paonazzo, quasi arancione, quasi roseo, quasi amaranto. Questa varietà è distribuita sulla tappezzeria della porta e della specchiera, sulla stoffa del divano, su i cuscini, sulle poltrone, sul tappeto frusto e rappezzato che copre in parte il pavimento, su certi sbrendoli attaccati ai muri per addobbo._
_Alla parete laterale di sinistra è--in primo piano--una porticina un po' misteriosa di minime dimensioni. Alla parete opposta un'altra porta, di dimensioni normali. In un angolo, il braccio d'un fantoccio di legno raffigurante un moro regge una lampadina elettrica._
_Dal soffitto penzola un gruppo di quattro grosse lampadine di vetro turchino._
I.
_Sera._
_La porta, in fondo, è chiusa. È soltanto accesa la lampadina del moro, di cui biancheggiano i denti in uno stupido sorriso immobile.--Nella scarsa luce si spande fantasticamente la sinfonietta del rosso.--Sul divano dorme_ SONIA ZAROWSKA.--_Bella. Biondissima. Pallida, d'un pallore latteo. E nel pallore sembrano morti i suoi occhi sigillati dal sonno, orlati di bistro e cinti da un cerchietto livido.--Non è distesa, né supina. Il suo corpo si sprofonda nei cuscini, bisbeticamente scomposto. Dalla stretta e succinta veste nera, che è cosparsa di lucide pagliuzze cangianti, tutte si rivelano le membra torte e squinternate. Una gamba è scoperta fino al ginocchio, e tra il nero della veste e il rosso dei cuscini risalta il grigio perla della calza velina.--Un mantello è a terra, aggrovigliato, presso il divano. Un tocchetto bizzarro è, capovolto, su una sedia._
SONIA
(_si svoltola. Sogna, brontola:_)... Roastbeef con patate! (_Pausa_)... Un cocktail!... (_Poi, un barbuglio senza parole. E piú niente.--Si svoltola di nuovo. Agita un braccio. Brontola piú vivacemente:_) Vile gendarme!... Per te non voglio danzare!... (_Si stende, sbracalata_) Puff!... Antipatico!... Antipatico!... Puff!... (_Si accheta._)
(_Silenzio._)
(_La porta, in fondo, si apre un po'._)
II.
ULRICO