I pazzi: dramma in quattro atti

Part 5

Chapter 53,635 wordsPublic domain

(_sedendo poco discosto da lui_) Nessuno l'ha costretta. Nessuno l'ha condotta. Si recò da me spontaneamente. Il mio indirizzo, suppongo, lo apprese da un tale che capitò lí, da lei, la sera famosa in cui mi obbligasti a restare in sua compagnia. Costui ebbe agio di leggere la mia carta di visita per un incidente che non ti raccontai perché non era necessario raccontartelo. Quella sera, la pietà, che, sincera e anche soccorrevole, non tardò a succedere in me al disgusto, la riempì d'una intontita ammirazione mista a una specie di caparbia fiducia e ad una esagerata gratitudine.

ULRICO

(_con una vivacità comprensiva_) Perciò quella sera la trovai eccezionalmente distratta, eccezionalmente sviata!

FRANCESCO

Stammi attento, e non m'interromperei

ULRICO

Ammirazione, fiducia, gratitudine! Tutte cose mai provate da lei!

FRANCESCO

Mai provate, ne sono convinto come te, ed erano, forse, l'abbozzo vago di una nascitura facoltà mentale. Un che di analogo si riscontra in un bambino il quale abbia notato per la prima volta--che so?...--una fiaccola, un albero, un lembo di mare, un volo di uccello. Ma è ozioso vangare, ora, nel campo delle induzioni. Il fatto è che una mattina--quella, di certo, in cui tu persistevi nell'attesa dopo l'attendere di una notte interminabile--mi si presentò qui in preda a un parossismo straziante. Usciva, indubbiamente, da una lunga orgia. Era satura di alcool. Tra il nero del bistro i suoi occhi incavernati avevano un luccicore vuoto di sguardi. Tra gli avanzi dei colori posticci apparivano le due macchie paonazze degli zigomi accesi e il livido delle labbra gonfie. Contro il letargo che le invadeva le membra lottava in lei come un bisogno di non cedere ad esso; e contro lo scompiglio del suo pensiero semispento lottava la sua volontà fissa di ottenere il mio soccorso. In questa duplice lotta si dibatteva spasimando. Pareva una povera bestiola idrofoba in agonia!

ULRICO

(_soggiogato da quella visione, balbetta:_) La volontà fissa di ottenere il soccorso tuo! Perché non quello d'un altro?

FRANCESCO

Perché non un altro le aveva ispirata mai la fiducia a cui ho accennato. L'idea che soltanto io potessi prestarle soccorso era già da lei fermamente acquisita. Oltre di che, ritengo che quel signore dal quale fu letta la mia carta di visita le abbia forniti degli schiarimenti sulla mia professione e sullo scopo di questo Ricovero. Che la demenza cerchi da sé la soglia d'un manicomio è meno insolito di quanto si creda.

ULRICO

(_rintuzzando con pervicacia_) Sonia Zarowska non era una demente!

FRANCESCO

Era una demente tranquilla, inerte, chiusa nelle forme apatiche della sua corruzione, dei suoi vizi, della sua mania di rubare. Poi, se è vero che un po' di luce sia sopravvenuta a solcare quella sua demenza compatta, appunto questo spiracolo di percezione deve aver mutata la demente tranquilla in una demente agitata, paurosa, impaurita di sé stessa. Ed eccola, in un accesso di agitazione, in una crisi di paura, rivolgersi, anelante, verso il rifugio, verso il manicomio e verso colui del quale conobbe la pietà. (_Breve pausa._) Ora, l'agitazione è cessata, ed è cessata la paura. La demente agitata non c'è piú. E non c'è piú, neppure, la demente tranquilla. Il nemico è stato dominato sommergendo in una atmosfera di gentilezze e di caste idealità le losche abitudini contratte, delle quali non si colgono che rare e quasi puerili reminiscenze in qualche parola, in qualche gesto, in qualche atto fugace. Ma non m'illudo che sia la salvezza definitiva. Io temo che il ricordarle vivamente le attrattive ch'ella esercitava su i corrotti e su i corruttori, e su te piú che su gli altri, possa fare in lei ripullulare d'un súbito l'antico veleno non del tutto eliminato. Questa è la ragione per la quale mi sono preoccupato della eventualità che tu la riavvicinassi. Ma, giacché sei rimasto molto impressionato da quanto ti ho esposto, la mia preoccupazione dilegua, e fido in te. Mi prometti di non tentare di riavvicinarla?

ULRICO

(_dolorosamente brusco_) Non te lo prometto! Non te lo devo promettere!

FRANCESCO

(_si percuote un ginocchio, e si leva, infastidito._)

ULRICO

Promettere per non mantenere non sarebbe da galantuomo. E promettere per mantenere, nel caso mio, sarebbe una imbecillità. Riguardo alle mie impressioni, tu hai preso un granchio madornale. Le mie impressioni sono precisamente opposte a quelle che mi hai attribuite. Ciò che mi ha impressionato, ciò che mi ha fatto e mi fa fremere di dolore e di sdegno è che la ostinata stoltezza ideologica, tra cui si aggira la demenza tua, sia riuscita a sconnettere la vita naturale di quella donna e a strappar lei al suo nulla, alla sua pace, alla sua indipendenza, al suo destino--nel quale io mi dissetavo!... Ma, per fortuna, la tua opera è tutt'altro che compiuta. Rilevo questa buona notizia dai tuoi timori. (_Ride il suo vecchio riso divenuto piú acre:_) Eh eh eh eh!... «L'antico veleno»?!... Parole convenzionali! A chi nuoceva il cosí detto veleno?... Non a lei! Non a nessuno! E a chi nuocerebbe se tornasse a possederla?... A me, intanto, arrecherebbe un gran bene, restituirebbe il bene che ho perduto. E tu mi chiedi che io rinunzii alla speranza che questo si avveri dopo che i tuoi stessi timori mi hanno incitato a sperare?... Non ci rinunzio, no, non ci rinunzio! Io la voglio vedere. Io le voglio parlare. E ti consiglio di astenerti dall'ostacolarmi!

FRANCESCO

(_recisamente_) Non è inopportuno, Ulrico, che io consigli te di astenerti dal trascendere!

(_Un filo di pausa._)

ULRICO

(_quasi pentito--si modera._) Se trascendessi, ne avrei poi un rammarico piú penoso del tuo. Evvia, Francesco! Accontentiamoci un po' reciprocamente. Cediamo un po' tutti e due. Tu accondiscenderai a che io--magari sotto la tua sorveglianza--abbia un colloquio con lei, e, per parte mia, ti garantisco che non mi affaticherò punto a riconquistarla al suo passato. (_Traspare ch'egli esprime una temperanza momentanea._) Mi limiterò a interrogarla sulle sue sensazioni attuali, sulle sue intenzioni per l'avvenire, e il risultato di questo colloquio, da cui sarà stimolata la sua sincerità, potrà servire, a guisa di scandaglio, anche a te. Misurerai il valore dei tuoi criterii, la portata dei tuoi metodi. Apprenderai se, dal tuo punto di vista, ella sia già guarita o almeno avviata a guarire o se il mutamento verificatosi non sia che effimero e occasionale. Dovrai riconoscere--ne sono sicuro--l'utilità pratica della tua condiscendenza. E cessiamo di sperperare il nostro tempo, te ne prego! Chiamala!

FRANCESCO

(_paziente, deferente_) Io non ho alcun diritto su lei, alcun diritto su te. Ma è incluso nel mio assunto il diritto di proibire che v'incontriate finché ella sarà qui. Tu la vedrai e le parlerai, altrove, senza ambagi d'impegni e di controlli, quando io l'avrò congedata. Non mi ostino a chiederti una rinunzia della quale non sei capace. T'impongo, bensí, una dilazione per non essere il tuo complice.

ULRICO

(_levandosi di botto, con allucinata prepotenza_) E io ti risparmio di essere il mio complice, poiché basterò io a chiamarla.

FRANCESCO

(_adiratamente_) Tu abusi dell'ospitalità che ti è concessa! Bada a quello che fai!

ULRICO

(_con uno scoppio di stizza che geme di confessione_) Hai avuto, a modo tuo, pietà di lei, e non sai averne di me!...

FRANCESCO

(_fervido e leale_) Ne ho di te, ne ho di te come di lei, a modo mio!

ULRICO

Sí, sí, abuso dell'ospitalità che mi è concessa. E cacciami via, se questo esige la tua pietà!... (_Infrenabile, chiama, sbraitando:_) Sonia Zarowska! Sonia Zarowska! Sonia Zarowska!

LA VOCE DI SONIA

(_lontana e vibrante d'immediata sorpresa_) Ulrico! Ulrico!

ULRICO

(_investendo_ FRANCESCO) Hai udito come grida il mio nome nonostante il bavaglio della tua tirannia?

FRANCESCO

(_sorgendo con fierezza_) Finiscila, adesso! Non tollero piú che tu adoperi un simile linguaggio!

LA VOCE DI SUORA MARTA

(_vivacissima_) Chiunque sia che vi chiami cosí, restate al vostro posto!

FRANCESCO

(_veemente_) Lasciatela libera, Suora Marta! Lasciatela andare dove vuole!

ULRICO

(_sbraitando piú di prima_) Lasciatela libera! Lasciatela libera!

LA VOCE DI SONIA

(_vicina_) Ulrico!...

FRANCESCO

(_disdegnoso, a Ulrico_) Tu le potrai parlare come meglio ti aggrada. Io non ti sorveglierò! (_Fugge per la porta a destra._)

V.

SONIA

(_ancora di dentro_) Ulrico! Ulrico!... (_Giunge slanciandosi a stringergli le mani._) Ulrico!

ULRICO

(_stringendole a lei_) Finalmente! Finalmente!...

SONIA

Ti ritrovo? Ti rivedo?...

ULRICO

Mi credevi morto addirittura?

SONIA

Proprio morto di morte non ti credevo.

ULRICO

Mi avevi dimenticato, ecco.

SONIA

Non ti avevo dimenticato.

ULRICO

Mi pensavi!

SONIA

Ti pensavo, pensando che non esistevi piú.

ULRICO

Ma appena ti ho chiamata, hai sentito berne che tornavo a esistere.

SONIA

Questo ho sentito.

ULRICO

Molta meraviglia?

SONIA

Molta.

ULRICO

Anche molta gioia, se non m'inganno.

SONIA

Molta.

ULRICO

Non hanno potuto trattenerti dal correre a salutarmi risorto.

SONIA

Non l'hanno potuto.

ULRICO

E perché, dimmi, perché ti pareva che io non esistessi piú?

SONIA

Perché non esisteva piú nessuna delle cose d'allora.

ULRICO

Di allora, cioè di quando?

SONIA

Di quando si stava cosí spesso insieme.

ULRICO

Tutte sparite, dunque?

SONIA

Tutte sparite.

ULRICO

Da un giorno all'altro?

SONIA

Sparite a poco a poco.

ULRICO

E non le rievochi? Non le rimpiangi?

SONIA

Di tanto in tanto, sí, ma come in sogno.

ULRICO

(_frugando, guardingo_) Io credo che ci sia qualcuno che se ne accorge e che ti sgrida.

SONIA

Per esempio, chi?

ULRICO

... Per esempio, Suora Marta, che ti sorveglia continuamente.

SONIA

Non se ne accorge Suora Marta.

ULRICO

(_accennando la porta a destra_) Oppure se ne accorge lui, che ha la fissazione e la sapienza di scrutare.

SONIA

Nemmeno lui se ne accorge.

ULRICO

E se, per ipotesi, egli se ne accorgesse?...

SONIA

Si dorrebbe.

ULRICO

E ti toccherebbero, quindi, le durezze della sua severità.

SONIA

Severo, lui?... No, mai!

ULRICO

Non ti assilla, forse, non ti martirizza con i suoi rigori, con le sue costrizioni?

SONIA

No!

ULRICO

Tuttavia, hai l'obbligo d'essergli sottoposta, hai l'obbligo di obbedirgli.

SONIA

No!

ULRICO

Che tu neghi o non neghi, è certo che qui ti si tiene come in un carcere.

SONIA

No!

ULRICO

Peggio che in un carcere ti si tiene. In un carcere non si perde che la libertà esteriore, mentre qui ti si comanda e ti si spia perfino nel cervello!

SONIA

No!

ULRICO

Io affermo che ne sei stanca! E con me tu fingi, tu fingi, tu mentisci!

SONIA

No, Ulrico! No! No! No!

ULRICO

(_in un muggito di esasperazione--tappandosi gli orecchi con le mani_) Ah, sono esecrabili i tuoi «no»! Non farmene udire di piú!

SONIA

(_spaventata, si trae indietro.--Resta in pena, sospesa._)

(_Un silenzio._)

ULRICO

(_scaccia l'ira che lo pervade. Siede. Le parla con una specie di leale remissività._) Riconosco che farnetico. Riconosco che, immaginando costrizioni e martirii, sono in errore. Ma è l'acredine! È la rabbia! È la malignità della rabbia! Ricordo la tua vita d'un tempo non remoto, la ricordo scorrere fluida come un fiume, apportatrice imperturbata di godimenti, tra i rovi e le asperità delle tristezze altrui, degli altrui malori, delle altrui miserie, e in questo ricordare il rimpianto mio, cosí diverso dal tuo, s'inasprisce, si esulcera.

SONIA

(_ascolta attentamente._)

ULRICO

In te il rimpianto non è suscettibile di esacerbazioni. È saltuario, scialbo, superficiale, svanente, estraneo al fermento della realtà. «_Come in sogno_» hai detto, e ti sei espressa con esattezza, poiché, di fatti, ti hanno addormentata nella convinzione che il tuo piccolo mondo d'allora sia sparito per sempre. (_Scattando facinoroso_) Ma è falso! È falso! La falsità è stato il tuo narcotico!... Esisto io tale qual ero. Lo vedi! Esiste tale qual era tutto ciò che lasciasti! E con la medesima voce con la quale io t'ho chiamata pocanzi, tutto ciò che lasciasti ti ha chiamata e ti chiama!

SONIA

(_ha un lieve fremito. La sua attenzione diviene piú tesa._)

ULRICO

Ti chiamano le tue stanze dove nulla è sparito, dove nulla è mutato dall'ultima sera in cui ne respirasti l'aria iniettata di profumi a te cari e di desiderî; ti chiamano i bizzarri abiti neri che secondavano incantevolmente le seduzioni del tuo corpo serpentino; ti chiamano i fedeli specchi avidi della tua immagine nella ebbrezza della danza; ti chiamano le tue ore senza misura, le tue ore senza albe e senza tramonti, riempite dei tuoi capricci fuori da ogni legge, riempite di abbandoni e di oblii! È tuo, è tuo tutto ciò, ancora tuo, piú tuo di prima. Svegliati, Sonia! Svegliati, e rivivi! Nel sonno che ti avvolge come una cappa di piombo, tu piú non vivi,... tu piú non vivi e non mi fai piú vivere!

SONIA

(_è presa dalle rievocazioni. Le cose di allora le si riavvicinano. Già la sfiora il loro fascino. Le si disegna sul volto un'animazione perplessa.--Interroga, cauta:_) Ci sei stato laggiù in questi giorni?

ULRICO

(_s'irradia_) Non un giorno è trascorso che io non mi ci sia recato. E lungamente ci restavo.

SONIA

Solo solo?

ULRICO

(_malinconicamente_) Solo solo.

SONIA

Ti piaceva di restarci?

ULRICO

Mi piaceva di soffrire.

SONIA

Nulla è sparito?

ULRICO

Nulla.

SONIA

Nulla è mutato?

ULRICO

Nulla.

SONIA

(_con segretezza_) Anch'io rivedrei volentieri le mie stanze, i miei abiti, i miei specchi...

ULRICO

(_dissimulando l'emozione che rigurgita_) Ti recheresti volentieri laggiù?

SONIA

Soltanto una volta!

ULRICO

(_con subdolo assenso_) Soltanto una volta, s'intende! Una fugace visita al passato! Non piú di questo.

SONIA

Non piú di questo.

ULRICO

Io, poi, ti faccio notare che se realmente lo vuoi, non ti sarà troppo difficile.

SONIA

(_sottovoce_) Non posso.

ULRICO

L'impossibilità è nella tua immaginazione.

SONIA

Non si esce dall'asilo senza il permesso di lui.

ULRICO

Mi hai assicurato che non tiranneggia, che non è severo con te. Gli chiederai il permesso che ritieni indispensabile, e l'otterrai.

SONIA

Per andare laggiù, no, non glielo chiedo! Me ne vergognerei.

ULRICO

Ne farai a meno, ed egli ti assolverà.

SONIA

Mi consigli di uscire di nascosto?

ULRICO

Di tentarlo io ti consiglio.

SONIA

(_accesa d'una sinistra reminiscenza_) Di nascosto come per rubare?!

ULRICO

Dove salti con la fantasia? Si tratta semplicemente di uno strappo alle consuetudini di clausura. Non è un crimine. Non è un'azione da paragonare a un furto.

SONIA

Sí, ne convengo: un crimine non è.

ULRICO

Dunque, nessun ostacolo, nessun rischio e, soprattutto, nessun rimorso.

SONIA

Tu mi accompagnerai, n'è vero?... Mi devi accompagnare...

ULRICO

È naturale che io t'accompagni.

SONIA

E quando andremo? Quando?

ULRICO

Decidi tu. Non dipende che da te.

SONIA

Io non so... Io non oso decidere... Forse, oggi stesso potremmo!

ULRICO

(_levandosi ebro, esagitato, abbacinato, col respiro mozzo_) Ma certamente! Oggi stesso! Oggi stesso!... Perché no?... E non bisogna ritardare!... Egli, a quest'ora, è intento ai suoi studî; la zelante Suora ha avuto l'ordine di risparmiarti il suo zelo; la mia riverita persona si trova già, per caso, a tua disposizione: sarebbe una ingratitudine verso la fortuna non profittare di circostanze cosí favorevoli!

SONIA

(_con una esaltazione timorosa e frettolosa_) Ebbene, sí! Profittiamone! Profittiamone!... Tu uscirai prima di me... Mi aspetterai alla svolta della strada... Io cercherò di deviare l'attenzione del guardiano... Gli farò credere che si riversa l'acqua dalla fontana, o, meglio, lo pregherò di cogliere per me qualche fiore... Mi è amico: non si negherà... E appena si sarà allontanato dal cancello, io, di corsa, di corsa, a raggiungerti!... Sono contenta, Ulrico, sono tanto contenta!--Vai vai vai vai!

ULRICO

Bada che ti aspetto!... (_Si avvia, veloce, sogguardandola un po' diffidente._)

SONIA

(_in un lampo di allarme, dà un grido soffocato:_) No!

ULRICO

(_arrestandosi di colpo_) Sonia?!

SONIA

(_casca a sedere._)

ULRICO

(_accorre_) Sonia?!

SONIA

(_affaticata, fioca, con negli sguardi e nell'accento una intima solennità_) Non mi aspettare... Torna laggiú, se vuoi, ma «solo solo»... come in questi giorni. Io non ci sarò.

ULRICO

(_miseramente_) Avevi riaperte un poco le ali al volo: le hai richiuse.

SONIA

Laggiú... è il pericolo. Laggiú è la malia dei vizî, la malia del peccato.

ULRICO

(_pallidissimo_) Parli di peccato?! Parli di vizî?! Due parole che non conoscevi!

SONIA

Furono i miei nemici!

ULRICO

Tu distingui, nella tua vita, i fatti umani a cui si riferiscono le due parole paurose e non tue che hai pronunziate?

SONIA

(_con una istantanea percezione_) Li distinguo! Li distinguo! Ero nei vizî e nel peccato. Ora, non piú!

ULRICO

E sei capace, in coscienza, di odiarli? In coscienza sei capace di temerli?

SONIA

Li odio e li temo perché mi benefica l'esserne lontana.

ULRICO

Parole non tue, Sonia! Parole non tue!

SONIA

Lo sento che ne sono beneficata. Lo sento! Non m'inganno!

ULRICO

Cosí ti hanno detto e a te pare che sia.

SONIA

Io vorrei che tu sapessi capire quello che sento.

ULRICO

Io vorrei che tu me lo facessi capire con parole che fossero veramente tue!

SONIA

(_stentando a esprimersi_)... È qualche cosa che sta tutta dentro di me: una grande dolcezza dell'anima!

ULRICO

(_attonito_) Dell'anima!... (_Si tortura i capelli con le dita nervose. La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel vuoto._)

SONIA

(_rasserenata, buona, amicale--si leva._) Addio, Ulrico!

ULRICO

(_in un urgente trapasso_) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (_Egli è come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema energia istintiva per salvarsi._) Lo respingo non per cercare ancora di ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla, non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda, tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione, nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.

SONIA

(_è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna l'implorazione:_) Ulrico!...

ULRICO

Rifiuti?... Rifiuti?!... (_Prorompendo in un furore cattivo_) Ah, non inutilmente ho rimescolato il mistero! (_Esce a destra, violento, clamoroso_) Vieni, Francesco! Il mio colloquio con Sonia Zarowska è terminato.

SONIA

(_in orgasmo_) No! Lui, no, te ne supplico! Lui, no!

ULRICO

(_di dentro, ancora clamoroso_) È necessario che tu venga, e súbito! Vieni! Vieni!

SONIA

(_gridando_) Ma perché? Ma perché?

ULRICO

(_tornando_) I «perché» e i «ma», in un manicomio, fanno cilecca!

VI.

FRANCESCO

(_entra--freddo--accigliato--senza guardare._)

ULRICO

(_prontamente_) Ho bisogno che tu apprenda e che tu giudichi. Ciò che ti dirò è straordinario, è incredibile. Tuttavia, sul mio onore!, non smercio menzogne.

FRANCESCO

Molte cose che a te debbono parere incredibili non sono incredibili. E che tu non smerci menzogne ho la piú ferma persuasione.

ULRICO

In breve. Poiché ella non ha ceduto alle visioni risvegliate in lei dalla prepotenza della mia frenesia e l'ho trovata salda, irremovibile nel suo odio al passato, nella sua volontà di seppellirlo, io le ho sinceramente offerto un avvenire di onestà e di pace, le ho sinceramente promesso di rispettare il suo odio e la sua volontà, le ho sinceramente promesso di volerle bene, di volerle un bene tutto simile a quello che sanno volere a una donna onesta i piú probi degli uomini. Come mi sia accaduto di balzare da un polo all'altro, non me lo domandare. M'imbroglierei a risponderti. Ma mi fulmini Dio o il diavolo se i miei propositi non li ho concepiti e non li ho manifestati in piena lealtà.

FRANCESCO

E lei?

ULRICO

(_con un groppo alla gola_) Ha rifiutato.

FRANCESCO

Si è lasciata, forse, vincere dalla diffidenza.

ULRICO

Non dalla diffidenza si è lasciata vincere.

FRANCESCO

Piú che di te, di sé stessa ha diffidato. E non avrebbe dovuto! (_A lei_) Voi, Sonia, aspettate da me, dal vostro medico, la garanzia della vostra salute morale?... Io non esito a darvela. Voi siete guarita. Ed è un prodigio:--un prodigio non mio. Io non ho fatto che alimentare qualche imprevedibile seme di virtú scorto improvvisamente in voi come nel fondo sconvolto di una piccola bolgia. La guarigione è cosí perfetta che avete potuto resistere all'uomo che piú vi ha desiderata e perfino mutare il suo desiderio... in amore. Egli vi ha promesso di volervi bene. Non ha avuto il coraggio di pronunziare la parola divina. Quel che egli vi ha promesso è piú ampio e migliore. Vi ha promesso di amarvi! E voi, Sonia, lo amerete. Nel vostro corpo strappato agli artigli del vizio e del peccato, un'anima è sorta. Quest'anima è nuova, ed è pura come quella di una adolescente. Dell'amore, dunque, si è dischiusa, nel centro del vostro essere, la piú facile fonte. Il mio buon Ulrico non avrà che da ricercarla.

SONIA

(_si è contratta, schiva, ritrosa, con gli occhi bassi._)

ULRICO

(_è stato, ed è, intento a sorprenderne le sensazioni._)

(_Una breve pausa._)

FRANCESCO

(_impassibile, calca, sul tavolino, un bottone della soneria elettrica._)

(_Si ode, lievemente, il suono interno._)

SONIA

(_ne è tutta percorsa nei nervi._)

ULRICO

(_nota quella specie di brivido._)

VII.

SUORA MARTA

(_entra con sollecitudine_) Qualche ordine per me, Direttore?

FRANCESCO

Nessun ordine, Suora. Ho da farvi una comunicazione e da rivolgervi una preghiera. Sonia Zarowska è congedata. Tra pochi minuti non sarà piú nostra ospite.

SONIA

(_ha una forte scossa interiore._)

FRANCESCO

(_proseguendo_) Mi risulta in modo positivo che le sue condizioni psichiche sono tali che le sarebbe superfluo, se non dannoso, costringerla a prolungare la dimora in questo Ricovero. Intanto, mi è impedito di trattenermi con lei per gli ultimi doveri dell'ospitalità. Mi occorre disbrigare molto lavoro, e al piú presto. Voi, Suora,--e questa è la preghiera che vi rivolgo--avrete la cortesia di sostituirmi, come frequentemente desidero. Le sarete accanto col vigile garbo che vi è consueto se ella vorrà salutare le amiche che l'hanno cullata nella loro affezione e la sua cameretta dove per la prima volta ha conosciuto il riposo affrancato dall'insidia. Poi l'accompagnerete fino al cancello del giardino, e lí cederete a Ulrico Nargutta--il quale ne sarà felice--la vostra e la mia prosciolta responsabilità.

SUORA MARTA

Sta benissimo.

SONIA

(_si è curvata nella schiena, simile a un giunco colpito dalla grandine. Il capo le pende in avanti. I suoi occhi, aperti e soffusi di cupezza, non hanno piú battito di ciglia._)

ULRICO

(_attraverso lo sconforto, non cessa un attimo di osservarla._)

FRANCESCO

E voi, che avete, che avete, Sonia? Non deve né attristarvi né avvilirvi il commiato. Deve, invece, rendervi lieta, secura, orgogliosa. Su! Su! Alzate la testa! Alzate la testa con la piú balda lietezza come per una resurrezione, e sia tutto ridente il vostro saluto!

SONIA

(_rifugiandosi, a un tratto, presso la Suora_) Suora Marta! Suora Marta! Voi siete la madre generosa di noi tutte e a lui, nella generosità, siete sorella. Intercedete voi perché non mi mandi via!

ULRICO

(_tagliente_) Spetta a me d'intercedere! E sarà una intercessione efficace.

FRANCESCO