I ladri della pace

Chapter 7

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Quelle parole di Madama Proserpina, fecero su Alfredo l'effetto di un litrone d'acquavite, perocchè quale un ubbriaco, non sapea levarsi da quel perfido sedile, quantunque per alcuni chiodi si pungesse le natiche. Non ebbe altra energia che quella di chiedere, _quanto era il suo debito_? Nulla, esclamò la Indovina, perchè voi siete povero com'io, ed intanto imparate ancorachè«_il male che noi facciamo, non ci attira tante persecuzioni e tanto odio, quanto ce ne attirano le nostre buone qualità_.».... addio!! Quella profetessa spinse in tal modo, il malato a fare, come suol dirsi, le valigie pel ritorno all'antica sua dimora.

Pertanto, i nostri compiacenti lettori sanno ora che alla Cura Climatica Alpina, erano andati in quella primavera, fra molti altri, anche alcuni personaggi importanti del nostro romanzo, cioè Violetta, Alfredo, Zaira. La prima per riguadagnare la sua perduta giovialità; il secondo, per far sbollire, potendolo, il calore del capo constatato dai tecnici e dai profani, di quaranta gradi centigradi; la terza per guarire in qualche maniera, da' suoi piccoli disturbi isterici. Perciò non sarebbe strano, accogliere il paradosso; che per alloggiare le menti positive o sedicenti serie, potriano bastare i manicomi vigenti; mentre per ricoverare decentemente tutti i monomaniaci esterni, si vorria un locale vasto quanto il globo terracqueo.

E se non altro, avremo il magnifico piacere, di vedervi rinchiusa, come sopra, anche un po' di gente troppo seria.

PARTE SECONDA

CAPITOLO I.

Il ritorno di Alfredo

L'Episodio nella Chiesuola dell'Alpe, aveva bensì rialzato alquanto il morale di Alfredo, ma la sua consolazione fu assai breve, perocchè il giorno dopo Violetta ed i suoi seguaci, erano scomparsi dall'Albergo climatico! Nè il preciso motivo di quella probabilmente intempestiva partenza, fu noto. Alfredo, per la sua fantasia riscaldata, spiegava il fatto siccome una improvvisa decisione di Violetta, onde sollecitare il proprio ritiro nel Convento delle Orsoline, o forse perchè sapesse della ricetta di Proserpina sua conoscente, suggerita ad Alfredo, e per quanto sopra egli sempre impressionabilissimo, ne provava rimorso ed affanno, tanto maggiore perchè aveva letta la lettera portatagli pochi giorni innanzi, dal suo cane ladro. Se Alfredo fosse stato un uomo come tanti altri, poteva anche presumere, essere la partenza dei quattro personaggi suaccennati, un caso qualunque; un affare ordinario; ma Egli, che, non aveva mai voluto acconciarsi agli affari ordinari, vi almanaccava intorno, ripetendo: _Non v'ha effetto senza una causa speciale, precisa. Violetta dunque,_ diceva a se stesso, _è partita da qui co' suoi tutori, decisamente, od in causa della ricetta di Proserpina, forse anche a Lei nota, od in causa del mio bacio in sfumatura, equivalente ad una terza parte soltanto di quello della Francesca da Rimini, quindi in pena avrò il Purgatorio secondo i credenti......_ Questa l'idea fissa di Alfredo e noi sappiamo col Poeta gentile:--Che il cangiar di natura, è impresa dura.

Vada pure in Convento la sciagurata, gridò, ma io la rivedrò anche in quel recinto delle sepolte vive!

E come fare poi?--Niente di più facile--le monache Orsoline non hanno penuria di danaro, perocchè esso suol entrare anche nei luoghi sacri. Io faccio un quadro di grande formato, che rappresenti a mo' d'esempio: _Il Parlatorio del Convento di monache_. Violetta, nel quadro in parola, sarà la figura principale, la più espressiva, la più seducente..... Ella starà dietro la cancellata frammezzo ad altre monache meno belle, e meno giovani, e sorriderà, come una volta, ad un visitatore. E quel visitatore?..... Alfredo, naturalmente!.....

Ciò compiuto, pensò, io vado al Convento, col mio quadrone e ne propongo la vendita a quelle sante femmine. Le Orsoline lo acquistano: Onde poi collocarlo bene e probabilmente nel Refettorio, converrà che l'autore sia presente per la questione della luce, e per conseguenza il Pittore entrerà nel monastero. Violetta certamente, quale amante dei quadri di genere, sarà fra le monache che osservano il dipinto, ed io in tal modo, potrò rivederla. Oh! se Violetta fosse quale la Suor Teresa del noto Dramma, dovrebbe ritornare al secolo e.... volermi bene più che prima, per forza di quel lavoro a lei sola dedicato!......

E per dare esecuzione sollecita al famoso progetto (che al vaneggiamento assomigliava) il Pittore decise di ritornare in fretta al suo studio, onde lavorare alacremente intorno al grandioso dipinto. Dio voglia che allo sventurato pittore, non accada quanto occorse allo stovigliere del Pignotti. _E con un colpo solo e in un momento--tutte gettò le sue speranze al vento._ Il progettista nella sua superba fantasia, avea mandati all'aria i bei sogni di grandezza, con un calcio famoso nel paniere de' suoi vetri e cristalli!!

Sarà, del resto, dovere di gentiluomo, congedarsi prima amichevolmente da Zaira, la quale, pel suo affettuoso contegno avea meritato tutti i riguardi. Dessa si fece mesta a quell'annuncio, ma non mosse lamento. Segnale, pensò, che noi non siamo dello stesso modo di vedere, e Zaira aveva ragione, perocchè la Creatura umana sente simpatia maggiore verso quegli esseri che hanno la medesima indole; e che nel proprio interno a Lei sembrano assomigliarsi. _Similia similibus sequuntur._ E' questa una specie di scusa delle proprie opere o buone o prave. E colla reciproca promessa di rivedersi presto in qualche angolo di questo mondo, que' due buoni compagni di viaggio, si strinsero espansivamente la mano e si lasciarono. Alfredo discese, a guisa di un capriolo, quei monti, col suo indivisibile Lord, e coll'arrugginito fucile. Povera caccia, quanto trascurata! Zaira si fermò colassù qualche giornata ancora, insieme ad un amica compaesana, colla quale poi si restituì al proprio domicilio. Durante il viaggio di ritorno a Trieste, anche Zaira fermò in cuore un progetto, certamente meno fantastico di quello d'Alfredo, colla speranza di mandarlo ad effetto quanto prima.

Tanto era buona e generosa quella donna, verso gli infelici, i quali il mondo gaudente abbandona, perchè sono troppo indipendenti o troppo sinceri o perchè si annoia del loro antipositivismo.... Zaira era una perfetta artista.

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Ed Alfredo dal canto suo, avrà potuto viaggiare stavolta senza tante precauzioni, perocchè, in forza di un recente indulto esplicato dagli incaricati, anche i sospetti rivoluzionari erano liberi, salvo gli ulteriori provvedimenti del caso.

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Maddalena ed Elisa, quelle due esemplari, e misere fanciulle, avevano vissuto del loro lavoro, nel tempo di assenza dei fratello, che fu di circa un mese. Sempre melanconiche e trepidanti sulla sorte del loro Alfredo, del quale non avevano notizie, in causa dei luoghi foresti ove avea viaggiato, quantunque un vigliettino l'avesse fatto, che andò smarrito forse, o forse sequestrato. La corrispondenza epistolare, soffre anch'essa, a norma dei tempi, le sue eccezioni. Perciò in certune eventualità, bisognerebbe ricorrere ai sotterfugi. Per ingannare l'olfato dei segugi, anche la lepre, al mattino, pria di accovacciarsi, spicca un'enorme salto, e questo, la salva tante volte dai cani e dal fucile.....

Maddalena avea saputo già dall'amica Linosi, sua coetanea (perchè entrambe poco al di sotto del sesto lustro) abbastanza, per conoscere della passione di suo fratello, ma di questo, poco si era commossa. Alfredo, avea promesso al letto di morte della loro adorata mamma di non abbandonare le sorelle, di non ammogliarsi, ed inoltre la famiglia Blandis era troppo povera in confronto della famiglia Giacinto. Le classi patrizie, la borghesia aristocratica, non derogano dalla massima di raddoppiare, coi matrimoni, le sostanze.....

.... Del Commendatore Aringa dopo il duello così felicemente risoluto, non se ne parlava più e da un mese circa lo si diceva partito per un lungo viaggio.

Quanto a Donna Tullia, non vedendo mai giungere il suo ritratto che dovea farle Alfredo, dichiarò a Maddalena che non occorreva più farlo. Dicevano in paese, che quella brava signora avrebbe presto sposato in seconde nozze il praticante farmacista signor Brichetti Galeno, un complesso veramente confortevole. Quel giovanotto era nato in Luna piena e perciò aveva dal suo lato la buona sorte. Da poverello, diveniva signoretto, salvo ecc. le complicazioni eventuali dell'avvenire.

All'Abatino, era scappata la serva, perchè non poteva fare la padrona. Il maturo signor Balena, ad onta della pancia conica, che lo rendeva pigro, l'avean fatto giudice Conciliatore del Comune, ove per fortuna, avveniva una quiestioncella sola all'anno, che felicemente risolvevasi in causa del suo non comune buon senso. La giovanetta Elisa, sospirava talvolta, non vedendo chiaro, come suo fratello ed altri, potessero con indifferenza rinunciare al matrimonio. Troppo giovane era tuttavia ingenua. Don Stecca Pancetti, il Cappellano, era sempre di tetro umore, perchè la questua ecclesiastica andava deperendo a vista d'occhio. Violetta era tuttora in viaggio verso il nord, mentre Alfredo ritornava a casa, verso il sud. A numerare i polli suoi, tratto tratto, giova in massima alla solerte massaia. Così abbiamo fatto anche noi, senza l'interesse delle uova.

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Qual festa in casa Blandis, la sera del ritorno di Alfredo, che fu di ventotto giorni dopo la partenza. Quelle care giovani, non capivano nella pelle dalla contentezza. Lord faceva echeggiare la casa di allegri latrati, e lordava colle zampe il corpetto delle padroncine. Scherzava colla sua vecchia amica, la gatta, e la fiutava. Aveva grande appetito, perchè l'ultima tappa era stata la più lunga, e perciò onestamente inghiottì un mezzo salame nostrano che stava sul desco. Nessuno de' suoi padroni, se ne accorse, tanto erano in orgasmo. Alfredo, stava sicut in principio, un momento di umore passabile, e poi ricadeva sempre nella sua idea fissa, cioè Violetta che egli si raffigurava, già chiusa e piangente nella cella del monastero. La famiglia Blandis cenò senza molto discorrere in complesso, perocchè Alfredo, non aveva tempo di parlare; ma solo di pensare.

Sonvi tasti, che non si devono toccare, presente la famiglia. Soltanto Elisa, fra il silenzio di Alfredo e di Maddalena ed il russare di Lord, sdraiato in un cantuccio della camera, raccontò, con dettagli di un suo recente sogno, nel quale aveva visto, giungere dalla California (eravamo, disse, in primavera), molti minatori, al servizio di un vecchio, lontano parente, straricco; esso pure di cognome Blandis, con tante casse d'oro; cercando di Alfredo, a cui erano dirette.

Ma Alfredo, che negli anni addietro, aveva al pari di sua sorella Elisa, tante volte sognato la medesima cosa diè una scrollata di spalle, non prestandovi alcuna fede. Non sai, disse, mia cara, che lorquando si è ubbriachi tutti vogliono darti da bere? Così avviene della fortuna e delle ricchezze. Esse vanno quasi sempre, dove già è fortuna e dovizia a mucchi. Non crediamo dunque a tali sogni, che sono appena il risultato dei nostri folli desideri fatti durante la veglia. La fortuna è bastarda. Favorisce a casaccio ed a capriccio, e talvolta le sue origini sono pur troppo bastarde od oscure.--E' meglio trascurarla, e preferire la onesta povertà che vi permette la indipendenza fiera di ogni servaggio, e sicura da future umiliazioni. Alfredo ragionava meglio in casa sua che fuori.

Ormai la mezzanotte stava per scoccare, per cui la piccola famiglia Blandis disponevasi al riposo, di cui ogni mortale prova necessità. Se non che Elisa, più curiosa di Maddalena, volle sapere dal fratello, quanta caccia avesse fatta durante il suo lungo viaggio in montagna. Poco o nulla, rispose Alfredo, una grossa topa che mi stava fra i piedi, mentre io sonnecchiava sotto un pino, una gazza da me scambiata per un francolino. Questo nel viaggio di andata; e nel ritorno, una pollastrella svolazzante fra l'erba alta, che mi era sembrata una pernice. Cose facili ai cacciatori focosi. L'ultimo selvatico mi è costato due lire, onde non farmi denunciare al Sindaco cugino della contadina proprietaria della pollastra, accortasi immediatamente del fatto. E se io non faceva presto, Lord glie ne aveva già pappata quasi la metà. Lord approffitta spesso degli incidenti spiacevoli, a di lui conforto, perchè intelligentissimo, come sapete!

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PARTE SECONDA

CAPITOLO II.

Talune influenze sono spesse volte dannose

Il secolo decimonono è rimarchevole per molti connubj legali costruiti comunemente dai consanguinei, o da qualche intrigante per essi. Il matrimonio in giornata, concesse rare eccezioni, è un vero e proprio contratto oneroso, a cui presiedono tiranne, ambizione ed avarizia, due altri ladri della pace, nostri conoscenti. Pertanto non vi è cuore, non vi è onestà, non si bada al merito, al reciproco amore, basterà l'agiatezza, anche presunta del fidanzato, e la dote promessa della fidanzata, salvo a ridursi della metà nel momento buono.

Tutte cose utili, ma non indispensabili, avvertendo che anche il troppo, in caso, storpia. Non potrebbero forse bastare, per un più armonioso e comodo avvenire fra consorti, anche sufficiente intelligenza e dottrina nell'uomo, e criterio ed economica nella donna, alla reciproca volontà di industriarsi, accompagnate?

Si lasciano spesso in seconda linea il carattere, e la salute fisica degli Sposi, e non si pensa agii effetti funesti che ricadere potranno sugli innocenti capri o espiatorj. A logorare un mediocre censo, è presto fatto, ma a scemare la rettitudine di condotta sociale e la volontà di lavorare ci vuole maggior tempo. Oggi non si crede quasi più alla trasmissione elettrica dell'amore fra due anime. Spesse fiate i due futuri sposi sono gli ultimi a sapere del progettato matrimonio fra di essi perchè prima si fece la relativa combinazione come suol dirsi, extra muros. Una specie di mercato, consimile a quello che si fa col bestiame. Il cuore dei futuri amanti si interroga o poco o mai. Ma per Santa Maria Maddalena, permettete almeno, che si intendano prima fra di loro i due futuri colombi, altrimenti verrà presto il giorno in cui, i due piccioni anzicchè imboccarsi, si beccheranno. Sorvegliate pure, o stretti consanguinei, la loro precedente amorosa condotta ma non oltrapassate nella vostra sorveglianza, che talvolta si estende fino al quarto grado di parentela, (stimabile moralità) per un certo lato.

Avviene così tante volte, come delle congiure politiche; esagerata la restrizione della libertà, maggiore è lo sforzo dei pazienti di rivendicarla, fosse pur anco fra le tenebre. Non sapete che il contrasto aguzza le passioni, siccome ha scritto un'illustre fisiologo? Sulle scene, in forma talora comica, talora drammatica e tragica talora, sebbene fortunatamente rara, non vediamo noi riprodotti molti fatti, che luminosamente rappresentano le dissenzioni matrimoniali. Dunque prudenza, e tempo e libertà d'azione.

L'amore,il vero amore non dev'essere nè bestiale, nè capriccioso, nè mercantile, e non può imporsi a chi non lo ha ancora sentito. L'amore dev'essere spontaneo. L'amore non è umano, ma divino. L'amore nè si compra nè si vende. Evviva, in proposito, gli artigiani ed i lavoratori dei campi, in tale oggetto lodevolmente primitivi. Essi hanno quasi mai necessità dei..... sensali di matrimonio, perchè non hanno doni da far loro. Fanno all'amore all'aperto, testimoni il sole, la luna, l'aria e Dio.

Talvolta accade che due sposi della classe così detta più civile, vadano al talamo siccome due forestieri, e viaggiano i primi giorni insieme, e poi ciascuno per proprio conto. L'indole rispettiva, del resto, non si sa il perchè precisamente, ma solo presumibilmente, viene a palesarsi sempre dopo il matrimonio e mai prima lorquando si vedono le sole virtù. Un caso psicologico. Da qui la eterna ragione della incompatibilità dei caratteri, da qui la reciproca trascuranza. Allora o l'uno o l'altro cade, od insieme cadono entrambi.... e nascerà.... quanto noi dobbiamo lasciarvi immaginare.

Importa dunque meditarvi intorno, dai pochi, della sola dote, amorosi delle poche, del maritarsi in genere, entusiaste.

Ed anche questo Capitolo amaro come la Genziana, è ormai esaurito.

PARTE SECONDA

CAPITOLO III.

Lo studio di pittura

Da quindici giorni circa, Alfredo lavorava in fretta e furia attorno al suo quadro, _Il Parlatorio del Convento_ _di Monache_. Lo voleva compiere in breve, chè lo cuoceva brama ardente, di rivedere anche un momento solo, per una propizia occasione, la sua Violetta. Volea bearsi anco una volta di quella vista a lui tanto cara. Di quell'angelico sorriso, che egli nel suo quadro non sapeva col penello emulare. L'avrebbe veduta fra l'ombra del monastero, ma non importa. Non potea persuadersi, siccome Violetta, tanto giovane e bella, col suo sentire tanto squisito, tanto nobile, tanto giocondo, volesse seppellirsi in un Convento, rinunciando così alle gioje comuni della vita.

Cirillo Buonpensieri, l'amico sincero, desioso di rivedere il suo Alfredo dopo circa due mesi di assenza, entrava in quel momento nello studio di pittura. I due amici d'infanzia si abbracciarono con entusiasmo, e dopo parecchie domande di Cirillo ad Alfredo, sulle bellezze ed avventure del di lui ultimo viaggio, il primo si meravigliava pel soggetto del quadro di genere, in grande formato, quasi a termine. _Il Parlatorio di un Convento di Monache?_ Io avrei scelto, osservò allegramente Cirillo, piuttosto _Gli effetti soavi di una festa da ballo!_ Quadro di fantasia contemporaneo. Che ne dici il mio grazioso Cenobita? Anch'io, vedi, ebbi l'incarico di scolpire in marmo, un Alcide, ed invece scolpii Ebe, proprio nel momento in cui cade sconciamente colla fiala del suo nettare, dinnanzi a Giove.

De gustibus non est disputandum, amico Cirillo, osservò sospirando Alfredo: io amo gli effetti mistici, il silenzio, la mestizia del ritiro ecc. Scommetterei, invece, replicò Cirillo, che tu mi fai qualcuna delle solite imprese alla Don Giovanni. Cose ormai giù di moda. Bada che questo dipinto magnifico per verità, non abbia a costarti dei grattacapo! Tu dovresti andare ad imparare il «_mutano i saggi a norma dei casi i lor pensier_»

Dimmi chi vive là dietro la cancellata, frammezzo a quelle due carcasse, che attrae il tuo pennello? Vi cerchi forse la Fata Armida del Tasso.--Sai bene che noi ci conosciamo. Parlami franco...... Là entro vi è un amore infelice. Un disinganno orribile forse, e tu hai scelto, da quel cuore appassionato che sei, il mezzo artistico che ti aiuti a vedere, od a rivedere, od a parlare, o magari a baciare, se la potrai far franca, od a far pentire, insomma, della sua tetra risoluzione, qualche monachella, stanca, non per sempre forse, della vita sociale.

..... Alfredo, sorridendo melanconicamente: sarà come tu vuoi, disse. Tu sei un distinto inquisitore, ma io, in questo momento, non devo confessarmi che a Dio. Di te, mio buon amico, io non diffiderei, ma tu ridi sempre di tutto, ed io non amo parlare con chicchessia, perocchè mi parrebbe sciupare un oggetto delicatissimo......... Cirillo, non replicò, e pel suo umore sempre gaio, nel mentre distratto, seguiva le linee accuratissime del pennello di Alfredo, prese a narrare all'amico di un suo episodio galante di dieci anni addietro, colla intenzione lodevole di far meno triste Alfredo.

Io aveva 18 anni, cominciò, Cinzia 16 appena. Occhi biricchini, inquieta al pari di un'anguilla. Le nostre dimore distavano di un miglio press'a poco. Ella d'un paese, io d'un altro. Un ponte sul lago, che ivi si restringe, ravvicinava i due paesi di diversa provincia.

La messa della Domenica, favoriva da qualche settimana il vederci, ed il sommesso parlarci, in causa, vedi, della improvvisa elettricità sviluppata dai nostri quattro eloquentissimi occhietti. Ma quei benedetti angeli custodi, cioè la nonna, la zia, la mamma, la serva, e secondo le giornate, anche una Teodora invida sorella maggiore, quali pompieri matricolati, procuravano spegnere il nostro incendio. Mi duole il dire, che anche Cinzia aveva un pochino del barometro, pativa la luna, perchè il suo nome era tale. Come fare a trovarci una benedetta volta soli? «_Soli, eravamo e senza alcun sospetto._» Diceva a Dante la Francesca da Rimini. Pensa e ripensa, ho trovato di abbandonare una mattina, dietro il cancello della villa di Cinzia, una gabbietta, con entro un passero, dei quali, la giovinetta era entusiasta.

Nella beccaruola posi un fogliettino, colla scritta: «_Datemi un appuntamento, domani, Domenica, io sarò presso la porta della Chiesa. Pregate vostra sorella Teodora, ad aiutarvi, in caso, per la consegna della risposta. Speriamo che il Barometro sia sul bello_». Cinzia tanto vivace, correva spesso pel giardino, e naturalmente fu la prima a raccogliere la gabbiola. Intanto io come il gatto, da una boscaglia, tutto vedea, e vedea perciò Cinzia a leggere il viglietto.

Pare che si viaggi discretamente, dissi fra me, ed ora vedremo... Ma ad onta che aspettassi colà rannicchiato più di un'ora, nessuno più venne, e allora esclamai: pare che si viaggi maluccio! Tornai perciò al mio paese, e sulla sera, del dì successivo, Domenica, per distrarmi, io pescava colla canna e l'amo, in riva del Lago. La stessa sera, intorno al tramonto, era sempre Domenica, Cinzia colla nonna, la mamma, la zia, la sorella Teodora e la orrenda cameriera, tragittano il ponte, con quel passo che significa _andiamo a passeggio_. La ninfa mi venne vicinissimo, in apparenza indifferente, presso alla mia canna, lasciò cadere nell'acqua un involtino di carta color di rosa. Ho mangiata la foglia, dicea la maschera Gioppino, e perciò diedi un esperto colpo di canna sotto l'involtino che l'amo infilzò. Potei tosto con molta prudenza, leggere sulla inumidita carta, queste parole: «_Domani sera, alle otto precise, sotto il pergolato del giardino, presso la porticina, che lascierò aperta._» (In maggio alle otto ore, è ancor ben chiaro, per cui Cinzia non aveva fatta una imprudenza.... A quella età tutto è fiducia, e lo scultore non era poi un cannibale!) Sono gli slanci romantici della prima gioventù, innocente età ma sempre istintivamente calda di amore, siccome l'usignuolo che canta tutta la notte nel bosco.

Alfredo, parve, per un momento, che pigliasse interesse al racconto di Cirillo, perchè abbassò il pennello, e staccò gli occhi dal suo quadro. Scommetteremmo che il Pittore desiderasse una infelice riescita anche per l'amico Cirillo, essendo naturalissimo, _il solatium miseris, socios habere penantes_.

Cirillo, sospese alquanto il suo racconto idilliaco e, poi sospirando esclamò. Diletto Alfredo;... «Udirai e saprai se m'ha offeso!» _(Dante-Ugolino)_..... per la mia prima impresa o quarta che fosse, che non bene rammento, toccai quella jettatura, che tu hai sempre in bocca: Mefistofele, come, udrai, vi ha cacciate le sue corna.

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Le ore di quella notte dalla Domenica al Lunedì mi passarono lente lente, siccome i viaggi in diligenza di una volta. Io provava la infuocata brama di conoscere, come sarebbe andato a finire il mio quarto avvenimento tentato. Girava inquieto la piazza, non appena sorto il sole del sospirato Lunedì--mangiai quasi niente in tutto il giorno. Scoccano le ore diciotto, ne mancano due sole, dissi nel mio cuore febbrilmente..... oh! Dei!! in quei momento giunge una polverosa vettura a due cavalli sudati e stanchi, piena zeppa di viaggiatori.