I ladri della pace

Chapter 6

Chapter 63,563 wordsPublic domain

Compiuta l'acconciatura, la quale giova alle donne come l'avena ai cavalli, andò Zaira a passeggiare sul viale dinnanzi all'Albergo, in cerca, probabilmente del suo misantropo..... Lord, il girovago, mentre stava trastullandosi con due o tre cagnolini, si accorse della presenza della signora dai biscotti, e di galoppo le và incontro. Lord, era l'antitesi del suo padrone; non era mai privo di appetito. Zaira lo accarezza, gli dà un pan dolce. E.... dov'è il tuo padrone? Dov'è.... parla caro Lord. Questi, simile alla brutta bestia del Dante: _E dopo il pasto ha più fame che pria_, inghiotte d'un colpo il panetto, dimena la coda e guardando Zaira, corre verso la valle. Zaira ha compreso, lo segue, e presto vede il padrone di Lord a cavalcione di un muricciuolo che pare dipinga a matita sopra un foglietto. Oh! non v'ha a dubitarne. Farà il ritratto alla donna de' suoi pensieri, che ormai conosco, senza saperne il nome, pensò Zaira. Lasciamo che si persuada, quel buon giovane, e noi accontentiamci della sua amicizia, che in realtà è preziosa.

Alfredo, nel guardarsi attorno, si accorge della sua gentile compagna di viaggio, e naturalmente da perfetto cavaliere, le va incontro. Zaira, gli sorride simpaticamente, e... come si và col barometro oggi? interrogando Alfredo.... Male, male, mia carissima.... Tempo burrascoso! Vado cercando, il mio tipo solito, per ritratti, o non v'è caso di poterlo rilevare.... da qualcuna delle finestre dell'Albergo, che guardano questa vallina. E perchè non avete ancora fatto il ritratto a me, buon amico? A voi lo farò ad olio, ed in grande perchè lo meritate. Bastò questa insolita gentilezza di Alfredo, perchè Zaira ne fosse lietissima. Forse un po' di gelosia piccina piccina, e non siccome la gelosia grossa di Alfredo, discendente in linea retta di Otello. Zaira si assise sul muricciolo presso Alfredo, e lo pregò a lasciare quell'abbozzo di ritratto a matita. State invece allegro, sussurrò.

_«Nulla die sine linea»_ (nessun giorno, senza un fatto spiacente) sclamò, inqueto Alfredo, gettando la matita sull'erba.... Jeri una terribile scossa all'anima mia già troppo amareggiata, stamane lassù all'Albergo, mi parve essere pedinato da un figuro sospetto, e mi capirete buona Zaira, noi artisti del libero pensiero, in questi giorni, nei quali sembra rigermoglino i partiti avversi l'un l'altro.... potremmo avere in periglio la nostra libertà personale. E' un brutto momento questo o amica. Dai modi diversi di vedere, nasce l'odio. Si vorria, a difesa, imprigionare la mente, e non potendolo, rendere schiavo il corpo. Speriamo che non si ritorni ai tempi di ingrata memoria. Si teme della Democrazia, la grande alleata della giustizia e della eguaglianza fra gli uomini, e la nemica, quindi, dei privilegi.... Voi mi avrete compreso abbastanza, amabile donna.

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Quella gentile Stiriana, così squisita nelle arti nobili, e non profana della politica, aveva bene indovinati gli ideali di Alfredo, e la cagione del suo recente lagno. Perciò non ne ebbe meraviglia: ma anzi crebbe in simpatia verso di lui. Voi da pochi giorni, disse, mi foste amico sincero.... lo confermi il nostro idillio fra i monti. Un'altra volta, in tempo più lontano, vi incontrai, e ne ebbi impressione gradevole. Cominciai allora a studiarvi. Voi siete un egregio uomo, ma assai fantastico. Il vostro cervello, mi pare di vederlo, bolle mai sempre siccome l'acqua di una caldaia a vapore, col pericolo dello scoppio. Non siete completamente pazzo, ohibò, ma la vostra testa, scusatemi, la mi sembra un pochino malata nella parte che riflette le più concrete sensazioni umane. Voi vorreste, ma invano, sottrarvi, alle necessità della vita moderna, e vivere sempre tra le nubi, e fra gli angioli. Calmatevi ormai, e prendete il bene ed il piacere, dove si trovano meno ritrosi, nè badate d'avvantaggio, da qual parte arrivino; occasione, audacia, fortuna! Il valico arduo, ad uno è facile, ad un altro!..... Questo è il mio debol modo di pensare e di vivere..... perchè il mondo va così. Spetta a noi, in certi casi, a fare da valvola moderatrice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Mia bella Stiriana, soggiunse Alfredo; voi mi rappresentate oggi splendidamente, lo scetticismo. Mi duole di non potervi seguire in quella via..... Io amo da sette anni (ci siamo) una fanciulla divina; l'amo dell'amore di paradiso. Ma questo sublime sentimento, mi ha rubata la pace, perocchè temo (non è per fortuna la certezza), temo di non essere da lei, e senza sua colpa, al pari riamato, e perchè l'educazione sua, lo comprendo, differisce dalla mia. Diversa coltura, educazione monastica e presenza di ascetici principii....

Anch'io, sorse a dire vivacemente Zaira, sentii una volta battermi forte il cuore in petto, e già ve lo dichiarai, perchè al pari di voi provo gli affetti! Anch'io ho bisogno di nutrire l'anima mia d'amore, ma io mi rimango, per ora, qui sulla terra, e non viaggio come voi, nelle più alte sfere della volta celeste, siccome fanno gli areonauti, che poi finiscono a rompersi il collo sopra le piante dei campi.....

Oh! mia amabilissima Zaira, voi non sapete forse, come la poesia, il sentimentalismo, non abbiano leggi e non conoscano il tornaconto, cioè il nudo egoismo dei bruti. Voi forse non conoscete che il contrasto aguzza le passioni, e che nella nostra anima è un ente misterioso, che non ha nome chiaro, che non si può esattamente definire, che impera sulla umanità, e che perciò soltanto la rende superiore alle bestie. La dea Minerva non è conosciuta dal cuore, ed egli misero, sconta talora a caro prezzo quella sua ignoranza. Questo ente sarà l'amore? Probabile che sì, ma dell'amore, vi sono troppe varietà, a guisa dei fiori. Alcuni, vedete, specialmente quelli alla moda, preferiscono l'amore di occasione, proprio dei nostri odierni costumi, che si incontra nei gabinetti artificialmente profumati ed illuminati, in teatro, sul corso, ai balli, od in carrozza ad otto molle. Io all'incontro, prediligo l'amore che si può trovare anche improvvisamente nelle foreste, come avvenne di Oronte e Giselda al tempo delle Crociate, ed anche senza il fiume Giordano, l'amore che si può acquistare fuggendo colla rapita; o nel casolare di una pastorella, o nella scalata di un vecchio castello, irto di pericoli ed a ponte levatoio chiuso; al pattinaggio sulle rive di un lago gelato, sotto una quercia o in una grotta. L'amore difficile, perchè dura di più l'amore misterioso, geloso, sovraumano, contrastato, periglioso. Io vorrei l'amore di Elisa col traditore Enea, vada pure bruciata una seconda Cartagine, e lasciamo dire il contrario ai seguaci di Loiola. E noi dal canto nostro, crediamo che Alfredo, non sapesse di esagerare o di fare della parodia. Egli era certamente in perfetta buona fede.

A tanta e sì spaventevole eccentricità, la bella Stiriana sentì compassione, e se non avesse avuta, per Alfredo, già molta simpatia, avrebbe certamente recitato in cuor suo, il _Libera nos domine, da simili amanti_. A questo punto Alfredo offrì il braccio alla sua graziosa compagna di viaggio, ed entrarono nei loro rispettivi alloggi, avvertendo, che il pittore malcontento della cameraccia destinatagli dall'oste buon naso, andò a sedersi ed a pensare in cortile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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CAPITOLO XII.

L'aria fine è un farmaco potente

Quante guarigioni meravigliose, ha fatte l'aria delle alte montagne!... V'è talora qualche pericolo ai polmoni delicati, col salire, per esempio a 1800 metri sul livello del mare e collo stare sotto le nevi eterne. Lasciando, del resto, in disparte, per oggi, le eccezioni, è indiscutibile (come aveva detto il vecchio pastore di nostra conoscenza) che più si va in alto (d'estate, già s'intende) maggiore è il refrigerio di tutto il sistema nervoso. Colà viene l'appetito anche ai morti. Peccato che i viaggi alpini, costino in massima, quanto gli altri viaggi, per cui non sono sempre alla portata di tutte le borse. Talvolta quei viaggi non sono che un semplice passatempo, non dissimile dalle gite alle acque zulfuree, ferruginose, ecc. ed ai bagni di mare. Taluno va ai monti, perchè sa che ivi andò qualche persona, o famiglia di suo genio. Tal'altro, perchè nella stagione tale (sempre quando in pianura fa caldo) sono andati parecchi, e si ha vergogna di far sapere che si è rimasti al piano di borgate o città, ove si è molto conosciuti. Taluno si reca alla cura climatica, in vista di vantaggioso Imeneo od in cerca di avventure non bene definite, ma che ponno restare semplicemente nella sua fervida immaginazione, sia pur giovane o matura. Alcuna per sottrarsi parecchie settimane, da maligne dicerie, o per sfuggire a talune noiose o compromettenti assiduità. Infine per avervi maggiore libertà d'azione. Le signorine vi potriano trovare un prossimo futuro maritino, e probabili idilli, cose affatto chiare, secondo la vocazione universale del sesso femminino. Negli alberghi piccoli o grandi i viaggiatori alpestri stringono più facilmente relazione; ivi si suona, si balla, si canta, si giuoca, e, naturalmente, a somiglianza degli antichi patriarchi, si fa anche all'amore senza tanta soggezione. Lassù pertanto, trovano conforti le varie classi dei mortali, di tutti i gusti e di tutte le età. Voi colassù vedrete, in maggior numero, dei celibatarii impenitenti, delle vedove sconsolate, e qualche mal maritata. Tutta gente, siamo intesi, che ha buon tempo, perchè ha quattrini a sufficienza. Quanto ai maturissimi che volessero andarvi, quale 2.a edizione del _Don Pasquale_, in cerca di avventure galanti, per essi giù di moda, li consiglierei a guardarsi di tre cose: 1. Dal portare il lume--2. Dal capitalizzare senza interesse--3. Da qualche ricordo sgradito alle spalle od al ventre. Colassù saranno andate anche delle Rosaure o delle Colombine. (Vedi Goldoni Commedie). Colassù, in una parola, troverete, con frequenza anche un buon nerbo di cacciatori, per vocazione o meno, e di varie qualità, cioè, i cacciatori così detti conservatori della specie (vedi il nostro Alfredo) perocchè se anche tratto tratto, fanno fretta incutendo spavento alla incontaminata selvaggina, pure ne conservano assai spesso la esistenza, con gaudio dei cacciatori vandali ed esclusivisti.

I cacciatori di pecunia, con tutte le trappole insegnate dall'arte venatoria, non escluso qualche lecito ricatto, ma colla probabilità di essere presto o tardi burlati dalla selvaggina assalita... I cacciatori di doti i quali sono affatto indifferenti intorno alla qualità squisita del selvatico. Finalmente, ma qualche rara volta in causa dell'aria troppo fine, vi si trovano cacciatori di ciondoli, pei quali ogni mezzo è buono; fucili, reti, lacci ed imboscate. Noi volevamo far grazia, per oggi, agli uccellatori di rinomanza, che può diventare compassione, coll'arma dei libri a stampa, fra i quali il sottoscritto co' suoi confratelli ed alle uccellatrici di cortigianeria, colle potenti armi dello splendido volto e del seducente abbigliamento; ma non vi seppimo resistere. Siccome mitigante però diremo, che molti e molte vanno su quelle cime, senza un secondo fine, ma per puro scopo di sollievo allo spirito, non respingendo, in caso, taluni svaghi, concessi dalla Provvidenza. Sarebbe una vera asinità, il rifiutarli!

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CAPITOLO XIII

Una quarta parte monomaniaci

Ora che siamo in ballo, balleremo imperterriti, col disordinato nostro sistema nel periodare, e colla forma quasi stenografica.

Il venticinque per cento della umanità, scusate lettori della confidenza che ci prendiamo, sarebbe, diremo, poco seria. Non intendiamo la serietà apparente soltanto dall'esterno, ma la vera serietà che è sita nell'interno nostro.

Ed onde persuadervi, se sarà possibile, piglieremo ad esempio l'argomento delle collezioni. Questo campo è vastissimo, fertile assai..... Fate pure il vostro giro di storia naturale, fra i parenti, gli amici e le conoscenze, entrate nelle loro ricche o modeste abitazioni e vi troverete. Nell'una, dodici gatti o gatte di varie grossezze, razze e pelo. Nell'altra otto o dieci cani, di specie diverse, cioè dal botolo al mastino, che hanno l'istinto di lacerare i pantaloni, ai visitatori del loro padrone. Nell'altra una ventina di gabbiole e gabbioni, reclusori di passeri, fringuelli, canarini, cingallegre, merli ed è miracolo se non vi staranno anco una civetta od un corvo. Nell'altra una scuderia con dieci cavalli, di vario pregio, dei quali soltanto la metà, è destinata a servire il padrone gran Signore, la seconda metà deve rimanere inoperosa nella stalla, esposta agli _amateur_, siccome le statue nei musei. In una casa di mediocre censo, troverete centinaia di quadri oleografici, disseminati in tutte le camere compresa la cucina e le cabinet de dècence.

Nel salotto di un mezzo Signore, mille monete di rame e d'argento antichissime, e di quelle d'oro pochissime, in causa del sistema cartaceo. Qua migliaia di francobolli d'ogni civile nazione, distribuiti pazientemente su cento fogli, in Album elegante di marocchino. Là centinaia di vasi e vasetti, colla varietà dei fiori, accolti anche nella camera da letto, onde tenere nutrite le nevralgie cerebrali..... Cambiate giro e facciamo un bricciolo di fisiologia. Questi «_Logora i florid'anni e il censo avito_» fra i «_Lascivi balli e le tarde cene_» nei Teatri, al giuoco d'azzardo e fra le studiose della orizzontalità non precisa, verso gli amatori del centro di gravità. Quegli fabbrica tutto l'anno, per causa del suo cosidetto male della pietra erigendo e demolendo alternativamente e senza intermezzo, la propria casa, tanto per non arrivare mai a farsi un alloggio compiuto e confortable. Noi qui faremo grazia ai lettori, forse già ristucchi, di molte altre monomanie, ma non potrei ommettere quella compassionevole dello scrivere e dello stampare libri grossi e piccini, della quale è vittima anche il sottoscritto, e che propriamente va denominata la monomania di rinomanza, antica siccome il mondo, numerosa quanto le stelle e che ha fruttato molto bene in vero, e molto male talvolta. E' innegabile del resto, che «_La lettura è la miglior maestra_.» Assioma accolto da mezzo mondo.

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In quel paese alpino, visitato, come si disse, dai pescatori della salute florida, o delle avventure galanti, viveva un vegliardo che chiamavano il _Romito_. Egli a guisa di Ippocrate, conosceva la potenza di talune erbe e radici, ne possedeva una sterminata collezione (probabilmente un altro monomaniaco) e ne faceva uso, talvolta, con successo, verso chi, ne lo avesse richiesto, per malattia reale od immaginaria.

Questi viveva quasi solitario, dicesi quasi, perocchè insieme a lui viveva anche una specie di Maga, chiamata Proserpina, tanto brutta e nera, da non smentire il nome della moglie di Plutone Dio dell'Inferno. Essa dispensava a modico prezzo, il futuro, a quelle persone dell'uno e dell'altro sesso (in maggioranza però donne), che le prestavano credibilità. Di tali indovine ne van piene le fiere, i mercati, le ville d'ogni parte del globo. Un mestiere siccome un altro, tanto per mangiare senza troppi sudori.

La casupola del Romito e della Maga, era confiata da pochi ambienti e mobilio di misero aspetto. Era situata nella parte più eminente di quel villaggio, e si considerava quale un avvenimento strano, quello di vedere i due soci in pubblico, e di giorno. Avranno passeggiato forse insieme la notte, come talvolta faceva da solo, anche il nostro amico pittore.

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PARTE PRIMA

CAPITOLO XIV

La Chiesuola dell'Alpe

Violetta era escita dalla casa della Indovina più mesta che prima. Non si è mai potuto penetrare, quali auspici dell'avvenire madama Proserpina le avesse fatti.

Violetta, appena risposto, con serietà, al saluto cortese di Zaira, che incontrò sulla porta dell'Empirico, lo specialista contro i più delicati incomodi nevralgici, sentì desiderio di andare alla Chiesa, per essa dolce abitudine.

Sulla più alta prominenza di quel paesello alpestre, isolata e discosta un tiro di fucile dalle casupole sparse, sorge una piccola chiesa di povero aspetto, ma da poco tempo restaurata, sullo stile gotico, geniale. Era capace soltanto di duecento persone circa, quando stassero pigiate. Nel momento in cui Violetta s'inginocchiò su di una panca, presso l'altare della vergine, nessuno stava in quel sacro recinto. Un momento di grande poesia, per un artista, per un poeta, un perfetto quadro di Raffaello, mentre colà pregava una seconda Fornarina.

La quiete, il silenzio, l'isolamento di quel luogo, a Dio consacrato dai fedeli, erano più cari alla già mesta Violetta. Tanto è vero, che poco prima essa rimandava sola all'albergo, la sua antipatica e rozza cameriera, che dovea informare quei due signori, parenti o tutori, della breve assenza della signorina, pel noto scopo pietoso.

Ma per mero caso, ed alla stessa ora, anche Alfredo, per bisogno di solitudine, a lui tanto amica, passeggiava nella località più eminente del villaggio, presso la Chiesuola, d'onde godeasi lo spettacolo grandioso dell'orizzonte che si stendeva fino alla pianura. Quanto poeticamente mesto in quell'istante Alfredo. Quanti ricordi di famiglia, quanti affetti diversi commovevano insieme la sua anima gentile appassionata. Aveva gli occhi umidi di pianto e contemplava la volta celeste! . . . Egli, in quel momento non sapeva certamente di essere una creatura di questo mondo ingrato. Anche Alfredo, siccome avea fatto Violetta, provò brama di visitare quel Romitaggio, per la semplice ragione dell'arte sua od invece per la misteriosa attrazione magnetica di due corpi? Egli andava quasi mai in Chiesa, sebbene in cuore, religioso, perchè colà d'autunno e d'inverno si ode sempre tossire forte, e quel rumore secco gli dava ai nervi. In Primavera si sternuta, e d'estate vi si trovano pulci in quantità superiore al bisogno. Sapeva però che la Chiesa quando è vuota o quasi, si presta pietosamente a raccogliere le anime turbate, in pensieri soavi e tranquilli (segreti del misticismo, misteri dell'anima umana). Colà rinasce, per effetto della nostra debolezza, la speranza su ogni cosa, e per questo le Chiese sono frequentate più dalle fidenti donne che dagli uomini, comunque sia la rispettiva coscienza . . . . . Ma ora proseguiamo . . . . . . . Alfredo rimane sulla porta aperta della Chiesetta e si accorge di una giovane, che fra il silenzio mistico, prega dinnanzi all'altare della Beata Vergine. Quantunque la pia avessegli rivolte le spalle, egli la riconosce tosto . . . . è Violetta! . . . . . . Numi del cielo, siate misericordiosi, e calmate i violenti battiti del cuore di Alfredo! Quale consolazione per quell'anima innamorata, che invano da tre giorni, cercava vedere l'amata fanciulla!... Le gambe però non lo reggevano più e dovette sedere sul gradino del primo altare.... Un sospiro mal rattenuto, fece accorta anche Violetta che qualcuno era entrato in Chiesa. Si rivolse, vide e riconobbe, nè potè frenare entro le labbra il suo ammagliante peregrino sorriso, quel sorriso che aveva altre volte inebbriato Alfredo, e che si può chiamare la fonte del suo grande amore. Quella dolce rimembranza incoraggia Alfredo, ma la forte emozione, gli innonda tosto di lagrime il volto, e siccome un fanciullo piange. Quei due cuori sono dunque per volere del Cielo, riavvicinati? Il quadro di Giulietta e Romeo, di Paolo e Virginia, sono di smorto colorito al confronto del nostro quadro vivente, Alfredo e Violetta.

Essi finalmente si baciano, colla sfumatura possibile soltanto al pennello fine del Correggio, e colla purezza degli angioli. Ma Violetta ricompostasi ad un tratto e fissando i suoi begli occhi sull'immagine della sovrastante madonna, allontana dolcemente Alfredo. _Io sono votata a Dio sommessamente_ esclama: _Lasciatemi_.

Quanto era bella in quell'istante Violetta! Quanto scultorio il suo collo d'alabastro! Nessuno certamente dei quattro Evangelisti, tanto ricchi di scienza, dipinti sotto la volta della Chiesa, avrà deplorato quell'incontro e quel contegno sì poetico. La poesia piaceva anche ai Santi; piace anche a Dio, il quale pel primo, di poesia ha popolata la terra, col Sole, colle Stelle, colla bellezza, col canto, col suono, coi fiori, e coll'amore fra due esseri dissimili nel sesso! Alfredo tanto rispettoso verso la donna in genere, e più ancora verso l'amata Violetta, alla guisa dei cavalieri antichi (a quanto dicesi) lasciò sola la sua Regina ed escì confuso all'aperto «_Errò senza Consiglio e senza guida_» (Tasso, _Erminia_, Canto VII) ma nella sua anima sensibile, assai confortato.

Quello strano essere, si accontentava di poco; aveva avuta in quel momento l'intenzione di ridursi alla sua brutta camera dell'albergo, non lontana dalla chiesa, ma invece si trovò, dopo cinque minuti, nella valletta sottostante. Accortosi a questo punto come le gambe lo avessero trasportato là dove non voleva il pensiero, senza stupirsene, perchè cosa non nuova, decise di risalire il colle e di fare una visita anche lui a Proserpina la vecchia indovina di quel paese vicino al cielo. Quella signora, pensò Alfredo, essendo la moglie di Plutone (come dice la mitologia) e la Regina dell'Inferno, dovrebbe saperne più degli altri. Io non sono mai stato nè spiritista, nè superstizioso, (Alfredo, come sappiamo, era soliloquo), ma in questo momento, provo anch'io la tentazione di sentirmi predire il futuro. Coraggio dunque.

In quattro altri salti, Alfredo è già sulla porta della donna padrona dell'inferno. Non ebbe bisogno di fare anticamera, perocchè a due passi dal vestibolo, era là in piedi la dea nera (certamente un'africana) che con un cenno della mano lo invitò a sedere su di un vecchio baule, da cui sporgevano pergamene antiche. Alfredo volea parlare ma quella signora appoggiando verticalmente l'indice sulla bocca, fece comprendere che bisognava tacere. Ed invece cominciò a parlare ella, giacchè anche le donne dell'altro mondo, devono parlare sempre e per le prime.

Dunque voi, giovanotto, ma sulla trentina, vorreste conoscere il vostro avvenire?

Non importa che io sappia della vostra condizione. Mi pare del resto che non siate nè un avvocato, nè un giudice, nè un professore di statistica, nè un medico alienista, ma vi credo un mezzo artista, dal modo di vestire, ed un mezzo poeta dal modo di portare il cappello troppo alto sulla fronte. Ebbene il vostro avvenire, eccolo:«_Se volete essere per lo innanzi, meno infelice, praticate senza dilazione, col trapano, un piccolo foro al capo nella scattola posteriore, cioè al cervelletto, lasciate escire tutta l'acqua calda, e poi con una siringa, rimettetevi tutta acqua fredda_ (una inezia). _Quanto alla durata della vostra vita, non si sà di preciso, ma posso dirvi fin d'ora, che se proseguite colla stessa andatura di prima, andrete più presto alla casa di Plutone mio parente, al quale però io vi raccomanderò senza alcun fallo....ed abbiate inoltre spesso presente, il_ Pedro adelante cum juicio, _del governatore spagnuolo di Milano, al suo cocchiere, mentre passavano framezzo alla sommossa popolare di quell'epoca_¹.

¹ Pietro và avanti con giudizio.