Chapter 5
E noi diremo mentr'egli poco dorme. Nientemeno che il nostro artista, durante le sue caccie in pianura, incideva siccome l'_Erminia_ del Tasso, il nome amato sulla corteccia dei pioppi. Quindi caccia e amore sarebbero quali due cognate in famiglia!
L'alba è giunta finalmente. Le pecore si destano e dopo l'una le altre tutte, belano, perchè impazienti di escire al pascolo. Il vecchio pastore già mungeva le anziane. Il giovinetto cantarella: _Sorge il sole alla collina_ etc.
La signora è già escita, forse per andare ad una vicina capelletta. come fece il dì innanzi, risponde il pastorello ad Alfredo, già sulla porta della casina in assetto di pseudo caccia. Lord si fa chiamare tre volte, perchè era nella stalla ad inquietare la Jena. Alfredo regala qualche moneta a quella buona famiglia, che potea ripetere col poeta, di cui sopra
«E questo greggie e l'orticel dispensa «Cibi non compri alla mia parca mensa.
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Portiamoci più in alto, e più al sicuro, pensava intanto il profugo Blandis, e fuggiamo sopratutto da qualsiasi avventura galante. Sarebbe per me un delitto.
Avanti dunque, mio buon Alfredo, colla tua giovane guida, la quale però, non appena ti avrà posto sul sentiero maestro, dovrà ritornare al suo greggie. Quel giovanetto al vedersi attorno Lord, ridendo, esclamò: _Brigante sto braco, jer sera me gà spazzà un salamo de pianta!_ Alfredo, senza scomporsi, indennizzò il pastorello, e poco male, disse, essere ladri di un salame, piuttosto che ladri della pace. Il pastorello non comprende e propone breve caccia ai Francolini, cui Alfredo, senza voglia, accetta.
Se non che al momento di lasciare la casina, ecco venire incontro la gentile ospite dei pastori, molto mattiniera, con semplicità ma con buon gusto vestita, reduce dal suo vicinissimo pellegrinaggio. Vi fu un reciproco cortese saluto fra la Signora ed il Pittore, non insolito fra quei monti tanto scarsi di passeggieri.
Entrambi, del resto, ebbero la percezione, di non essere affatto nuovi fra loro, ed a ciascuno sembrò che qualche anno addietro, vi fosse stata occasione di vedersi, probabilmente in un viaggio. Entrambi nel loro interno, dissero: _quella figura non mi è nuova_!! Quella donna era ancora bella, ancora giovane (sui 30, aspetto distinto, capegli ed occhi neri, statura alta e snella, colorito bruno pallido; portava sul petto un mazzolino di narcisi freschi; al collo un nastrino di lutto; l'abito di stoffa grigia leggera, simile alla mantellina.
E subito Lord, lo scioccone, a profondersi in cerimonie verso l'incognita, siccome fosse di lei amico da gran tempo! mentre, una sola volta, per la sua tracotanza, l'aveva visitata nella di lei camera da letto. E la signora in contraccambio, ad accarezzarlo, quali due vecchi amici. Oh! il mistero delle simpatie per riverbero! La caccia fu breve, non uno dei Francolini incontrati, fu preso; ma una sola Gazza, ammazzata per equivoco.
Caccia ed amore, sono antagonisti come il piacere ed il dolore. D'altronde il pastorello, mortificato anche lui, per l'esito di caccia negativo, dovea ritornare presto alla stalla poco lontana, per abbeverarne il greggie, e se Alfredo S. lustrissimo, avesse voluto compiacersi di seguirlo, disse quel giovincello, poteva in breve ora, mettersi nuovamente a sua disposizione, quale guida.
Alfredo segue distrattamente il pastorello, e mezz'ora dippoi, siamo ancora alla stessa casina del giorno innanzi........ Strana combinazione!...... perocchè, se noi non ci inganniamo, sembravaci che la mattina stessa, Alfredo, giurasse in cuore, di andarsene da colà lontano ed in gran fretta, siccome astemio dalle avventure!
La signora era in cucina a far colazione, e la pastora tutta in faccende a servirla. La colazione fu brevissima, e la Signora, con un secondo gentile inchino, passò d'innanzi al Pittore, per assidersi al di fuori su di un tronco d'abete, facente funzioni di poltrona. Il cacciatore in attesa della sua guida, è sulla porta di cucina e beve una tazza di latte stando in piedi.
Nessuno, però, dei due forastieri, potè esimersi dall'ingenuo piacere, di un'altra occhiatina reciproca, più del lampo veloce, ed ora, chi mai sarà il primo, a rompere, come suol dirsi, il ghiaccio? Per legge cavalieresca, l'uomo, già s'intende, e perchè gli uomini, inoltre, non sanno, quanto le donne, osservare scrupolosamente i precetti della educazione, e della modestia. Le donne esprimono di più cogli occhi, che colla favella.
La giovane guida intanto, potrà attendere liberamente a' suoi pastorizi incombenti, mentre, chissà, non si avvii fra i due sconosciuti mortali di sesso diverso, una conversazione qualunque, tanto, per ingannare il tempo, in que' luoghi primitivi. Questo non è nuovo, durante i viaggi, e non c'è pertanto a meravigliarsene. Nè sarebbe intempestiva, per lo sgraziato Alfredo, qualche piccola distrazione.
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Siamo pertanto, lettori miei, in completo accordo, come dovesse essere Alfredo, a non fare l'aristocratico ed a parlare pel primo.
Basterà soltanto che Alfredo, abbia presente, un pochino, il proverbio: _L'occasione fa l'uomo ladro_.
Sentiamo cosa dirà, quel mezzo ingenuo d'artista, a mo' d'esordio!
ALFREDO--Se io non temessi che la signora, mi avesse a qualificare per indiscreto, vorrei pregarla a lasciarmi sedere vicino a lei, su quel rozzo, ma poetico sedile, onde, discorrendo, con persona graziosa, e certamente colta, portare uno svago a' miei mali!...
SIGNORA--Fate come vi piace! Non v'ha titolo ad offendersene.
ALFREDO--Io vi ho incontrata tre anni or sono, nel mio viaggio artistico da Milano a Trieste e ricordo di non essermi punto annoiato, perchè il vostro conversare è piacevole. È vero, o prendo io forse abbaglio?
SIGNORA--É verissimo! (Capperi. Chiacchera meno la donna dell'uomo!)
ALFREDO--E se non erro, voi, com'io, siete artista!
SIGNORA--Sì, io fui cantante, e ricordo che voi siete Pittore, per quanto in quel viaggio, mi avete esposto (memoria di ferro).
ALFREDO--Perdonate, vi prego, alla mia curiosità.... ma perchè, voi, giovane ancora, avete abbandonata l'arte?
SIGNORA--Perchè il Conte Alfredo Stirtlizt, triestino, mio marito, assai ricco, non lo permise. Egli viaggiando, mi sentì cantare nella _Traviata_ a Barcellona, se ne innamorò, mi sposò, e mi condusse a Trieste. Ma, signore, io perdetti quel caro amico, dopo soli tre anni di convivenza, e non sono per anco due mesi che egli passò a miglior vita. Mi lasciò ricca, senza figli, ma col vuoto nell'anima. (Due creature pertanto, che contemporaneamente, avevano il vuoto nell'anima!)
ALFREDO--Anche voi, dunque, sventurata! Anch'io sono infelice, sono celibe ancora, amo e non sono riamato. Ma credete, amo assai, e vi prego non chiedetemi il nome suo.... Ditemi piuttosto il vostro. Io intanto vi vi dirò il mio.... Mi chiamo Blandis Alfredo, lo stesso nome del fu vostro sposo.
SIGNORA--Ed io mi chiamo Carlotta Zaira Coriktzin, Stiriana. Il nome Carlotta l'ho lasciato, per non evocare mesti ricordi. Ma ohimè, a che valgono le mie ricchezze, se non ho più chi a me pensi? Il cuore non ama le ricchezze. Il cuore vuole un cuore, e niente più. A 30 anni, e vi giuro che non ne rubo alcuno, io sono già morta sulla terra, e non so consolarmene, perchè il mio defunto marito mi voleva tanto bene, e d'ogni premura mi colmava.
Perfino il mio vecchio fedel servo, un meticcio, acquistato all'Avana, il buon Jon, accenna ora ad ammalarsi, e l'altro dì, lo dovetti rimandare a Trieste, portato da un somaro fino alla ferrovia... Il poveretto, mentre pochi giorni fa, saliva con me questo monte, cadde e ne ebbe forte distorsione al piede. Ora sono qua sola. Ho bisogno per certuni piccoli incomodi, dell'aria balsamica delle montagne e vorrei a piccole giornate, raggiungere l'Ospizio dell'Alpe; ove, troverò forse qualche mia amica triestina.
ALFREDO--Io non ho destinazione fissa, perchè il precipuo mio intento fu quello di allontanarmi da luoghi a me infausti. Sono lombardo, amo la caccia, sono pittore, mi diletto di poesia che in questi monti, più facilmente è nutrita e.... se.... mi tollerate... per vostro compagno di viaggio, fino lassù, ne sarò lieto, perchè lo stare con voi sarà di certo molto gradito.
SIGNORA--Accolgo, senza apprensione di sorta, la vostra proposta, e senza esagerato rispetto alle cosidette convenienze sociali, nemiche all'arte ed alla poesia. Noi, se vi piace, partiremo insieme anche oggi stesso.
PARTE PRIMA
CAPITOLO XI.
Idilli di Montagna
Alfredo alla inattesa proposta della signora Stiriana, era contento sì e no, in suo cuore. Sì, per nutrire, come diss'egli poc'anzi, la sua innata poesia. No pel timore di desistere qualche minuto dal pensare alla sua Violetta, che non la potea in niun modo sradicar dal cuore... Un viaggio improvvisato con una bella, distinta ed ancor giovane signora, non era cosa spregievole, e quindi in sua mente, ricordò: _Al nuovo albore noi partirem_; colla differenza che Luisa Myller partiva con suo padre, mentre lui celibotto, partiva con una vedovella sconsolata. Per quanto riguarda la caccia ai Francolini, selvaggina sceltissima, poteva dirsi, fin d'ora, un affare sballato, con grave dispiacere di Lord. In massima, le signore detestano la caccia, perchè distoglie gli uomini da altre meno rustiche cure. Alfredo, ebbe per un istante la cattiva tentazione di fare lo Spartano, ma poi riflettendo ai doveri della cavalleria, venne anche lui, siccome tanti altri, a più miti propositi. Nelle stagioni o tepide o calde, e specialmente fra i cento grati profumi delle piante alpestri, è facile improvvisare confortanti relazioni. Evviva il sentimentalismo!!!
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La vecchia pastora, dolente per verità, della accelerata partenza dell'ospite proficua, ma sempre di carattere bonario, diceva a suo marito: Che brava zente tuti dò. Me giuraria che i se tole de boto. Ed il pastore, di rimando, come il più navigato: Cara ti.... ma no ti à capito, per Santa Veronica, che lù saria un bocon mato? El parla sempre de solo, el dise de le cose che no se pol capire un'ostia. Anca el so cane me par senza giudizio. Sta note gà roto el mel, gà disturbà la Signora, gà magnà el me ultimo codeghin, e gà barufato cola nostra bona Jena, corpo de Santa Frigonia!
Basta, nui semo abastanza contenti dei fiorini a bote che m'ha donai. Dio benediga quela brava dona, e ghe manda un moroso, bon come el sò povero marïo; ma che nò sia, tanto original, come el Casador lustrissimo.
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Nel pomeriggio del giorno medesimo, Alfredo e Zaira partirono assieme dalla casina pastorizia nota e guidati per breve tratto dal pastorello, percorrono il sentiero maestro, che li dovea condurre all'Alpe Climatica. Ma presumendo essi di giungere alla meta, senza la guida, intempestivamente la licenziano, previa lauta mancia. Ahimè, que' due amici di fresca data, distratti forse dal caloroso dialogo sui disinganni della vita, smarriscono il buon sentiero, e si trovano impigliati fra sassi e rovi, e poi nel fitto bosco, ove la notte li sorprende, ed in quel luogo disabitato, sono costretti a fermarsi. Non sapremmo, se quei due Esseri vaganti fossero da compiangere o da invidiare. Il viaggio però è allungato. La bella Stiriana, s'ebbe degli strappi nella gonna nuova di foulard color cielo, senza punto inquietarsene. Alfredo stavolta si diportò da vero cavaliere, perchè fu sempre pronto a soccorrerla onde non cadesse. Scelto per alloggio un angusto spazio erboso, cui faceva ombrello un Pino lussureggiante, quei due amici anzichè trovarsi a disagio, sono lieti di quella poesia, perfezionata dal tubare di due palumbe appollaiate sul Pino, e forse sorprese di vedere persone a quell'ora, in luoghi tanto romiti.
Lasciamoli ora discorrere fra loro quei due artisti di cuore, e lasciamoli riposare come meglio vorranno. Ivi nessun pericolo di insidia. Qualcuno lo preferirebbe ad un posto di prima classe in treno ferroviario.
Oh! ma il vecchio pastore, aveva affatto ragione, di spiegare a sua moglie, come _quel sior lustrissimo, parlasse spesso de solo, e dicesse cose che non si poteano comprendere un'ostia_. Alfredo credeva infatti che Zaira dormisse su quel verde naturale tappeto, mentre invece non era che lievemente assopita. Perciò eccolo poco stante a recitare la famosa apostrofe all'amore, del maestro di poesia, Ariosto
Ingiustissimo amor, perchè sì raro Corrispondenti fai nostri disiri? Onde, perfido, avvien che t'è sì caro Il discorde voler, che in duo cor miri, Ir non mi lasci al facil guado e chiaro E nel più cupo e maggior fondo tiri; Da chi disia il mio amor tu m'allontani, E chi m'ha in odio, vuoi che adori ed ami!
Zaira, che dicemmo parea dormisse, udì, ne fu dolente ma non lo confessò e solo disse, rialzandosi alquanto, dal suo improvvisato giaciglio: _Ma chi è mai, quella fortunata donna, che voi amate sì fortemente, e che per ventura non vi corrisponde? È forse l'araba Fenice?_.....
Pentito Alfredo allora, del proprio enfatico dire, chiese perdono collo sguardo, e si tacque fino al levar del giorno.
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Due dì ed una notte, impiegarono quei due buoni compagni di viaggio, onde giungere, senza nuovi contrattempi alla meta prefissa, cioè il paesello climatico di quelle altissime regioni. Con una buona guida, si poteva fare anche più presto assai, ma vi furono le fermate artistiche di una donna, e le esclamazioni poetiche di un uomo, che hanno fatto perdere tempo.
Molti viaggiatori alla pesca del clima refrigerante, giuntivi per diverse strade si trovavano già colassù, nel piccolo ma ben provveduto albergo.
Quel movimento, quella vivacità, quella eleganza femminile, in una parola, quell'andirivieni solito dei luoghi di bagni, di acque ferruginose o sulfuree, o jodiche, e degli ospizi alpini, dove non si fa altro che mangiare e bere (dicono) ed aspirare l'aria balsamica, non spiacquero alla Signora Zaira, abbastanza lieta del suo arrivo colà, sperando di vedervi qualche buona amica dei paesi natii. Alfredo invece non solo trovava seccante quel frastuono, ma per lui era anche l'antitesi della poesia. Organetti, chitarre, violini, contrabassi, tromboni, insieme all'ocarina mal suonati, venditori girovaghi di pessimi dolci, di fusa, di trottole, di S. Antonini, di fischietti, di castagne secche, ecc. ecc. si mettevano sempre fra i piedi, interrompendo ogni discorso, anche di qualche importanza. Per oggi, nessun incontro di persone note e care, incontri tanto soavi alla esistenza.
Quello che più seccava ad Alfredo, e che da un certo lato lo accorava, erano i questuanti laceri, tutti provvisti però di un istrumento qualunque.
N. B.--Tutti o quasi i questuanti del Regno, sono diventati da poco in quà, virtuosi di suono o di canto.
La loro musica commovente, fino allo stridor di denti, è più abbondante nei paesucoli. Ma che volete farci? Si devono compatire quegli infelici, avendo dovuto essi innocentemente, eludere la Legge, che confessiamolo, ha trovato soltanto di vietare la indecente questua al minuto, perchè indizio di oziosità, mentre non ha peranco scoperto il meccanismo di troncare la questua all'ingrosso, che è la prova della demoralizzazione.
E fosse quest'ultimo il solo malanno sociale!
Sonvi inoltre nel consorzio umano, specialmente nella seconda metà del Secolo XIX, _tre categorie_ di individui che fanatizzano i buoni principi sociali-religiosi-politici.
L'una è quella dei _mangia-poveri_--l'altra quella dei _mangia-preti_--la terza quella dei _mangia Signori_. Abbiamo usata la frase di cui sopra, estranea, direte, e forse un po' troppo volgare, ma fu anzi per esprimere con maggior significato, il vocabolo distruzione, demolizione. Perciò dovete compatirci.
Queste tre categorie sono la rispettiva cagione dell'odio di classe, e ne conseguono le esagerazioni, ed i danni. Chi ha creata la prima categoria?--L'egoismo dei poveri fanulloni, senza pudore, che privano perciò, spesse volte di soccorso i poveri buoni e fieri; fieri perchè preferiscono soffocare fra quattro mura, la loro incolpevole miseria. = Chi ha costituita la seconda categoria?--Gli stessi preti, parecchi dei quali, dimentichi della loro santa missione, o scorretti od esosi od intriganti hanno accumulato tutte le ire anche sui preti esemplari. = E chi ha fatta nascere la terza categoria?--I ricchi medesimi, perchè allucinati dagli eterni leccazampe inorgogliti dagli inevitabili bassi adulatori, o da chi, per obbligazione, deve dar loro sempre ragione, hanno finito per erigere fra essi ed il non abbiente popolo onesto una nuova muraglia della China. Maggior intelligenza pertanto, minor orgoglio, per avere concordia, e da questa il generale ben essere.
Ormai, gridava un tale che moriva di inedia, ci mangiamo l'un l'altro, e parlava giusto; noi facciamo come i pesci, _piscis pisciculum vorat_, colla differenza però che i pesci mangiano per vivere, mentre noi viviamo per mangiare. Molti, per poter pascersi a sazietà su tutta la linea, alle spalle dei loro padroni, cercano in ogni modo lecito od illecito, di allontanare dal mulino gli onesti amici del mugnajo.
Ahimè, soltanto ora, noi ci accorgiamo di esserci scostati un centinaio di chilometri dall'argomento, di cui al Capitolo in corso, ma procureremo dì ritornare sul sentiero maestro.
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Caduta la notte di quel primo giorno d'arrivo di Zaira ed Alfredo, all'ospizio Climatico, Alfredo andò nella sua cameretta fin troppo modesta, perchè all'ultimo piano, verso corte, e quasi senza luce. Lord dovette farsi la cuccia sotto il letto del padrone. Si vede che l'Albergatore aveva buon naso, perchè tosto riconobbe la qualità stentata del suo forestiero; il prezzo del resto, non era stato di molto inferiore a quello delle altre camere possibili. Ma ciò non dava alcun fastidio al nostro Pittore, perchè egli, di solito, durante il giorno, passeggiava pei Colli circostanti, e la notte nel cortile, siccome fanno i conigli.
Nel mattino seguente si vociferava che altri quattro forestieri fossero giunti all'ospizio, cioè una signorina bella, giovane, elegante; una cameriera antipatica e due signori maturi, e molto impettiti. Lord, fa imbestialire anche il conduttore dell'ospizio, perocchè, secondo il suo vizio speciale, aveva portato in camera del proprio padrone, il prescritto registro dei forastieri. Gesummaria!!! Alfredo, potè leggere tosto, nell'ultimo foglio, il nome dì Violetta Giacinto. Un tremendo calcio a Lord, e la pronta restituzione al padrone dell'Albergo di quel registro, con mille scuse. Il padrone riconciliato con Lord (prudenza, quando si ha troppa paura dei grossi cani) conchiuse che dovrà essere un bravo portatore del selvatico. Nè per fortuna, si era peranco accorto, di un altro difettuccio del cane in parola, quello vorrei dire, di rubare formaggi e salami in genere.
Dio ti ringrazio che mi hai portata vicino la mia Violetta!! Il cuore me ne aveva dato il segnale più volte durante il viaggio! Esclamò Alfredo.
Ma il giorno tutto, impiegato da Alfredo nel passare e ripassare sotto le finestre dell'Albergo, non valse a vederla. Pare che gli ultimi forestieri giunti, avessero il loro alloggio, al primo piano verso la valle, come arrischiò a caso un cameriere, e che la signorina, non fosse escita fin'ora dal detto alloggio. Anche Violetta, certamente, non sapeva della presenza di Alfredo...... Il seguente pomeriggio, Alfredo, fatta una passeggiata colla sua compagna di viaggio, la lasciò per la di lei consueta toilette, e si provò a tentare anche l'ala sinistra della Palazzina verso la valle...... Nessun risultato.
Se non chè ad un tratto, Alfredo vede venirgli incontro Lord, tutto affannoso, tutto a salti, con un foglio in bocca. Quel ludro, me ne ha fatta un'altra delle sue!! Porta qui subito, porta qui! Lord obbediente, lascia cadere il foglio a terra, vicino al padrone. Siccome il foglio era aperto, ed Alfredo, sempre precipitoso, non badò alla soprascritta, potè leggerlo senz'altro.....
Oh! fallita speme!..... Alfredo credeva leggervi una lettera di Violetta a lui. All'incontro Alfredo vi lesse quanto segue, (rimanendone impietrito e cadendo al suolo).
(E cadde come corpo morto cade) DANTE, cant. V _Inferno_.
Stimatissima Suor Maestra!
Dalla Stazione climatica alpi tirolesi, 14 Aprile 18....
_Sette anni che non ho la fortuna di baciare la mano alla mia carissima e buona maestra di collegio. Oh! quel tempo era ben più felice per me. Nessuna contrarietà. Nessun disinganno. Vita senza pensieri, come i fanciulli. Ora tutto cambiato--e non ho che 23 anni nessuna libertà; la società è cattiva. L'indipendenza, una chimera. Gli ideali del cuore soffocati al loro nascere dagli intriganti. Ed io mia buona e santa istitutrice, già stanca di vivere nel mondo, e quantunque ancora giovane assai, ho deciso di ritornare al convento, per farmi monaca, se la Madre Superiora mi vi accoglierà, come spero.... Ciò avverrà fra un mese al più tardi. Siate per ora segreta, ed abbiatemi, nel nome di Gesù, sempre la vostra affezionatissima_
VIOLETTA.
e sotto stava l'indirizzo: «Convento delle Orsoline, città di Ipsillon.»
Vi mancava questa pel misero Alfredo..... Ei rimase nel luogo dove aveva letta la lettera fatale, tutta la notte. Qual colpo tremendo, qual vuoto nel suo cuore tanto innamorato ed impressionabile. Porco d'un cane, prenditi questo, fece, con disperazione, battendo sul capo dell'inconsapevole Lord, la cassa della appena imprestatagli ghitarra, nello scopo prefisso di fare la serenata alla sua Violetta. Povera ghitarra, causa la sua antichità, se ne andò in quattro pezzi, come se fossero quattro ghitarrine. Così, Alfredo, dovette poi pagare al cameriere proprietario, lire venti, trovando la domanda anche troppo discreta....
Spendili adagio, adagio, consigliava Maddalena al fratello, mentre gli dava il gruzzolo dei risparmi, all'atto della partenza..... Povera Maddalena, e povera Elisa..... il vostro Alfredo ha già consumato per una vecchia ghitarra, il pranzo di una settimana. Noi speriamo del resto, che il nostro artista, abbia appreso, siccome le migliori serenate, siano quelle concertate..... in tempo utile!
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Anche la carissima Zaira, dal canto suo, (vedi contrasti della vita) pensava al suo simpatico compagno di viaggio, mentre stava pettinandosi la lunga e nera treccia, coll'aiuto di una Kellnerin dell'Albergo. Non sapea spiegarsi però l'improvvisa freddezza del Pittore e conchiudeva... è un caro uomo, ma un distinto eccentrico...... Parla piuttosto frequentemente da solo. Una sera, non sapendo che io lo ascoltava, mi ha fatto la rassegna delle donne più famose in amore, cioè la Mirra della tragedia dell'Alfieri, la Francesca da Rimini, le figlie di Lot, Cleopatra, Semiramide, Adelaide la figlia di Luigi XV, un trattato ab immemorabili, di mostruosi incesti e che mi pare estraneo alle sue aspirazioni puramente sentimentali; una specie di mostra artistica o per un pittore o per uno scultore, ma non per un poeta gentile. Ma io non ho mai potuto cavargli dalle labbra il nome di quel suo grande amore infelice, di cui sospira sovente.