I ladri della pace

Chapter 4

Chapter 43,570 wordsPublic domain

Cirillo alla vista di quella faccia d'ira livida ebbe paura, e tosto, per mettere, secondo la consueta sua bonarietà, possibilmente, un po' di acqua sul fuoco, provò a dire, con flemma. _E che muoiano anche i padrini_. Alfredo, non potè sorridere, tanto era inqueto. Cirillo allora, giovane di cuore e di pronto ingegno, soggiunse: giacchè tu vuoi così, ritorneremo, ai vecchi costumi della antica Grecia, o dei popoli Indiani. Lascieremo in disparte, per un momento, la moderna cavalleria, e ricorreremo alla barbara cicuta, od all'acido prussico moderno. Inutile pertanto la spesa di sciabole, di fioretti, di pistole, di carabine. Due misere pillolette, allestite dal nostro amico vice speziale Brichetti, e tutto, in pochi minuti, sarà finito. Sei contento così? Altro rimedio non v'ha, perchè noi non siamo esperti nella scherma e le pistole possono tirare storto ammazzando invece qualche innocente passeggero. Una Pillola dunque col veleno, l'altra senza. Se muore il Commendatore avrà cessato di corteggiare le Signorine, se morirai tu, avrai finito di essere innamorato fino nella suola delle tue scarpe. Cirillo era una gran testa e trovava lì per lì, espedienti famosi. La sfida venne, pochi momenti dopo. I padrini del commendatore furono due ufficiali della Territoriale; quelli di Alfredo--Balena e Cirillo.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il vice farmacista signor Bricchetti Galeno (questo il suo nome di battesimo, che i lettori ancora non sapevano) fece un balzo all'indietro, (come quello tanto noto di Don Abbondio), quando udì proporsi da Cirillo la confezione di una pillola avvelenata. Non aveva tosto indovinata la intenzione di Cirillo, e senz'altro, se ne schermì non senza meravigliarsene. Ma quando comprese meglio le sibilline frasi di Cirillo, acconsentì sorridendo e raccomandandosi, del resto, ad ogni buon conto, per il più profondo segreto. Non si sa mai, diceva! Siamo in tempi molto rigorosi per le farmacie!

Le due pillole identiche, saranno allestite fra un'ora; e lei signor Cirillo verrà a ritirare il pacchetto, con patto, ripeto, del massimo riserbo...

Il seguente mattino, i due nemici, all'ora precisa, erano sul terreno. La località, dietro il muro di cinta di nord, del cimitero della città.

Non poteva scegliersi miglior luogo, per la ragione, che uno dovea restare cadavere, ed all'istante, per la efficacia dell'acido prussico.

I due ufficiali eran là seri, impettiti; Balena era più pallido dei morti. Cirillo, fingeva distrazione. Alfredo ed Aringa, non si guardavano, ma dimostrarono grande risoluzione.

Se non chè Cirillo, al punto di procedere, coll'intervento degli altri padrini, alla scelta del numero pei duellanti, onde poi scegliessero per primo o secondo l'una delle due pillole, propose, che, contrariamente all'uso, avessero i duellanti a stringersi la mano, prima del duello.

Nessuno oppose diverso parere, ed ecco il Commendatore ed Alfredo a darsi la mano a vicenda. Quelle due mani, però non si staccarono sì presto, ed i duellanti chiedendosi reciproco perdono, si abbracciarono commossi, lasciando ciascuno cadere dagli occhi due goccie limpide, che assomigliavano a brillanti davvero non chimici!

Lord che era dovunque, come l'aria, alla vista di due pillole di pasta, gettate a terra da Cirillo, si affrettò ad ingoiarle. Non allarmarti Alfredo, disse Cirillo! Nemmeno Lord ne morirà, perocchè in quelle due pillole era soltanto farina bianca con zucchero!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Un breve turbine, finito serenamente per la bontà d'animo di due uomini, che avevano fatta a vicenda, od un'erronea interpretazione, od una imprudenza e per la ingegnosa trovata di un sincero amico.

«Honny soit qui mal y pense!» (Vitupero a chi pensa male!)

PARTE PRIMA

CAPITOLO IX

Sourtout pas trop de zèle

Passarono giorni parecchi, prima che Violetta ritornasse alla casa paterna.

Alfredo intanto trascinava la vita sterile, miseranda. Aveva dipinto, è vero, qualche piccola cosa, ma di mala voglia. Un paesaggio, credesi, di proporzioni modeste, che non trovava acquirenti (tanto ne vanno zeppe le Pinacoteche). Aveva fatti anche degli abbozzi al carboncino, ritratti di donna, i quali, per caso, assomigliavano tutti a chi mai? Indovinate?... a Violetta. Egli vivea colla diletta famiglia d'ogni giorno, siccome cantò Aleardi nelle sue lettere a Maria. Maddalena ed Elisa sorelle minori di Alfredo, erano carine tanto, ma di carattere, in complesso, opposto al suo. Buone assai, ma piuttosto fredde. Assomigliavano dippiù alla mamma che al papà, entrambi defunti in età media. Quei tre fratelli, poveri in origine, erano costretti a tosare man mano i tenui risparmi dei loro Genitori.

Il giovane pittore aveva inoltre il difetto di non volere uniformarsi mai al moderno sistema della reclame, la quale, mediante corresponsione più o meno lauta, ingrandisce, secondo i casi, le capacità artistiche e letterarie, fruttando loro vantaggi o pecuniari od onorifici. Così per l'avversione surriferita alla reclame, i quadri dello sventurato pittore, restavano appesi nel suo studiolo, coperti di polvere, e degli escrementi moschicini. Egli però non se ne accorava di troppo, perchè sgraziatamente non aveva mai sentito l'universale, giustissimo desiderio del danaro, rappresentante di tutti i valori, e manna migliore di quella antica del deserto.

Unicamente Violetta gli era scolpita nel cuore e nella mente ad ogni minuto del giorno e della notte. Provava talora, con sforzi erculei, di allontanare quella imagine, onde avere un momento di requie, ma ahimè! tutto inutile. Perciò, anche un mediocre contabile, sommando i minuti di ogni ora, di ogni giorno, di ogni mese e moltiplicando per sette anni, durata esatta di quell'amore, veniva con soddisfazione a sapere, come Alfredo avesse costantemente pensato a Violetta tre milioni seicento vent'otto mila e ottocento volte. Conto giusto.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I medici alienisti, ascriveranno probabilmente questo fatto, ad anomalie del cervello umano, senza speranza di guarigione, perchè ridotte a cronicismo.

. . . . . . Alcuni sinceri amici di Alfredo, quantunque non avessero mai potuto sapere da lui il nome della sua Diva fatale, si provarono a persuaderlo, ma sempre invano perchè trattavasi di un'idea fissa, essere più ragionevole il mutar l'amorosa ad ogni mutar di luna, come si tollera nella enciclopedica nostra epoca, di quello che correre dietro per sette anni ad un'ombra che fugge.

Se non che, per ritornare, in carreggiata, secondo l'argomento indicato nel presente capitolo, vo' dimostrarvi la verità del detto popolare, e cioè: _I calci vengono due alla volta_.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

In quel frattempo erano giunte ad un funzionario politico della provincia «_Voci alte e fioche e suon di man con Elle_» (Dante INFERNO), vale a dire, siccome parecchi giovani di condizioni diverse, ma specialmente artisti, preparassero con detti e scritti, il malcontento delle plebi (termine burocratico) contro la classe abbiente. Perciò alquanto allarme, sebbene non pienamente giustificato, infiltravasi nell'animo pauroso di quel raro funzionario, in modo che ha dovuto decidersi a fin di bene, e per il tollerabile amore al suo pane quotidiano, a lavorarvi attorno alla meglio, onde poi specialmente garantire la quiete degli affezionati proprietari locali. Fece una passeggiata nel Circondario, visitò i più influenti, ricorse alle autorità minori, ai confidenti, della dignità immemori e fatto poi di ogni cosa un grosso intingolo, trovò doveroso, a scanso di responsabilità, ma però dopo bastante riflessione ed indugio (perchè realmente egli non era poi un Attila), di fare e di spedire in alto, un elenchino delle varie persone sospette, le quali insomma, anche per semplice precauzione, dovessero, per qualche annata, abbandonare i proprii lari, viaggiando gratis verso le ospitali piccole isole mediterranee.

Criticare è facile, mentre difficile è il fare, sentenziava quel burocratico. In certe evenienze, il procedimento regolare o ozioso, basta l'opinamento dell'onesto o per lo meno zelante funzionario, per allontanare dalla gente tranquilla ed utile, i facinorosi o quelli che sono in voce di esserlo. Gli artisti per esempio, quei benedetti artisti di ogni epoca e nazione, e la storia ne insegna, hanno quasi tutti la testa calda, diceva nella sua diligente relazione quel buon diavolaccio di funzionario, e soggiungeva che ciò era in contraddizione coll'arte, senza accorgersi di bestemmiare. Dovrebbero essere precisi siccome i pesi e misure a sistema decimale, od un quid simile, e sopratutto non dovrebbero pensare troppo o vagliare l'operato dei maggiorenti e dei reggitori della cosa pubblica, il quale, in massima è saggio e conveniente, per chi se ne voglia accontentare. La relazione in parola, sarà stata forse più lunga e più bella, ma press'a poco era nei termini suindicati. Se non che, il ripetuto proverbio delle pentole e dei coperchi, in cui c'entra il diavolo, fece in modo che l'elenchino di cui sopra, fosse noto ad una certa persona gentile, prima ancora che pigliasse la via in alto, e che quella persona avvisasse il nostro Alfredo (in quell'elenco naturalmente compreso) a stare sull'_attenti_.

Pare sia stata una indiscrezione intima, cui torna supervacaneo indagare. La selvaggina umana pertanto conflata da nove individui, fra di loro inoltre, poco conosciuti, mercè la premura di quella mano graziosa in pria e poi del buon pittore, ha potuto a suo tempo, svignarsela per ignota, ma più sicura direzione e possibilmente in località lontane, montuose ed in disparte dal noioso telegrafo.

Ma volle il destino od il caso fortunato, come meglio vi piaccia, che la pratica preservativa del devoto Sopraintendente Provinciale, andasse a finire, siccome tante altre cose umane, al pari cioè delle bolle di sapone. Un cambiamento di governatori, una amnistia, un trasloco del referente (felice questi di cavarsela dai rivoluzionari, temuti più dei briganti) mutò d'incanto le sorti di quei nove malcapitati. Peccato che i medesimi, non avendo tempo o voglia in quei giorni di leggere i giornali, viaggieranno egualmente colla paura in corpo. Soliti contrattempi.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lasciamo andare ormai gli altri otto individui, ove loro piaccia ed informiamoci anzitutto, dove probabilmente emigrerà il nostro buon Alfredo. Senza danari non si può viaggiare in nessuna classe dei treni, chè, le diverse Società ferroviarie, non vogliono saperne di far liste. Ed inoltre, nel caso nostro, vi sarebbe quel benedetto telegrafo, che vi precede più veloce delle antiche staffette. Su certe viuzze e su montuosi sentieri, non si può andare in vettura..... dunque fra poco anderemo a piedi, o Alfredo mio, giacchè, se non sei temibile cacciatore, sei cacciatore instancabile. Tu farai dunque l'alpinista per forza, e vi troverai certamente degli alpinisti per diporto. Intanto, anche per questa volta, non si viaggierà nei centri popolosi, colle manette ai polsi, alla guisa dei borsaiuoli.

PARTE PRIMA

CAPITOLO X

«Non tutti i mali vengono per nuocere»

Care mie facciamola finita col piangere . . . . e poco mancava che piangesse anch'egli . . . devo assolutamente partire, diceva Alfredo alle sue sorelle, in un pomeriggio del principio d'Aprile di quell'anno 18.. in cui temeva vicinissimo il principio del domicilio coatto, essendo giunto pochi momenti prima il secondo inteso avviso dall'amica incognita. Le due giovani, sebbene d'indole tranquilla, pure, pel grande affetto verso il loro fratello, non potevano rassegnarsi a quell'improvviso abbandono del quale non conoscevano la precisa cagione. Esse erano buone semplici, timide, religiose per principio, senza affettazione, quindi non sospettavano il male.... Che è mai avvenuto, esclamava angosciata Maddalena, la più anziana? Perchè ci lasci così? Tu ci farai morire di crepacuore! Eppure, soggiungeva Alfredo, pel mio, pel vostro bene, è giocoforza che io parta da qui, è una lodevole precauzione, e se indugiassi, potrei essere portato con altri, alle piccole Isole meditteranee . . . Non posso dirvi dippiù. Preparatemi un piccolo involto, leggero, leggero, che deporrete nel carniere di caccia, raccomandatemi al vostro angelo custode, e niente paura . . . .

Alfredo però, come suo costume, non aveva pensato al denaro necessario, quasi in ogni cosa, e che certamente a lui mancava. Allora Maddalena ed Elisa, persuase, come il fratello fosse irremovibile, si diedero una fugace, ma abbastanza eloquente occhiatina, ed entrate insieme nel loro gabinetto, ne ritornarono sorridenti, con un mucchietto di biglietti di piccolo taglio, che erano stati il loro paziente risparmio, per lavoro d'ago, cosa di cui soltanto le donne, in massima più economiche e più previdenti degli uomini sanno fare. Erano circa duecento lire, Prendi, disse la sorella maggiore, spendili adagio, adagio, e non darti pena per noi, che, noi lavoreremo giorno e sera, e coll'aiuto della nostra Madonna della Consolazione, vivremo discretamente fino al tuo ritorno. Elisa, mesta mesta disse: tornerai presto nevvero?..... Alla sua volta, sebbene non volesse farlo, toccò ad Alfredo di piangere..... «_Tristo colui che non conosce la voluttà del pianto_.»

Preso il fucile, il carniere, poche cartuccie, e chiamato Lord (che rompeva le scatole a tutti tre, pei suoi salti d'allegria), Alfredo, in fretta, in fretta si sottrasse agli abbracciamenti delle sue tanto dilette sorelle, e rivoltosi al nord del paese, potè raggiungere dopo tre ore di sollecito cammino, le _falde_ del monte B..... quando era già il tramonto.....

Lord, il quale, più del solito, in detta giornata, aveva potuto mangiare, per le premure delle sue padroncino, abbaia disperatamente nell'escire di casa, saltellando dinnanzi al padrone, certamente, secondo la sua grande intelligenza, per avvertire il pubblico, siccome il suo padrone, quantunque ad ora tarda, andasse alla caccia!... Alfredo, nervosissimo più del solito in quel momento, volea bastonare quella cara bestia, ma poi pensò di tollerarla. Intanto, causa il baccano dell'innocente Lord, le bottegaie del paese, in buona relazione col nostro pittore, erano già venute sulla porta, ad informarsi di quella novità, attesa l'ora vespertina, ed Alfredo, con artificiali sorrisi, e mal repressa bile, accontentò, correndo innanzi, ed inventando una frottola qualunque, le curiose compaesane . . . . . . É costume dei piccoli centri, il voler sapere sempre, e ad ogni costo, delle versazioni, passeggiate, viaggi, gesta, amori, dei conterrieri, che naturalmente si devono incontrare dieci volte al giorno. Non conviene inquietarsene, perocchè, quanto sopra, è un rustico attestato di amicizia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Alfredo sale già il monte, al chiaro di luna, egli è soliloquo, per vizio congenito, cammina sempre in fretta e pensa, a chi mai? alla sua Violetta!

Per oggi non maledice al proprio destino, perchè spera girando il mondo in direzione speciale, di rivedere l'oggetto del suo grande amore, fosse anche per un battere di polso. La salute di Alfredo, ad onta delle cento ed una peripezie, è ancora sempre forte. Egli cammina, cammina, divora la via, ma se, per caso, e per fortuna di rado, incontra viandante sospetto, o gendarmi, gli batte con maggior violenza il cuore, conoscendo bene la sua iettatura. Fin'ora, però, grazie al Cielo, nessun incidente spiacevole. Tutto è silenzio, interrotto quando quando, dal funereo lamento dei Gufi. Quel triste canto ai superstiziosi non è di buon augurio, ma ad Alfredo piace tanto come gli piace il Venerdì ed il numero tredici. Fra le roccie delle alte montagne alberga più facilmente l'upupa e la civetta, i paggi di madama la Morte, le donne hanno paura, ma Alfredo desidera quella tetra musica, perchè si accompagna meglio alla sua bella mestizia. Lord intanto, ad onta della notte, provvede agli urgenti bisogni del suo immenso ventricolo, dissotterra e mangia topi di qualsiasi dimensione..... Un bravo cane! La suscettibilità del nostro profugo, non si muove, nè per le distrazioni di Lord, nè per le ripide salite. Egli è ormai nel suo elemento, la solitudine. Egli prova sempre vaghezza di poesia, anche quando di mestizia vestita, perchè così, potrà liberamente pensare, a quella splendida figura che gli è scolpita nel cuore!.... e recita ancora la sua romanza: _Declina il sol morente, move pel Ciel la sera_......

Intanto Maddalena ed Elisa per tutta quella notte, non possono addormentarsi. Stanno in decubito a recitare Ave marie, Salve regina, e requiem ai poveri morti quantunque il loro fratello sia ancor vivo.

Anche Alfredo, seduto a riposare alquanto, su di un abete divelto dal turbine, sospira, e pensa alle sue care sorelle.

Una nenia lontana, lo distrae e lo commuove. Sarà un pastore che rincasa tardi dai colli sottostanti. Assomigliano quelle cadenze, sebben rozze, a quelle del Ruy Blas: _O dolce voluttà, desìo del cor gentil_, etc. Alfredo tende l'orecchio ed ode, perchè la voce dell'incognito si avvicina, questi versi:

Noaltri montanar Ghavem de pasta el cor Vedem de l'alto el mar E femo anca l'amor. Viva l'amor.

Lord, contrario in massima alle cadenze musicali, và brontolando..... Scorsi cinque minuti, il novello Trovatore, giunge presso il nostro viandante, preceduto da un centinaio di pecore, cui frammiste poche capre, e seguito da un somarello, col paiuolo sul basto, e da una grossa e pelosa cagna della famosa razza francese guidatrice di mandrie.

Lord, più fortunato del suo padrone, e di scelto olfato, cessò dal brontolìo, e fa una corte spietata alla improvvisa amante, come fosse una tenera antica sua conoscenza. Nè un istante l'abbandona.....

Bona sera--signor Casador lustrissimo (interloquì un pastorello sui 18 anni). Se el vole alogio alla nostra casina, cossì ala bona, gavarìa piacere. Se el gà un mocio de cicare, faria grazia, bruso de la voja. Nui faremo un trato de mezz'ora gnanca, e semo a logo.

Accettato, rispondeva Alfredo, perchè conveniva farlo in causa della notte, della stanchezza e dei luoghi a lui sconosciuti. Eccoti uno zigaro intiero. Tienti però chiamata la tua cagna, perchè temo che il mio Lord se ne vada con essa, fino a Vienna. Ed il pastorello, ooh! non ghe pericolo... La me Jena non bandona le so pegre. Domani, sul fresco, sior Casador lustrissimo lo meno a copare de sicuro, do o tre francolini.

In somma il pastorello ed il cacciatore sfortunato, erano di già buoni amici e sì discorrendo, entrarono ben presto, senza noia alla casina. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Rifocillato alquanto il nostro pittore, con polenta e latte di capra, appena munto, offertogli da un uomo e da una donna in età (probabilmente i genitori del giovanetto di nostra recentissima conoscenza) escì sul praticello circostante alla casina, dal quale, al chiaro di luna, potè rilevare quel magnifico panorama della vallata. Colli e monti pittoreschi, bellezze incantevoli, che più d'ogni altra, commuovono i cuori afflitti e le anime pensanti. Peccato che sia pronta, ogni momento, una distrazione, in causa di quell'originale di Lord, che converrà mettere al quinzaglio, avendo già egli fatto scappare dalla stalla due capretti, e rubato un mezzo stracchino esposto alla pubblica fede. Alfredo ne è dolente, ma non sa ricorrere alla violenza, con quella sua cara bestia.

Rientrato in cucina, (la quale ai pastori serve contemporaneamente di anticamera verso strada, di gabinetto, e di salotto) Alfredo si rivolse al vecchio (si comprende che gli altri due erano già a dormire) e gli chiese, se nulla di nuovo fosse in quei dintorni. Niente del tuto, lustrissimo, rispose il Pastore. Noaltri no gavem gazete; anche la signora che ze qua da oto zorni, la se lamenta de la mancanza de nove. Quà no ghe ze altro che volpi e pojan. Anzi bisogna, sioria, che se contenta de dormire sul fenil, perchè l'unico letin ghe lo avemo dato a la siora. El so servitore, un vecio, color de la tera, la lo gà mandà indrio, me par a Trieste, perchè giera sopo per una cascada....... Io mi accontento presto, disse Alfredo, e vi ringrazio del vostro buon cuore. Non si può negare, del resto, che la notizia di una signora sola, forestiera, dimorante da pochi giorni in quella casina (probabilmente per la cura climatica) non stuzzicasse la curiosità dell'artista, quantunque pieno di afflizione.

Siamo già alle tre ore di notte¹ e la conversazione fra il vecchio pastore ed Alfredo continua.

¹ --I montanari non hanno bisogno di orologi, essi si regolano, quanto all'ore, colle stelle, siccome agli antichi tempi. Per esempio, sanno che manca un'ora all'alba quando i predèèr, o predièèr (gruppo di stelle minori) perdono di intensità della luce. E così sanno delle altre ore di notte dalle altre stelle: Marte, Nettuno, Venere, Saturno, Diana, etc. Il vocabolo _predéèr_, non è, credesi, astronomico, ma semplicemente alpigiano. E quanto all'etimologia della nostrale parola? Più probabilmente dal latino _preésse_ o _predicere_, cioè gli astri precursori del giorno. Anche l'autore, che or sono quarant'anni, cacciava sui monti, imparò da que' mandriani, a conoscere, senza orologio, le ore, tanto della notte come del giorno, ed allora era meno facile sbagliare di grosso, come oggi, col meridiano internazionale.

Non siamo del resto nemici del progresso!

Seppe pertanto Alfredo che la famiglia dei pastori ospitali era formata da tre sole persone, padre, madre e figlio, già noto al lettore, che la signora dilicata di salute, l'aveva mandata lassù--el sò dotor al fresco--che la giera nè molto zovine, nè vecia, ma conservada. E che bela dona, lustrissimo. Che ghe giera morto de colpo, el so omo a Trieste dò mesi indrio. Che la preferiva stare de sola, e vestiva sempre metà de ciaro e metà de scuro, che infine giera rica tanto, perchè piena de fiorini, e la pagava de groso.

Alla domanda, sul nome e condizione della signora, il buon vecchio, sonnecchiando, rispondeva: Lori nò i sà. Noaltri montanari andemo zoso a la bona, e se fidemo senza tante sospetazion, e bondì lustrissimo, no semo tanto curiosi; me par una brava dona, piena de inzegno e ze basta. Felice note, lustrissimo, ed entrambi andarono a letto...... sul fienile.

Quanto sono pittoresche quelle casupole bianche a cavaliere delle gole montuose, o piantate nelle conche prative, sotto i cumignoli dei monti cosparsi ancora dalla neve! Una perfetta poesia--un effetto magico. La luna d'argento, che stava per spegnersi, essendo già trascorsa la mezzanotte, rischiarava ancora, debolmente però, quella scena.

Le bellezze dell'universo, ancora più grandiose fra i monti, sono soavi tanto alle anime melanconiche, di vita e d'amore ricolme. Nessun rumore fino all'alba. Qualche squittio di volpe, qualche latrato lontano e null'altro. Ma Lord, il quale non si sa come, aveva rotto il quinzaglio (avrà mangiata la corda) girava intanto la casina e sotto e sopra, e bisogna dire che quello sfacciato penetrasse nella mal chiusa stanza della signora, perocchè per un momento si udì, un _marcia via_ di grazioso timbro femminino.

Alfredo, si assopì una breve ora, disteso sul fieno, senza svestirsi. Sognò di Violetta, (miracolo), che girava su pei monti, e di un'altra bella donna che le attraversava il passo... e che lui era volato in difesa di Violetta.

«Nè però cessa amor con varie forme «La sua pace turbar mentr'ella dorme. TASSO _Canto VII_--ERMINIA.