Chapter 12
Il filosofo di Ginevra, l'uomo della Natura, Rousseau, disse: _che la morte non è per l'uomo, se non l'oblio dei tempi compiuti e degli avvenimenti trascorsi_. Non è colla morte pertanto, che tutto finisca, perocchè gli uomini onesti, di cuore, d'ingegno, ponno sopravvivere lungamente fra l'umanità, ma potrebbe essere coll'oblio delle cose belle e delle persone amate--«ogni affetto dal cor cancella il tempo»--«La morte è la tomba del corpo, l'oblio la tomba del cuore . . . . . . Difatti, l'uomo, ad onta della sua presunzione di sentimentalità, sente della sua materia, ed ha bisogno quindi di abitudine, di continuità, di positivismo, altrimenti dimentica.
E' questo l'emblema della sua debolezza, ed è per ventura, il germe conservatore della sua prosperità fisica, perchè l'uomo ha bisogno anche di vita materiale per sè e per gli altri. In una parola ha bisogno di pace. Questo è l'egoismo necessario concesso dalla Provvidenza all'uomo. Senza di questo tutti gli uomini si ucciderebbero, o morrebbero di languore. «Cosa bella e mortal ben poco dura.» L'oblio può inoltre derivare da sofferta ingratitudine o da immeritati disinganni. Ma viene il tempo in aiuto, quale rimedio efficace, e salva l'uomo.
Quanti cambiamenti, quante evoluzioni, deviazioni, novità, produce il trascorrere dei giorni, dei mesi, degli anni! Quante scoperte produce il tempo, di persone e di cose! Quanti velami fa cadere il tempo!.... Quante forti amicizie mutate in indifferenza od in rancore: e dal rancore e dall'indifferenza il ritorno alle assiduità alle simpatie. L'uomo fra gli altri suoi istinti annovera anche il _variata placent_! Se le evoluzioni, le deviazioni, le novità prodotte dal tempo, sono l'effetto non sempre di umana leggerezza, ma sibbene delle comuni circostanze della vita. Il crescere dell'età, per esempio, una nuova famiglia, nuovi bisogni, doveri, affetti, interessi. Ma consogliamoci, perocchè nè la mente, nè il cuore, nè la terra, invecchiano mai. Non è che l'infermità gravissima, la imbecillità cronica che rendono l'uomo smemorato e decrepito. Il resto dell'umanità giovane o vecchia ma sana, può vivere ancora confortevolmente, basta che su di essa piova ancora la rugiada morale, vivificatrice. E sopratutto bisogna assuefarsi a due cose, alle sventure ed alle ingiurie dei tempo. Pertanto non è assoluto, che tutto, tutto vada quaggiù a finire colla morte o coll'oblio.
Dio ha dato all'uomo la mente, che invecchia più tardi del suo corpo; il cuore che può sentire ardentemente anche dopo lunga età e fino agli estremi della vita; la terra che ogni anno riproduce mercè le cure dell'agricoltore. Dio ha concesso all'uomo l'intelletto, il quale, quando sia nudrito dallo studio, può eternare coi libri la sua ricordanza e le migliori gesta degli uomini, fra cui sono riprodotti tanto gli episodi di gioventù, co' suoi errori, come le esperienze della maturità, co' suoi rimedi. Dio infine ha dato all'uomo l'amore, che se spontaneo, profondo, generoso, non si estinguerà mai.
Il divino poeta che sapea dell'amore di Paolo e Francesca, cognati, li dipinge ancora stretti insieme dopo morte nella bolgia desolata dei lussuriosi, ma non combusti dal fuoco divoratore. Nel suo poema quel grande pensatore, li ha collocati spietatamente all'Inferno. Forse per accontentare i pregiudizi clero-tirannici di quella remota epoca, ma noi scommetteremmo, che Dante, se fosse vissuto più tardi, li avrebbe tolti, pentito, dall'Inferno, per metterli in sede più confacente, da loro guadagnata per il grande amore. Essi, in ogni ipotesi, non sarebbero stati colpevoli che di un solo bacio tremante non sulla fronte, ma sulla bocca, come cosa naturalissima. Essi furono due perfetti idealisti.
Nel suo Canto V. dell'_Inferno_, Dante interroga Francesca così:
«Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri A che e come concedette amore. Che conosceste i dubbiosi desiri?...
ed egli stesso quantunque marito e padre di sette figli, ricorda, nel suo Paradiso scritto all'età di 56 anni, il suo amore per Beatrice, sorto nella prima giovinezza, l'amore degli angeli.
Al Canto 31. del _Paradiso_, il grande Poeta, scrive le due terzine seguenti:
«E se riguardi su nel terzo giro Del sommo grado, tu la rivedrai Nel trono che i suoi merti le sortiro.»
e più avanti
«O Donna in cui la mia speranza vige E che soffristi per la mia salute In Inferno lasciar le tue vestigie»
Dunque il Poeta amava immensamente Beatrice, anche quando non poteva farlo; egli l'ha collocata in Paradiso quando estinta, e l'ha fatta andare dal Paradiso all'Inferno, perchè insegnassegli la sicura via.
Alfredo pure, ad imitazione di Dante, ed al pari di lui colpito dalla terribile corrente magnetica, augurerà morendo, il Paradiso alla sua amatissima Violetta, ed il Limbo, ai trionfatori del di lei amore, onde godersi alquanto almeno, della loro separazione.
Ora diteci voi amabili lettori e lettrici, se questa non sia la Valle del pianto?
PARTE TERZA
CAPITOLO VIII.
Il vuoto dell'anima
Cos'è mai questo vuoto dell'anima? Noi non possiamo nè vorremmo fare qui, un trattato di psicologia, capace a favorire il sonno anche dei nevralgici. Ci limiteremo pertanto a discorrere così alla buona, come si usa fra profani.
Il vuoto dell'anima, dunque, secondo alcuni, sarebbe sinonimo del caos dello spirito. Secondo altri una sensazione di scoraggiamento, che assomigli al freddo del ghiaccio, e taluno infine propenderebbe a ritenere quel vuoto, la nessuna sensazione.
Ma se accascia, ma se uccide lentamente le anime più sensitive, come non credere che il vuoto dell'anima non produca, all'incontro, una latente dolorosa sensazione, non chiaramente definibile?
Se non che, onde escire il meno malconci da questo gineprajo, diremo che il vuoto dell'anima può significare la totale assenza del fine per cui è stata creata la nostra esistenza morale. E con diversa frase, il disinganno assoluto dei più santi e caldi affetti. Il vuoto dell'anima, in ogni caso, sarebbe peggiore della morte, la quale è lo stato di piena insensibilità.
Una parte della Società, d'ogni epoca, pe' suoi fini speciali, e qualche volta in buona fede, nè mai convinta di fare il male, ha cercato, con sforzi erculei, di deviare la creatura umana dal naturale scopo della vita, creando caste eunuche, tarpando le ali della libertà e del pensiero e modificando le istintive pulsazioni del cuore, senza però ottenerne concreti effetti, ma solo enti bastardi. Sempre inoltre, a detrimento del loro originario benessere.
Gli uomini sono nati per seguire i loro ideali, e la proibizione o limitazione dello scopo unico della loro creazione, in cui c'entra la Provvidenza, sono una vera e propria deturpazione della creatura umana. Il vuoto dell'anima, infine, può essere prodotto dal caso, o dalla volontà dei soggetti che possono crearlo. Per buona ventura anche il vuoto dell'anima, deve per legge universale, durare più o meno lungamente, secondo l'indole degli individui colpiti, essendo il tempo, la panacèa di tutti i mali. Basterà per qualcuno che nasca un nuovo oggettivo, atto a riempire o surrogare il così detto vuoto, ed allora, per chi avrà resistito alla morte fisica, la guarigione non è improbabile.
Sarà dunque facile anche per il nostro Alfredo detta guarigione? Noi non possiamo rendersene garanti, perocchè degli esseri sceltissimi, atti a riempire il vuoto dell'anima sua, non ne sorgono a dozzine e ad ogni momento.
Non si comprende come l'uomo possa vivere, nel continuo completo isolamento. Noi crediamo che sia un lento veleno del corpo, col risultato dell'ebetismo della mente, da distinguersi dalla solitudine temporanea talvolta necessaria e gradita.
Eppure il misero Alfredo, per effetto del vuoto nella sua anima, viveva ormai a guisa di un anacoreta, trascurando affatto o quasi le prime esigenze fisiche, e ricevendo in casa sua ed a malincuore, soltanto i famigliari. Egli non aveva più i genitori, perchè morti, nè le dilette sorelle, perchè da pochi giorni maritate entrambe e ben lontano, non senza aver versato calde lagrime per l'abbandono dell'amato fratello. Verrai presto a trovarci a Catania, caro Alfredo, e vi ti fermerai con noi molto tempo, dissero, piangendo nel partire, Maddalena ed Elisa.
Accade spesso, quando la dote è vistosa, che le fanciulle affrettino l'addio al tetto paterno e la conseguente amarezza dei congiunti. In ogni fatto umano, vi ha la sua compensazione.
A vantaggio delle fanciulle povere, le quali si maritano più tardi in causa della loro povertà, viene rinviato il pianto loro e quello dei più affezionati parenti.
Avesse avuto Alfredo almeno moglie e figli, ma nulla di ciò. I suoi diletti Cirillo, Zaira, Jon, morti. Gli scarsi amici del paese di residenza, quasi sempre assenti o preoccupati dei loro rispettivi interessi. Non rimanevagli che il fedele Lord, il cane da caccia intelligente, ma anche lui, da tempo era melanconico, per la tristezza ed immobilità del padrone; tanto è vero che non rubava più salami.
Alfredo non aveva mai voluto servi stabili, perchè.... instabili. La sua provvisoria factotum, era la vecchia portinaia Geltrude e, e la di lei nipotina Benedetta d'anni dodici, abbastanza disinvolta e loquace, avrebbe fatto da segretario intimo. Ora diteci voi, lettori, qual sorta di esistenza trascinasse Alfredo? Egli, come si disse altra volta, non volea saperne di cavalli, di carrozze, di gabinetti, di salotti. Anche il suo vestire sempre alla buona. Non aveva comperato mai, nemmeno il cappello a cilindro, importante in talune occasioni.
Ma ditemi ora, perchè non si parla più del pennello, della musica e di libri di poesia preferiti? Non potevano essi sostituirsi al suo infelice amore, e rendergli così possibile la vita? Ohimè, l'antica florida salute se n'era ita, in causa dell'atonia prodottagli dalle pene morali ed Alfredo non aveva più nè la volontà, nè la forza di consolarsi con quei passatempi alla pluralità graditissimi.
E poi, e poi, v'era qualche cos'altro, ai lettori noto. Era Violetta a cui Alfredo pensava ancora sempre, sebbene trascorsi sette anni, pari per lui al primo giorno d'amore. Violetta dunque non lo aveva forse mai amato? Essa da oltre un anno, erasi maritata, forse per sommessione ai desideri dei congiunti, o forse per sua elezione? Questo non si sa chiaro. Intanto però pel nostro buon Alfredo era affare finito. Per lui, Violetta era una cosa perduta, una donna morta. Egli aveva compreso ormai, che non v'era più speranza di possederla, e quella quasi certezza lo facea desolato.
Gli uomini seri, o come tali qualificati, perchè ridono mai (avendo essi paura di screditarsi, ridendo) potrebbero credere, secondo il loro cinico sistema, essere lo stato miserevole di Alfredo, opera sua speciale, ma noi ricorderemo a quegli uomini savi che
«Il cangiar di natura È impresa dura»
Per tutto quanto sopra il misero Alfredo, era uomo da impietosire, piuttostochè da deplorarsi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PARTE TERZA
CAPITOLO IX.
«Chi ha vissuto col cuore, perisce pel cuore»
Da tre mesi all'incirca, Alfredo non esciva più di casa, e da circa quindici giorni non scendeva più dal letto. Il suo cuore aveva delle pulsazioni forti, irregolari, intermittenti, che gli recavano non poco affanno. Egli si era accorto di edema alle gambe, sintomi dell'ipertrofia del cuore... una malattia di famiglia.
Il medico curante scendendo le scale della casa Blandis scuoteva il capo, in atto di sconforto e diceva fra se: siamo all'ultimo stadio. A Donna Tullia, che, poco dopo, gli chiedeva notizie del signor Alfredo, egli rispose: si peggiora sempre.... non gli giovano più nè i bromuri nè la digitale.... Donna Tullia ormai matricolata, perchè da circa due anni fra speziali e medici, conchiuse: Siamo agli sgoccioli dunque!... annunciandolo anche a qualche avventore.
Peccato!... il nostro simpatico Alfredo, il poeta del cuore, l'artista dell'idea, peggiora rapidamente per l'anemia prodotta dalla sua nausea al cibo, qualunque fosse, e dalle pene morali!...
Poco dopo la visita medica (con ordinazione di vino generoso, brodo e torli d'uova frullati) Alfredo bevve invece una tazza di latte freddo soltanto, e postosi in decubito, chiamò la piccola sua segretaria con un campanellino quasi senza voce (odiando egli qualsiasi squillo forte di campane)..... Stamattina disse a Benedetta, che comparve subito, ti faccio lavorare carina. Non ho voglia di scrivere per oggi, e tu scriverai qui vicino al letto, perchè comprendo che la mia voce, una volta così vibrata, è ora semispenta. Prima di tutto, dimmi come stai Benedettina, che mi sembri imbronciata, forse perchè ti sia caduta a terra la bambola? La fanciullina intelligente, che invece era mesta, mesta, per lo stato del Signor Alfredo, rispose: ma io sto benissimo, domanderò a Lei come sta? Ed Alfredo leggermente sorridendo. Mi pare di sentirmi benino oggi disse, perchè posso ancora pensare...... Ora mettiti al tavolo e scrivi con attenzione quanto sto per dettarti.....
Egregio Sig. Esperti Gaudenzio
Da casa, mattina 3 Giugno 18.....
_I negozianti in genere, anche quando fanno buoni affari, trovano tempre vantaggioso avere dei capitali a disposizione. Io che ne ho più del bisogno, nè saprei come impiegarli, e temendo inoltre che non mi resti lungo tempo a farlo, mi permetto di spedirle, quantunque senza di Lei richiesta, l'unito chèque di centomila lire, pagabile dalla Banca d'Italia, o sue succursali. La prego di non rifiutare, per la ragione che io a Lei, buon amico, non ho per anco dato alcun ricordo. Mi riverisca la sua Signora e mi abbia con tutta stima_
_Dev. suo_
ALFREDO.
Udita la lettura, e trovata esatta la lettera, Alfredo disse: Brava...... benissimo. Ora inchiudi nel foglio una di quelle cedole che troverai nel cassetto del tavolo sulle quali sta scritto a stampa _chèque_ per centomila lire. Metti il tutto in una busta, suggella, fa l'indirizzo giusto neeh! _Al Sig. Esperti Gaudenzio negoziante in coloniali_, e spedisci a portare il plico dove sapete, Tonio il garzone, che, per fare più presto, vi andrà a cavallo del nostro somarello..... Dieci minuti dopo Tonio, a cavallo dell'asino, trotterellava già per la sua destinazione, distante soli cinque chilometri, quando vi si andasse per accorciatoie.....
Vuol mangiare la minestra Sig. Alfredo? chiese con vivacità la piccola segretaria, e Le raccomando di bere anche un po' di vino, come ha detto il signor Dottore. Ma Alfredo che non badava a quelle raccomandazioni, mormorò invece fra i denti.... _Gli uomini si affezionano di più pei servizi che prestano, che per quelli che ricevono_ (orgoglio umano!) Benedetta escì da quella camera poco soddisfatta, mormorando: _il mio buon signore vuole davvero morir di fame_....
Alfredo sorbì un'altra tazza di latte fresco, e si assopì per circa un'ora, sognando della sua infanzia, di Violetta e di Zaira la quale lo invitava colla mano ad entrare nella piccola porta del Paradiso.
«_Infanzia beata tu sei passeggiera, come l'onda del rivo che scorre fra l'erbe, e di te non resta che una smorta memoria_.»
Se non chè, forti voci che partivano dal pian terreno scossero il malato dal suo caro assopimento.
Entrò la vecchia Geltrude, inquieta, perchè, dicea: ad onta de' suoi ordini e del suo bisogno di quiete, v'è abbasso un signore, che ho visto un'altra sola volta, e che vuol parlarle. Io gli dissi ripetutamente e forte, che V. S. non riceve nessuno, ma colui mi fa certe smorfie di disgusto, da obbligarmi a sentire da Lei cosa debbasi fare.
Siccome oggi mi sento meglio, così possiamo fare una eccezione, disse Alfredo, e che venga pure. Geltrude, malcontenta di quel risultato, e non senza ripetere al buon signore, che lui doveva stare allegro, mangiare e bere e andar in giardino a cogliere le belle rose di tutti i colori, introdusse, dopo alcuni istanti, il suo quasi incognito, che era Gaudenzio Esperti, il felice consorte di Violetta.
Fatti i complimenti d'uso, e dopo una stretta di mani quella del Sig. Gaudenzio caldissima, e quella di Alfredo fredda, il primo consegnò una lettera, e tosto si diede a piangere dirottamente. Alfredo non comprendeva.... lesse la lettera che diceva:
3 Giugno 18... mattina.
Gentile Sig. Alfredo
_Non dovendo io abbandonare nemmeno un istante la mia Zaira di dieci mesi, perchè da qualche giorno malaticcia, mi spiace assai di non poter accompagnare mio marito che viene ad udire della vostra salute. Egli scioglierà la promessa dei ritratti, della nostra piccola famigliuola, che deporrete nel vostro album fra gli amici. E nella fiducia di vedervi presto rinfrancato, mi rassegno di Voi inalterabile amica_
VIOLETTA.
Il Sig. Gaudenzio, durante la lettura del biglietto di sua moglie ad Alfredo, fece cessare, con uno sforzo energico, i suoi singhiozzi, asciugò gli occhi, e porse i ritratti. Alfredo commosso, fermò l'occhio indebolito sulla effigie di Violetta, e la trovò sempre bella, ma dimagrita assai. Che vi sarà di nuovo, pensò? Ringraziate, disse, la vostra.... ma non potè finire la frase perchè abbondante saliva gli otturò in quel momento la gola, provocando un singulto... poi soggiunse, con voce quasi esausta.... io credo che voi abbiate a dirmi qualche cosa? Ah! sì, buon signore..... io non ho il coraggio... ma... (nuova sospensione perchè ritornavan le lagrime) noi siamo rovinati, per causa di un pieggio solidale cambiario che io feci ad un amico. Esso è fallito, la cambiale scade domani. Sono cinquantamila lire, tutta la dote di mia moglie, e Violetta per l'angoscia, è febbricitante insieme alla nostra bambina di latte.... Quell'assassino... quel.... Calmatevi, calmatevi, signor Gaudenzio disse Alfredo, non tutti i mali vengono per nuocere, io l'ho provato una volta.... Dunque chissà, che col tempo non si appiani ogni cosa... Nè fece motto della sua missione del mattino, ma invece suonò il suo campanellino e comparve Tonio.
Hai fatta la mia commissione, bravo Tonio? Disse Alfredo ansiosamente. Signor sì, e sono ritornato pochi momenti fa. Non venni da Lei subito subito, perchè ho dovuto legare il somaro nella stalla. Quel signore non l'ho trovato, era appena escito di casa, ma ho consegnato tutto alla sua moglie che conosco di vista. La serva mi introdusse in un camerino e quella signora stando seduta in poltrona, prese il plico e lo aperse. Va bene, ora puoi andare, disse Alfredo. Il Sig. Gaudenzio intanto forse preoccupatissimo, per la sua recente sciagura, o non badò alle parole di Tonio, o non le comprese.
Anzi egli, non vedendo una risoluzione, della confidenza fatta ad Alfredo, nè potendo cercare danaro, per la espressa volontà di sua moglie, si trovava molto a disagio in quella camera d'ammalati, e già disponevasi avvilito a levare il disturbo al signor Alfredo. Procuri dunque di guarire presto, esclamò distratto il signor Gaudenzio, e.... non dica nulla di quanto sà sul nostro conto. Alfredo assai perspicace ancora indovinò il contegno del visitatore, e tacendo sempre dello chèque, onde non obbligarlo a ringraziamenti o delibando forse il piacere di una improvvisata, tolse dal cassettino del suo tavolo da notte, due nocciole che sembravano prismi di cristallo. Prendete, disse, e datele alla vostra piccola Zaira, perchè se piange, si trastulli con questi.... Il Sig. Gaudenzio, che fino a quel giorno non aveva ancora veduti dei diamanti così grossi, per cui non li conosceva, ringraziò appena per convenienza, stupito in suo cuore, della leggerezza di Alfredo.
Egli, discese le scale di casa Blandis, colla medesima allegria in corpo, di quella provata da Renzo quando escì dallo studio del Notaio Azzeccagarbugli, si meravigliò inoltre siccome Tonio lo guardasse fisso mentre traversava il cortile, e parvegli che quel giovinotto lo avesse visto la mattina legare un'asino ad una finestra della propria casa. Rifece i suoi cinque chilometri descrivendo delle curve a guisa degli ubbriachi. Giunto finalmente, dopo un'ora di cammino, alla propria abitazione, e con neri progetti in cuore, non vi trovò nemmeno Violetta, perchè colla bambina in braccio, era andata, secondo le informazioni della serva, alla Chiesa. Che fare? disse sospirando, il Sig. Gaudenzio? ..... informarla del risultato della mia visita al suo _grand'uomo_, che dona i giocattoli di vetro alla mia Zaira. .... e domani..... domani..... una revolverata nell'orecchio a me che ho confidato negli amici..... Domani mia moglie vedrà sparire l'intera sua dote!.....
Mezz'ora dopo, Violetta colla bambina che piangeva, perchè la si voleva far camminare quantunque troppo presto, ritornò dalla Chiesa, ma anch'essa aveva gli occhi rossi. Era andata a ringraziare Dio, per l'inaspettato abbondante rimedio al loro disastro economico, ma pianse, non si saprebbe precisamente il perchè..... forse per la di Lei fierezza domata?
Ecco, buon Gaudenzio, che si guadagna, quando si è scarsi di antiveggenza! Quel tuo caro amico, ci ha esposti alla umiliazione.
Il Sig. Gaudenzio, confortato, dopo tanta agitazione, dal racconto di Violetta, relativo allo _chèque_ di centomila lire, diede in mano alla piccola Zaira le due nocelle rilucenti, e disse allegramente: _Necessitas non habet legem_. Nei casi estremi, bisogna rivolgersi ai buoni amici, sebben rari, e lasciar che il mondo ciarli. Vitupero a chi pensa male. Honni soit qui mal i pense. Violetta si accorse immediatamente dei diamanti (che avevano probabilmente il valore complessivo di circa sessantamila franchi) e rimirandoli, esclamò: ..... il Sig. Alfredo ha già fatto troppo per noi..... mentre noi abbiamo fatto ben poco per lui. Il Sig. Alfredo, soggiunse Gaudenzio, mi ha detto, prima che io lo lasciassi, di salutarti, e di guarire colla bambina. Accolse con gran piacere i nostri ritratti, e mi pare che intanto borbotasse qualche parola. Chiestogli cosa avesse detto, mi rispose. Ricordatevi di perdonare a quel vostro amico che vi tradì, ed anzi, quando il potrete, beneficatelo. Mio padre ripeteami, «_La più nobil vendetta è il beneficio_». Violetta rimase pensierosa ed impercettibilmente sospirò..... E laggiù come va, chiese Violetta a suo marito? Benino davvero, ma è a letto e non ha quasi più voce, riprese Gaudenzio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Siamo al pomeriggio dello stesso 3 Giugno, Alfredo ha la mente che vorrebbe ancor sempre viaggiare, ma la memoria gli soccorre scarsa.
Entra Benedettina, che lo ringrazia assai commossa per il regalo che Alfredo ha fatto poco prima alla nonna Geltrude, quando portò la minestra. Cinque di quelle monete d'oro (columbie) disse la fanciulla sono per me dunque? Sì, accennò col capo Alfredo. Ma io vorrei invece, Sig. Alfredo che avesse a guarire Lei! Non mangiò niente. Ecco qua la minestra appena toccata. Avverto che Lord è andato certamente alla riva del Lago perchè da qualche ora non si vede più: (il cane era invece accovacciato sotto il letto del suo padrone, e causa la trapunta che toccava il pavimento, restava nascosto). Poco fa Sig. Alfredo, un monello, con una sassata mi ha uccisa la mia cara gattina. Meriterebbe di impiccarlo, ma lui se ne infischiava. Alfredo consigliò la piccola segretaria alla calma, e, non è il primo disse, che ha l'immensa felicità di non accorgersi quando commette un asineria, e non solo, ma di pretendere inoltre che l'offeso accolga con un sorriso di compiacenza la sua asineria, che altrimenti l'offensore non vi saluterà più. Un bel mondo davvero. Alfredo dopo una pausa... soggiunse: Avete dato la mancia a Tonio? oh! subito ed egli è tanto contento, che canta . . . . come un passerotto ed è forse la prima volta che noi lo udiamo a cantare.