I ladri della pace

Chapter 13

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Alfredo, comprimendo colla mano destra il cuore, perchè gli doleva più del solito, raccomandò intanto a Benedetta di chiudere il cassetto del suo tavolo a chiave e di consegnar questa alla sua nonna, la quale poi, quando sarebbero venute le di lui sorelle a trovarlo, avrebbe dato alle medesime il plico rinchiusovi, dove è scritto sulla busta:--_Mie ultime volontà_--Sta bene attenta, non distrarti col giuocar troppo alla trottola. Oh! stia tranquillo, dichiarò Benedetta, ed aveva allora gli occhi umidi di pianto. Ora dammi una tazza di latte. Eccolo. Alfredo la ingollò d'un flato, si capiva che bruciava dalla febbre.

Si assopì qualche minuto, e poi ridestatosi, chiamò Benedettina, ma essa era lì pronta. Fammi la gentilezza di leggermi qualche cosa di quel _Librone_ che troverai su quella cassettina, quello che porta per titolo: _Le mie memorie_, ed onde non annoiarti, e non indebolirmi troppo, puoi aprirlo, così a caso, tre o quattro volte e leggervi quanto vi troverai scritto. Sentiamo.

Benedettina eseguisce colla sua solita disinvoltura, e per la prima volta esce:

«_Ci rivedremo in ciel_»

Romanza per tenore di A. B.

Ora chiudi e riapri il Libro a sorte . . .

«Gli uomini amano gli uomini per le loro virtù. le donne amano gli uomini per i loro difetti»

Chiudi, chiudi, e sentiamo d'altro:

Sette anni che l'amo, glie lo dissi una volta sola, ed Ella forse, non mi ha mai riamato!--_Marzo 18_...

Chiudi tosto, e prova ancora:

. . . «I più grandi liberi pensatori degli scorsi e del presente secolo sono: La Fontaine--Tallerand--Keine--Bayron--Rosseau--Victor Hugo--Silvio Pellico--Cattaneo--Mazzini--Garibaldi, ed il loro più antico maestro di virtù e di democrazia, è stato Cristo. Quanto amerei di poter appartenere anch'io a quel numero, ma ohimè siamo troppo piccini, e non ci resta che il desiderio» . . .

Questo mi ha consolato, disse con voce sempre più affievolita, Alfredo; ora Benedettina, sii paziente, ma leggine un'altra ancora e basterà, poi mi recherai una minestrina e qualche rosa.

Benedetta aprì di nuovo il Libro e lesse:

Venerdì Santo--Aprile 18...

Dolce pensiero, nella mente impresso Già mi discendi al core Non so se sia la Rosa od il Cipresso Non so se sia l'amore. La tua presenza, m'è dubbiosa cura Fuggir vorrei ma è vano, Io vedo in quel pensier, fine immatura, Vedo di Dio la mano.

_A. B._

e sotto è scritto: _Sognai_, Romanza per Soprano.

Smetti, smetti, carina, perchè ora mi sento più male. Benedetta uscì, per ordinare la minestra, ed Alfredo si coricò dal lato del cuore, contro l'usato... Sperava forse di provare qualche sollievo al suo affanno fisico e morale.

Non appena Alfredo si trovò solo, chiuse gli occhi, pensò tosto alle sue dilette sorelle e disse con un sospiro più eloquente dei sospiri passati . . ._addio Violetta, ci rivedremo in ciel_... Queste furono le ultime sue parole ... egli era spento insieme a' suoi ideali, e tramontò col sole.

Morì senza scosse, e siccome muore un pulcino, che morto, sembra riposi. Misero Alfredo!!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Geltrude, venuta verso l'ave maria della sera in camera con due rose, una rossa ed una bianca e colla minestra, il tutto depose sul tavolo da notte, dicendo: sono davvero contenta, egli è quieto una buona volta, lasciamolo dormire, la mangerà al destarsi, e sì dicendo ritornò in cucina.

Lord, sempre più melanconico e quasi barcollante, venne fuori un momento dal suo nascondiglio, guardò indifferente, contro l'usato, la minestra già divenuta fredda, e poi fissò attonito il suo caro padrone, che era immobile.... Ritornò sotto il letto, guagnendo e mezz'ora dopo, morì anche lui d'inedia. Così Geltrude e Benedettina rientrate un'ora dopo in camera, si sono accorte di due cadaveri.

Quelle povere donne si struggevano in pianto.... non volevano credere.... E come dirlo alle signore Maddalena ed Elisa, le quali non erano state avvisate in tempo per volontà del fratello? Geltrude, ancora primitiva, voleva mandare in persona, o a piedi, o a cavallo del somaro, Don Barnaba fino a Catania, (credesse forse, la buona vecchia, che Catania fosse lì appena fuori del paese). Oh! cosa mai ci è toccato oggi, esclamarono ad una voce Geltrude e Benedettina!!! e dire che nel pomeriggio di oggi stesso, egli stava proprio benino, disse singhiozzando Geltrude!

Ai funerali accorse mezzo paese, senza dire di molti dei luoghi circonvicini. Fra questi ultimi si notavano i coniugi Esperti, colla loro bambina in braccio, la donataria dei due diamanti.

Due versi soltanto furono recitati sulla tomba: forse farina del sacco dell'appena seppellito.....

EPITAFFIO DI ALFREDO BLANDIS

_Ei nacque e visse colla morte in core, Visse e morì, per il suo grande amore!_

Ma quando il feretro fu calato nella fossa, si udì un gemito tra la folla. Era di Violetta ed il solo Balena se ne accorse.....

Fu mesta e cara rimembranza, o fu rimorso?

PARTE TERZA

CAPITOLO X.

Altri ladri della pace, anche dopo morte.

I capi ladri della pace, amore, gelosia, ambizione ed invidia, dopo la morte di Alfredo, sono ritornati alla macchia, in agguato per altri passeggieri. Ma rimasero in giro ancora la maldicenza istigata dall'avarizia e dalla ingratitudine. Per queste, anche i morti, non si lasciano tranquilli, in onta al _parce defunctis_.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Già i resti mortali dell'infelice Alfredo riposavano da quarant'otto ore sotto terra all'umido e fra le tenebre, e già i vermi gustavano di quelle esigue carni rimastegli dopo sì lunga anemia. Nemmeno i suoi quindici milioni, cresciuti a venti per recente eredità l'hanno potuto salvare dalla dissoluzione a tutti comune ed imparziale, (ammenochè i cadaveri non siano cremati).

«Contro morte crudel ah! che non vale.» «Nemmen l'Eccelsa dignità Papale.»--¹

¹ Questo distico è scritto sulla Cappelletta dei morti, lungo la via per Fosio (Sarnico).

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

In paese, come di solito, se ne discorreva quasi più. I poveri erano abbastanza contenti della voce sparsasi di un vistoso lascito a loro favore. Ma il Coadjutore della Parrocchia Don Barnaba Pancetti, soprannomato gomma elastica, a cagione delle sue forme piccole, sferiche e floscie, quantunque d'indole mansueta, non sapea celare il proprio malcontento, avendo udito dai portinai di Alfredo, informatissimi, come, sebbene nel testamento, qualche cosa vi fosse riferibile al suo prediletto oratorio femminile, pure, vi stava la condizione della promiscuità, essendo così, dicevasi, meno facili gli inconvenienti.

In detto testamento infatti era scritto; _Che certe segregazioni, sono sospette e peggiori della promiscuità. La moralità accampata da talun fariseo, dilettante di segregazioni privilegiate, putenti di feudalismo, e di costumanze turche, è talora polvere negli occhi agli ingenui. Cristo predicava il suo Vangelo salutare alle turbe_ nel deserto ascoltato dai maschi e dalle femmine insieme, nè la storia riferisce di immoralità durante quella mescolanza, accorsa ad apprendere il _non fare agli altri, quello che non vorreste fosse fatto a voi stessi_... La più sicura moralità è quella che emana dall'esempio dei più costumati, e ve ne sono!! Libertà in ogni cosa, quando discreta. La schiavitù, ossia la privazione della libertà, genera il desiderio. L'uomo, creato per la libertà del pensiero e dell'azione, costretto dalla catena, reagisce.

Ed in quel testamento si conchiudeva che tali erano i principii di Alfredo dalla nascita alla morte, continuamente intesi ad abbattere la Bastiglia dell'ipocrisia.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nella farmacia Brichetti, divenutone proprietario con Donna Tullia, per la morte del titolare, riunivansi, quasi ogni giorno a conversazione, come è l'uso dei piccoli Comuni, alcuni loro conoscenti fra i quali il sig. Balena lingua salata, il giovane abatino, magro, vivace, ed il Coadiutore suaccennato. Ed appena fuori dal negozio, stava per caso, un gruppo di artigiani in vacanza, perchè era lunedì. E qui comincia all'interno della farmacia la consueta diffusione delle notizie a sensation della giornata, ed una discussione in dolce-brusco, fra i tre amici sullodati, presenti i coniugi Brichetti, in memoria del seppellito.

Comincia Balena. Il proverbio: sventure, spie e tavola degli osti sono sempre pronte, non sbaglia. Stamattina correva in paese, con insistenza la voce, che il Comm. Aringa siasi ucciso ier l'altro nel teatro di Montecarlo, dopo una grossa perdita al giuoco. Ed io sapeva per vie indirette, come il fu Alfredo, alla vigilia del suicidio di Aringa, e della propria morte, spedisse all'amico senza richiesta di sorta, ma così per sua istintiva filantropia, ed in conseguenza di uno strano presentimento, lire cinquantamila da pagarsi a Nizza marittima, sul Banco Meliards. E' stata una vera maledizione, dunque, perchè quella manna, non sarà giunta certamente in tempo, e Aringa, superbo, per antica sua dovizia, delicato, non ha chiesto o non ebbe in tempo l'aiuto. Giuoco e donne. Aringa giuocava troppo, Alfredo amava troppo, ed entrambi sono morti alquanto precocemente. Sempre così, i due estremi si toccano, ma anch'io, miei signori ho il mio estremo, cioè il ventre conico, che mi cagiona non poca noia. Io vorrei che la notizia del suicidio di Aringa fosse una fiaba, ma temo assai, perocchè le brutte nuove, si avverano più spesso delle buone.

E da questo esordio, si passa dai congregati ad altro, in cui comincia Don Barnaba Pancotti, come sopra.

_Don Barnaba_--Quella buona lana di Alfredo Blandis, e già s'intende parlando come se fosse vivo, portava una deplorevole avversione al matrimonio, mentre da giovanotto poteva ammogliarsi confortevolmente, su ogni rapporto, e da quella sua avversione conseguirono i dispiaceri che lo tradussero a morte precoce... Che ne dicono loro signori?

_Balena_--Faceva benissimo a pensare così. Anch'io sono rimasto celibe, forse per la mia pesantissima struttura. Conveniamo che un matrimonio felice in giornata, è una quaterna al lotto.

_Abatino_--Anch'io accedo al parere del Sig. Balena, e così la pensava anche il mio caro nonno: La donna egli diceva, è bensì un prezioso oggetto della Provvidenza, siccome leggesi anche nei Libri dell'antico Testamento.....

_Balena_--E viceversa.

_Abatino_--Ma il mio buon nonno le paragonava (mi ricordo come se fosse oggi) alle puledre puro sangue. E' difficile domarle, esclamava, e si finisce col restare domati nel fossato. Quel caro vecchio, soggiungeva, che le donne sono le Imperatrici di tutto l'orbe, e quando non ottengono colla forza, lo ottengono colla malizia. Dunque le donne non sarebbero il sesso debole, come dicono i naturalisti cerimoniosi, ma sibbene il sesso forte.

_Don Barnaba_--Lei, via, se ne intende un po' troppo della materia. Tanto giovane ed anche Reverendo, dovrebbe, per riserbo, tacere intorno ad argomenti che non sono del suo ministero!

_Abatino_--Piano, piano, io, _relata refero_, e non parlo perchè me ne intenda. Giacchè si era in discorso, e stante la loro discrezione, o signori io narrai le cose de' miei vecchi, scordando un istante il mio carattere. Ma chi siamo noi che non possiamo interloquire su certi argomenti siccome fa tutto il mondo?

_Balena_--Bravo Abatino. Lei mi piace, è sincero, e dice benissimo, rammentandosi forse del contegno della sua Perpetua, emigrata in causa della rispettiva incompatibilità di carattere.

_Abatino_--Sempre caustico il signor Balena.

_Don Barnaba_--Lei dovrebbe chiamarsi fortunato, perchè fra pochi giorni andrà parroco nel migliore dei nostri paeselli di montagna. Fortunato, fortunato, sì davvero.... mentre avrebbe potuto incorrere anche.... basta così.

_Balena_--Anch'io, per esempio, ricordo di avere avuto al servizio un Fattore, disgraziato colla moglie, di cui era geloso. Battibecchi seri ad ogni momento. Lui sgridava, ella graffiavalo. Egli la cacciava di casa, ella poco dopo rientrava dalla porta dell'orto. Un giorno la chiuse sul granaio, ed essa fuggì pei tetti. In somma, una moglie, come il faut. Ed ora che me ne risovvengo quella donna, aveva un altro difetto, per es. quando voleva una cosa, diceva no, quando non la voleva diceva si.

_Donna Tullia_--Perdonino se interloquisco anch'io, mentre non lo dovrei essendo loro ben poco gentili con noi donne ma Don Barnaba da un certo lato credo abbia ragione quando parla del defunto Signore. Il compianto Alfredo, a cui auguro il Paradiso, o per lo meno il Purgatorio, avrebbe voluto che due amanti, faccessero all'amore a guisa dei gatti sui tetti, con grave disturbo del vicinato. Egli faceva talvolta l'apologia degli amori dell'antichità. Secondo lui, anche Didone, Messalina, Semiramide, Cleopatra, e compagnia bella, erano state donne ammodo, ed in ogni caso, compatibili in forza dei costumi dell'epoca remota, e del clima; ma vi pare? Egli non sapeva tollerare i sensali di matrimonio, necessari sempre e vieppiù se appartengono ai famigliari. Egli voleva l'amore spontaneo, eccelso, l'amore prodotto dalla corrente elettrica, simpatica, senza ambizione od interesse, senza troppa ingerenza dei congiunti. Odiava i _matrimoni-contratto_. Da qui il torto marcio della buon'anima del fu Sig. Alfredo. Conviene uniformarsi ai tempi! Che ne dici mio Galeno? (Donna Tullia era navigatissima).

_Brichetti Galeno_ il vice-speziale--Sicuramente, a fare siccome i gatti, si potria cadere dal tetto e rompersi l'osso sacro.

Quanto ai Figari, è un mestiere come un altro, talvolta è utile, talvolta frutta bastonate, chi lo fa per ricompensa, chi lo fa _ad honorem_.

_Balena_--Bravissimo Bricchetti, anzi Sig. Bricchetti io non la giudicava di tanta esperienza in materia.

_Bricchetti_--Udite questa, che è caratteristica. Il defunto Alfredo, discorrendo con me in argomento, faceva dell'amore tre categorie, e mi pare, avessero la desinenza in _oso_. Sicuro ora mi rammento appuntino. L'amore pomposo, l'amore lucroso, l'amore ritroso.

_Balena_--Benissimo, l'amore per ambizione, l'amore per avarizia e l'amore pudico. Quest'ultimo, lo si ritiene il più santo e durevole, perocchè a forza di stentare nel manifestarlo, non finisce più.

_Don Barnaba_--Così, quella egregia creatura del fu Sig. Alfredo, colla sua pittura e colla sua poesia, è morto, non vorrei, quale un ateo. Fu con molti larghissimo, non mancò di filantropia, ma nel suo testamento olografo, _quindi poco sicuro_ (?) mi fece delle restrizioni affatto superflue, riguardo al mio oratorio, che assolutamente egli lo volea maschile appena.

Comprendo che io non gli ero troppo simpatico, nè saprei il perchè, mentre qui l'abatino, futuro Parroco, l'aveva in cuore, tanto è vero che legò mille lire alla ex sua governante. Ma Dio l'abbia ugualmente nella sua infinita gloria. E dopo una breve pausa, Don Barnaba, il quale si sentiva probabilmente nel gozzo qualche rimasuglio ripigliava:

--Il Sig. Alfredo in vita sua, era, inoltre assolutamente un'immenso eccentrico!.... Udite.... Trovandomi, io negli ultimi giorni di sua esistenza, in buona relazione con lui, arrischiai proporgli un piccolo Triduo.....

_Balena_.--O dentro, o fuori, ma in fretta.

_Don Barnaba_--....onde ottenesse più facilmente la la sua guarigione, e naturalmente aggiunsi che era costume di suonare le campane a distesa. Non lo avessi mai fatto! che, egli, inquieto, mi pregò di rinunziare al progetto, non tanto pel Triduo, sul quale era indifferente, ma pel suono delle campane, le quali egli, diceva, rompono il timpano, ed io amo la musica gentile, quella dell'arpa a mo' d'esempio. Lasciatemi quieto, soggiungeva, almeno in questi ultimi istanti.

Io lo consigliai di altre belle cose, ma lui dichiarò che vi era più tempo che vita. Finirò col dirvi che riportai sempre impressione sinistra a di lui riguardo, ogni qual volta il fu Sig. Alfredo, discorrendo, usava un linguaggio ironico, caustico, quantunque lo colorisse di umorismo. Pareva sempre che colui avesse del fiele da sputare, ed io non ne indovinava la cagione.

A questo punto Balena, che da mezz'ora tratteneva a stento il fiato, dandosi qualche legger pugno sul ventre, scoppiò gridando a tutto polmone: E' una malignità, una calunnia!!... Sarà stato uno de' suoi soliti miti lamenti, specialmente negli ultimi giorni di sua vita. Un sistema innocuo, consentito dalle sue sventure, antiche e recenti. Sarà stata la naturale reazione degli individui sinceri, di cuore, d'ingegno, per vedersi maltrattati più d'una volta ed in diverse tristi maniere, dal destino. Anche Gesù morendo, si lagnò di essere abbandonato dal suo Divin Padre.

Il disgraziato Alfredo, intanto, non ha recato danno ad alcuno. Ha fatto del bene; nè del suo oro fece cattivo uso. La sua vendetta fu quella soltanto di obliare.

Quasi un'ingenuo, non seppe piegarsi alla odierna «_inferma etade_»¹. Ha tentato di correggere l'altrui mala fede, ma indarno. Così, con quella sua non comune franchezza, si è creati nemici ed ingrati, e sopratutto invidiosi. E voi Don Barnaba, non ricordate, si vede benissimo, delle due bisaccie di Socrate. In quella davanti noi teniamo i difetti altrui, in quella di dietro, i nostri, e Balena eccitato continuò:

¹ Ferrari--La _Satira_ e _Parini_.

Alla fin fine io credo che il fu Blandis, ad onta dei suoi difetti, fosse un uomo giusto, siccome il Cristo che egli spesso additava agli amici. Ed è inoltre probabile che egli conoscesse, in vita, parecchi de' proprii difetti. _Nosce te ipsum_, dei quali talvolta, in società, non faceva mistero! . . . Che ne dite caro Don Barnaba?

Allora, stupito finalmente, il buon Reverendo, per la inaspettata dottrina dell'incolto agricoltore Balena, chiuse la sua valvola della maldicenza, e si turò il naso con mezz'oncia di Caradà grosso.

Tutti quei conferenzieri escirono una buona volta dalla farmacia, permettendo così ai beati coniugi Brichetti una più attenta confezione delle polveri del Dower, efficaci tanto agli uomini che alle bestie.

Se non chè, il gruppo di operai in vacanza, come sopra, avendo tutto ascoltato, si permise di fischiare sonoramente il già mortificato Don Gomma elastica.

E il povero Alfredo che non è più fra i vivi? Tutti, meno Balena, contro di lui, anche dopo morto, mentre è di prammatica, che ogni defunto, sia stato invariabilmente ricolmo di tutte le virtù.

I MARTELLIANI di Paolo Ferrari

La SATIRA e PARINI--_Commedia_.

. . . . . . . . . . . . . . La Satira cos'è E' un istinto invincibile ch'ogni coscienza invade D'aborrimento ai guasti usi d'inferma etade, Se questo istinto è in alma cui la virtù non frena, Che affetta essa pur sia dalla comun cancrena, Ecco la turpe satira, verme vil che si pasce D'altri vermi, e dilata la cancrena ond'ei nasce: Se invece è in alma nobile, ecco allora l'urbana Satira, eroico caustico, che abbrucia ma risana Quello d'invidia e d'ozio nacque, prole bastarda, Quanto l'ozio e l'invidia neghittosa e codarda: Questa operosa e ardita in lealtà somiglia La virtude e lo studio, ond'ella è ingenua figlia; Come i bastardi quella nome non porta, e come D'un delatore il figlio, nasconde il proprio nome; Secura e altera questa; sprezza le insidie e l'onte, Chè d'un padre onorato mostrar può il nome in fronte; L'una è sempre l'infido pugnal del traditore, Cade, e del suo padrone divien l'accusatore; L'altra è spada impugnata in legittima gara, Che altrui porta i suoi colpi e i colpi altrui ripara: Quella nessun corregge, perchè offende sol uno; Questa ammaestra tutti perchè non guarda alcuno: Là fu tema il vizioso, qui la virtude è il tema; Là morirà un libello, qui resterà un poema!

PARTE TERZA

CAPITOLO XI.

Muore malamente eziandio il nostro buon amico Balena.

Sventurato, siccome molti altri in questo mondaccio, e senza gravi colpe, fatta astrazione della sua lingua mordace, talora equanime e talora piacevole.

Figuratevi che a sessantatre anni (non è poi un secolo) e provvisto di ben di Dio, ha dovuto soccombere in fretta, per causa unica del suo ventre troppo conico. Egli fece una solenne ribaltata, nell'andare ad un vicino pranzo di sposi, suoi parenti.... N'ebbe contuse orribilmente le interiora per aver battuto il suo globo contro una colonnetta di granito, detta paracarro, sulla strada provinciale che mena ad una vicina nota città. Ne conseguì la subitanea commozione intestinale, con effetto di incoercibile dissenteria, le quali lo tradussero in ventiquattro ore alla cassa da morto. Peccato, giacchè egli era stato un eccellente compagnone, ed aveva anche del cuore in proporzione. Tutto il paese ne fu dolente, compresi gli osti e la sua Perpetua, essendo esso impenitente celibatario.

E per quanto riflette a' suoi fidanzati nipotini, dessi hanno dovuto rinviare la cerimonia nuziale tanto agognata, a tre giorni dopo causa il lutto. Il sabbato andarono al funerale dell'amato zio, ed alla sera del martedì salivano in treno per il viaggio di nozze, ricordando tuttavia le di lui buone qualità!!! Ma la matura sua governante poi, ne rimase assolutamente inconsolata, perchè un caro padrone simile, diceva piangendo, ce ne vorrà del tempo, prima di trovarne un altro, fosse pure senza pancia.

Il fu Balena era stato uomo di molto senno pratico ed aveva saputo farsi amare in vita, sebbene non si lasciasse troppo governare dalle governanti, per le quali i maturi celibi, in massima si inteneriscono facilmente. Requie eterna dunque all'anima sua pacifica, ed una ben solida poltrona a bracciuoli pel corpo, nel Limbo dei Santi Vergini voluminosi...

Potria darsi che Donna Tullia, col suo Brichetti Galeno, abbia pensato, derivasse probabilmente la cattiva morte di Balena, dall'aver voluto egli difendere Alfredo, l'uomo fatale, contro le accuse di Don Barnaba post mortem.

Ora per norma dei lettori di bontà incommensurabile noi avvertiremo, che i trapassati a miglior vita, durante la breve confezione del nostro Libro, furono appena sette compreso Lord, individuo di quattro gambe, non trascurabile.

FINE.

INDICE

PROEMIO Pag. 5

PARTE PRIMA

CAPITOLO I.--I Ladri della pace » 7 » II.--Le solite monomanie di persecuzione e di grandezza » 12 » III.--La lettera di Alfredo » 16 » IV.--Una conversazione alla moda » 21 » V.--Un disguido costato meno caro di quanto poteva » 21 » VI.--La parola è d'argento, il silenzio è d'oro, (antico proverbio arabo) » 27 » VII.--Nulla die sine linea (non un giorno senza un disgusto) » 30 » VIII.--Il veglione » 39 » IX.--Sourtout pas trop de zéle » 48 » X.--Non tutti i mali vengono per nuocere » 52 » XI.--Idillj di montagna » 64 » XII.--L'aria fine è un farmaco potente » 76 » XIII.--Una quarta parte monomaniaci » 78 » XIV.--La Chiesuola dell'Alpe » 81

PARTE SECONDA

CAPITOLO I.--Il ritorno di Alfredo » 87 » II.--Talune influenze sono spesse volte dannose » 93 » III.--Lo studio di pittura » 95 » IV.--Beneficenza delicata di una ex artista di canto » 103 » V.--Violetta non và più monaca, ma si marita » 106 » VI.--Il sogno di Elisa Blandis realizzato » 109 » VII.--La lettera del cugino in secondo grado » 112 » VIII.--Sempre la iettatura » 117

PARTE TERZA