I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E
Chapter 9
--Co.... cocoraggio Co.... coraggio.... tartagliava l'infelice per rassicurare quelle povere donne. E posò la lucerna sul tavolino, e stringendo nelle mani quel fucilone che pareva una canna da pescare, andò alla feritoia, ne aprì lo sportellino con la mano tremante, riuscì a introdurre la lunga canna nell'apertura, chiuse gli occhi, e tirò il grilletto. Parve che il fucile facesse cecca, però il colpo partì immediatamente dopo. Allora fuori di sè, come se quell'atto avesse esaurite le sue ultime forze, lasciò l'arma che s'arrestò a mezza aria con la canna dentro alla feritoia, e si messe a urlare con voce rantolosa:
--Aiutooo!... aiutooo!...
A quello sparo, a quegli urli, due tremendi colpi rintronarono tutta la casa, e la porta di fuori volò in ischegge, fra un tintinnire metallico, certo del chiavistello che, sconficcato e lanciato per aria, cadde, e ribalzò sul pavimento.
Lisabetta balzò a un angolo della stanza, vi si rannicchiò coprendosi la faccia con le mani, invocando tutti i santi del calendario, sempre con quella strana nenia: donna Costanza, Lola, corsero strillando a stringersi al povero vecchio, e l'abbracciarono: stettero tutt'e tre a guardar la porta, quasi paralizzati. E ad accrescere orrore a quella scena, dal paesetto, per il silenzio della notte, s'elevò un clamore infernale, e uno coppiettìo di fucilate.
Allora perdettero la testa affatto, e si misero a correre per la stanza all'impazzata, cercando un'uscita senza poterla trovare.
--Giovanni mio.... Giovanni mio.... ripeteva tra di sè la povera fanciulla con ambascia, nè in quella confusione poteva connetter altro. Poterono infilar l'uscio della camera di don Alessio, spintivi dal pericolo imminente, come intesero per le scale un rumor di passi precipitosi che si venivano avvicinando. Andarono a cacciarsi in un camerino che c'era a destra entrando, e dove il vecchio soleva tenere gli abiti e la biancheria. Stettero nell'angolo più riposto, abbracciati, immobili tra gli abiti, rattenendo il respiro, nell'ingenua speranza di non esser trovati.
Un calcio poderoso fece spalancare con violenza l'uscio del salotto, che la serva aveva richiuso, e i banditi irruppero urlando: non vi muovete o siete morti! Uno di que' demóni era avanti, con la lanterna in una mano e il fucile nell'altra, gli altri venivan dietro in sull'orme, con certi visacci da atterrire. Il reverendo con il cappellaccio sugli occhi, il galantuomo con la faccia attraversata dalla benda, attesa la schioppettata avevano creduto prudente tenersi tra gli ultimi: non si sa mai quel che può succedere.... molte volte gli agnelli soglion diventare leoni!... Però videro lo schioppo a mezz'aria con la canna cacciata nella feritoia, e ripresero animo: se chi aveva sparato aveva abbandonata l'arme, potevano star sicuri di non incontrare nuova resistenza. I banditi intanto si scagliarono addosso alla povera Lisabetta ch'era rimasta rannicchiata nell'angolo. L'afferrarono per i capelli, e la costrinsero a mostrare il volto, la minacciarono coi pugni stretti, e coi calci dei fucili, l'ingiuriarono domandandole dove s'eran cacciati i suoi padroni. Ma l'infelice era esterrefatta, li guardava con gli occhi istupiditi, non riuscendo che a mettere dei suoni inarticolati. Con una pedata la mandarono ruzzoloni, e avanti. Si slanciarono nella camera da letto del vecchio, urlando, non vi movete, o siete morti! Oh, sì, il poveretto, che tremava nel camerino stretto alle due povere donne, ne aveva proprio voglia di muoversi! Cercarono da per tutto: dietro a' mobili; sotto il letto; e accortisi finalmente dell'uscio del camerino, lo sfondarono a calci, e dentro.
Seguì una confusione terribile:--Son qua.... son qua....--Non vi movete, sangue....--Assassino....--Si.... signori miei.... si....gnori miei.... E strilli di donne.
A un tratto rimbombò un colpo d'arme da fuoco.... si sentì il rumor d'un corpo che stramazzi.... un grido straziante: Figlia.... figlia mia....
In quella confusione, un fucile s'era scaricato accidentalmente. Povera Lola!
A un silenzio lugubre di pochi secondi successero uno scalpiccio, delle bestemmie, delle frasi smozzicate di minacce: afferravano il povero padre, lo strappavano a forza dal corpo della figlia, lo trascinavano fuori dal camerino: anche donna Costanza trascinavan fuori, ma come peso inerte: più fortunata in questo dal fratello, essa era svenuta. La lanterna che teneva uno dei banditi, e rischiarava or qua or là quella terribile scena tra il fumo e il puzzo della polvere, gettò una striscia di luce sul corpo della povera fanciulla, a metà sprofondato dentro una cesta sotto agli abiti appesi, con le braccia, il capo e i capelli penzolanti, gli occhi sbarrati nel volto livido.
S'accorsero che donna Costanza era svenuta quando un di loro tornò col lume ch'era andato a prendere nel salotto: la lasciarono stramazzar per terra, e corsero al vecchio che i compagni tenevan per le braccia, e pel petto della camicia. L'infelice era istupidito dal dolore. Signori miei.... balbettava, signori miei.... la mia povera figlia....
Tuttavia fu necessità che desse loro i danari. Ripetendo come un ebete, tutto.... tutto.... si fece al letto, frugò, con le mani tremanti, sotto al cuscino, ne levò una chiave, andò a rimuovere un piccolo armadio, e aprì uno sportello ben praticato nella parete e imbiancato com'essa.
Agli occhi avidi dei banditi che s'affollavano, si presentarono, schierati in quel nascondiglio, cinque o sei sacchetti rigonfi. Fu un pigiarsi, uno stendere confuso di manacce, un ghermire rapace. E il povero vecchio, approfittando del momento in cui supponeva i banditi bastantemente occupati, si mosse per accorrere in aiuto della figliuola, che, con quella pietosa ostinazione di chi perde un essere caro, non voleva credere ancor morta, benchè l'avesse veduta stramazzare senza mettere un grido.
Ma una mano di ferro gli si posò sul braccio, e lo costrinse ad arrestarsi.
--Dove vai, assassino!
Era il feroce Mamola, e lo guardava bieco.
Era dunque quel povero padre l'assassino! quel povero padre che agonizzava nello spasimo di sapere ferita a morte la sua creatura, a pochi passi da lui, chiedente l'aiuto che barbaramente gl'impedivano di darle.
--Signori miei.... per pietà.... signori miei, la mia povera figliuola.... se ne muore senza soccorso.
--Ancora col solito ritornello! riprese il bandito bruscamente. Lasciala stare quella.... (e l'infame osò pronunziare la terribile parola) pensa alla tua vita piuttosto!
Il povero padre mise un gemito.
All'ordine dato dal feroce Mamola, tutti i sacchi furono posati sul tavolino, e sotto gli sguardi cupidi e diffidenti del Rizzotto, e del galantuomo, si sciolsero, e si esaminò quel che c'era dentro, un par di migliaia d'onze al più, in moneta d'oro e d'argento. Non era certo quello il tesoro, il vecchio furbo voleva prenderli per minchioni.... Fu per questo che Mamola gli si piantò davanti, e fissandolo co' suoi occhiacci iniettati, e afferrandolo con mal piglio per il braccio, gli disse:
--Via, vecchia carogna, dicci dov'è nascosto il resto del danaro....
Il poveretto protestò, si contorse, disse che con quel chiodo nel cuore di non potere dar soccorso presto alla figliuola, pur che lo lasciassero in pace, gli avrebbe dati dei milioni se li avesse posseduti.... Sì, egli aveva altre sei mila onze, però due giorni addietro le aveva prestate al fratello, cui bisognavano per compir la somma necessaria alla compra del Cigno, messo in vendita dai Carabillò di Cammarata.... Se non gli credevano gli potrebbe far leggere....
Un terribile schiaffo, datogli da Mamola, gli troncò le parole in bocca.
--Oh, ammazzatemi che è meglio! barbugliò l'infelice con le labbra insanguinate.
--Ah, inventi frottole!... ah, voi rubarci la somma più grossa!... Tò, pezzo di ladro!... Tò, pezzo d'assassino!... Il resto dei danari, sangue.... il resto dei danari, o ti scanno....
E il bandito, orribile a vedersi con la faccia livida tutta rasa, con la schiuma alla bocca, picchiava e picchiava di santa ragione a ogni esclamazione, e col pugno, e col fucile volto per la bocca, mentre il debole vecchio, stordito, accecato, e tutto contuso, or pencolava da un lato, or dall'altro. Una pedata lo fece cader di peso.... Dovettero levarglielo dalle mani.
Nè il galantuomo, nè il reverendo avevano preso parte a questa brutta scena: temevano d'essere riconosciuti malgrado il loro travestimento: il primo se n'era stato vicino al tavolino a guardare i sacchi col danaro; il secondo, sinistro col cappellaccio nero sul naso, e quel che si vedeva dal volto con uno sgraffio sanguinante dall'angolo della bocca sin sotto al mento, andava battendo col martello sulle pareti, chi sa ci fosse praticato qualche nascondiglio. Ora però parvegli venuto il momento d'immischiarsi anche lui in quella faccenda. Il vecchio era tenace. Che busse! ci voleva altro per rompergli lo scilinguagnolo: e quella gente era capace di lasciare il banco e il benefizio.... Bella davvero! non ci mancava altro.... essersi messo all'arrischio di perdere la libertà, e forse la vita, perchè? per niente! e la andrebbe così, se il vecchio non cantasse!
E quest'idea lo tormentava; attirava dal profondo dell'anima sua un nembo d'ira e di collera, che gli veniva offuscando la ragione.
I banditi si consultavano: il feroce Mamola, non ancora sodisfatto, di tratto in tratto si voltava a guardar bieco, degrignando i denti, il povero Berlingheri seduto in terra, con le mani tra le gambe, con gli occhi fissi all'uscio del camerino, dal quale venivano ancor fuori strappi di fumo.
--Figlia mia.... figlia mia....
Fuori gli spari e gli urli erano cessati.
Il prete entrò risoluto nel gruppo dei banditi, e mise bocca nel discorso anche lui, con la voce bassa e cambiata. Che facevano? volevano perdere un tempo prezioso in chiacchiere inutili? volevano già andarsene? Non divideva per nulla il loro parere. Bisognava anzi restare ancora un poco, adoperare altri mezzi per far cantare quell'ostinato. O perchè eran venuti dunque, per quella miseria ch'era lì sul tavolino? E si strinse nelle spalle con disprezzo. Egli era pronto a metter le mani nel fuoco, il vecchio avaro le seimila onze l'aveva in casa.... non poteva essere altrimenti; quella dell'imprestito era una storiella da far dormire in piedi.
E con un sogghigno di cattivo augurio, finì dicendo, che lasciassero fare a lui.
Senza aspettar risposta, ordinò che alcuni, guidati dal suo compagno, facessero repulisti di quel che c'era di buono nella casa; gli altri restassero con lui per aiutarlo a confessare quel vecchio ladro.
Allora il guercio, dopo d'avere ricambiato un'occhiata col sacerdote, prese la lanterna, e Mamola dispose che tre banditi andassero con lui. Ben presto fu un rumore di passi precipitosi, di mobili scassati, di stoviglie rotte.... frugavano da per tutto, buttando all'aria ogni cosa.
Intanto il prete e Mamola s'avvicinavano a donna Costanza ancora giacente in terra. Essa doveva sapere qualche cosa; era donna, e, secondo loro, non poteva avere la forza d'animo d'un uomo. Ma ebbero un bello scuoterla, un bel pizzicarla, un bel pungerla a sangue con una forcina levatale di fra le trecce, restò immobile, senza dar segni di vita.
Il povero don Alessio non aveva veduto nulla di quella scena, egli seguitava a starsene con gli occhi fissi all'uscio del camerino, ripetendo sottovoce, e in un modo da commuovere anche un cuore di pietra: figlia mia!... figlia mia!...
I due bricconi vennero a piantarglisi davanti; e il prete abbassando il capo di traverso per timore d'essere riconosciuto, con la voce cambiata al solito, e ora anche un po' arrocchita dalla rabbia, gli ordinò che s'alzasse. Dovette ripeter l'ordine due volte, dovette posar la mano sulla spalla dell'infelice vecchio, e scuoterlo brutalmente, perchè questi ubbidisse, aiutandosi alla meglio.
--Apri bene le orecchie. Ti consiglio di desistere dalla tua cocciutaggine: sarà meglio per te. Via, dov'è il resto del danaro.
--Signori miei....
--Persuaditi con le buone.
--Oh, Dio mio ma se vi giuro su quel che c'è di più sacro....
Un'onda di sangue venne ad arrossare il volto del reverendo.
--Per l'ultima volta.... non costringerci a usare la violenza.
L'infelice giunse le mani.
--Oh, ma se anche avessi dei milioni, esclamò con un vero grido dell'anima, credete che non ve l'avrei già dati, pur di poter soccorrere presto la mia creatura che lasciate morire barbaramente? Figlia.... figlia mia....
E il povero vecchio, nascosta la faccia tra le mani, scoppiò in singhiozzi.
--Di nuovo con la solita storia? Ah, sei ostinato dunque! Vedremo di farti cantare vecchio barbagianni.
E con un sogghigno da demonio, andò a prendere la lucerna e la dette a Mamola, poi girò due o tre volte su sè stesso, guardando come se cercasse qualcosa: vide dei giornali ammontati sull'armadio, andò a prenderne alcuni, e cominciò ad attorcerli.
--Spogliatelo, disse freddamente.
I banditi si scagliarono sul vecchio, e in men che non si dice gli ebbero strappati d'addosso la giberna che aveva ancora ad armacollo, la camicia ed i calzoni.
--Si.... si... signori miei.... si.... gnori miei....
L'infelice aveva compreso quel che volevano fargli e non sapeva che balbettare, guardando or questo or quello con gli occhi vitrei, mentre nel suo povero corpo nudo, tenuto dai due manigoldi, non c'era muscolo che stesse fermo . . . . . . . . . . . .[**]
Quel che successe fu orribile!
Venti minuti dopo, nella casa saccheggiata, tra un puzzo nauseante di carne bruciata, regnava un silenzio lugubre: lo rompeva di quando in quando un rantolo.
XIII.
Alla villa, travestito com'era, non l'aveva riconosciuto nessuno; era rincasato quatto quatto senza che lo vedesse anima nata; era andato a nasconder gli abiti del Vappo in cantina, dentro una botte vuota cacciandoveli per il cocchiume; e risalito, era andato a guardarsi allo specchio, premendo i lati dello sgraffio per farne uscire tutto il sangue; poi aveva soffiato nel lume, e, in maniche di camicia e in ciabatte, s'era buttato sul letto. Nella stanza buia fumò un punto rosso, digradò a poco a poco, si spense, spargendo attorno un puzzo di lucignolo. Quel giorno sarebbe un giorno di battaglia.... aveva da pensare a un mondo di cose, la vera sicurezza dipendendo dal modo di condursi. Ma che pensare! aveva nel capo una gran confusione, un passaggio continuo di idee incalzantesi in tumulto; nell'orecchie un concerto di grida strazianti, di gemiti, di colpi; davanti agli occhi, tra il turbinare delle figure bieche dei compagni, i quadri più spiccati delle scene della notte: l'irrompere nella casa; il volto di Lisabetta istupidito dal terrore; il gruppo pietoso illuminato ad un tratto dalla lanterna, nel camerino, tra gli abiti che pendevano dall'attaccapanni; il saccheggio con il luccicare degli oggetti d'oro e d'argento, con i fagotti di biancheria; il corpo scarno del vecchio, con il berrettino sin sull'orecchie, contorcendosi nella violenza dello spasimo; e i più distinti d'ogni altra cosa, il fucile a mezz'aria con la canna cacciata nella feritoria; il cadavere della fanciulla a metà sprofondato dentro la cesta.
Così trascorsero due ore, durante le quali, a forza di volontà venne calmandosi. Allora potè pensare al modo di condursi; fu un disegno lungo, elaborato, nel quale pesò ogni parola, studiò ogni atteggiamento, fino i minimi gesti. Albeggiava quando l'aveva già portato al punto da non volere che gli ultimi tocchi. S'alzò, stette a origliare: e sentì dei rumori che venivano di fuori: un passo frettoloso, l'aprirsi discreto di un'imposta.... poi voci di donna. Andò a tuffar la faccia nella catinella piena d'acqua fresca, s'asciugò, si guardò lo sgraffio nello specchio, e infilatasi una specie di giacchetta nera che soleva portare in casa, si fece alla finestra, aprì lo sportello adagio adagio, e stette a guardare e a sentire curando di non farsi scorgere. Passava gente; la vicina dirimpetto, con una covata di figliuole d'ogni statura e d'ogni pelo attorno, era al terrazzino: tutte a una bocca raccontavano alla gnora Dia, la moglie del calzolaio, quel che avevano sentito e quel che avevano fatto nella notte. Il prete, da starsene dov'era, non poteva veder quest'ultima, ma la riconobbe dalla voce. Era un vero stridìo di gazze:--Chi sa quant'erano.--Avevano preso posto alle cantonate.--Gesù Maria!--Che paura!--E noi! figuratevi....--Mio marito....--Già, il babbo voleva uscire; dovemmo aggrapparci a' suoi panni, perchè, vedete, pensammo: si va a far ammazzare.... perchè nessuno ce lo può levare di testa, si trattava di rivoluzione.--Mio marito invece tremava come una foglia....--Eravamo in camicia, o che avemmo tempo di buttarci addosso qualche cosa? e battevamo i denti d'un modo!...--Io avevo potuto prendere uno scialle--Noi andammo a rannicchiarci in un angolo della camera: mio marito diceva che lì saremmo state al sicuro, chi sa qualche palla...--Da noi non ne è entrata nessuna.--E da noi nemmeno, per fortuna.--Meno male!--Questa piccina qui era restata in letto, nella confusione, ce n'eravamo dimenticate: non aveva avuto la forza di scendere, tanta era la paura che aveva povera piccina!... E le ragazze in coro:--E strillava, e strillava... la mamma corse a prenderla in braccio....--Finalmente....
Ma la signora s'interruppe, passava un conoscente.--Eih, don Pietro.
--Oh, donna Brigida.--Avete sentito, eh!--Pur troppo!--E non si sa nulla di quel ch'è stato?--Nulla. A porta S. Brigida han trovato pezzi di bardatura, un fodero di coltello, una bacchetta di pistola.... e che più? ah, un piccone, uno scalpello.... Vi saluto, vado a sentire quel che si dice in piazza.
--E via.
--Nessun morto, nessun ferito? gli gridarono dietro.
--No, almeno a quel che ho sentito dire.
Era strana! E lì commenti e supposizioni. E tutta quella roba a S. Brigida? E i carabinieri che cosa facevano? E la forza di Cammarata?... Possibile che non avessero sentito tutto quel diavoleto?
Il reverendo richiamata alla memoria la prima scena, come un buon attore poco avanti di far la sua entrata, aprì la finestra.
Una comare, sulla soglia dell'uscio, raccontava, che alle prime schioppettate s'era andata a nascondere nella carboniera, per questo la vedevano tutta nera: un'altra, che col suo bambino in braccio s'era buttata in ginocchioni davanti al quadro dell'Addolorata: una vecchia sdentata, con la voce strascicante e lamentosa, voleva persuader tutti a ogni costo, che il miracolo gliel'aveva fatto S. Giovannuccio, glielo aveva fatto S. Giovannuccio benedetto, con tanto fervore essa l'aveva pregato mentre tremava sotto le coltri! Si vedeva chiaro, non era successo nulla.... a lei non lo levava nessuno dalla testa, erano stati i diavoli ad assaltare il paese....
Ma in quella si voltarono tutte, e fu un vero concerto.--Padre don Giuseppe....--Padre don Giuseppe....--Ha sentito?... Che gastigo di Dio!...
--Ah, lasciatemi, stare, disse lui ciondolando il capo gravemente. (Si fece un gran silenzio). Ma che cosa è stato?
--O che sappiamo noi: verso quattr'ore....
--No, eran quattr'ore e mezzo...
E lì di nuovo il racconto di quello che avevano sentito e avevano fatto.
Egli disse, ch'era andato appena a letto, lo sapevano, soleva far molto tardi, la sera studiava sempre, quando sentì quell'inferno! Saltò fuori dalle coperte, tempestò un pezzo per la stanza.... capivano.... un poco di paura.... e finalmente riuscito a vestirsi, non osando accendere il lume, per timore che quegli scellerati, vedendo luce, avessero a tirare qualche schioppettata alla finestra, salì in granaio e se ne stette in ascolto. Cessati gli urli e le schioppettate, un po' rassicurato, tanto per vedere cosa succedeva, aveva aperto lo sportellino della finestra: allora, tomm.... una schioppettata, e tanto vicina che il lampo lo abbagliò. Dovettero certo tirargliela dal vicolo dirimpetto: e per la paura, aveva spinto lo sportello della finestra tanto in fretta, che la punta estrema gli aveva lacerato la faccia. Eh, lo vedevano? (E mostrava lo sgraffio). Un miracolo di Dio come con quella schioppettata non l'avessero ammazzato netto!!
--Poveretto!!--A un sant'uomo!!--Oh, gli assassini!!--Certo i diavoli!! strillava la vecchia più di tutte. E tutte dimentiche dei propri guai, badavano a impietosirsi del pericolo corso dal santo sacerdote.
--E la gnora Peppa?
--Fortunatamente per lei, ieri la mandai a lavare alla rupe.
Via, la trovata non era tanto cattiva: aveva il vantaggio poi d'esser semplice, e punto verbosa. E la ripetè con faccia tosta in istrada a' conoscenti; nel negozio d'Occhipinti dove, passando, l'invitarono a entrare; in piazza dove la gente con l'occhio all'erta almanaccava in capannelli; nella sacristia, tra un crocchio di preti, mentre si vestiva per dire, in suffragio delle anime del purgatorio, una messa che un devoto gli aveva pagato il giorno avanti. E la disse più grave e più raccolto del solito quella messa, alzando di più la voce e strascicandola di più nell'orazione pe' morti, raddolcendola con più unzione nell'_orate fratres_, e nel _Dominus vobiscum_. Le sue manacce, da' ditoni simili a salsicciotti, non tremarono per nulla nell'elevar l'ostia santa: fece sentire con un susurrare solenne l'_hic est enim_.... Si spogliò, attraversò la chiesa quasi deserta inchinandosi davanti all'altar maggiore, si segnò con l'acqua benedetta, e uscì. In quella scorse lo stalliere del Berlingheri, che, appena lo vide si liberò dai curiosi che gli erano stretti attorno per avere ragguagli, e gli corse incontro gridando:
--Padre don Giuseppe.... padre don Giuseppe....
--Che cosa è stato.... che volete....
--Alla villa....
--Che cosa è stato!... rispondete in nome di Dio....
--L'ho cercato per tutto il paese.... presto, venga.... Stanotte i briganti hanno assaltato la casa.... hanno ammazzato la signorina.... il padrone sta per spirare....
--Ah! gridò lui fattosi bianco come un cencio: e lasciato cadere il cappello, che non aveva messo in capo apposta, battè le mani contorcendole. Poi a un tratto si messe a correre come un disperato.
In piazza, dove già lo stalliere aveva detto la cosa, c'era come un ronzìo di sommossa, un muoversi confuso, un domandare, con facce nelle quali la curiosità aveva ceduto il posto a una vera costernazione, tanto que' buoni paesani volevan bene a' Berlingheri: a veder passare il prete tutto stravolto, senza cappello, e di corsa che pareva un pazzo, ognuno esclamava, l'ha saputa ora la cosa, poveretto.... oh, la sente davvero!
Egli correva, correva: uscì da porta S. Brigida, e senza rallentare il passo, via per la salita. Sboccò nella spianata che non ne poteva proprio più: il suo petto era un vero mantice, aveva le narici strette, con due fessette pallide dai lati, il volto tra livido e pavonazzo.
--Oh, Dio!... oh Dio!... che sciagura.... ripeteva: e così attraversò la spianata, piena tanto di gente, che ce n'era fin sugli alberi, passò la soglia della porta, guardata da militi e soldati, salì le scale, e piombò nel salotto.
--Oh Dio!... oh Dio!... che sciagura....
Ma lì ebbe un brivido e s'arrestò. L'uscio della camera di don Alessio era guardato da soldati: e per quelli spalancati dell'andito e della camera di donna Costanza, si vedeva la povera Lola stesa sul letto. L'avevano vestita di bianco, con scarpette di seta celeste: aveva le mani in croce sul petto, gli occhi chiusi nel visino pallido di morta, e una corona di rose d'ogni mese attorno ai capelli bruni. Le figliuole del fattore, aggruppate ai piedi del letto, stavano a guardarla piangenti, con le mani intrecciate e abbandonate giù pel grembo, addolorate come se fosse loro morta una sorella.
Ma l'assassino, rimessosi quasi subito, voltò, attraversò l'andito, e si slanciò nella stanza.
--Morta!... veramente morta! esclamava, battendo palma a palma, e guardando tra sorpreso e dolente or l'una or l'altra delle astanti.
E quelle buone ragazze proruppero in lamenti.