I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E

Chapter 8

Chapter 83,760 wordsPublic domain

Micca era bella; sì.... egli si sentiva trascinato verso di lei; sì.... s'era mostrato galante, troppo insistente; sì.... ma non era vero che avesse tentato di violarla! Un giorno di luglio essa s'era addormentata tra' covoni, in un campo mietuto: egli, che cavalcava da quelle parti, sonnecchiando al sole che cadeva cocente e terribile sulla campagna, non s'era accorto di lei se non quando il suo cavallo aveva fatto uno scarto. Essa si svegliava in sussulto, supponeva quel che non era, balzava in piedi spaventata, e correva d'un fiato alla masseria. L'indomani sconciava, e moriva. Che colpa ci aveva avuto lui?... Il marito gli era nemico; egli l'aveva soppiantato; s'era valso di quella disgrazia per perderlo nell'animo dei padroni. Era stato chiamato in Alia, e licenziato.

La luna tramontava: sotto a' suoi raggi obliqui la campagna prendeva un aspetto livido di mostro spirante.

Il bandito scrollava mestamente il capo sotto al cappuccio: si ricordava ch'era uscito dal paese assai sconfortato.... pensava, con una certa amarezza, che aveva servito il signor Lo Cicero bene, e onestamente.... Gli erano state affidate delle grosse somme, per andare a pagar la fondiaria o la ricchezza mobile; non aveva avuta mai la tentazione d'appropriarsele e non farsi più vedere: e l'avrebbe potuto far facilmente.... Basta, solo in mezzo a sterminati campi di stoppie e di favuli flagellati dal sole, senza cavallo, senza sapere dove battersi il capo, aveva veduto il precipizio all'orlo del quale si trovava, e questa volta l'aveva misurato con occhio indifferente. Passavano giusto certi mulattieri, era montato in dosso a una loro mula, deciso d'andare a Termini. Però vicino a Raciura, preso a un tratto da una di quelle strane sensazioni che certe volte soglion essere foriere dei gravi avvenimenti della vita, cambiava idea, smontava, e s'internava nel bosco.

Perchè?

Là, in un pagliaio di pecorai, doveva imbattersi in que' banditi che aveva conosciuto durante la sua dimora a Marcatobianco, per raccontar loro quel che gli era successo; cavalcare un par di mesi con essi; dar prove non dubbie del suo coraggio in uno scontro improvviso, allo svolto d'una via, con soldati e militi; cedere alle preghiere, e accettare il comando della banda....

Si rivedeva a Malfarina, sur un poggio a cavaliere di due valli, dopo aver letti gli statuti della nuova associazione, tra i compagni pieni d'entusiamo, i quali, agitando i berretti in aria con un urrà formidabile, guardavano in qua e in là dove scorgessero paesi, quasi in atto di sfida alla società che si preparavano ad attaccare.

Da quel giorno aveva affogato i rimorsi nel sangue: non del tutto però, poichè, come si vede, di tempo in tempo ritornavano a galla.

Albeggiava. A destra, da una masseria in costa, si elevava un pennacchio di fumo; abbaiavano i cani, le pecore belavano nelle mandrie; un branco di mulacchie si svegliavano stridendo nel bosco; cominciava il concerto delle calandre ne' seminati ondeggianti al soffio d'un venterello fresco.... La natura si ridestava allegra e rugiadosa in quella bella mattinata di marzo, sotto alla volta celeste d'un cielo senza una nuvola.

Il Marchese fece bocca da ridere: l'apparire del giorno, i rumori della vita, l'avevano rinfrancato, avevano scacciato le nebbie de' suoi tristi pensieri. O dove l'aveva la testa per aver ruminato tutte quelle sciocchezze! il canto d'un uccellaccio, le paure d'una carogna, l'avevano colpito al punto....

Finì il pensiero con un sogghigno. Voleva farne di più d'ora in avanti, per punirsi di quella debolezza da femminuccia.... Dio? che Dio! Inferno? che inferno! Il vero inferno era la _vicaria_¹, e sinchè aveva in mano la carabina, non ce lo caccerebbero certo! Alla masseria per Cristo! lì l'aspettavano i compagni: manderebbe Mamala ad avvertire que' di Mezzoiuso, D'Aquila que' di Prizzi, Di Marco que' di Lercara, egli e Savona andrebbero a Granza, a trovar Valvo.... L'assalto di S. Giovanni farebbe epoca. E col cuore allargato da una gioia feroce, diede un par di spronate alla _Bordellina_, che, a quest'attacco repentino, s'impennò, saltò un ruscello, e via per la costa come una saetta.

¹ Vicaria, carcere principale di Palermo, onde vicaria per carcere in generale.

--Ma ma....maria san....santissima! ha iiil di di diavolo iin corpo!... barbugliò compare Nino, mentre tirava a due mani le briglie della sua cavalla, che, al partire dell'altra, s'era messa a far salti. E gli andò dietro alla meglio.

X.

Otto giorni dopo, sul far della sera, attorno alla casipola del Daino pascolava ancora una mandria di pecore; il pecoraio, seduto sur un sasso, e col bastone tra le gambe, provava con lo zufolo una polca che aveva sentito sonare, nell'ultima festa, alla banda del suo paese. E chi sa quanto ancora sarebbe restato lì, curvo, con gli occhi intenti, dimentico dell'ora e di sè stesso, se un ragazzetto non fosse venuto, a nome del Ciulla, ad avvertirlo ch'era già tardi, scendesse con le pecore. S'alzò, intascò lo strumento, radunò la mandria a urli, fischi e sassate, e se la cacciò davanti per la viottola sparsa di ciottoli, che mena alla valle, all'estremità superiore del cui tappeto verde tagliato da un borro, spiccava la macchietta rossa del tetto della masseria di Pietracaduta. La casipola tra il lusco e il brusco, restò come ingrugnata, solitaria nell'altipiano col monte a ridosso, dal cui pendio calava lentamente una nebbia fitta.

Poco dopo, dalla strada detta Bocca di Capra, sbucarono otto uomini a cavallo: andavano un dietro l'altro avvolti in lunghi cappotti, come una sfilata d'ombre nere nella nebbia invadente. Venuti vicino la casipola, smontarono; lasciarono i cavalli in custodia a uno di loro, si fecero all'uscio consunto, chiuso con un bastone, infilato per traverso in un cappio di corda macera fermato al buco della chiave, l'aprirono, ed entrarono.

Dopo una mezz'ora, eccoti altre ombre sfilare nella nebbia:

--Ehi!

--Ehi!

Smontavano, lasciavano i cavalli, ed entravano.

Ciò sino a mezzanotte passata.

Dieci minuti dopo, l'unica stanzaccia terrena della casipola offriva uno spettacolo strano. Nel focolare scoppiettava una bella fiammata: e tutt'attorno sedevano tre uomini: don Peppino nel mezzo, Biagio Valvo, a destra, Umberto Riggio a sinistra; se ne stavano, ritti a gruppi, altri banditi, e campieri, e pastori, fin proprietari, associati alla banda. La fiammata illuminava in pieno le loro facce barbute o rase del tutto, dall'espressione dura e feroce, faceva luccicare i fregi di rame delle giberne e de' fucili, i bottoni d'acciaio dei giubboni dei pastori. E sulle loro teste, coperte di _scorzette di felpa_ con lunghe nappe, di _berrette di Padova_, o di berrettini a barca di panno nero, galleggiava un denso strato di fumo, che faceva lacrimare gli occhi d'alcuni, in ispecie di due induvidui del primo gruppo a destra. Questi due davano nell'occhio per più ragioni: erano vestiti d'abiti di panno fine, dal taglio in certo modo elegante a confrontarlo con quello degli altri abiti, che pareva fatto con l'accetta; le loro faccie, punto feroci, erano solamente un pochino abbronzate; anche nel loro atteggiamento c'era qualcosa di mortificato....Si sarebbero detti due galantuomini smarriti in quella combricola di birbanti. Erano Pallanza, e Rossetti, due proprietari de' paesi vicini. Davan pure nell'occhio gli uomini del quarto gruppo, per il modo strano ond'erano armati: oltre al fucile a due canne, avevano chi un'accetta, chi un palo di ferro, chi un martello e lunghi scalpelli, chi una mazza d'acciaio.

Era un vocìo rotto da risa feroci: que' signori parlavano velatamente dell'assalto di S. Giovanni prossimo a compiersi, e si millantavano con una mimica smodata. Ma a un tratto il brigante calabrese s'alzò e impose il silenzio con un gesto. Il farabutto, che dava a quanto faceva una specie di strana solennità, atteggiò quella sua brutta faccia a un'aria mafiosesca, guardò tutti in giro e cominciò ad arringarli, come deve fare un generale prima del combattimento. Disse che li aveva fatti avvertire di trovarsi quella sera nella casipola del piano del Daino, a norma degli statuti dell'associazione: sapevano di che si trattava. Pensassero che la riuscita di quel colpo di mano, oltre d'impinguare le loro borse, assodava, col terrore, il loro potere definitivamente. Quello era uno smacco che davano alla forza armata, un di quegli smacchi che fan cascar le braccia addirittura e per un pezzo. Raccomandava l'ubbedienza ai capi: stava dinanzi a lui il fiore vero della malandrineria siciliana, e non parlava d'altro; era sicuro che ognuno farebbe il suo dovere.

Finito questo breve discorso, che fu accolto con un mormorio di approvazione, il Marchese cominciò a far l'appello dei banditi.

Di Montemaggiore risposero: Biagio Valvo, Carmelo Lo Cicero, Cruciano Mesi, Pietro Salpietra, Angelo Mazzarese, Antonino Berretta. Di Prizzi: Luciano D'Aquila, Paolo e Filippo Gaucitano, Raimondo Sarese, Francesco Maralà detto Piede di palo, don Nicola Rospetti, don Giuseppe Palenza (i due proprietari), Giuseppe Sambra detto il Dannato, Sebastiano Chilli, Giuseppe Occhibianchi. Di Mezzoiuso: Carmelo Mamola detto Cairone, Pietro Sgrò, Pietro Morale, Giorgio Vittoriano (campieri manutengoli), Antonino Mistretta detto il Salemitano. Di Lercara: Antonino Di Marco, Francesco Raja, Pietro Reina detto il Malo villano, Giovanni Pessa, Gaetano Manzella, Serafino Cilì. Di Burgio: Nicasio Savona, Giuseppe Carabillò, Umberto Riggio.

Mancava Nino D'Amico! e il Capitano avendo fatto osservar ciò aggrottando le sopracciglia, a giustificarlo prese la parola Carmelo Mamola detto Cairone. Il suo compaesano egli l'aveva lasciato dispiaciutissimo di non aver potuto venire; al momento della partenza, l'aveva visto lui coi suoi propri occhi, la cavalla s'era messa a zoppicare, aveva un'inchiodatura.... non c'era nè il tempo nè la maniera di _procurarsene_ un'altra. Conchiudeva, che in grazia della buona volontà, era giusto tener compare Nino come presente, e fargli aver poi la sua parte di bottino.

Che gran furbo quel tartaglione! aveva trovato il modo di serbar la pancia a' fichi senza che avesse a risentirsene il borsellino.

E il Marchese che lo conosceva, represse un sorriso, e guardò i due colleghi. Avendo costoro approvato con un cenno del capo, accettò la proposta di Mamola. Subito dopo si fece l'esame degli strumenti portati dai Cercarsi. I tre capi se li passarono di mano in mano approvando con un lento muover di testa, dichiarando ch'erano atti a sfracellare porte, a rovinare muri, a scassare casse ed armadi....

--C'è permesso? disse in quella una voce. Ed al voltarsi, i banditi videro Ntoni sulla soglia dell'uscio, illuminato tutto dalla fiamma. Il capraio piegava letteralmente sotto al peso di due castrati scorticati e senza testa, che portava a cavalluccio legati per le zampe di dietro.

--Compare Giorgi manda questi a lor signori.

Delle grida di gioia, assai imprudenti a quell'ora nel silenzio della notte, accolsero il capraio e le sue parole: ma un delizioso trasalimento dello stomaco l'aveva spinto per que' petti feroci, pieni dell'allegrezza della prossima rapina. Si messero altra legna sul fuoco, si prepararono delle bacchette di ferro da fucile, per servir da spiedi ed arrostir le due bestie, che già alcuni avevano levate di dosso al capraio, appendevano a due cavicchi, e cominciavano a fare in pezzi....

Per non destar sospetti, la banda prima che aggiornasse si sparse per la campagna in piccoli drappelli. Nella casipola non restarono che il Capitano, Biagio Valvo, e Giorgi Ciulla il quale era arrivato durante la notte.

XI.

Il vecchio orologio a pendolo sonò due ore: il prete contò le fave ammucchiate alla sua destra: poi esaminò le carte, e accusò i punti motteggiando.

--Come si perde questa partita! esclamò don Alessio rimasto come un allocco. Perdio!...

Ma si battè subito sulla bocca, e voltosi alla sorella che guardava sorridendo, soggiunse:--A momenti mi fa bestemmiare come un eretico questo cristiano!

--Ma se non sa giocare, riprese il prete motteggiando sempre.

--Io!!

--Lei, lei.

Il vecchio lo guardò un poco, posando i pugni stretti sull'orlo del tavolino, poi si messe a ciondolare il capo.

--Dica piuttosto che ha il diavolo dalla sua!

E lì un diluvio di ragioni, per via delle quali egli credeva di dimostrare con la più bella evidenza, che nè quella, nè molte altre partite, avrebbe dovuto perdere.

Il reverendo rideva proprio di cuore e romorosamente al suo solito; buttava giù facezie su facezie, con una disinvoltura come se non covasse nulla nell'animo. S'alzò, strinse la mano dell'amico, raccomandò all'amica che gliela desse lei qualche lezioncina al fratello quando non aveva troppo da fare. Si messe il cappuccio che soleva portare la sera e le giornate fredde in luogo del cappello, s'avvolse nel ferraiuolo, e, dicendo che aveva un gran sonno, e che appena arrivato a casa avrebbe cenato, e sarebbe andato a letto, uscì.

--Era tardi.... che non avesse a arrivare a tempo al luogo del ritrovo?... Aveva fatto male ad andare alla villa quella sera....

Ecco cosa pensava, nello scender le scale, preceduto da Lisabetta che gli faceva lume! Ma riflettè subito che il non andarci sarebbe stato un errore: la sua assenza giusto quella sera, si sarebbe potuto commentare, e certe volte basta un minimo che a metter la giustizia sulle peste.... Si compiaceva, del resto, del come aveva saputo nascondere per due buone ore l'agitazione che lo divorava. Eh, eh, caso mai avesse a accadere qualche guaio.... come per esempio, Dio nol voglia, un arresto.... sarebbe una testimonianza assai giovevole a lui quella dei suoi amici che l'avevano veduto tutta la sera così calmo e burlevole. O che si può supporre che uno abbia tanta forza d'animo da padroneggiarsi a quel modo, momenti prima di commettere un reato, e per due buone ore?...

Arrivò davanti alla porta di casa sua in pochi minuti. La serva l'aveva mandata a lavare alla Rupe: si levò la chiave di tasca, aprì con gran rumore, entrò, rinchiuse con gran rumore, salì a tastoni, accese il lume. Si levò il ferraiulo, il cappuccio, la zimarra, il collare, le ampie tasche, le scarpe con le fibbie; infilò sbuffando un par di stivaloni, panciotto e _bonaca_ di _bordiglione_, si legò al collo un fazzoletto rosso, mise sul capo un cappellaccio di feltro nero, la giberna ad armacollo, prese un par di pistole, un coltellaccio a molla, il fucile, e così cambiato che nemmeno il nonno, se fosse tornato al mondo, l'avrebbe riconosciuto, soffiò nel lume, e via al buio remando. Tutto ciò in fretta e furia, camminando in punta di piedi, prendendo ogni cosa con la massima precauzione come oggetto da rompere.

Era tardi; che non avesse a arrivare a tempo al luogo del ritrovo? Ma ci arrivò che non c'era ancora un'anima, tutto sudato ed ansante. Era una di quelle notti buie che cielo e terra paiono confusi. Ascoltò: nel profondo silenzio non si sentiva che il lontano ugiolare d'un cane, in quel caos di tenebre non si vedeva che un punto rosso, tremolante, la lampada della cappellina. Egli v'andò; la girò per accertarsi che non ci fosse gente appiattata dietro, poi si postò tra due macchie di rovi poco distanti, e vi restò immobile, con l'orecchie e con gli occhi tesi, rattenendo il respiro, per sentir meglio.

Venivano?... non venivano?... che diavolo facevano a tardar tanto!

E nel tabernacolo, dietro la piccola grata di legno, l'immagine della Madonna Addolorata, col seno trafitto da sette spade, guardava con gli occhi neri di vetro, terribili nel volto scialbo, quel degno ministro di Dio, acquattato lì a pochi passi, armato sino ai denti, tormentato da due inquietudini: che i compagni avessero a prendere un'altra strada, e si avessero a dimenticare di lui, che avesse a capitare qualche pattuglia!

Ma a un tratto dei cani abbaiarono a sinistra.... si udì uno scalpitio che si veniva avvicinando sempre più.... Come gli batteva forte il cuore! Comparve nel crocicchio un'ombra a cavallo.... e si mise a fischiettare un'arietta popolare allora in voga: il segnale. Finalmente!!

--Castrenze!

--Lasciamo stare i nomi, per Gesù Cristo! esclamò il galantuomo impaurito, e a voce bassissima, che le piante non hanno orecchie e sentono.

--E gli altri dove sono?

--Vengon dietro.... giù nello stradale.

Quando i due amici giunsero nello stradale, vi si fermava una massa nera d'uomini a cavallo. Erano i briganti.

Il galantuomo si rimise a fischiettare; e don Peppino, riconosciutolo a quel segno, ordinò a tutti che smontassero, e dessero le bestie ai sei contadini che dovevano restare a custodirle sotto la sorveglianza di Ciccio Raja. Fu un fantastico agitarsi d'ombre, un bisbigliare confuso, uno scalpitìo d'uomini e di cavalli.

--Presto!... Presto!... E i vari gruppi s'ordinavano dietro a' capi, mentre il Marchese distribuiva, a quelli i quali dovevano assaltare la villa, il palo, la mazza, gli scalpelli e i martelli che aveva fatto portare ai contadini.

--Siamo pronti? domandò infine.

--Pronti, risposero i vari capi.

--Avanti dunque _picciotti_!

E in queste tre parole, proferite dal Marchese a voce un po' più alta, c'era la ferocia della tigre oramai certa che sbranerà la vittima agognata da tanto tempo, la lieta baldanza d'un capitano che sa di comandare uomini avvezzi a mostrare il viso.

Tuttavia capo e gregari si avanzarono con una certa trepidità: uno del cavalli mise un nitrito che fece rimescolar tutti involontariamente. Ma arrivarono senza intoppi alle prime case del paesello, e si fermarono. Lì fu un nuovo agitarsi d'ombre, e un nuovo bisbigliare: e il Marchese cominciò ad affaccendarsi di nuovo con quell'aria da generale, che, per la sua natura d'istrione, soleva assumere sempre che se ne offrisse il destro. Postava uomini a guardia dell'imboccatura della strada principale; uomini a tutte le cantonate dei vicoli che mettevano in piazza, luogo di riunione in tutti i paesi di provincia; uomini all'imboccatura opposta della strada: e intanto s'avanzavano in sull'arme, quatti quatti rasente i muri delle case addormentate, non facendo rumore nemmen per uno: uomini all'entrata delle Grotte; uomini a quella di S. Brigida, dalla quale si diramava la via che saliva alla villa.

Oh, i sangiovannesi sono bene accerchiati, e quelli che faranno il tiro lassù potran stare sicuri di non esser disturbati per un pezzo! Via dunque, avanti reverendo! avanti ladroni di strada meno disprezzabili di quell'uno in veste nera! il passo è libero, e le vittime, due povere donne e un vecchio, aspettano, senza difesa.

--Fate presto, e con prudenza.... raccomandò loro il marchese: e le sette iene un momento dopo disparvero nell'ombra di quella notte senza stelle.

--Oh, se potessi prendere due piccioni ad una fava! pensava il sacerdote con un brutale rimescolio. Basta.... forse non sarà difficile.

XII.

Povera Lola.... Il lumino da notte posato sul tavolino, davanti a un quadretto dell'Immacolata Concezione, con un cestino da lavoro per riparo dal lato destro, spandeva un debole chiarore in una parte della stanzetta, allungava smisuratamente l'ombra del cestino nell'altra parte dov'era il letto in cui essa dormiva. La coperta bianca modellava il suo corpo rannicchiato. Sul cuscino spiccava la sua testolina bruna, con gli occhi chiusi, e le labbruzza semiaperte a un respiro dolce e regolare.

Dormiva con le braccia in croce sul petto, e sognava di Giovanni. Quante volte il giovine, spintovi dalle sue domande, non le aveva descritto il nuovo quartierino che aveva affittato in una bella casa in via Macqueda! A lei pareva d'essere a Palermo (in un Palermo foggiato dalla sua immaginazione, cioè, un giardino immenso sparso di palazzi, con una larga via nel bel mezzo, via Macqueda) e davanti a quella casa. Trepidante, entrava, saliva le scale, sonava all'uscio del terzo piano.... le apriva una serva (vecchia) che la squadrava tra curiosa e meravigliata.

--È in casa il vostro padrone?

--Sissignora. Signo....

--St.... interrompeva lei con un gesto.

Attraversava in punta di piedi l'anticamera, il salotto, spingeva un uscio pian piano, e guardava.... Come le batteva il cuore! Egli era al tavolino, coi gomiti appoggiati sul piano, e le guance tra le palme: pensava di certo. A che pensava? Essa, camminando sempre sulle punte de' piedi, veniva sin dietro alle sue spalle... gli buttava le braccia al collo.

--Oh!...

E qui una dolce sorpresa, un alzarsi di scatto, un abbraccio in cui si confondevano le loro persone, un bacio in cui si confondevano l'anime loro. Lui le domandava com'era venuta.... e tornava ad abbracciarla, a baciarla, senza darle il tempo di spiegarsi.... Uno accanto all'altro con un braccio attorno alla vita, visitavano la stanzetta. Essa la vedeva come il giovane gliel'aveva descritta tante volte: con l'armadione, il tavolino carico di libri dal lume con la ventola istoriata, gli abiti pendenti dall'attaccapanni, il letto col zanzariere di velo bianco.... di sotto alla balza della coperta venivan fuori le punte d'un par di graziose pianelle, quelle stesse che lei gli aveva ricamate, e regalate prima di partire....

E nella stanzetta, tutta un profumo verginale, un moscerino ronzava di quando in quando.

Ma a un tratto essa si desta.... e presa da un terribile batticuore, si rizza sur un gomito.... poi a sedere sul letto.... Chiusa nella camicia da notte, con gli occhi spalancati, con le mani tra' capelli, sta ad ascoltare.... Che è, Dio mio!... sente abbaiare i cani furiosamente.... sente un rumor di sassi che rimbalzano sul suolo.... il guaito d'un dei cani certo colpito.... uno scalpitìo nella spianata.... un colpo dato alla porta, uno strano scricchiolio....

Ma sono i ladri di sicuro.... e cercano di scassare la porta!

A quest'idea balza fuori delle coperte, e volgendo sguardi atterriti verso la finestra, dà di piglio alla sottana che è col resto degli abiti su una sedia ai piedi del letto, se l'infila in fretta, s'infila la veste, le pianelle, e mentre cerca d'agganciarsi alla meglio la vita con le dita tremanti, corre all'uscio: l'apre, si slancia nella camera della zia.

Donna Costanza, supina, col volto gonfio e la bocca aperta, russava sodo.

--Zia.... zia....

La fanciulla, ritta innanzi al letto, bianca come una morta e tremando verga a verga, la chiamava con voce soffocata, e la scoteva.

--Eh, eh....

--Zia.... zia....

--Cosa vuoi.... che cosa c'è?... balbettò essa finalmente con gli occhi ancora tra' peli.

--I ladri.... cercano d'entrare in casa....

--Gran Signora Maria! barbugliò la povera donna, e balzò dal letto, e s'infilò la veste che la nipote aveva preso di sulla sedia e le porgeva. Batteva i denti.

Attraversarono la camera come pazze, un andito, spinsero l'uscio del salotto....

Ma anche l'uscio della stanza di don Alessio, e quello che metteva nell'anticamera si apersero in quel mentre, e sulla soglia dell'uno apparve il vecchio, su quella dell'altro la serva.

Il povero Berlingheri era in maniche di camicia, con la vecchia giberna ad armacollo, la lucerna in una mano, il fucile nell'altra: aveva la faccia più bianca del berrettino da notte tirato sin sull'orecchie. Lisabetta non aveva avuto certo il tempo di buttarsi qualcosa addosso: la camicia nera, rattoppata, le cadeva da un lato sul braccio, mostrava a nudo metà del petto vizzo, sussultante. Era morta dallo spavento: batteva palma a palma, si dondolava sulla vita.

--I ladri.... i ladri.... ripeteva con una nenia strana come se cantasse. Stan scassando la porta.... stan scassando la porta....

--Padre....

--Fratello mio....