I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E
Chapter 13
Egli ansante, essa ridendo sempre, cominciarono a inseguirsi attorno al tronco. La ragazza, attenta a ogni suo movimento, gli sfuggiva, arrestandosi in tempo, girando pel verso opposto: pareva che facessero a rincorrersi come i bambini attorno a qualche mobile. Ma si stancò, e a lui venne fatto d'afferrarla per il lembo della veste: la strinse tra le braccia, mentr'essa ansante, arrovesciava la testa, e rideva sempre.
--Ah, mariola!... ah, mariola!... ripeteva lui stupidamente.
--No.... via.... lasciatemi....
Ma il giovine tacque a un tratto; gli dette una stretta brutale, e caddero di stramazzo.
--No.... no.... Maria.... santissima....
IV.
Fu scherzando, e senza fargliene accorgere, che Peppe levò di bocca alla moglie il nome della persona che l'aveva incitato contro di lui: tanto più che la poveretta non capiva nella pelle per il rinsavire del marito. Bellomo andò in casa di quella persona, e le disse due paroline all'orecchio: poi procedette con più precauzioni.
La tresca durò ancora per altri sei mesi.
--Peppe, sono gravida! gli disse una sera Rosa bruscamente, mentre attingeva l'acqua alla fontana.
Egli la guardò impallidendo.
--Santo diavolo! esclamò poi, e abbassò il capo, senz'aggiungere altro.
Anche lei stava zitta: erano accasciati sotto a quel colpo al quale non avevano pensato che di volo, come cosa troppo molesta, atta a metter freddo nel bollore delle loro ebbrezze!
--Bisogna nasconderlo quanto più si può a tuo padre e a tuo fratello Rosa.... riprese lui: in questo mentre penseremo.... provvederemo....
--Farò di tutto, balbettò la fanciulla, e scoppiò in lacrime.
Peppe la lasciò piangere: non si mosse: con gli occhi bassi, e le sopracciglia aggrottate, non ebbe una parola di conforto per l'infelice che aveva perduta.
Penseremo.... provvederemo!
Ora invece pensava che non era stata onesta la sua condotta: il padre.... via, bisogna confessarlo, era nel pieno diritto di far salsiccia di lui. Che farebbe egli nei suoi piedi? E aveva figli, e non era giusta che avesse a cimentar la vita a quel modo. Come fare dunque?... Come fare?... La cosa la sapevano loro due solamente.... se lei si potesse maritare!... Ma il marito s'accorgerebbe certo.... bene, ce n'eran tanti dei mariti che avevano fatto la faccia brutta la prima notte, e il marito di Rosa con gli altri: non stava lì la difficoltà. Piuttosto come fare a trovarlo subito questo marito? se avesse una sommetta nelle mani, non diceva.... Oh, un terribile nodo era venuto al pettine, e la cosa non poteva andar così liscia.... Maledetta quella sera!... si era cacciato in un bell'imbroglio. E più cercava il modo d'uscirne, e meno lo trovava. Lo divorava una rabbia sorda, l'aveva quasi con la poveretta perchè era gravida!
Essa seguitava a piangere zitta zitta. Avrebbe commosso anche i sassi.
--Addio, Peppe, disse infine, vedendolo star lì, con gli occhiacci bassi, e la cera brutta.
--Addio.
La fanciulla prese la brocca già piena da un pezzo, e tutta bagnata dall'acqua che s'era venuta riversando per la bocca, se la mise sulla spalla, e s'allontanò asciugandosi gli occhi col grembiule.
V.
Quant'astuzia per nascondere il suo stato al padre, e al fratello! Quante cure, quanti palpiti, quanti dolori, quante angoscie! povera fanciulla, pagava ben caro il suo fallo!
Intanto Peppe cominciava ad allontanarsi: oramai essa non lo vedeva che rare volte, e alla sfuggita: un'altra spina, e la più pungente, nel cuore di Rosa che l'amava sempre. Non pensava più a lei dunque quell'ingrato, nè a darle aiuto, come aveva promesso; l'abbandonava dopo averla ridotta in quello stato! E a lungo andare, per quanto cercasse di padroneggiarsi, non riuscì più a nascondere l'agitazione crescente; le lacrime che, suo malgrado, a volte le sgorgavano dagli occhi; l'abbattimento che la coglieva all'improvviso, e come un colpo di mazza. Fu a questi sintomi che il su Cicco s'insospettì. Cominciò ad osservarla da capo a' piedi, e darle certe occhiattacce che la facevano rimescolar tutta: era più spesso in casa, la coglieva alla sprovvista.
--Ma che ha costei? domandava a sè stesso tenacemente, stillandosi il cervello, che ha costei?...
E una sera intravvide la verità come in un lampo. Fu una scena terribile. Erano soli nella vasta stanza terrena, e la scarsa luce d'un lume a olio gettava un debole chiarore sulle pareti nere come filiggine. Fuori il vento gemeva lugubremente tra l'alte quercie, l'acqua batteva su' vetri. Essa, avvolta in un vecchio scialle, accoccolata vicino al focolare quasi spento, recitava il rosario tra di sè: moveva le labbra con fervore, e chiudendo spesso gli occhi, faceva scorrer tra le dita le pallottole della corona. L'infelice abbandonata dagli uomini, si rivolgeva a Dio. Il su Cicco la guardava fisso, e con uno strano sguardo.
--Alzati! le ordinò a un tratto, cambiato nel volto, e con una leggiera rancedine.
Rosa s'alzò. Egli la squadrò dal capo a' piedi, come soleva da qualche tempo, poi le disse bruscamente:
--Tu sei gravida!
L'infelice diventò bianca come una morta, e si mise a tremare.
--Io.... balbettò, io.... non è vero.
--Tu sei gravida! ruggì il su Cicco. Non mentire.... è meglio per te. E balzò in piedi. Rosa ricadde accoccolata, nascose la faccia nelle mani, e scoppiò in lacrime.
Seguì un silenzio.
--Dunque è vero! riprese il padre con una calma sinistra. Poi proruppe a un tratto. S'avvicinò alla figliola, e stringendo indietro le pugna, e curvandosi a bruciarla col soffio ardente che gli usciva dalla bocca, gridò terribile in volto:
--Chi fu....
--Mamma mia!
--Zitta, non nominare tua madre; tu non ne sei più degna.... Il nome di quell'assassino....
--Mamma mia!
--Ah, vuoi morire dunque!
E balzato all'angolo della stanza, afferrò il fucile, l'armò e lo spianò contro la figlia. Questa cacciò uno strido, si curvò tutta da un lato, e si fece riparo con le mani, barbugliando suoni inarticolati.
Ma il su Cicco non voleva che spaventarla. Più che all'onore, pensava allo sfregio fatto alla sua riputazione di malandrino, e bramava sapere il nome di colui che gliel'aveva fatto, per lavarlo col sangue. Posò dunque il fucile, e ritornò vicino alla figlia.
--Il nome di quell'uomo....
Lei si rizzò sulla vita, restò genuflessa, col corpo abbandonato sulle ginocchia, storcendo le mani per l'angoscia.
--Dimmelo.... seguitò lui co' denti stretti, dimmelo, che è meglio per te.
La povera fanciulla si riscosse, ma non rispose nemmeno questa volta. Allora lui, cieco d'ira, l'afferrò per i capelli, la buttò in terra, e mostrandole il pugno, quasi volesse fracassarle il cranio, con gli occhi fuori della testa, e con le vene del collo rigonfie, urlò schiumante:
--Lo dirai, baldracca, lo dirai chi è stato, se non vuoi ch'io ti schiacci come una vipera....
--Non posso dirvelo.... balbettò lei in un rantolo.
--Lo dirai....
--Per la Vergine Santa.... non posso.... ammazzatemi, oh! ammazzatemi che è meglio!
--Parla, se no, quanto è vero Dio, davvero t'ammazzo.
Lei rispose con un gemito.
--Senti.... bisogna che me lo dica.... quell'uomo deve sposarti.
--Non posso.... non ve l'ho detto che non posso? Oh, mamma mia!
Il su Cicco trasalì: restò immobile, curvo sulla figlia: era stato come fulminato da un pensiero orribile.
--Ah!... tu non puoi dirlo! articolò infine, fattosi più livido ancora. E lasciò i capelli della figliuola, lentamente, senza cessar dal guardarla, come se volesse leggerle nell'anima. Rosa s'alzò tutta pesta e impolverata, e si trascinò nella sua camera, singhiozzando, con la faccia nascosta tra le mani.
Il su Cicco restò in mezzo alla stanza. Egli si passò la mano sulla fronte, come se facesse tutti i suoi sforzi per cacciar quel pensiero che gli bruciava il cervello, gli faceva scorrere per il corpo brividi di ribrezzo.
Un soffio di vento fece oscillare la fiammella della lucerna.
--Che tempaccio da lupi, disse una voce.
Il su Cicco trasilì, e si voltò vivamente. Era il figliolo ch'egli non aveva sentito entrare. Il giovine era imbacuccato nel suo ampio cappotto di _bordiglione_; richiuse l'uscio, battè i piedi per fare sgocciolar l'acqua degli stivaloni, appoggiò lo schioppo a un angolo della stanza, si levò il cappotto d'addosso, e l'appese a un chiodo.
--Ho parlato con mastr'Antonio....
Ma allora s'accorse del turbamento del padre, ed esclamò:
--Che cos'avete!... Che è stato...
--Niente, rispose lui secco secco. Poi dopo un momento di silenzio soggiunse avviandosi:--Sali devo parlarti.
--Ma che diamine è stato insomma!
--Sali: te lo dirò sopra.
E l'uno avanti, l'altro dietro con il lume in mano, vennero nella camera dove dormivano. Lì il padre si messe davante al figlio, gli piantò gli occhi in faccia, e gli disse bruscamente:
--Carluccio, tua sorella è gravida!
--Che cosa dite!... gridò il giovine fattosi pallido come un morto.
--Or ora me l'ha confessato lei stessa.
Nelle pupille del su Carluccio avvampò una fiamma giallognola.
--.... E non l'avete scannata?
--No.... prima bisognava sapere il nome dell'uomo che mi fece questo sfregio.
--E.... ve lo disse? domandò il giovane afferrando il braccio del padre.
--No. E fissando il figliolo con più intensità, soggiunse:--Chi la disonorò, non può sposarla....
--.... Dov'è colei?
--Nella sua camera.
--Venite.... lo dirà a suo fratello.
L'infelice era seduta sulla sponda del suo lettuccio. Aveva le mani abbandonate in grembo, nel volto marmoreo i suoi occhi fissi, orribilmente sbarrati, ardevano d'un fuoco sinistro. L'aveva presa uno strano intorpidimento che ammortiva le sue sensazioni; aveva nel cervello annebbiato un formicolio. Vedeva la faccia del padre, con quell'espressione terribile, e a un tempo Peppe, pallido, insanguinato, con i capelli irti, stender le braccia verso di lei. Stentava a mettere insieme le idee.
--Bisogna avvertirlo... bisogna avvertirlo.... Queste sole parole galleggiavano nel quasi annegamento della sua intelligenza; e le ripeteva e le ripeteva tra di sè, pronunziandole senza voce, con le sole labbra.
Non sentì il rumor dei passi de' due uomini che venivano: si riscosse solo quando si spalancò l'uscio, ed entrarono. Balzò in piedi, e corse a rannicchiarsi contro il muro, come un bambino il quale abbia paura. Mugolava.
Il su Carluccio digrignava i denti come una bestia feroce; aveva gli occhi iniettati: fissò un momento la sorella, poi le saltò alla gola.
--Baldracca, urlò, baldracca, se mio padre non ha avuto il coraggio d'ammazzarti, io t'ammazzo sangue della.... Il nome del tuo ganzo.... parla.... dici il nome di colui!...
E stringeva. La povera fanciulla era diventata pavonazza; aveva gli occhi fuor della testa, la lingua penzoloni, e gorgogliava. Vedeva il fratello terribile nel volto, risoluto; sentiva d'impazzire.... Ebbe paura. Accennò con gli occhi che voleva parlare, e quando il fratello allentò la stretta, Peppe Sala, disse come in un rantolo, e s'abbandonò contro la parete.
VI.
Carluccio quella notte non dormì; stette supino nel letto, a occhi aperti, meditando. Egli non sentiva nemmeno un lamento che di tratto in tratto veniva dalla carboniera, dove avevano chiuso la povera Rosa. Uscì che non era ancora aggiornato: si tirava dietro, per la cavezza, la cavalla nuda.
Non pioveva più; grossi nuvoloni neri vagavano per il cielo, oscurando di tratto in tratto la luna vicina al tramonto: il vento era caduto; si sentiva il fremito lontano del mare che si rompeva sulla spiaggia.
Saltò a cavallo, e, di buon passo, venne al limite del bosco, nelle vicinanze del Mandorlo. Lì smontò; attaccò una pastoia alle gambe della bestia, gli levò la cavezza, e con quattro palmate sulla groppa la cacciò dentro a un seminato che verdeggiava a poca distanza da quel luogo.
Il cielo ad oriente, si tingeva d'una sfumatura di roseo. Egli dette delle lunghe occhiate in giro, poi ritornò lentamente verso la casa.
Nello sboccare dalla viottola della valle, non s'accorse d'una testa livida, che s'affacciò appena di sopra a un muro d'un casolare diroccato, poco discosto. Il su Cicco, armato sino a' denti, aspettava Bellomo alla posta.
Carluccio entrò nella stalla, appese la cavezza a un cavicchio, poi s'avviò su per la montagna.
Tutto quel giorno si sentì a urlare, con quanto ne aveva in canna, ingiurie e minacce, infarcite di bestemmie, ora a un pecoraio che faceva l'addormentato, mentre le sue bestie passavano il limite dell'aggina, ora a un carbonaio che si chinava a raccoglier legna secche nel bosco, ora a un mezzaiuolo che aveva legato il mulo vicino a un prato di fieno, ora a un passante il quale faceva le viste di sbagliar la via per cacciarsi sotto agli ulivi. Intanto s'ostinava a restare in cima al ciglio d'un ripido pendio erboso, che andava a finire all'orlo d'una rupe.
--Su Carluccio, ve ne prego, impastoiatela nella montagna quella benedetta cavalla.... anco or ora ho dovuto cacciarla dal seminato.
--Sulla legge d'onore, compare Peppe, stamattina mio padre l'ha impastoiata nella valle del Lupo!
Erano ritti sul ciglio del pendio, dove Peppe, che aveva sentito la voce del giovine, era arrivato allora allora. Cadeva il crepuscolo tra gli ultimi rumori della campagna che pareva s'intorpidisse sotto alla fredda serenità di quella sera di gennaio. Una fascia rosea, nell'orizzonte davanti a loro, si confondeva con la linea lucente del mare color di lavagna.
--Non voglio contradirvi.... ma come mai, impastoiata, poteva scendere dalla valle del Lupo sino al Mandorlo!
--Se non l'avessi veduto io, con questi miei occhi, mio padre a impastoiarla nella valle, non ci crederei nemmeno. Ah! è una bestia indiavolata quella lì!
Si voltò, e diede un rapido sguardo in qua e in là: un leggiero pallore cominciava ad apparirgli nel viso.
--Vedete, mi farete perdere il pane, su Carluccio....
--Dio non voglia, compare Peppe, piuttosto la sera la metteremo dentro....
--Grazie....
--Non c'è di che.
--Ma non pretendo tanto, basta che la teniate un po' d'occhio.... Non è per altro, ma quella carogna di don Valentino m'ha minacciato d'andare a ricorrere al sindaco, se la cosa avesse a seguitare; e lo sapete che io ho moglie, figliuoli, e una madre da mantenere.
Carluccio faceva tutti i suoi sforzi per non lasciare trapelar nulla dell'agitazione che in lui si veniva facendo sempre più viva.
--Ma era proprio dentro al seminato quella rozza rognosa? domandò nel tono più naturale che potè.
--Certo. Laggiù, guardate, poco più sotto dalla no....
Ma la parola morì in urlo disperato. Carluccio, profittando del momento ch'egli si voltava accennando con il dito, gli aveva dato una fortissima spinta. Peppe sbalzò nel pendio battendo l'aria con le braccia, cadde, rotolò come un sasso, poi disparve nel vuoto.
Un capraio che cercava una capra smarrita tra i grossi macigni della vetta, s'era accorto d'ogni cosa, e aveva conosciuto il su Carluccio: s'acquattò, tutto tremante, dietro un cespuglio. Il poveretto lo sapeva che s'egli l'avesse visto, l'avrebbe ammazzato di certo.
VII.
Avevano cenato sole, in silenzio, alla scarsa luce della lucernetta, inghiottendo i bocconi lentamente, poi la vecchia aveva alzato la testa, aveva fissato la nuora con tenerezza pietosa, e le aveva detto:
--Non farne delle solite, Serena, vai a letto, egli non verrà manco stasera.
--Sì, mamma, aveva risposto la poveretta con un groppo alla gola, e s'era alzata, e s'era messa a sparecchiare. La vecchia seguitava a guardarla con la sua aria intenerita. Finalmente s'appoggiò al desco con tutt'e due le mani, s'alzò, le si avvicinò, e:
--Sarà appostato per sorprender qualche bestia ne' seminati, le disse a mo' di consolazione. L'attirò a sè, la baciò in fronte, come soleva tutte le sere, prese un lumino, l'accostò alla lucerna, con mano tremante, l'accese, e gettato un altro sguardo alla nuora s'allontanò strascicando le ciabatte.
Serena finì di sparecchiare, s'aggirò ancora un pezzo per la camera, mettendo in assetto le sedie, tirando fuori il lucignolo della lucerna, fermandosi ad ascoltare ogni piccolo rumore che venisse dalla strada: poi prese i piatti accastellati, e andò in cucina a risciacquarli.
Tornò con la granata, spazzò la camera, e aperto uno sportellino della finestra senza cristalli, guardò fuori. Il paese dormiva nell'oscurità, sotto al cielo scintillante di stelle; di tempo in tempo risonava sul selciato, allontanandosi, un passo affrettato, si sentiva il grugnito d'un maiale che grufolava nelle immondizie, il chicchiriare dei galli che si rispondevano di porta in porta.
Era mezzanotte.
Serena stette così lungamente, bevendo l'aria fredda della notte, col cuore stretto da un'angoscia indefinita.
Un soffio gelato la tolse da quel torpore: il vento s'era messo a spirare da tramontana. Chiuse lo sportellino, spense il lume, il cui lucignolo faceva il fungo tristamente, ed entrò nella sua camera. S'udiva il russare sonoro della vecchia.
Era stanca, rifinita, e tremava dal freddo: s'avvolse in un vecchio scialle, sedè al capezzale del letto, dove con le manine in croce, con le guancette accese, con il respiro dolce tra le labbruzza semiaperte, dormiva il suo figlioletto, e si mise a piangere in silenzio.
L'indomani tutte le autorità del paese erano in moto: un contadino era venuto a dire che sotto alla Rupe Rossa c'era il cadavere d'un uomo. In piazza si formavano de' capannelli: tra un bisbigliare confuso, tra un sospettoso luccicar d'occhi dentro al cappuccio degli _scappolari_, si parlava dell'accaduto.
Era corsa voce che si trattasse d'una disgrazia, ma non ci credeva nessuno: conoscevano il luogo, ed era assai difficile che uno vi potesse precipitare a caso; compare Peppe non era uomo da buttarvisi apposta: non c'è alcun perchè del resto. Dunque l'avevano ammazzato, e poi l'avevano buttato di sotto: doveva essere un furbo matricolato quello che aveva fatto il colpo! Forse era stato un carbonaio a cui aveva dato delle nerbate; o Vito, a cui aveva fatto pagar le spese del danno fatto dal mulo nel campo di don Ciccio; o Brasi col quale s'eran barattate quattro parole un po' vive la domenica avanti. Insomma conchiudevan tutti che qualche cosa sotto ci doveva essere: non s'ammazza un uomo per niente. Lasciava in mezzo d'una strada un figlio, la moglie, la madre vecchia; quello era il vero guaio! in quanto a lui, se l'avevano ammazzato gli stava bene.... doveva avere qualche peso sulla coscienza.... vanno a finir sempre così gl'_infami_!
Nel Casino, i galantuomini parlavano pure della cosa, con certi visi contenti, come se avessero preso un terno.
Un malfattore di meno, susurravano sommessamente, per paura che non li avessero a sentire gli _scappolari_ che passeggiavano in piazza, tutti birboni que' Sala!... Il padre era morto sul patibolo, e il fratello maggiore era in galera; gli altri due li aspettava la forca.
E facevano voti che si scoprisse il reo, e lo si mandasse in gattabuia, a vedere il sole a scacchi per sempre. Uno al giorno ne doveva succedere di quei casi! i lupi così si sarebbero divorati presto tra di loro, e il paese sarebbe finalmente purgato dalle cattive erbacce.
Intanto, con gran rumore di daghe e di giberne ballonzolanti, venivano al passo di corsa quattro carabinieri e il brigadiere, un omaccione baffuto, che pareva si volesse mangiare i cristiani, con gli occhi. Cessò il brusìo, i capannelli si sciolsero; quella gente si voltava a guardarli di traverso, sputando loro dietro, a voce sommessa, ogni sorta di parolaccie.
Anche nel Casino dei galantuomini si dicevano corna di que' poveri diavoli, sempre in moto, in fin de' conti, per tutelare le vite e gli averi dei cittadini, a rischio di prendersi una schioppettata! Guarda gli sbirri! correvano ora che c'era il morto: dovevano trovarsi là a impedire il fatto piuttosto! ma amavano starsene colle mani sulla pancia, tutto il santo giorno, aspettando la sera, per andare a dormire in casa delle baldracche. Così si mangiavano a ufo il denaro del governo, il quale, poi, era il sangue che cavavano a tutti. Era per mantenere que' fannulloni che quei del parlamento ammontavano dazi sopra dazi, sicchè a' contribuenti non restava altro da fare che dar la loro roba al governo, riserbandosi un tanto al giorno per vivere. Ci voleva una rivoluzione, ci voleva, per fare una bella ripulita!
In quel mentre il brigadiere era andato a prendere il delegato, e il pretore, e s'erano avviati alla montagna, sotto alla Rupe Rossa. Trovarono Peppe giacente sconciamente tra sassi, tutto rotto ed insanguinato. Il povero Bellomo aveva la bocca storta, gli occhi appannati; pareva che guardasse di sottecchi con un sogghigno sinistro.
Oh! se l'avessero visto quelle ragazze che se lo mangiavano con gli occhi la domenica in chiesa, quando, sotto all'organo, si faceva vento col fazzoletto di seta rossa!
L'adagiarono sur una scala a pioli, che avevano portato apposta, e il triste gruppo si mise in cammino lentamente.
Fuori del paese aspettavano molti curiosi, imbaccucati ne' loro scappolari di bordiglione, che parevano tanti fantasmi neri. Anche lì era un brusìo, un ondulare di cappucci, un domandare, un rispondere, un allargare i commenti della mattina, un ricambiarsi l'istesse notizie, con un po' di frangia però, per il tempo che c'era passato sopra; mentre alcuni monelli si cacciavano tra' diversi gruppi, chiamandosi per nome, vociando e ridendo, come se si trattasse d'assistere a qualche spettacolo di fiera.
Un po' in disparte dagli altri, c'era un gruppo di facce patibolari: gran barba, coloriti smorti, o abbronzati, occhi irrequieti, che non si fermavano più d'un secondo in un viso, come se temessero che per quella via si leggesse loro nell'anima. Erano i pezzi grossi della mafia. Susurravano tra di loro, a frasi smozzicate, con certe mosse di bestie male addomesticate, con certi sorrisi, pallidi, guardando i curiosi che gli si avvicinavano troppo, di sbieco in modo da far paura. Tenevano il manico del mestolo della pentolaccia dei delitti del paese, e la sapevano lunga, benchè non ne facessero le viste.
--Oh, oh!... guarda compare Carluccio, esclamò un di loro, e gli altri si voltarono lentamente. Quello lì ne ha del fegato!
E si ricambiarono uno sguardo d'intelligenza.
Carluccio, chiuso nel suo scappolaro che non lasciava veder altro che gli stivaloni di vacchetta, la punta del naso, e il lampo de' suoi occhi grigi, s'avanzava mogio mogio, come se non fosse fatto suo.
--Salutiamo il su Carluccio, dissero a coro quei mafiosi.
--Salutiamo.
--Povero compare Peppe, eh!
Ma lui non ne voleva sentire a parlare, santo diavolo! non poteva ancora darsene pace; non comprendeva come mai potessero succedere certe cose! l'aveva visto nel bosco sull'imbrunire, sano e pieno di vita....--Dove si va, compare Peppe?--Alla montagna, su Carluccio.
--C'è cosa?--Niente. Devo andare a parlare a un carbonaio.... Non ci voleva credere la mattina, quando gli avevano detto la cosa.
Intanto i carabinieri e i soldati, seguiti dal delegato e dal pretore, venivan su per l'erta: fra le divise si vedeva la scala con sopra la massa inerte del morto. S'affollarono tutti, rizzandosi sulla punta dei piedi, per veder meglio.
In quel mentre s'udirono delle strida che fecero voltare i curiosi, e poco dopo, da una via, sboccarono la moglie e la vecchia madre di Peppe, e parenti e vicini, i quali cercavano di calmarle.
Serena, senza scialle, con i capelli stracciati, con il volto chiazzato di lividure, per i pugni che vi si era dato, e vi si dava di continuo, con la disperazione negli occhi impietrati, veniva avanti, esclamando a scatti, con voce che non aveva più nulla dell'umano:
--Figlio!... figlio!...--Poi urlava come una fiera.--Dov'èee!... Dov'èee!... lasciatemi passare!
--Figlio mio Peppe.... figlio mio Peppe.... veniva piangendo dietro la povera vecchia, con una nenia straziante. Era anch'essa in capelli, pallida, e di tratto in tratto batteva le mani aggrinzate palma a palma.