I Drammi De Campi Padre Don Giuseppe La Vendetta Proprietari E
Chapter 12
Ma dàgli oggi dàgli domani, si guastò il capo, anche lui, e cominciò a passare e ripassare di sotto alle finestre della figlia del curatolo Nino. La ragazza andò in visibilio; non le pareva vero che Bellomo avesse messi gli occhi sopra di lei: e resasi certa che egli faceva sul serio, si scaldò in tal modo da giurare in cor suo che sarebbe stata di Peppe, o della morte. D'allora in poi si vide dalla mattina alla sera alla finestra, dietro le graste di garofani e di basilico. E Peppe, da uomo pratico in simil genere di cose, azzardò degli «emh.... emh....» da accatarrato, cavò e ricavò il fazzoletto di tasca, e se lo passò sotto il naso, con una certa grazia da innamorato; e quando vide che la ragazza non che si movesse dalla finestra, ma gli faceva anche il bocchino, guardandolo teneramente, le fece la serenata.
Ma mancò poco che quella sera non succedesse un guaio. Un altro, che pretendeva la figlia del curatolo, aveva avuto l'istessa intenzione. Epperò Peppe, ai primi accordi, s'avanzò, dondolandosi della più terribile maniera, e stendendo il braccio, fece cessar la musica: poi chiamò in disparte l'amico che se ne stava appoggiato alla cantonata, chiuso nel suo cappotto, e in quattro parole gli disse il fatto suo. Insomma quella ragazza la voleva lui, e avrebbe fatto e avrebbe detto sangue.... se a qualcuno fosse passata qualche idea stramba per la testa.
Quel tale, un giovinetto stento, diventò verde come l'aglio: avrebbe voluto fare un sproposito.... ma i Sala erano conosciuti in paese, e comprese che la sarebbe andata a finir male. Non se la sentì di rispondere per le rime, e messa la mano aperta sul petto, disse che, sulla legge d'onore, non ne sapeva niente che compare Peppe volesse quella ragazza.... perchè lui aveva rispettato sempre gli amici, santo diavolo!.... Basta, se compare Peppe d'ora in poi lo vedeva da quelle parti, gli sputasse pure in faccia.
--Scusate, concluse in fine, stendendogli la mano.
--Non c'è di che, rispose Peppe sempre in tono mafiosesco.
E l'altro se n'andò con le pive nel sacco, mordendosi le dita, seguito dagli orbi con violini e chitarre, i quali, protestando che non volevano sentire tante storie, vollero esser pagati: per loro eran pronti a andare a sonare anche davanti a un reggimento di soldati, se lui gliel'ordinasse!
Peppe tornò l'indomani sera, e le sere dopo: e si sgolava ch'era un piacere, mentre Serena, a letto, ascoltando la voce giovanile e appassionata di lui, si sdilinquiva di tenerezza.
Ma le cose non potevano durare a quel modo. Il giovine non aveva agio di poter parlare alla ragazza, chè in casa del curatolo le donne non eran punto usciaiuole: e pensa e ripensa, non trovò altro che aprirsi con comare Santa, una vicina, intima della famiglia. Questa promise d'incaricarsi della faccenda. E difatti, alcuni giorni dopo, profittando d'un momento che restò sola con Serena, le disse che Peppe la voleva.
--Matrimoni e vescovati dal cielo son destinati, rispose lei tutta scarlatta.
E questo la vicina riferì a Peppe.
Peppe comprese, e la sera stessa confidò tutto alla mamma che accolse quella notizia gongolante. Allora, senza metter tempo in mezzo, concertarono il da fare. Bisognava far tastar la famiglia, e in ispecie comare Betta; il curatolo faceva sempre il volere della moglie in tutto e per tutto: comare Santa ch'era stata tanto buona d'incaricarsi della prima commissione, si sarebbe potuta incaricare anche della seconda.
Comare Santa, dopo tre giorni d'astute evoluzioni in casa del curatolo, potè dare una risposta al giovine che l'aspettava con una viva impazienza. Aveva una faccia da mortorio: infarcì il discorso di lunghe esitazioni, la pigliò larga, per render meno amara la pillola, e finalmente fece comprendere all'innamorato che in casa della _picciotta_, nessuno voleva saperne di lui. E di discorso in discorso, da vera chiaccherona che era, si lasciò scappare che il fratello, interrogato sulle faccende che già si buccinava in paese, da un tale che lei non poteva nominare, aveva risposto:
--Il garzone di stalla l'abbiamo accaparrato sino da maggio scorso.
Peppe mutò colore, ma non disse verbo; si contentò solo di morsicchiarsi i peli de' baffi, come deve far uno che appartenga a una famiglia di malandrini veri,
Epperò una sera che incontrò ne' campi Pietro, il fratello di Serena, l'abbordò: e sangue.... di qua, e sangue.... di là gli domandò che cosa significavano tutte quelle storie! i Sala n'avevano avuto dei garzoni, e i servi non l'avevano fatto mai a certuni!
Pietro ebbe paura, e si mosse a balbettare: e Peppe, per sfregio, gli dette delle due dita aperte sul naso, gli sputò in faccia, e lo chiamò «rognoso» minacciando d'appioppargliela di quelle che levano il pelo, se non pensasse a metter giudizio. Tanto lui lo sapeva chi erano i Sala!
Otto giorni dopo si concluse il parentado. Fu la maraviglia di tutta la strada, e se ne chiacchierò per un buon mese: nessuno poteva capacitarsi come mai il curatolo Nino avesse chinata la testa! Peppe era un bel giovine, ma non aveva camicia addosso. Oh, l'invidia se le rodeva tutte quelle mamme che avevano figliuoli scapoli! e scagliavano ingiurie contro i Macca, proprio come se quella buona gente le avesse derubate.
II.
Per un paio d'anni le cose andarono proprio bene: Serena cantava sempre come un'allodola, ed ora era la casa di Peppe ch'era pulita come un soldo, e quella del curatolo che non si sarebbe riconosciuta più: sì che il babbo e la mamma, quando andava da loro la domenica, se la mangiavan dalle carezze la figliuola, e piagnucolavano, dicendo che avevano perduto il loro braccio destro.
Peppe faceva la sua giratina in campagna, tornava la sera, e portava alla moglie quando delle quaglie, quando una lepre, o una pernice, o delle erbe per la minestra, pur di non presentarsi a mani vuote. Essa gli porgeva il bimbo, egli lo prendeva in braccio, lo sballottava, lo baciucchiava, faceva un po' il chiasso con lui, poi lo ninnava e andava a metterlo a letto. Allora la mamma cominciava il rosario. In quel mentre Serena, rispondendo con la sua voce argentina ai _pater_, _ave_ e _gloria_ che la vecchia biascicava con gravità, ammaniva il desco, trovava il tempo di dare una occhiata al bimbo che dormiva nella stanza vicina. Si faceva un po' di cena, chiacchierando con quella schietta allegria di chi ha l'animo tranquillo e la coscienza netta, e si andava a letto.
Ma a un tratto, senza alcuna causa apparente, entrò il diavolo in casa. Non più lepri, nè pernici, nè erbe per la minestra. Peppe arrivava tardi, tutto accigliato, andava ad appoggiar lo schioppo al solito angolo nella sua camera, sedeva al desco senza nemmen levarsi il cappello, e durante la cena, a fare assai, poteva dire una diecina di parole, egli tanto ciarliero! Poi diventò bisbetico, si stizzì a ogni nonnulla, e quel malumore inesplicabile crescendo sempre, cominciò col dare un calcio al cane, senza un perchè, e finì con battere la moglie. La mamma in prima l'ammonì, poi lo sgridò fortemente, perchè quelle porcherie a lei non le andavano. Ma fu fiato buttato.
Serena piangeva e taceva. Le sapeva male alla poveretta che il vicinato venisse a trapelar qualche cosa: aveva detto le tante volte e con tanto piacere che il marito le voleva un bene dell'anima!
Tuttavia di quel mutamento non se ne poteva dar pace. Che aveva Peppe per non volerle più bene, per arrivare al punto di batterla? essa non gli aveva fatto nulla. Punto linguacciuta; sommessa sempre; affezionata, chè non vedeva lume che per gli occhi di quell'ingrato; non se ne stava con le mani in mano come fan tante, anzi era accurata e attiva in casa.... Perchè dunque?... Perchè?... E in quell'almanaccare, e in quel supporre, un pensiero venne come un baleno, a far sussultare tutto l'essere della poveretta: «egli l'ingannava!» Il mutamento repentino.... il dare in escandescenze senza un perchè.... il suo malumore, lo starsene taciturno, egli, per solito così ciarliero e allegro.... tutto.... tutto lo provava luminosamente!
Doveva finir così: il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ah, lo scellerato! aveva cambiato la faccia di sua moglie per quella d'una femminaccia.... E non eran due anni che s'erano sposati! Gliel'avevano predicato i suoi: bada, Serena, è uno scapestrato che suol fare d'ogni erba un fascio; non ha camicia addosso; ti prende per la dote; un giorno o l'altro ti disprezzerà, vedrai. Essa aveva fatto la sorda, e quel giorno era venuto. Ora non avrebbe più pace.
E stimolata dalla gelosia, si dette in gran moto per cercar d'appurare. Tastò le vicine; adoperò tutti i sotterfugi, per non destar sospetto, e metterle in guardia, e finalmente riseppe qualche cosa, immaginò il resto, esagerandolo.
Già a scoprir gli altarini fu una sua amica che ce l'aveva col marito, perchè da ragazza l'avrebbe voluto lei. Essa non si fece pregare, tanta era la voglia che n'aveva; l'avrebbe fatto l'istesso un giorno, anche se la giovane non avesse dato quel passo. Compare Liberto Campagna il carbonaio, una sera, aveva visto, quel che si dice visto co' propri occhi, Peppe dietro una macchia, con Rosa, la figlia del _su_ Cicco Ricovási, e si baciavano. Che voleva di più!
Serena tornò a casa, che pareva, una morta. La vecchia era in cucina a risciacquar le stoviglie. E il bimbo che si trastullava col gatto, conosciuta la madre al passo, le venne incontro con le braccina in aria, ciampicando.
--Mamma.... mamma.... mammuccia.
Essa lo prese in braccio, lo coprì di baci, poi se lo strinse al petto, e scoppiò in pianto. E il piccino, che non sapeva cosa avesse la mamma, fece il greppo e si messe a piangere anche lui.
Ma parve che al contatto di quel corpicino, alle lacrime di quell'innocente, Serena riacquistasse tutte le sue forze: e balbettando parole di tenerezza rotte da' singhiozzi, cercò d'acquietarlo, gli asciugò gli occhi febbrilmente, asciugò pure i suoi, sorrise anche per mostrare che non aveva più nulla. Ma un pensiero le era sorto nella mente: lascerebbe il marito.... Non sul momento però.... voleva rinfacciargli prima il suo tradimento, godere della sua confusione.... E in cor suo sperava ch'egli s'avesse a discolpare.
Aspettò rodendo l'aglio tutto quel dopo desinare, e parte della sera; e quando vide arrivare allegramente _Uncecchinamici_¹, il can bracco, segno certo che il marito era nella strada, corse nella sua camera. Guardò dolorosamente il bimbo che dormiva, con una manina sotto la guancia, e con le labbruzza appena socchiuse, poi si mise ad aprir casse e far fagotti.
¹ Non c'è più amici: nome che i mafiosi soglion dare al loro cane, e il perchè è chiaro.
Peppe entrò senza guardar la moglie, senza badare al trasmestio che faceva.
E aveva posato il fucile, e stava per levarsi la giberna che portava ad armacollo, a uso siciliano, quando Serena, che si sentiva proprio scoppiare, venne a piantarglisi davanti come una furia, con le mani arrovesciate su' fianchi.
--Scellerato!... malacondotta!... esclamò soffocata dall'ira e dal dolore.
Egli si voltò bruscamente.
--Che cosa c'è! disse poi, aggrottando le sopracciglia.
Serena, tutto in un fiato, gli buttò in faccia quel che sapeva.
Peppe trasalì, sentì stringersi il cuore: era palese dunque quel segreto che lui e l'amante avevano cercato di custodir tanto!
Però non era uomo da perdersi d'animo anche se colto alla sprovvista, e in un momento ponderò le conseguenze, stabilì una certa maniera di condursi.
Chi aveva parlato? questo bisognava appurare; e per allora scaltrezza e sangue freddo, e specialmente spargere ceneri sul fuoco.... al resto si penserebbe dopo. Cercò di padroneggiare sè stesso, mise un freno alla voglia pazza che aveva di menar le mani, e scoppiò in una risata che scosse l'animo di Serena, e vi ravvisò la speranza non ancora morta del tutto. Via questa volta gliel'avevano data a bere troppo grossa: che burloni! lo sapevano con chi avevano da fare! E questo avviene quando s'è credenzoni di soverchio. O s'eran voluti divertire alle sue spalle, o li aveva spinti l'invidia.... non se ne usciva. Il loro accordo, l'affezione che si avevano, faceva rabbia a tutti. Ah! ah! ah! ma quelle eran cose che non potevano stare nè in cielo, nè in terra: la figlia del _su_ Cicco era una ragazza onesta, e il meno che pensava era di farsi all'amore con lui, padre di famiglia....
Ma essa proruppe in lacrime:
--Vuoi ingannarmi, è chiaro.... ho saputo la cosa da una persona sicura, che non aveva proprio motivo di farsi beffa di me, nè d'invidiarmi.... Tu mi ammaliasti con quella tua aria di buon giovine, mi togliesti quasi per forza dalla casa paterna, per farmi poi questo tradimento, cambiar la mia faccia per quella d'una sgualdrina! Mi sta bene!... me l'avevano predicato i miei: Serena, un giorno te ne pentirai!... Ma io me ne vado sai, ti lascio in libertà con la tua bella; puoi anche menartela in casa, se ti fa piacere: io non son donna da sopportare in santa pace un oltraggio simile, anzi sono stata troppo buona ad aspettarti.
E si asciugava gli occhi col grembiale.
Allora il furbo le fu attorno con mille moine: era diventato un agnellino: benchè lei si schermisse, cercava d'abbracciarla, ripetendole sempre che non ce n'era vero niente di quel che le avevano impastocchiato, egli non voleva bene che a lei, a lei sola... era pazza che pensava d'andarsene? come farebbe lui senza di lei: e poi, voleva far gongolare gl'invidiosi?... Non lo amava più se non gli credeva.... tornava a giurarglielo, era innocente come Gesù Bambino....
Mentiva, è vero; ma nella sua voce c'era tanta tenerezza, nelle sue proteste tanta insinuazione, che la moglie cominciò a esserne commossa. Era che gli pareva attraente quella piccina con le lacrime non bene rasciutte ancora sugli orli delle palpebre, gli occhi sfavillanti, le guance accese, per gelosia. Un po' d'amor proprio soddisfatto lo solleticava dolcemente, si sentiva crescer nel petto delle voglie brutali.
Si fece più insistente. E Serena si calmò: ora non ci credeva più che il marito l'avesse tradita; la sua amica aveva mentito, per invidia, era chiaro. Resisteva ancora, tanto per non darsi vinta subito, ma debolmente: mentre lui parlava, seguitava ad asciugarsi gli occhi col grembiale, tutta imbroncita, con il petto ancora gonfio di sospiri interrotti.
--Levati.... levati, ripeteva a ogni carezza del marito, alzando una spalla, e voltandosi a mezzo per svincolarsi.
Egli riuscì a prenderla tra le braccia, e le appiccò un lungo bacio sulle labbra ancora umide dalle lacrime.
III.
Come quella diavoleria fosse successa, Peppe stesso non lo sapeva!
Era una mattina di maggio fresca e odorosa, che il sole, attraverso un velo uguale di nebbia d'un colore bianco perlato, appariva pallido e senza raggi. Egli, dopo d'aver fatta la sua giratina, s'era seduto vicino la fontana tra le alte quercie, sopra un sasso nascosto quasi da una ginestra in fiore: e con le gambe penzoloni, e con il fucile sulle ginocchia, almanaccava, cullato dal mormorio dell'acqua cadente. Almanaccava intorno a quel che gli avrebbe potuto dare un campicello a grano, che aveva preso a mezzeria quell'anno, tanto per cercare d'industriarsi ora che aveva un bimbo: e aveva sentito una voce fresca e argentina, e s'era voltato. Aveva riconosciuto Rosa, la figliola del _su_ Cicco Ricovási. La ragazza, con la brocca ritta sulla spalla, tenendola per l'anza, con il braccio piegato ad arco, veniva per la viottola sotto alla volta verde che formavano i rami intrecciati delle quercie, e cantava una canzone contadinesca d'amore, d'un ritmo largo e malinconico. Era vestita di nero: un fazzoletto nero, picchiolato di bianco, attorno alla fronte, legato con civetteria dietro la nuca, dava una grazia particolare al suo viso abbronzato leggermente, e con grandi occhi castagni, lasciava veder parte delle grosse trecce castagne sulle spalle. La sua andatura svelta e d'un'eleganza naturale, faceva tremolare il suo petto di vergine, non stretto da fascetta, faceva risaltare tutti i rilievi della sua persona grande e ben fatta.
Egli, appoggiato la mano destra sul sasso, e facendosi puntello del braccio, aveva ficcato gli occhi tra le foglie, e divorava quella bellezza rigogliosa, con un rimescolio nel sangue che non aveva provato mai.
La fanciulla venne alla fontana, mise la brocca sotto la foglia di castagno, che, tenuta ferma da un sassolino, faceva le veci del cannello, e seguitando a cantare, appoggiò un piede su una pietra, si curvò, e alzata la sottana più sopra al ginocchio, e rimboccata la calza, prese una pulce sulla gamba bianca come la neve. La stropicciò tra l'indice e il pollice, poi la schiacciò tra l'unghie. E stava per prenderne un'altra, quando a un leggiero scricchiolìo come di ramo che cominci a spezzarsi, si tacque, lasciò cadere la sottana vivamente, e vivamente alzò la faccia fatta di bragia. Fra' i fiori gialli della ginestra intravvide due occhi ardenti fissi su lei, un volto che parvegli quella di Bellomo senz'altro. Prese la brocca, la rimise sulla spalla, e s'allontanò in fretta, tutta vergognosa.
Peppe restò a seguirla con gli occhi accesi di desiderio.
--Gliele cercherei io le pulci, gliele cercherei! aveva pensato tutto quel giorno, con una brutale insistenza, e quella notte e la notte appresso, aveva sognato di quella gamba bianca come la neve, e d'altre cose ancora.
Si conoscevano. Anzi Peppe aveva fatto il chiasso con lei durante l'ultima raccolta dell'olive. La fanciulla non aveva più madre, non sorelle, non altre parenti prossime: una sua zia, con la quale stava ad Altavilla, era morta nell'anno; per necessità dunque se ne era dovuta andare a stare col padre e col fratello, il su Carluccio, campieri nella Riserba del marchese di C. Costoro dovevano pur badare alla roba del padrone, e per lo più, durante il giorno la lasciavano sola. Chi si sarebbe azzardato di fare uno sfregio ai Ricovàsi! Peppe cominciò a gironzare nei dintorni. Sulle prime il giovane veramente non aveva delle brutte idee: ammogliato, essa era zitella.... e poi i Ricovàsi non eran gente da lasciarsi posar mosche sul naso, e le cose potevano volgere al brutto.... benchè lui, in fin de' conti se ne infinchiasse della loro mafia, non si chiamava Sala per nulla.... gli piaceva di scherzare, ecco, come si suole nel loro ceto, e per questo e non per altro i piedi lo portavano sempre da quelle parti, appena metteva il naso fuori del paese, con lo schioppo a spalla, e un _cecchinamici_, il can bracco, dietro.
Ma la ragazza lo sfuggiva.
--Comare Rosa, ehi.... comare Rosa! lui le gridava dietro. Però inutilmente, poichè lei abbassava il capo, e faceva finta di non sentire.
Ma un giorno s'incontrarono repentinamente allo svolto d'una viottola, e non ci fu verso di svignarsela.
--Si può sapere perchè scappate quando mi vedete, comare Rosa?
La ragazza abbassò gli occhi tutta vergognosa, e per darsi un'aria seria aggrottò le sopracciglia.
--Chi è che scappa, rispose secco secco.
--Voi, per la madonna!
--È pazzo sto cristiano!
--No, che non son pazzo.
--Proprio?
--Quant'è vero Dio!
--Via, lasciatemi andare per i fatti miei....
--V'aiuto io a portarla quella brocca.
--Io non ho bisogno di nessuno, chè so portarla da me.
Un sorriso fine sfiorò le labbra di Bellomo; e dondolava il capo con un suo affare assai burlesco.
--Siete in collera con me.... si vede.... ma che colpa ci ho io se v'ho veduta la gamba, comare Rosa, fuori di casa dovevate cercarvele le pulci!
Alla ragazza vennero le fiamme al viso; s'era adirata; ma nell'alzar gli occhi vide quel sorriso nel muso giovanile di lui, perdè il contegno affatto, gli assestò un pugno, e s'allontanò in fretta, mentre il giovane le gridava dietro ridendo.
--Eh, che non c'è stato niente di male; le cose belle son fatte per vedersi, comare Rosa.
Da quel giorno gli scherzi in proposito fioccarono: egli l'era sempre tra' i piedi, vicino la fontana, nel gran viale del bosco, nella casa dov'essa abitava, quando ci poteva andare ora con una scusa ora con un'altra. E quella benedetta gamba faceva sempre le spese della conversazione. Ora, scaldato a quel giuoco, Bellomo la covava con certi occhi che cominciavano a mostrar chiaro quel che voleva da lei: e lei che s'era mostrata rigida sin allora, cominciava ad ammollirsi sotto il suo sguardo dolce, e che non mancava d'una certa potenza; più d'ogni altra cosa, era quel suo viso quasi femminile che le faceva battere il cuore d'una maniera strana, e la disarmava man mano. Sorrise a fior di labbra, ascoltò con un leggiero incarnato sulle guance, rispose allo scherzo, rise.... E Peppe sapeva che una donna assediata che ride, è come una fortezza che capitola.
Una sera nell'ora del crepuscolo, erano soli sotto agli alti alberi, vicino la fontana. La luna, sorpassando una sottile striscia di nuvole, si levava come una palla rosea nel cielo azzurrino. La fanciulla, seduta sull'erba, con gli occhi bassi, con le guance tinte d'un leggiero rossore, fingeva d'esser tutta intenta a giocare con dei sassolini, mentre ascoltava Peppe, che, appoggiato al tronco d'una querce, con un braccio sulla bocca del fucile, parlava con una voce dolce dolce. Via, perchè metter su muso quando glielo diceva?... egli le voleva un gran bene, il cuore non mentisce. Che c'era poi di male? il Signore aveva fatto l'uomo e la donna perchè s'amassero liberamente, senza pastoie, secondo il loro piacere.... Se lo ricordava quel giorno?... gliel'aveva detto sempre: l'aveva veduta vicino la fontana.... e non aveva avuto più pace. Che ci poteva fare se si era innamorato di lei? che ci poteva fare se non poteva stare senza vederla? Oh, quella gamba!... soggiunse ridendo, l'aveva fatto quella gamba gigli e rose il male! Doveva per questo ricompensarlo con quella freddezza, con quel rigore, fingendo di non capire.... quel che voleva da lei? E si messe a cantar sottovoce:
Nice racchiudimi Nel tuo giardino, Al fin di cogliere Quel fior carino.
Prendi quel fiore, Donalo a me Questo favore Voglio da te.
Tu ti fai stupida, Per non capire, Il fior che chieggoti, Sai che vuol dire:
Nice quel fiore Donalo a me, Questo favore Voglio da te...
Poi si fece serio a un tratto. Egli non poteva più vivere a quel modo.... non l'avrebbe durata a lungo: lo sapeva quel che gli restava a fare.... il mare c'era perchè un cristiano, stanco di soffrire, ci s'andasse a buttare.... Oh, glielo diceva davvero! l'avrebbe veduto poi, quando non ci sarebbe stato più rimedio. Via... l'ascoltasse una volta.... non chiedeva poi un gran che: che anche lei gli volesse un po' di bene.... tanto così, e glielo dicesse.
Rosa lo guardò, ma non aprì bocca: riabbassò la testa, e si rimesse a giocare co' sassolini.
--Una sola parola.... gna' Rosa.... ditemi almeno di sì col capo....
Lei seguitava a tacere. Allora Peppe fece un passo, e stese la mano, per prenderle il mento, e farle alzare la testa: ma la fanciulla non gliene dette il tempo; balzò in piedi, svelta come una gatta, e via di corsa per la viottola della casa.
Il giovine restò in asso. Di primo lancio fu per inseguirla, ma si rattenne: temeva di guastar tutto nel meglio; quella era l'ora che solevano tornare il padre e il fratello, l'avrebbero potuto vedere.
--Scappa pure, disse tra' denti, guardando verso dove era scomparsa la fanciulla, ma dacchè tu stai a sentirmi, ci cadrai, o non son più Peppe Sala!
Gli bruciava il sangue, aveva sete. Andò alla fontana, e appoggiato il fucile a un cespuglio, s'inginocchiò vicino alla sponda, si curvò, e si mise a bere avidamente.
Un'ombra nera baluginò fra' grossi tronchi, e un sasso cadde nel bel mezzo della fontana: l'acqua, rotta, schizzò nel viso e nel petto di Bellomo. Nell'istesso tempo scoppiava una risata argentina, e la testa di Rosa, illuminata dalla luna, sporse di dietro a un tronco vicino.
Peppe restò come un allocco, ma passata la prima impressione, s'alzò di scatto, e balzò verso di lei.
--Ah, mariola!... ah, mariola!...