I divoratori: romanzo

Part 7

Chapter 73,894 wordsPublic domain

--Non lo so,--disse. E soggiunse con un sorriso:--Noi italiani parliamo tanto che sperdiamo, dicendole, tutte le belle cose che potremmo scrivere.

Adele, presso la finestra, alzò il capo.

--Che sia perciò,--disse ridendo,--che la nostra letteratura è così noiosa e i nostri Caffè così divertenti?

Nancy rise. E l'inglese, rivolto a lei, disse:

--Ma è possibile che i vostri pensieri, una volta detti, non esistano più?

--Oh, più, più!--disse Nancy.--Volano via, come... oh! come quei fiori diafani e tondi, quasi di piuma, nei prati... Sapete pure! quelli che a soffiarli vi dicono l'ora? Io sempre sapevo l'ora così, quando ero bambina in Inghilterra. Come si chiamano quei fiori?...

--«Dandelions»,--disse l'inglese. E gli parve che quella infantile reminiscenza la ravvicinasse assai al suo cuore; e subito le parlò della sua casa nella contea di Kent, dove il suo vedovo padre Sir Frederick Kingsley e la sua unica sorellina, vivevano circondati da un vasto parco antico, tutto ombre e silenzi verdi.

--Mi fate venir la nostalgia,--disse Nancy.

Il signor Kingsley parve contento.

--Voi dunque ricordate l'Inghilterra?

--Oh no!--disse Nancy.--Io ho sempre la nostalgia di cose che non ricordo, o di cose che non ho conosciuto mai.

Sorrise; ma nei suoi occhi oscillava la tristezza solitaria dell'anima del sognatore.

L'inglese tossì, perchè gli argomenti astratti lo imbarazzavano.

Poi, con fare tranquillo e metodico, disse:

--Spero che lavorerete molto e che farete delle grandi cose.

Nancy decise che così farebbe. Si alzò per tempo l'indomani, e scrisse nel suo diario: «Incipit vita nova». Poi fece un elaborato orario per l'impiego di tutte le sue giornate, e una lista delle cose che voleva scrivere: concetti e idee che da mesi le turbinavano nella mente, ma che sempre erano disperse da frivole visite e futili conversazioni.

Si sentì impaziente, e felice, e smaniosa di cominciare! Il grande foglio di carta bianca le stava davanti come una meravigliosa terra inesplorata, piena di splendide promesse e d'infinite possibilità. Tremante e lieta, Nancy vi tracciò sopra coll'indice reverente il segno della croce.

Poi qualcuno bussò alla porta.

Era Clarissa Della Rocca, la sorella maritata di Nino, lunga, linda e liscia in vesti attillate.

--~Mes amours!~--esclamò abbracciando Nancy, e premendole in fretta il mento sull'una e l'altra guancia.--Metti il cappello e vieni giù con me. C'è Aldo che è arrivato dall'America. Figùrati. Aldo! Ma come? non l'hai mai visto? mio cognato? il fratello minore di Carlo? Bello come un accordo in re minore! (L'ha detto lui, parlando di sè). Ma vieni, vieni a vederlo. Siamo giù col tilbury: proviamo i due nuovi sauri di mio marito. Ho voluto esserci anch'io, ma adesso ho paura; quei cavalli sono indemoniati! E ho bisogno d'attaccarmi a qualcuno!

--Attaccati ad Aldo,--disse Nancy ridendo.

--Impossibile! è lui che guida. E poi, ha un caratteraccio! Vieni, vieni. Sarà più amabile se ci sei tu.

--Ma se non mi conosce,--fece Nancy colla penna ancora in mano, e guardando il foglio di carta ancora bianco.

--Appunto per ciò! Aldo è sempre amabile con le persone che non conosce. Vieni presto, ~ma chérie~! ti dico che Aldo è un incanto!... Decorativo come un gobelin! E poi, figurati che è stato in America, in un selvaggio e solitario «ranch» del Texas! Parla inglese e tedesco, e canta come un angelo. Fatti bella, ~mon chou aimé~!

Nancy indossò rapida una lunga giacca chiara, e si appuntò il cappello senza guardarsi nello specchio.

Clarissa, che la osservava di sotto alle lunghe palpebre, disse:

--~Mon Dieu~!--Poi chiese subitanea:--Quanti anni hai?

--Quasi diciassette,--rispose Nancy cercando i guanti.

--~Quelle veine~!--sospirò Clarissa.--Sei pronta?

Sì, Nancy era pronta.

--E non badarci,--disse Clarissa,--se ti dò dei pizzicotti! Il cavallo di destra s'impenna.

Scesero le scale correndo, e davanti alla porta nel tilbury, videro Aldo Della Rocca, che teneva, con redini tese, i sauri impazienti. Colla punta della frusta solleticava le loro orecchie, perchè s'inalberassero, col collo curvo e la bocca schiumante.

Egli era davvero «un incanto». Il suo profilo, come Nancy lo vedeva spiccare sul chiaro cielo di giugno, era simile a quello dell'Hermes di Prassìtele. Ed ella notò i lucidi capelli ondulati splendenti di un nero quasi azzurro, quando, salutandola, egli sollevò il cappello--con un largo gesto, un poco affettato, che la fece sorridere.

Salirono leste, e sedettero dietro a lui; gli impetuosi cavalli staccarono il trotto, e balzarono giù per il corso e fuori verso i bastioni con passo velocissimo.

Di quando in quando Clarissa dava un piccolo grido spaurito, ma poichè Aldo pareva non accorgersene, ella presto cessò.

--Ebbene? Cosa t'ho detto? Vedi come è seraficamente bello?--disse, accennando con dito estatico la schiena rigida e snella del cognato.--Sempre dico a Carlo: Ah, perchè, perchè il destino non ha voluto ch'io incontrassi prima di te l'apollineo tuo fratello?

Nancy sorrise:

--Ma mi pare molto giovane questo signore.

--Ha ventiquattro anni, viperetta che sei!--disse Clarissa,--del resto, è stato tanto viziato dalle donne di Napoli, che potrebbe avere mille anni, per tutto quello che sa!

--Bah! che orrore!--fece Nancy guardando sdegnosamente le inconscie spalle davanti a lei, e il colletto alto, e i lucidi capelli neri, e infine l'irreprensibile cappello, correttamente piantato in cima a tutto ciò.

--Oh, sì! Aldo è un orrore! Ma quanto è visualmente dilettevole!--E Clarissa rise piano, giù nella gola, come una tortora innamorata.

Aldo volse verso di loro il mirabile profilo.

--Vi condurrò sulla strada di Monza,--disse.

--Oh Dio! No!--fece Clarissa,--non su quella brutta stradaccia noiosa dove nessuno ci vede.

--Oggi conduco a passeggio i cavalli, non le tue «toilettes»,--replicò suo cognato, e si volse, prendendo a rapido trotto per la via di Monza.

--~Il est si spirituel!~--disse ridendo Clarissa, che ad ogni più piccola emozione traboccava nel francese.

La lunga via polverosa fiancheggiata di platani, si stendeva davanti a loro; ed i sauri andavano come il vento.

A un tratto, vicino alle prime case di Sesto, sentirono che Aldo frenava subitamente, e si sporsero per vederne la ragione. A pochi metri davanti a loro, in mezzo alla via, due donne e un uomo si dibattevano, avvinghiati, ansanti, mentre un gruppo di bambini li guardava spaventati da una porta. Il nodo umano si contorceva in sinistro silenzio. L'uomo di cui, anche da lontano, Nancy vedeva i capelli scompigliati e la faccia paonazza, era riuscito a liberare un braccio dalla stretta convulsa delle donne, ed ora, con rapido moto, strappò dalla tasca qualche cosa su cui il sole balenò.

--Dio! Ha un coltello o un revolver!--sussurrò Nancy.

Anche le donne avevano veduto, e urlavano, aggrappandosi a quel braccio levato, e invocando aiuto.

Rapida, Nancy sporse in avanti le piccole mani vigorose:

--Posso tenerli io i cavalli,--disse, e afferrò le redini.

Aldo si volse sorpreso:

--Ma cosa fa? ma perchè?--poi s'interruppe.

Ella gli lesse un dubbio in viso, ma lo fraintese.

--Ma sì, posso! posso!--gridò.--Vada presto! non tema per noi!

Egli fece una piccola smorfia curiosa, quasi un sorriso, poi saltando dalla vettura traversò la strada correndo e si slanciò sul gruppo selvaggio, che si dibatteva, piegando in qua e in là come sbattuto dai marosi. L'uomo ruggiva, sempre col braccio teso in aria. In un attimo Della Rocca gli fu addosso, e torcendogli la mano, gli strappò dalle dita la rivoltella.

Con rapido atto ne aprì la canna, scotendo per terra le cartucce. Poi gettò l'arma a un uomo che accorreva con altri da una vicina osteria. Indi in due salti fu di nuovo davanti al tilbury. Alzò i bellissimi occhi su Nancy, e sollevando il cappello con quel gesto largo e affettato che già prima l'aveva fatta sorridere, disse:

--Perdoni se l'ho fatta aspettare!

--Dio! Che ~poseur~,--esclamò Clarissa, che fino allora aveva tenuto gli occhi chiusi e le orecchie turate per non vedere nè sentire.

Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le redini dalle mani protese e tremanti di Nancy. Essa si lasciò ricadere al suo posto, snervata e turbata. I cavalli diedero un balzo e ripresero la strada.

--Che sangue freddo!--disse Clarissa prendendo fra le sue una manina di Nancy.

--Sì,--disse la fanciulla guardando ora con approvazione le spalle rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello davanti a lei.--Mi piacciono gli uomini coraggiosi.

Clarissa diede un piccolo strillo.

--Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso, sei tu! Aldo è prudente come una lepre. Ma essendo anche un incorreggibile posatore, non manca mai l'occasione di un effetto.--E Clarissa imitò il saluto di Della Rocca, sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario cappello.

Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso sulla lepre.

Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose al profondo saluto di Aldo con un piccolo cenno della testa, serio e soave; poi corse su per le scale ed entrò nella sua camera.

Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma Nancy non si curò di guardarla. Già, era di Nino... Egli le scriveva ogni mattina e veniva a trovarla ogni sera.

Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva già svoltato l'angolo e non si vedeva più.

Nancy rientrò nella sua stanza e si tolse lentamente i guanti. Sentiva una grande e irragionevole gioia per il fatto che i polsi le dolevano ancora dallo sforzo fatto per tenere le redini, e che le sue delicate dita erano contuse e indolenzite. Dalla finestra aperta entrò il vento, e sparpagliò tutte le carte che erano sulla scrivania.

Sparpagliò la lista di ciò che Nancy doveva fare; e l'orario delle sue giornate; e la lettera di Nino; e portò via, svolazzante e vano, il grande foglio di carta--il bianco foglio, pieno di splendide possibilità, su cui Nancy aveva tracciato con indice riverente il segno della croce.

XIII.

Quando l'inglese tornò per portarle il numero della «Fortnightly» contenente il suo articolo, «Una poetessa italiana», trovò che Nancy non aveva lavorato affatto. Era lì, sorridente e soave; e oziosa come prima; e la sala era piena di gente.

Egli venne presentato alla madre, che trovò mite e gentile; e alla vigorosa zia Carlotta, dalla squillante voce milanese.

--Temo, mamma mia,--disse Nancy, poggiando la chioma ondeggiante al braccio di Valeria e alzando al nuovo amico gli occhi d'aurora,--temo che il signor Kingsley pensi che sono una persona senza carattere.

--Alla tua età--intervenne la zia Carlotta--non si deve aver carattere. Basta avere una bella carnagione e un buon appetito.

E Valeria rise e disse:

--E' vero! Una ragazza italiana non deve avere una individualità propria fin che non si marita; allora il marito può formarle il carattere a seconda del suo gusto.

Il signor Kingsley sorrise. Poi chiese a Nancy:

--Perchè devo credere che ella è senza carattere?

Nancy sospirò.

--Perchè mi ha detto di lavorare, e io l'ho promesso. E non l'ho fatto.

--Come? Non ha fatto proprio niente da che venni l'ultima volta?

Nancy crollò il capo.

--E non ha pensieri, imagini, concetti che la incalzano, che le chiedono espressione e vita?

--Oh! sì!--disse Nancy, col piccolo gesto rapido della mano sulla fronte, che da bimba le era così familiare.--Pensieri e imagini sbocciano e ondeggiano nella mia mente come fiori in un giardino; ma tutte queste visite...--e Nancy si guardò attorno nella sala piena del mormorìo e del riso di gente estranea,--ahimè! ora di sera il mio giardino è spoglio, perchè ho colto tutti i miei fiori e li ho regalati via!

L'inglese dimenticò di essere inglese, e disse quello che pensava.

--Vorrei portarvi via, e rinchiudervi per un anno in una stanza con dei libri, una tavola, un calamaio e niente altro,--disse.

--Oh, come lo vorrei anch'io!--esclamò Nancy.--Neanche un'anima mi dovrebbe parlare! E quando avessi fame mi fareste passare del «plum-cake» per la finestra.

L'inglese rise, del riso breve e subitaneo di chi ride poco.

--E io starei di fuori con un fucile--disse--a camminare su e giù.

Nancy lo guardò, e un pensiero timido e rapido--come un uccelletto che entri a volo in una finestra aperta--si affacciò un istante alla sua mente. Forse sarebbe dolce di avere, fra lei ed il mondo, questa severa ed energica sentinella; dolce, forse, di sentire la fermezza del suo tocco sulla sua spalla, obbligarla al lavoro, a quel lavoro che essa amava tanto e che pure era pronta a trascurare per rispondere all'appello di ogni voce passante. Quel grave viso affronterebbe la vita per lei, quelle forti spalle porterebbero i suoi fardelli, quegli occhi semplici e onesti le guarderebbero nell'anima e la serberebbero pura e serena... Poi il pensiero alato volò fuori dalla finestra della sua mente. La porta si aprì e il Destino entrò nella sua vita.

Era Aldo Della Rocca, più che mai visualmente dilettevole. Con lui venivano Nino e sua sorella Clarissa.

Nino pareva triste e depresso. La Villari lo tempestava di lettere, la sua coscienza lo tenagliava di rimorsi. E Aldo Della Rocca, colla sua presuntuosa bellezza, gli urtava i nervi.

--Come? Nino! di nuovo qui?--disse Nancy ridendo.--Mi hai detto iersera che d'ora innanzi non saresti più venuto che due volte alla settimana.

--Precisamente,--rispose Nino.--Ieri era l'ultima visita della settimana scorsa e questa è la prima visita di questa settimana. D'altronde Della Rocca m'ha detto che veniva qui, per cui ho sentito che potevo venir anch'io. Naturalmente, ho fatto il possibile per liberarmi poi da lui e venir solo, ma egli è appiccicaticcio e persistente come una zanzara, e per ciò non sono venuto solo.

--Che spiegazione complicata!--disse Nancy, volgendosi con un sorriso a salutare Della Rocca.

Anche questi sorrise. E il suo sorriso era improvviso e risplendente, come se d'un tratto mille lumi si fossero accesi in fondo ai suoi occhi. Si chinò sulla mano che Nancy gli porgeva.

--Schiavo suo, signora,--disse col fare aggraziato e cerimonioso dei meridionali.

La voce stridente di Clarissa s'interpose:

--Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno e notte. Li ha anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero essere di Tosti o di Richard Strauss o di Hugo Wolff! Faglieli cantare.

Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i poeti, molti dei quali conosceva, e facendosi presentare l'inglese, Mr Kingsley. Subito Clarissa gli fece molte domande su Londra e poi, senza curarsi di sentire le sue risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a una conferenza francese su «Napoléon et les femmes». Adele e la zia Carlotta la accompagnarono.

I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono anch'essi. Allora Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando pianamente, passò da armonia in armonia, alle romanze da lui composte per Nancy.

Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli cadevano cupi sulla metà del viso, facendolo somigliare a un fratello minore del «Cristo» di Velasquez. Egli aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania. Nancy sentì salirle agli occhi delle lagrime felici, e il nitido profilo curvilineo di Della Rocca oscillò davanti a lei. Il signor Kingsley, nel suo angolo presso alla finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra con un lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava sigaretta su sigaretta e sbadigliava.

Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava le parole create da lei e che ora, nella loro veste d'armonia, le parevano più soavi, come una schiera di bimbi che appaiono più belli se adorni di rilucenti vesti e coronati di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata immaturità. Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate di melodie argentee, pieganti sotto il chiarore di accordi di settime diminuite, velate d'armonia, e portate trionfalmente su palanchini di suoni ritmici--soavi e altere come le giovani sorelle d'una regina.

Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava la testa nero-splendente di Della Rocca che dondolava e oscillava seguendo la frase del canto; egli si sentiva contrarre in gola la propria buona voce di baritono inglese, e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare italiano, si domandava come mai «questi idioti latini» sapessero cantare così.

Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò Nino, che nella seggiola a dondolo sbadigliava fissando il soffitto.

E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò con atto impulsivo, e Nancy, con gli occhi ancora perduti dietro la musica, gli stese la mano per dirgli addio. Lo sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul delicato volto.

--Non colga tutti i suoi fiori,--disse.

Nancy sorrise.

--No, no,--disse.--No! Lo prometto.

--Pensi che il suo capolavoro non è ancora scritto. Questi piccoli versi sono il passato. Ora, su alla nuova opera! Chiuda la porta a tutti e cominci un nuovo lavoro domani.

Nancy disse:

--Sì, sì, lo farò.--Ma mentre diceva così, volgeva già verso Della Rocca i chiari occhi distratti.--Ah, che cosa cantate? «Der Musikant»?

E Della Rocca, che cantava una romanza tedesca pronunciandola come se fosse genovese, fece cenno di sì.

--La poesia non è di Eichendorff?

--«Aus dem Leben eines Taugenichts»,--disse Della Rocca.

--Ah! sapete il tedesco? io adoro la gente che parla tedesco,--esclamò Nancy, su cui la malìa dei poeti tedeschi posava ancora.

--L'ho imparato a Göttingen,--disse Della Rocca, col suo sorriso luminoso.

--«Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man sie mit dem Rücken ansieht»!--fece ridendo Nancy.

Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito. Poi si volse di nuovo al pianoforte.

Nancy si sentiva felice e incline alla bontà.

--Non se ne vada,--disse a Kingsley,--segga e mi parli.

Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare piano, e già alle prime note della morbida voce tenorile, l'inglese vedeva riapparire negli occhi di Nancy quella luce distratta, mentre un brivido le impallidiva lievemente le guancie.

--Tornerò un giorno o l'altro, se permette,--le disse.--Ma spero quasi di trovare la sua porta chiusa.

Anche una volta il rapido pensiero alato traversò con timido volo la fantasia di Nancy, mentre la forte mano del giovane inglese si chiudeva, calda e ferma, intorno alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul Kingsley, e il pensiero prese il volo e non tornò più.

--Chi è quell'imbecille d'inglese?--disse Nino, che era di malumore e si compiaceva di farlo sentire.

Nancy divenne rossa.

--Ti prego di non parlare così degli inglesi. Mio padre era inglese. E del resto, non era affatto un imbecille.

--Non ho mai detto che lo fosse,--replicò Nino.

--Oh,--esclamò Nancy,--sì che l'hai detto!

--Non ho detto nulla di simile. Tuo padre era un'ottima e cara persona.

--Ma sai bene che non parlavo di mio padre,--disse Nancy.

--Neppur io ne parlavo,--disse Nino.

Nancy si volse ad Aldo Della Rocca, che, preludiando piano, ascoltava con tutti i sorrisi accesi.

--Nino cavilla e confonde tanto,--disse Nancy,--che non si sa più quel che si dice.

Della Rocca annuì. E soggiunse:

--Questo mi diceva appunto di lui la sua celebre amica, Nunziata Villari, quando la vidi a Napoli l'altro giorno. A proposito, Nino,--e Aldo fece scorrere sul pianoforte l'agile destra in una rapida scala di quarte, lasciandole ricadere in limpidi arpeggi minori, come cascatelle d'acqua,--sai che la Villari ha tentato di suicidarsi il mese scorso? Mi pare appunto che tu eri partito da poco... Dicono che s'è chiusa in camera con un braciere di carbone, proprio come una sartina innamorata! L'hai saputo?

--No,--disse Nino,--non l'ho saputo.

E inchiodò gli occhi in faccia a Della Rocca, lungamente, fissamente, finchè questi si alzò, turbato, e disse che doveva partire.

Quando fu uscito, Nancy disse a Nino:

--Chi è la Villari? E perchè ha voluto suicidarsi? Villari... Villari! Mi pareva il nome d'una attrice morta cento anni fa.

Nino le prese la mano.

--Tu non sai niente, Nancy,--disse.--Non sai neppure di essere una piccola belva, una tigre ircana!...

Nancy rise.

--Sì, va bene. Ma chi è la Villari?

--Qualcuno che tu hai divorato,--disse Nino.

E, pensando al braciere di carbone, partì per Napoli col primo treno. Perchè Nino, pur avendo il naso di pasta frolla, aveva il cuore d'oro.

XIV.

Durante il lungo, tedioso viaggio in una carrozza vuota del treno accelerato, Nino affrontò le sue battaglie. Mise al posto vuoto rimpetto a sè la sua coscienza, e la guardò bene in faccia. Vicino a lui sedevano i desideri del suo cuore, che prendevano le sue parti. La sua coscienza aveva una faccia sporca che l'irritava. I suoi desideri erano chiari e candidi come una fila di gigli, e avevano delle voci alte che parlavano forte. La sua coscienza invece non diceva nulla, sedeva di fronte a lui, mostrando la faccia sporca, e taceva.

Già fin da Bologna i gigli l'avevano vinto e convinto... Alla fin fine, egli era giovane--insomma, relativamente giovane: a trentun anni un uomo si può dire giovane--e aveva ancora la sua vita dinanzi a sè; mentre Nunziata... via, Nunziata aveva vissuto la propria vita; ed egli le aveva dato anche otto anni della vita sua--gli otto anni migliori, perchè, dopo tutto a trentun anni un uomo non si può più dir giovane--insomma, non più tanto giovane...

La sua coscienza lo guardava fisso, e Nino cambiò ragionamento.

Nunziata in realtà non lo amava più; l'aveva pur detto mille volte durante gli ultimi due anni; la loro relazione non era più che un peso, una catena insostenibile per entrambi. Ella stessa lo aveva implorato di lasciarla.

Dopo una di quelle interminabili scene, che oramai accadevano tra loro tutti i giorni e che erano diventate più aspre e più dolorose da che Nunziata aveva, per contentarlo, definitivamente abbandonato il teatro, ella gli aveva detto: «Va, va! te ne scongiuro, te ne supplico! Non posso più vivere così. Ti scongiuro di andartene e di lasciarmi». Dunque, in fondo, se egli l'aveva lasciata era stato per compiacerla.

La coscienza di Nino lo guardava con una faccia divenuta più nera e più irritante; ma le voci bianche ed acute dei suoi desideri gli squillavano nel cuore: «Non bisognava dimenticare ch'egli aveva dei doveri verso sè stesso e verso altri. Dei doveri verso suo padre che desiderava di vederlo normalmente e regolarmente stabilito vicino a lui; aveva dei doveri verso Valeria»... Anche quì Nino sviò rapidamente il corso dei suoi ragionamenti. «Aveva dei doveri verso Nancy, verso la piccola innocente meravigliosa Nancy, che bisognava salvare dalle insidie dei mascalzoni corteggiatori, dei letterati e poetucoli affamati, che per farsi un'aureola della sua gloria, per arrampicarsi a una facile celebrità l'avrebbero sposata e sfruttata e resa infelice. Ed era suo dovere salvarla dagli agguati del bel giovane di professione, di quell'Aldo... Oh, sì, era il suo sacrosanto dovere»... Il treno rallentò, fremette, si fermò; e Nino fu contento di saltar giù e d'ingoiare una rapida cena nel buffet, perchè davvero quella brutta faccia muta di fronte a lui gli era diventata insopportabile.

Così, tutta notte in treno. Nino combattè le sue lotte e ragionò coll'anima sua. E la brutta faccia della sua coscienza non disse parola, ma sempre lo guardò.

... All'alba, i gigli erano spezzati, e giacevano muti e morti in diafano candore sotto ai suoi piedi. Ma la faccia della sua coscienza era pulita.

Come Dio volle, il treno arrivò a Roma--dove c'era da aspettare tre ore il diretto per Napoli--e Nino corse al telegrafo della stazione e mandò un dispaccio a Nunziata:

«Arrivo stasera alle nove. Perdona. Scorda. Sono tuo per sempre.--NINO».