I Bianchi e i Neri: Dramma

Part 4

Chapter 42,029 wordsPublic domain

_Geri_ Ben ne venga Uberto, e ben con esso la masnada. — Nulla t'incolse al venir tuo molesto? _Uberto_ Nulla: — al comando di Gualfredo io mossi Ratto, e se mal non veggo, il suo disire Parmi ho precorso. _Geri_ E di ciò grande t'abbi Mercè. — Ti appella in questi luoghi un alto Consiglio; — e poichè il padre di altre cure Gravato or si sta lunge, — io pianamente Vo' chiarirti di tutto. — A tale impresa Vuolsi or por mano, in che il periglio scema A misura del core. _Uberto_ Ed io parato Pel piacer vostro sono a tutto. _Geri_ I Guelfi Non ti dirò perchè altra volta, e Roma, Chiamato a tutelar venisti, e come, Anzi che pro, te ne arrivasse danno: Perocchè ingrata questa terra tenne Vostra vita un tributo e il sangue un dritto. Giova gridare Impero, e i Guelfi adesso Cacciare in bando. _Uberto_ Ma che Pisa è un nome Pensaste mai, — Guelfa Fiorenza, — e starsi Sul roman seggio Bonifazio ottavo? _Geri_ Me' si sanno in Pistoia che in suo contado Queste novelle, Uberto. — I miei consorti Fatto han com'io di lor gente adunata, E di amistadi; e se un menar da franchi, Un assalire alla impensata i nostri Nimici a cacciar valgono, ella è vinta Tutta la impresa. _Uberto_ Io non comprendo. _Geri_ Lieve Fieti però quando saprai, Fiorenza Ordir la trama istessa, non diversa Argomentare Lucca, e a questa volta Venir con mille cavalier tedeschi Dell'imperio il Vicario: — il modo poi Di correr la città non anco è fisso; Quando fie tempo lo saprai. — L'impresa Questa è, — perigli questi: — or vo' che il premio Sappi — di patria non dirò, — di amici Meno, — e non pur della romana soma... Motti vani, novelle da contarsi Dal querceto alla rupe. — Un più securo Consiglio or teco valgami, che al core Ti giunga dritto. _Uberto_ Ed è? _Geri_ Lo tuo pro istesso: Però che farai tue le ricche spoglie Degli usciti, e i tenèri; e dove prima Errante masnadiere alla campagna, Or tolto al soldo del Comune avrai Stanza e vita secure. _Uberto_ Oltre il diletto Di farvi cosa che vi aggradi, voce Per me non suona sì soave, quanto Cangiar fortuna, come quei che traggo Dura vita, non certa del dimane, Ed appena dell'oggi. _Geri_ Or ben precorri Il premio tuo con la speranza. — In modo Vo' far che ti dirai contento. _Uberto_ Geri!... Poichè in periglio vita io pongo certa, Parmi, securo in ugual modo il premio Dovrebbe essere, e certo. _Geri_ Uberto!... il senno Vienti meno? — Ti chiamo nella terra, I miei ti affido, e me. — Signor di tutto, Securtà chiedi? _Uberto_ Che non sia dell'altre La mia testa più alta, — amo; — starmi Sublime senza scala, — temo; — e soglio Senza guatarla attraverso lo raggio Vuotar la tazza. M'intendete? _Geri_ Intendo. Se savio sei, ti guarda. _Uberto_ Dal nemico Mi guardo, — perocchè quando ei più presso A me verrà, che non la spada ho lunga, Freddo sarò; ma dalla man che blanda Par che si accosti a carezzarti il mento, E ti rompe la gola, chi ti guarda? _Geri_ Tanta astrattezza ricercar che giova? Noi non concerne: — il mio fedel tu sei, — Dovizioso per me; — dove fatto Tale, non fora ch'io ti muti certo Con nuovo impronto, che di te men valga. _Uberto_ Sia. Ogni uom suo sentier corre; io corro il mio, Pensando che sul letto della morte Alto conforto pel tradito è questo, Ch'ei può legar la sua vendetta. — Geri, Son vostro. _Geri_ Va, — nelle terrene stanze Tacito statti del castello; — all'uopo Quanto fia troverai. — Lo duca vostro Seguite voi silenziosi, come Sorprendete il viandante alla foresta. — Tu gli conforta a bene oprar la spada. _Uberto_ L'hanno tutti a due tagli.

SCENA III.

GERI, MANENTE.

_Geri_ Ei vuol morire. Poca per celar sapienza, e ingegno Per conoscere ha troppo. Or tu ben nota, Manente; al terzo grido per lo Imperio Pon fine alla bisogna; — e tal ti adopra, Che al colpo primo la si spacci: — in modo Farò che Bianca non si opponga. _Manente_ Questo, Vel dissi io già, non lo raddoppia mai. _Geri_ Una volta mancasti. — Altrove io corro A vegliare. Ricorda... al terzo ei... _Manente_ Cada.

SCENA IV.

MANENTE.

Facciamo i conti. — Mi torna ch'ei cada? — Debbo esser tristo traditore, o tristo Fedele? — Tristo sempre! — Parmi il meglio Torre il bel vanto di restar fedele... Ecco come s'accoppia al maleficio Virtude, e come ogni uom può dirsi onesto.

SCENA V.

BIANCA.

Di arme un suono qui intesi. — Ah! m'ingannai. — Se come scellerata io son punita A inaridirmi nel sospetto, questa Innocenza che giovami? — Versato Fu il sangue qui del mio fratello... O terra, Dal dì che l'empio diffuse la prima Morte sul volto all'uomo, tu bevesti Più sangue che rugiada; eppur vestita Di luce, — eterna in tua beltà sorridi, E pietosa raccogli entro al tuo grembo E i giusti e i tristi — tutti! — È la tua faccia Cener di morte: — calpestiam la polve Dei padri noi, — calpesteranno i figli La nostra... O terra, una gran tomba sei! Non pertanto sorridi... Oh! quanto meglio Era non esser nati. — Ecco il vestigio... Dio già lo vide... Oh! a te non sorga il grido Di vendetta da questo... e s'ei surgesse... Non ascoltarlo, — no, — rimanga inulto; — Fu sparso senza offesa: — ma nol vegga La gente... deh! nol vegga... Oh! se uomo mai, Questo luogo accennando, e altrove il volto Per orrore volgendo: — Un Cancelliero, — Dicesse, — là trafisse un Cancelliero, — Oh I quanta infamia: — celisi, — nol vegga La gente, — deh! nol vegga.[15]

SCENA VI.

LEMMO, E DETTA.

_Lemmo_ Perchè quello Che in pensando il tuo cor freme, — in altrui Vuoi sospettar? — Questo non è nè giusto Nè onesto; e il nome nostro delle genti All'orecchio fin qui non suonò infamia. L'anima sconfortata nel dolore Non ode l'argomento della mente, Nè palpito paterno ragion vince! — O auguste mura dei miei padri, — un giorno Men superbe sorgevate, ma certo Di tutela ospital, di cortesia Vi riparava il perseguito, — certo Delle oneste accoglienze il cavaliero; — Come della innocenza e del valore Al sacro asilo tutti. — Men superbe Sorgevate: — ma or son del signor vostro Le notti tutte quiete? — Il pianeta Vi schiara sì; — ma non v'allegra; — cade Suo raggio sopra voi, come su l'arca Del potente defunto. — O patria mia! Da quei muri esce un grido di minaccia; Però che guai alla terra ove castello Tal'erge il cittadin che può oppressarla: Guai! In breve, o il suo signor fia per te spento, Od ei ti fie tiranno. Insomma questo Dee pur finire in pianto... — Or parmi, e certo Scorgo una giovanetta in alcun'opra Intesa tutta: — oh! se della famiglia Di colui fosse cui nomar non oso. Fratello, — a lei chieder potria di Dore... — Gentil donzella, se benigno il cielo... _Bianca_ Gran Dio! qual voce è questa! Lemmo!... _Lemmo_ Tanto Nei miei consorti può l'odio, che desti La mia voce terrore? _Bianca_ Amor la voce Vostra, ed amor dolcissimo risuona Su l'anima di Bianca. _Lemmo_ Tralignato Non è il buon seme di colei che madre A te, ed a me dolce cognata, or siede Su in ciel santa. Or deh! dimmi: — il figliuol mio? _Bianca_ Degli avi suoi nella casa securo Vive. — _Lemmo_ Se come bella sei cortese, Non l'odii tu? _Bianca_ Odiare io Dore! _Lemmo_ Arrossi? — Tanto ti grava un pensiere di pace, Che a diffonderti valga su pel volto Il colore dell'onta? _Bianca_ Ahi! duro detto. _Lemmo_ Gemi? Ah! tu ben per tempo sei nudrita Nella scuola dell'ira. — Ah! ben per tempo Sai esultar nella gioia di futura Vendetta, e dolce un retaggio esser l'odio, Che dee di figlio in figlio tramandarsi. Pur chi il diria? così cortese sembri... M'ingannai... _Bianca_ V'ingannaste... il figliuol vostro... Io amo... _Lemmo_ L'ami? ma tuo padre... l'odia... _Bianca_ Io gliel svelava... _Lemmo_ Ne fremeva il figlio Di mio padre? _Bianca_ Il fratel vostro?[16] — Vermiglia Fu questa terra del sangue di Geri; — Or non è traccia: — tal dalla sdegnosa Anima sparve l'ira... perchè Dore È un innocente. _Lemmo_ Gioventù feroce! — E a te grazie, o leggiadra giovanetta. Che sì pietosa al genitor favelli Del figliuol suo. — Di', non aborre dunque Gualfredo Dore? _Bianca_ Ei ci nomava figli. — _Lemmo_ Figli! _Bianca_ E già mosse per alcun consorto, Onde lieto messaggio a te portasse Parola di amistà. _Lemmo_ Cara! non sai Quanta gioia nell'anima mi versi! E io dirtela non so; perchè — profonda, — Inesprimibile è. — Signor, mercede! Hai veduto lo spirto contristato Nell'angoscia di morte, e n'hai sentito Pietà; — non vuoi che nel sepolcro scenda Affranto nell'affanno il servo tuo. Or tu, diletta, al mio fratello vola; Digli che un cuore nel pensier dell'odio Inaridito spandersi sospira Per lo suo affetto intero: — un labro, amaro Finor per ira, ansa cambiare il bacio Di amistà sul suo labro; — e le mie braccia, Digli che mai fur giunte alla preghiera Dal dì che più gli si gittaro al collo Come pegno di amor. — Va... vola... parla Quello che vuoi, nè posso dirti io tutto. Chè al fervido sentir dell'alma è manca Favella umana; ma secreto un senso Prepotente e misteriosa fibra Dette il cielo ai gentili. Or dunque digli Quel che sentisti, non quel ch'io ti dissi. _Bianca_ Spirto non mosse mai sì lieto l'ale Verso del suo fattor, com'io del padre Ora al cospetto.... Quella via men lunga[17] Percorrerò. _Lemmo_ Verso la piazza io muovo Del castello; — colà se mia venuta Tuo padre assente... a dirmi vieni, o manda; Nè già ti prego io ratto; — chè qual spina Sia l'incertezza più che dirtela io, Potrai sentirla tu.

SCENA VII.

LEMMO.

Questa è ben gioia!... Ma è figlia del travaglio. — Nel dolore Si nasce,... nel dolor si muore,... e l'ora Tra il nascimento e la morte è un dolore... S'ei tace, — godi... — in altro modo lieto Esser non puoi quaggiù. — Oh! non è questa La patria nostra... non è questa... In cielo, Al cospetto di Dio è vera gioia.

ATTO QUARTO.

Però bestemmio in prima la natura E la fortuna con chi ne ha potere, Di farmi sì dolere; E tocchi a chi si vuol, ch'io non ho cura; Che tanto è il mio dolore, e la mia rabbia, Ch'io non posso aver peggio di ch'io m'abbia. FAZIO DEGLI UBERTI.

SCENA I.

Scena come nel secondo Atto. È giorno.

BIANCA.

Triste un silenzio di morte qui regna. Qual fora mai cominciamento all'odio Se tal cominci, o amore? — Il padre or come Trovare io posso? — inoltrarmi non oso.

SCENA II.

GERI, E DETTA.

_Geri_ Bianca, che cerchi? _Bianca_ Il padre. _Geri_ O Dore? _Bianca_ Il padre. Ma fie a me sempre, così piacque al cielo, Di Dore il volto un gaudio, perchè volto È d'uom giusto... _Geri_ Dal mio diverso tanto? _Bianca_ La lode al buono è vitupero al tristo... Tal ti se' fatto, che ti giunga amara Del cugin tuo la lode? _Geri_ Io! — no... ma il padre, Dimmi, a che cerchi? _Bianca_ Il fratel suo mi manda A chiedergli se fie sua vita salva Nella casa paterna... _Geri_ Oh! ben ne venga Lo dolce zio! — Riedi per esso; — digli Gualfredo testè giunto, alto aver mosso Lamento, onde nè in casa mai nè in via Gli occorresse; — ch'ei venga; — nè per ratto Muoversi farà mai che il gran desire Ne' suoi consorti di abbracciarlo agguagli. _Bianca_ Vado. _Geri_ Bianca, — la suora di tua madre, A Dio sacrata, di ferventi preci Empie e di pianto la romita cella; Or dirle cessi il lamentare, e Dio Avere inteso il suo sospiro; — insomma La nostra gioia dirle — non saria, Bianca, pietade? _Bianca_ Io ben pensava a questo, Fratello; — ma deh! pregoti, di pompa Abbian mie nozze nulla, di terreno Nulla... tutto di Dio... Dei convitati Parco il numero; — all'anima che intera Nell'amor si abbandona ei son di freno Insoffribile; — caste nell'ornato, Dovizia abbian di affetti. _Geri_ È tuo disire Legge. — Or va; — ma perchè ristai pensosa? _Bianca_ Fratel!... _Geri_ Sorella!... _Bianca_ Il priego di una afflitta Puote in te nulla? _Geri_ Onde mertar sì fatta Domanda che fec'io? _Bianca_ Parla sincero... L'anima tua veracemente l'ira Depose? _Geri_ Il lieve dolore del corpo Rimase spento dal gaudio dell'alma: — Ella è serena — come ciel d'Italia. _Bianca_ I canti delle vergini la lode Esaltino del pio, dell'uom potente, Che offeso perdonò; sol questo è calle Per cui la polve fino a Dio s'innalza. Il ciel cortese di pietosa donna Ti sia, e di figli onore ai tuoi verdi anni. Conforto ai tardi, — a tutti gaudio... Addio.

SCENA III.

GERI.

Dove mai questo cor toccar potesse Gemito di pietà... tu mi faresti Piangere...

SCENA IV.

GUALFREDI, E DETTO.

_Gualfredi_ Or dove mai Dore si asconde? _Geri_ Testè a diporto pel giardino errante Lo vidi. _Gualfredi_ Fate ch'ei qui venga. _Geri_ Padre... Il fratel vostro... _Gualfredi_ Lemmo! _Geri_ È in queste case. — _Gualfredi_ Che fa? perchè non viene? Andate, solo Convenire amo con esso.

SCENA V.

GUALFREDI, LEMMO.